Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004

Interpellanze

D'ANDREA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

il 25 luglio 2002, dopo la cessione dello stabilimento Ferrosud Spa con sede in Matera da parte dell'Ansaldobreda Spa al gruppo Mancini, fu siglato presso il Ministero delle attività produttive un accordo che prevedeva la continuità dello sviluppo occupazionale e produttivo, nonché ulteriori iniziative di rilancio, secondo quanto indicato nel piano industriale del 1999;

in data 31 luglio 2002 il suddetto accordo veniva sottoposto a referendum e approvato dai lavoratori della Ferrosud;

secondo la rappresentanza sindacale unitaria non si sarebbe adempiuto a quanto previsto dal detto accordo e l'azienda evidenzierebbe elementi di difficoltà tali da determinare il ricorso alla cassa integrazione guadagni in presenza, peraltro, di utilizzazione di altro personale in outsourcing;

le organizzazioni sindacali lamentano difficoltà di dialogo con gli attuali responsabili dell'azienda,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere l'iniziativa di convocare un tavolo di confronto con tutte le parti interessate all'accordo citato allo scopo di verificarne lo stato di attuazione, di approfondire le ragioni delle difficoltà, intanto insorte, e di predisporre le azioni più efficaci per assicurare il puntuale conseguimento degli obiettivi concordati.

(2-00546)

ANGIUS, BRUTTI Massimo, DI SIENA, MACONI, PAGANO, VILLONE, VIVIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Per sapere:

se sia fondata la notizia pubblicata dal quotidiano "Il Messaggero" del 15 aprile 2004 in base alla quale due dipendenti dei servizi di sicurezza sarebbero stati sequestrati da un gruppo sciita nei pressi di Abu Ghraib, a pochi chilometri da Baghdad, nella giornata di venerdì 9 aprile 2004 e rilasciati nella giornata di sabato 10 aprile per effetto di una mediazione gestita direttamente dagli stessi servizi di sicurezza;

se la notizia corrisponda al vero e se il Governo fosse stato informato;

qualora il Governo fosse stato informato, per quale ragione la circostanza non sia stata comunicata al Parlamento;

se un'analoga mediazione sia stata condotta per il caso degli altri quattro italiani sequestrati nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 aprile;

quali indirizzi generali abbia impartito il Governo per giungere alla liberazione degli ostaggi italiani ancora nelle mani dei sequestratori;

quali decisioni intenda assumere il Governo al fine di garantire la sicurezza dei civili italiani presenti in Iraq stanti le condizioni di particolare pericolosità in quella zona di guerra.

(2-00547 p. a.)

MARTONE, DE PETRIS, BOCO, RIPAMONTI, ZANCAN, CORTIANA, TURRONI, CARELLA, DONATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

la sera del 14 aprile 2004 durante la trasmissione "Porta a porta", su Rai Uno, veniva data in diretta la notizia dell'avvenuta esecuzione di uno dei quattro ostaggi italiani rapiti in Iraq, Fabrizio Quattrocchi;

nello studio televisivo erano presenti il ministro degli affari esteri Frattini e alcuni familiari degli altri tre ostaggi ancora in mano ai rapitori: il fratello di Umberto Cupertino, la sorella di Maurizio Agliana e il padre di Salvatore Stefio, collegato da Palermo;

secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa, intorno a mezzanotte il conduttore Bruno Vespa, rivolgendosi al ministro Frattini, chiedeva: "E' probabile che una persona sia stata uccisa, ma fino a questo momento non abbiamo alcuna conferma che si tratti di un italiano. E' così, signor Ministro?" "E' così", rispondeva il Ministro degli affari esteri;

il primo a fare il nome di Fabrizio Quattrocchi è stato Renato Farina, vicedirettore del quotidiano "Libero", che affermava di aver parlato con il caposervizio dell'emittente araba Al Jazeera in Europa, il quale gli avrebbe riferito che l'italiano ucciso era Fabrizio Quattrocchi. Interpellato nel merito, il ministro Frattini confermava quanto affermato da Farina, precisando che: "C'è stata conferma tramite il nostro ambasciatore in Qatar", Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, "che ha visto il filmato. Ha riconosciuto Quattrocchi dopo che il cappuccio è stato tolto". Frattini ha poi assentito quando gli è stato chiesto se la famiglia fosse già stata avvertita;

il ministro Frattini ha successivamente affermato di aver appreso la notizia dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi mentre era in trasmissione nello studio di "Porta a Porta". ''L'ho saputo quando l'ambasciatore italiano ha detto che avevano riconosciuto la persona e hanno avvisato la famiglia'', ha detto il Ministro parlando con l'Ansa al termine della trasmissione. ''Era necessario del tempo per avvertire la famiglia e non farglielo sapere dalla televisione'', ha detto ancora il Ministro;

considerato che:

sul quotidiano "La Repubblica" del 16 aprile 2004 un articolo a firma di Giuseppe D'Avanzo ricostruisce la successione temporale degli eventi relativi all'uccisione dell'ostaggio e la comunicazione in diretta televisiva dell'avvenuto assassinio;

in particolare, l'articolo afferma che alle ore 22,06 (ora italiana) la rete televisiva araba "Al Jazeera" annuncia l'assassinio di uno dei quattro ostaggi italiani in mano ai terroristi di Bagdad. Secondo lo stesso quotidiano un redattore della stessa rete, Imad El Atrache, avrebbe avvertito telefonicamente l'ambasciatore in Qatar, Giuseppe Buccino Grimaldi, dicendo: "E' stato giustiziato uno degli ostaggi italiani. E' Fabrizio Quattrocchi, abbiamo il video dell'assassinio. Abbiamo deciso di non mandarlo in onda e di non fare, per il momento, il nome della vittima. Avrete così il tempo di informare la famiglia e tranquillizzare le famiglie degli altri tre prigionieri";

sembra che intorno alle ore 22,06 il redattore arabo sopra citato abbia chiamato il vicedirettore del quotidiano "Libero", Renato Farina, un paio di volte per avvisarlo dell'uccisione dell'ostaggio italiano;

intorno alle ore 22,15, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell'articolo, il ministro Frattini, che si trovava già negli studi della trasmissione "Porta a Porta", avrebbe appreso la notizia della morte di Fabrizio Quattrocchi;

alle ore 23,15 Rai Uno ha interrotto le trasmissioni per passare la linea a "Porta a Porta";

sempre secondo la ricostruzione di "La Repubblica", a mezzanotte e dieci il giornalista Farina, che seguiva la trasmissione televisiva in diretta, si sarebbe messo in contatto con la redazione di "Porta a Porta" per comunicare la notizia dell'uccisione di Quattrocchi, arrivatagli da Imad;

lo stesso, da quanto si apprende da "La Repubblica", avrebbe confermato: "Dopo alcuni minuti Roberto Arditti, il numero due di Vespa, mi ha chiamato per dirmi che il ministro Frattini confermava la notizia della morte di Quattrocchi e che però il Ministro era d’accordo che fossi io a dare la notizia. Io l'ho fatto, ma pensavo che la famiglia fosse stata già avvisata, altrimenti non avrei detto nulla";

la famiglia, da quanto si apprende da diverse ricostruzioni riportate da vari organi di stampa e presenti sul sito Internet del settimanale "Vita" (http://www.vita.it), non era stata avvisata;

la notizia della morte di Fabrizio Quattrocchi arriva al fratello Davide alle ore 00,30, due ore e 24 minuti dopo che l'informazione è stata ricevuta dall'ambasciatore italiano a Doha, due ore e venti minuti dopo che la notizia è giunta al ministro Frattini;

il fratello di uno dei sequestrati in Iraq chiede in diretta al Ministro: ''Ma adesso chi ci darà notizie sui nostri cari?" "Chiamate il numero verde della Farnesina", ha risposto il ministro degli affari esteri della Repubblica italiana Franco Frattini'',

si chiede di sapere:

per quale motivo il Ministro degli affari esteri, invece di stare alla Farnesina a coordinare l'unità di crisi, dopo che l'annuncio di Al Jazeera dell'uccisione di uno degli ostaggi era già stata data, abbia scelto di andare a "Porta a Porta";

se non si ritenga grave che i famigliari di Quattrocchi abbiano appreso della morte dell'ostaggio solo due ore e mezzo dopo il Ministro;

perché tale notizia sia stata appresa dagli interessati in diretta televisiva e non dalle autorità competenti del caso;

come mai l'annuncio del riconoscimento sia stato fatto in trasmissione dal vicedirettore di "Libero" e non dal Ministro degli affari esteri, che si limitava a confermare l'avvenuta uccisione;

per quale motivo a "Porta a Porta" fossero assenti soltanto i parenti di Fabrizio Quattrocchi;

come mai, pochi minuti dopo l'annuncio, fossero già pronti i servizi da Genova sulle reazioni dei famigliari:

se non si ritenga grave che un Ministro comunichi ai familiari degli altri tre ostaggi, ancora in mano ai sequestratori e presenti in trasmissione, che per avere altre informazioni avrebbero dovuto chiamare un numero verde;

come mai il Presidente del Consiglio, sicuramente a conoscenza dell'avvenuto omicidio, durante quelle drammatiche ore ritenesse più opportuno rimanere in Sardegna invece di recarsi a Roma per seguire personalmente gli sviluppi della drammatica vicenda.

(2-00548)