Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
—————— XIV LEGISLATURA ——————
584a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 20 APRILE 2004
(Antimeridiana)
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Presidenza del presidente PERA,
indi del vice presidente SALVI
e del vice presidente FISICHELLA
RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente PERA
La seduta inizia alle ore 10,02.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 7 aprile.
Comunicazioni all'Assemblea
PRESIDENTE. Dà comunicazione dei senatori che risultano in congedo o assenti per incarico avuto dal Senato. (v. Resoconto stenografico).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunica che il Presidente del Consiglio ha presentato il disegno di legge n. 2896, di conversione del decreto-legge n. 97 recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di università.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 10,06 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sugli ostaggi italiani in Iraq
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Fabrizio Quattrocchi è morto da italiano e da eroe perché ha voluto morire da uomo che ama la libertà e la pace e quindi testimoniando i valori fondanti della cultura occidentale. Esprime a nome dell'intero Senato un pensiero riconoscente alla sua famiglia e la solidarietà alle famiglie degli italiani ancora ostaggi in Iraq, auspicando un rapido successo delle iniziative avviate dal Governo. In considerazione della delicatezza del problema, ritiene preferibile la discrezione, rinviando in ogni caso alla Conferenza dei Capigruppo e all'Aula le decisioni circa la modalità di eventuali dibattiti politici. (Su invito del Presidente l'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1184) MEDURI ed altri. – Delega al Governo per la disciplina dell’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore ha svolto la relazione orale ed è stata dichiarata aperta la discussione generale. Stante l'assenza del relatore, senatore Borea, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 10,12, è ripresa alle ore 10,31.
Presidenza del vice presidente SALVI
Inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE. Perdurando l'assenza del relatore al disegno di legge n. 1184, dispone l'inversione dell'ordine del giorno anticipando la discussione dei disegni di legge nn. 2005 e 520.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(2005) Deputati DE SIMONE ed altri. – Norme in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario e di laurea per l’anno accademico 2000-2001 (Approvato dalla Camera dei deputati)
(520) CICCANTI ed altri. – Norme in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario di laurea per l’anno accademico 2000-2001PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore si è rimesso alla relazione scritta ed è stata dichiarata aperta la discussione generale.
MALABARBA (Misto-RC). La perdurante situazione di scarsa trasparenza nello svolgimento delle prove di ammissione ai corsi di laurea alle facoltà di medicina e chirurgia, medicina veterinaria e architettura ha dato luogo ad una complessa situazione di ricorsi presso la giustizia amministrativa con conseguenti diverse valutazioni e comportamenti da parte delle Università. Poiché molti studenti ricorrenti hanno iniziato l'iter universitario, si tratta di consentire loro il proseguimento negli studi mediante un'iniziativa legislativa che ripari all'ingiustizia subita. Il disegno di legge proposto dalla Commissione ripristina per gran parte il testo originario del disegno di legge n. 2005, d'iniziativa di parlamentari di Rifondazione comunista, salvo che per la norma restrittiva che collega la possibilità di regolarizzare l'iscrizione all'aver sostenuto un determinato numero di esami, che appare discriminatoria considerato il difforme atteggiamento degli Atenei rispetto a tali studenti.
MODICA (DS-U). Il criterio individuato nel disegno di legge per sanare la situazione degli studenti universitari iscritti con riserva nell'anno accademico 2000-2001 ai corsi di laurea ad accesso programmato non appare soddisfacente soprattutto in quanto non tiene in alcun conto del diverso trattamento cui tali studenti sono stati sottoposti dagli atenei, considerato che in alcuni casi è stata consentita oltre all'iscrizione anche il sostenimento di esami. Anziché quindi fondare la normativa su un criterio di astratta uniformità sarebbe stato preferibile, come proposto dai Democratici di sinistra, affrontare il problema alla radice affidando alle singole università, nell'esercizio della loro autonomia, l'assunzione di provvedimenti al riguardo, che avrebbe assicurato più soddisfacenti soluzioni per gli studenti scongiurando inevitabili nuove ingiustizie. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Moncada).
BOLDI (LP). Poiché a fronte dell'elevato numero di ricorsi e di successive sanatorie la legge n. 264 del 1999 è intervenuta definendo i criteri per l'accesso programmato ad alcuni corsi universitari, appare intollerabile che il legislatore proceda ora una nuova sanatoria. Se da una parte occorre una riflessione sull'atteggiamento irresponsabile di molti atenei che ha consentito agli studenti iscritti con riserva di continuare a frequentare, auspica una valutazione della complessiva portata del provvedimento, ritenendo in ogni caso preferibile ripristinare il testo originario approvato dalla Camera dei deputati, che consente l'iscrizione al secondo anno di altro corso di laurea. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Falcier).
TESSITORE (DS-U). Pur non condividendo le limitazioni al libero accesso degli studenti ai corsi universitari ed avendo a tale proposito presentato un disegno di legge per l'abolizione del numero programmato, esprime tuttavia forte perplessità per la sanatoria proposta dal disegno di legge, che appare ancora una volta in contraddizione con le norme tese a regolarizzare le iscrizioni ai corsi di diploma universitario e di laurea. Si tratta infatti di un intervento a favore di persone che, dopo aver consapevolmente accettato di sottoporsi alle prove di ammissione, verificatone l'esito negativo hanno presentato ricorso. Peraltro, poiché dopo l'approvazione della legge n. 264 del 1999, che disciplinava organicamente l'accesso a numero programmato, tale situazione si è venuta a creare per il diverso atteggiamento assunto da alcune università nei confronti dei ricorsisti, appare più opportuno, come proposto dai Democratici di sinistra, affidare la soluzione dei singoli casi all’autonomia degli atenei, anziché intaccare pericolosamente, ancora una volta con provvedimenti occasionali e dettati da situazioni di natura patologica, principi di ordine generale che regolano la vita universitaria. (Applausi dal Gruppo DS-U e dei senatori Mancino e Zancan. Congratulazioni).
MONTICONE (Mar-DL-U). Preso atto che qualunque soluzione della controversa vicenda determinerà delle ingiustizie e che comunque la linea interpretativa adottata dal Consiglio di Stato dovrebbe per il futuro impedire l'accoglimento di un numero di ricorsi superiore a quello fisiologico, la soluzione adottata dalla Commissione appare opportuna. La vicenda tuttavia rimanda a problemi più generali, a partire dall'inadeguatezza ormai evidente del numero chiuso per l'accesso ai corsi di laurea in talune discipline, ma anche degli attuali sistemi di selezione, privi di specifica validità e tali da determinare problemi di natura formale e sostanziale, attinenti in primo luogo l’effettiva idoneità a valorizzare le attitudini degli studenti ed a garantire la realizzazione del diritto allo studio. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
FASOLINO (FI). Il testo proposto dalla Commissione consente soltanto ai ricorsisti meritevoli di accedere ai corsi di laurea specificamente richiesti, trovando così la soluzione più opportuna ad un problema che il testo licenziato dalla Camera dei deputati non affrontava in termini risolutivi. Peraltro, le ripetute pronunce del Consiglio di Stato offrono sufficienti garanzie in ordine alle preoccupazioni sollevate nel corso del dibattito sul possibile ripetersi del fenomeno. Nell'esprimere quindi il voto favorevole del Gruppo Forza Italia, coglie l'occasione per concordare sulle osservazioni critiche riguardo al sistema delle limitazioni all'accesso ai corsi di laurea, che dovrebbe essere superato in quanto illiberale e comunque non produttivo dal punto di vista della qualificazione professionale. Poiché a tale obiettivo si dovrà giungere gradualmente, anche per dare il tempo alle università di organizzarsi, è intanto opportuno intervenire sui meccanismi di selezione, che appaiono inadeguati e soprattutto soggetti a continui dubbi di trasparenza e di correttezza: a tale proposito sollecita il Governo a dare disposizioni affinché venga data costante pubblicità dei contenuti delle prove di selezione. (Applausi del sottosegretario Valentino).
COMPAGNA (UDC). Per superare l'ampio contenzioso amministrativo scaturito dal decreto ministeriale n. 245 del 1997 di limitazione dell'accesso a taluni corsi universitari, su cui la Corte costituzionale ha emanato nel 1998 una sibillina sentenza richiamando la normativa europea ma al contempo auspicando l'approvazione di una legge nazionale di carattere generale, il testo licenziato dalla Camera dei deputati prospetta una soluzione non utile se non accompagnata dall’apprezzabile specificazione suggerita dal relatore. Il consenso all'iscrizione automatica al secondo anno di qualsiasi altro corso di laurea viene allora condizionato dal requisito minimo del superamento di un certo numero di esami, entro un limite temporale che dovrà essere determinato, per l’opportunità di correggere il richiamo alla sessione estiva, e quindi non sono condivisibili le critiche dell'opposizione. (Applausi dei senatori Borea, Bevilacqua e Fasolino).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
BEVILACQUA, relatore. Conferma i dubbi, già espressi in Commissione, sul testo proveniente dalla Camera dei deputati nonché sulla opportunità dei provvedimenti sospensivi emanati da diversi TAR nonostante la scarsa fondatezza dei ricorsi. Ritiene tuttavia doveroso tenere conto che il provvedimento riguarda l'iscrizione all'anno accademico 2000-2001 e quindi ne sollecita l'approvazione, seppure con le correzioni già suggerite. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Fasolino).
CALDORO, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Condivide le osservazioni del relatore, in particolare per quanto riguarda la necessità di un intervento relativo all'iscrizione all'anno accademico 2000-2001, evitando quindi un ulteriore passaggio alla Camera dei deputati in conseguenza dell’eventuale approvazione di emendamenti da parte del Senato. Si riserva quindi di intervenire sulle singole questioni nel corso dell'esame degli stessi emendamenti, ma conferma che anche in Senato il Governo si rimetterà alla volontà parlamentare.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1184
PRESIDENTE. Dà la parola al primo iscritto a parlare in discussione generale.
MARITATI (DS-U). Pur non esprimendo a nome del Gruppo una posizione preconcetta sul disegno di legge, ritiene prioritario che si risolva una questione in materia di retribuzione che è strettamente connessa alla sua copertura finanziaria. Infatti, solo 135 delle 570 unità di personale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria interessate dal provvedimento percepiscono un’indennità perequativa che quindi si dovrà prioritariamente riconoscere alle altre 435, correggendo conseguentemente il difetto di copertura finanziaria del provvedimento, previo parere della Commissione bilancio.
ZICCONE (FI). Esprime l'apprezzamento del suo Gruppo ad un provvedimento da lungo tempo atteso dal personale della carriera dirigenziale penitenziaria che, oltre ad operare una revisione delle qualifiche professionali e della pianta organica, stabilisce criteri oggettivi per l'avanzamento nella carriera, inquadra il rapporto di lavoro nell'ambito del diritto pubblico e chiarisce i profili della responsabilità civile.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
BOREA, relatore. Desidera innanzitutto scusarsi per avere involontariamente causato il ritardato inizio dei lavori parlamentari di questa mattina. Per quanto attiene ai rilievi del senatore Maritati sulla copertura finanziaria, preannuncia di avere raccolto nell’emendamento 4.1000 interamente sostitutivo dell'articolo 4, le indicazioni della Commissione bilancio. Propone infine di rinviare l’approfondimento su singole questioni all’esame dell’articolato, per non deludere le aspettative di una rapida approvazione dello stesso.
VALENTINO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Condivide l'auspicio di una rapida approvazione del provvedimento, nonché le argomentazioni rassicuranti del relatore in ordine alla sua copertura finanziaria, dal momento che il contratto collettivo nazionale già prevede l'inquadramento delle richiamate unità di personale nell'area di percezione dell’indennità perequativa e quindi dell’aumento retributivo, con il ricorso ai fondi speciali del Ministero della giustizia e la revisione della relativa spesa a partire già dal 2004.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge ad altra seduta.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1094-B) Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)
PRESIDENTE. Ricorda che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Ricorda altresì che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore si è rimesso alla relazione scritta ed è stata dichiarata aperta la discussione generale. Stante l'assenza dei senatori iscritti a parlare, dichiara chiusa la discussione generale.
FALCIER, relatore. Rinuncia alla replica.
BRANCHER, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprime una valutazione complessivamente positiva sul testo approvato dalla Camera dei deputati, soffermandosi sulle modificazioni in quella sede apportate al testo trasmesso dal Senato. Il Governo condivide la soppressione del comma 2 dell'articolo 1, che in coerenza con una recente sentenza della Corte costituzionale consente di applicare anche ai componenti di organi costituzionali o ad appartenenti ad amministrazioni pubbliche statali la legislazione regionale in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alla carica di consigliere regionale, assicurando così la piena costituzionalità del disegno di legge. Manifesta forti perplessità in ordine alla conformità costituzionale della norma che stabilisce la non immediata rieleggibilità del Presidente della Regione eletto a suffragio universale diretto allo scadere del secondo mandato, tema che sembra più attinente alla materia dell'incandidabilità. Le ulteriori modifiche apportate dalla Camera agli articoli 3 e 4 sono opportune precisazioni delle diverse fattispecie, per cui auspica la definitiva approvazione di un provvedimento che rappresenta un rilevante passo in avanti nella piena attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti l'ordinamento regionale.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1690) Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica
(1288) CRINO’ ed altri. – Disposizioni finalizzate alla eradicazione del gozzo endemico e degli altri disordini da carenza iodica
(Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana del 26 giugno 2003 è stata dichiarata aperta la discussione generale.
DANZI (UDC). Il gozzo endemico è una patologia determinata da un cattivo funzionamento della tiroide a causa dell'insufficiente apporto di iodio a seguito di errate abitudini alimentari. E' una patologia che in Italia colpisce oltre sei milioni di persone e per lo Stato comporta rilevanti oneri finanziari; il rimedio, estremamente semplice e poco costoso, consiste nell'arricchimento del sale da cucina con lo iodio. Il disegno di legge, analogamente a quanto previsto in altri Paesi, prevede una disciplina semiobbligatoria in base alla quale i responsabili dei punti vendita sono tenuti a vendere il sale arricchito, salvo un'esplicita richiesta in senso contrario da parte del consumatore. (Applausi del senatore Salzano).
SALINI (FI). L'Organizzazione mondiale della sanità già nel 1994 si era soffermata sulla diffusione della patologia del gozzo endemico, suggerendo strumenti per la sua eradicazione; la tiroide è una ghiandola estremamente importante per la crescita e la salute dell'organismo, ma un suo corretto funzionamento richiede l'assunzione di una sufficiente quantità di iodio attraverso gli alimenti. Tutte le zone del Paese, ad eccezione di quelle costiere, sono interessate al problema, che può essere facilmente risolto (come dispone il disegno di legge) attraverso la continuativa assunzione di un sale arricchito di iodio in sostituzione del normale sale da cucina. Sollecita pertanto l'approvazione del disegno di legge, che si prefigge l'obiettivo di aumentare l'ancora troppo scarso consumo di sale iodato sia attraverso una campagna informativa sulla iodioprofilassi, sia attraverso un’apposita disciplina di vendita.
Saluto ad una delegazione del Comitato per la legislazione costituzionale del Consiglio federale della Federazione Russa
PRESIDENTE. Saluta la delegazione del Comitato per la legislazione costituzionale presente in tribuna, sottolineando l'importanza dei contatti avviati con la Commissione affari costituzionali del Senato. (Generali appalusi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1690 e 1288
SALZANO (UDC). La campagna informativa per l'utilizzo sistematico di sale rafforzato con lo iodio si è rivelata utile ma non sufficiente a conseguire l'obiettivo di eliminare completamente la presenza del gozzo endemico, per cui è indispensabile l'approvazione del disegno di legge che attraverso una soluzione semplice e dal costo estremamente contenuto consente di incrementare il consumo di sale iodato ad un livello sufficiente ad estirpare la malattia, così da risolvere un problema di sanità pubblica che tra l'altro determina un costo per lo Stato.
TREDESE (FI). Annuncia il voto favorevole del Gruppo ad un disegno di legge che consente la prevenzione di una rilevante patologia. (Applausi del senatore Salzano).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
PONTONE, relatore. Rinuncia alla replica, preannunciando l'orientamento favorevole del Gruppo AN.
CURSI, sottosegretario di Stato per la salute. Auspica un sollecito esame del disegno di legge e la sua approvazione da parte dell'Aula.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta. Dà quindi annunzio della mozione, delle interpellanze e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente PERA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,02).
Si dia lettura del processo verbale.
TIRELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 aprile.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Antonione, Baldini, Bosi, Colombo, Cursi, Cutrufo, D’Alì, Flammia, Grillotti, Magnalbò, Mantica, Meduri, Pellicini, Siliquini, Travaglia, Vegas e Ventucci.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coviello, Nieddu e Saporito, per l'attività dell'Unione interparlamentare; Vizzini, per attività della Commissione parlamentare per le questioni regionali; Contestabile, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. In data 15 aprile 2004, è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca:
"Conversione in legge del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di università" (2896).
Ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicate nell’allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,06).
Sugli ostaggi italiani in Iraq
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l’Assemblea). Onorevoli colleghi, prima di iniziare i nostri lavori, consentitemi di pronunciare alcune parole.
Da quando ci siamo lasciati per la pausa pasquale sono purtroppo avvenuti dei fatti drammatici e tragici che hanno colpito il nostro Paese. Mi riferisco, naturalmente, agli italiani che sono stati catturati e resi ostaggio in Iraq e soprattutto all’assassinio del nostro concittadino Fabrizio Quattrocchi, che si trovava in Iraq per lavoro.
Come sapete, quest’uomo ha voluto morire, secondo quelle che sono state le sue ultime parole, da italiano. Interpreto tali parole come quelle di chi vuole morire da uomo che ama la libertà, la pace, la solidarietà e le testimonia. Quando si muore in nome di questi princìpi, che sono anche valori che accomunano la nostra cultura e civiltà, sicuramente si muore da eroi. Io credo che Fabrizio Quattrocchi così sia morto: da eroe.
Alla sua memoria desidero rivolgere il nostro pensiero riconoscente e inviare la nostra solidarietà alla sua famiglia, che estendo, a nome di tutto il Senato, anche alle famiglie Agliana, Stefio e Cupertino, che hanno i figli ancora ostaggio di bande terroristiche non meglio identificate in Iraq.
Naturalmente noi tutti ci auguriamo che gli sforzi politici, diplomatici e umanitari messi in atto dal nostro Governo abbiano un rapido successo e che gli indizi di ottimismo si trasformino in certezze. Credo che, soprattutto in questa fase e considerata la delicatezza del tema, convenga a noi la discrezione, nella trepidazione per la soluzione della questione. Spetterà naturalmente all’Assemblea, dopo la Conferenza dei Capigruppo, decidere le modalità di eventuali dibattiti politici.
Per questa ragione, ricordando la morte di Fabrizio Quattrocchi e con il pensiero rivolto agli ostaggi, chiedo all’Assemblea di osservare un minuto di silenzio. (L’Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Tra poco lascerò la Presidenza, perché ho un incontro ufficiale con il rappresentante dell’ONU in Iraq, Lakhdar Brahimi; chiedo pertanto al Vice presidente di turno di tenersi a disposizione.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1184) MEDURI ed altri. – Delega al Governo per la disciplina dell’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1184.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore ha svolto la relazione orale ed è stata dichiarata aperta la discussione generale.
È presente il sottosegretario Valentino, che ringrazio, ma non il relatore, senatore Borea. Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 10,30.
MONTICONE (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONTICONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, poiché è presente in Aula il relatore sul provvedimento successivo, le chiedo se non sia possibile procedere con il secondo punto all’ordine del giorno.
PRESIDENTE. Senatore Monticone, in quel caso ci sarebbe un altro problema: non è presente il rappresentante del Governo delegato a seguire il dibattito.
Poiché il senatore Borea ci ha fatto sapere che sarà presente in Aula fra pochi minuti, mi auguro che alle ore 10,30 i nostri lavori possano cominciare con il primo punto all’ordine del giorno.
Sospendo pertanto la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10,12, è ripresa alle ore 10,31).
Presidenza del vice presidente SALVI
Inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, perdurando l’assenza del relatore al disegno di legge n. 1184, dispongo l’inversione dell’ordine del giorno, nel senso di passare alla discussione dei disegni di legge nn. 2005 e 520, concernenti la regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario e di laurea per l’anno accademico 2000-2001.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(2005) Deputati DE SIMONE ed altri. – Norme in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario e di laurea per l’anno accademico 2000-2001 (Approvato dalla Camera dei deputati)
(520) CICCANTI ed altri. – Norme in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario di laurea per l’anno accademico 2000-2001PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2005, già approvato dalla Camera dei deputati, e 520.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore si è rimesso alla relazione scritta ed è stata dichiarata aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Malabarba. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, prima di discutere nel merito del disegno di legge, riteniamo necessario illustrare brevemente la vicenda che ne ha determinato la necessità.
Il problema è molto semplice e riguarda circa un migliaio di studenti di tutta Italia che, ai sensi degli articoli 1 e 2 della legge 2 agosto 1999, n. 264, e successive modificazioni, per l’anno accademico 2000-2001 avevano presentato iscrizione ai corsi di laurea alle facoltà di medicina e chirurgia, di medicina veterinaria e di architettura.
Questa iscrizione è stata sottoposta a limitazioni numeriche (il famoso numero chiuso contro il quale abbiamo presentato recentemente un disegno di legge) che molto spesso si sono rivelate del tutto inadeguate, soprattutto nelle maggiori aree metropolitane (ci riferiamo a Roma, a Napoli e a Padova).
Inoltre, i sistemi di selezione che sono stati applicati hanno determinato, come rilevato nelle sentenze dei TAR, situazioni di illegittimità e di disparità di trattamento tra i diversi atenei. È emblematico ricordare il caso del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria, dove all’Università di Roma Tor Vergata il numero dei posti è stato fissato in soli 36, e all’Università di Roma "La Sapienza" addirittura a zero posti.
Per quanto riguarda i sistemi di selezione è noto il caso di Palermo, che ha costretto il Ministero dell’università a sospendere e a rimandare le prove perché vi erano delle incongruità, delle ambiguità e scarsa trasparenza sullo svolgimento delle stesse. Ennesimo caso quello di Torino, dove una errata correzione dei compiti ha prodotto la pubblicazione di due diverse graduatorie con il risultato che è stato ammesso un numero doppio di studenti rispetto a quello predeterminato, mentre all’Università di Roma "La Sapienza" per la stessa prova di ammissione sono state formate quattro distinte graduatorie che hanno determinato l’ammissione di studenti che avevano ottenuto punteggi bassi e l’esclusione di coloro che avevano ottenuto punteggi alti.
Ambiguità, caos, poca trasparenza relativamente ai criteri che definiscono l’accesso limitato ai corsi universitari sono un problema che si trascina da diversi anni.
In questi anni l’ambiguità delle norme ha creato difficoltà interpretative da parte degli atenei e un lungo contenzioso amministrativo sulla materia che ha prodotto una regolarizzazione, da parte del Parlamento già nel 1999 e successivamente nel 2001, delle iscrizioni con riserva in seguito alle ordinanze di sospensione emesse dal TAR.
Eccoci, dunque, alla necessità di avanzare una proposta che intervenga con una regolarizzazione delle iscrizioni degli studenti ricorrenti per l’anno accademico 2000-2001, restituendo serenità e certezza di diritti ad un migliaio di ragazzi e di ragazze che, esclusi dalle discutibili prove di ammissione ai diplomi e ai corsi di laurea a numero chiuso cui ha fatto riferimento, hanno presentato nell’autunno 2000 ricorso ai tribunali amministrativi regionali. Molti di questi, la gran parte, hanno emesso ordinanze di sospensione dell’efficacia degli atti preclusivi all’iscrizione e, conseguentemente, come è stato qui richiamato, gli studenti hanno ottenuto dagli atenei l’iscrizione.
Di fronte alle pronunce del TAR il Ministero dell’università ha proposto appello, insieme agli atenei, al Consiglio di Stato, il quale ha cominciato ad annullare le ordinanze sospensive; si è così determinato il caos. Le università si sono trovate nella condizione di annullare le iscrizioni e di bloccare le carriere universitarie degli studenti ricorrenti. Anche in questo gli atenei hanno tenuto atteggiamenti molto differenti fra loro.
Siamo di fronte ad una situazione che non può essere ignorata. In seguito alla sospensione da parte dei TAR, questi studenti hanno frequentato lezioni, sostenuto esami, dove gli atenei gliene hanno fornito la possibilità, fino alla sentenza del Consiglio di Stato ma anche oltre, come dimostrano le informazioni di cui siamo tutti a conoscenza. Le famiglie hanno affrontato costi notevoli in un clima di incertezza e, si sono determinate numerose disparità di trattamento tra studenti ricorrenti di atenei diversi.
L’impegno, il percorso di studio di questi ragazzi e ragazze non può oggi essere troncato, perché proseguire gli studi che fin qui li hanno visti impegnati è un loro diritto ormai maturato.
Questo disegno di legge, che nasce alla Camera su iniziativa di Rifondazione Comunista, ha subìto modifiche tali da arrivare a snaturarne il senso, che altro non era se non quello di individuare una giusta soluzione per tali studenti, proprio perché le disparità di trattamento di cui sono stati oggetto da parte degli atenei non possono ricadere sul loro percorso formativo.
Fortunatamente, il testo che ci proviene dalla Commissione del Senato restituisce in gran parte alla nostra proposta il senso originario e sarebbe quasi interamente condivisibile, se non vi si trovasse una norma restrittiva che lega la possibilità di iscrizione regolare per gli studenti che hanno fatto ricorso alla condizione di aver sostenuto un determinato numeri di esami.
Questo sbarramento significa escludere dalla regolarizzazione studenti e studentesse che non hanno responsabilità personali per il fatto di non aver sostenuto neanche un esame; ciò infatti è attribuibile all’atteggiamento difforme tenuto dagli atenei rispetto a tale vicenda.
Si rischia, insomma, di introdurre un’ulteriore discriminazione tra chi è stato fortunato e chi lo è stato meno, tra chi ha studiato in un ateneo, che ha gestito la situazione in un modo, e chi ha studiato in un altro, che ha deciso di gestirla in modo diverso; insomma, tra i fortunati e i meno fortunati, in base all’orientamento dei singoli atenei che, in modo differenziato, hanno disposto l’accesso agli esami ed il riconoscimento sul libretto degli stessi.
Auspichiamo che nel corso di questa discussione si tenga conto del fatto che non ci potranno più essere ricorsi al TAR e che ci troviamo di fronte alla coda di un lungo contenzioso.
È necessario un confronto franco su un disegno di legge che, al di là delle posizioni dei vari Gruppi sul numero chiuso, deve porsi l’obiettivo di intervenire su un’ingiustizia che ha colpito migliaia di giovani: non permettere la regolarizzazione di questi studenti e di queste studentesse significherebbe avallare un’ulteriore ingiustizia tra coloro che hanno usufruito della regolarizzazione negli anni passati e questa coda che non potrebbe usufruirne.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Modica. Ne ha facoltà.
MODICA (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, trattiamo oggi un ennesimo disegno di legge di sanatoria della lunga e triste storia degli esami di ammissione ad alcuni corsi di laurea in Italia, in particolare quelli di medicina ed odontoiatria. Una lunga storia che ci vede alla terza edizione di una legge di sanatoria, sempre affermando che sarà l’ultima. Mi auguro davvero che sia l’ultima, ma francamente non condivido l’ottimismo di chi oggi pensa di risolvere così questa situazione.
Lasciate ripercorrere anche a me, per un momento, la storia di questo problema. Come sapete, in Italia il numero programmato per l’iscrizione alle università non è praticamente applicato ad alcun corso di laurea. Siamo in un Paese che non ha inteso limitare l’accesso all’università - ed io mi reputo soddisfatto e contento, e concordo con questa scelta - salvo che, mosso da regole e direttive europee, per l’area sanitaria e quindi per i corsi di laurea, di diploma e, adesso, di laurea triennale in medicina, in odontoiatria e nelle varie discipline paramediche.
In un primo momento, fino al 1999, questa normativa risultava alquanto debole giuridicamente ed era costantemente messa sotto scacco dai ricorsi presentati da efficienti e abili studi legali, che hanno fatto carriera in tal senso, i quali offrivano i loro servigi alle decine di migliaia di giovani che volevano esercitare la professione di medici, di dentisti o di altre figure professionali nell’ambito della sanità e che non potevano, purtroppo, a causa - lo ripeto - del numero programmato che vige in queste discipline.
La situazione divenne talmente confusa, che nell’agosto del 1999 il Parlamento intervenne nuovamente sulla questione cercando di dettare alcune norme di legge che consolidassero il potere delle università di fissare il numero programmato e di svolgere i relativi esami di ammissione.
Purtroppo questa legge non diede tutti i risultati che si auspicavano perché proprio nell’anno accademico 1999-2000 un'altra raffica di ricorsi ai tribunali amministrativi generò un enorme numero di studenti ammessi, a seguito di ordinanza sospensiva, a frequentare l'università della quale furono espulsi quando avevano già compiuto una parte del loro percorso. Quindi, grande confusione, grandi problemi, grandi proteste - in parte anche legittime, spiegherò poi il perché - per cui fu varata una seconda legge di sanatoria per gli studenti dell’anno accademico 1999-2000.
Sembrava che questa sanatoria fosse l'ultima ma puntualmente, l'anno dopo, nel 2000-2001 la situazione, sia pure con numeri più ridotti, si ripeté - ci riferiamo a quattro anni fa - e contro l'esame di ammissione ai corsi di medicina e odontoiatria fu presentato ricorso da qualche migliaio di studenti, la maggior parte del quali non ebbero ragione davanti ai TAR, ma una parte di loro (nessuno conosce i numeri esatti, facciamo conto fossero circa un migliaio) riuscì ad ottenere un'ordinanza sospensiva, si iscrisse con riserva alle università e cominciò a frequentare prima che i TAR o, in alcuni casi il Consiglio di Stato, annullassero l'ordinanza sospensiva provocando quindi l'espulsione degli studenti dal sistema universitario.
Cosa è successo poi in realtà? Apprezzo al riguardo l'onestà intellettuale del senatore Bevilacqua e della sua relazione, dobbiamo dircelo con estrema chiarezza: successe che le università si sono comportate in modo molto differenziato. La quasi totalità di esse lavorò con rapidità, come la buona amministrazione richiede, e notificò agli studenti l'annullamento della sentenza che aveva permesso loro di iscriversi per cui, questi studenti (parecchie centinaia se non migliaia) passarono ad altri corsi di laurea. Per altre università, ed anche per alcuni studenti al loro interno, invece la notifica della sentenza avvenne con ritardo o non avvenne affatto, con il risultato che questi studenti da quattro anni vivono nel limbo di una iscrizione ancora oggi con riserva, senza che si sia concluso il procedimento amministrativo che pur se non riconosce loro il diritto a frequentare quei corsi di laurea, evidentemente non preclude tutti gli altri che non sono a numero programmato.
Questa situazione brutta e complicata a quattro anni di distanza viene affrontata con un'altra brutta legge: una brutta legge per una brutta situazione. Perché la definisco così? Perché tentiamo di fare l'impossibile, di far giustizia dopo quattro anni rispetto a una situazione che nessuno è in grado di conoscere con esattezza, e lo sappiamo dopo aver sentito in audizioni rettori o alti funzionari delle amministrazioni universitarie, senza che il Ministero - ma non gliene faccio una colpa - sia assolutamente in grado di conoscere l'esatta situazione.
In sostanza, scegliamo salomonicamente un criterio che, come tutti i criteri di sanatoria, risolverà alcune questioni e ne creerà altre, sanerà forse qualche ingiustizia ma ne creerà altre. Non c'è legge di sanatoria tale da non generare problemi.
Non sono così ottimista come il mio collega Malabarba che sostiene che in questo modo abbiamo risolto le ingiustizie. No: così creiamo ulteriori ingiustizie, risolvendone forse qualcuna.
Il criterio è semplicissimo: un esame fatto subito oppure due esami fatti in questi lunghi anni che sono passati (la legge è più precisa, il mio esempio più banale). Si parla di criterio di merito, ma davvero riteniamo che aver fatto un esame dopo sei mesi o un anno sia un criterio di merito per corsi di laurea che ne comprendono sette, otto? E davvero pensiamo che dopo quattro anni due esami siano un criterio di merito?
BEVILACQUA, relatore. Sono tre esami in quattro anni.
MODICA (DS-U). Sì, ho sbagliato, si tratta di tre esami in quattro anni ma non mi sembra che rappresentino un criterio di merito. Gradirei che non ci prendessimo in giro; se vogliamo fare la sanatoria, a mio parere, dovrebbe essere più ampia.
In realtà, l'opposizione, e in particolare il Gruppo DS-U, ha studiato un sistema da inserire in una legge, che non tratta della particolarità di qualche centinaio di casi ma che affronta il problema alla sua radice, il che mi sembra più interessante. È una soluzione, proposta in un emendamento, che so già non verrà accettato dalla maggioranza - per lo meno questo è accaduto in Commissione - però, vorrei illustrarla nelle linee generali.
Questo provvedimento dimentica che le università, almeno da quindici anni, ma in realtà già secondo la Costituzione, sono istituzioni autonome, con autonoma responsabilità; con il compito effettivo di dirimere i casi - che capitano sempre, in qualunque amministrazione - di conflitto che si creino al loro interno.
Il relatore Bevilacqua cortesemente - e di questo lo ringrazio - cita questa possibile soluzione nella sua relazione ma, pur riconoscendone - mi sembra di ricordare - la validità, non si dichiara ad essa favorevole, spiegando la ragione profonda del rifiuto di questa impostazione: la disparità di trattamento, di cui si è parlato.
Dobbiamo metterci d'accordo: siamo davvero sicuri che vi sia minore disparità di trattamento con una soluzione nazionale di basso livello e del tutto cieca come quella proposta, e non vi sia invece maggiore parità di trattamento in una soluzione che affida, in questo come in molti altri casi, all'autonomia delle università la possibilità di scegliere?
Come facciamo a risolvere i problemi delle università che, tante volte sbagliando, - lo dico con assoluta certezza - si sono comportate in modo non uniforme, creando ingiustizie nei confronti dei loro studenti, che potrebbero sanare, ma certo non tramite un provvedimento generalista, quale quello che ci viene proposto?
Questo potrebbe essere un discorso valido anche per il futuro. Purtroppo, anche se i dati numerici mostrano che il fenomeno dei ricorsi è in diminuzione, non sono così sicuro che non scopriremo, di qui a poco, che ve ne sono altri nascosti in qualche piega o che avranno luogo nel prossimo settembre. E come risponderemo con la quarta edizione della legge? Cosa inventeremo? Il mezzo esame, il quarto o il quinto di esame? Quale altro criterio inventeremo?
Secondo me, non stiamo rispondendo bene come legislatori ad un problema che esiste e di cui non voglio negare l'esistenza, ma - ripeto - come stiamo rispondendo? Con una brutta legge, legiferando male su un tema, peraltro tecnicamente complesso, ma certamente non di grandissima portata. A mio parere, questa era l'occasione per rivedere con intelligenza e con lungimiranza un problema serio.
Voglio tornare al tema della disparità di trattamento, tema da analizzare in questa sede: in un'Italia in cui i sistemi delle autonomie crescono e cresceranno - e di questo siamo contenti - possiamo davvero pensare di difendere nel Parlamento l'uniformità di trattamento in ogni singolo caso e situazione?
Temo - ripeto ancora una volta - che vi sia un'ottica sbagliata, come se le università non fossero già di per sé differenti tra loro; come se già di per sé - perché queste sono le regole delle istituzioni autonome - non fornissero servizi differenti, qualità amministrative, scientifiche, culturali e didattiche diverse. Immaginiamo un sistema ancora oggi uniforme come quello di trenta, quarant'anni fa, quando invece siamo di fronte ad un sistema molto più differenziato - per fortuna secondo me - di quanto si creda.
Il problema si aggancia - mi si perdonerà qualche notazione più tecnica che ho già esposto in Commissione, senza successo - ad una legge che usa anche - lo dico con rispetto di chi ha proposto l'emendamento totalmente sostitutivo dell’articolo 1 - locuzioni che ormai non corrispondono più all'ordinamento universitario, quale ad esempio: "abbiamo superato almeno un esame entro la sessione estiva".
Voi credete davvero ancora che esistano le sessioni estiva, autunnale e straordinaria? Non sapete che da più di venticinque anni non esistono più? Cosa faremo di fronte al primo studente che inevitabilmente ricorrerà su questo punto? Stuoli di avvocati sono pronti a trovare i punti deboli.
Ci siamo resi conto che l'ordinamento universitario non è più uniforme in Italia e che le regole appartengono alle scelte autonome delle università? Quello citato è un piccolo dettaglio, ma ve ne sono anche altri che poi illustreremo e che faremo comprendere all'Assemblea nel corso dell'esame degli emendamenti.
Voglio ora affrontare un’altra questione. Tutti noi abbiamo avuto la casella di posta elettronica inondata da lettere dei ricorsisti o spessissimo, cosa molto curiosa, dei loro genitori (è una situazione curiosa che mi spaventa un po’: dei giovani studenti universitari adulti e maggiorenni si fanno rappresentare dai loro genitori), nonché da lettere degli ordini professionali, in particolare di quello dei medici e degli odontoiatri.
Le due diverse parti sono su posizioni opposte: i genitori dei ricorsisti ovviamente chiedono la sanatoria per i loro figlioli; l’Ordine dei medici e degli odontoiatri difende la scelta del numero chiuso e chiede che il Parlamento non legiferi sanando ancora una volta la situazione degli studenti ricorrenti.
Sono del parere che gli argomenti degli uni e degli altri siano deboli. Sono deboli gli argomenti dei ricorsisti, perché non è vero che la situazione deriva da insufficienze della procedura di selezione. Si può essere d’accordo o meno con la selezione, ma questa ha trovato ormai un buon equilibrio; infatti, i ricorsisti si appellano sempre e solamente a cavilli formali, non alla sostanza della selezione.
Non sono nemmeno d’accordo con l’Ordine dei medici e degli odontoiatri, che ha una posizione chiaramente corporativa, volta a difendere - almeno così è scritto nelle lettere - il numero programmato per non ampliare eccessivamente gli accessi alla professione, in considerazione - e in questo caso hanno anche una parte di ragione - delle carenze di strutture che le università lamentano. Ovviamente in questo momento gli studenti in questione sono studenti di università, quindi stanno seguendo regolarmente i corsi; ciò considerato, a mio parere, la parte più forte dell’argomentazione in questione è di tipo corporativo.
Secondo me, non possiamo legiferare né in una direzione né nell’altra, perché ambedue le posizioni rappresentano interessi estremamente particolari rispetto all’interesse generale del Paese, quello di creare in queste discipline un sistema di selezione degli studenti che sia, come vuole anche la direttiva europea, onesto, giusto e corretto, e che soprattutto dia certezza a chi supera gli esami di poter frequentare e a chi non li supera di scegliere rapidamente un altro corso di laurea di maggior gradimento, visto che non ha potuto seguire quello di suo principale interesse.
Insomma, nella sostanza, ritengo che dobbiamo intervenire sul tema, ma non con una legge di questo tipo. Questa è una legge che accontenta certamente, come dice il relatore, circa metà degli interessati; ciò posto, inevitabilmente, l’altra metà degli interessati si lamenterà di non essere stata accontentata. In questo modo non stiamo risolvendo il problema, stiamo semplicemente scrivendo il terzo capitolo di una brutta storia. Ecco perché ritengo che dobbiamo pensare meglio alla normativa in questione.
Concludo con un’osservazione che purtroppo evidenzia un quadro di grande ritardo dell’amministrazione pubblica italiana. La legge autorizza gli studenti in oggetto ad iscriversi al secondo anno per l’anno accademico 2001-2002. Siamo nell’anno accademico 2003-2004; questo Parlamento sta legiferando su un’iscrizione che si faceva tre anni fa e l’autorizza oggi, dopo tre anni. Mi sembra un esempio di cattiva amministrazione del nostro Paese e penso che occorrerebbe meglio riflettere su tale questione. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Moncada).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.
BOLDI (LP). Signor Presidente, colleghi, oggi in quest’Aula si discute l’ennesima sanatoria per quanto riguarda i corsi di laurea di alcune facoltà. Voglio andare brevemente indietro nel tempo per ricordare come si è arrivati a questo punto. Con la legge n. 264 del 1999 il nostro Paese si è finalmente dotato di una legislazione organica e completa che disciplina l’accesso programmato ad alcuni corsi universitari per conformarsi alle disposizioni europee.
I corsi interessati sono medicina, chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria, altre professioni sanitarie, infermieristica, ostetricia, fisioterapia, logopedia, ortottica ed architettura. Quindi, è una fascia abbastanza ampia. Vedo che qui si parla soprattutto di medicina e odontoiatria, ma in realtà la fascia è piuttosto ampia.
Varrebbe anche la pena di ricordare perché, in modo trasversale e condiviso, si era arrivati all'emanazione della legge n. 264 del 1999: per conformarci ad un dettato europeo. Questo Parlamento a quel tempo ha condiviso soprattutto due aspetti. Il primo di essi, che potremmo definire il meno importante, è che la necessità di programmare il numero degli accessi deriva dalla necessità di programmare poi il numero di professionisti che si dedicano alle varie branche. Ciò perché si è valutato che il mercato non poteva assorbire all'infinito ragazzi che avevano acquisito quella particolare formazione.
Ma questo può essere considerato il motivo meno importante, perché alla fine, siccome si tratta di corsi di formazione che portano all'esercizio di libere professioni o comunque di professioni di tipo intellettuale, la scelta sarà fatta dal mercato stesso, dai cittadini stessi.
L'altro aspetto (circa il quale mi sono andata a leggere i resoconti della Commissione pubblica istruzione di allora) è sicuramente più importante. Esistono cioè alcune professioni per le quali, oltre alla formazione cartacea (cioè lo studiare ed imparare sui testi), è assolutamente necessario avere la possibilità di acquisire una manualità, svolgere cioè una parte pratica. Questo vale per medicina, vale moltissimo per odontoiatria, così come per molte delle professioni che ho citato. E allora le università, calcolato quali erano le strutture che potevano mettere a disposizione per acquisire questi principi pratici e queste manualità, hanno definito, ognuna in base alle proprie possibilità, un numero di studenti ai quali era possibile offrire effettivamente questa formazione pratica.
Conosco bene, e d'altronde è ben risaputa, la questione relativa all'odontoiatria: quando si insegna ad un ragazzo a fare un'otturazione o una devitalizzazione si opera inizialmente su dei manichini. Non ci sono tuttavia a disposizione 150 manichini per ogni aula universitaria, ce ne sono 20-30 o quanti l'università ha deciso che ve ne siano; ed il numero di studenti viene programmato anche in base a questo. Allo stesso modo, se un ragazzo che frequenta medicina deve imparare a palpare un fegato o ad auscultare un cuore o un polmone, deve avere la possibilità di recarsi al letto del paziente ed imparare dal docente queste pratiche.
Il numero programmato è stato introdotto sulla base, appunto, della necessità di migliorare la formazione di questi studenti, che avrebbero dovuto in futuro esercitare professioni così delicate.
È stato proprio su questi due punti che ho appena citato che si era trovata condivisione e trasversalità nell’approvazione della legge n. 264 del 1999.
Le sanatorie avvenute prima dell’approvazione di questa legge potevano avere un senso; si diceva infatti che una legge non c’era ancora, per cui era chiaro che, tra coloro che sostenevano l’esame e rimanevano fuori, qualcuno accettava il risultato e qualcuno non lo accettava e presentava ricorso, pensando che poi ci sarebbe stata una sanatoria.
Quello che - secondo me - è assolutamente assurdo è che si parli nuovamente di sanatoria dopo che una legge è stata approvata. Anche su invito della Corte costituzionale, è infatti stata emanata la legge n. 264 del 1999, che tra l’altro - ricordo - conteneva già un’ulteriore sanatoria, che avrebbe dovuto essere l’ultima e avrebbe dovuto sistemare tutte le situazioni.
Pertanto, chi si è presentato a sostenere gli esami per queste facoltà a numero programmato dopo l’emanazione della citata legge n. 264 sapeva benissimo che esistevano una legge e una sentenza della Corte costituzionale e che quindi il ricorso al TAR, come poi è stato, non avrebbe avuto alcun valore. Non solo, ma i veri danneggiati sono gli studenti che si sono attenuti ai risultati del test d’esame, che non hanno presentato nessun ricorso e che a questo punto, secondo me, loro sì restano fortissimamente penalizzati rispetto a coloro i quali, invece, come al solito, in modo un po’ furbesco hanno continuato a presentare ricorsi e ad andare avanti.
Certo, non si può tacere che molto probabilmente parte della responsabilità è anche delle università e dei rettori. Non vedo infatti perché questi dovessero continuare a consentire la frequenza a quegli studenti quando era in vigore una legge che stabiliva che non era possibile.
Purtroppo, il Parlamento non ha la possibilità di sanzionare i rettori, ma lasciatemi dire, in discussione generale, che sarebbero da sanzionare, perché il loro non è stato assolutamente un comportamento corretto, né nei confronti dell’amministrazione dello Stato, né nei confronti di quegli studenti; parte dei guai l’hanno sicuramente creata loro.
A questo punto, come risolvere la questione? Ritengo che il testo trasmessoci dalla Camera fosse abbastanza equilibrato, perché permetteva a quegli studenti di iscriversi al secondo anno di altra facoltà non a numero programmato. Quindi, visto che la sanatoria proposta fa riferimento a coloro che abbiano sostenuto un esame oppure più di due o tre esami, io credo che non perdano niente se verranno iscritti al secondo anno, tanto più che - ripeto - sapevano perfettamente che una legge sanciva il numero programmato, per cui una volta di più hanno contato sul fatto che il Parlamento, alla fine, avrebbe "mollato le brache" e approvato una sanatoria; questo non è assolutamente tollerabile, almeno a mio parere.
Si dice (è un punto che ha toccato anche il senatore Modica) che non c’è stata valutazione oggettiva e che ci sono state difformità. Scusatemi, ma quando si va a sostenere un esame non si può pensare che vi sia uniformità, perché non già da una sede universitaria all’altra, bensì addirittura da una commissione d’esame all’altra, da un esaminatore all’altro c’è differenza e non ci può essere totale uniformità.
Diverso è se mi si viene a dire che si potrebbero ricercare criteri di valutazione maggiormente oggettivi per questi esami; però, in fondo, sostengono una prova scritta e dei quiz, per cui il criterio alla fine è abbastanza oggettivo. Si può dire magari che i test di biologia dovrebbero essere più di quelli di chimica o di logica, però credo che questa scelta non competa a noi, ma alla struttura universitaria.
A questo punto, invito veramente i colleghi (ne riparleremo in sede di illustrazione degli emendamenti; insieme con la senatrice Alberti Casellati ne ho presentato uno volto a ripristinare il testo della Camera) a pensare bene a quello che stiamo facendo. Infatti, se passerà quest’ennesima sanatoria non sarà l’ultima, bensì la prima da quando c’è la legge n. 264 del 1999 e a settembre gli studenti che sosterranno l’esame e verranno scartati sicuramente presenteranno ricorso, per cui ci ritroveremo qui il prossimo anno a discutere una nuova sanatoria.
Forse questa sarebbe l’occasione buona per dire che ormai il numero programmato per accedere ad alcune facoltà è stato accettato e condiviso praticamente da tutti e che quindi, a questo punto, la legge deve essere rispettata.
Fra l’altro, quella individuata alla Camera è una soluzione non particolarmente penalizzante, come sarebbe invece la nuova sanatoria per tutti quegli studenti che, avendo accettato il verdetto dell’esame, si sono messi a fare altro e a questo punto si troverebbero in condizioni di assoluto disagio e disparità rispetto ai loro compagni un po’ più furbi. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Falcier).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tessitore. Ne ha facoltà.
TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, il mio intervento sarà più breve di quelli che mi hanno preceduto, perché molte osservazioni - che condivido - sono state già svolte in particolare dal collega Modica.
Debbo in primo luogo precisare che il mio è più che mai un intervento a titolo personale, innanzitutto perché non conosco l’orientamento di voto del mio Gruppo politico e poi perché debbo confessare che io stesso mi pongo in una posizione problematica, che scioglierò in relazione all’esito della discussione e dell’esame degli emendamenti.
Debbo fare altre due premesse che ritengo a questo punto necessarie, viste anche le osservazioni avanzate dai colleghi Modica e Boldi. In primo luogo, osservo che questo è un provvedimento all’apparenza di minore rilevanza, ma che in realtà può rischiare di diventare indicativo di un modo di concepire la vita universitaria. Si tratta di disegnare la vita universitaria nel rispetto delle leggi dello Stato, a cominciare da quella sull’autonomia universitaria, e delle regole di comportamento nell’ambito di un sistema normativo.
In secondo luogo, debbo premettere che sono, e non da ora, sostenitore di un sistema di liberalizzazione degli accessi alla vita universitaria, in coerenza con quanto prescritto dalla nostra Carta costituzionale e dalla scelta - piaccia o no - che il nostro Paese ha compiuto oltre un quarto di secolo fa, quando optò per l’università di massa, o meglio per l’università per tutti, vale a dire un’università che non rinnega il principio del merito e della selezione, ma lo affida alla verifica delle effettive capacità e lo fa nella sede dovuta, cioè in considerazione dell’espletamento dei doveri universitari dei giovani, e non in base a scelte pregiudiziali, caso mai avvalendosi del metodo dei quiz, troppo diffuso, che notoriamente (lo dico con molta chiarezza) favorisce gli imbecilli e non chi è abituato al ragionamento e alla problematicità delle cose della mente. (Applausi dei senatori Bevilacqua e Fasolino).
Sono tanto convinto di ciò che - a titolo provocatorio, sono pronto a riconoscerlo - ho presentato un disegno di legge per l’abolizione del cosiddetto numero programmato, che oggi, a mio giudizio, così come concepito distorce ulteriormente il sistema universitario perché è previsto per alcune facoltà e non per altre e per alcuni corsi di laurea di una facoltà e non per altri corsi della stessa facoltà. È il caso, ad esempio, della facoltà di medicina veterinaria. Si tratta quindi di un provvedimento privo di una visione sistematica. Diciamo anche, con chiarezza, che è nato soltanto per favorire questo o quell’ordine professionale.
Un’altra delle carenze delle nostre discussioni in materia universitaria è relativa al fatto che tutti ci entusiasmiamo di fronte al valore salvifico dei nostri problemi derivante dall’abolizione del valore legale del titolo di studio, che, a mio giudizio, è cosa non vera, mentre non si affronta il vero problema del rapporto con gli ordini professionali e quindi con il mondo del lavoro.
Probabilmente sono particolarmente sensibile a questo tema perché vengo da una città dove qualche decennio fa ai cantoni delle strade vedevano affissi manifesti dell’Ordine dei medici che invitavano a non iscriversi alle facoltà di medicina e chirurgia, in modo particolare al corso di laurea in odontoiatria.
In qualche misura questa consuetudine è proseguita - lo ha ricordato il collega Modica - con una vera e propria aggressione postale - me ne compiaccio per le finanze dello Stato - a causa del numero di lettere che abbiamo ricevuto - sia io che tutti gli altri colleghi - o dai ricorrenti oppure, e ancora di più, da coloro che erano contro i ricorrenti, in modo particolare dall’Ordine dei medici odontoiatri: si è trattato veramente di una beneficiata per le Poste, superiore di molto a quella degli auguri natalizi. Pertanto, se dobbiamo dare un contributo alle Poste, invito a mantenere aperto il problema, perché c’è di che compiacersi.
Debbo inoltre dire, con molta chiarezza (forse declinando una componente di "dispettosità" della mia natura, che mi indurrebbe a rivedere l’atteggiamento a proposito della liberalizzazione degli accessi e, come dirò poi, dei ricorsi), che questo è un altro discorso che andrà fatto (e io mi auguro venga fatto) in qualche buona occasione, anche perché credo che, affrontando questi problemi, si possano intercettare il modo di essere, le realtà e le condizioni delle università italiane, che meritano di essere prese in considerazione, anziché baloccarci con progetti di riforma che corrono il rischio di essere soltanto un tentativo di smantellamento del nostro sistema universitario, che - lo dico con piena assunzione di responsabilità - è un sistema glorioso nonostante le sue malsanìe e le sue patologie, che peraltro si possono facilmente evitare.
Debbo aggiungere - e questo mi consente di entrare nell’argomento, ribadendo alcune delle posizioni già espresse - che, nonostante queste convinzioni, che peraltro ho argomentato in sedi solenni per l’università come possono essere le relazioni inaugurali degli anni accademici, quando sono stato rettore di una grande università, nonostante - ripeto - il mio convincimento, non ho mai mancato di far rispettare la legge che regolava gli accessi cosiddetti programmati e l’ho fatto resistendo - ecco un punto sul quale si può anche discutere; non so se sia il caso di prevedere sanzioni nei confronti dei colleghi rettori, ma è certamente un punto da tenere presente - in tutte le sedi, quindi non ignorando il fatto che le sentenze dei TAR possono essere appellate e, una volta appellate, si sospende ogni provvisoria valenza delle decisioni dei TAR stessi.
L’ho fatto perché ho ritenuto fosse mio dovere oppormi ad ogni specioso aggiramento di una legge pur malfatta e che pure non condivido, ma per la cui modifica bisogna impegnarsi in altre sedi. Forse non è un caso, me lo si lasci dire, perché talvolta, persino delle situazioni napoletane si può e si deve parlare bene: l’università dalla quale provengo è una delle poche che non trova spazio nell’elenco dei ricorsisti; non ce ne sono probabilmente per la notoria cattiveria di un passato rettore.
Ciò detto, ribadita la contrarietà ad una impostazione non sistematica della liberalizzazione e della limitazione degli accessi, debbo dire che ho molta perplessità sulla proposta di sanatoria, in modo particolare per i modi in cui essa è configurata.
Anche qui debbo partire da una constatazione. Negli anni passati si poteva parlare di sanatoria legislativa perché si era di fronte ad una diversità di situazioni determinate da diversi orientamenti dei nostri tribunali amministrativi: alcuni ammettevano le iscrizioni con riserva - uno in modo particolare, dove infatti si affollava la maggior parte dei ricorsi - e altri che non le ammettevano.
Oggi non è così: finalmente, il Consiglio di Stato è riuscito a far prevalere un orientamento uniforme, di modo che la varietà delle situazioni, là dove esiste, è determinata dai diversi orientamenti seguiti dalle sedi universitarie già prima dell’ultimo orientamento del Consiglio di Stato.
Anche qui voglio essere chiaro: ci sono state università - e sono numerose - che hanno ritenuto di assumere un atteggiamento più coraggioso e altre che hanno ritenuto di assumerne uno pro bono pacis, anche questo concepibile in riferimento alla diversità delle situazioni.
Se ciò è vero, come credo sia, oggi l’intervento legislativo proposto appare in contraddizione con la legge che regola gli accessi programmati: essendo in contraddizione con una legge, non credo sia possibile parlare di sanatoria, ma di modifica della norma sugli accessi programmati. Si apre così un altro squarcio - che mi sembra preoccupante - di questa incresciosa situazione.
D’altra parte, dobbiamo anche considerare chi sono i ricorsisti. Oramai, come sapete, grazie a questa situazione gli studenti universitari italiani si distinguono in studenti in corso, studenti fuori corso, studenti ricorsisti e studenti non ricorsisti: la tipologia si è ampliata.
Ciò che mi accingo a dire non ha però nulla contro questi giovani, in alcuni casi vittime di una diversità di atteggiamenti. Tuttavia, bisogna aver chiaro, quale che sia l’orientamento che intendiamo assumere, che coloro che si sono presentati agli esami di accesso ai corsi a numero programmato conoscevano i sistemi - anche se, come ho detto, erano sistemi balordi - e, non essendo stati favoriti, li hanno rifiutati postumamente, determinando - questo va detto perché lo dobbiamo tener presente nell’orientarci ad assumere un provvedimento - una discriminazione rispetto ad altri studenti che hanno rispettato le norme esistenti, che non hanno voluto o - diciamolo pure - non hanno potuto tentare di violare il sistema di leggi esistente. Di questo si tratta e dobbiamo saperlo nel votare i provvedimenti al nostro esame.
C’è, infatti, un profilo della normativa al nostro esame che ritengo preoccupante e può consentire ad uno studente non idoneo, che mettiamo il caso si trovi al quattrocentesimo posto della graduatoria, di essere ammesso a danno di un altro che si trova al trecentesimo, al centesimo o addirittura al primo posto dei non idonei; non mi pare sia un sistema razionale.
Naturalmente, quanto ho detto non si riferisce a ricorsi che riguardino le situazioni di merito relativamente allo svolgimento dei corsi. Se ci sono stati (e pare che in qualche caso ci siano stati) alcuni errori nello svolgimento delle prove, perché non conforme alle norme, il discorso è diverso; in questo caso, faccio riferimento a situazioni che in qualche modo enfatizzano posizioni o interessi personali.
Per queste ragioni, sono contrario al provvedimento in esame, e in modo particolare per le modalità con cui è stato presentato, tant’è vero che ho firmato un emendamento, non accolto in Commissione, che è stato illustrato dal senatore Modica e che credo meriti un’ulteriore riflessione, secondo il quale, in relazione alla specificità della situazione che ho cercato di descrivere (non una carenza del dato normativo, ma una diversità di comportamento), si prevede che siano le sedi universitarie, nell’esercizio dell’autonomia e nel dovere di tenere fede all’autonomia, ad affrontare le situazioni discriminatorie che hanno determinato e cercare di risolverle.
Naturalmente, cercare di risolverle con le opportune motivazioni, in una condizione di assolute chiarezza e regolarità e, in ogni modo, senza compromettere la dignità del legislatore, come è al di là delle intenzioni e, in modo particolare, al di là delle intenzioni del relatore Bevilacqua, al quale tengo a dare atto dell’impegno profuso in Commissione per cercare di trovare una soluzione più possibile equitativa che non determinasse ulteriori sperequazioni.
Credo che in tal modo si darebbe una risposta alle condizioni di disagio determinate - quando e se determinate - da alcune sedi universitarie e si darebbe ad esse, e solo ad esse, la possibilità di individuare soluzioni senza intaccare princìpi, senza ipotizzare - ancora una volta faccio riferimento alla mia città, ma non all’università dalla quale provengo - misure che sembrano entrare in quella scelta cabalistica che, a quanto pare, diventa uno degli elementi caratterizzanti dell’università italiana.
Mi riferisco alle formule sette più tre, uno più due più quattro, settantacinque, settantasette: non si riesce a capire in base a quale misterioso arcano questi numeri siano stati adottati, tant’è che già si preparano altri ricorsi, anche con il sostegno, forse comprensibile, di istituzioni pubbliche.
In ogni caso, si lascerebbe il Parlamento fuori da un problema che, a mio giudizio, è sempre più urgente e deve essere risolto in via generale e, sperabilmente, in forme razionali, sistematiche, tenendo conto finalmente della complessità della vita universitaria.
Infatti, anche il fenomeno dei ricorsisti nasce da un’impostazione che non mi stancherò mai di denunciare, quella cioè di una volontà di legiferare sul patologico e non sul fisiologico; il patologico non può che determinare situazioni particolari destinare a ripetersi, così come da anni si ripete il problema dei ricorsisti, anche con danno e disagio di questi stessi giovani, che non sanno cosa debbono fare e quale sia l’atteggiamento - in parte anche loro - che lo ha provocato. (Applausi dal Gruppo DS-U e dei senatori Mancino e Zancan. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monticone. Ne ha facoltà.
MONTICONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, ho seguito negli anni passati le vicende delle precedenti sanatorie e mi trovo ovviamente in grande difficoltà di fronte a questo problema che è stato esaminato con cura nella Commissione competente e che ha trovato nella relazione del senatore Bevilacqua un chiaro ed equilibrato impegno per una soluzione il più possibile positiva, che sia valida per i giovani e per le università al tempo stesso.
Anche io credo che questa vicenda rimandi a problemi più generali. Sono convinto che il numero chiuso, così come è stato impostato sia un errore e che vada superato; ritengo anche che non sia possibile una sottolineatura eccessiva della necessità del numero chiuso per talune facoltà e non per altre. Ciò non solo per talune facoltà scientifiche, di scienza applicata da una parte o per facoltà umanistiche dall'altra, giacché all'interno del panorama delle facoltà scientifiche ve ne sono alcune che hanno altrettanto bisogno di luoghi di sperimentazione e che hanno altrettanto peso nella salute pubblica e nel possibile sviluppo della società che non hanno il numero programmato.
Credo allora che ci sia un primo elemento da tenere presente e ritengo che comunque si risolva oggi con l’approvazione di questo provvedimento la questione dei ricorsisti; dovrebbe essere già iniziato alla Camera dei deputati un dibattito sulle università e ritengo che debba essere ripreso qui in Senato anche sulla base di una ricerca e di una valutazione che sono state fatte collegialmente attraverso interventi di senatori di tutti gli orientamenti politici e con audizioni di importanti realtà accademiche.
C'è una seconda osservazione di carattere generale concernente il sistema dei quiz o comunque della prova scritta, sempre in ordine alle discipline mediche che sono quelle per le quali abbiamo avuto un certo numero di ricorsi. A parte la giusta osservazione del senatore Tessitore sulla non specifica validità del sistema dei quiz in tutte le amministrazioni pubbliche, credo che per quanto riguarda le facoltà di medicina e odontoiatria ci sia un problema di fondo.
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
(Segue MONTICONE). È vero che alcuni TAR hanno accolto ricorsi soffermandosi sugli aspetti formali, perché ovviamente i tribunali amministrativi non possono che soffermarsi sugli aspetti formali, ma sono proprio gli aspetti sostanziali di queste prove che, non tanto nelle differenze tra una università o l'altra, quanto nel metodo applicato destano qualche perplessità. La domanda di fondo è la seguente: lo studente che proviene dai licei e che intende procedere all'iscrizione ad una facoltà di medicina che prova deve sostenere?
Siccome non si può pretendere che lo studente debba esclusivamente trattare attraverso la prova scritta, attraverso i test, questioni che già presuppongono una preparazione specifica, la domanda è: quale tipo di cultura, di preparazione si deve richiedere a questi studenti? Quindi, qual è il modo con cui le università possono valutare tale preparazione? Anche in questo caso occorre non una mortificazione ma una valorizzazione dell'autonomia, attraverso un'indicazione quadro del problema di fondo del diritto allo studio e del diritto alla libertà di scelta delle facoltà.
È noto che alcune facoltà scientifiche (per esempio, matematica e fisica) hanno avuto eccellenti studenti, poi straordinari ricercatori, provenienti da licei classici. Se la prova di accesso ad una specifica facoltà scientifica riguardasse studi propri di quella facoltà, come potrebbe uno studente con grandi capacità metodologiche e con una cultura diversa, ancora non specificamente esercitata in quel campo, iscriversi a quella facoltà? Anche di questo si deve tener conto.
Naturalmente queste sono premesse di una valutazione che oggi siamo invece indotti a compiere sul piano concreto. Esiste, tuttavia, un altro aspetto che dovrebbe essere oggetto di particolare valutazione anche da parte del Parlamento, quello dell'orientamento degli studenti - chiamiamoli - preuniversitari. Credo che le direttive europee concernenti le future professioni debbano essere portate operativamente nei licei, così come definiti nella riforma del ministro Moratti. Infatti, a mio parere, la questioni dell'orientamento e la questione delle prove di accesso sono strettamente connesse.
Cosa fare poi per la questione dei ricorsisti? Vi sarà sempre qualche ricorso. Immagino che dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, come ha accennato il senatore Tessitore, sarà difficile che i TAR si occupino nuovamente del problema. Quindi, al di là di un certo numero fisiologico di ricorsi, probabilmente dovuti ad errori materiali di eventuali commissioni universitarie, non dovrebbe esserci un ulteriore sviluppo di tale questione. Oltretutto, credo che i quattro anni trascorsi in questa vicenda (dal 2001 ad oggi) possano scoraggiare anche le famiglie degli studenti esclusi dalle prove, e talvolta indotti - ahimè - da collegi legali, che offrono assistenza legale, a presentare ricorso.
Credo che tutta questa vicenda evidenzi la necessità di un fattore etico-politico fondamentale nelle università, nelle famiglie e nei collegi legali (anche se non voglio esprimere giudizi), ma anche di una migliore attenzione da parte degli stessi tribunali amministrativi. In ogni caso, qualunque sia la decisione che prenderemo, sia se sceglieremo di non consentire agli studenti ricorrenti di accedere al secondo anno dell’anno accademico 2001-2002 sia se lo consentiremo in varie forme, comunque un’ingiustizia vi sarà sempre e la situazione non si riuscirà a risolvere.
Pertanto, la mia opinione personale è che la linea seguita dalla Commissione, pur tenendo conto di osservazioni importanti e certamente anche qualitativamente valide, sia in queste circostanze opportuna.
Naturalmente il mio Gruppo esprimerà meglio la sua posizione nel corso della discussione dei singoli emendamenti; in questa sede mi limito ad esprimere la necessità di assecondare la linea scelta dal relatore, ovviamente recependo le osservazioni dei senatori Modica e Tessitore in ordine all’autonomia delle università, anche in considerazione di quella scrupolosa attenzione alle localizzazioni universitarie ed alla separazione dei mega-atenei che purtroppo, nonostante la presenza di diverse leggi, non è stata ancora messa in atto. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fasolino. Ne ha facoltà.
*FASOLINO (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo pervenuto in Aula a seguito dei lavori della Commissione pubblica istruzione evidenzia come siano stati compiuti passi significativamente importanti, soprattutto riguardo alla quantità degli aventi diritto. In questo modo viene a risolversi la grandissima parte dei casi dei ricorrenti.
Sono state introdotte anche norme che prevedono il diritto di accesso ai corsi per diploma universitario ed ai corsi di laurea specificamente richiesti; l’altra possibilità, quella cioè di prevedere un diritto di accesso a corsi diversi, mi sembra chiaramente improponibile e comunque non risolutiva della problematica richiamata alla nostra attenzione. Pertanto, questo disegno di legge, così come è stato portato all’attenzione dell’Aula sulla base del testo della Commissione, mi sembra molto positivo.
In ordine ad alcune considerazioni esternate dai colleghi, mi sembra opportuno richiamare alcune questioni. I colleghi Modica e Tessitore hanno svolto delle considerazioni importanti che però non mi trovano d’accordo.
L'Aula deve valutare positivamente il testo licenziato dalla Commissione perché la preoccupazione, avanzata anche dalla senatrice Boldi, che si possa andare incontro ad una reiterazione di ricorsi e di situazioni analoghe a quelle che si stanno trattando mi sembra francamente lontana dalla realtà, dato che ormai i TAR si sono orientati chiaramente verso un diniego della sospensiva, per cui non si andrà più incontro a situazioni come quella che si sta esaminando.
Del resto, anche la decisione della Commissione di ritenere che gli studenti meritevoli di un'attenzione da parte del Parlamento siano quelli che hanno superato almeno un esame entro la sessione estiva (anche se, come diceva il collega Modica, è termine improprio, data l'attuale conformazione giuridica e amministrativa dell'università) dell'anno accademico 2000-2001, e almeno due esami entro la sessione estiva dell'anno accademico 2002-2003, mi sembra una soluzione positiva perché dà modo agli studenti che si sono applicati di poter ricevere in premio l'iscrizione definitiva. Gli altri studenti, quelli che non hanno superato neanche uno o due esami, non penso che siano meritevoli di qualsivoglia benevolenza da parte del Parlamento, dato che hanno dimostrato chiaramente di non tenere alla prosecuzione del loro cammino universitario.
Detto questo, e quindi anticipando l'indicazione di voto da parte di Forza Italia favorevole all'approvazione del testo, così come licenziato dalla Commissione, mi sembra tuttavia opportuno che si tracci anche da parte di Forza Italia una linea rispetto al sistema dei numeri chiusi nelle università nelle quali vi siano corsi di laurea o diplomi programmati. Anch'io ritengo che non ci sia la necessità di proseguire su questa strada; ritengo che questa strada sia ingiusta, illiberale, e che non sia tale da portare benefici nel futuro della qualificazione professionale del nostro Paese. Bisogna però dare tempo agli atenei di rimodulare le loro strutture, perché solo in questo modo si potranno consentire liberi accessi alle facoltà. E per questo c'è bisogno di tempo.
Nel frattempo, mi permetto di avanzare delle proposte, e lo dico al sottosegretario Caldoro, qui presente. Il sistema dei quiz, caro sottosegretario Caldoro, così come viene condotto nelle varie università italiane (nasce - pare - da una conferenza dei rettori), è un sistema morganatico, misterioso, chiuso; ingenera molti sospetti, ricordatici anche da vari cittadini (possono o meno aver colto nel segno) che dicono di pochi privilegiati che conoscono in anticipo il contenuto dei quiz, e quindi si troverebbero in una situazione di privilegio rispetto alla massa degli studenti.
A me pare che sia possibile un sistema diverso, nel periodo di prosecuzione del numero chiuso fino a che gli atenei non adeguino le loro strutture ad una liberalizzazione degli ingressi. Vi è, ad esempio, il sistema che adotta la Guardia di finanza: i suoi quiz sono pubblici, si possono trovare su Internet.
Per quale motivo gli studenti non possono essere giudicati in base alle risposte date a quesiti pubblicati su tutti i giornali come un testo? Quando uno studente universitario va a sostenere l’esame di anatomia o di procedura civile, ha seguito delle lezioni, dei corsi, ha letto dei libri e delle dispense e risponde su tutto ciò.
Ritengo pertanto che a partire dal prossimo anno, anzi dalla prossima sessione, i quiz debbano essere pubblici. In tal modo si darà almeno una parvenza di giustizia in un settore dell’istruzione e della vita civile italiana così delicato perché riguarda i giovani. Se i giovani non sono convinti di essere stati estromessi solo perché non hanno studiato, ma pensano che ci siano altri meccanismi che li hanno tenuti fuori si creano le premesse di una società sbagliata nella quale i singoli componenti non credono ai valori portanti.
Quindi, sottosegretario Caldoro, raccomando a lei e al ministro Moratti che ci sia un’informativa nei confronti dei rettorati e degli atenei, volta a consentire di procedere attraverso la pubblicità delle domande alle quali gli studenti devono rispondere per essere ammessi ai corsi di laurea e di diploma programmati. (Applausi del sottosegretario Valentino).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (UDC). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, era fatale che in sede di discussione generale questo intervento legislativo suscitasse una serie di considerazioni molto ampie del tipo di quelle fatte poc’anzi, a proposito dello strumento del quiz, dal collega Fasolino, del resto raccogliendo la scia di considerazioni già avanzate in precedenza da altri colleghi, non necessariamente dal senatore Tessitore.
Non seguirò, però, la ricostruzione di queste piste più ampie neanche in sede di discussione generale; mi limiterò invece a fare considerazioni più specifiche, se volete minime e forse anche basse. Dico questo perché ci troviamo di fronte ad uno dei casi più impropri di intervento legislativo.
Capita spesso in quest’Aula - a me spessissimo - di denunciare invadenze della giurisdizione in sede di legislazione; capita spessissimo di denunciare un uso improprio di indipendenza ed autonomia della magistratura a danno della irrinunciabile indipendenza e autonomia dalla magistratura.
Qui invece ci troviamo di fronte ad un caso in cui si chiede al Parlamento di intervenire legislativamente per determinare equità. Può sembrare quanto di più concreto ci sia ed è invece quanto di più astratto, perché è evidente, e sarebbe cinico non riconoscerlo, che determinare privilegi positivi, magari giusti, per alcuni determina inevitabilmente situazioni negative, molto spesso ingiuste, per altri.
Il nostro problema ci riconduce al regolamento di cui al decreto ministeriale del 21 luglio 1997, n. 245, che individuò corsi ad accesso limitato. Anche qui mi astengo da considerazioni di carattere generale, che pure potrebbero farsi e sono state fatte da molti colleghi. Tutto questo determinò un fortissimo contenzioso amministrativo che verteva sulla violazione presunta della riserva di legge costituzionale in materia universitaria. La magistratura amministrativa ne investì addirittura la Corte costituzionale che, nel 1998, se la cavò con una sentenza a mio giudizio abbastanza pilatesca: primus, le norme che vengono dall’Europa; poi, certo, sarebbe opportuna una legislazione nazionale.
Di fronte a questo sibillino pronunciamento della Corte costituzionale, prima di arrivare a quella che il collega Tessitore definiva pertinentemente la coraggiosa decisione del Consiglio di Stato, il ping pong di decisioni controverse adottate nelle varie sedi sulla testa di studenti e delle loro famiglie è stato serrato.
Nel nostro caso, colleghi senatori, la situazione è stata resa ancora più difficile dal testo che ci è pervenuto dalla Camera; ecco perché questa mattina ho deciso di intervenire, non soltanto per amicizia nei confronti del relatore, non soltanto per patriottismo di Commissione, ma anche per spirito di corpo come senatore, perché ad unanime riconoscimento di tutti quelli che ingolfavano le nostre caselle di posta, degli uni e degli altri, il provvedimento giunto dalla Camera non serviva assolutamente a niente. Questa è la condizione per la quale il relatore si è sobbarcato una fatica in Commissione che ha ottenuto in quest’Aula il riconoscimento di tutti, anche di coloro che non condividono la soluzione trovata.
Vedete, colleghi, originariamente il disegno di legge presentato dall’onorevole De Simone alla Camera prevedeva la regolarizzazione piena e completa, nello stesso corso di laurea, di tutte le iscrizioni sospese - dovremmo dire appese, un po’ come i cacicavalli di una famosa discussione filosofica cara al senatore Tessitore - senonché nel corso del suo iter alla Camera il provvedimento è stato talmente modificato da consentire, in linea generale, l’iscrizione al secondo anno di qualsiasi corso di laurea a numero programmato, con non so quanto rispetto della serietà o almeno dell’omogeneità del percorso degli studi. Come tale, quindi, era un ibrido - dice giustamente il relatore - che non serviva a nessuno.
In Senato allora si è cercato, nel tentativo di correggere il testo legislativo giunto dalla Camera, di seguire un’altra pista. Si è cercato, cioè, di ripristinare, se non a 360 gradi, come avrebbe voluto il collega Malabarba che è intervenuto questa mattina in discussione generale, la possibilità per gli studenti di iscriversi al secondo anno del medesimo corso di laurea, cercando un requisito minimo, che è stato individuato dal relatore, forse usando una formulazione lessicale impropria, con quel termine "sessione estiva" che chierici della vita universitaria in servizio permanente effettivo come il collega Modica o il collega Moncada trovano un po’ demodé e superato dall’attuale sistema universitario, ma questo lo si può correggere.
Non si può, però, non dare atto al relatore di proporci, con quel requisito del superamento di almeno un certo numero di esami, una soluzione che cerca se non di rispettare la serietà degli studi, certamente di premiare il merito di quegli studenti che maggiormente hanno dato prova di impegnarsi nel loro percorso universitario, senza mortificare al tempo stesso gli altri.
Allora, da questo punto di vista, nelle disparità di trattamento che si riconducono ad ogni intervento del legislatore in via di equità, mi sembra un po’ ingiusta la considerazione pregiudiziale del collega Modica che non si sia minimamente valutato il requisito del merito. Il relatore ha cercato di trovare una soluzione che premiasse il merito, di cui si possono correggere gli aspetti tecnici, come l’espressione "la sessione estiva", ma rispetto alla quale non si può non dare atto che ha consentito, almeno in sede di Commissione, al Senato di uscire dall’impasse difficile del testo varato dalla Camera.
Di qui la mia gratitudine al relatore per il lavoro svolto in Commissione ed anche il mio apprezzamento per aver saputo portare in Aula una soluzione della quale è facile denunziare i moltissimi limiti, ma della quale mi è parso doveroso riconoscere il merito di aver tenuto presente, nei limiti del possibile, proprio la questione del merito. (Applausi dei senatori Fasolino, Bevilacqua e Borea).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
BEVILACQUA, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio innanzitutto i colleghi intervenuti nel dibattito, che hanno sottolineato alcuni aspetti problematici della normativa al nostro esame, aspetti sui quali peraltro ci eravamo interrogati anche in sede di esame in Commissione (e desidero ringraziare anche il Presidente e i colleghi tutti della Commissione).
Vorrei ricordare che, dopo un dibattito sereno ma serrato e forte, si è arrivati al testo che oggi è all’attenzione dell’Aula, testo che sicuramente contiene aspetti che sollevano, anche a me che sono relatore, una serie di dubbi che però, alla fine, abbiamo ritenuto di superare. È vero, infatti, che esiste la qui ricordata legge 2 agosto 1999, n. 264, che norma tutto il problema delle facoltà ad accesso programmato, ubbidendo a determinate normative e prescrizioni europee.
È anche vero, però che in Italia esistono i TAR, i quali in questa occasione - ecco il motivo per cui poi siamo addivenuti a questa soluzione - credo abbiano emesso in maniera abbastanza superficiale una serie di ordinanze sospensive senza entrare nel merito: i tribunali amministrativi sapevano benissimo che esisteva quella legge e quindi i ricorsi forse erano scarsamente fondati.
Non c’è, però, solo una responsabilità dei TAR, perché successivamente sono intervenute responsabilità di alcune università - come hanno sottolineato i colleghi, che ringrazio - le quali, di fronte a casi analoghi hanno però comunicato l’esito della decisione del Consiglio di Stato, al quale le stesse università erano ricorse, ad alcuni studenti in modo tempestivo, ad altri in un arco di tempo successivo, mentre ad altri ancora non è stata notificata.
Ecco perché, senatore Modica, si è poi tentato di trovare quella soluzione dell’aver sostenuto un esame ovvero più di due esami; ha ragione lei a dire che forse occorrerà rivedere l’aspetto lessicale e la forma, perché, probabilmente, non dovremo più parlare di sessione estiva o autunnale: fisseremo una data e troveremo una soluzione che non sia soggetta a ricorsi e ad impugnative successive.
Tuttavia, il requisito di aver sostenuto uno ovvero più di due esami, premia a mio avviso il merito; un aspetto di merito infatti esiste per il fatto stesso che su 400 studenti che avevano ottenuto la sospensiva, e ai quali comunque non era stata notificata per tempo la decisione del Consiglio di Stato, solo il 58 per cento ha sostenuto esami. Sono quindi circa 230 studenti ad aver diritto a questa sanatoria, una parte dei quali iscritti alla facoltà di medicina e chirurgia, altri a quella di odontoiatria. I numeri sono quindi abbastanza esigui.
Mi rendo conto che una legge non può tener conto dei numeri; una legge è giusta o ingiusta a prescindere dai numeri. Non so se questa legge sia giusta, perché comunque sana alcune ingiustizie e forse ne crea altre; tuttavia il motivo per il quale abbiamo ritenuto di portare questo testo all’attenzione dell’Assemblea è che ci è sembrato ingiusto tenere in bilico dei ragazzi che - come qualcuno ha ricordato - hanno fatto ricorso nel 2000-2001.
Oggi sono passati quattro anni dall’iscrizione di questi ragazzi all’università e qualcuno ha suggerito, mi pare la senatrice Boldi, di iscriverli al secondo anno di un altro corso di laurea. Allora non c’era bisogno che facessero ricorso e aspettassero tanti anni, senatrice Boldi, dal momento che al secondo anno di un altro corso di laurea si potevano iscrivere già nel 2002-2003 prendendo atto della situazione. Non ne hanno preso atto, sono stati tenuti in una situazione sospesa dalle università, per cui credo che questo provvedimento compia un atto di giustizia.
Un atto di giustizia che deve far riferimento anche alle norme di accesso alle facoltà a numero programmato. Credo che il legislatore dovrebbe intervenire su tali norme; al riguardo, concordo con il senatore Tessitore che probabilmente il sistema dei quiz non è il migliore per individuare chi è più capace e più idoneo a frequentare determinate facoltà, e forse non è neanche il più adatto a selezionare i migliori.
Vi è poi un altro aspetto - e concludo - che a me sembra vada assolutamente rivisto ed è il seguente: la legge è nazionale, però poi le graduatorie, caro Sottosegretario, sono di ateneo e, alla fine, con il medesimo punteggio in alcuni atenei si entra ed in altri si resta esclusi. Mi sembra che, forse, occorrerebbe attivarsi anche in questa direzione per apportare al più presto una modifica alla norma. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Fasolino).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
CALDORO, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, formulerò alcune brevissime considerazioni. Il Governo, come è noto, ha seguito l’iter parlamentare di questo disegno di legge con il rispetto che si deve al Parlamento e, in particolare, ai disegni di legge di iniziativa parlamentare. Dobbiamo ricordare infatti che di questo si tratta.
Come dicevo, il Governo ha seguito i lavori con il dovuto rispetto sia per quanto riguarda alcuni aspetti generali che qui sono stati esposti, sia perché, per alcuni motivi, il provvedimento tocca la vita accademica e formativa di alcuni studenti. Vi è poi anche un’altra ragione: il Governo è stato più volte, nel recente passato e anche ancor prima, chiamato in causa affinché intervenisse con proprio apposito provvedimento.
Al riguardo, sia per quanto concerne il precedente Governo che l’attuale, si è sempre ritenuto di non dover intervenire. Quali sono state le ragioni per cui il Governo ha ritenuto di non dover intervenire? In particolar modo perché secondo il Governo mancavano i presupposti di base per un intervento specifico dell’Esecutivo, dal momento che lo stesso Parlamento all’atto dell’approvazione dei precedenti disegni di legge di sanatoria si era impegnato con il Governo a non intervenire più su questa materia con altri provvedimenti di sanatoria.
Un altro argomento di carattere di opportunità, è che di fatto c'era un'evidente situazione di disparità di trattamento in particolare rispetto ai numerosi studenti che non avevano fatto ricorso.
È chiaro che la delicatezza del tema, sia per gli aspetti generali che per quelli legati al provvedimento in sé, impone un confronto serrato che il Governo ha sempre voluto in tutte le sedi, in particolare alla Camera quando si è discusso e approvato questo testo.
Ritengo che ci debba essere da parte di tutti una piena consapevolezza di quello che si fa, al di là del volume e del peso delle tante e-mail o delle lettere che vengono inviate ai singoli senatori e ai membri del Governo, ancora di più oggi, in particolare per quanto riguarda l'anno accademico 2000-2001, nel momento in cui la nostra valutazione del sistema universitario (che aveva riscontrato la regolare applicazione della legge n. 264 del 1999 che reca norme in materia di accesso all'istruzione universitaria) è stata confermata, come ricordato anche nell'intervento del senatore Tessitore, da un orientamento uniforme del Consiglio di Stato prevalentemente per l'anno 2000-2001, cosa che non era avvenuta nel passato e che ha di fatto riformato una serie di ordinanze di sospensiva legate ai ricorsi presentati al TAR.
Nello stesso tempo, c'è stato un riconoscimento oggettivo di una situazione di incertezza che ha anche determinato una diversa applicazione rispetto a queste sentenze tra i diversi atenei.
Tutte queste motivazioni ci hanno fatto convergere su un compromesso al quale la Camera ha ritenuto di accedere (e riguardo al quale vi è una non contrarietà del Governo), che prevede la possibilità di consentire a questi studenti di iscriversi e quindi il riconoscimento del percorso formativo, vale a dire degli esami (oggi sarebbe più opportuno parlare in termini di crediti), in particolare per il secondo anno del corso di laurea di accesso non programmato.
Faccio presente che come è stato ricordato parliamo dell'anno accademico 2000-2001 e quindi c'è anche un problema che qui non è stato posto: una qualsiasi modifica del testo approvato dalla Camera comporterà il suo ritorno presso quel ramo del Parlamento. In questo caso l'anno accademico 2003-2004 potrebbe diventare l'anno accademico 2004-2005, con i problemi relativi alla responsabilità che ci assumiamo nei confronti di questi studenti.
Sono stati affrontati temi di carattere generale e su alcune considerazioni chiaramente vi è una riflessione da parte del Governo e un confronto parlamentare che il Governo ha aperto, in particolare presso la Camera dei deputati, sul sistema di selezione per i corsi di laurea ad accesso programmato.
Vi è una serie di problematiche che sono state qui ricordate da molti senatori e credo sia opportuno che si faccia su di esse una riflessione comune per intervenire eventualmente in sede amministrativa o, se necessario, in sede legislativa.
Un ultimo argomento che è stato qui evidenziato riguarda una scelta alla quale il Governo non era in via di principio contrario, quella di prevedere un trasferimento o un rinvio di responsabilità al sistema dell'autonomia, così come è stato ricordato anche da un emendamento presentato dal senatore Modica.
Il Governo non era di per sé di principio contrario ad una soluzione del genere, come abbiamo detto anche in sede di confronto alla Camera dei deputati. Poi la scelta è stata diversa. Quando accettiamo di trasferire responsabilità proprie dell'autonomia al sistema universitario, allo stesso modo dobbiamo anche bilanciare le proposte future che chiedono invece uniformità di trattamento e l'eventuale scelta di un ateneo di attuare per alcuni corsi di studio il numero di accesso programmato.
Se tale aspetto deve essere lasciato al sistema dell'autonomia dobbiamo anche prevedere che quest'ultimo possa comportarsi in maniera non uniforme rispetto al numero programmato, al di là della questione specifica che abbiamo affrontato oggi, in particolare su alcune professioni ma in generale sull'offerta formativa propria del sistema universitario.
Quindi, il Governo precisa la sua posizione che ha tra l'altro puntualizzato in più di un'occasione, in particolare alla Camera dei deputati. Per quanto riguarda il confronto che si avvierà in questa sede si riserva di intervenire sulle proposte emendative, ma si affiderà prevalentemente al giudizio di quest’Aula.
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1184
PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del disegno di legge n. 1184.
È iscritto a parlare il senatore Maritati. Ne ha facoltà.
MARITATI (DS-U). Signor Presidente, non abbiamo una posizione preconcetta, un'opposizione di fondo sulla normativa in esame. Vi sono, però, delle questioni preliminari da esaminare prima ancora di passare all'esame dei singoli emendamenti.
Mi riferisco, ad esempio, al problema della copertura finanziaria, di cui all'articolo 4. Ritengo opportuno procedere in tal senso perché daremo la possibilità alla Commissione bilancio di esprimersi su una questione che ha carattere fondamentale e preliminare. Il provvedimento in esame ha come destinatari le 570 unità di personale dipendente dall'Amministrazione penitenziaria ed appartenenti alle qualifiche direttive di direttore di istituto penitenziario, direttore di ospedale psichiatrico-giudiziario e di direttore di servizio sociale.
Al riguardo, va specificato che 435 delle complessive 570 unità già fruiscono del trattamento economico dirigenziale della Polizia di Stato, anche per effetto delle disposizioni, di cui all'articolo 40 della legge n. 395 del 1990, concernente il trattamento giuridico ed economico del personale dirigente e direttivo dell'Amministrazione penitenziaria. Relativamente alle restanti 135 unità si dovrebbe provvedere, invece, alla copertura finanziaria mediante la riduzione dell'autorizzazione di spesa di sei milioni di euro, di cui all'articolo 33, comma 7, della legge n. 289 del 2002, disposte dall'articolo 4 del provvedimento in esame.
La clausola di copertura finanziaria, di cui all'articolo 4 del testo proposto dalla Commissione tuttavia non tiene conto dell'incremento retributivo intervenuto per il personale dirigente dell'Amministrazione penitenziaria al quale, al pari del personale dirigente delle forze di polizia, viene attribuita una indennità perequativa attualmente fissata in 9.707 euro per i primi dirigenti ed in 16.330 euro per i dirigenti superiori, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 dicembre 2003, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2003.
Questa indennità perequativa non era stata attribuita alle 435 unità di personale che fruivano del trattamento economico dirigenziale tabellare, in quanto riferibile espressamente solo ai dirigenti in possesso delle previste qualifiche.
Quindi, con la nomina a dirigenti delle predette 435 unità di personale della posizione economica C3, come previsto dall’articolo 3, comma 1, dell’Atto Senato n. 1184 in corso d’esame, dovrebbe essere loro attribuita, nelle more della nuova disciplina del trattamento economico, anche l’indennità perequativa, con un maggiore onere di spesa complessivo che varia da 5.600.000 euro a 9.000.000 di euro, comprensivi degli oneri previdenziali a carico dello Stato corrispondenti al 32,7 per cento.
Inoltre, non sono stati considerati i maggiori oneri indotti dalla progressione automatica del trattamento economico previsto per il personale delle forze di polizia e di quello ad esso equiparato, come appunto, i dirigenti penitenziari (trattamento del dirigente superiore per il personale direttivo con anzianità di almeno 23 anni di servizio), né sono stati presi in considerazione gli oneri per l’eventuale inquadramento dei dirigenti, previsto dal comma 2 dell’articolo 3 dell’atto in esame.
Ora, signor Presidente, penso che su questo punto prima di passare all’esame degli emendamenti debba esprimersi la Commissione bilancio. I nostri emendamenti non sono di tipo ostruzionistico ma sono diretti a migliorare una normativa che, in linea di principio, riteniamo debba essere varata, perché è necessario riordinare le carriere dei funzionari del sistema penitenziario.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ziccone. Ne ha facoltà.
ZICCONE (FI). Signor Presidente, il disegno di legge contenente la delega al Governo per la disciplina dell’ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria è da lungo tempo atteso, non soltanto dalla categoria dei dipendenti pubblici interessati, ma anche dall’intera comunità penitenziaria. Si tratta di una legge che mette ordine in un settore nel quale solo la grande abnegazione del personale addetto ha permesso di far fronte a numerose difficoltà.
Tra i punti qualificanti che meritano particolare apprezzamento vi è, in primo luogo, la revisione delle qualifiche, che opportunamente opera accorpamenti basati sulla specificità dei compiti e sui profili professionali specialistici.
In secondo luogo, è importante la tanto attesa revisione della pianta organica, la quale colma una grave lacuna che ha dato luogo finora a gravissime carenze, risolte solo grazie al sacrificio del personale attualmente in servizio.
In terzo luogo, apprezzamento merita l’indicazione di criteri oggettivi che devono condizionare l’avanzamento nella carriera del personale interessato.
Infine, si risolve un problema assai sentito dalla categoria interessata: la previsione della copertura assicurativa e del rischio della responsabilità civile. Il rapporto di lavoro viene esattamente e opportunamente considerato un rapporto di lavoro di diritto pubblico e le norme transitorie hanno il merito di affrontare i problemi dovuti a molti anni di sacrifici e allo svolgimento di compiti sempre adempiuti con grande senso di responsabilità, contemperando il rigore delle norme sul piano dell’efficienza amministrativa con il giusto riconoscimento dei sacrifici compiuti.
Per tutte queste ragioni, credo vada espresso un giudizio decisamente favorevole sul disegno di legge.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
BOREA, relatore. Signor Presidente, innanzitutto mi consenta di esprimere un sincero rammarico per aver fatto ritardare di circa mezz’ora l’inizio dei lavori dell’Aula; purtroppo, la difficoltà di raggiungere Roma in auto, data la situazione del raccordo autostradale, ha determinato questo increscioso episodio, del quale chiedo scusa a lei e ai colleghi.
Per quanto riguarda il disegno di legge in esame, i rilievi formulati dal collega Maritati in ordine al vero problema che per esso si porrebbe, cioè la sua copertura finanziaria, riguardano questioni espresse e risolte con l’emendamento 4.1000, a mia firma, al quale è peraltro condizionato il parere di nulla osta della 5a Commissione permanente, interamente sostitutivo dell’articolo 4.
Mi rendo conto che vi sono anche esigenze relative alla corresponsione di un incremento retributivo al personale interessato dal disegno di legge attraverso indennità perequative. Però, devo nuovamente ricordare al collega Maritati che l'unico rimedio per assicurare una copertura finanziaria alla legge è costituito dall'emendamento 4.1000 a mia firma.
Pertanto, rinvierei ogni altra questione all’esame dei singoli emendamenti; altrimenti, rischieremo, per problemi di natura finanziaria, di bloccare l'intera legge, senza dare ai dirigenti e impiegati interessati neppure la possibilità di vedersi riconosciuta la carriera dirigenziale nell'amministrazione penitenziaria.
Il supporto qualificato del senatore Ziccone, capogruppo di Forza Italia, che esprime sul provvedimento un giudizio sostanzialmente positivo, naturalmente tranquillizza il relatore sull'opportunità di approvare in tempi brevi il disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
VALENTINO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, onorevoli senatori, condivido l’invito del senatore Borea, relatore sul provvedimento, a lasciare alla fase emendativa la valutazione degli argomenti introdotti dal senatore Maritati, perché troppe sono le attese che questo disegno di legge sta alimentando, dato che da troppo tempo si avverte l'esigenza di equiparare carriere dello Stato e funzioni che hanno ruoli sostanzialmente non dissimili, ma che non beneficiano di analogo trattamento. È questo lo scopo che si prefigge la lodevole iniziativa legislativa che oggi è alla nostra attenzione.
Vorrei comunque tranquillizzare, per quanto possibile, il senatore Maritati, facendo rinvio alla documentazione che gli uffici competenti mi hanno trasmesso. Certamente, se si avvertirà l'esigenza di rimettere gli atti alla Commissione bilancio, ciò sarà fatto e avremo più congrue valutazioni sui temi oggi introdotti.
L'ufficio per il bilancio del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha avanzato una serie di valutazioni tranquillizzanti in ordine alla copertura finanziaria. In particolare, per quanto concerne l'onere rappresentato dalle 135 unità dell'area C ricordate poc'anzi dal senatore Maritati, ha fatto presente che ad oggi, per effetto dell'applicazione delle disposizioni dell'articolo 15, lettera b), del contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri, tutte le citate unità sono state inquadrate nella posizione economica C2 e pertanto l'iniziale previsto onere di circa 4.021.000 euro è da considerarsi più elevato, seppure di poco, di quello effettivo.
Inoltre, sulla base di analoghe valutazioni, si sottolinea come tutte le posizioni siano già state positivamente verificate dalla Ragioneria generale dello Stato relativamente alla quantificazione degli oneri.
Resta naturalmente apprezzabile la circostanza, sottolineata nella replica dal senatore Borea, che l’approvazione del suo emendamento all’articolo 4, concernente la clausola di copertura finanziaria, conferma la disponibilità dei fondi speciali di cui alla tabella A del Ministero della giustizia per gli anni 2004, 2005 e 2006, nonché delle risorse derivanti dalla riduzione dell’autorizzazione alla spesa di cui all’articolo 33, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Tali risorse, peraltro, sono previste in 6 milioni di euro annui e la loro decorrenza può essere fissata dall’anno 2004. Questa sarebbe la chiave di volta per la soluzione del problema.
Il Governo confida che questo disegno di legge, teso a creare equilibrio fra categorie sensibili di fedeli amministratori dello Stato, possa essere sollecitamente approvato.
PRESIDENTE. Ringrazio il rappresentante del Governo e tutti i colleghi intervenuti fin qui e rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(1094-B) Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1094-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana del 1° aprile il relatore si è rimesso alla relazione scritta ed è stata dichiarata aperta la discussione generale.
Non essendo presenti in Aula i senatori Turroni e Villone, iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha pertanto facoltà di parlare il relatore.
FALCIER, relatore. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BRANCHER, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo esprime un giudizio complessivamente positivo sul testo approvato dalla Camera dei deputati, seppur con alcune modificazioni rispetto al testo trasmesso dal Senato. Io mi limiterò in questa fase a richiamare le modificazioni apportate dalla Camera, oggetto specifico dell’esame.
All’articolo 1 la Camera ha soppresso il comma 2, concernente i casi di ineleggibilità e di incompatibilità all’assunzione di incarichi pubblici da parte di componenti di organi costituzionali o di appartenenti ad amministrazioni o enti pubblici statali.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 201 del 2003, con riferimento alle incompatibilità tra cariche regionali e cariche negli enti locali, ha sostenuto che "modificando la distribuzione delle competenze normative in tema di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di consigliere regionale (…), l’attuale articolo 122, primo comma, della Costituzione ha sottratto la materia alla legislazione dello Stato e l'ha attribuita a quella delle Regioni; conseguentemente, per ragioni di congruenza sistematica, la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di legislazione elettorale dei Comuni (…) ha da essere intesa con esclusione della disciplina delle cause di incompatibilità (oltre che di ineleggibilità) a cariche elettive regionali derivanti da cariche elettive comunali (oltre che provinciali e delle Città metropolitane)".
In altri termini, la Corte ha risolto il rapporto tra le due competenze legislative - statale e regionale - in termini di specialità, in favore della legislazione regionale.
Al Senato aveva prevalso, nella prima lettura, la linea di una sostanziale sovrapposizione delle due competenze: lo Stato disciplina lo status dei propri dipendenti, quale espressione del proprio potere di autorganizzazione; le Regioni disciplinano le eventuali ineleggibilità ed incompatibilità alla carica di consigliere o presidente della Regione, anche per i dipendenti statali.
Tale impostazione trovava riscontro nell’articolo 1, comma 2, del disegno di legge, in base a cui "i casi di ineleggibilità e di incompatibilità all’assunzione di incarichi pubblici da parte di componenti di organi costituzionali o di appartenenti ad amministrazioni od enti pubblici statali continuano ad essere disciplinati anche dalla legge dello Stato".
La diversa interpretazione data dalla Corte costituzionale circa il rapporto tra la competenza regionale e quella statale interessa dunque la questione affrontata dall’articolo 1, comma 2. Non sussistono infatti significativi elementi di differenziazione quanto al rapporto tra le competenze legislative, rispetto al principio fissato dalla Corte costituzionale.
Per queste ragioni, la Camera ha inteso - proprio per garantire la piena conformità al quadro costituzionale delle competenze legislative, delineato dalla Corte - sopprimere il comma 2 dell’articolo 1 del disegno di legge. È una scelta che il Governo non può che condividere, proprio per assicurare la piena conformità costituzionale del disegno di legge.
All’articolo 2, comma 1, è stata introdotta una nuova lettera f) tra i princìpi fondamentali in materia di ineleggibilità. Si tratta della previsione della "non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia".
Conseguentemente, la Camera dei deputati ha deciso di sopprimere la disposizione corrispondente, contenuta nell’articolo 4 (Disposizioni di principio in materia di sistema di elezione).
Il Senato, in prima lettura, aveva previsto la mera eventualità della limitazione del numero dei mandati consecutivi del Presidente della Giunta regionale eletto direttamente, rimettendo nella sostanza alla valutazione del legislatore statutario regionale la decisione di merito circa la fissazione di un limite dei mandati consecutivi.
Il Governo non ritiene di entrare nel merito della questione, rimettendosi alle valutazioni del Parlamento su un tema che attiene alla configurazione delle autonomie regionali ed al rapporto tra Esecutivi e Consigli. Peraltro, lo stesso Governo non può che ribadire alcuni aspetti, con l’intento di offrire un contributo alla discussione.
In primo luogo, non sembra del tutto convincente la scelta di considerare la limitazione dei mandati quale causa di ineleggibilità. Infatti, le cause di ineleggibilità si contraddistinguono per due elementi: primo, la sussistenza di una condizione che contrasta con i parametri legislativi che consentono l’accesso alle cariche elettive; secondo, la rimuovibilità della condizione, da parte dell’interessato, entro certi termini. Nel caso in questione, la limitazione dei mandati consecutivi mancherebbe del secondo requisito e sembra confondersi con il tema dell’incandidabilità.
In secondo luogo, come in più occasioni è stato già ricordato, la questione della limitazione del numero dei mandati consecutivi attiene alla forma di Governo, materia questa riservata allo Statuto regionale dall’articolo 123 della Costituzione.
Fissare nella legge statale di principio una disposizione del genere comporta il serio rischio di incostituzionalità della norma. In questo senso segnali preoccupanti sono già pervenuti da parte dei Presidenti delle Regioni, all’indomani della decisione della Camera.
Il Governo, quindi, indipendentemente dal merito della questione, manifesta forti perplessità esclusivamente in ordine alla conformità costituzionale dell’articolo 2, comma 1, lettera f).
Bisogna tuttavia riconoscere che la disposizione introdotta dalla Camera si presta anche ad una lettura e ad una interpretazione in grado di favorire la tenuta costituzionale del testo. Infatti, la limitazione del numero dei mandati consecutivi del Presidente eletto direttamente è prevista "sulla base della normativa regionale adottata in materia".
Il rinvio alla normativa regionale assicura pertanto la non immediata applicabilità della disposizione statale, che richiede l’intervento di diretta regolazione regionale. Questo intervento potrebbe limitarsi alla specificazione delle modalità operative o alla definizione della fase transitoria. In alternativa, potrebbe intendersi il rinvio alla normativa regionale quale condizione per l’effettivo dispiegarsi del limite dei mandati. In questa seconda eventualità sarebbe salvaguardata l’autonomia regionale costituzionalmente tutelata.
Infine, all’articolo 3, comma 1, è stata modificata dalla Camera la lettera d), in modo da distinguere riguardo ai casi di incompatibilità per lite pendente con la Regione: ipotesi in cui il soggetto sia parte attiva della lite; ipotesi in cui il soggetto non sia parte attiva della lite.
Alla lettera g) dello stesso articolo è stato abbreviato a trenta giorni (dai novanta precedenti) il termine massimo - che dovrà essere determinato dalla legislazione regionale - per l’esercizio dell’opzione in caso di incompatibilità. Le modificazioni sembrano configurare un'opportuna precisazione delle diverse fattispecie.
La modificazione dell’articolo 4 sul sistema di elezione è consequenziale rispetto alla modificazione introdotta all’articolo 2 in tema di ineleggibilità.
Nel complesso il Governo auspica un iter rapido e conclusivo del disegno di legge. Non posso quindi che ribadire l’auspicio che si possa giungere alla definitiva approvazione del disegno di legge, che costituisce un importante passo in avanti nella piena attuazione di disposizioni costituzionali concernenti l’ordinamento regionale.
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1690) Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica
(1288) CRINO’ ed altri. – Disposizioni finalizzate alla eradicazione del gozzo endemico e degli altri disordini da carenza iodica
(Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1690 e 1288.
Ricordo che nella seduta pomeridiana del 26 giugno 2003 è stata dichiarata aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Carella. Non essendo presente in Aula, si intende che abbia rinunziato.
È iscritto a parlare il senatore Danzi. Ne ha facoltà.
DANZI (UDC). Onorevole Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, siamo qui a discutere del disegno di legge n. 1288 che ci fa riflettere su un dato, cioè su quante patologie ancora oggi siano condizionate da errate abitudini alimentari.
Una delle patologie più importanti sotto questo punto di vista, è sicuramente il gozzo endemico; non solo il gozzo, cioè, ma anche l’ipotiroidismo, forma ben più grave di malattia della ghiandola tiroide, che ha la necessità assoluta di essere rifornita di iodio per produrre ormoni assolutamente indispensabili per tutta una serie di funzioni importanti e vitali per l’organismo.
Si pensi, a questo proposito, che lo iodio viene assunto solo con gli alimenti e non prodotto dall’organismo e che la dieta normale non consente un apporto di iodio sufficiente. Il rimedio più elementare, tra l’altro estremamente poco costoso, è quello di arricchire il sale alimentare con lo iodio, rendendolo quindi uno iodurato o uno iodato, procedimento non economicamente gravoso, che non altera il sapore degli alimenti e soprattutto che si rivolge ad un alimento di uso comune e quotidiano, ma anche ad un alimento non assolutamente costoso.
Vorrei invitare tutti a una riflessione. In Italia abbiamo 6 milioni di persone colpite da questa patologia, che comporta costi assolutamente elevati (si calcola intorno ai 150 milioni di euro all’anno) innanzitutto per le tecniche diagnostiche, che si servono di radioisotopi (le scintigrafie), per le visite specialistiche, ma anche per il trattamento successivo e per la possibile, probabile, non auspicabile evoluzione della malattia, che consiste all’inizio in un ingrandimento della ghiandola tiroide, che tende a sopperire alla mancanza di iodio lavorando di più, pur in assenza dell’elemento fondamentale, ma che successivamente può sfociare in situazioni che richiedono interventi chirurgici o in altri tipi di patologie ben più gravi.
Riteniamo che l’Italia debba assolutamente porre rimedio a questa situazione; tra l’altro, il rimedio suggerito è estremamente semplice. Basti considerare, a questo proposito, che tali patologie sono state assolutamente sconfitte con campagne pubblicitarie e con l’uso di prodotti alimentari integrati negli Stati Uniti, in Scandinavia, in Germania e in Venezuela, dove praticamente non esistono più.
Non essendo possibile imporre una iodioprofilassi obbligatoria, perché ciò contrasterebbe con il principio della libertà di scelta costituzionalmente protetto, il disegno di legge offre, a mio avviso, l’alternativa molto valida - come accade in Austria - di varare una disciplina semiobbligatoria: in pratica, si obbligano i rivenditori ad avere, oltre al sale comune, quello arricchito con lo iodio e a destinare quest’ultimo alla vendita al consumatore, a meno che lo stesso consumatore non chieda di acquistare sale comune; quindi, di vendere in prima battuta il sale arricchito.
Capite bene quanto sia importante colmare questo ritardo, capite bene quanto ciò costi poco, capite bene quanto questo ci allinei a Paesi che da anni hanno proceduto in tal senso con ottimi risultati per la salute dei cittadini; capite bene quindi come sia importante approvare il provvedimento, nella speranza che la salute dei cittadini migliori e i costi per lo Stato diminuiscano. (Applausi del senatore Salzano).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salini. Ne ha facoltà.
SALINI (FI). Signor Presidente, onorevoli senatori, l’Organizzazione mondiale della sanità in un rapporto del 1994 nel prendere in esame la sanità pubblica nel suo complesso si soffermò in modo particolare sul gozzo endemico evidenziandone sia la dimensione numerica (come è stato ricordato dal collega Danzi), sia la dislocazione territoriale e soprattutto la radicazione di questa affezione che, pur di semplice entità, come è stato detto, può determinare gravi conseguenze, ma soprattutto può avere risvolti economici, in un momento oltretutto particolare.
Credo sia opportuno un brevissimo cenno sulla ghiandola tiroidea che è interessata da questo fenomeno per significare la sua autonomia, la sua fisiologia e la sua patologia. Dagli estratti della ghiandola tiroidea sono stati separati una sostanza attiva, la tiroxina, e altri ormoni di cui, seppur di poco interesse dal punto di vista funzionale, sono state determinate la costituzione, la sintesi e la funzione.
La ghiandola tiroidea non svolge, cioè, soltanto funzioni per se stessa ma interessa, per esempio, la regolarizzazione del metabolismo basale, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, la crescita dell’apparato scheletrico e la maturazione sessuale.
Il componente più importante di questo ormone è lo iodio; nella tiroide esso è presente nella misura di un terzo, forse anche della metà di tutto lo iodio contenuto nell’organismo. Ad esempio, un uomo di settant’anni ne contiene 50 milligrammi, 25 nella tiroide e i restanti distribuiti nel sistema muscolare e in tutto l’organismo. Quindi, la quantità di iodio presente nella tiroide supera, in percentuale, quella contenuta in tutti gli altri organi del nostro corpo.
La iodemìa, cioè la quantità di iodio presente nel sangue, varia tra i 5 e i 10 milligrammi per centimetro cubo. Pertanto, lo iodio è un elemento indispensabile per la salute dell’uomo ed esso viene introdotto, come è stato ricordato anche di recente, con l’alimentazione.
L’organismo ha bisogno di 150 microgrammi al giorno di iodio, che vengono introdotti non in forma pura, ma attraverso un sale iodurato, che è un sale addizionato di ioduro di potassio. Quando la quantità di iodio diminuisce nell’organismo, ne risente la ghiandola tiroidea e si forma un gozzo, che può avere piccole dimensioni e quindi determinare soltanto una patologia estetica o, invece, assumere dimensioni più rilevanti creando una compressione a carico dell’esofago e della tiroide e determinando disfunzioni che sono di tipo respiratorio e digestivo. Il gozzo quindi è un’affezione di tipo benigno.
Come abbiamo detto, si è pensato per tanti anni che le Regioni del Nord fossero più interessate dal problema di quelle del Centro-Sud, che in alcune zone montane e pedemontane vi fosse una maggiore carenza di iodio a causa di un’alimentazione troppo povera di tale elemento. Successivamente, si è visto invece che, all’infuori delle Regioni costiere, tutte le Regioni sono interessate dal problema, anzi, pare addirittura che le Regioni del Centro-Sud lo siano maggiormente.
È stato documentato - e da ciò deriva la risoluzione da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità - che la correzione della carenza alimentare di iodio è in grado di prevenire il gozzo endemico e le altre patologie che si verificano, e ciò per le funzioni che la tiroxina, come abbiamo detto, svolge per quanto riguarda lo sviluppo della persona, il suo sviluppo scheletrico, il sistema nervoso centrale e la maturazione sessuale.
Pertanto, non da adesso, ma da moltissimi anni, è stato introdotto il metodo della iodioprofilassi più semplice, che consiste nella sostituzione del normale sale da cucina con quello arricchito con iodio. È importante che tale iodioprofilassi abbia carattere di continuità nel tempo, dal momento che si tratta di una carenza che va colmata, naturalmente, per un tempo assai lungo.
Come è stato detto anche dal senatore Danzi, in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, la Finlandia ed altri, l’uso continuativo di questo iodio ha fatto regredire lesioni di poco conto e ha fatto scomparire praticamente le malattie che hanno un interesse gozzigeno.
Quindi, vi è la necessità di effettuare come è stato detto una campagna informativa sulla iodioprofilassi che va rivolta alla comunità nazionale attraverso una formazione e una informazione da parte degli addetti ai lavori nei confronti della collettività.
L'interesse al consumo di sale arricchito con iodio quando non raggiunge valori significativi va pertanto controllato e corretto, mantenendo viva attraverso iniziative di educazione alimentare l'attenzione dei consumatori, degli operatori sanitari e dei mezzi di comunicazione sulla iodioprofilassi e sulla sua efficacia per la prevenzione.
Dai dati a disposizione si evince che il consumo di sale arricchito con iodio su basi volontarie attualmente è privo di incentivi e infatti risulta essere basso rispetto al consumo globale di sale alimentare.
Il disegno di legge in esame consta di sei articoli. L'articolo 1 individua il campo di applicazione del provvedimento per quanto concerne le modalità di utilizzo del sale arricchito con iodio per il consumo diretto, per essere utilizzato quale sale alimentare o come ingrediente nella preparazione e nella conservazione dei prodotti alimentari.
L'articolo 2 richiama ai fini dell'applicazione della presente legge la definizione di sale alimentare e di sale arricchito con iodio, contenuta nei regolamenti di cui ai decreti del Ministro della sanità n. 106 del 1997 e n. 562 del 1995.
L'articolo 3 stabilisce che nei punti vendita di sale alimentare deve essere assicurata la contemporanea disponibilità di sale comune e di sale arricchito con iodio; la fornitura del primo è subordinata a specifica richiesta dei consumatori. L'articolo prevede, inoltre, l'individuazione da parte del Ministero della salute di una specifica locandina da apporre negli espositori dei punti vendita finalizzata ad informare i consumatori sui benefici della iodioprofilassi. La ristorazione collettiva, inoltre, nelle sue varie tipologie deve utilizzare e mettere a disposizione dei consumatori il sale arricchito con iodio.
L'articolo 4 estende la possibilità di utilizzare il sale arricchito con iodio anche, come prima richiamavo, come ingrediente nella preparazione e nella conservazione dei prodotti alimentari.
L'articolo 5 richiama le norme di etichettatura con la previsione di un logo specifico definito dal Ministero della salute.
L'articolo 6 invece abroga le limitazioni previste dai commi 1 e 2 dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 10 agosto 1995, n. 562, relative alle confezioni di vendita di sale arricchito con iodio.
Saluto ad una delegazione del Comitato per la legislazione costituzionale del Consiglio federale della Federazione Russa
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è in tribuna una delegazione del Comitato per la legislazione costituzionale del Consiglio federale della Federazione Russa. (Generali applausi).
A questa delegazione tutto il Senato rivolge il benvenuto e il proprio saluto. Desidero precisare peraltro che questa mattina non sono previste votazioni in Aula e questa è la ragione per la quale sono presenti pochi colleghi, soltanto coloro iscritti a parlare sui singoli provvedimenti, ma l'Aula del Senato in genere è più affollata di quanto stamane non risulti.
So che avete incontrato i colleghi della 1a Commissione permanente, Affari costituzionali. Siamo lieti di questa collaborazione e speriamo che essa possa proseguire in maniera proficua.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1690 e 1288
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salzano. Ne ha facoltà.
SALZANO (UDC). Signor Presidente, onorevole sottosegretario Cursi, la Conferenza internazionale della nutrizione FAO, che si è tenuta a Roma nel 1992, aveva individuato già tra gli obiettivi da raggiungere entro l'anno 2000 l'eradicazione dei disturbi da carenza di iodio che in Italia colpiscono circa il 10 per cento della popolazione. Vi è, in realtà, una scarsa conoscenza della gravità dei disturbi conseguenti a tale carenza e della possibilità della loro eradicazione attraverso l'uso di sale arricchito con iodio.
La campagna di informazione promossa dal Ministero della salute circa la possibilità di prevenire il gozzo endemico con l’uso di sale iodato è stata, sì, utilissima, ma, credo, insufficiente. Vi è bisogno quindi di una legge; occorre l’approvazione di questo provvedimento che, come hanno già detto gli altri colleghi, prevede che nei punti vendita di sale alimentare debba essere assicurata la disponibilità, oltre che del sale comune, anche di quello arricchito con iodio.
Lo iodio è, infatti, un componente essenziale degli ormoni tiroidei e la sua carenza compromette la funzione della tiroide, una ghiandola situata alla base del collo che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso centrale, nell'accrescimento corporeo, nella maturazione sessuale e nella regolazione dei principali processi metabolici dell'organismo. Lo iodio è indispensabile, quindi, alla salute e, se il suo apporto è inferiore al necessario, per la produzione di ormoni tiroidei la tiroide - per così dire - lavora più intensamente, così da ingrossarsi fino a produrre il gozzo. Per evitare questi problemi è indispensabile inserire nella propria dieta giornaliera il quantitativo raccomandato di iodio, pari a 150 microgrammi al giorno.
Un corretto comportamento alimentare, quindi, prevede il consumo di poco sale, con la preferenza di quello iodato, sia a tavola sia in cucina. I rilevamenti epidemiologici più recenti dimostrano che le zone di endemia riguardano tutte le Regioni italiane, isole comprese, il cui deficit nutrizionale di iodio - a differenza di quanto si riteneva - può essere documentato non solo nelle aree storicamente interessate a tale carenza ma anche in Regioni dell'Italia centrale e meridionale.
La soluzione - come ha detto il senatore Danzi - è semplice, efficace ed anche a basso costo: sale fortificato con 30 milligrammi di iodio per ogni chilo. Bisogna soltanto renderlo reperibile ovunque: nelle drogherie, nei supermercati, nelle tabaccherie, nei ristoranti. In Austria, dove una legge ne impone la distribuzione, il 90 per cento del sale è fortificato con lo iodio. In Italia non superiamo il 5 per cento mentre per raggiungere un livello di sicurezza dovremmo viaggiare su una percentuale pari all'80 per cento circa. L'anno 2000 è trascorso da tempo, senza che quell'impegno sia stato mantenuto.
Come dicevo, si rende indispensabile l'approvazione del disegno di legge n. 1690 che riguarda la prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica per risolvere definitivamente un problema di sanità pubblica che, fra l’altro costa allo Stato circa 300 miliardi all'anno delle vecchie lire. Ecco perché l'UDC è favorevole all'approvazione del provvedimento al nostro esame.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tredese. Ne ha facoltà.
TREDESE (FI). Signor Presidente, a nome del Gruppo Forza Italia, esprimo il nostro orientamento favorevole al disegno di legge in esame che, come ha ben detto il mio collega, riguarda un campo particolarmente importante. Credo sia una delle prime leggi che facciamo per una patologia importante, soprattutto per un'azione di prevenzione che noi chiediamo fortemente. (Applausi del senatore Salzano).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
PONTONE, relatore. Signor Presidente, rinuncio alla replica e preannuncio il voto favorevole del Gruppo Alleanza Nazionale al provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
CURSI, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio la Presidenza perché finalmente, dopo qualche mese, discutiamo di questo provvedimento che interessa milioni di persone e che mi auguro segua un percorso più veloce rispetto a quello fino ad oggi seguito.
Non voglio assolutamente fare un richiamo, ma solo una sollecitazione: mi auguro che l’iter di questo disegno di legge venga rapidamente concluso dall’Assemblea, in quanto sono stati presentati pochi emendamenti e c’è un sostanziale accordo all’interno dell’Aula.
Si può pertanto procedere sollecitamente da parte del Senato all’approvazione di un disegno di legge che, come avete sentito, interessa tante persone. È per me motivo di soddisfazione vedere che tutti i Gruppi parlamentari si sono espressi favorevolmente all’approvazione di questo disegno di legge.
Pertanto, signor Presidente, la ringrazio e la prego di farsi carico anche di questa mia sollecitazione.
PRESIDENTE. Lo farò senz’altro, onorevole sottosegretario Cursi.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione, interpellanze e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con l’ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 13,02).
Allegato B
Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, trasmissione di documenti
Il Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, con lettera in data 6 aprile 2004, ha trasmesso il documento - approvato dalla Commissione stessa in pari data - a conclusione dell'indagine conoscitiva sull'armonizzazione dei sistemi di gestione dell'anagrafe tributaria (Doc. XVII-bis, n. 4).
Detto documento sarà stampato e distribuito.
Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, trasmissione e deferimento
Con lettera in data 5 aprile 2004, pervenuta il successivo 19 aprile, l'Ufficio del giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Taranto ha trasmesso la richiesta di autorizzazione all'esecuzione della ordinanza applicativa della misura cautelare personale della custodia cautelare in carcere, avanzata nei confronti del senatore Giuseppe Nocco (Doc. IV, n. 4).
Tale richiesta, in data 19 aprile 2004, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro giustizia
(Governo Berlusconi-II)
Disposizioni per l'attuazione della decisione 2002/187/GAI del Consiglio dell'Unione europea del 28 febbraio 2002, che istituisce l'Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità (2894)
(presentato in data 14/04/2004 )
C.4293 approvato dalla Camera dei Deputati;
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Sen. Vallone Giuseppe
Nuove norme in materia di vigilanza sulla correttezza e trasparenza dei rapporti concessori relativi alla rete autostradale (2895)
(presentato in data 14/04/2004 )
Ministro Istruzione,univ.ric.
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Berlusconi-II)
Conversione in legge del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell' anno scolastico 2004 - 2005, nonche' in materia di esami di Stato e di Universita' (2896)
(presentato in data 15/04/2004 )
Sen. Cossiga Francesco
Modifiche al codice di procedura penale in materia di grazia (2897)
(presentato in data 19/04/2004 )
Sen. De Petris Loredana
Disposizioni per la tutela delle produzioni agroalimentari convenzionali, biologiche e a denominazione protetta (2898)
(presentato in data 20/04/2004 )
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
6ª Commissione permanente Finanze
Sen. Cambursano Renato ed altri
Disposizioni in materia di tassazione del trattamento di fine rapporto (2885)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 11° Lavoro
(assegnato in data 06/04/2004 )
Commissioni 1° e 2° riunite
Sen. Calvi Guido ed altri
Modifiche all' articolo 681 del codice di procedura penale in materia di revisione del procedimento di concessione della grazia (2863)
(assegnato in data 09/04/2004 )
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Conversione in legge del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell' anno scolastico 2004 - 2005, nonche' in materia di esami di Stato e di Universita' (2896)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita'; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
(assegnato in data 16/04/2004 )
1ª Commissione permanente Aff. cost.
Sen. Basile Filadelfio Guido
Istituzione de "La Banca del tempo" (2215)
previ pareri delle Commissioni 5° Bilancio
(assegnato in data 20/04/2004 )
1ª Commissione permanente Aff. cost.
Sen. Specchia Giuseppe, Sen. Zappacosta Lucio
Passaggio del rapporto di impiego del personale dirigenziale delle amministrazioni statali da regime privatistico a quello pubblicistico, di ripristino della qualifica di dirigente superiore e di istituzione del Consiglio superiore dei dirigenti dello Stato (2797)
previ pareri delle Commissioni 5° Bilancio
(assegnato in data 20/04/2004 )
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Borea Leonzio
Disposizioni sull' obbligo di denuncia della detenzione delle armi (2604)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost.
(assegnato in data 20/04/2004 )
2ª Commissione permanente Giustizia
Sen. Ripamonti Natale
Modifica all' articolo 411 del codice penale, concernente la non punibilita' della dispersione delle ceneri (2800)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 12° Sanita'
(assegnato in data 20/04/2004 )
2ª Commissione permanente Giustizia
Disposizioni per l' attuazione della decisione 2002/187/GAI del Consiglio dell' Unione europea del 28 febbraio 2002, che istituisce l' Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalita' (2894)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 14° Unione europea
C.4293 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 20/04/2004 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Sen. Sodano Calogero ed altri
Promozione all'estero della cultura, della lingua e della scienza italiane (1841)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz., 14° Unione europea, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 20/04/2004 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo internazionale del 2001 sul caffe', con allegato, adottato a Londra il 28 settembre 2000 (2880)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 10° Industria
(assegnato in data 20/04/2004 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Malta sulla promozione e protezione degli investimenti, firmato a Roma il 20 dicembre 2002 (2881)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz., 8° Lavori pubb., 10° Industria, Commissione parlamentare questioni regionali
C.4547 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 20/04/2004 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica islamica di Mauritania sulla promozione e protezione degli investimenti, fatto a Nouakchott il 5 aprile 2003 (2882)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 10° Industria
C.4518 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 20/04/2004 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica araba siriana in materia di collaborazione turistica, fatto a Roma il 20 febbraio 2002 (2883)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz., 8° Lavori pubb., 10° Industria, Commissione parlamentare questioni regionali
C.4596 approvato dalla Camera dei Deputati;
(assegnato in data 20/04/2004 )
6ª Commissione permanente Finanze
Sen. Giaretta Paolo ed altri
Assegno sostitutivo dell' accompagnatore militare (2768)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio
(assegnato in data 20/04/2004 )
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Sen. Bucciero Ettore
Norme interpretative dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, come sostituito dall' articolo 6 della legge 9 dicembre 1985, n. 705 e dell' articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, relativo all' ulteriore permanenza in servizio nel ruolo di professore universitario (2856)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio
(assegnato in data 20/04/2004 )
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Legge quadro sulla qualita' architettonica (2867)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 8° Lavori pubb., 13° Ambiente, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 20/04/2004 )
10ª Commissione permanente Industria
Sen. Bianconi Laura ed altri
Disciplina dei servizi sostitutivi di mensa aziendale (2855)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 11° Lavoro
(assegnato in data 20/04/2004 )
11ª Commissione permanente Lavoro
Sen. Rollandin Augusto Arduino Claudio ed altri
Disposizioni per favorire il recupero e il reinserimento delle lavoratrici vittime di infortuni sul lavoro (2859)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 12° Sanita', 14° Unione europea
(assegnato in data 20/04/2004 )
Commissioni 2° e 6° riunite
Sen. Cambursano Renato ed altri
Nuove norme in materia di tutela dei diritti dei risparmiatori e degli investitori e di prevenzione e contrasto dei conflitti di interessi tra i soggetti operanti nei mercati finanziari (2760)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 10° Industria, 11° Lavoro, 14° Unione europea
(assegnato in data 20/04/2004 )
Disegni di legge, richieste di parere
In data 7 aprile 2004, la Commissione speciale in materia di infanzia e di minori è stata chiamata ad esprimere il proprio parere sui disegni di legge: Amato ed altri. - "Delega al Governo in materia di peso, trasporto e uso dei libri di testo nella scuola elementare e media" (2581) e Favaro ed altri. - "Disposizioni in materia di peso, trasporto e uso dei libri di testo nella scuola primaria e secondaria di primo grado" (2865), già deferiti, in sede referente, alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport).
Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti
Nella seduta del 7 aprile 2004, la 2a Commissione permanente (Giustizia) ha approvato il disegno di legge: dep. Pecorella.- "Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115" (1912) (Approvato dalla 2a Commissione permanente della Camera dei deputati).
Con l'approvazione di detto disegno di legge resta assorbito il disegno di legge: Veraldi ed altri. - "Modifiche all'articolo 81, comma 2, lettera c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di formazione dell'elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato" (1752).
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Ettore Bucciero, in data 8 aprile 2004, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Bucciero. - "Introduzione del curatore speciale del minore nei procedimenti di separazione e divorzio" (1275).
Governo, richieste di parere su documenti
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 7 aprile 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, la richiesta di parere parlamentare in ordine allo schema di decreto ministeriale, predisposto di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, concernente la ripartizione, per l'esercizio finanziario 2004, delle somme iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero degli affari esteri, relative a contributi in favore di enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (358).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 3a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 10 maggio 2004. La 5a Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 7 aprile 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 28 dicembre 1982, n. 948, la richiesta di parere parlamentare in ordine allo schema di decreto ministeriale, predisposto di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, concernente la tabella per l'erogazione del contributo annuale dello Stato per il triennio 2004-2006, in favore degli enti a carattere internazionalistico sottoposti alla vigilanza del Ministero degli affari esteri (n. 359).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 3a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 10 maggio 2004. La 5a Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 9 aprile 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 46, comma 5, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, la richiesta di parere parlamentare in ordine alla relazione illustrativa della ripartizione, per l'esercizio finanziario 2004, del Fondo unico per gli investimenti - capitolo 7370 - "Fondo unico da ripartire - investimenti patrimonio culturale" dello stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali (n. 360).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 7a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 10 maggio 2004.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 aprile 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la richiesta di parere parlamentare in ordine allo schema di decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca concernente: "Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei approvato con decreto del Ministro dell'istruzione e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509" (n. 361).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 7a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 10 maggio 2004. La 1a Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.
Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 2 aprile 2004, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 18 novembre 1997, n. 426, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del professor Francesco Alberoni, del signor Giancarlo Giannini, del signor Dante Ferretti, del dottor Carlo Rambaldi e del professor Sergio Sciarelli a membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia (n. 100).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 7a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 10 maggio 2004.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 5 aprile 2004, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge 3 agosto 1985, n. 411, il bilancio consuntivo della Società "Dante Alighieri", relativo all'anno 2003 (Atto n. 484).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 7a Commissione permanente.
Il Presidente del Consiglio dei ministri, ha trasmesso, in data 22 marzo 2004, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa realizzate dalla Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico del Veneto (VE), previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 novembre 2000, concernente la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2000 (Atto n. 486).
Detto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competenti per materia.
Con lettere in data 6 aprile 2004, il Ministro dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Cologno Monzese (Milano) e Gravina in Puglia (Bari).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 2 aprile 2004, ha inviato, ai sensi dell'articolo 11-ter, comma 6, della legge 5 agosto 1978, n. 468, come aggiunto dall'articolo 7 della legge 23 agosto 1988,n. 362, la relazione - resa dalla Corte stessa a Sezioni riunite nell'adunanza del 1° aprile 2004 - sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi approvate dal Parlamento nel periodo settembre-dicembre 2003 (Doc. XLVIII, n. 9).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettere in data 5 e 8 aprile 2004, ha inviato, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:
del Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN SpA), per gli esercizi 2001 e 2002 (Doc. XV, n. 225). Detto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente;
dell'Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori e gli scultori, i musicisti, gli scrittori e gli autori drammatici (ENAPPSMSAD), per l'esercizio 2001 (Doc. XV, n. 226). Detto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente;
dell'Autorità portuale di La Spezia, per gli esercizi 2001 e 2002 (Doc. XV, n. 227). Detto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente;
del Club Alpino Italiano (CAI), per l'esercizio 2002 (Doc. XV, n. 228). Detto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 13a Commissione permanente;
dell'EUR S.p.A., per l'esercizio 2002 (Doc. XV, n. 229). Detto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente.
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Ordinanza della Corte di cassazione, deferimento
In data 7 aprile 2004 è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, affinché la esamini e riferisca all'Assemblea, l'ordinanza emessa dalla Corte di cassazione - IV Sezione penale, in data 4 febbraio - 9 marzo 2004, nel procedimento n. 48731/03.
Regioni, trasmissione di relazioni
Il Difensore civico della Provincia autonoma di Trento, con lettera in data 30 marzo 2004, ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta dallo stesso Ufficio nell'anno 2003 (Doc. CXXVIII, n. 3/10).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
Consigli regionali, trasmissione di voti
E' pervenuto al Senato un voto del consiglio regionale della Valle d'Aosta sugli interventi per il recepimento da parte del Parlamento italiano dei Protocolli previsti dalla Convenzione delle Alpi (n. 107).
Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente.
Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di documenti
Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, con lettera in data 5 aprile 2004, ha inviato un documento di osservazioni e proposte su "La riforma degli ammortizzatori sociali nel disegno di legge del Governo 848-bis/2003" (Atto n. 485).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente;
Enti pubblici, trasmissione di documenti
Il Presidente della RAI, con lettera in data 5 aprile 2004, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 8, della legge 25 giugno 1993, n. 206, la relazione sull'andamento del servizio pubblico radiotelevisivo, riferita all'anno 2003 (Doc. CXXX, n. 3).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
BOCO, SALVI, MALABARBA, FALOMI, MARINO, MARTONE, CORTIANA, TURRONI - Il Senato,
premesso che:
in Iraq gli scontri armati fra le forze della coalizione internazionale e gruppi sempre più numerosi di iracheni assumono ogni giorno caratteri sempre più drammatici;
il 6 aprile 2004, in particolare, sono stati registrati violenti scontri a fuoco in diverse località irachene, costati la vita a numerosi soldati della coalizione e a civili iracheni;
lo stesso giorno, a Nassirya, un violentissimo combattimento ha coinvolto il contingente italiano, causando il ferimento di 12 bersaglieri e la morte di 15 iracheni, fra cui donne e bambini;
al combattimento hanno partecipato 500 soldati italiani sparando 30.000 colpi di mitragliatori e fucili e 10 tra razzi e missili;
il Ministro della difesa ha ammesso, nell'audizione svoltasi il 7 aprile 2004 presso le Commissioni difesa congiunte della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, che l'intervento militare italiano è stato ordinato dal comando anglo-americano al fine di sgombrare i tre ponti sull'Eufrate occupati da manifestanti iracheni, e non quindi per rispondere a un'aggressione;
per tre giorni sono state sospese le attività di assistenza umanitaria alla popolazione civile;
già il 12 novembre dello scorso anno un attentato a Nassirya era costato la vita a 19 militari italiani;
la missione in Iraq presenta le caratteristiche di un’operazione di occupazione militare e non è legittimata dal diritto internazionale, non essendo coperta da un mandato delle Nazioni Unite,
impegna il Governo:
a disporre l'immediata cessazione di tutte le attività militari armate delle nostre truppe di stanza in Iraq;
a disporre l'immediato rientro del nostro contingente;
a rafforzare l'attività politico-diplomatica tesa alla tregua fra le fazioni ed alla pacificazione dell'Iraq.
(1-00262)
D'ANDREA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che:
il 25 luglio 2002, dopo la cessione dello stabilimento Ferrosud Spa con sede in Matera da parte dell'Ansaldobreda Spa al gruppo Mancini, fu siglato presso il Ministero delle attività produttive un accordo che prevedeva la continuità dello sviluppo occupazionale e produttivo, nonché ulteriori iniziative di rilancio, secondo quanto indicato nel piano industriale del 1999;
in data 31 luglio 2002 il suddetto accordo veniva sottoposto a referendum e approvato dai lavoratori della Ferrosud;
secondo la rappresentanza sindacale unitaria non si sarebbe adempiuto a quanto previsto dal detto accordo e l'azienda evidenzierebbe elementi di difficoltà tali da determinare il ricorso alla cassa integrazione guadagni in presenza, peraltro, di utilizzazione di altro personale in outsourcing;
le organizzazioni sindacali lamentano difficoltà di dialogo con gli attuali responsabili dell'azienda,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere l'iniziativa di convocare un tavolo di confronto con tutte le parti interessate all'accordo citato allo scopo di verificarne lo stato di attuazione, di approfondire le ragioni delle difficoltà, intanto insorte, e di predisporre le azioni più efficaci per assicurare il puntuale conseguimento degli obiettivi concordati.
(2-00546)
ANGIUS, BRUTTI Massimo, DI SIENA, MACONI, PAGANO, VILLONE, VIVIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Per sapere:
se sia fondata la notizia pubblicata dal quotidiano "Il Messaggero" del 15 aprile 2004 in base alla quale due dipendenti dei servizi di sicurezza sarebbero stati sequestrati da un gruppo sciita nei pressi di Abu Ghraib, a pochi chilometri da Baghdad, nella giornata di venerdì 9 aprile 2004 e rilasciati nella giornata di sabato 10 aprile per effetto di una mediazione gestita direttamente dagli stessi servizi di sicurezza;
se la notizia corrisponda al vero e se il Governo fosse stato informato;
qualora il Governo fosse stato informato, per quale ragione la circostanza non sia stata comunicata al Parlamento;
se un'analoga mediazione sia stata condotta per il caso degli altri quattro italiani sequestrati nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 aprile;
quali indirizzi generali abbia impartito il Governo per giungere alla liberazione degli ostaggi italiani ancora nelle mani dei sequestratori;
quali decisioni intenda assumere il Governo al fine di garantire la sicurezza dei civili italiani presenti in Iraq stanti le condizioni di particolare pericolosità in quella zona di guerra.
(2-00547 p. a.)
MARTONE, DE PETRIS, BOCO, RIPAMONTI, ZANCAN, CORTIANA, TURRONI, CARELLA, DONATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
la sera del 14 aprile 2004 durante la trasmissione "Porta a porta", su Rai Uno, veniva data in diretta la notizia dell'avvenuta esecuzione di uno dei quattro ostaggi italiani rapiti in Iraq, Fabrizio Quattrocchi;
nello studio televisivo erano presenti il ministro degli affari esteri Frattini e alcuni familiari degli altri tre ostaggi ancora in mano ai rapitori: il fratello di Umberto Cupertino, la sorella di Maurizio Agliana e il padre di Salvatore Stefio, collegato da Palermo;
secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa, intorno a mezzanotte il conduttore Bruno Vespa, rivolgendosi al ministro Frattini, chiedeva: "E' probabile che una persona sia stata uccisa, ma fino a questo momento non abbiamo alcuna conferma che si tratti di un italiano. E' così, signor Ministro?" "E' così", rispondeva il Ministro degli affari esteri;
il primo a fare il nome di Fabrizio Quattrocchi è stato Renato Farina, vicedirettore del quotidiano "Libero", che affermava di aver parlato con il caposervizio dell'emittente araba Al Jazeera in Europa, il quale gli avrebbe riferito che l'italiano ucciso era Fabrizio Quattrocchi. Interpellato nel merito, il ministro Frattini confermava quanto affermato da Farina, precisando che: "C'è stata conferma tramite il nostro ambasciatore in Qatar", Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, "che ha visto il filmato. Ha riconosciuto Quattrocchi dopo che il cappuccio è stato tolto". Frattini ha poi assentito quando gli è stato chiesto se la famiglia fosse già stata avvertita;
il ministro Frattini ha successivamente affermato di aver appreso la notizia dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi mentre era in trasmissione nello studio di "Porta a Porta". ''L'ho saputo quando l'ambasciatore italiano ha detto che avevano riconosciuto la persona e hanno avvisato la famiglia'', ha detto il Ministro parlando con l'Ansa al termine della trasmissione. ''Era necessario del tempo per avvertire la famiglia e non farglielo sapere dalla televisione'', ha detto ancora il Ministro;
considerato che:
sul quotidiano "La Repubblica" del 16 aprile 2004 un articolo a firma di Giuseppe D'Avanzo ricostruisce la successione temporale degli eventi relativi all'uccisione dell'ostaggio e la comunicazione in diretta televisiva dell'avvenuto assassinio;
in particolare, l'articolo afferma che alle ore 22,06 (ora italiana) la rete televisiva araba "Al Jazeera" annuncia l'assassinio di uno dei quattro ostaggi italiani in mano ai terroristi di Bagdad. Secondo lo stesso quotidiano un redattore della stessa rete, Imad El Atrache, avrebbe avvertito telefonicamente l'ambasciatore in Qatar, Giuseppe Buccino Grimaldi, dicendo: "E' stato giustiziato uno degli ostaggi italiani. E' Fabrizio Quattrocchi, abbiamo il video dell'assassinio. Abbiamo deciso di non mandarlo in onda e di non fare, per il momento, il nome della vittima. Avrete così il tempo di informare la famiglia e tranquillizzare le famiglie degli altri tre prigionieri";
sembra che intorno alle ore 22,06 il redattore arabo sopra citato abbia chiamato il vicedirettore del quotidiano "Libero", Renato Farina, un paio di volte per avvisarlo dell'uccisione dell'ostaggio italiano;
intorno alle ore 22,15, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell'articolo, il ministro Frattini, che si trovava già negli studi della trasmissione "Porta a Porta", avrebbe appreso la notizia della morte di Fabrizio Quattrocchi;
alle ore 23,15 Rai Uno ha interrotto le trasmissioni per passare la linea a "Porta a Porta";
sempre secondo la ricostruzione di "La Repubblica", a mezzanotte e dieci il giornalista Farina, che seguiva la trasmissione televisiva in diretta, si sarebbe messo in contatto con la redazione di "Porta a Porta" per comunicare la notizia dell'uccisione di Quattrocchi, arrivatagli da Imad;
lo stesso, da quanto si apprende da "La Repubblica", avrebbe confermato: "Dopo alcuni minuti Roberto Arditti, il numero due di Vespa, mi ha chiamato per dirmi che il ministro Frattini confermava la notizia della morte di Quattrocchi e che però il Ministro era d’accordo che fossi io a dare la notizia. Io l'ho fatto, ma pensavo che la famiglia fosse stata già avvisata, altrimenti non avrei detto nulla";
la famiglia, da quanto si apprende da diverse ricostruzioni riportate da vari organi di stampa e presenti sul sito Internet del settimanale "Vita" (http://www.vita.it), non era stata avvisata;
la notizia della morte di Fabrizio Quattrocchi arriva al fratello Davide alle ore 00,30, due ore e 24 minuti dopo che l'informazione è stata ricevuta dall'ambasciatore italiano a Doha, due ore e venti minuti dopo che la notizia è giunta al ministro Frattini;
il fratello di uno dei sequestrati in Iraq chiede in diretta al Ministro: ''Ma adesso chi ci darà notizie sui nostri cari?" "Chiamate il numero verde della Farnesina", ha risposto il ministro degli affari esteri della Repubblica italiana Franco Frattini'',
si chiede di sapere:
per quale motivo il Ministro degli affari esteri, invece di stare alla Farnesina a coordinare l'unità di crisi, dopo che l'annuncio di Al Jazeera dell'uccisione di uno degli ostaggi era già stata data, abbia scelto di andare a "Porta a Porta";
se non si ritenga grave che i famigliari di Quattrocchi abbiano appreso della morte dell'ostaggio solo due ore e mezzo dopo il Ministro;
perché tale notizia sia stata appresa dagli interessati in diretta televisiva e non dalle autorità competenti del caso;
come mai l'annuncio del riconoscimento sia stato fatto in trasmissione dal vicedirettore di "Libero" e non dal Ministro degli affari esteri, che si limitava a confermare l'avvenuta uccisione;
per quale motivo a "Porta a Porta" fossero assenti soltanto i parenti di Fabrizio Quattrocchi;
come mai, pochi minuti dopo l'annuncio, fossero già pronti i servizi da Genova sulle reazioni dei famigliari:
se non si ritenga grave che un Ministro comunichi ai familiari degli altri tre ostaggi, ancora in mano ai sequestratori e presenti in trasmissione, che per avere altre informazioni avrebbero dovuto chiamare un numero verde;
come mai il Presidente del Consiglio, sicuramente a conoscenza dell'avvenuto omicidio, durante quelle drammatiche ore ritenesse più opportuno rimanere in Sardegna invece di recarsi a Roma per seguire personalmente gli sviluppi della drammatica vicenda.
(2-00548)
BUCCIERO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso:
che da notizie di stampa ("Gazzetta del Mezzogiorno" del 15 aprile 2004) si è appreso che alla professoressa Mariella Pinto, affetta da sclerosi multipla, insegnante di inglese, residente in Mola di Bari, è stato ingiunto dal Centro Servizi Amministrativi il trasferimento in una scuola di Gravina o Altamura, paesi che distano oltre 50 chilometri dalla residenza della professoressa;
altresì che la professoressa Pinto ha invocato il diritto riveniente dall'art. 33 della legge n. 104;
che la notizia di stampa riporta una dichiarazione secondo la quale anche il Ministero concorda con la tesi della professoressa Pinto,
si chiede di sapere quale debba essere la sorte della professoressa di cui in premessa e quali siano le motivazioni del Centro Servizi Amministrativi a sostegno del trasferimento ad altra sede.
(3-01535)
DI SIENA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso:
che i ripetuti fermi di produzione e relative "messe in libertà" presso lo stabilimento FIAT di Melfi, con ricadute nell’indotto, hanno creato crescente preoccupazione fra i lavoratori per la tutela del posto di lavoro e della propria dignità;
che dette decisioni evidenziano problemi di organizzazione del lavoro e della produzione, oltre che di tutela del salario, particolarmente complessi e delicati, tali da richiedere un serio confronto fra vertici dell’impresa e rappresentanze sindacali;
che particolarmente nell’indotto aumenta il ricorso alla cassa integrazione, ma anche il rischio di delocalizzare parti della produzione con grave danno per l’intera area del Melfese;
che più in generale si assiste da tempo presso la FIAT di Melfi ad un logoramento delle relazioni fra sindacato e azienda e ad una violazione continua dei diritti sindacali e dei singoli lavoratori,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga di dover intervenire presso la dirigenza della FIAT di Melfi per sollecitare la convocazione di un tavolo negoziale, dopo anni di reticenza a trattare da parte dell’azienda, che hanno seriamente compromesso le relazioni sindacali;
se non creda di doversi inoltre attivare per favorire, d’intesa con la Regione Basilicata, una ridefinizione delle strategie industriali, con particolare riferimento all’industria dell’auto, tale da assicurare prospettive positive all’intero comparto.
(3-01536)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
EUFEMI - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:
era previsto l’impianto primario di meccanizzazione postale di ultima generazione, che avrebbe dovuto essere già funzionante in questo periodo;
Torino si aprirà ai nuovi mercati dell’Est Europa anche grazie alla TAV;
la città, sede delle Olimpiadi invernali del 2006 e delle Universiadi del 2007, vedrà un notevole ampliamento dello scalo aereoportuale;
in considerazione dell’importanza primaria che Poste Italiane riveste nelle sovrastrutture territoriali con quel che ne consegue in termini di insediamenti industriali, commerciali e quindi occupazionali,
si chiede di conoscere quale sia la situazione delle Poste Italiane a Torino, in relazione ad una presunta ristrutturazione dei bacini di utenza e degli impianti esistenti che andrebbero a penalizzare Torino e la sua Provincia in particolare e, più in generale, tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta, e ogni chiarimento sulla richiamata situazione.
(4-06567)
FABRIS - Al Ministro dell'interno - Premesso:
che dal punto di vista quantitativo l'offerta turistica emiliano-romagnola, ancora costituita per quote attorno all'80% dall'apparato ricettivo costiero, resta leader in Italia e in Europa, con un'offerta che fino ad ora è risultata competitiva nel rapporto qualità/prezzo;
che la distribuzione degli alberghi per località evidenzia una forte connotazione balneare, risulta piuttosto stabile nel tempo e ancora concentrata sul Comune di Cervia;
che sul litorale si concentra oltre l'88% degli alberghi, l'area Cervia - Milano Marittima dispone di oltre il 70% di tutta l'offerta alberghiera provinciale;
considerato che, soprattutto durante la stagione estiva, il Comune di Cervia deve trovarsi pronto a fornire le necessarie risposte alle esigenze palesate da parte dei turisti e dei residenti sotto ogni punto di vista, in particolare della sicurezza e dell'ordine pubblico, tema quanto mai sentito specie in questo particolare momento storico,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno porre in essere tutti gli atti necessari affinché siano potenziate le Forze dell'ordine nel Comune di Cervia al fine di ottenere un migliore controllo del territorio e di contrastare efficacemente il fenomeno dell'abusivismo commerciale nell'arenile demaniale;
quanti agenti di polizia e carabinieri potrebbero essere verosimilmente inviati per rafforzare i servizi di controllo sul litorale;
quando sarà istituito il posto di Polizia a Pinurella;
quali provvedimenti siano stati assunti per assicurare la sicurezza del porto di Cervia.
(4-06568)
VIVIANI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
alla fine del mese di ottobre 2003 presso il Centro di servizio sociale per adulti (CSSA) di Verona è stata effettuata un’ispezione da parte di una Commissione inviata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria anche in seguito alla presentazione, a firma dell’interrogante, dell’atto di sindacato ispettivo 4-03864;
la situazione allora rilevata fu definita grave dalla stessa Commissione ma, a tutt’oggi, nulla è mutato se non in senso di un ulteriore aggravamento in termini di disparità di trattamento dei dipendenti;
in particolare permangono un utilizzo del tutto discrezionale della concessione dell’orario straordinario, indipendentemente dalle esigenze di lavoro, ed un utilizzo improprio delle auto di servizio: un assistente sociale C3, Direttore reggente del Centro di Trento, utilizza le auto di servizio a disposizione del Centro di Verona, intralciando il lavoro di almeno 15 assistenti sociali;
il Direttore reggente del Centro di Trento è presente nel Centro di Verona per due giorni la settimana, ad orario ridotto, e non svolge alcun incarico di lavoro;
il Direttore reggente del Centro di Verona ha fatto ricorso a provvedimenti disciplinari, strumento in precedenza mai utilizzato considerata anche la natura del lavoro del Centro;
l'attività del Centro di Verona è caratterizzata dall'assoluta mancanza di trasparenza, come se fosse un affare privato del Direttore anziché il risultato del confronto e della collaborazione di tutti gli operatori del servizio sociale;
pur essendo state riconosciute da mesi a cinque operatori le funzioni C2, la Direzione non ha ancora provveduto a delegare loro competenze organizzative, anche di carattere esterno. Tali competenze sono state invece delegate, senza tenere in alcun conto l’anzianità di servizio, ad una capo area che lavora nel Centro solo da quattro anni;
nel Centro lavora un agente di Polizia penitenziaria, con funzioni di inserimento dei dati SDI, che ha superato nella graduatoria altro personale dotato di competenza ed esperienza pluriennale nella gestione degli uffici;
permangono, a tutt'oggi, condizioni di lavoro tali da realizzare fenomeni di mobbing,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per sanare al più presto, anche sulla base delle risultanze dell’ispezione suindicata, la grave situazione presente nel Centro di servizio sociale per adulti di Verona, caratterizzata, a tutt'oggi, da gravi irregolarità che influenzano negativamente un’attività di particolare rilevanza sociale.
(4-06569)
STIFFONI - Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:
la probabile ed imminente collocazione di un terminal gasiero nel bacino del delta del fiume Po produrrà notevoli danni e disagi in termini ambientali e paesaggistici, sociali ed economici; nello specifico, il gasdotto di collegamento dovrà attraversare un territorio ad alto valore ambientale e ad elevato rischio idrogeologico; si verificheranno notevolissimi danni alla pesca nella zona del Polesine a causa delle limitazioni che verranno imposte a quest’attività; si verificherà una diminuzione dell’affluenza turistica, soprattutto per lo stravolgimento della naturalità dell’orizzonte marino, causato dal notevole impatto visivo dell’enorme struttura;
le navi gasiere che risalgono l’Adriatico e la struttura in se stessa possono rappresentare obiettivi sensibili ad elevato rischio, ai fini di un possibile attacco terroristico, nel contesto dell’attuale situazione di tensione internazionale;
il Consiglio comunale di Rovigo ha di recente approvato una mozione che esprime la netta contrarietà alla realizzazione del progetto sulla base delle suddette motivazioni,
l’interrogante chiede di sapere se il Ministro dell’interno non ritenga di condividere quanto esposto in merito al rischio che la struttura possa costituire un possibile target per un attentato terroristico nel nostro Paese e, in caso affermativo, quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare tale ipotesi.
(4-06570)
SALZANO, RUVOLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
i medici degli enti previdenziali (INAIL e INPS) hanno un trattamento normativo ed economico in buona parte sovrapponibile a quello dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (legge n. 222/84, art. 13);
l’inquadramento normativo e il contratto di lavoro non si applicano automaticamente ma vengono recepiti dagli enti ed armonizzati, per quanto possibile, con le esigenze dell’ente stesso;
la riforma sanitaria-ter (decreto legislativo n. 229/99) e l’ultimo contratto (contratto collettivo nazionale di lavoro, quadriennio 1998-2001, dirigenza medica del Servizio Sanitario Nazionale) non sono stati ancora applicati integralmente ai medici degli enti previdenziali;
comunque l’attuale inquadramento normativo e contrattuale dei medici del Servizio Sanitario Nazionale appare del tutto inadeguato e peraltro disomogeneamente applicato sul territorio nazionale, tanto che si prevedono a breve profonde modifiche normative e contrattuali, anche in riferimento alla devolution;
il Ministro della salute, nella lettera all’INAIL avente per oggetto la funzione sanitaria dell’INAIL (art. 34, comma 13, legge finanziaria per il 2003), inoltrata per conoscenza al Dipartimento per la funzione pubblica e al Ministro del lavoro, precisa che l’INAIL, ai sensi dell’art. 1, decreto legislativo 30/12/92, n. 502, può essere considerato nel novero degli "enti e istituzioni di rilievo nazionale" che, nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, svolgono attività finalizzate alla tutela della salute,
si chiede di conoscere:
per quale motivo parte dei vertici sanitari dell'INAIL, a differenza dell’INPS, stiano accelerando la realizzazione dell’applicazione integrale e completa degli istituti normativi e contrattuali previsti allo stato per il Servizio Sanitario Nazionale con la proposta di introduzione del ruolo unico e dei Dipartimenti, che comunque comporteranno solo abnorme dispendio di denaro pubblico senza alcuna garanzia di una ricaduta positiva in termini di efficienza ed efficacia;
come mai non si pensi di attendere l’imminente nuovo assetto giuridico-normativo del Servizio Sanitario Nazionale per porre mano ad un assetto normativo e contrattuale adeguato alle nuove realtà e alle delicate funzioni svolte dai sanitari dell’INAIL, quale riconosciuto ente di rilievo nazionale che svolge attività finalizzata alla tutela della salute.
(4-06571)
STANISCI - Al Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:
il "Quotidiano di Brindisi" di lunedì 5 aprile 2004 ha riportato la notizia di una strana moria di pesci verificatasi lungo la costa a Sud di Brindisi, che ha gettato non poco allarme nei pescatori della zona che hanno allertato i Carabinieri;
i pesci, secondo quanto testimoniato dai pescatori, sono stati rinvenuti già morti a pelo dell'acqua, a pochi metri di distanza dalla battigia sul litorale di Cerano;
dai pescatori e dai sub è stato anche denunciato il ritrovamento di pesci morti sui fondali marini tra Cerano e campo di mare;
sul posto sono stati effettuati prelievi di acqua da parte della ASL di Brindisi per effettuare analisi atte a verificare la presenza di eventuale inquinamento;
l’allarme dei pescatori è legato al fatto che la moria di pesci si è verificata nelle vicinanze del sito in cui insiste la centrale ENEL di Cerano, dove due anni fa si è avuta la fuoriuscita di una schiuma giallastra, che fu analizzata e di cui non sarebbero stati resi noti i risultati,
l’interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario:
accertare quali siano stati i risultati delle analisi sui campioni di schiuma;
intervenire al più presto con i mezzi scientifici a disposizione del Ministero nella ricerca delle cause della moria di pesci;
effettuare un monitoraggio della zona costiera adiacente alla centrale dell'ENEL di Cerano per verificare l’eventuale ricerca sul fondale di eventuali scorie derivanti da scarichi di metalli in mare.
(4-06572)
CICCANTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:
che fin dal 1994 è stata avviata la realizzazione del tratto stradale in variante alla strada statale n. 77 – Val di Chienti – in zona Villa Potenza, tra il chilometro 94+850 ed il chilometro 95+600;
che allo stato attuale i lavori stessi sono ancora sospesi, con notevole pregiudizio della città di Macerata, in quanto il capoluogo è raggiungibile dall’esterno soprattutto dalla direttrice di marcia che proviene dalla bassa e media valle del Potenza, attraversando il centro della frazione di Villa Potenza;
che in tale tratto di strada che attraversa la frazione si registra un alto tasso di incidentalità e di inquinamento atmosferico, con grave pregiudizio soprattutto della salute e della sicurezza della popolazione locale;
che il livello di sopportazione e di accettazione di questo stato di cose da parte della stessa popolazione è ormai saturo, non più procrastinabile, stante l’interesse dell'incolumità degli abitanti;
che, pertanto, si rende necessario rendere la realizzazione di detto tratto di strada una priorità assoluta nei programmi del compartimento dell'ANAS di Ancona, competente per territorio;
che si tratta di recepire anche le sollecitazioni ripetutamente espresse dal Consiglio comunale di Macerata nel senso di una rapida soluzione del problema evidenziato, trattandosi di chiudere un cantiere incomprensibilmente aperto da oltre un decennio per dei lavori che richiedono tempi molto minori,
si chiede di sapere:
quali adempimenti tecnici e burocratici debbano ancora essere svolti per il completamento dei lavori sopra evidenziati;
quali ostacoli siano stati finora registrati per il completamento dei lavori di cui trattasi;
quali iniziative si intenda assumere per una rapida ripresa dei lavori e per dare soluzione ai problemi riscontrati.
(4-06573)
BERGAMO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
da notizie ricevute pare che il commissariato di Polizia di Via Cosenza a Marghera rischi la chiusura a causa del mancato pagamento di diversi anni di affitto;
i cittadini e i commercianti di Marghera paventano tale ipotesi in quanto sin dal 1940 il commissariato rappresenta un importante punto di riferimento per tutta la popolazione e gli operatori economici;
il commissariato di Marghera è posto, infatti, strategicamente al centro del territorio di sua competenza che vede, tra l'altro, la presenza del polo industriale di Marghera, con tutte le problematiche ad esso connesse;
il commissariato ha sempre saputo assolvere i compiti istituzionali demandatigli riuscendo ad essere punto di riferimento in ogni tipo di situazione, fosse la semplice ricezione di una denuncia da parte del cittadino comune o la prevenzione e repressione dei crimini, sino alla gestione delle emergenze per fughe di gas dagli stabilimenti del petrolchimico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario verificare la veridicità di quanto sopra affermato in merito all'ipotesi di chiusura del commissariato di via Cosenza;
se e quali misure intenda adottare al fine di assicurare il mantenimento del commissariato di Marghera in posizione strategica per il controllo del territorio, considerato anche il particolare contesto socio-economico di Marghera.
(4-06574)
IOVENE - Ai Ministri della salute e per gli affari regionali - Premesso:
che la rete ospedaliera dell'Azienda Sanitaria Locale n. 8 di Vibo Valentia è composta da sei strutture in tutto il territorio provinciale (Soriano Calabro, Serra San Bruno e Tropea, a cui si devono aggiungere le due strutture parzialmente utilizzate per servizi ambulatoriali ed amministrativi di Pizzo e Nicotera e dell'ospedale civile di Vibo Valentia);
che la struttura più grande è l'ospedale civile di Vibo Valentia, con una potenziale capienza massima di 448 posti letto, allo stato ridotto a soli 200 posti letto, polo sanitario di prima importanza e riferimento principale per le esigenze mediche della città e, di fatto, della provincia;
che l'edificio che ospita l'ospedale civile di Vibo Valentia risale al 1960 e nel corso degli anni ha subito diversi interventi di ristrutturazione ed ampliamento che però si sono rivelati, nel tempo, insoddisfacenti per le esigenze dell'utenza e di una sempre migliore organizzazione dei servizi ospedalieri;
che da molto tempo si parla della realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero, al fine di soddisfare l'esigenza dell'utenza e per garantire una migliore organizzazione dei servizi ospedalieri;
che a tal fine, e per corrispondere alle nuove esigenze dell'utenza, è stato predisposto, dall'Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia, un progetto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia per un importo complessivo di 43.397.068,84 euro;
che di questi 6.902.446,46 euro risulterebbero essere risorse già assegnate in base all'art. 20 della legge n. 67/88; 5.204.564,69 risulterebbero disponibili in base alla legge n. 135/90; 9.968.210,60 euro devono essere messi a disposizione dall'Azienda Sanitaria con cessioni immobiliari e 21.303.847,09 euro verranno assegnati in una seconda fase (ex art. 20, legge n. 67/88);
che allo stato l'opera è stata mandata in appalto e la costruzione del nuovo nosocomio dovrebbe avvenire entro il 2010;
che i N.A.S., in una recente ispezione, hanno verificato come l'ospedale sia una struttura fortemente inadempiente e con gravi lacune;
che a seguito dell'ispezione dei N.A.S. sono stati chiusi i reparti di emodialisi, nefrologia e psichiatria. Il reparto di nefrologia è stato spostato a Soriano Calabro e quello di psichiatria è ancora chiuso in attesa di trasferimento in altra sede, interna ed esterna al presidio ospedaliero, determinando gravi disfunzioni all'utenza;
che, nel frattempo, nella logica dei tagli ai piccoli ospedali, sono stati chiusi alcuni reparti a Soriano Calabro e a Tropea, con relativo spostamento di servizi verso l'ospedale di Vibo Valentia, che risulta così congestionato a danno delle prestazioni e dell'utenza;
considerato:
che dei 43.397.068,84 euro sarebbero disponibili solo 12.107.011,15 euro, pari a poco meno di un quarto del totale costo dell'opera;
che in base al Piano economico e finanziario dell'Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia 9.968.210,60 euro dovrebbero venire da cessioni immobiliari relative alla vendita della struttura dell'attuale ospedale di Vibo Valentia;
che i rimanenti 21.303.847,09 euro per il completamento del finanziamento dovrebbero essere assegnati in un’ipotetica seconda fase;
che, quindi, gran parte dei finanziamenti previsti sono allo stato ancora ipotetici, ed è quindi fondato il timore di dare avvio ad un’opera che non avrà tutte le risorse necessarie per entrare in funzione in tempi rapidi;
che la città di Vibo Valentia, e la provincia, hanno invece bisogno di strutture in grado di offrire servizi adeguati alle esigenze dell'utenza, garantire sicurezza e completezza delle prestazioni sanitarie, tecnologie di primo e secondo livello, moderne sale operatorie, con unità di terapia intensiva in ambito cardiologico,
si chiede di sapere, per quanto di competenza:
quali fondi siano disponibili effettivamente, quali siano già impegnati e quanti intendano il Governo e la Regione Calabria impegnarne, ed in quali tempi, per il completamente dell'opera;
se non si ritenga poco credibile fondare un quarto dei finanziamenti necessari al completamento dell'opera sull'ipotetica vendita dell'attuale struttura ospedaliera di Vibo Valentia, o se invece vi siano in atto concrete possibilità di vendita e quali;
se i fondi della legge 5 giugno 1990, n. 135, recante "Programma di interventi per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS", possano essere utilizzati per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia;
cosa si intenda fare nell'immediato per riportare alla normalità l'erogazione dei servizi ospedalieri nella provincia di Vibo Valentia.
(4-06575)
MALABARBA - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il maresciallo di Marina Giovanni Pilloni, di anni 36, ha partecipato a missioni militari all'estero, a partire da quelle dei Balcani, e da giugno a dicembre 2003 è stato impiegato nella missione "Antica Babilonia" in Iraq, sia a Bassora che a Nassirya;
al ritorno dalla missione in Iraq è stato ricoverato per tumore e ha subito l'asportazione di un testicolo ed è tuttora in cura chemioterapica;
l'ufficiale ha chiesto al proprio Comando, presso la base di Grottaglie (Taranto), sia assistenza che il riconoscimento che la malattia era derivante dall'attività legata alle missioni militari cui aveva partecipato, non ricevendo che generiche promesse;
ogni spesa per l'assistenza ospedaliera, e per le conseguenze sulla famiglia per il suo stato di infermità, sono totalmente a suo carico,
si chiede di sapere:
se si intenda predisporre iniziative per conoscere le cause di questa malattia che, a diretta conoscenza del maresciallo, riguarda altri colleghi presenti nella sua stessa missione;
se, di fronte all'emergenza in corso, non si reputi opportuno intervenire per garantire la dovuta assistenza sanitaria ed economica nei confronti del maresciallo Pilloni e della sua famiglia, nonché riconoscere la causa di servizio per la grave infermità contratta.
(4-06576)
BUDIN, CREMA - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che per l'adunata nazionale che si terrà in città dal 14 al 16 maggio - in occasione del cinquantenario del ritorno di Trieste all'Italia - la sezione di Trieste dell'Associazione nazionale alpini ha curato la stampa di una serie di otto cartoline, fra cui una dedicata a Nicolò Gianni, ben noto per il suo acceso antisemitismo, militante e sistematico, da lui considerato addirittura di lotta patriottica;
considerato che:
tale politica non può essere di certo identificabile con i valori della Patria, nemmeno ovviamente con la Patria degli alpini, che in tutto il Novecento e fino ai giorni nostri hanno portato nel mondo, anche nei momenti in cui furono costretti al servizio di scelte sciagurate e dolorose, il volto di un'Italia solidale, aperta espressione di una profonda umanità;
non può dunque essere rappresentata dal volto di un razzista, convinto assertore di quelle inciviltà che le leggi razziali hanno calato sul nostro Paese e sulla città di Trieste, sconvolta da tali barbarie a lei sconosciute,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questo fatto increscioso e se non ritengano opportuno suggerire agli organizzatori dell'adunata nazionale degli alpini il ritiro di tale cartolina.
(4-06577)
BRUTTI MASSIMO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la R.S.I. (Rail Services International) Italia s.p.a., azienda appaltatrice delle Ferrovie dello Stato per la manutenzione delle carrozze letto, ha collocato 50 lavoratori appartenenti alle maestranze di Roma in cassa integrazione guadagni a zero ore;
la decisione è stata ritenuta necessaria in seguito alla riduzione dei costi ed alla sostanziale diminuzione degli investimenti per nuove carrozze letto operata dalle Ferrovie dello Stato; i lavoratori della R.S.I. Italia s.p.a. considerano altresì causa determinante dell'attuale stato di crisi della società il fatto che Trenitalia abbia indetto di recente alcune gare di appalto al massimo ribasso;
ciò comporta per le imprese del settore una drastica riduzione del lavoro, con conseguente ricorso alla cassa integrazione guadagni, ed il rischio di fallimento;
la diminuzione degli investimenti per il settore della manutenzione delle carrozze letto comporterà inoltre il progressivo invecchiamento delle stesse, una scarsa qualità dei servizi offerti e la dismissione, nei prossimi anni, di una parte delle carrozze in circolazione,
si chiede di sapere se e quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di tutelare i diritti dei lavoratori della R.S.I. Italia s.p.a. di Roma, consentendo loro di continuare a svolgere regolarmente l'attività lavorativa.
(4-06578)
OCCHETTO, DE ZULUETA, FALOMI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive - Premesso che:
la "Finmek access" è un’azienda di produzione tecnologica di telefonia e decoder ubicata a Santa Maria Capua Vetere, nella provincia di Caserta, che ha deciso di trasferire nel Nord d’Italia l’intero settore tecnologico, causando notevole depauperamento di risorse nel Mezzogiorno;
tale azienda attuando il suddetto spostamento mette a rischio il posto di lavoro di ben settecento operatori e il sostentamento delle rispettive famiglie; tenendo conto che già da mesi il pagamento degli stipendi non ha cadenza regolare, che il pagamento dei fornitori è stato sospeso e che le attività produttive sono ferme, si corre il rischio di uno smantellamento totale dell’azienda;
inoltre la "Finmek access" lo scorso anno aveva sottoscritto con le rappresentanze sindacali un accordo mediante il quale dovevano essere assunti duecento nuovi lavoratori e potenziato il capitale finanziario per consentire il rilancio dell’azienda nella fetta di mercato settoriale. Effettivamente sono state assunte 50 nuove professionalità che dopo i tagli degli stabilimenti meridionali contribuiranno ad aggiungersi alla lista dei precari,
gli interroganti chiedono di sapere se il Governo non ritenga opportuno intervenire per tutelare i lavoratori della "Finmek access", evitando i tagli e soprattutto evitando la chiusura degli stabilimenti meridionali della Finmek, che costituisce una notevole risorsa per il bacino tecnologico meridionale e per lo sviluppo delle competenze tecnologiche e territoriali, stante l’elevata professionalità raggiunta dagli operatori e per evitare il danno notevole all’economia del Casertano, esposta come altra area ai pericoli e ai rischi di devianza che la disoccupazione può creare.
(4-06579)
FABRIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso:
che, secondo notizie apparse in data 31 marzo 2004 sulla stampa nazionale, segnatamente la testata "Il Messaggero", la Banca d'Italia avrebbe mandato dei propri ispettori presso la sede della banca Credi Euro Nord, banca nata quattro anni fa per iniziativa di alcuni esponenti del partito della Lega Nord;
che, stando a quanto riportato dal citato quotidiano, detti ispettori avrebbero accertato "un livello elevato di sofferenza" economica "definito in gergo livello cinque" ed, in seguito, sarebbe stata compiuta una seconda ispezione;
che, secondo notizie apparse in data 1° aprile 2004 sulla testata "Il Corriere della Sera", la citata banca avrebbe chiuso il proprio bilancio 2003 con 8 milioni di euro di perdite e 12 milioni di euro di sofferenze su circa 47 milioni di euro di impieghi;
che, in particolare, Credi Euro Nord avrebbe registrato una perdita secca nel 2003 pari a 8 milioni di euro dopo 9 milioni di euro di accantonamenti;
che, attualmente, il capitale sociale complessivo della banca corrisponde a 14 milioni di euro e l'ingente perdita renderà necessario un aumento del capitale stesso;
che, secondo quanto appreso dalla stampa nazionale, la Lega Nord avrebbe addirittura palesato l'intenzione di "commissariare" Credi Euro Nord, tanto è vero che all'ordine del giorno dell'assemblea dei soci prevista per il prossimo 30 aprile sarà posta la questione dell'aumento del capitale sociale e delle azioni di responsabilità di coloro che hanno prodotto una tale situazione di disastro;
considerato:
che la banca Credi Euro Nord s.c.a.r.l., fondata il 21 febbraio 2000 con un capitale sociale di 9 milioni di euro circa condiviso da 2313 soci, era stata presentata e costantemente pubblicizzata, sulla stampa nazionale e via Internet, come l'istituto di credito che avrebbe puntato al piccolo risparmiatore e avrebbe convogliato tutti i quattrini dei cosiddetti "padani" che lavorano;
che detta banca avrebbe dovuto rappresentare la banca popolare caratteristica dell'economia locale della "padania", che si poneva l'obiettivo di raddoppiare il numero dei propri soci e di raggiungere i 18 milioni di euro di capitale sociale;
che una fortissima sollecitazione all'investimento in Credi Euro Nord è stata compiuta in questi ultimi anni nei confronti, oltre che dei tesserati Lega Nord, di tutte le famiglie residenti nel Nord Italia;
che, durante lo svolgimento dell'assemblea dei soci tenutasi a Milano il 7 aprile 2001, veniva deliberata la variazione in euro delle quote sociali di Credi Euro Nord;
che, attualmente, il valore di ogni quota di Credi Euro Nord corrisponde a 28 euro (54.215,56 lire);
che l'acquisto minimo di quote sociali previste è di 100 quote, per un totale di 2.800 euro (5.421.556 lire);
che solo fino al 12 giugno 2001 i soci di Credi Euro Nord nelle province italiane corrispondevano ad una percentuale pari al 32,62 a Milano (939 soci), 10,84 a Varese (312 soci), 8,51 a Bergamo (245 soci), 7,61 a Torino (219 soci), 5,35 a Treviso (154 soci), 4,72 a Brescia (136 soci), 4,10 a Padova (118 soci), 3,89 a Como (112 soci), 2,57 a Vicenza (74 soci) e infine 2,50 a Lecco (72 soci),
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che siano state compiute da parte della Banca d'Italia due distinte ispezioni presso l'istituto di credito in questione e, nel caso, quale sia lo stato e che esito abbiano avuto tali ispezioni;
se non si ritenga che ci si trovi di fronte ad un ennesimo esempio di finta e ingiustificabile attività di sollecitazione all'investimento a danno di migliaia di cittadini e, nel caso, quali provvedimenti il Governo intenda assumere al riguardo e come sia stata esercitata in tale contesto l'alta vigilanza in materia di tutela del risparmio e di esercizio della funzione creditizia da parte del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, presieduto, fra le altre cose, dall'attuale Ministro dell'economia e delle finanze, on. Giulio Tremonti;
se non si ritenga necessario porre in essere tutti gli atti necessari al fine di sapere se corrisponda al vero quanto dichiarato dalla stampa nazionale in merito all'ipotesi palesata dalla Lega Nord di voler "commissariare" la propria banca di fiducia, intraprendendo azioni di responsabilità nei confronti di coloro che avrebbero provocato una tale situazione di disastro economico.
(4-06580)
VERALDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:
che la cronaca degli ultimi giorni riporta la raccapricciante notizia dell’avvenuto suicidio, nella città di Catanzaro, di due giovanissimi;
che tali suicidi seguono tanti altri avvenimenti nella città di Catanzaro e tutti di persone che si lanciano nel vuoto dopo aver superato la non inaccessibile barriera messa a protezione del ponte-viadotto Morandi;
che il ponte-viadotto Morandi, ardita opera di ingegneria che sovrasta ad oltre cento metri di altezza il torrente Fiumarella, è diventato, da qualche anno, il simbolo negativo della città proprio per l’impressionante serie di suicidi, soprattutto di giovani, avvenuti "utilizzando" il ponte,
si chiede di sapere se non si ritenga indispensabile e indifferibile un intervento presso l’ANAS perché la barriera a protezione del ponte sulla Fiumarella sia vieppiù innalzata (almeno sino a 10 metri), con materiali lisci ed opachi (vetro o plexiglass), che non consentano più facili e invitanti - ma tragici - scavalcamenti.
(4-06581)
SALERNO - Al Ministro della salute - Premesso:
che ogni giorno una quantità impressionante di polveri e fumi provenienti dagli scarichi di veicoli pesanti vengono rilasciati nell'aria lungo il tratto autostradale del Frejus;
che una media di circa 3.500 TIR al giorno (alcuni dei quali obsoleti o in cattivo stato di manutenzione) continua a transitare da anni anche oggi, nonostante sia stata disposta la riapertura del tunnel del Monte Bianco dopo il tragico rogo che costò la vita a decine di persone;
che nella zona dell'alta valle Susa parrebbero aumentate le patologie gravi e non gravi alle vie respiratorie dei residenti;
che, nonostante la zona sia altamente turistica, questo traffico merci su strada non è mai stato dirottato nelle stazioni intermodali di cui si è attrezzati e di cui si fa poco uso;
ritenuto prioritario il perseguimento della tutela della salute dei cittadini da rischi di ogni genere e da ogni esposizione a tossicità ed inquinamenti ambientali,
si chiede di sapere:
se siano state effettuate rilevazioni periodiche lungo la tratta dell'autostrada fino alla sua sommità (Bardonecchia) dei livelli di inquinamento atmosferico e se in qualche caso questi abbiano superato o superino le soglie consentite;
se sia stato rilevato un aumento delle patologie gravi e non gravi alle vie respiratorie dei residenti con significativo scostamento dalla media degli anni precedenti e da quella nazionale;
quali siano stati gli eventuali provvedimenti adottati dalla ASL di competenza per il controllo di eventuali fenomeni di tossicità dell'aria in questa zona;
se esistano denunce od esposti alla magistratura in merito da parte di cittadini od enti di rappresentanza.
(4-06582)
BUCCIERO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
con interrogazione 3-00874 del 13/2/2003 l'interrogante, premettendo che da notizie della stampa pugliese, su sollecitazione di deputati del gruppo DS, il Ministro in indirizzo – in tempi velocissimi – aveva disposto protezione e scorta di polizia a tale Michele Bellomo, il quale aveva affermato di essere stato minacciato nella qualità di Presidente dell’Arcigay barese, attraverso scritti e telefonate, da "estremisti" di destra, chiedeva al Ministro dell’interno in base a quali informazioni e da quali fonti il Ministro avesse appreso quegli elementi necessari per disporre un servizio che in altri casi (cfr. il caso Biagi) era stato negato nonostante prove e indizi schiaccianti; quanto costasse al contribuente il servizio di protezione, come esso si svolgesse e si articolasse e la previsione della durata; se si ritenesse probabile l’ipotesi che si volesse accreditare quale realistica vittima di minacce il Bellomo onde impedire a quanti non condividevano le volgari manifestazioni sull’orgoglio omosessuale di manifestare la propria contrarietà, con l’alibi di un malinteso "ordine pubblico";
non ricevendo risposta lo scrivente chiedeva al Ministro dell’interno, con interrogazione 3-01234 del 23/9/03, come mai inspiegabilmente, a distanza di otto mesi, la precedente interrogazione non avesse ricevuto risposta alcuna; tra l’altro il quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno", in data 18 settembre 2003, dava notizia che la perizia medico legale sul signor Bellomo probabilmente concludeva escludendo che la ferita da lui riportata potesse essere stata provocata secondo le modalità riferite dalla sedicente vittima; per questo, quali fossero i motivi che ancora giustificassero la protezione e la scorta al sig. Bellomo e se tra questi potessero essere annoverate le "pressioni" di alcuni parlamentari DS, che avrebbero portato alla "elargizione" di una prudenziale protezione a fronte di rischi, ad avviso dell’interrogante molto ipotetici, se non addirittura infondati; se gli atti dell’indagine penale sin qui acquisiti fossero o meno sufficienti a ritenere ingiustificata una protezione che ai contribuenti costava notoriamente sacrifici e sottraeva le forze dell’ordine dai veri compiti di istituto, e innanzitutto dalla tutela della sicurezza dei cittadini la quale, per lo meno a Bari, all’interrogante non pareva assicurata al meglio;
nella seduta dell’Assemblea del Senato del 1°/4/2004, il Sottosegretario on. Mantovano riferiva che il "servizio di tutela su auto non protetta riconducibile al 4° livello di rischio di cui all’art. 8 del decreto ministeriale del 28/5/2003" disposto a favore del Bellomo era stato revocato; ciò in quanto dal 1°/8/2003 – giorno nel quale il Bellomo dichiarava di essere stato aggredito – egli non aveva lamentato altre minacce;
dalla risposta si rileva altresì che la riferita aggressione era oggetto di indagine anche sotto il profilo dell'attendibilità e il relativo processo penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e, per giunta, il pubblico ministero ha chiesto – in data 15/3/2004 – la proroga del termine delle indagini,
si chiede di sapere:
se risulti vero che il sostituto procuratore cui sono state affidate le indagini sulla pretesa aggressione subita dal Bellomo abbia chiesto la proroga del termine dell’indagine;
se la richiesta di proroga sia motivata e se sia stata accolta;
se le indagini affidate alla Polizia giudiziaria si siano da tempo concluse;
se risulti anche al Ministro in indirizzo ciò che da tempo è noto alla stampa locale, vale a dire che le risultanze di una perizia medica e di una perizia sul computer del Bellomo contrastano con le modalità dell’aggressione come riferite dalla pretesa vittima;
per quale motivo il magistrato abbia chiesto la proroga in luogo di procedere all'archiviazione del procedimento contro ignoti e contestualmente aprire il procedimento contro il Bellomo per simulazione di reato.
(4-06583)
SPECCHIA - Al Ministro dell'interno - Premesso:
che il 30 gennaio 2003 l'interrogante presentò un atto di sindacato ispettivo sulla carenza di personale presso il Comando provinciale della Polizia stradale di Brindisi (5 unità in meno rispetto all'organico) e presso il distaccamento di Fasano ( 7 unità);
che il 30 giugno 2003 il sottosegretario di Stato per l’interno on. Mantovano, con risposta scritta, confermò tale situazione ed aggiunse che la stessa era tenuta ben presente dal Dipartimento della pubblica sicurezza che, compatibilmente con le risorse disponibili, avrebbe provveduto a programmare l'assegnazione di altre unità nel corso dei futuri avvicendamenti;
che da allora purtroppo nulla è cambiato ed il personale di Brindisi e di Fasano lodevolmente è impiegato ad assicurare comunque lo svolgimento dei delicati compiti della Polizia stradale;
che nei prossimi giorni presso il distaccamento di Fasano sarà messo in funzione un dispositivo di telesorveglianza dalle ore 19 alle ore 7 della mattina successiva, in maniera da poter utilizzare per compiti stradali 2 unità;
che tutto ciò fa pensare che non vi saranno aumenti di personale nei prossimi mesi,
si chiede di conoscere quali urgenti iniziative si intenda assumere per dare alla Polizia stradale di Brindisi e Fasano il personale necessario.
(4-06584)
NIEDDU - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il grave stato di disagio e la preoccupante situazione dei locali del tribunale di Nuoro si vanno accentuando e rispetto ad essi vanno allestite risposte che mettano Nuoro in una condizione paritaria rispetto ad altri uffici giudiziari regionali e nazionali;
è prioritario agire in due direzioni parallele che consentano innanzitutto di affrontare i problemi contingenti dovuti alla situazione attuale della struttura e contemporaneamente lavorare per dare alla città di Nuoro una struttura per l'Amministrazione della giustizia adeguata alle sue necessità;
per quanto riguarda le necessità urgenti di spazio occorrente per il corretto funzionamento degli uffici è necessario che il tribunale metta in condizione il Comune di soddisfare le esigenze prioritarie, fornendo una definizione puntuale degli spazi occorrenti, in modo che l'Amministrazione comunale individui dei locali che possano, in via transitoria, permettere il regolare svolgimento dell'attività giudiziaria;
strutturalmente è necessario individuare una soluzione di carattere definitivo che risolva il problema in maniera nuova, permettendo alla città di Nuoro di avere una struttura adeguata, ai cittadini di poter usufruire dei servizi e ai lavoratori del tribunale di svolgere il proprio lavoro in condizioni ottimali;
la soluzione per la creazione di una nuova struttura che ospiti il tribunale dovrà essere soddisfacente per il rapporto con la città, in particolare evitando l'affaticamento di traffico automobilistico nel centro. A questo proposito rilevante è il concorso di volontà degli enti e istituzioni coinvolti, e specie del Ministero della giustizia;
sono gravi e inaccettabili l'assenza ed il silenzio della Regione Sardegna, che limita il suo compito esclusivamente alla manutenzione per delega dello Stato; deve viceversa anche essa farsi carico di una grave carenza relativa all'Amministrazione della giustizia in un'area cruciale dell'isola,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di rimediare alla sorprendente velocità con la quale ha deciso di revocare il finanziamento concesso a suo tempo per l'acquisizione del Palazzo "ex Inam", fatto interpretato come l'ennesimo atto di abbandono e di trascuratezza nei confronti della Sardegna e del territorio dell'interno dell'isola in particolare;
se non consideri utile e necessario convocare un apposito incontro con la Regione Sardegna, il Comune di Nuoro, l'Ordine degli avvocati, il Presidente del tribunale di Nuoro presso il Ministero della giustizia, e con il Ministero dell'interno, per valutare quali strumenti possa predisporre il Governo per risolvere la situazione degli uffici giudiziari nuoresi.
(4-06585)
MORO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nella notte fra il 13 e il 14 aprile 2004 è stata incendiata la sede provinciale della Lega Nord di Trieste;
i vigili del fuoco, prontamente intervenuti, hanno rinvenuto una tanica di benzina che sembra sia stata utilizzata per innescare l'incendio, che ha provocato danni agli arredi e alle suppellettili della sede stessa;
nei locali sovrastanti la sede è ubicata una casa di riposo che ospita decine di anziani, i quali hanno dovuto lasciare precipitosamente i locali stessi,
si chiede di conoscere:
se e quali misure intenda prendere il Ministro in indirizzo per tutelare l'incolumità e la sopravvivenza delle sedi della Lega Nord, che oramai da alcuni anni sono oggetto di attentati terroristici;
se lo stesso Ministro non pensi di indirizzare le proprie indagini verso gli esponenti di quei sedicenti centri sociali che in più occasioni hanno esplicitato la necessità di colpire le strutture della Lega Nord Padania;
se non ritenga che l'attentato alla sede di Trieste possa far parte di un disegno criminale più organico al fine di colpire le strutture periferiche del partito della Lega Nord, considerando anche che alcuni giorni fa la sede di Bologna è stata oggetto di un simile attentato.
(4-06586)
TREMATERRA - Ai Ministri delle attività produttive, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno - Premesso:
che la grave crisi occupazionale che ha investito negli anni '90 la Tessile s.p.a. di Cetrano (Cosenza), a gestione ex GEPI, ha comportato la chiusura dell'attività e la messa in mobilità di tutti i lavoratori che superavano le 150 unità;
che solo dopo una lunga e logorante azione svolta dalle istituzioni locali (Comune di Cetraro e Regione Calabria), dal Ministero dell'industria, dal Ministero del lavoro, dalle organizzazioni sindacali e dalla Itainvest s.p.a., subentrata alla GEPI, alla fine del 1997 si delineava un'ipotesi di soluzione e nel polo tessile di Cetraro venivano avviati tre progetti industriali: un calzaturificio che subentrava alle due fabbriche Conca ed LCM per l'utilizzo del marchio "Firrao"collegato con il calzaturificio di Luzzi; un pantalonificio che doveva operare tramite la Seta s.p.a. di tale Tavassi Gaetano e, infine, un'iniziativa nel settore della maglieria affidata al sig. Angelo Marani, residente in Correggio (Reggio Emilia), via Campagnola n. 16;
che delle due prime iniziative il calzaturificio ha operato per qualche anno ed ha cessato l'attività essendo in stato di insolvenza, mentre il pantalonificio non ha mai iniziato l'attività e la società Seta è stata dichiarata fallita agli inizi del 2003;
che, quanto al Marani, questi costituiva la società "Emiliana Tessile" s.r.l e la Itainvest, attraverso un complicato meccanismo, cedeva a prezzo simbolico (3.000 lire) sia la propria partecipazione alla società Emiliana Tessile s.p.a., stabilita in 13 miliardi di lire, sia l'area di oltre 50.000 metri quadrati e lo stabilimento di Cetraro di proprietà della Tessile;
che dei 13 miliardi che vengono previsti dalla Itainvest quale erogazione di finanziamenti pubblici, sette miliardi vengono erogati all'atto della stipula del contratto per aumento di capitale della società Emiliana tessile s.p.a., le cui quote vengono vendute a prezzo simbolico al Marani, ed il resto: 1) quanto ad una quota di 2.000 milioni di lire, è previsto sia erogata a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 3.000 milioni di lire complessivi; 2) quanto ad un'ulteriore quota di 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto dei 6.000 milioni di lire complessivi; 3) quanto alla restante quota di capitale sociale deliberato, pari a 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 10.000 milioni di lire complessivi;
che di fronte a tale esborso di pubblico denaro, di cui non si conosce neanche quanto in concreto il Marani abbia percepito, il suo obbligo era quello di rilevare lo stabilimento di Cetraro, ristrutturato a garantire occupazione per 50 unità lavorative, di cui 37 attinte tra i lavoratori in mobilità della Tessile s.p.a;
che una volta assunti gli operai nel numero stabilito avrebbe dovuto iniziare la produzione e garantire per tre anni l'attività lavorativa;
che nessuna attività produttiva è stata mai avviata dalla Emiliana tessile e gli operai assunti nel 1999 sono stati in forza per brevi periodi senza sapere bene cosa abbiano fatto, per cui tra corsi di formazione (finanziati dalla Regione Calabria e forse anche dalla Regione Emilia Romagna) e periodi di cassa integrazione si è giunti agli inizi del 2003, quando si è sospesa ogni attività;
che il Marani sta dimettendo ogni attività e si paventa che possa vendere lo stabilimento, ammesso che ne sia proprietario, cosa che di fronte alla palese inadempienza ai suoi obblighi non dovrebbe essere,
si chiede di sapere:
come il Marani abbia potuto avere le erogazioni di pubblico denaro che erano condizionate ai suoi adempimenti e chi lo abbia controllato in questi anni e lo controlli tutt'ora e possa chiamarlo a rispondere delle sue inadempienze;
se il Marani, che non ha mai assicurato avvio di attività produttive, possa vantare diritti sugli immobili cedutigli dalla Itainvest, oggi Italia Lavoro;
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, direttamente e tramite Italia Lavoro, per recuperare il denaro erogato e chiamare il Marani alle proprie responsabilità;
quale sarà il destino dei lavoratori, gettati nella più nera disperazione dai comportamenti del Marani, che vedono svanita ogni prospettiva di occupazione, sicché vivono l'intera vicenda come un grande imbroglio.
(4-06587)
NIEDDU - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive - Premesso che:
successivamente alla firma dell’Accordo di Programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato a Roma il 14 luglio 2003 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, fu stabilito un percorso finalizzato all’obiettivo della ricollocazione produttiva dei lavoratori della Montefibre di Ottana;
le risorse contenute in due strumenti (contratto di localizzazione e legge n. 181) rappresentavano la base su cui erigere un nuovo progetto di rilancio produttivo che prendesse l’avvio dal consolidamento del settore chimico ottanese;
dopo diversi incontri con la Regione Sardegna, tenutisi presso il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, vi è stata una singolare accelerazione, tesa a definire un Contratto di programma con il Consorzio Valle Tirso, per dirottare a favore di questa unica entità una gran quantità di risorse economiche;
le organizzazioni sindacali hanno pubblicamente preso posizione contro questa soluzione, esprimendo un’aspra critica fino a disertare l’ultimo incontro con il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione;
ribadito che è necessario fare scelte condivise che puntino a consolidare ed estendere le aziende presenti nel sito di Ottana;
valutati positivamente l’intenzione dell’INCA, della Lorica, della Mini Tow, della Legler e della società Nuolo Servizi, di consolidare, attraverso specifici progetti di ampliamento, la loro presenza nel sito, nonché il progetto di CFP Flexible Packging, proteso alla creazione di una filiera produttiva legata all’INCA International ed anche le proposte di un’altra serie di piccole e medie aziende propostesi per il sito di Ottana;
considerato che sul progetto della Carton Sarda le organizzazioni sindacali e la Regione Sardegna hanno espresso forti perplessità, per la dimensione finanziaria dell’intervento e per i rischi che può determinare per l’intera area, in particolare sottolineando l’esigenza che questa azienda prima di presentare altri progetti di ampliamento rispetti rigorosamente quanto già sottoscritto all’interno del contratto d’area di Ottana con la legge n. 488 e con la legge regionale n. 17,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga di garantire innanzi tutto la proroga della cassa integrazione ai dipendenti Montefibre e di riaprire un tavolo negoziale che veda la presenza della Regione, delle organizzazioni sindacali a tutti i livelli, di Sviluppo Italia, dell’Osservatorio per la chimica, del Ministero delle attività produttive, del Ministero del lavoro e della società Montefibre, per ridefinire un percorso condiviso e sicuro sul quale costruire un serio futuro alle maestranze ed al territorio del Nuorese.
(4-06588)
MONTAGNINO - Al Ministro della salute - Premesso:
che da tempo viene paventata l’ipotesi della chiusura dell’Ufficio di sanità marittima di Gela, in provincia di Caltanissetta, con un conseguente trasferimento di tale ufficio nelle sedi di Porto Empedocle o di Palermo;
che tale notizia pare sia stata confermata dalla Direzione di Palermo e dalla Direzione centrale del Ministero della salute;
che la chiusura dell’Ufficio di sanità marittima arrecherebbe un danno irreversibile per quanto riguarda la tutela della salute, poiché implicherebbe una diminuzione dei controlli epidemiologici sui viveri e sui rifiuti prodotti sulle navi;
che inoltre la mancanza a Gela di un Ufficio di sanità marittima determinerebbe notevoli disagi per l’utenza portuale, tra cui l’impossibilità di ottenere l’idoneità per l’iscrizione nei ruoli della gente di mare, l’idoneità per sommozzatori, il rilascio di patenti nautiche, vaccinazioni e prevenzione per la profilassi internazionale, il rinnovo dei certificati di idoneità alle navi per la tutela ambientale marittima e la salvaguardia dell’equipaggio di bordo;
che la mancanza di tali servizi determinerebbe una grave penalizzazione del porto di Gela e un suo conseguente declassamento;
che, peraltro, il trasferimento dell’Ufficio di sanità marittima di Gela, oltre che arrecare prevedibili svantaggi ai funzionari e alle loro famiglie, rappresenterebbe un ulteriore e immotivato defraudamento per la città di Gela e per la sua popolazione in termini di possibilità occupazionali e di sviluppo, contrastando platealmente con le assicurazioni e gli impegni assunti per un territorio che necessita di sostegno e di interventi efficaci da parte delle istituzioni regionali e nazionali;
che, come sottolineato in un’interpellanza a firma dello scrivente rivolta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti l’11/2/2004, la città di Gela, in atto sede di "Circomare", ha rivendicato il riconoscimento quale Capitaneria di Porto, ricevendo assicurazioni in merito;
considerato:
che il porto di Gela risulta essere uno dei maggiori siti di interesse nazionale ed internazionale in relazione al volume di traffico marittimo;
che il porto di Gela registra un traffico di circa 1200 navi all’anno, nonché un approdo di circa 7 navi giornaliere di grosso tonnellaggio che movimentano merci pericolose;
che il porto di Gela è valutato il terzo porto della Sicilia, e nel tratto meridionale della costa siciliana rappresenta il sito in cui avvengono il maggior numero di approdi, di gran lunga superiori rispetto a quelli di Porto Empedocle;
che l’Ufficio di sanità marittima è ancora più indispensabile se, oltre ai volumi di traffico, si considera la presenza del polo industriale petrolchimico, in relazione soprattutto ai fenomeni di inquinamento,
si chiede di conoscere:
quali siano le motivazioni che giustificano la chiusura dell’Ufficio di sanità marittima di Gela;
quali decisioni si intenda assumere al fine di scongiurare la possibilità di tale chiusura, che rappresenterebbe per la città di Gela un’ennesima, grave ed ingiustificata penalizzazione, che contrasta con gli impegni precedentemente assunti per garantire al territorio il massimo sostegno al fine di superare i problemi di carattere sociale ed economico e con le assicurazioni circa il riconoscimento a Capitaneria di Porto.
(4-06589)
MAGNALBO' - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nei procedimenti aventi origine e causa nel servizio di Polizia a carico degli ufficiali e agenti della pubblica sicurezza le spese legali sono a carico dello Stato, ove gli interessati non chiedano e ottengano l'assistenza dell'Avvocatura erariale ai sensi dell'articolo 44 del regio decreto n. 1611/1933 e salvo ripetizione per condanna irrevocabile per fatto doloso;
è tuttavia necessario che la stratificazione delle fonti che si sono succedute nel corso del tempo, a partire dall'articolo 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152, Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico, possa eliminare le antinomie che si sono registrate;
la portata dell'articolo 32 della cosiddetta "legge Reale" del 1975, rinnovata da fonti legislative ordinarie e in particolare dall'art. 9 della legge 7 agosto 1990, n. 232, e da fonti regolamentari di origine contrattuale (cfr. art. 40 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164/2002; art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 1999, n. 251; art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 395), è contestata dall'Avvocatura erariale a seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 18 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni nella legge 23 maggio 1997, n. 135;
tale ultima disposizione ha introdotto in via generale la previsione del rimborso delle spese di patrocinio legale per i procedimenti a carico di tutti i pubblici dipendenti;
infatti l'articolo 18 del decreto-legge n. 67/1997 dispone che le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti e atti connessi con l'espletamento del servizio e con l'assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato. Le amministrazioni interessate, sentita l'Avvocatura dello Stato, possono concedere anticipazioni del rimborso, salva la ripetizione nel caso di sentenza definitiva che accerti la responsabilità;
sulla base della fattispecie generale - ex art. 18 del citato decreto-legge n. 67/1997 - l'Avvocatura erariale ritiene che ciò abbia comportato un'abrogazione implicita delle disposizioni speciali di cui all'articolo 32 della cosiddetta "legge Reale";
alla luce di tale interpretazione di presunta abrogazione ex articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale dell'articolo 32 della legge n. 152/1975 l'Avvocatura dello Stato è subentrata quale soggetto necessario del procedimento, esercitando la preventiva validazione delle determinazioni dell'Amministrazione;
in secondo luogo, attraverso il potere di espressione del visto di congruità delle parcelle emesse dai difensori di fiducia che non frequentemente sono muniti altresì della clausola di approvazione dell'Ordine degli avvocati, si è aperta all'interno del procedimento stesso una contrapposizione che impedisce la soddisfazione delle obbligazioni pecuniarie, secondo quanto asserito dagli appartenenti alle Forze di Polizia;
ne discende un aggravamento del procedimento e una limitazione della portata normativa che ha di fatto congelato i provvedimenti di liquidazione delle parcelle da oltre due anni;
in realtà non infrequenti sono i casi di procedimenti di esecuzione di urgenza avviati nei confronti degli agenti e ufficiali di Polizia da parte dei difensori per le defatiganti condizioni imposte da questa situazione;
a nulla sono valse peraltro le controdeduzioni del Ministero dell'interno volte a sostenere la natura di legge speciale delle disposizioni della "legge Reale" del 1975 e la vigenza della novella contenuta nell'articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164, Recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di Polizia ad ordinamento civile e dello schema di concertazione per le Forze di Polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 2002 - 2005, in forza della quale: "1. Fermo restando il disposto dell'articolo 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152, agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di Polizia giudiziaria indagati per i fatti inerenti al servizio, che intendono avvalersi di un libero professionista di fiducia, può essere anticipata, a richiesta dell'interessato, la somma di 2.500,00 euro per le spese legali, salvo rivalsa se al termine del procedimento viene accertata la responsabilità del dipendente a titolo di dolo";
alla luce delle argomentazioni che precedono è del tutto evidente che la tutela legale degli ufficiali ed agenti di Polizia è ancora affidata al procedimento delineato dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive integrazioni e modificazioni, e che il procedimento sub lege delineato non richiede l'intervento procedimentale dell'Avvocatura di Stato,
l'interrogante chiede di conoscere:
se alla luce di quanto suesposto non si ritenga opportuno che nei procedimenti civili, penali e amministrativi a carico di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza o di Polizia giudiziaria o dei militari in servizio di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio, anche per quelli relativi all'uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, la difesa possa essere assunta a richiesta dell'interessato dall'Avvocatura dello Stato o da altro libero professionista;
se, inoltre, non si ritenga opportuno che tutte le spese di difesa e di giudizio siano a carico del Ministero dell'interno, salvo rivalsa per sentenza irrevocabile di condanna o per fatto doloso.
(4-06590)
VERALDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nei giorni scorsi alcuni incidenti mortali si sono verificati sulla A3 Salerno – Reggio Calabria in alcuni tratti della Calabria a doppio senso di circolazione interessati ai lavori di ammodernamento e per i quali l’Autorità giudiziaria ha aperto procedimenti per l'accertamento delle relative responsabilità;
tali interruzioni condizionano pesantemente il normale traffico sull’importante arteria stradale;
l’approssimarsi della stagione estiva rende insostenibile il protrarsi di tale situazione, anche a seguito dei momenti critici verificatisi durante le ultime festività pasquali;
il Governo nei giorni scorsi ha confermato in Parlamento che mancano 4,3 miliardi di euro per realizzare le opere di ammodernamento dell’intero tratto autostradale e non ha indicato la fonte attraverso la quale reperire tali fondi;
si rende necessario informare compiutamente gli enti locali e la popolazione in ordine allo stato dei lavori su tutti i tratti calabresi della A3 e fornire ogni dovuta risposta in merito;
in particolare sui tratti riguardanti la Regione Calabria:
1. dal Km. 369+800 al Km. 378+500 i lavori sarebbero allo stato fermi per rescissione del contratto con l’ impresa appaltatrice dei lavori;
2. dal Km. 320+400 al Km. 331+400 dopo la risoluzione del contratto a tutt’oggi non si è provveduto al riappalto dei lavori;
3. dal Km. 213+500 al Km. 222+000 il contratto sarebbe in fase di risoluzione;
4. dal Km. 206+500 al Km. 213+500 il contratto sarebbe stato risolto ed ancora non si è proceduto al conto finale dei lavori per procedere alla fase di nuovo appalto;
5. dal Km. 383+000 al Km. 393+500 i lavori registrerebbero un ritardo pesantissimo, con uno stato di avanzamento dei lavori assolutamente irrisorio;
6. dal Km. 378+500 al Km.383+000 i lavori registrerebbero un fortissimo ritardo rispetto alla previsione di ultimazione dei lavori (23 marzo 2004) perché è in corso di redazione una perizia di variante;
7. dal Km. 359+400 al Km. 369+800 i lavori registrerebbero gravi ritardi in seguito ad una perizia di variante che non avrebbe ancora consentito la ripresa dei lavori;
8. dal Km. 348+600 al Km. 359+400 i lavori che dovevano avere termine nell’agosto 2003 sarebbero stati realizzati soltanto al 55% ed è ancora in corso una perizia di variante sui lavori;
9. dal Km. 258+200 al Km.259+700 i lavori che dovrebbero essere ultimati nel luglio 2004 slitterebbero indefinitamente, anche in seguito a presentazione di perizia di variante da parte dell’impresa;
10. dal Km. 331+400 al Km. 337+800 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;
11. dal Km. 312+400 al Km. 320+400 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;
12. dal Km. 304+200 al Km. 312+400 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;
13. dal Km. 244+700 al Km. 253+700 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 maggio;
per i "maxi lotti nn. 3 e 4" (maxilotto n. 3 dallo svincolo di Lauria Sud escluso a quello di Morano Calabro escluso; maxilotto n. 4 dallo svincolo di Morano Calabro incluso allo svincolo di Tarsia escluso e dallo svincolo di Cosenza Sud escluso allo svincolo di Altilia-Grimaldi incluso) si registrerebbero pesantissimi ritardi nella rielaborazione e nel coordinamento progettuale, con conseguenti ulteriori ritardi anche nella fase approvativa del progetto definitivo, con un accumulo complessivo di ritardi tale da pregiudicare la consegna dei lavori anche entro la fine del 2005;
ad oggi sarebbero tutti ancora da appaltare i seguenti tratti:
1. dallo svincolo di Altilia-Grimaldi escluso allo svincolo di Falerna incluso, pari a circa 18 Km. e per un impegno finanziario di oltre 248 milioni di euro;
2. dallo svincolo di Pizzo Calabro incluso allo svincolo di S. Onofrio incluso, pari a circa 11 Km. e per un impegno finanziario di oltre 143 milioni di euro;
3. dallo svincolo di Campo Calabro escluso allo svincolo di Reggio Calabria incluso, pari a circa 5 Km. e per un impegno finanziario di oltre 124 milioni di euro,
si chiede di conoscere se e quali urgenti ed immediate iniziative si intenda assumere per rimuovere con ogni celerità tutti gli ostacoli, ritardi e lungaggini sopra descritti e per garantire certezza nell’individuazione delle risorse, nella loro destinazione e nella piena ed effettiva realizzazione dei lavori su tutti i tratti interessanti la Calabria.
(4-06591)
MALABARBA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della difesa - Premesso che:
il polo di mantenimento pesante Nord di Piacenza, assieme al polo di mantenimento pesante Sud di Nola, appare rivestire un'importanza strategica ai fini della manutenzione e tenuta in efficienza dei mezzi corazzati dell'Esercito italiano;
un sistema di relazioni sindacali trasparente e positivo é indubbiamente e notoriamente apportatore di conseguenze fruttuose in qualunque tipo di impresa, a maggior ragione se pubblica e se rivesta importanza strategica nazionale;
un sistema di relazioni sindacali, nell'ambito dell'area industriale del Ministero della difesa, improntato ai principi di responsabilità, buona fede, trasparenza e correttezza nei rapporti e nelle relazioni, orientato alla prevenzione ed al raffreddamento della conflittualità, dovrebbe essere pertanto perseguito;
un modello, invece, di relazioni sindacali improntato alla ricerca della "prova di forza" e del conflitto permanente con il sindacato, i lavoratori e le loro rappresentanze, non è assolutamente foriero di conseguenze positive, e ciò è tanto più grave per imprese di importanza strategica nazionale;
attualmente il polo di mantenimento di Piacenza appare caratterizzato dalla continua ricerca delle prove di forza e dall'alimentazione del conflitto che si caratterizza, in alcune sue punte estreme, nella violazione del contratto collettivo nazionale di lavoro e delle norme vigenti in materia;
un siffatto atteggiamento di ricerca del conflitto invece di portare ad un’adeguata valorizzazione delle realtà e potenzialità del polo di Piacenza, obiettivi che si perseguono tramite idonee relazioni sindacali, porta purtroppo a inaridimento e dispersione di energie, che si spengono in un malcontento diffuso in conseguenza di presumibili forzature ed arbitri;
il direttore del polo di Piacenza, per la delicatezza strategica che il ruolo esige, si suppone debba essere personalità caratterizzata da caratteristiche curriculari improntate, tra l'altro, alla pacatezza ed al dialogo dimostrato in pregresse esperienze di rapporto con i lavoratori e le loro rappresentanze;
l’attuale direttore del polo di Piacenza è invece fattualmente persona che nel recente passato ha avuto fallimentari esperienze di rapporto con il sindacato e le rappresentanze dei lavoratori, durante le esperienze di direttore dello stabilimento di Torre Annunziata,
si chiede di sapere:
se i Ministri siano informati delle pesantissime ed iperconflittuali relazioni sindacali in atto nel polo di Piacenza e delle pesanti responsabilità dell’attuale direttore in tal senso;
se non ritengano indispensabile un’immediata attività ispettiva amministrativa per vigilare e ristabilire delle corrette prassi ed atteggiamenti nei confronti del sindacato, dei lavoratori e delle loro rappresentanze;
se non ritengano altresì opportuna un’immediata sospensione o, se del caso, sostituzione dell'attuale direttore del polo di Piacenza, anche ai fini del rilancio dello stabilimento e della conseguente salvaguardia degli attuali 700 posti di lavoro.
(4-06592)
CICCANTI - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso:
che quest’anno ricorre il cinquantennale della rievocazione storica della Quintana, manifestazione leader nazionale nel campo delle rievocazioni storiche in costume fin dal 1986 (riconoscimento del Ministero del turismo e dello spettacolo);
che la Quintana di Ascoli Piceno, con i suoi oltre 1.500 figuranti in costume storico del ‘400, in questi anni ha rappresentato la città e la Regione Marche in prestigiosi appuntamenti nazionali ed internazionali (Olimpiadi di Roma del 1960, Expò di Montreal, giornate medievali di S. Marino, ecc.), facendosi interprete del retaggio storico e culturale delle genti picene;
che detta manifestazione, con la sua avvincente giostra del saraceno, viene da diversi anni ripresa da Rai Uno e trasmessa in diretta per la bellezza dei costumi, tutti rigorosamente realizzati in conformità ai dettami storici;
che da alcuni anni la giostra della Quintana di Ascoli Piceno è stata abbinata alla Lotteria nazionale;
che nella ricorrenza del suo cinquantennale sono state predisposte numerose iniziative atte a celebrare opportunamente l’evento, contribuendo al contempo alla promozione del territorio;
che ancora una volta detta manifestazione ha avuto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica, che ha così inteso riconoscere l’alta valenza storica, culturale e sociale della Quintana di Ascoli Piceno;
che, in data 2.2.2004, è stata inoltrata dall'interrogante istanza per l'emissione di un francobollo da parte delle Poste Italiane in occasione della predetta ricorrenza;
che in data 24.3.2004, con lettera prot. n. 35186, la dott.ssa Marisa Giannini, direttrice della divisione filatelia delle Poste Italiane, faceva sapere che il programma filatelico era stato definito per l’anno 2004 il 9.12.2002, e che detto programma era stato però integrato con le riunioni della consulta per l’emissione delle CVP e la filatelia del 24 giugno e 27 novembre 2003;
che, pertanto, non poteva essere presa in considerazione la richiesta inoltrata dall’interrogante a favore della Quintana di Ascoli Piceno in data 2.2.2004,
si chiede di conoscere:
quali indirizzi e criteri informativi vengano dati dal Ministro in indirizzo per orientare la Consulta competente;
se la Consulta assuma le decisioni di competenza sulla base di criteri definiti ex ante, ovvero se proceda con valutazioni proprie sulla base delle richieste pervenute;
quali vincoli determini la decisione della Consulta in relazione al programma filatelico futuro;
a quale autorità spetti approvare detto programma e se detto programma rispetti prassi e criteri eventualmente stabiliti;
se la suddetta richiesta dell’interrogante possa essere prevista nella calendarizzazione delle prossime edizioni.
(4-06593)
CAVALLARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l’Alitalia ha varato un piano industriale di ristrutturazione dell’azienda, che dovrebbe portare non solo ad un riordino economico e finanziario, ma anche ad un aumento dei voli e ad un miglioramento della rete di collegamenti attualmente in essere, anche per una migliore potenzialità economica dell'azienda e dei servizi di trasporto da essa erogati;
nella Regione Marche (aeroporto R. Sanzio di Ancona-Falconara) i collegamenti giornalieri con e da Milano e Roma sono una necessità operativa che condiziona il mantenimento e lo sviluppo del sistema economico regionale, dove operano complessivamente 15.000 piccole e medie imprese industriali, artigiane, commerciali, agricole e turistiche e gli imprenditori marchigiani sono esasperati da continue penalizzazioni;
le Marche sono penalizzate, a differenza di altre regioni, dalla mancanza di collegamenti con lo scalo di Milano-Linate, in quanto i tempi e i costi di collegamento tra l’aeroporto di Milano-Malpensa e Milano città sono equivalenti ad un secondo volo;
per di più l’Alitalia ha nuovamente cambiato gli orari di partenza dei voli sulle tratte Ancona–Roma e Ancona–Milano e ritorno, con orari, specie per il primo volo giornaliero, troppo anticipati, specie per chi deve - da una regione molto vasta - raggiungere l'aeroporto, che a sua volta non è servito da una stazione ferroviaria;
anche Trenitalia ha voluto contribuire a questa assurda penalizzazione, sopprimendo da dicembre 2003 gli Eurostar Ancona/Milano delle ore 7.05 e Milano/Ancona delle 17.10. Tali collegamenti permettevano alle imprese e ai cittadini un’efficace giornata di lavoro nel capoluogo lombardo, cosa oggi impossibile;
tali disfunzioni, oggetto invero di numerosi precedenti atti di sindacato ispettivo rimasti disattesi, sono fra l'altro state da ultimo oggetto di una formale nota di protesta del presidente della Confindustria Marche, ing. Carlo Lucarelli, in data 7.4.2004, indirizzata a numerose realtà istituzionali, che merita risposta ed apprezzamento in quanto rappresenta l'unanime posizione delle imprese marchigiane e raccoglie i consensi diffusi dei cittadini e non solo degli imprenditori;
è dunque necessario, a giudizio dell’interrogante, rivedere il decreto che impedisce alle Marche di essere collegate a Milano-Linate, autorizzando l’Alitalia ad effettuare almeno un volo quotidiano di andata e ritorno o, in alternativa, consentire che altre compagnie operino la tratta; sollecitare l’Alitalia a rivedere sin da subito gli orari di partenza dall’aeroporto di Ancona-Falconara, posticipando almeno l’orario di partenza del primo volo per Milano e per Roma; sollecitare altresì Trenitalia affinché ripristini immediatamente gli Eurostar già in servizio da Ancona/Milano e viceversa negli orari sopra indicati,
si chiede di sapere se e quali iniziative si intenda assumere e quali siano gli intendimenti del Ministro sulle questioni segnalate.
(4-06594)
FRAU - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso:
che il sito Internet "Dagospia" riporta in data 19 aprile 2004 la notizia secondo la quale, durante una riunione del Consiglio dei ministri alla quale partecipavano anche i capi dei servizi segreti Pollari, Del Mese e Mori, svoltasi all’indomani dell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi per discutere della sorte degli altri 3 ostaggi, avrebbero portato al capo del Sismi Pollari una notizia dell’agenzia "Il Velino" a seguito della quale sarebbe calato un silenzio di piombo tra i presenti e manifestazioni di grande sconcerto;
che l’agenzia "Il Velino" non ha pubblicato notizie di rilevante significato sulla sorte degli ostaggi;
che nessuna altra notizia contenente elementi di novità circa la sorte dei tre ostaggi risulta essere stata divulgata dai vari organi di informazione dopo l’uccisione di Quattrocchi,
si chiede di sapere:
se esistano informazioni riservate a conoscenza del Governo sul comportamento del gruppo di rapitori degli ostaggi italiani;
se il silenzio stampa in essere sulle loro condizioni sia legato all’esigenza espressa dal Governo di usare la massima riservatezza o ad altre più specifiche ragioni;
se non si ritenga opportuno precisare, nelle opportune sedi istituzionali competenti ed al Parlamento, se vi siano state delle notizie riguardanti la sorte dei tre ostaggi che non siano state divulgate e, se sì, quali ne siano i contenuti ed eventualmente per quale motivo si sia ritenuto di non renderle di dominio pubblico.
(4-06595)
SERVELLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per gli affari regionali - Premesso che:
l'Ente nazionale sordomuti ha promosso la pubblicazione di un singolare ed interessantissimo libro - voluto ed elaborato da una iscritta, non udente, alla sezione dell’Ente nazionale sordomuti di Firenze - utilizzabile quale abbecedario della lingua italiana dei segni allo scopo di favorire la conoscenza di tale linguaggio, in maniera diffusa, in ogni ordine di scuole e, in particolare, nelle scuole materne ed elementari;
la lodevole iniziativa, validamente tradotta in associazioni di immagini facilmente traducibili, dimostra un'interessante e forte potenzialità per l'integrazione sociale e scolastica dei giovani non udenti;
nell'era delle rapide "comunicazioni intercontinentali" si ingigantisce il comune obbligo morale di concorrere ad abbattere le attuali, avvilenti ed anacronistiche "barriere interpersonali" che penalizzano ingiustamente quanti, non avendo l'uso dell'udito, necessitano di adeguati e conosciuti strumenti linguistici di supplenza;
il titolo dell'opera ("Immaginario - Immagini per un abbecedario") ed i suoi contenuti altamente sociali si prestano ad essere aggiunti ed anteposti alle altre "I" (inglese, Internet) già programmati tra gli impegni del Governo,
l'interrogante chiede di conoscere se e quali efficaci provvedimenti si intenda adottare a sostegno e risonanza della su indicata "lingua silenziosa", nel momento in cui orribili scenari di guerra lasciano solo sperare che "la voglia di comunicare, condividere e relazionarsi con l'altro sia l'unica dimensione possibile per costruire percorsi di pace e di giustizia sociale".
(4-06596)
SPECCHIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:
che l’Alitalia sta varando i nuovi aeromobili da 72 posti, modello Embraer 170, e uno di questi sarà destinato alla linea Roma-Brindisi e viceversa delle ore 6,45 e 21,10;
che se si tratta di voli aggiuntivi rispetto agli esistenti l’iniziativa è certamente positiva;
che se, invece, i nuovi aeromobili dovessero sostituire quelli attualmente utilizzati, che possono ospitare un maggior numero di passeggeri, si tratterebbe di un’ulteriore penalizzazione dell’aeroporto di Brindisi e del Salento più in generale,
si chiede di conoscere se e quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo presso l’Alitalia per fare in modo che l’aeroporto di Brindisi ed il Salento vengano tenuti in maggiore considerazione e non penalizzati.
(4-06597)
DE PAOLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:
che con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 27-12-2001 sono stati attivati i seguenti nuovi canali di finanziamento per l'edilizia residenziale pubblica: a) "Alloggi in affitto per gli anziani degli anni 2000"; b) Programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto"; c) "Programmi innovativi in ambito urbano", i nuovi contratti di quartiere;
che i suddetti programmi hanno caratteristiche e modalità di finanziamento distinte;
che con delibera dell'A.G.E.C. n. 9, in data 10-9-2002, approvata dal Comune di Verona in data 20-1-2003, il programma di cui al punto b), Programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto", è stato ritenuto idoneo sia per proporre la costruzione di un fabbricato di 12 alloggi in terreno di proprietà comunale a Marzana, sia per ristrutturare e ricuperare completamente gli edifici di via Trezza e di via Campofiore (tre palazzine). Per via Trezza si pensa di ricavare 6 alloggi ai due piani superiori e di realizzare un asilo nido ed un centro di incontro per le famiglie del quartiere ai piani terra e seminterrato. Le tre palazzine di via Campofiore consentiranno il recupero di 12 alloggi in una zona particolarmente interessante per l'immediata adiacenza all'Università. L'importo complessivo di spesa per i tre progetti succitati ammonta a 5.268.000 euro, mentre la richiesta complessiva di finanziamento ammonta a 1.757.700 euro;
che, in attuazione a quanto stabilito dal decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in data 27-11-2001, con deliberazione 26-7-2002, n. 2049, la Giunta regionale ha approvato il bando di concorso per la realizzazione ed il recupero di alloggi da concedere in locazione a canone convenzionato nell'ambito del programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto";
che, sulla base di tale bando, l'A.G.E.C ha predisposto i progetti e la documentazione ai fini della richiesta di finanziamento, presentata dal Comune di Verona alla Regione Veneto in data 7-2-2003;
che con decreto del dirigente della Direzione regionale per l'edilizia abitativa n. 181, in data 22-4-2003 (pubblicato sul Bollettino ufficiale della regione n. 50 del 23-5-2003) sono stati individuati i soggetti giudicati ammissibili al contributo e tra questi figurano le tre domande presentate dal comune di Verona;
che, entro 90 giorni dalla comunicazione al Comune del suddetto provvedimento, avvenuta in data 22-4-2003, sono stati prodotti dall'azienda i documenti di cui al punto 5.2 del bando;
che successivamente, ai sensi del D.G.R. del Veneto n. 2049 del 26-7-2002, la Regione Veneto ha provveduto ad approvare la graduatoria definitiva dei soggetti e degli interventi ammessi a finanziamento;
che tale approvazione di graduatoria, già attesa per fine settembre, è stata formalizzata con D.G.R. n. 3811 del 5-12-2003;
che, relativamente alla locazione permanente, sono stati ammessi a finanziamento 16 interventi, fra i quali tutti e tre quelli proposti dal Comune di Verona per l'intera cifra a suo tempo richiesta;
che con lo stesso D.G.R. n. 3811 del 2003 è stata subordinata l'effettiva erogazione dei fondi assegnati al trasferimento delle risorse ripartite tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in data 17-3-2003, come stabilito dall'art. 6, comma 3, del richiamato decreto ministeriale del 27-12-2001,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire affinché si possa finalmente procedere all'effettivo trasferimento delle risorse necessarie per l'avvio del programma, ormai da tempo approvato definitivamente.
(4-06598)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell’articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-01535, del senatore Bucciero, sul trasferimento di un'insegnante affetta da sclerosi multipla;
10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
3-01536, del senatore Di Siena, sullo stabilimento FIAT di Melfi.
Errata corrige
Nel Resoconto sommario e stenografico della 581a seduta pubblica del 6 aprile 2004, a pagina 131, sotto il titolo "Governo, trasmissione di documentazione", al primo capoverso, dopo le parole "della citata legge" aggiungere le seguenti "(Doc. XXVII, n. 13)".