Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
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VILLONE. Signor Presidente, ci accingiamo oggi ad esprimere un voto della cui importanza - credo - ci rendiamo ben conto: si tratta di un voto che sicuramente ha una portata storica.
Ho ascoltato l'intervento che ha svolto poc'anzi il collega Pellicini. È certamente vero che in questo disegno di legge c'è l'idea di una nuova Italia, per noi; condivido questo concetto. È un testo perfettibile, come ogni testo. È un impianto che poteva essere migliorato. Nell'intervento che ho svolto qui, durante la prima deliberazione, ho dato anche conto di qualche punto sul quale mi trovavo almeno in parziale dissenso rispetto alle soluzioni adottate. Ma ciò non toglie che in questo testo, nel passo che oggi compiamo c'è qualcosa di più della mera approvazione di un pezzo di sistema giuridico, come sempre facciamo per il nostro mestiere di legislatori, c'è un'idea, c'è una speranza, c'è un sogno: definiamola come vogliamo.
Noi, facendo questo, riteniamo di fare un passo che lancia il Paese verso il futuro che lo attende, e non condividiamo affatto le considerazioni negative svolte dai colleghi in maniera – devo dire – non sempre comprensibile e qualche volta anche assai confusa circa il fatto che si tratterebbe di una "riformucola", di una "riformetta". Infatti se si è obiettivi, al di là della polemica e dello slogan, ci si rende conto che l'innovazione c'è ed è molto forte: si può non condividerla, si può dire che è un indirizzo sbagliato, ma non si può sostenere che è una falsa riforma, perché si tratta di una scelta che cambia profondamente il Paese.
Noi riteniamo che cambi nel modo giusto, al di là dei nominalismi, delle etichette, che si tratti di questo o di quello, che sia il vero federalismo, che c'è il federalismo che più federalismo non si può, quasi fosse uno di quegli spot che in televisione dicono che il tal detersivo lava più bianco che più bianco non si può.
Noi riteniamo che tale riforma vada nel senso dell'Italia che vogliamo, un Paese più moderno, più competitivo, capace di essere per tutti i suoi figli una casa accogliente. Riteniamo anche che con questo disegno siano stati battuti i tentativi di far prevalere gli egoismi, le separatezze, i rifiuti di condividere un comune destino che, almeno per una parte, nelle prospettazioni che venivano dalle forze di opposizione, abbiamo ritenuto, invece, emergessero. Noi pensiamo di aver fatto una scelta che nel dare al Paese un impianto di più avanzata ed efficace modernità lasci tutto quanto è necessario per garantire i princìpi fondamentali, i diritti di tutti, la solidarietà tra il Paese forte e il Paese debole. Questa è la nostra convinzione.
Respingiamo poi con fermezza le critiche secondo cui bisognerebbe dire di no a questa riforma per la sua incompletezza. Se ragionassimo così, assai raramente metteremmo mano alle leggi in questa sede. Credo che non accada quasi mai che si sia assolutamente convinti che una legge è perfetta, compiuta e dia tutte le risposte che deve fornire. Certo, si può dire che questo è un disegno che va completato, ma intanto questa parte ha una sua compiutezza e deve andare avanti come tale. Ricordo, ad esempio, che il mio Gruppo ha avviato una raccolta di firme su una proposta di legge di iniziativa popolare relativa ad un'ipotesi di Senato federale, perché ci rendiamo conto che nell'impianto che abbiamo delineato è centrale la questione di una sede che, al tempo stesso, sia sede di autorevole rappresentanza politica nazionale e dia concretamente il senso della presenza nei processi decisionali nazionali degli interessi delle comunità, delle regioni e degli enti locali. Non a caso, quindi, abbiamo iniziato questa raccolta di firme perché abbiamo il senso che questo sia un processo in atto.
Nel prossimo Parlamento, con il sostegno delle firme dei cittadini, porteremo questa proposta che, appunto, prevede l'ipotesi di una seconda Camera nella quale, attraverso un'elezione pur sempre diretta dei senatori per assicurare l'autorevolezza e l'incisività della rappresentanza politica, ci sia però una dimensione regionale della Camera stessa.
E' un'ipotesi che va poi a toccare con incisiva nettezza il punto della partecipazione alla funzione legislativa, ridefinendo il carattere bicamerale secondo un modello articolato, e quindi assicurando che gli interessi nazionale, regionale e locale siano contemperati, in modo efficace, nelle scelte che si adottano nella massima sede di rappresentanza politica.
Sappiamo che tale disegno va completato, ma è questo un argomento per sostenere che oggi non si debba approvare la proposta al nostro esame? Non lo riteniamo affatto. Pensiamo invece - come diceva il collega Elia qualche giorno fa - che intanto bisogna chiudere una fase; non si può ogni volta ricominciare da capo.
In questa legislatura c'è già stato il tentativo forte, che purtroppo non è andato a buon fine, della Bicamerale. Possiamo far finta che nulla sia accaduto e ricominciare da zero la prossima legislatura quando il dibattito è stato così intenso, appassionato e approfondito, con un coinvolgimento così vasto nel Paese? Possiamo dire di no e tirarci indietro quando c'è una richiesta forte che proviene da tutto il mondo delle autonomie regionali e locali, anche di colore politico diverso dal nostro? Quale sarebbe il motivo? Perché manca qualcosa? Perché un'etichetta è mal definita?
Credo ci si accorga facilmente dell'insufficienza di questi argomenti e del fatto che il processo - pur difficile, complesso e articolato - merita oggi una prima e determinante chiusura sulla quale poi costruire il prosieguo. Credo che qui nessuno si illuda che dopo questo voto non si faccia più nulla, che il sistema è compiuto e perfetto, intoccabile, come se fosse uscito dalle XII Tavole. Chi potrebbe mai pensarlo?
E' evidente che siamo in un momento nel quale la costruzione di questa nuova Italia incontra incertezze e difficoltà, vedrà probabilmente una fase in cui le forze politiche si confronteranno, interverrà la Corte costituzionale, si ridefiniranno concetti giuridici di base. Tutto questo è davanti a noi, e non sarà facile; si aprirà sicuramente una fase nella quale tutti dovremo in qualche modo ripensare anche alle nostre coordinate fondamentali, ma tutto ciò fa parte della storia e della vicenda di un Paese che cambia e che si tiene al passo con i tempi, che sa di dover continuamente aggiornare le proprie strutture fondamentali, i propri parametri politici e istituzionali di base.
Quindi, siamo profondamente convinti di questo voto e stiamo già operando politicamente nella prospettiva di quanto verrà dopo la scelta di oggi, che riteniamo concluda, a questo momento, una fase importante di innovazione in questa legislatura: dalla Bicamerale, poi fallita, alla vicenda delle leggi Bassanini, al decentramento delle funzioni, all'elezione diretta dei Presidenti. Siamo in un momento nel quale si completa questa fase e ci si prepara per il nuovo.
Quindi arriviamo a questo voto con profonda convinzione, sapendo che è una stazione intermedia dalla quale bisognerà partire per proseguire il viaggio del nostro Paese verso il suo futuro, ma sapendo altresì che in questa stazione non potremo fermarci: dobbiamo guardare avanti e scegliere oggi quel che ci si propone, preparandoci per il domani (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Manis).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rotelli. Ne ha facoltà.