Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
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STIFFONI. Signor Presidente, la discussione politica sul federalismo è quanto mai viva, anche perché il processo di devoluzione in atto nelle regioni del Nord suscita attenzione ed interesse tra i cittadini, intenzionati a capire come si riuscirà finalmente a liberarsi dalle oppressioni e dalle inefficienze del sistema centralista. Il processo di cambiamento deve essere accompagnato da un passaggio riformatore anche in sede parlamentare, ma il presunto federalismo che la maggioranza di sinistra tenta di imporre con il provvedimento in esame è in realtà una pietra tombale sulla volontà di cambiamento.
Tempo fa, signor Presidente (lei lo ricorderà senz'altro), sono stati usati termini antitetici per definire strani ed innaturali desideri di governare la cosa pubblica da parte di forze politiche che poco avevano fra loro in comune: le cosiddette "convergenze parallele". Ora, penso che si debbano usare parimenti concetti di valenza contrapposta che fatalmente si annullano per definire un qualcosa che niente ha a che fare con una riforma federalista e che è, per l'appunto, un'altra cosa: un decentramento centralista, un antifederalismo.
Ma per chiarire meglio ed in forma più estesa l'inganno che la sinistra ha messo in atto e da dove parte il tutto, è bene aver presente che il disegno di legge costituzionale in esame è stato presentato un anno e mezzo fa dal Governo, allora presieduto dall'onorevole Massimo D'Alema, con l'attuale presidente del Consiglio Giuliano Amato ministro per le riforme istituzionali. L'inganno dell'Ulivo appare finalmente evidente quando si confrontano punto per punto la Costituzione vigente con le variazioni apportate dalla maggioranza. Infatti, mentre la Costituzione del 1948 elenca all'articolo 117 le materie lasciate alle regioni, il testo della sinistra delinea una serie impressionante di competenze esclusivamente riservate allo Stato centrale, ne attribuisce una parte rilevante al ruolo concorrente di Stato e regioni e lascia infine a queste ultime soltanto materie residuali.
Lo stesso discorso vale per la parte fiscale, dove all'articolo 119 si vuole trasferire alle Regioni soltanto la possibilità di imporre ulteriori imposte, ovvero soltanto sovrattasse che si cumulerebbero a quelle attuali.
Il confronto dei testi chiarisce, al di là di ogni dubbio, come la falsa riforma della sinistra non risponda per nulla alle esigenze di un autentico federalismo, ma sia solo un decentramento centralista. L'articolo 117, infatti, così recita: "la Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei princìpi fondamentali…", elencando, poi, le materie di pertinenza legislativa.
I princìpi fondamentali della Costituzione, signor Presidente, non sono forse solo quelli espressi nei primi dodici articoli della nostra Magna Charta? O forse, dopo questo provvedimento, sono previste una sorta di leggi quadro per le competenze regionali?
Il Governo, con la sua maggioranza, stravolge il dettato dell'articolo 117; prima di tutto, impone la potestà legislativa dello Stato centralista con un lunghissimo elenco di materie; segue, poi, un altrettanto lungo (se non di più) elenco di materie a legislazione concorrente fra Stato e Regioni, lasciando alla potestà legislativa regionale solo poche righe, che recitano: "per ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato…"; ciò, per conto nostro, è poco o nulla.
C'è di più. E' prevedibile, infatti, un aumento del contenzioso tra Stato e regioni appunto perché non sono precisati i limiti di competenza ed in forza della modifica prevista all'articolo 117 della Costituzione, quando il Governo ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale. Questo è, appunto, decentramento centralista.
L'Ulivo, dopo tante promesse da marinaio, ha gettato la maschera e mostrato, come non mai, il suo vero volto accentratore, statalista e neocomunista. Ma il centro-sinistra è maestro nella propaganda positiva per qualsiasi iniziativa partorita dalla maggioranza di Governo ed è altrettanto abile a denigrare l'opera dell'opposizione, in particolare della Lega Nord. Così, ecco che invece di introdurre una riforma seria e restituire alle regioni il maltolto, l'Ulivo e i suoi ramoscelli rinsecchiti rafforzano i poteri del centro.
Altro che polizia, sanità e istruzione locali! Tutto deve dipendere dalle paturnie dello Stato centralista, sempre prodigo ad offrire aiuti, soldi a pioggia e fondi alle regioni in difficoltà, ma sordo a qualsiasi anelito di libertà da parte dell'area Padana.
La sinistra rappresenta un regime che non deve modificare nulla, ma, anzi, deve puntellare lo status quo. La stessa blindatura di questo provvedimento costituzionale, decisa dalla maggioranza, ha dell'incredibile. Dimostra che a loro interessa, ormai, avere solo un manifesto da usare in campagna elettorale, a prescindere dai contenuti.
Quello che l'Ulivo ha posto in essere nei fatti è un ostruzionismo al contrario. La blindatura del testo non è stato altro che ostracismo nei confronti dell'opposizione. In ogni caso, è ormai evidente, e non è un male, che in campagna elettorale si misureranno di fronte agli elettori due progetti alternativi sul federalismo. Da un lato, quello finto di Palazzo messo a punto dall'Ulivo in Parlamento come spot elettorale; dall'altro, quello vero della Casa delle libertà, costruito insieme alle regioni.
Comunque sia, è ormai chiaro che la sola vera riforma federalista sarà quella che uscirà dai nostri referendum proposti dalle regioni e da quello che proporremo all'indomani di questa approvazione, fatta contro l'approvazione di chi oggi è maggioranza del nostro Paese. Un referendum respingerà questo falso federalismo e i voti degli elettori cancelleranno questa truffa.
Per concludere, Signor Presidente, come un tormentone d'estate, una canzone che durante le vacanze si sente ripetere in ogni dove, così il vostro antifederalismo, compagni di sinistra, sarà l'incubo che vi seguirà in ogni nostro comizio, in ogni nostra manifestazione della prossima campagna elettorale. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellicini. Ne ha facoltà.