Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
Azioni disponibili
*NAPOLI Roberto. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAPOLI Roberto. Signor Presidente, colleghi senatori, nel 1996 questa era da tutti considerata una legislatura costituente. Con la Commissione bicamerale si era avviato un processo riformatore che potesse davvero portare, con il coinvolgimento della maggioranza e dell'opposizione, ad una radicale modifica della Costituzione; esigenza avvertita non solo dalle forze politiche, ma soprattutto dai cittadini e dalle altre istituzioni dello Stato.
La Commissione bicamerale, dopo mesi di lavoro impegnativo ed intenso, aveva elaborato modifiche condivise anche dall'opposizione, come l'attuale legge sul federalismo, ma il Polo, con una scelta opportunistica, e per il ricatto della Lega decise di impedire che la Commissione ultimasse il proprio lavoro, contro gli interessi del Paese.
Fu un'occasione buttata al vento per esclusiva volontà del Polo. La grande occasione perduta ci obbligherà ad insistere tenacemente, nella prossima legislatura, per completare il processo riformatore, ma dobbiamo utilizzare anche l'ultimo minuto di questa legislatura per non interrompere questo processo.
Abbiamo introdotto cambiamenti importanti, come l'elezione diretta dei Presidenti delle regioni, una novità sulla cui base si è già votato nelle elezioni regionali del 2000. I Presidenti delle regioni oggi in carica hanno ricevuto una forte, fortissima investitura popolare, con un potere di rango costituzionale al quale, però, non corrispondono nuove risorse e nuovi poteri costituzionalmente sanciti. E' un vuoto che non può essere riempito con provocazioni o iniziative estemporanee che portino ad un permanente conflitto tra Stato e regioni, tra Governo nazionale e governi regionali, tra regioni e comuni.
Noi concordiamo con il presidente della Repubblica Ciampi, che ha ricordato come la riforma non possa consistere nel passaggio da un centralismo statale ad un centralismo regionale. Il testo che oggi votiamo - che, vogliamo ricordarlo ai cittadini, è stato approvato alla Camera in prima lettura con il voto di astensione del Polo - modifica radicalmente l'articolo 117 della Costituzione e individua le materie di competenza dello Stato e le funzioni dei comuni, delle province, delle città metropolitane, delle regioni e dello Stato.
La necessità di individuare le competenze attribuite agli enti locali, in particolare alle regioni, è condivisa - lo abbiamo visto in questi giorni sui giornali - dai presidenti sia del centro-destra sia del centro-sinistra, dall'ANCI, dall'UPI e dalla Lega delle autonomie. E' quindi una riforma necessaria ed utile al Paese.
Da qui l'appello che l'UDEUR in questi giorni ha rivolto alle forze politiche del Polo. Siamo convinti che il Paese è con noi e per questo, sottoscrivendo la richiesta di un referendum consultivo popolare, chiederemo ai cittadini di esprimere liberamente il proprio consenso o dissenso. Noi non temiamo il voto popolare, anzi lo sollecitiamo convinti di essere dalla parte della gente, con le istituzioni territoriali.
Vorrei proseguire, signor Presidente, con una riflessione da parlamentare del Sud ricordando l'attualità del pensiero di Guido Dorso nella sua opera "La rivoluzione meridionale": "E' il Mezzogiorno che più di tutti ha bisogno del federalismo e dell'autonomia per fondare il futuro sull'autogoverno". (Commenti dal Gruppo LFNP).
Le regioni, nate dalla riforma delle autonomie locali e con l'elezione diretta dei presidenti, hanno un ruolo fondamentale nella costruzione di un corretto processo federalista. Particolare rilievo assumono, in tale contesto, le situazioni specifiche di regioni a statuto speciale quali la Sicilia e la Sardegna. La regione-Stato, soprattutto al Sud, non deve sostituire al vecchio centralismo statale un modello di centralismo panregionale. Il salto di qualità che deve sostanziare le innovazioni legislative istituzionali sta nel decentramento dei poteri e di gestione degli enti locali, nella piena attuazione del principio di sussidiarietà che postula una regione non sovraordinata, con pari dignità istituzionale rispetto al sistema delle autonomie, che finalizzi e qualifichi il governo in funzione dell'alta programmazione dello sviluppo territoriale.
La questione politica dei territori, a partire dall'urbanistica, va assegnata compiutamente all'istituzione deputata come più vicina ai cittadini, cioè ai comuni. Dopo l'innovazione positiva introdotta dalla riforma Bassanini e scaturita dall'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province e delle regioni, si tratta di incidere profondamente sulle strutture e sui livelli qualitativi delle burocrazie regionali e comunali.
In questo quadro gli obiettivi sui quali dobbiamo sviluppare le iniziative nel Mezzogiorno, per quanto concerne sia le prospettive di sviluppo del Sud sia il rapporto con le regioni del Nord, con l'Europa e con il Mediterraneo, assumono maggiore rilevanza politica.
Il federalismo solidale è un termine che più volte hanno richiamato le istituzioni ed in particolare, in questi giorni, il Ministro delle regioni, senatore Loiero. Credo che su questo termine dovremmo soffermarci maggiormente. Il federalismo solidale nell'unità nazionale postula non l'aggregazione e la contrapposizione tra blocchi di regioni del Nord e del Sud, bensì un rapporto dialettico che esalti le specificità regionali ed il pluralismo istituzionale, che qualifichi il regionalismo e converga nel sostenere le ragioni dell'autonomia regionale nei confronti dello Stato e dei Governi.
Non possiamo accettare iniziative, come quelle che sono state prese dalla Lega alla Camera dei deputati sul federalismo fiscale, nel senso di ritenere che il 75 per cento o anche il 90 per cento debba rimanere (Commenti dal Gruppo LFNP) alle regioni del Nord a discapito di quelle del Sud. Siamo per un federalismo solidale che consenta una crescita armonica delle regioni depresse, aiutate in questo con un fondo di solidarietà nazionale dalle regioni del Nord. E' da respingere ogni ipotesi, ogni tentativo di determinare un cartello delle regioni ricche contrapposte e alternative alle regioni arretrate.
Se questa linea dovesse prevalere, la risultante sarebbe un'abnorme concentrazione di risorse economiche, produttive, sociali, culturali, scolastiche, formative e informative, tale da determinare oggettivamente fratture serie nel tessuto unitario del Paese. Nessuna compensazione solidaristica tra singole regioni potrebbe compensare i guasti provocati da lacerazioni profonde, come la proposta di un accordo tra una regione del Sud, la Calabria, ed una del Nord, la Lombardia, dello stesso segno politico. Anche questo è un segnale su cui dobbiamo ragionare con grande attenzione.
Il federalismo solidale è cosa profondamente e radicalmente diversa. Il federalismo dovrà essere ancorato ai princìpi della perequazione con la costituzione, da parte del Governo centrale, di un adeguato fondo da destinare alle regioni meridionali sulla base di determinati parametri, che sono in primo luogo la popolazione, il reddito pro capite e via dicendo.
L'obiettivo primario dovrà essere di evitare scompensi che accrescerebbero ulteriormente la forbice Nord-Sud, data la rilevante discrasia economia e sociale tra le due aree. Una diversa strategia fondata su un federalismo fiscale, all'insegna dell'egoismo delle regioni forti, porterebbe a profonde lacerazioni e fratture dello Stato e dell'unità nazionale. E' per tale ragione che va profondamente modificato l'assetto relativo al federalismo fiscale.
Proprio in questi giorni l'università di Napoli sta approfondendo in un proprio studio quali sarebbero stati gli effetti di eventuali approvazioni di proposte di una parte del Polo, la Lega, se gli emendamenti presentati sul federalismo fossero diventati attuali. Stiamo calcolando - l'ho già denunciato più volte in quest'Aula - l'ammontare delle risorse di cui sarebbero state private la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia se fosse stato approvato quel tipo di federalismo e di divisione delle risorse stesse.
Allora, non c'è dubbio che deve essere accolto quell'appello che avevamo rivolto al Polo per concorrere a fare insieme questa riforma nell'interesse del Paese; quando un presidente del Polo, del Piemonte, come Ghigo richiama ad approvare questa legge per non impedire alle regioni di fare statuti od altro è indubbio che tale appello va accolto.
Per questo motivo chiederemo ai cittadini, attraverso il referendum consultivo, di votarlo e siamo convinti che i cittadini ci daranno ragione. (Applausi dai Gruppi UDEUR, PPI e DS. Molte congratulazioni).