Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001

MARCHETTI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCHETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approviamo oggi una legge di revisione della Costituzione che realizza un nuovo assetto dei rapporti tra Stato, regioni ed enti locali, determinando un notevole ulteriore dislocamento di funzioni a favore proprio di regioni ed enti locali. Si offre così un ancor più solido supporto costituzionale all'opera importante avviata con le cosiddette leggi Bassanini.

Non ripeterò le considerazioni che hanno indotto i Comunisti Italiani ad esprimere già in prima lettura una valutazione complessivamente positiva su questa riforma e nemmeno mi soffermerò sulle riserve che già in quella occasione abbiamo espresso su singole norme. Ricorderò soltanto la difficoltà di sentirci appagati dalla formulazione dell'articolo 114: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato". In questa definizione lo Stato appare quale mero apparato centralizzato, una realtà residuale. Preferiamo piuttosto continuare a riferirci allo Stato repubblicano, alla Repubblica delle autonomie nata dalla Resistenza.

Soltanto un accenno per ribadire una riserva. La riforma che stiamo per approvare attribuisce alle regioni funzioni legislative nelle materie che non sono espressamente riservate alla competenza statale. Viene ribaltata la soluzione adottata dall'attuale testo costituzionale. La soluzione è coraggiosa, ma avremmo preferito che fosse approvata anche una norma che riservasse comunque allo Stato la potestà legislativa per la tutela di preminenti ed imprescindibili interessi nazionali. Una disposizione in qualche modo si fa carico di tale esigenza, ma penso che non sia una soluzione felice quella adottata a tal proposito nel testo.

Questa riserva non ci impedisce il voto favorevole ad una riforma costituzionale con la quale cade ogni controllo governativo sulle leggi regionali. Vi è soltanto il controllo della Corte costituzionale, che è una garanzia per tutti. Vi è il riconoscimento del ruolo essenziale del comune nell'ambito di una scelta di sussidiarietà verticale e viene affermato il principio dell'attribuzione al comune di tutte le funzioni amministrative, con limitate possibilità di deroga.

Vi sono importanti innovazioni per la finanza pubblica. Si dà una soluzione, credo realistica, al problema della finanza degli enti locali, per quanto ovviamente sia di competenza della sede costituzionale. Si compie un passo preciso, che corrisponde in sostanza alle previsioni della Bicamerale, per il tanto dibattuto federalismo fiscale.

Un risultato - ripeto - complessivamente positivo, innovativo, equilibrato, contrastato ora, contraddittoriamente rispetto… (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi dai Gruppi Misto-Com e DS. Congratulazioni).