Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
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LUBRANO di RICCO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUBRANO di RICCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per annunciare il voto favorevole del Gruppo dei Verdi-L'Ulivo al disegno di legge di revisione costituzionale in discussione.
Il clima politico di questo scorcio di legislatura, determinatosi proprio in seguito all'approvazione del disegno di legge in discussione da parte della Camera dei deputati, mi induce innanzitutto ad introdurre un chiarimento che ritengo fondamentale anche al fine di stemperare la tensione politica che si è venuta a determinare.
L’opposizione parlamentare, immediatamente dopo l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera, ha tuonato contro il Governo e l’Ulivo, che avrebbe modificato la Costituzione "a colpi di maggioranza", venendosi a porre in una situazione di illegittimità costituzionale.
Intendiamo pertanto richiamare con forza l’articolo 138 della Costituzione, che disciplina il procedimento di revisione costituzionale, prevedendo che la Costituzione repubblicana possa essere modificata mediante doppia approvazione da parte delle Camere, con eventuale successiva sottoposizione della legge a referendum: sarà, in tal caso, il popolo sovrano a decidere se la riforma costituzionale che ci accingiamo ad approvare sia quella giusta per l’Italia. Noi siamo quindi nella legalità costituzionale e respingiamo con forza le accuse provenienti dai leader politici del centro-destra.
La storia parlamentare di questa grande riforma che ci accingiamo oggi ad approvare, e che mi auguro sarà finalmente licenziata da questo Parlamento, è lunga è tormentata. Non sarò io a ripercorrerla: mi basti richiamare i primi vagiti parlamentari, a metà degli anni Ottanta, sintetizzati efficacemente nella relazione della Commissione sulle riforme istituzionali, presieduta dall’onorevole Bozzi. Era il 1986 ed il Parlamento si poneva con forza il problema delle autonomie locali e del loro sviluppo effettivo nel quadro tracciato dai padri costituenti.
Mi basti qui ricordare il secondo momento fondamentale: la nascita dell’Ulivo, di questo movimento di partiti e di società che ci ha portato al Governo del Paese. Questa nostra straordinaria alleanza politica ha avuto come proprio collante "la Repubblica delle cento città". Il nostro impegno era quello di liberare le potenzialità delle autonomie locali, respingendo, però, con forza le tendenze separatiste del centro-destra.
Ormai al Governo del Paese l’Ulivo non poteva non conseguire questo impegno preciso verso il corpo elettorale: la nostra doveva essere - ed è stata - la legislatura delle autonomie locali.
Abbiamo profondamente innovato l’ordinamento comunale e provinciale, basti citare le riforme Bassanini. Abbiamo realizzato l’importante riforma del presidenzialismo regionale. Ma, fino ad oggi, mancava ancora il coronamento di questo disegno: una vera e propria riforma costituzionale che introducesse nel nostro Paese il federalismo, che desse la base giuridica costituzionale alle riforme in atto. Un federalismo basato non sull’egoismo secessionista, ma sulla solidarietà tra regioni ricche e regioni povere; non sulla frattura istituzionale, ma sull’intesa e sulla leale collaborazione dei livelli di governo che costituiscono la pluriarticolazione della nostra Repubblica unitaria ed indivisibile. Occorreva finalmente completare l’azione di riforma avviata che gli italiani ci hanno dato mandato di realizzare.
In sintesi, nell’interesse del Paese, non si poteva continuare a riformare operando con leggi ordinarie "a Costituzione invariata". Questo Parlamento ha dovuto, ad esempio, introdurre il principio di sussidiarietà mediante leggi ordinarie ed in assenza di base costituzionale. Da oggi, invece, chiunque governerà il Paese, potrà finalmente continuare e perfezionare la riforma a "costituzione vigente".
Io credo perciò che questo sia il coronamento positivo della legislatura: l’atto con il quale conseguiamo un fondamentale impegno che il corpo elettorale ci ha affidato nel 1996. E’ un grande atto di responsabilità politica. Noi non lasciamo il lavoro a metà!
All’opposizione abbiamo dato grandi occasioni; basti qui ricordare la Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali, presieduta dall’onorevole D’Alema. Ma l’opposizione, evidentemente, non ha voluto cogliere neanche questa occasione. Così, oggi, se da una parte la maggioranza si accinge ad approvare questa legge di revisione costituzionale in senso federalista, dall’altra, contemporaneamente, fallisce la politica dell’ostruzionismo di chi ha dichiarato di volere il federalismo ma nei fatti l’ha sempre osteggiato.
L’approvazione di questo disegno di legge è un grande atto di responsabilità politica ed anche un atto politico di estrema importanza. Infatti, un sistema elettorale bipolare significa che non si possono creare alleanze con posizioni oscillanti tra il centralismo puro ed il secessionismo. Ciò comporta infatti, l’inconciliabilità delle posizioni degli alleati del centro-destra. Questo spiega perché il Polo delle Libertà non ha voluto e non poteva prendere parte attiva in questa grande riforma. L’Ulivo invece è federalista ed ha un proprio progetto unitario di federalismo. E’ questo che stiamo per votare e che consegniamo al giudizio dei cittadini. (Applausi dal Gruppo Verd. Congratulazioni).