Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001

ANGIUS. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIUS. Signor Presidente, signori Ministri, cari colleghe e colleghi, stiamo per compiere l'ultimo significativo atto della XIII legislatura che volge ormai alla fine. Voteremo con convinzione, con serenità e con fiducia a favore della modifica del Titolo V della Costituzione.

Con la legge che spero approveremo in via definitiva, si cambia l'ordinamento dello Stato, così come di fatto cambiò nel 1970 quando nacquero le regioni italiane. Una riforma voluta dalla maggioranza del Parlamento italiano, chiesta e sollecitata dalla Conferenza dei Presidenti delle regioni e dall'Associazione dei comuni italiani.

La stessa opposizione - lo ha dimostrato poc'anzi il collega Elia - ha votato in Bicamerale testi praticamente identici a quello che oggi votiamo. E' una svolta, non ancora interamente compiuta, ma che oggi definiamo nella sua essenzialità.

E' una svolta che dovrà trovare il suo completamento nella prossima legislatura. Così, dopo aver conferito - con la legge che oggi approviamo - nuovi poteri, funzioni e risorse alle regioni italiane come mai ne hanno avute, nella prossima legislatura si dovrà completare il disegno riformatore, garantendo un'incisiva presenza degli interessi delle comunità regionali negli organi costituzionali e in particolare qui in Parlamento, trasformando una delle due Camere in organo rappresentativo delle regioni e delle autonomie, oltreché dell'intera comunità regionale.

Questo sarà il nostro impegno, l’impegno dell’Ulivo nella legislatura futura. Cambiare la forma di Stato - ci ha ricordato stamattina il ministro Maccanico – non è impresa da poco. Tanto meno è impresa da poco in quanto si tratta di passare da uno Stato centralistico e burocratico ad uno Stato federalistico e partecipativo. Gli interrogativi e i dubbi sono legittimi, le gradualità necessarie. In Italia abbiamo avviato, in questi anni di Governo dell’Ulivo, una grande riforma dell’ordinamento dello Stato. Abbiamo avviato il federalismo fiscale e quello amministrativo. Nessun Paese democratico in così breve tempo ha mutato il suo ordinamento; non ci sono esperienze alle quali fare riferimento e ciò dà l’idea della prova nella quale ci siamo cimentati.

Quella che variamo è dunque una grande riforma, è il segno della maturazione democratica di un grande Paese che cresce nella consapevolezza dei propri mezzi, nella fiducia del proprio avvenire, nel rapporto sempre più stretto con le istituzioni di Paesi europei.

Noi, che abbiamo proposto questa riforma e l’abbiamo difesa dai suoi critici, non ci siamo inventati nulla, non abbiamo estratto dal cilindro, in una spettacolare esibizione, il coniglio della riforma federalista. Questa è una riforma che ha percorso un lungo, lunghissimo cammino: è il cammino di un pensiero, di una concezione dello Stato, di una dimensione della democrazia, di una visione della società italiana che, nelle sue tormentate riflessioni e nei suoi scatti di intuizione, viene da Cattaneo, per giungere a Sturzo, dal Gramsci della questione meridionale ad arrivare a Dorso, da Giolitti per giungere a Renzo Laconi, uno dei più geniali uomini politici e parlamentari della nostra Repubblica, sino a Dossetti. Capisco che parlare di Dossetti oggi, in quest’Aula, dopo l’uscita di ieri del leader del Polo, il quale ha detto di essere il miglior leader del mondo, può suscitare qualche perplessità … (Applausi dai Gruppi DS, PPI e UDEUR) … ma li voglio richiamare per la valenza e il significato che alla cultura italiana questi uomini hanno dato e per quanto hanno arricchito la politica.

E’ un pensiero lungo e profondo che abbiamo cercato di raccogliere, di interpretare e di adeguare al nostro tempo, così veloce, così aspro, così teso. Non abbiamo inventato nulla – dicevo – ma vorrei dire di più. Se anche stessimo a quanto abbiamo fatto in questa legislatura nel discutere del federalismo, dei poteri da conferire alle Regioni per superare il vecchio centralismo, anche se stessimo a tutto questo, dovremmo dire che in questa legge sono riconoscibili gli apporti e i contributi di tutte le componenti politiche del Parlamento.

Le basi culturali del federalismo italiano, quelle storico–politiche, non stanno, come in altri Paesi europei, nella fusione, nell’aggregazione di ordinamenti statuali preesistenti - non ha in ciò la sua matrice il federalismo italiano - ma stanno piuttosto nella società, o meglio nelle società del nostro Paese, nelle culture, nelle lingue, nelle etnie, nei modi di vita, nella campagna e nelle città, come nella fabbrica, nell’affrancamento dall’analfabetismo, nella rottura dell’isolamento, nella speranza di liberazione dal bisogno.

Per queste ragioni l’idea federalistica nasce forte nel Mezzogiorno d’Italia e si carica di una socialità, di un senso di emancipazione, di elaborazione e di liberazione, di un significato di inclusione di solidarietà che è sconosciuto ad altre concezioni del federalismo, che è l’opposto esatto, care colleghe e colleghi, del federalismo dei forti, del "lasciamo che ognuno faccia per sé", del "questo è mio e me lo tengo io", del "tu stai giù e io su", è l’opposto di tutto questo perché è l’opposto di quel federalismo che ha nell’egoismo sociale, nell’esclusione, nell’uso della forza e della ricchezza il suo vero motore. C’è una diversità profonda, profondissima tra la nuova Destra italiana e l’Ulivo nella concezione stessa dello Stato. La storia d’Italia è stata segnata da domanda di più Stato, al Sud come al Nord, domanda di uno Stato più vicino.

Un'idea federalista, per noi, coniuga la domanda di uno Stato più vicino con quella dell'autonomia e della responsabilità delle classi dirigenti locali. Ecco, autonomia e responsabilità, difesa della specificità e delle peculiarità sociali e territoriali, economiche e culturali, ma anche assunzione di responsabilità locali e nazionali per favorire non solo la crescita economica, ma anche quella civile. Il contrario, dunque, del federalismo dei forti e dei ricchi, il contrario di un'idea di federalismo secondo cui ai meno fortunati e ai deboli non è lasciato il diritto di essere uguali, ma è lasciata la benevolenza ad essere beneficiati.

Non c'è più soltanto una diversa idea di Stato; c'è un progetto diverso di governo dell'economia, un modo diverso e antitetico di concepire la crescita e lo sviluppo che si riassume, nella visione della nuova destra, non solo nell' "arrangiati", nel "se ne rimane, qualcosa ti arriva", cioè la versione italiana un po’ spuria di quel capitalismo compassionevole che parte dalla constatazione dell' "io sto su e tu stai giù"; è la negazione del diritto al lavoro, allo studio, alla sicurezza e al benessere che lascia il posto a tutt'altro.

La nuova destra italiana si muove nell'orizzonte di un revisionismo storico e politico che mette in discussione tutto. Dalla destra, come si capisce, ci dividono un'idea di Stato e un'idea di società. E' questo lo scontro in atto nel nostro Paese. I muri cadono in Europa e nel mondo e ci sono leader, come quello della Lega Nord, che i muri vorrebbe elevarli, muri, steccati e filo spinato, ma la storia non sta dalla sua parte. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Misto DU, Verdi e Misto-RI). E un piccolo padre che sa tutto, che guida tutto, che ordina tutto, che impone tutto vorrebbe guidare questo nostro Paese, ma questo è un altro Paese rispetto a quello che egli sogna.

Si è utilizzata - e mi avvio a concludere - questa grande riforma a fini di lotta politica. Diciamo la verità: alla Camera erano venuti per suonarcele e se le sono suonate, le hanno prese da un punto di vista politico. (Applausi dal Gruppo DS. Commenti dal Gruppo AN. Proteste del senatore Novi). Volevano una vittoria politica e hanno avuto una cocente sconfitta politica!

In noi, signor Presidente, c'è la soddisfazione profonda di vedere approvato questo disegno di legge, ma c'è anche il rammarico sincero nel constatare che su una riforma così importante, così come su altre, in questa legislatura si sono perse troppe occasioni. Il rammarico è sentito.

Ho ascoltato poco fa, da parte del Presidente del Gruppo Forza Italia, l'annuncio di un'iniziativa referendaria motivata con il fatto che noi approveremmo questa legge a colpi di maggioranza: a maggioranza, senatore La Loggia, come avviene in tutti i parlamenti democratici, perché se si vota a maggioranza secondo voi c'è il sopruso, se si cerca l'accordo si vuole l'inciucio. E' davvero una strana visione della democrazia! (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Verdi, Misto-DU e Misto- RI. Proteste del senatore Greco. Commenti dal Gruppo AN). Ci si arroga per sé, come minoranza, il diritto di porre il veto ad una maggioranza, il diritto a decidere.

Poiché si è sollevata da parte delle opposizioni una questione gravissima di legittimazione democratica del nostro Parlamento a decidere, noi, senatore La Loggia, colleghi dell'opposizione, vi annunciamo che assumeremo un'iniziativa referendaria per andare subito a chiedere al popolo italiano un pronunciamento, raccogliendo da oggi le firme popolari su questa materia. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Verdi, Misto-DU e Misto-RI. Commenti dei Gruppi FI e AN). Non sarete soli, lo faremo noi a norma di Costituzione. Non abbiamo paura, non abbiamo timore di una consultazione popolare che consenta al popolo italiano di pronunciarsi.

PONTONE. Bravo!

ANGIUS. Si vedrà, in quella campagna referendaria sul federalismo che noi vogliamo, e per il quale ci impegnamo insieme ai consigli regionali, che cosa voi sarete capaci di dire, avendo constatato in quest'Aula che avete detto tutto e il contrario di tutto.

Mi consenta… (Commenti dal Gruppo FI)… mi consenta, signor Presidente, di fare un piccolo appello data l'eccezionalità della seduta che stiamo vivendo. Voglio esprimere in questa seduta, nel mio ultimo intervento di questa legislatura il sentito e fraterno ringraziamento del nostro Gruppo a quanti tra di noi nell'Ulivo, non solo nel nostro Gruppo e partito, hanno avuto in questi anni responsabilità di Governo: ai Ministri, ai Sottosegretari e in particolare a Romano Prodi, a Massimo D'Alema e a Giuliano Amato (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-RI, Misto-DU) per il loro impegno, la loro opera intelligente e il loro totale disinteresse personale; ad Amato e D'Alema per il contributo che hanno dato a definire la legge che noi oggi approviamo.

Signor Presidente, lei ha giustamente espresso un riconoscimento ad un nostro leale avversario - mi riferisco al senatore Peruzzotti - per il lavoro che egli ha svolto in quest'Aula. Non so, signor Presidente, se vi sarà analogo riconoscimento per qualche altro senatore, magari del mio Gruppo, che - è facilmente dimostrabile - con la sua presenza e il suo lavoro in Aula ha garantito in questi anni non al Governo, ma al nostro Paese e al nostro Parlamento di andare avanti, di crescere, di battersi difendendo le sue idee ma, soprattutto, gli interessi del Paese.

Voglio ringraziare le senatrici e i senatori del Gruppo al quale appartengo, e che ho l'onore di presiedere, per il loro intelligente impegno nelle Commissioni e in quest'Aula nel garantire quella continua, assidua, appassionata presenza necessaria per l'approvazione di tante leggi nell’esclusivo interesse del nostro Paese.

Abbiamo l'orgoglio, Signor Presidente, care colleghe e colleghi, di lasciare oggi un'Italia migliore di quella che trovammo cinque anni fa, con più lavoro e meno tasse. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-DU, Misto-RI).

Questa è l'Italia di oggi, migliore di quella del 1996, e nel futuro proseguiremo nel nostro impegno con serenità, con fiducia, guardando non al passato, ma frequentando il futuro. Con ragione e sentimento le garantisco, e garantisco a voi, care colleghe e colleghi, che noi accompagneremo il cammino della nostra Patria, il cammino della nostra Italia. (Commenti dal Gruppo AN). Sarà un cammino di crescita, di sviluppo civile, culturale, economico e sociale; sarà un cammino che accompagneremo con il nostro impegno e con il nostro lavoro. (Prolungati applausi dai Gruppi DS, UDEUR, PPI, Misto-COM, Misto-RI, Misto-DU, Verdi e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come convenuto, prima di procedere alla votazione finale del disegno di legge costituzionale, passiamo ad altri punti all’ordine del giorno.