Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,03).
Si dia lettura del processo verbale.
D'ALESSANDRO PRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Agnelli, Ayala, Barbieri, Barrile, Bo, Bobbio, Corrao, De Martino Francesco, Fumagalli Carulli, Lauria Michele, Lavagnini, Leone, Manconi, Passigli, Piloni, Rocchi, Taviani e Vedovato.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dolazza e Turini, per attività dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale; Besostri, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea; Asciutti, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
Disegni di legge, assegnazione
PRESIDENTE. Il disegno di legge n. 4336-ter-B, in materia di patrimonio immobiliare dello Stato, è stato assegnato alla 6a Commissione permanente in sede deliberante, con i pareri delle Commissioni 1a, 4a, 5a, 7a e 13a, nonché della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Le Commissioni sono autorizzate a convocarsi sin d'ora. I pareri delle Commissioni in sede consultiva dovranno essere espressi entro le ore 13 di oggi.
Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,10).
Discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(4809-B) Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati, in un testo risultante dall’unificazione di un disegno di legge costituzionale d'iniziativa governativa, dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati Poli Bortone; Migliori; Volontè ed altri; Contento ed altri; Soda ed altri; Fontan ed altri; Pepe Mario ed altri; Novelli; Paissan ed altri; Crema ed altri; Fini ed altri; Garra ed altri; Zeller ed altri; Caveri; Follini ed altri; Bertinotti ed altri; Bianchi Clerici ed altri; e dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa del Consiglio regionale del Veneto e del Consiglio regionale della Toscana, e dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 4809-B, già approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati, in un testo risultante dall’unificazione di un disegno di legge costituzionale d'iniziativa governativa, dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati Poli Bortone; Migliori; Volontè ed altri; Contento ed altri; Soda ed altri; Fontan ed altri; Pepe Mario ed altri; Novelli; Paissan ed altri; Crema ed altri; Fini ed altri; Garra ed altri; Zeller ed altri; Caveri; Follini ed altri; Bertinotti ed altri; Bianchi Clerici ed altri; e dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa del Consiglio regionale del Veneto e del Consiglio regionale della Toscana, e dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, in sede di seconda deliberazione il disegno di legge costituzionale, dopo la discussione generale, è sottoposto solo alla votazione finale per l'approvazione nel suo complesso.
Non sono ammessi emendamenti né ordini del giorno, né lo stralcio di una o più norme. Del pari non sono ammesse le questioni pregiudiziale e sospensiva. Può essere richiesto un rinvio a breve termine sul quale decide inappellabilmente il Presidente. Sono ammesse le dichiarazioni di voto, con le modalità e nei limiti di cui al comma 2 dell'articolo 109 del Regolamento.
Il relatore, senatore Cabras, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, siamo giunti alla lettura conclusiva di questo provvedimento.
Proprio in apertura di questa relazione, vorrei richiamare all'attenzione dell'Aula le considerazioni che feci lo scorso mese di novembre quando, rappresentando l'impossibilità che aveva determinato la conclusione dei lavori della 1a Commissione in sede referente, a causa dei numerosi emendamenti presentati durante la discussione dalle forze di opposizione, paventai il pericolo ….(Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Prego cortesemente i senatori di fare silenzio per permettere al relatore Cabras di proseguire con il suo intervento.
CABRAS, relatore. Come dicevo, paventai il pericolo che se non avessimo investito in quella circostanza l'Aula dell'esame del provvedimento perché potesse essere concluso - ricordo che eravamo alla vigilia della sessione di bilancio in questa Camera - quasi certamente non saremmo riusciti a concluderne positivamente l'iter entro la corrente legislatura.
Quella previsione si rivela oggi del tutto fondata, tanto è vero che questa è da tutti considerata l’ultima giornata utile di lavoro del Parlamento in carica. E’ importante ricordarlo perché ciò in qualche misura giustifica e quindi assegna la giusta ragione alla tesi che in quell’occasione fu sostenuta dalla maggioranza, cioè che non vi era una volontà di non entrare nel merito del provvedimento e di esaminare anche importanti emendamenti che sicuramente avrebbero perfezionato e meglio definito il contenuto del testo che ci proveniva dall’altro ramo del Parlamento. Questo fatto, che fu negato in quella circostanza, veniva sacrificato sull’altare di un obbiettivo che consideravamo più importante, quello di concludere un lungo iter di discussione di un provvedimento importante quale quello oggi al nostro esame.
Ricordo che il disegno di legge trae origine da numerose iniziative legislative di tutti i Gruppi parlamentari e del Governo, che in qualche modo hanno poi rappresentato la ripresa dell’attività che si era interrotta nella Commissione bicamerale. Ricordo, anche qui per memoria, che quest'ultima all’inizio dei suoi lavori divenne la sede nella quale confluirono tutti i provvedimenti in materia di riforma istituzionale, quindi anche quelli riguardanti questa parte della Costituzione. Successivamente, al venir meno dell’attività della Commissione bicamerale, riprese l’iniziativa parlamentare attraverso l’applicazione dell’articolo 138 della Costituzione e quindi tutti i Gruppi politici presentarono proprie proposte. Il testo oggi all’esame dell’Assemblea ha alle spalle appunto quel lavoro.
A fianco di tutto questo, occorre ricordare l’iniziativa di concertazione, di discussione e di confronto sviluppatasi con il sistema delle autonomie locali e delle regioni, tra l’altro in un momento particolare e non di ordinaria amministrazione, cioè all'indomani del primo voto per l’elezione diretta dei Presidenti delle regioni, che ha modificato materialmente il rapporto costituzionale tra le regioni e lo Stato centrale e alla vigilia della fase, importantissima per le regioni, della scrittura dei nuovi statuti regionali che, come sappiamo, la legge costituzionale n. 1 del 1999 ha reso obbligatoria.
Tutti questi elementi, che sono di contorno alla discussione, vanno tenuti presenti, soprattutto se si vogliono fare valutazioni che mettano nel giusto equilibrio osservazioni, sempre legittime e talvolta anche giustificate, sul merito di alcune parti del provvedimento in esame, che devono fare tuttavia i conti con la cornice esterna che ho ricordato, con il lavoro, con il confronto politico; aggiungo: con i voti espressi, ancorchè non conclusivi, nella Commissione bicamerale su alcune parti che oggi riesaminiamo e che furono confermate, sempre con il voto, nell’avvio della discussione che si è svolta alla Camera dei deputati in sede di esame dei provvedimenti provenienti dalla Commissione bicamerale.
Per richiamare rapidamente le questioni di merito contenute nel provvedimento, ricordo che sostanzialmente sono cinque i punti qualificanti che possiamo sintetizzare. Il primo - rispetto al quale il collega Rotelli ieri in 1a Commissione ha censurato il comportamento del relatore per aver commesso un peccato di omissione, cioè non aver richiamato nella relazione la riscrittura dell’articolo 114 della Costituzione - è un punto importante, fondamentale, tendente ad eliminare la gerarchia di rango nella Carta costituzionale e ad introdurre una nuova gerarchia legata alle funzioni e ai poteri che i diversi livelli costituzionali devono esercitare.
Non è un principio secondario né limitato. Questo articolo può essere letto in vari modi. Il mio punto di vista è che il modo giusto per leggerlo è il seguente: la volontà di rappresentare una eliminazione della vecchia gerarchia contenuta nella Carta costituzionale e l'introduzione di una nuova gerarchia basata sulle funzioni e sui poteri esercitati dai diversi livelli che compongono la sovranità complessiva del popolo in una Repubblica che vogliamo diventi via via sempre più una Repubblica federale.
Il secondo punto importante riguarda il rovesciamento dell'articolo relativo alle competenze, cioè l'articolo 117. Su questo punto ho sentito molti colleghi ironizzare dicendo che di fatto con questo rovesciamento abbiamo ulteriormente rafforzato il potere centrale e reso equivoco e non chiaro il potere delle regioni. Devo affermare che, francamente, giustifico questa osservazione soltanto laddove proviene da coloro che non hanno mai esercitato alcuna funzione né a livello comunale né a livello regionale e quindi possono, di fatto, sbagliare. Sono convinto che chi più volte si è cimentato da amministratore regionale nel confronto tra lo Stato e le regioni sul rispetto costituzionale delle leggi regionali può leggere chiaramente il rovesciamento di queste competenze e comprendere che c'è un passaggio definitivo da una fase ad un'altra, nella quale più chiaramente sono definiti i poteri che spettano allo Stato centrale e altrettanto chiaramente sono definiti i poteri, le funzioni e le sovranità che devono essere esercitati a livello regionale.
E' questo un punto che considero fra i più qualificanti, ivi compresa l'introduzione delle competenze concorrenti, sulle quali sono stati espressi, ancora una volta, giudizi contrastanti. Non bisogna, però, dimenticare che questo provvedimento dovrà essere inevitabilmente seguito da un altro che introduca la seconda Camera delle autonomie e delle regioni e che nella scrittura dei princìpi fondamentali, che riguardano le potestà concorrenti, ci sarà un ruolo di rappresentanza forte, significativa del sistema delle regioni che potrà evitare quelle distorsioni che nella storia dei nostri cinquant'anni di Costituzione repubblicana si sono determinati in qualche caso e che sono stati ricordati da alcuni colleghi (criticando, in qualche misura, i varchi che possono essere aperti da una distorta applicazione delle competenze concorrenti).
Il terzo punto, anch'esso importante e che inevitabilmente doveva essere introdotto nella Costituzione sia per la grande novità che introduce, sia soprattutto per il livello di garanzia che deve rappresentare, è legato alla fiscalità e al territorio. Abbiamo introdotto nella Costituzione un principio importante che aggancia il territorio alla fiscalità accanto ad una disposizione di garanzia, di coesione economica e sociale dello Stato che, applicando questo principio, svolge una funzione equilibratrice.
Su questo punto si è discusso a lungo e vi sono due tesi contrapposte: la tesi di chi sostiene che non si è fatto abbastanza perché la fiscalità deve essere totalmente recuperata nel territorio dove viene prodotta e poi, semmai, riversata ad un momento centrale e quella di chi, al contrario, sostiene che un principio di questo tipo sarebbe nei fatti l'introduzione di una separazione, quella sì materiale e forte, all'interno di un Paese come il nostro, nel quale, come sappiamo, esistono differenze di sviluppo che tutti speriamo siano legate alla contingenza economica, ma che possono durare anche per un lungo periodo. La garanzia introdotta nel rappresentare questo principio fondamentale è quella di una funzione equilibratrice dello Stato centrale in termini di coesione economica e sociale. E' un principio introdotto nell'Unione europea, presente ormai in tutto il diritto comunitario, nelle leggi, nei provvedimenti che vengono definiti e che, in qualche misura, ha rappresentato un punto di equilibrio - come ricordavo poc'anzi - dell'affermazione di questo principio.
Una quarta questione importante, che si riaggancia al secondo punto concernente il rovesciamento delle competenze dell'articolo 117, è legata all'eliminazione di una funzione centralista di controllo, da un lato delle regioni nei confronti dei comuni, dall'altro dallo Stato centrale nei confronti delle regioni. Con l'approvazione di questo provvedimento può essere soltanto invocato un conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale. Le leggi regionali non avranno più bisogno del sigillo del Governo per entrare in vigore, così come le autonomie comunali avranno soltanto la legge come elemento di riferimento per i provvedimenti che devono adottare e non più un controllo, che in molti casi è stato anche di merito, esercitato dai comitati di controllo.
Altro punto - e mi avvio rapidamente alla conclusione - è che abbiamo consentito, nel confermare l'autonomia speciale per le regioni che godono di questo status nella Costituzione materiale, la possibilità di introdurre la cosiddetta autonomia rafforzata. Al riguardo vorrei sottolineare un aspetto. Si è detto che questo è un modo per annullare la specialità o per far in modo che tra regioni speciali e regioni ordinarie non esistano più differenze. Anche questo è un modo per esemplificare il significato degli Statuti speciali e le ragioni di fondo che hanno determinato i Costituenti ad introdurre questo istituto nell'ordinamento costituzionale.
Come è stato sottolineato nel dibattito alla Camera nei giorni scorsi, in sede di seconda lettura, le regioni speciali non sono tali solo per ragioni economiche o geografiche, ma anche perché le popolazioni che godono di una autonomia speciale hanno una storia, una cultura, un modo di essere e di rappresentarsi in questa Repubblica che le fa diverse o distinte da altre che vivono nel territorio nazionale. Certo, ci sono anche elementi economici e geografici che possono in qualche misura ulteriormente determinare distinzioni e differenze, ma non è solo questa la ragione per la quale esiste un livello di ordinamento di autonomia speciale nella nostra Repubblica.
E' per questo motivo che gli Statuti speciali hanno il vincolo costituzionale, contrariamente agli statuti delle regioni ordinarie che, come sappiamo, vengono approvati attraverso una legge ordinaria. Quindi si è andati nella direzione giusta, quella di consentire alcuni elementi di rafforzamento delle autonomie ordinarie, non quindi in contrasto, per raggiungere o parificare le condizioni, ma per riconoscere, anche nel caso delle regioni ordinarie, la possibilità di autonomia differenziata.
Infine, nell'ultima parte del provvedimento, vi è una previsione - proprio perché questa è considerata una tappa verso un processo di riforma definitiva dell'impianto costituzionale e dei rapporti tra i poteri (la riforma del bicameralismo, il ruolo e la funzione del Governo), che dovrà essere necessariamente oggetto di attenzione del prossimo Parlamento - in forza della quale il sistema delle autonomie può partecipare alla fase legislativa in questo momento che possiamo considerare di transizione tra l'attuale, di assenza della Camera delle regioni, ed il successivo, nel quale questo istituto potrà essere introdotto. Infatti, nella Commissione parlamentare per le questioni regionali è prevista la partecipazione dei rappresentanti del sistema delle autonomie e delle regioni ogniqualvolta si esaminino materie e provvedimenti di diretta competenza.
Questo istituto, come i colleghi sanno, prevede per il provvedimento legislativo la possibilità di una procedura rafforzata nell'esame in Assemblea qualora dovesse registrarsi un contrasto in quella sede. Anche questo, certamente, non è un modo per dare una risposta completa alle istanze rappresentate dal sistema delle autonomie, ma è un modo per codificare una fase nella quale provvedimenti di questa natura non possono essere adottati dal Parlamento senza una sede di codecisione e di concertazione con chi rappresenta il sistema delle autonomie e delle regioni nel nostro Paese.
In conclusione, quindi, signor Presidente e signor Ministro, ritengo che l'Assemblea debba approvare il provvedimento in esame nel testo proposto, sia pure nella convinzione che con il superamento di questa contingenza politica non si rende giustizia al contenuto del dibattito che si è svolto in precedenza, che ha prodotto questo provvedimento e che in qualche misura trasmette un messaggio non vero, non reale del percorso da cui è scaturita questa proposta.
Ad elezioni politiche alle spalle ritengo che sarà proprio l'esito elettorale a dare un giudizio più pacato e, sono convinto, positivo sulla questione. Il nuovo Parlamento potrà quindi completare quella parte della riforma costituzionale sulla cui necessità mi pare non esista un contrasto di fondo; mi auguro che in tale contesto possa essere ritrovato anche quello spirito costituente che è mancato nell'ultima fase e che ha determinato insufficienze e asprezze nel dibattito politico di questi giorni, non solo dentro ma anche fuori dal Parlamento, e nei rapporti che si sono sviluppati e si sviluppano fra le diverse forze politiche del Paese.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Gubert per circa cinque minuti. Ne ha facoltà.
GUBERT. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, in prima lettura del disegno di legge in esame avevo proposto numerosi emendamenti: non solo nessuno di essi è stato preso in considerazione, ma è stato assai limitato il tempo per discuterne. In seconda lettura il tempo per la discussione è sostanzialmente ridotto a una funzione simbolica. Mi permetto peraltro di intervenire, sia pur brevemente, per rilevare innanzitutto come il centro-sinistra abbia più volte considerato le modifiche di rilievo costituzionale fatto esclusivamente proprio, dal quale escludere ogni apporto delle minoranze. E' accaduto per la legge costituzionale con il cui articolo 4 si è cambiato lo statuto della regione Trentino-Alto Adige ed è accaduto per il provvedimento in esame. Si tratta di uno svilimento della Costituzione stessa, ridotta a questione di maggioranza, anche di maggioranza per pochi voti, come alla Camera. Forse il vantaggio elettorale che il centro-sinistra pensa di trarre dall'approvazione di queste modifiche costituzionali verrà eroso proprio dall'aver mancato ad un maggior rispetto del valore della Costituzione come Carta fondamentale che regola la comunità politica nazionale.
Ma esiste un altro modo con il quale il centro-sinistra corrompe nella coscienza collettiva la natura di Carta fondamentale della Costituzione. Nonostante il Presidente del Senato, in prima lettura, abbia addirittura dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti contenenti parole riferibili ad un assetto federale della Repubblica, non solo tutto il centro-sinistra, ma anche le massime autorità istituzionali del Paese e l'ente che cura la comunicazione politica di carattere pubblico e istituzionale continuano a parlare di questa riforma costituzionale come della riforma federalista dello Stato, facendo credere ai cittadini che si tratti di una riforma diversa da quella che è. Si falsifica la presentazione dei contenuti di una riforma della Costituzione anche in questo caso per trarne presunti vantaggi elettorali, facendo credere che alla forte domanda di riforma in senso federale dello Stato, espressa soprattutto nel Nord Italia, sia solo il centro-sinistra a dare una risposta positiva ed efficace. Peccato che poi il centro-sinistra debba mangiarsi tali presunti vantaggi elettorali impugnando gli atti legislativi e amministrativi che consentono alla gente di esprimersi rispetto al potere di iniziativa di modifica della Costituzione da parte delle regioni. La gente capisce più di quanto il centro-sinistra speri!
Ciò premesso, in coscienza non mi sentirei di giudicare negativamente tutti i contenuti del disegno di legge in esame. Vi sono aspetti senz'altro positivi, anche se si è mancata l'occasione di una riforma più incisiva e realmente federalista. Un primo aspetto positivo, a mio avviso, riguarda l'attenuazione del condizionamento politico centrale governativo sugli atti legislativi regionali riformulando l'articolo 127 della Costituzione. Un altro riguarda la delimitazione delle competenze legislative dello Stato a favore della regione, che assume potestà legislativa in ogni materia non espressamente riservata alla legislazione statale. Un terzo l'introduzione di un principio di autonomia finanziaria di regione e enti locali, con conseguente responsabilità, accompagnato dalla parziale trasparenza dei trasferimenti perequativi per le aree economicamente svantaggiate, confluenti in un apposito fondo. Un quarto la previsione di una differenziazione sul territorio nazionale dell'estensione delle competenze regionali sulla base di intese, consentendo di tener conto della diversa maturazione della domanda di autogoverno tra le diverse collettività regionali.
Ma vi sono anche aspetti negativi, che ho già rimarcato in sede di prima lettura, anche con emendamenti. Innanzitutto, la violazione del principio di sussidiarietà, riservando all'esclusiva competenza dello Stato alcune competenze che non lo richiederebbero, quali ad esempio la tutela dell'ambiente, la tutela dei beni culturali, la previdenza sociale, oppure sottraendo all'esclusiva competenza regionale materie che non lo dovrebbero essere, quali la previdenza complementare e integrativa, la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, la promozione e l'organizzazione di attività culturali.
L'aver mantenuto al Governo centrale il potere di sostituirsi ad organi non solo delle regioni, ma anche degli enti locali denuncia, inoltre, una volontà di controllo centralistico anacronistico e contraddittorio rispetto al principio di sussidiarietà, tanto più negativo dal momento che l'esautoramento di organi democraticamente eletti in regioni ed altri enti locali può avvenire sulla base di criteri che si prestano a larghe intrusioni di considerazioni politiche di parte, come può accadere per criteri quali la tutela dell'unità giuridica e dell'unità economica o la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni sociali.
L'introduzione, ad esempio, nella legislazione o nei regolamenti regionali di misure che considerino prioritariamente i bisogni dei residenti potrebbe essere sanzionata con lo scioglimento del consiglio regionale o l'esautoramento della giunta regionale, che attenterebbero all'unità giuridica ed economica. Assai peggio dell'attuale possibilità di rinviare per una volta all'esame del consiglio regionale una legge che il Governo ritiene non vistabile o che viene corretta con il nuovo articolo 127.
Contrastano con il principio di sussidiarietà anche i limiti che lo Stato può imporre in materia di imposizione fiscale, di patrimonio e di bilanci a regioni ed enti locali, senza sentirsi vincolato in proprio ad alcun limite, né riconoscere un potere al riguardo di regioni ed enti locali. E' sussidiarietà questa? E' esattamente il suo contrario.
Non posso poi esimermi dal rilevare l'equivocità del comma 2 dell'articolo 116, il quale, stabilendo che la regione Trentino-Alto Adige è costituita dalle province autonome di Trento e Bolzano, può essere interpretato non solo come una positiva costituzionalizzazione dell'esistenza delle due province autonome, ma anche come la negazione di una consistenza istituzionale della regione Trentino-Alto Adige propria e autonoma rispetto a quella delle sue province.
Si può aggiungere anche che non è chiaro se la parola "Südtirol", aggiunta alle parole Trentino-Alto Adige, rappresenti l'equivalente in lingua tedesca dell'intera regione (come gli storici sanno, il Sudtirolo nel secolo scorso era la denominazione del Trentino), ovvero della sola provincia di Bolzano. Personalmente, propendo per la prima interpretazione, che manterrebbe meglio l'unità regionale e il bilinguismo che attiene non solo alla provincia di Bolzano, ma anche alla regione Trentino-Alto Adige.
Gli aspetti negativi e i limiti non sono esauriti, ma ragioni di tempo impediscono un approfondimento ulteriore. Quelli elencati, unitamente all'uso disinvolto per fini elettorali del potere di modifica della Costituzione fatto unilateralmente dal centro-sinistra inizialmente richiamato, sono peraltro sufficienti per far esprimere, anche a nome de Il Centro-UPD, recentemente collegato con il CDU, il voto contrario a questo disegno di legge.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cò, per cinque minuti. Ne ha facoltà.
CO'. Signor Presidente, storicamente il federalismo ha rappresentato il tentativo di unire sul terreno istituzionale popoli ed etnie diverse creando solidarietà tra i vari popoli. Quindi, è stato un tentativo significativo, a volte riuscito, a volte meno, di creare vincoli di unione e di solidarietà anche sul terreno delle politiche economiche, tentando di far avanzare gli Stati federali più deboli economicamente verso il raggiungimento dei traguardi di sviluppo più avanzato.
A noi pare - lo abbiamo ripetutamente detto in quest'Aula, e anche i colleghi della Camera lo hanno ribadito più volte - che questa legge in realtà introduca una divisione e segna il fallimento di una politica autenticamente regionalista nel nostro Paese, così come fu caratterizzato lo spirito iniziale dei Costituenti.
Noi interveniamo con una normativa che divide profondamente le regioni ricche dalle più povere, le regioni forti dalle più deboli; né si dica che l'introduzione di un fondo perequativo potrà rappresentare uno strumento adeguato a sanare le differenze. Secondo noi, le differenze si accentueranno e non è un caso che la riforma costituzionale venga proposta oggi.
Vediamo dietro questa proposta di legge il tentativo di adattare le forme istituzionali al nuovo processo di globalizzazione. I sintomi sono molto evidenti. Qui si introduce un principio che, tra l'altro, va a modificare - secondo noi - anche la prima parte della Costituzione. Si tratta del principio di sussidiarietà, che viene introdotto non soltanto in senso verticale, ossia tra i diversi livelli istituzionali (il che sarebbe anche accettabile dal punto di vista democratico), ma anche in senso orizzontale. Questo è funzionale al processo di privatizzazione dei servizi andato avanti in questi anni, perché in tal modo avviene anche la sostituzione del privato al potere pubblico nell'opera di erogazione di servizi, che inevitabilmente non sono più un diritto accessibile a tutti, ma diventano servizi che devono essere pagati dai cittadini.
Quindi, abbiamo un adattamento della struttura istituzionale al processo di globalizzazione capitalistica che investe tutto il mondo occidentale. Basterebbe guardare l'assegnazione del potere, che viene riconosciuto alle regioni, di concludere trattati internazionali con Stati. Nella proposta di legge questi trattati vengono eufemisticamente chiamati accordi o intese, ma si tratta di una vera e propria potestà di intrattenere rapporti internazionali, di siglare accordi tra le regioni e lo Stato. Ci sembra che questo sia l'elemento politicamente più rilevante, che non abbiamo mai condiviso.
Infine, vorrei ricordare un elemento che ci consente di svolgere anche una critica da un punto di vista tecnico. Ci pare che l'aver introdotto la questione delle materie concorrenti tra regione e Stato, e l'aver previsto che lo Stato interviene in alcune materie solo sui princìpi generali, possa determinare un conflitto di attribuzione permanente davanti alla Corte costituzionale, che riteniamo estremamente pericoloso.
Riformare la Carta costituzionale vuol dire assegnare stabilità di funzioni, di potestà e di competenze. La materia concorrente sarà il terreno di un conflitto permanente dinanzi alla Corte costituzionale, perché sarà estremamente difficile individuare, in ciascuna materia, i princìpi generali e la legislazione di dettaglio.
Ci sembra, quindi, di registrare anche sotto questo profilo un autentico fallimento sul terreno delle riforme costituzionali.
Per queste ragioni - sicuramente il senatore Russo Spena lo affermerà nel corso del suo intervento - voteremo contro questo provvedimento, coerentemente con il voto che abbiamo già espresso. (Applausi del senatore Russo Spena).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Dentamaro, che ha a disposizione dieci minuti. Ne ha facoltà.
*DENTAMARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, l'UDEUR esprime soddisfazione profonda per il traguardo che stiamo per raggiungere proprio a conclusione della XIII legislatura con l'approvazione di questa importante riforma costituzionale.
Non voglio indulgere a toni enfatici o trionfalistici, giacché l'autocelebrazione non appartiene alla nostra cultura e, per la verità, penso non possa appartenere a nessuna cultura degna di questo nome. Tuttavia, credo sia legittimo e doveroso, soprattutto per chiarezza di fronte al Paese, esprimere, naturalmente motivandola, la convinzione che questo Parlamento e questa maggioranza portano oggi a compimento una riforma grande, una riforma importante, una riforma che dà una serie di risposte autentiche e serie che da tempo il Paese attendeva.
Viene qui sancito il riconoscimento del massimo di dignità costituzionale alle autonomie locali, sulle quali e intorno alle quali storicamente si è fondata la nostra organizzazione pubblica; accanto, però, alla conferma solenne dell'unità della Repubblica nel simbolo insostituibile, invidiatoci in tutto il mondo, di Roma capitale.
Vi è l'apertura alla massima valorizzazione delle specificità territoriali, mercé la possibile attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia a singole regioni a statuto ordinario. Vi è l'attribuzione alle regioni di potestà legislativa generale mediante l'inversione del criterio finora sancito all'articolo 117 della Costituzione e quindi con l'indicazione tassativa e chiusa delle materie riservate alla legislazione statale, in quanto non suscettibili di ricevere discipline territorialmente differenziate se non a prezzo di minare irreparabilmente il principio stesso dell'unità nazionale.
Amplissima è poi la gamma delle materie di legislazione concorrente, tutte di grande portata e significato: dai rapporti internazionali e con l'Unione europea delle regioni, al commercio con l'estero, alla tutela e sicurezza del lavoro, all'ordinamento della comunicazione, all'energia e molte ancora.
Non meno rilevante, in tema di fonti del diritto, è l'attribuzione della potestà regolamentare alle regioni in modo generalizzato, con la sola eccezione delle materie di legislazione statale esclusiva. E non occorre essere grandi esperti di diritto per sapere quanto esteso e decisivo sia ormai l'ambito della potestà regolamentare in tempi nei quali, proprio grazie a questa maggioranza e all'opera di sapiente modernizzazione compiuta sull'iniziativa del ministro Bassanini, la delegificazione è molto più che un'idea astratta.
Richiamo ancora l'attribuzione ai comuni di un ruolo primario nello svolgimento delle funzioni amministrative; l'affermazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nelle funzioni pubbliche; il favor per la sussidiarietà orizzontale; la soppressione di ogni controllo statale. Sono tutti elementi di profonda innovazione del sistema, che fanno giustizia di quella propaganda falsa e strumentale di cui l'opposizione si sta rendendo protagonista in questi giorni, dibattendosi peraltro in un visibile disagio: la difficoltà di negare l'evidenza, di negare cioè la portata decisiva di questa riforma in quel processo di ammodernamento dell'ordinamento della Repubblica che con essa, è vero, non può dirsi compiuto, ma che con essa, è altrettanto vero, segna un passo importante.
Certo, è probabile che i colleghi della Casa delle libertà considerino riforma vera solo quella raffigurata nei loro emendamenti. Ad esempio, sul limite massimo del fondo di perequazione, che avrebbe ridotto al lumicino, alla miseria le risorse destinate al Mezzogiorno e al riequilibrio territoriale delle zone svantaggiate; emendamento presentato dalla Lega e compattamente votato dall'intera Casa delle libertà alla Camera dei deputati. Ma a noi una riforma così concepita non piace, mentre ci piace molto la riforma che stiamo approvando, che prevede risorse aggiuntive e interventi speciali non solo per promuovere lo sviluppo economico ma anche la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona. Così come ci piace il richiamo ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Ma dimenticavo che da qualche tribuna televisiva è stata già annunciata la modifica, più che unilaterale monocratica, della Parte I della Costituzione. Altro che diritti civili e sociali, altro che solidarietà, altro che riequilibrio!
Colleghi, ci siamo abituati da tempo alla sistematica falsificazione della realtà da parte dell'opposizione e del suo leader, ma il falso più falso tra i tanti che abbiamo sentito ultimamente è che questa riforma sia voluta soltanto dall'attuale - ancora per oggi - maggioranza parlamentare.
Questa riforma è il frutto di una spinta dal basso, è fortemente voluta nel Paese, risponde alle attese di tanti cittadini persuasi della capacità che essa ha di attuare un autentico spostamento del potere pubblico verso il basso, verso il territorio. Riceve il sostegno del mondo delle autonomie locali, convinto della necessità di completare con la copertura costituzionale quei processi già avviati con una serie organica di incisivi interventi di legislazione ordinaria. E' sostenuta dalle regioni e dalla loro classe dirigente, anche dove è al Governo il centro-destra.
Questa riforma persuade chiunque sia dotato del senso delle istituzioni, chiunque rifiuti la logica strumentale, ma ormai smaccatamente scoperta, che pervade la sterile animosità delle opposizioni: la logica del "meglio mai che tardi", del "meglio niente che qualcosa", del "meglio nessuna riforma che una riforma imperfetta"; la logica dello sfascio. La perfezione, cari colleghi, non è di questo mondo. Forse avremmo potuto fare ancor meglio se nel 1998 il leader dell'opposizione non avesse improvvisamente sparigliato quel gioco alto e affascinante cui si era dedicata la Commissione bicamerale; ma tant'è, e siamo orgogliosi di ciò che stiamo facendo oggi senza di loro.
Questa, è bene ricordarlo, non è una riforma a maggioranza, è una riforma sulla quale il Paese è con noi; per questo non ci spaventa il referendum, ben venga, anzi, sfidiamo l'opposizione a proporlo. E ai colleghi dell'opposizione dico di non cercare alibi per il futuro: il vostro leader aveva preannunciato la riforma della Costituzione a maggioranza molto prima del voto della Camera dei deputati su questo provvedimento. E' una minaccia che non temiamo; se mai dovessero verificarsi le condizioni numeriche, e non accadrà, sarebbero deflagranti le vostre condizioni politiche, delle quali proprio in questi giorni e proprio su questo argomento state offrendo un assaggio, a sei anni e più dal 1994.
Votai a suo tempo, tutti noi votammo in Commissione bicamerale un testo molto simile a questo, quasi identico; allora non c'era la Lega e per voi andava bene. Oggi la Lega c'è e voi non lo votate, però la Lega brontola e si rammarica di non averlo votato; c'è qualcosa di poco chiaro, anzi, mi correggo, di troppo chiaro! (Applausi dal Gruppo DS. Proteste dal Gruppo LFNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà, per dieci minuti.
STIFFONI. Signor Presidente, la discussione politica sul federalismo è quanto mai viva, anche perché il processo di devoluzione in atto nelle regioni del Nord suscita attenzione ed interesse tra i cittadini, intenzionati a capire come si riuscirà finalmente a liberarsi dalle oppressioni e dalle inefficienze del sistema centralista. Il processo di cambiamento deve essere accompagnato da un passaggio riformatore anche in sede parlamentare, ma il presunto federalismo che la maggioranza di sinistra tenta di imporre con il provvedimento in esame è in realtà una pietra tombale sulla volontà di cambiamento.
Tempo fa, signor Presidente (lei lo ricorderà senz'altro), sono stati usati termini antitetici per definire strani ed innaturali desideri di governare la cosa pubblica da parte di forze politiche che poco avevano fra loro in comune: le cosiddette "convergenze parallele". Ora, penso che si debbano usare parimenti concetti di valenza contrapposta che fatalmente si annullano per definire un qualcosa che niente ha a che fare con una riforma federalista e che è, per l'appunto, un'altra cosa: un decentramento centralista, un antifederalismo.
Ma per chiarire meglio ed in forma più estesa l'inganno che la sinistra ha messo in atto e da dove parte il tutto, è bene aver presente che il disegno di legge costituzionale in esame è stato presentato un anno e mezzo fa dal Governo, allora presieduto dall'onorevole Massimo D'Alema, con l'attuale presidente del Consiglio Giuliano Amato ministro per le riforme istituzionali. L'inganno dell'Ulivo appare finalmente evidente quando si confrontano punto per punto la Costituzione vigente con le variazioni apportate dalla maggioranza. Infatti, mentre la Costituzione del 1948 elenca all'articolo 117 le materie lasciate alle regioni, il testo della sinistra delinea una serie impressionante di competenze esclusivamente riservate allo Stato centrale, ne attribuisce una parte rilevante al ruolo concorrente di Stato e regioni e lascia infine a queste ultime soltanto materie residuali.
Lo stesso discorso vale per la parte fiscale, dove all'articolo 119 si vuole trasferire alle Regioni soltanto la possibilità di imporre ulteriori imposte, ovvero soltanto sovrattasse che si cumulerebbero a quelle attuali.
Il confronto dei testi chiarisce, al di là di ogni dubbio, come la falsa riforma della sinistra non risponda per nulla alle esigenze di un autentico federalismo, ma sia solo un decentramento centralista. L'articolo 117, infatti, così recita: "la Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei princìpi fondamentali…", elencando, poi, le materie di pertinenza legislativa.
I princìpi fondamentali della Costituzione, signor Presidente, non sono forse solo quelli espressi nei primi dodici articoli della nostra Magna Charta? O forse, dopo questo provvedimento, sono previste una sorta di leggi quadro per le competenze regionali?
Il Governo, con la sua maggioranza, stravolge il dettato dell'articolo 117; prima di tutto, impone la potestà legislativa dello Stato centralista con un lunghissimo elenco di materie; segue, poi, un altrettanto lungo (se non di più) elenco di materie a legislazione concorrente fra Stato e Regioni, lasciando alla potestà legislativa regionale solo poche righe, che recitano: "per ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato…"; ciò, per conto nostro, è poco o nulla.
C'è di più. E' prevedibile, infatti, un aumento del contenzioso tra Stato e regioni appunto perché non sono precisati i limiti di competenza ed in forza della modifica prevista all'articolo 117 della Costituzione, quando il Governo ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale. Questo è, appunto, decentramento centralista.
L'Ulivo, dopo tante promesse da marinaio, ha gettato la maschera e mostrato, come non mai, il suo vero volto accentratore, statalista e neocomunista. Ma il centro-sinistra è maestro nella propaganda positiva per qualsiasi iniziativa partorita dalla maggioranza di Governo ed è altrettanto abile a denigrare l'opera dell'opposizione, in particolare della Lega Nord. Così, ecco che invece di introdurre una riforma seria e restituire alle regioni il maltolto, l'Ulivo e i suoi ramoscelli rinsecchiti rafforzano i poteri del centro.
Altro che polizia, sanità e istruzione locali! Tutto deve dipendere dalle paturnie dello Stato centralista, sempre prodigo ad offrire aiuti, soldi a pioggia e fondi alle regioni in difficoltà, ma sordo a qualsiasi anelito di libertà da parte dell'area Padana.
La sinistra rappresenta un regime che non deve modificare nulla, ma, anzi, deve puntellare lo status quo. La stessa blindatura di questo provvedimento costituzionale, decisa dalla maggioranza, ha dell'incredibile. Dimostra che a loro interessa, ormai, avere solo un manifesto da usare in campagna elettorale, a prescindere dai contenuti.
Quello che l'Ulivo ha posto in essere nei fatti è un ostruzionismo al contrario. La blindatura del testo non è stato altro che ostracismo nei confronti dell'opposizione. In ogni caso, è ormai evidente, e non è un male, che in campagna elettorale si misureranno di fronte agli elettori due progetti alternativi sul federalismo. Da un lato, quello finto di Palazzo messo a punto dall'Ulivo in Parlamento come spot elettorale; dall'altro, quello vero della Casa delle libertà, costruito insieme alle regioni.
Comunque sia, è ormai chiaro che la sola vera riforma federalista sarà quella che uscirà dai nostri referendum proposti dalle regioni e da quello che proporremo all'indomani di questa approvazione, fatta contro l'approvazione di chi oggi è maggioranza del nostro Paese. Un referendum respingerà questo falso federalismo e i voti degli elettori cancelleranno questa truffa.
Per concludere, Signor Presidente, come un tormentone d'estate, una canzone che durante le vacanze si sente ripetere in ogni dove, così il vostro antifederalismo, compagni di sinistra, sarà l'incubo che vi seguirà in ogni nostro comizio, in ogni nostra manifestazione della prossima campagna elettorale. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellicini. Ne ha facoltà.
PELLICINI. Signor Presidente, noi di Alleanza Nazionale siamo contrari a questa legge perché la riteniamo per un verso insufficiente, per l'altro frettolosa, anche perché il tema che affrontiamo è, oserei dire, di vitale importanza.
Ricordo che agli esami di maturità ci fu assegnato un tema sulla presa di Porta Pia, su Roma Capitale e sul federalismo di Gioberti e di Cattaneo. A quei tempi ero forse più nazionalista di quanto non sia oggi, nel senso che ritenevo prioritaria la presa di Porta Pia e Roma Capitale piuttosto che il federalismo. Avevo anche un professore, che si chiamava Colombo, detto "Colombino", il quale non mi aiutava, perché poneva lo strano quesito se Porta Pia fosse la breccia attraverso la quale eravamo entrati a Roma come Stato, o quel buco attraverso il quale i preti erano fuggiti per tutta Italia. A quei tempi non capivo quel quesito che oggi è invece abbastanza attuale, perché voi sapete che c'è la vexata quaestio se lo Stato sabaudo, occupando Roma, portò il laicismo nello Stato o se questo Stato venne contagiato o, a seconda dei diversi punti di vista, migliorato dall'apporto clericale.
Ciò premesso, sono circa quarant'anni che mi domando quale sia la forma di Stato più opportuna, quale tipo di Stato preferire, come si possa conciliare lo Stato nazionale con lo Stato europeo, con le autonomie locali, come si possa, in altre parole, immaginare uno Stato differente, diverso.
Devo fare una seconda premessa. Vengo da un partito di formazione hegeliana che riteneva lo Stato fonte non solo di autorità, ma anche di autorevolezza. Io ritenevo che lo Stato fosse unitario e che dovesse essere morale ed etico. Tutte queste mie teorie, che peraltro seguo ancora in parte, si sono rivelate in qualche modo fallaci, perché abbiamo spesso assistito ad uno Stato etico che tale non è, ad uno Stato autorevole che tale non è, ma diventa autoritario. Anche nel passato, purtroppo, abbiamo assistito agli sviluppi negativi di questo tipo di idee, che sono poi sfociate nel nazionalismo, nelle due guerre mondiali, le grandi guerre civili europee, come dice il collega Mantica. Per fortuna abbiamo evitato la terza, perché i tempi erano mutati. Sicuramente però abbiamo avuto quarant'anni di guerra interna, civile, con il mondo dei blocchi contrapposti e con il muro di Berlino. È chiaro allora che tutto ciò in cui avevo creduto in parte va ridiscusso.
A questo punto devo dare atto alla Lega (che ho fortemente combattuto quando era secessionista, perché convinto che lo Stato debba essere unitario, ancorché decentrato o federato), con la sua azione dirompente, da me in un primo tempo neanche capita, di aver impostato il problema - che è il problema dei problemi - di come conciliare lo sviluppo delle collettività locali, delle mille città italiane, con lo Stato nazionale, di come conciliare una forma di Stato che ci viene da lontano, dalle Repubbliche marinare alle innumerevoli città italiane, di come raccordare questo sviluppo dal basso, questa somma di culture, con lo Stato nazionale. Ho cercato di ragionarvi, nei limiti in cui può farlo uno come me, che, tra l'altro, avendo fatto un certo tipo di milizia, a volte ha difficoltà in materia.
Mi sono posto diverse questioni. Continuo ad essere convinto che lo Stato non possa essere confederato, perché le confederazioni vanno bene in America, realtà nella quale Stati diversi puntavano a quell'obiettivo, anche se ci fu lo scontro tra la Confederazione e l'Unione. La confederazione presuppone soggetti diversi che si uniscono per fondersi poi nello Stato nazionale, come gli Stati Uniti d'America, oggi Stato non confederato, ma federale.
Noi stiamo ponendo in atto un processo inverso, perché siamo uno Stato unitario che cerca di diventare - viceversa - uno Stato federato, ed allora secondo me vi sono due momenti. Prima di tutto, deve esservi la garanzia dell'unità nazionale (lo abbiamo sempre sostenuto, perché siamo presidenzialisti da sempre): ci deve essere un Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo, che rappresenta l'unità nazionale. Tale garanzia, l'avallo a questa grande cambiale per il futuro, e cioè lo Stato federale, deve essere data acciocché si possa sviluppare in modo organico una fusione tra le nostre diversità e tra le nostre differenti regioni. Sono prima toscano, poi lombardo (per ragioni belliche, perché da bambino mi portarono al Nord) e, finalmente, mi sento italiano. Credo che l'Italia sia una summa meravigliosa, bella ed elegante (non faccio il nazionalista), perché noi siamo un popolo colto, che è la somma di mille opere d'arte di grande valore. Queste diversità vanno salvate, vanno fuse nello Stato nazionale e domani portate nello Stato europeo. Se riusciremo ad avere uno Stato organico che sia somma dei localismi e però essenza nazionale, riusciremo ad entrare in Europa in modo serio.
In passato ero contro gli amici della Lega sull'ipotesi di una Repubblica del Nord perché una "repubblichina" (ci sono esempi storici di "repubblichine" in Italia) non sarebbe stata mai qualcosa di organico: saremmo stati una piccola Baviera e non già uno Stato nazionale. Dobbiamo entrare in Europa coscienti delle nostre diversità, della nostra somma di diversità, ma con l'identità grande di un popolo grande, come siamo noi. Ecco perché a questo punto oserei dire che faccio ancora un passo indietro: sto diventando in qualche modo sabaudo. Attenzione: non sono monarchico, perché non apprezzo quello che rappresentò l'8 settembre, ma i concetti di Stato nazionale, di unità nazionale e di continuità storica mi derivano dallo Stato sabaudo e a tali valori prefascisti unitari aderisco in pieno perché questa, in fondo, è Alleanza Nazionale.
Allora, signor Presidente, perché siamo contrari a questa legge? Perché si tratta di una questione che andava affrontata con serietà. In quest'Aula da cinque anni ci battiamo tra i vari federalismi e non federalismi. Qui c'è di mezzo la prossima Costituzione e l'avvenire dei nostri figlioli: il sogno di una nuova Italia e di un grande Paese. Ecco perché, in questo scorcio di legislatura, riteniamo questa una riforma pseudofederale, perché in definitiva si tratta di un trasferimento di funzioni alle regioni, che non viene ancora affrontato secondo un concetto federale.
Badate bene (mi avvio a terminare il mio intervento): non è detto che questo provvedimento non sia peggiorabile. Attenzione: corriamo il rischio che nella rincorsa a realizzare in tutti i modi un certo tipo di federalismo, non potremmo fare di peggio. Certamente occorre del tempo.
Per queste ragioni (tecnica, morale e storica), per conto di Alleanza Nazionale sono costretto oggi a dire no a questo pseudofederalismo, convinto che domani il tema debba essere ripreso, perché della massima importanza: è il nostro futuro. (Applausi dai Gruppi An e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Villone. Ne ha facoltà.
VILLONE. Signor Presidente, ci accingiamo oggi ad esprimere un voto della cui importanza - credo - ci rendiamo ben conto: si tratta di un voto che sicuramente ha una portata storica.
Ho ascoltato l'intervento che ha svolto poc'anzi il collega Pellicini. È certamente vero che in questo disegno di legge c'è l'idea di una nuova Italia, per noi; condivido questo concetto. È un testo perfettibile, come ogni testo. È un impianto che poteva essere migliorato. Nell'intervento che ho svolto qui, durante la prima deliberazione, ho dato anche conto di qualche punto sul quale mi trovavo almeno in parziale dissenso rispetto alle soluzioni adottate. Ma ciò non toglie che in questo testo, nel passo che oggi compiamo c'è qualcosa di più della mera approvazione di un pezzo di sistema giuridico, come sempre facciamo per il nostro mestiere di legislatori, c'è un'idea, c'è una speranza, c'è un sogno: definiamola come vogliamo.
Noi, facendo questo, riteniamo di fare un passo che lancia il Paese verso il futuro che lo attende, e non condividiamo affatto le considerazioni negative svolte dai colleghi in maniera – devo dire – non sempre comprensibile e qualche volta anche assai confusa circa il fatto che si tratterebbe di una "riformucola", di una "riformetta". Infatti se si è obiettivi, al di là della polemica e dello slogan, ci si rende conto che l'innovazione c'è ed è molto forte: si può non condividerla, si può dire che è un indirizzo sbagliato, ma non si può sostenere che è una falsa riforma, perché si tratta di una scelta che cambia profondamente il Paese.
Noi riteniamo che cambi nel modo giusto, al di là dei nominalismi, delle etichette, che si tratti di questo o di quello, che sia il vero federalismo, che c'è il federalismo che più federalismo non si può, quasi fosse uno di quegli spot che in televisione dicono che il tal detersivo lava più bianco che più bianco non si può.
Noi riteniamo che tale riforma vada nel senso dell'Italia che vogliamo, un Paese più moderno, più competitivo, capace di essere per tutti i suoi figli una casa accogliente. Riteniamo anche che con questo disegno siano stati battuti i tentativi di far prevalere gli egoismi, le separatezze, i rifiuti di condividere un comune destino che, almeno per una parte, nelle prospettazioni che venivano dalle forze di opposizione, abbiamo ritenuto, invece, emergessero. Noi pensiamo di aver fatto una scelta che nel dare al Paese un impianto di più avanzata ed efficace modernità lasci tutto quanto è necessario per garantire i princìpi fondamentali, i diritti di tutti, la solidarietà tra il Paese forte e il Paese debole. Questa è la nostra convinzione.
Respingiamo poi con fermezza le critiche secondo cui bisognerebbe dire di no a questa riforma per la sua incompletezza. Se ragionassimo così, assai raramente metteremmo mano alle leggi in questa sede. Credo che non accada quasi mai che si sia assolutamente convinti che una legge è perfetta, compiuta e dia tutte le risposte che deve fornire. Certo, si può dire che questo è un disegno che va completato, ma intanto questa parte ha una sua compiutezza e deve andare avanti come tale. Ricordo, ad esempio, che il mio Gruppo ha avviato una raccolta di firme su una proposta di legge di iniziativa popolare relativa ad un'ipotesi di Senato federale, perché ci rendiamo conto che nell'impianto che abbiamo delineato è centrale la questione di una sede che, al tempo stesso, sia sede di autorevole rappresentanza politica nazionale e dia concretamente il senso della presenza nei processi decisionali nazionali degli interessi delle comunità, delle regioni e degli enti locali. Non a caso, quindi, abbiamo iniziato questa raccolta di firme perché abbiamo il senso che questo sia un processo in atto.
Nel prossimo Parlamento, con il sostegno delle firme dei cittadini, porteremo questa proposta che, appunto, prevede l'ipotesi di una seconda Camera nella quale, attraverso un'elezione pur sempre diretta dei senatori per assicurare l'autorevolezza e l'incisività della rappresentanza politica, ci sia però una dimensione regionale della Camera stessa.
E' un'ipotesi che va poi a toccare con incisiva nettezza il punto della partecipazione alla funzione legislativa, ridefinendo il carattere bicamerale secondo un modello articolato, e quindi assicurando che gli interessi nazionale, regionale e locale siano contemperati, in modo efficace, nelle scelte che si adottano nella massima sede di rappresentanza politica.
Sappiamo che tale disegno va completato, ma è questo un argomento per sostenere che oggi non si debba approvare la proposta al nostro esame? Non lo riteniamo affatto. Pensiamo invece - come diceva il collega Elia qualche giorno fa - che intanto bisogna chiudere una fase; non si può ogni volta ricominciare da capo.
In questa legislatura c'è già stato il tentativo forte, che purtroppo non è andato a buon fine, della Bicamerale. Possiamo far finta che nulla sia accaduto e ricominciare da zero la prossima legislatura quando il dibattito è stato così intenso, appassionato e approfondito, con un coinvolgimento così vasto nel Paese? Possiamo dire di no e tirarci indietro quando c'è una richiesta forte che proviene da tutto il mondo delle autonomie regionali e locali, anche di colore politico diverso dal nostro? Quale sarebbe il motivo? Perché manca qualcosa? Perché un'etichetta è mal definita?
Credo ci si accorga facilmente dell'insufficienza di questi argomenti e del fatto che il processo - pur difficile, complesso e articolato - merita oggi una prima e determinante chiusura sulla quale poi costruire il prosieguo. Credo che qui nessuno si illuda che dopo questo voto non si faccia più nulla, che il sistema è compiuto e perfetto, intoccabile, come se fosse uscito dalle XII Tavole. Chi potrebbe mai pensarlo?
E' evidente che siamo in un momento nel quale la costruzione di questa nuova Italia incontra incertezze e difficoltà, vedrà probabilmente una fase in cui le forze politiche si confronteranno, interverrà la Corte costituzionale, si ridefiniranno concetti giuridici di base. Tutto questo è davanti a noi, e non sarà facile; si aprirà sicuramente una fase nella quale tutti dovremo in qualche modo ripensare anche alle nostre coordinate fondamentali, ma tutto ciò fa parte della storia e della vicenda di un Paese che cambia e che si tiene al passo con i tempi, che sa di dover continuamente aggiornare le proprie strutture fondamentali, i propri parametri politici e istituzionali di base.
Quindi, siamo profondamente convinti di questo voto e stiamo già operando politicamente nella prospettiva di quanto verrà dopo la scelta di oggi, che riteniamo concluda, a questo momento, una fase importante di innovazione in questa legislatura: dalla Bicamerale, poi fallita, alla vicenda delle leggi Bassanini, al decentramento delle funzioni, all'elezione diretta dei Presidenti. Siamo in un momento nel quale si completa questa fase e ci si prepara per il nuovo.
Quindi arriviamo a questo voto con profonda convinzione, sapendo che è una stazione intermedia dalla quale bisognerà partire per proseguire il viaggio del nostro Paese verso il suo futuro, ma sapendo altresì che in questa stazione non potremo fermarci: dobbiamo guardare avanti e scegliere oggi quel che ci si propone, preparandoci per il domani (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Manis).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rotelli. Ne ha facoltà.
*ROTELLI. Signor Presidente, si è contro, ancora una volta.
Non perché la revisione sia insufficiente, mancando di qualche giudice costituzionale regionalista o di Senato delle Regioni - i senatori che prudentemente non si ricandideranno lo avrebbero votato volentieri di sicuro -. Ma perché il nuovo Titolo V regredisce di brutto rispetto allo stesso principio fondamentale di autonomia.
Ai cittadini, infatti, preme che Comuni idonei e di idonee Regioni, direttamente e interamente, in prima persona, siano responsabili delle politiche pubbliche, che è come dire della qualità della vita (salute, scuola, servizi e così dicendo). In attuazione e sviluppo - beninteso - dei loro costituzionali diritti, che lo Stato come tale, estraneo ad ogni sana, indispensabile competizione in Europa e altrove, mai ha garantito, né potrebbe in futuro.
Viceversa il disegno di legge vuole il contrario: aumenta vieppiù la confusione istituzionale (quali sarebbero, per esempio, le funzioni "fondamentali" dei Comuni?); non applica affatto il criterio sbandierato dello Stato federale, che non conosce, né punto, né poco, potestà legislativa concorrente; non impedisce che qualsiasi prossima ventura legge di settore, compresa nell'interminabile elenco, dichiari - come sempre - principio fondamentale ogni sua disposizione, anche di dettaglio organizzativo minimale; nega alle Regioni ordinarie di parificarsi, volendo, alle speciali, a meno di un permesso dello Stato, autorizzato, con ciò, alla discriminazione politica; stabilisce nei rapporti Comuni - Regioni che la sussidiarietà (intesa comunque sempre quale concessione dall'alto e mai appropriazione dal basso) non valga di più, come sommo principio, della adeguatezza e della differenziazione, che poi è, appunto, discriminazione (l'esatto opposto dell'uguaglianza); concede addirittura al Governo - si noti bene: al Governo, non al Parlamento - di sostituirsi a Regioni, Province e Comuni quando lo richieda, per suo discrezionale apprezzamento, la tutela dell'unità giuridica o economica, ossia, in sostanza, tutto quanto salti in testa, non dirò, l'8 marzo, a Katia Bellillo, ma a Loiero Agazio sì lo posso dire.
Basta così, non c'è tempo più di esemplificare ancora. Vorremmo poter ripetere con il principe di Lampedusa: bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima. Ma sarà, purtroppo, peggio di prima, anche se le televisioni di Stato annunceranno, immancabili, un'altra rivoluzione, l'ennesima. Festeggino, se ne hanno il coraggio, Regioni, Province e Comuni, non solo in Piemonte. Poi, per favore, ci sappiano dire qualcosa di più concreto.
Per noi qui è aria di ultimo giorno di scuola: giorno, dunque, di pagelle. Il Presidente del Senato il voto me l'ha già dato, giorno per giorno. Sempre un commento, sempre una battuta, con corredo di bibliografia. Presto sentirò, acuta, la nostalgia.
Certo, adesso il voto lo daranno gli elettori. O, piuttosto, lo negheranno. Tuttavia, alla fine di una legislatura, dichiarata di bipolarismo e alternanza, in cui per altro solo l'opposizione è rimasta uguale a se stessa, mi permetterò anch'io qualche pagella; s'intende pagella della maggioranza, perché tutte le leggi di riforma costituzionale o controriforma (o leggi ordinarie) le ha fatte esclusivamente la maggioranza, precisamente ogni successiva maggioranza messa in campo dal commissario tecnico, Scalfaro Oscar Luigi. Essa ne porta tutta la responsabilità, essendo venuta a piatire il voto altrui solo quando temeva o sapeva di non essere più maggioranza (riforma elettorale, per esempio).
Noi, prima, durante, dopo la Bicamerale abbiamo cercato di contenere, di tamponare, di impedire la irreversibilità del sistema: stavo per dire del regime. Né più, né meno. E forse, grazie soprattutto a Silvio Berlusconi, credo che ci siamo riusciti. Sua non è, oggi diventa chiarissimo, colpa alcuna di alcun fallimento: la maggioranza, se avesse potuto, sarebbe andata avanti senza di noi, come si accinge a fare fra qualche minuto per la quarta e – speriamo – ultima volta.
Non ci si nasconda dietro il paravento. Non sono da ricercare qualificate maggioranze, se non quelle che la Costituzione espressamente prescrive, qualunque sia il sistema elettorale. Annotatelo nell’agenda, a futura memoria.
Non esiste, come norma, una Costituzione materiale da contrapporre a quella formale. Fu, negli anni Trenta, constatazione del ruolo effettivo del partito, sotto la copertura degli organi tradizionali (Parlamento e Governo). Poi, nei tardi anni sessanta, diventò, la cosiddetta costituzione materiale, argomento fasullo per conservare il potere, soprattutto affermazione di cattivi maestri su una presunta conventio ad escludendum (contro il P.C.I.), che, invero, era solo ineccepibile, reiterata, necessaria scelta squisitamente politica.
Sono peraltro le mie, ai funzionari parlamentari che sono cresciuti, le stesse pagelle che, nel suo disegno di legge, ha già confezionato Giuliano Amato, il quale – riconosco – grande federalista non è stato ai bei tempi, quando spregiativamente chiamava "avvocati delle Regioni" i neofiti troppo recenti del regionalismo, come per esempio tal Franco Bassanini.
Per la Bicamerale, i Popolari avevano decretato: "La Repubblica italiana è formata dallo Stato, dalle Regioni federali – sì federali - e dalle comunità locali". Il senatore Elia è stato bocciato. Fra qualche minuto boccerà di nuovo sé stesso. Non serve più alcuna demagogica concorrenza alla Lega.
La Sinistra Democratica – così si è definita – aveva ribadito: "La Repubblica si riparte – non so come– in Comuni, Provincie e Regioni". Era, invertito, l’articolo 114 della Costituzione, respinto nel 1947 da Palmiro Togliatti perché federalistico: non è indivisibile, se si può ripartire, anzi se si riparte. Ma anche il senatore Salvi, che in quest’Aula – gliene do atto – non ci ha mai definito cialtroni, né servi, è stato bocciato. Fra qualche minuto boccerà di nuovo sé stesso.
Le Regioni – ahimè – non solo dell’Ulivo, allora, comunque, senza governatori, pretendevano: "La Repubblica è costituita dalla Federazione e dalle Regioni. Ciascuna Regione si articola in Comuni". Per gli amici miei, federalisti immaginari della linea Bologna-Padova, sarebbe stato, questo, "federalismo preso sul serio". Ma – per loro buona sorte – non sono dovuti venire qui, a bocciare se stessi.
In uno Stato unitario da un secolo e mezzo, conquista sabauda, non patto di popoli liberi, l’unico federalismo ancora possibile, peraltro necessario, è la rifondazione ab imis (traduco per i preti: dal profondo) dei Comuni innanzitutto, nel territorio stesso (come in tutta l’Europa nord-occidentale), e quindi (ma solo quindi) delle eventuali Provincie, di tutt’altre Regioni, della Repubblica, degli Stati Uniti d’Europa.
Nel bicentenario della nascita riemerge qui ricordare l'unico personaggio del cosiddetto Risorgimento che meriti appieno, sotto il profilo intellettuale, politico e morale, il mio personale rispetto (per poco o nulla che valga, naturalmente). Fu sempre definito municipalista, in senso spregiativo: ma tenne duro.
La maggioranza, invece, sta per votare la mia proposta, che recitava: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato", buon ultimo per federalismo, signor Presidente, non per dispetto.
Il senatore Vertone è ritornato per questo, da figliuol prodigo, nella casa del padre, con nostro rispettoso sollievo. Non è, insomma, merito da poco della mia ormai antica definizione di Repubblica (1992). Ma non ringrazierò solo il senatore Vertone, che, senza capirlo, voterà diligentemente il federalismo che gli proposi.
Il senatore Elia voterà, a sua volta, l'esatto contrario di ciò che aveva pensato di dettare, avendo ottenuto dalla cosiddetta dottrina, che è l'opinione dei professori, il silenzio sull'articolo 114 nuovo di zecca. Grazie lo stesso. (Applausi dal Gruppo FI).
Il senatore Manzella, che pure alla Bicamerale, tramite un'ANCI, ignara e disarmata, propose: "L'ordinamento della Repubblica è formato dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni" (nessuno gli aveva mai spiegato, a Montecitorio, che, ordinamento per ordinamento, la Repubblica sarebbe costituita anzitutto dai cittadini), adesso vota, senza dirlo al quotidiano "la Repubblica", il contrario di ciò che aveva proposto: grazie lo stesso.
Il senatore Salvi alla Bicamerale fece votare ai DS la mia definizione, sia pure motivando con l'ordine alfabetico, mai tale, ovviamente, tanto meno ora con le città metropolitane (nuovo, inopinato livello di governo di cui la finanza pubblica italiana non sentiva il bisogno). Grazie lo stesso. Grazie a tutti, insomma, perché personalmente non voterò a favore, tanto meno il Gruppo Forza Italia.
A parte il mio programmatico incipit (come l'autonomia finanziaria, del resto, non solo di Regioni, ma anche di Comuni e Province, non solo di entrata, ma anche di spesa). Il resto, che segue, ne è, infatti, pura e semplice negazione.
L'autonomia- non dirò il federalismo -, così è sepolta, forse per sempre. Pace all'anima vostra. Non alla sua. E nemmeno alla nostra. (Applausi dal Gruppo FI. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Manzella. Ne ha facoltà.
*MANZELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, vi è una procedura assai severa che regola la seconda lettura di un disegno di legge costituzionale. E certo è sempre un imbarazzante confronto quello tra l'articolo 72 della Costituzione e l'articolo 123 del nostro Regolamento (identico alla corrispondente disposizione della Camera). Tuttavia, questa forse eccessiva semplificazione procedurale ha un risvolto etico-politico che largamente la giustifica. Essa ci vincola a consegnare agli atti parlamentari valutazioni essenziali della legge che modifica la Costituzione; a ricercare quella che sarà, o potrebbe essere, una sua perdurante fisionomia. E allora, cercherò di concentrare in rapidi punti quelli che mi sembrano i tratti caratterizzanti di questo progetto.
Innanzitutto è bene riconoscere – lo hanno fatto altri colleghi – la natura necessariamente sperimentale e parziale di una legge che viene a completare il lavorio di un'intera legislatura, la XIII legislatura, che qualcuno, amante degli slogan, potrebbe chiamare d'ora in poi "legislatura federale". Dato che, a torto o a ragione semantica, un processo federalista ha segnato e denominato per tutto il suo percorso atti normativi e comportamenti: dal federalismo amministrativo a quello fiscale, a quello istituzionale.
Si è temuto, a proposito di questo sperimentalismo, un certo rischio o azzardo costituzionale. Ma le norme della Costituzione non possono sottrarsi soltanto per il loro aggravio procedurale alla profonda evoluzione della natura e della funzione della legge.
Le leggi organizzatorie, siano o meno di rango costituzionale, sono intrinsecamente soggette a necessità di verifica nel tempo, a frequenze segnate dai principi di ragionevolezza e di precauzione. Mentre le leggi a garanzia di valori o di beni, la cui alterazione sarebbe irreversibile, devono, per contrappasso, essere dotate di stabilità costituzionale, quale che sia il loro rango formale. Per esse, la decisione non può mai dirsi veramente sperimentale.
Se questa classificazione più precisa fosse stata data al significato dei nostri lavori, se si fosse maggiormente aderito ad una realtà tecnica che parlava di progetto-stralcio, di lavoro progressivo, forse certa animosità ideologica ci sarebbe stata reciprocamente risparmiata, con vantaggio di tutti. Da questo punto di vista non è certo un male la sospensione per tre mesi dell'entrata in vigore del progetto. Si faccia o no il referendum costituzionale, vi sarà comunque una pausa necessitata per calibrare valutazioni e comportamenti futuri.
Tuttavia, il carattere sperimentale di certe soluzioni contenute in questo progetto non significa che esso non sia necessario ed urgente. Al contrario. È necessario, perché era necessaria una copertura costituzionale - che è sempre una razionalizzazione di ruoli e di interessi - ai numerosi e diversi capitoli riformisti degli anni Novanta, regolatori di relazioni tra centro e periferia della Repubblica. Anzi, tra centro e centri. Solo un intervento costituzionale unitario nella sua complessità poteva dare una stabilizzazione intorno al fine federalistico al lavoro di un'intera legislatura.
E' urgente, questo progetto, perché la fase statutaria delle regioni nella quale siamo di fatto entrati - fase caratterizzata dal nuovo valore costituzionale dello stesso strumento Statuto - non poteva e non può svolgersi in un pericoloso vuoto di Costituzione nel quale certe iniziative cosiddette governatoriali sembrano risentire, appunto, dell'horror vacui. In questa urgenza vi è dunque un'esigenza di unitarietà repubblicana, di senso complessivo dello Stato nazionale: parametri nei quali si deve inquadrare la pura, autonoma esperienza statutaria. I principi fondamentali riservati alla legislazione dello Stato assumono in questo contesto la rilevanza che già sottolineammo nell'ordine del giorno presentato in prima lettura.
Vi è poi un'ulteriore esigenza: quella di vertebrare l'esperienza regionale con quella ricchissima del nuovo risorgimento municipale cui ha dato vita l'elezione popolare diretta dei sindaci delle nostre città.
Occorre dire con molta chiarezza che i nostri comuni hanno bisogno di queste garanzie costituzionali per poter contare nella fase statutaria regionale. Il verticalismo del nuovo assetto istituzionale regionale deve essere subito contemperato dalla struttura policentrica del suo ordinamento. Regioni come federazioni di città: non è solo uno slogan.
Vi è, infine, un ultimo tratto caratterizzante di questo progetto, un tratto che certe sguaiate polemiche antieuropeiste di questi giorni hanno avuto almeno il merito di mettere in luce. Si tratta del legame che esso stabilisce tra assetto territoriale nazionale e assetto dell'Unione Europea. E questo non solo per le rilevanti competenze di partecipazione e di controllo che il progetto assegna alle regioni, ma anche per la sua visibile aderenza a quella idea di "Federazione di Stati nazione" così largamente condivisa nell'Unione. Idea che concilia aree crescenti di sovranazionalità con la perduranza dello Stato nazionale, come comunità di destino, custode di storia, tradizioni, culture irrinunciabili contro la omogenizzazione del mondo.
Ecco: è questa visione congiunta di federalismo italiano ed europeo che, al termine di anni operosi, questo progetto consegna alla nuova legislatura.
Questo Parlamento ha fatto la sua parte e nessun nichilismo antiparlamentare la potrà cancellare. Il progetto di legge oggi al nostro esame, quali che siano le sue imperfezioni, ha anche, dunque, un valore risolutivo di testimonianza sulla XIII legislatura. (Applausi dai Gruppi DS e Misto-DU).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
CABRAS, relatore. Signor Presidente, dato il carattere della nostra discussione, ritengo non sia necessità di replicare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MACCANICO, ministro per le riforme istituzionali. Signor Presidente, onorevoli senatori, non vi è dubbio che il completamento dell'iter in seconda lettura di questo disegno di legge costituzionale rappresenti una tappa di decisiva importanza nell'opera di revisione della nostra forma di Stato. Un'opera complessa, difficile e svolta su due livelli: quello della riforma amministrativa a Costituzione invariata, denominata del federalismo amministrativo, del federalismo fiscale, e quello della riforma costituzionale attuata con la legge costituzionale n. 1 del 1999 e con l'attuale riforma del Titolo V della Costituzione. Si può ben dire, in prossimità della conclusione della XIII legislatura, che la costruzione di una forma di Stato di tipo federale è, ormai, in una fase molto avanzata e che nella prossima legislatura sarà possibile portare a compimento questo disegno. Avremo una Repubblica una e indivisibile, ma a forte struttura federale: avremo un federalismo cooperativo e solidale.
Quanto ai contenuti innovativi, mi limiterò a ricordare il capovoglimento dell'articolo 117. Non si tratta certamente di una cosa secondaria, ma di un'aspirazione già manifestata nella prima Bicamerale e confermata anche nella seconda Bicamerale. Sono stabilite e ben determinate ora le attribuzioni dello Stato e tutte le altre sono assegnate alle regioni in via concorrente o in via esclusiva. E' prevista la possibilità di nuove autonomie speciali, il che consentirà di avere un federalismo a geometria variabile importante per un Paese così differenziato come l'Italia. Sono stati soppressi i controlli del Governo sulla legislazione regionale e quindi eliminati i commissari di Governo (non è cosa secondaria).
E' stato affermato il ruolo costituzionale dei comuni e delle province nelle attività amministrative; è stata, cioè, confermata la natura propria delle nostre regioni, che non sono i Laender tedeschi, ma qualcosa di diverso: sono enti di programmazione e di legislazione, non di amministrazione.
Si salva così anche la tradizione civica italiana, dei comuni italiani, tipica della nostra tradizione storica.
È stato previsto un nuovo ordinamento finanziario delle regioni che, a livello costituzionale, conferma quel che è stato fatto a Costituzione invariata: tributi propri, quote dei tributi erariali, fondi perequativi per le regioni meno favorite. È stato altresì previsto il consiglio delle autonomie locali accanto al consiglio regionale. Questo è un elemento fondamentale, che cerca di evitare che a livello regionale si crei quella degenerazione centralistica che c'è stata per lo Stato nazionale.
Infine, un'innovazione importante è la partecipazione delle regioni alla Commissione bicamerale per gli affari regionali. È una soluzione temporanea, in previsione della costituzione del Senato delle regioni che, se questo disegno di legge verrà approvato, diverrà inevitabile e rappresenterà il primo impegno da affrontare nella prossima legislatura. L'importanza di questa innovazione, avvenuta proprio su stimolo della Commissione bicamerale per gli affari regionali, va commisurata al problema, che avremo nella prossima legislatura, di fissare i princìpi fondamentali per tutte le materie a competenza concorrente.
La presenza delle regioni in questa Commissione, con l'aggravamento procedurale, per cui i suoi pareri non potranno essere superati se non con la maggioranza assoluta, sarà una garanzia per le regioni per evitare che la fissazione dei princìpi fondamentali debordi, vada al di là dei limiti necessari.
Ritengo vi siano tre ragioni istituzionali fondamentali perché questo disegno di legge costituzionale venga approvato. La prima attiene al nuovo allargamento della competenza di revisione, di autorganizzazione delle regioni: la nuova autonomia statutaria prevista dalla legge costituzionale n. 1 del 1999. Se questo disegno di legge non dovesse essere approvato, la più larga autonomia statutaria prevista dalla legge costituzionale sopra citata sarebbe in gran parte frustrata per un arco di tempo molto largo. Questa nuova maggiore autonomia statutaria delle regioni sarebbe costretta nella camicia di forza delle norme costituzionali attualmente vigenti, e quindi sarebbe un elemento di freno alla nuova funzionalità delle regioni, con i presidenti eletti direttamente dal popolo.
La seconda ragione è la necessità di dare copertura a quel processo considerevole di trasferimenti di funzioni alle regioni avvenuto, a Costituzione invariata, con i provvedimenti Bassanini. Dare una copertura costituzionale significa dare certezza di questi diritti, perché certamente i trasferimenti attraverso lo strumento della delega, senza quella copertura, potrebbero essere inficiati.
La terza ed ultima ragione fondamentale è che proprio questa presenza delle regioni nella Commissione bicamerale per gli affari regionali costituirà un elemento di straordinaria garanzia quando, nel corso della prossima legislatura, dovremo fissare i princìpi fondamentali per le competenze concorrenti con le regioni. In assenza di questa nuova istituzione che abbiamo previsto, la fissazione di tali princìpi sarebbe affidata esclusivamente al Parlamento, senza alcun controllo da parte delle regioni.
Queste sono le ragioni strettamente istituzionali che spingono all'approvazione del provvedimento. È chiaro, onorevoli senatori, che noi non consideriamo completato il nuovo ordinamento, la nuova forma di Stato. È una tappa importante che dovrà essere completata nella prossima legislatura attraverso l'istituzione del Senato delle regioni e la riforma della Corte costituzionale. Credo però che questa sia stata una via giusta. Quando si tratta di cambiare la forma di Stato, passando da uno Stato accentrato, burocratico (qual era l'italiano) ad una forma di forte autonomia, si è posti di fronte ad un processo estremamente difficile, che va posto in atto in modo graduale. Rivendico in questo momento la procedura prevista dall'articolo 138 della Costituzione, che consente la possibilità di un'attuazione graduale, crescente. Le regioni in Italia hanno trent'anni di vita, non di più: non sono ex Stati, come i Laender tedeschi. Dobbiamo avere una visione realistica della situazione.
Mi avvio a concludere ricordando che nel corso di questa legislatura credo sia stato fatto moltissimo per cambiare la forma di Stato; soprattutto, è venuto fuori che almeno la maggioranza una concezione, un'idea, un disegno, dei lineamenti li ha manifestati sia con la legislazione ordinaria che con quella costituzionale. Quale sia invece il modello proposto dall'opposizione in questa legislatura non è emerso: non si sa se la forma di Stato è quella che propugna il presidente Fisichella o l'onorevole Bossi. Noi non lo sappiamo. Sappiamo che la maggioranza ha avuto un'idea precisa: può piacere o no, ma quella è. In questo disegno di legge costituzionale è chiara l'idea dell'ordinamento dello Stato che la maggioranza propone agli italiani ed è importante che su ciò si terrà un referendum popolare, affinchè il popolo italiano sia chiamato a decidere su questo provvedimento.
Tutto ciò sgombra il campo dalla maggiore critica che è stata fatta, cioè che la maggioranza ha proceduto in solitudine. No, la maggioranza non ha proceduto in solitudine, intanto perché c'è stato un scambio continuo, permanente, con il sistema delle autonomie, con la Conferenza dei presidenti delle regioni. Ricordo che si tratta del frutto di uno stralcio proposto dalla Conferenza delle regioni; il suo presidente, Enzo Ghigo, ha avuto modo di dire che le richieste delle regioni sono state accolte al 95 per cento, è bene ricordarlo. Ho ricoperto per un certo periodo l'incarico di Presidente della Commissione affari costituzionali della Camera e ricordo lo scambio continuo con le regioni e con il sistema delle autonomie in ordine a tale problema.
Aggiungo che dal complesso di riforme che abbiamo posto in essere deriva un ordinamento di forti autonomie e di poteri locali molto forti: l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, ed il fatto che essi potranno contare su risorse più certe e su poteri più ampi, credo crei una situazione, in Italia, nella quale avremo poteri locali fortissimi. Avremmo dovuto completare questa riforma con la revisione della forma di Governo, con una nuova legge elettorale; per l'opposizione della destra non siamo riusciti a farlo, però anche in questo caso un'idea di come risolvere la questione la maggioranza l'ha maturata in questa legislatura, mentre quale sia l'idea dell'opposizione in merito ancora non è dato sapere.
Abbiamo previsto per questo con la riforma elettorale, con le proposte di riforma degli articoli 92 e 94 della Costituzione, un sistema molto simile a quello della Repubblica federale di Germania. Questo è ciò che abbiamo proposto e che sottoporremo al giudizio degli elettori nel corso della prossima campagna elettorale. Quale sia il modello che propone la destra, ancora non si sa. (Commenti del senatore Servello). Speriamo che nel corso della campagna elettorale tutto questo sia chiarito, nell'interesse del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Misto-DU, Misto-RI e UDEUR).
PRESIDENTE. Colleghi, per consentire ai cittadini di seguire la fase procedurale delle dichiarazioni di voto, è previsto il collegamento televisivo ed esigenze tecniche comportano la necessità di sospendere brevemente i lavori.
Pertanto, sospendo la seduta per alcuni minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10, 52, è ripresa alle ore 11).
Presidenza del presidente MANCINO
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge n. 4809-B.
Passiamo alla votazione finale.
MELONI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
MELONI. Signor Presidente, colleghi, a nome del Partito Sardo d'Azione, che ho l'onore di rappresentare in quest'Aula, coerentemente alla scelta già adottata nel corso della prima votazione, preannuncio anche in quest'occasione il mio voto di astensione - e quindi anche del partito che rappresento - sul disegno di legge n. 4809-B.
È un voto di astensione che so bene che in questo ramo del Parlamento è equiparato ad un voto contrario, ma che vuole essere comunque diverso dai voti contrari che saranno espressi da quelle forze politiche che si sono dichiarate contro il disegno di legge oggi al nostro esame. Comunque, è un voto diverso da quello di forze politiche che non parteciperanno al voto.
I motivi sono semplici e vado brevemente a riassumerli, dal momento che non sono modificate le condizioni per mutare il mio giudizio.
Il disegno di legge ci presenta una cornice vuota, all'interno della quale non si intravede alcun disegno nitido, chiaro e rassicurante. E' stato detto e ripetuto anche in questo dibattito, da esponenti del Governo e della stessa maggioranza, che questa è una legge sperimentale e parziale, che non porta e non introduce il federalismo, che dovrà essere attuato e realizzato nella prossima legislatura. Sì, è proprio una legge scoordinata, incoerente e, per certi versi, persino contraddittoria.
È scomparso - non se ne parla - il Senato delle regioni; è scomparsa la composizione paritaria della Corte costituzionale; sono scomparse, quindi, quelle istituzioni che avrebbero dovuto dare le garanzie che effettivamente si vuole realizzare un disegno costituzionale di senso federale. Neppure la parola "federale" compare nel testo.
Pertanto, il nostro dissenso non può essere che chiaro e manifesto, perché vediamo ancora una volta vanificati, tramontati quel sogno e quell'aspirazione che sono stati la base della nascita del Partito Sardo d'Azione, aspirazione propria dei suoi esponenti che hanno sognato e combattuto per creare una Repubblica federale e per rafforzare e far funzionare le autonomie.
Si continua a vedere uno Stato centrale, centralista, lontano dalle istituzioni, uno Stato che si riserva ancora la competenza esclusiva - per fare degli esempi - in materia di tutela dell'ambiente e in materia di beni culturali. Pertanto, è vero che sono scomparsi i rappresentanti del Governo e che stanno arrivando e continuano ad essere presenti burocrati dello Stato, sovrintendenti ai beni ambientali che bloccano e devono essere continuamente sollecitati. (Applausi dei senatori Piredda e Rigo).
DONDEYNAZ. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
DONDEYNAZ. Signor Presidente, colleghi senatori, la dichiarazione di voto che mi appresto a svolgere non è quella di un parlamentare dell'opposizione, né di un organico alla maggioranza con la quale ho condiviso molti provvedimenti varati da questo ramo del Parlamento e ho assicurato in modo convinto la fiducia ai Governi che si sono susseguiti nel corso dell'attuale legislatura.
Il mio giudizio negativo sul provvedimento in discussione deriva da un mandato preciso che ho ricevuto dai cittadini valdostani e dalle forze politiche che mi hanno espresso, che convergono su un'opzione autonomista e federalista. La riserva di giudizio, tra l'altro sempre ricordata nelle dichiarazioni di fiducia, riguarda i grandi argomenti che concernono proprio i temi di carattere istituzionale e di riforma.
E' risaputo che la più piccola regione italiana vede in una riforma generale dello Stato italiano in senso federale la naturale evoluzione di una lunga e radicata esperienza di autogoverno. La mancata realizzazione di questo obiettivo, da tutti condiviso a parole, oltre a fermare un processo di rinnovamento delle istituzioni dell'intero Paese, espone in modo strisciante le regioni a Statuto speciale ad un'inevitabile involuzione verso una uniformità al ribasso.
Questo modo di agire, lento e contraddittorio, senza un disegno riformatore complessivo, genera uno scollamento pericoloso con la società, che fortunatamente si riorganizza autonomamente con la consapevolezza che non può aspettarsi quell'aiuto che mette in rete le potenzialità individuali dei cittadini.
La mancanza totale di valori condivisi è il vero impedimento alla realizzazione di qualunque atto riformatore e, inoltre, genera nei cittadini, che ricercano soluzioni concrete ai problemi che devono affrontare, la convinzione che si debba sempre ricominciare dal nulla.
Le osservazioni di merito sul provvedimento le ho esposte nell’esame precedente e le riconfermo. Ho il dovere di ricordare che è stata respinta la richiesta di inserire il criterio dell’intesa per le modifiche degli statuti e la mancata previsione di una Camera delle regioni. La solidità della democrazia si misura anche dalla capacità di garantire nel tempo le diversità etniche, culturali e linguistiche presenti nella Repubblica e sancite dalla Costituzione.
I modesti cambiamenti proposti non consentono di valutare se siamo in presenza di piccole, parziali modifiche di un processo che ha un chiaro orientamento autonomista e federalista o a correzioni limitate e contraddittorie della Costituzione.
Queste considerazioni mi portano a votare contro il provvedimento in esame, augurandomi che le riforme, di cui abbiamo tanto bisogno, siano per tutti il punto centrale della prossima legislatura. (Applausi del senatore Rigo).
*FOLLONI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
FOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole al disegno di legge di modifica della Costituzione. Condivido quanto esposto dal relatore e non aggiungo notazioni sulle questioni di merito.
Pare a me emblematico che la legislatura veda come suo atto conclusivo una riforma e una riforma di natura costituzionale; si rivela così quella necessità riformatrice su cui è vissuta per cinque anni tutta la legislatura; si compie un passo importante - non è il solo che si è concluso - verso una novazione delle istituzioni della Repubblica; si segnala infine anche ai futuri legislatori che altri passi devono essere compiuti.
Come è emblematico in sé questo voto riformatore, altrettanto emblematici sono la divisione e il contrasto che dividerà anche oggi le forze e gli uomini che hanno sinceramente operato per le riforme possibili e chi le ha usate come pretesto. E’ impossibile non mettere a bilancio della legislatura, quasi in icastica sintesi, i due opposti atteggiamenti con cui, quasi sempre, ci si è misurati in quest’Aula: quello di chi ha ritenuto che compito di chi vi siede sia quello di far funzionare il Parlamento e quello di chi si è fatto puntigliosamente attrarre dall’idea, davvero poco condivisibile, di impedirne l’attività.
Questa legislatura ha visto, in occasione di due leggi finanziarie, l’umiliante goliardia della diserzione dell’Aula, vestita dall’irriverente parodia di quello che fu nella storia della nostra nazione il dramma dell'Aventino. Chi in questa legislatura si è seduto in quest’Aula ha dovuto registrare la sproporzione di chi, con sparuta pattuglia, ha chiesto centinaia e centinaia di volte, con la frequenza di un metronomo, la presenza di un numero legale che nella stragrande maggioranza dei casi è risultato, alla conta, essere superfluo chiedere.
Considero il ruolo di opposizione altrettanto partecipe del funzionamento delle istituzioni di quello della maggioranza. Ma la frontiera che abbiamo toccato durante questa legislatura non è quella che divide, l’una dall’altra, la maggioranza dalle opposizioni, ma quella che divide chi crede e rispetta la democrazia parlamentare e chi così poco vi è affezionato dal permettersi lo sberleffo e dal ritenere legittimo anche irriderla.
Signor Presidente, ho usato l’occasione di questa dichiarazione di voto per aggiungere questa considerazione che faccia memoria e sia d'auspicio alla prossima legislatura: a memoria per chi siederà in quest’Aula perché trovi il coraggio per compiere il processo riformatore; come auspicio perché i cittadini, tra poco chiamati al voto, mandi in Parlamento chi è pronto a completare quest’azione riformatrice, chi vuole che il Parlamento funzioni, chi crede nel Parlamento, chi è pronto a servirlo e non a servirsene. Il voto della componente del Centro Riformatore d’iniziativa liberale del Gruppo Misto è a favore di questa riforma costituzionale. (Applausi dai Gruppi PPI, UDEUR, Misto-RI e DS. Molte congratulazioni).
DI PIETRO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
DI PIETRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il voto favorevole al disegno di legge costituzionale in esame. Lo faccio in proprio e a nome di quel vasto popolo di cittadini che si riconosce, come si riconoscerà, nell’Italia dei Valori, un movimento politico che, posso annunciare con orgoglio, ha in questi mesi raccolto le firme necessarie e individuato le migliori candidature per presentarsi alle prossime elezioni politiche alla Camera al maggioritario e al Senato al proporzionale, come terzo autonomo Polo.
Voto a favore innanzitutto perché questo è diventato un voto politico-elettorale, pro o contro Berlusconi e i suoi soci, e noi dell'Italia dei Valori siamo distanti geneticamente, politicamente e culturalmente anni luce dall'uomo autonominatosi "il più bravo del mondo".
Voto a favore perché questa riforma rappresenta un indubbio passo avanti nell'auspicabile direzione di un compiuto federalismo, un passo significativo che merita, qui al Senato come alla Camera, il sostegno di una forza politica come L'Italia dei Valori, che vuole caratterizzarsi per l'attenzione al merito e alla qualità delle proposte politiche e parlamentari.
Lungi dal ragionare per partito preso, intendiamo valutare in ogni occasione l'aderenza alle diverse proposte del nostro programma, convinti come siamo che solo uscendo dalla logica delle contrapposizioni ideologiche, spesso fittizie e pretestuose, si possa davvero cominciare a fare gli interessi del Paese.
Sia chiaro: il provvedimento in esame per noi presenta luci, ma anche ombre; è chiaramente figlio di una forzatura che, se da un parte è stata resa necessaria dall'opposizione del Polo, dall'altra appare il segno dell'ambiguità della linea politica del centro-sinistra: arrivare all'ultimo momento per varare delle leggi che potevano essere fatte ben prima.
Purtroppo, il coraggio di cominciare per tempo il processo riformatore, la volontà di renderlo più coerente sono mancati al centro-sinistra ed oggi ci troviamo di fronte all'alternativa fra accettare o no un risultato che sappiamo essere inferiore a quello che ci si sarebbe potuto attendere.
Scegliamo responsabilmente di votare a favore di questa riforma per i suoi aspetti positivi e perché non vogliamo essere accomunati, appunto, al Cavaliere di Arcore.
Concludendo, la Lista Di Pietro-Italia dei Valori esprime il suo voto favorevole al provvedimento, ma sottolinea la necessità di lavorare ancora sul tema del federalismo al fine di affermare un modello più incisivo di amministrazione, vicina ai cittadini, e un modello più coerente di ripartizione fra enti pubblici. Soprattutto - e concludo - auspico che in futuro non si faccia più ricorso, per varare queste riforme, soltanto all'ultimo momento, per motivi elettorali, e non si ricorra più anche a questi colpi di maggioranza, altrimenti le regole del gioco non vengono rispettate.
RUSSO SPENA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
RUSSO SPENA. Rifondazione Comunista voterà contro il provvedimento. E' questa infatti una riforma sbagliata che peserà come un macigno, perché attiene alla struttura stessa dello Stato, alla dislocazione dei poteri costituzionali e perché nello stesso tempo incide sul lavoro, sulla fruizione dei servizi, sulla vita quotidiana delle cittadine e dei cittadini.
Noi guardiamo invece al federalismo democratico, nato storicamente per unire, per mettere in relazione culture, comportamenti e poteri, per costruire relazioni interculturali e multiculturali. Noi guardiamo al federalismo solidale, cioè a quella articolazione delle identità statuali che si alimenta della cooperazione e dell'autogoverno delle cittadine e dei cittadini. Questa legge è invece, a nostro avviso, un vero e proprio azzardo costituzionale di stampo liberista.
Questo è un federalismo antisolidale, il federalismo dei territori ricchi e privilegiati, dell'egoismo delle borghesie mercantili delle zone ricche. Le tragedie dei Balcani e del Centro-Europa, le separazioni antimeridionaliste contro il Sud dell'Europa e del mondo nulla sembrano aver insegnato. I Formigoni, i Galan, i Ghigo, gli Storace potranno portare nell'iniziativa politica quotidiana la loro torsione ultraliberista. Il meccanismo, infatti, delle materie concorrenti inciderà in maniera devastante e antisolidale, dividendolo e atomizzandolo sullo Stato sociale, sulla scuola, sul lavoro, sia accrescendo le precarizzazioni dei lavori, sia incidendo negativamente sul controllo delle condizioni stesse di erogazione della forza lavoro, a partire dalla salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
Questo provvedimento è quindi frutto velenoso della globalizzazione liberista. Ne parlava in verità già dieci anni fa un noto economista giapponese, quando accennava al decentramento come costruzione di distretti di business, di distretti degli affari in cui vari territori vengono messi in concorrenza tra loro, in competitività soltanto per abbassare il livello delle garanzie sociali e dei vincoli ambientali, per creare le condizioni migliori per le localizzazioni delle multinazionali, per i processi di valorizzazione del capitale.
A me e a noi di Rifondazione Comunista questa riforma pare sbagliata, perché non è una reale articolazione federale dello Stato, ma soltanto la costruzione dei distretti degli affari; e alla fine, purtroppo, lo dico in maniera amara, tra qualche anno saranno le destre, in questo Paese, che gioiranno perché è passata una riforma antisolidale le zone ricche contro le zone povere.
MANIS. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
MANIS. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, Rinnovamento italiano voterà convintamente a favore di questo disegno di legge di riforma costituzionale, per quattro fondamentali ragioni: perché il tessuto connettivo del movimento cui appartengo è liberale, federalista, riformista e solidale.
Liberale, in quanto volto a valorizzare le libertà e le progettualità individuali; dunque, soprattutto quelle delle autonomie locali, con tutto il loro patrimonio di storia, di cultura e di progettualità.
Federalista, perché crede profondamente in un processo progressivo di federalismo che intenda tuttavia salvaguardare l'unità e l'unitarietà dello Stato centrale ed esaltare il senso della comunità nazionale. Noi affermiamo oggi con convinzione che questo è l'unico processo di federalismo compatibile con la riforma costituzionale in un'ottica di progressività che non può non tener conto della relativa giovane età delle regioni e delle autonomie locali.
Solidale, perché non riteniamo assolutamente che un male interpretato processo di federalismo voglia rappresentare il benessere e l'opulenza di alcune aree geografiche a danno di altre più deboli. Chi parla è sardo, appartiene pertanto ad una delle regioni più fragili dell'intero sistema Paese che tuttavia ha potuto sviluppare una cultura autonomistica che intende, con dignità e senza interventi di assistenza o assistenzialismo, determinare autonomamente il proprio avvenire.
Riformista, perché riteniamo che soltanto una grande forza popolare, un grande convincimento culturale, possa avviare il processo di riforme in questo Paese.
La presente legislatura, la XIII, è stata formidabile dal punto di vista delle riforme: cito, per esempio, la riforma della scuola, la riforma della sanità, la valorizzazione delle autonomie (Commenti dal Gruppo LFNP), la semplificazione amministrativa (leggi Bassanini). Sono stati tutti provvedimenti propedeutici al presente disegno di legge, che rappresenta il culmine di un processo, certamente non compiuto, non completo, che verrà sicuramente terminato nella prossima legislatura attraverso la Camera delle regioni, il Senato delle regioni, e la riforma elettorale.
Dunque, credo che questa maggioranza, questi Governi che hanno risanato i conti del Paese abbiano realizzato un grande salto culturale: quello di far uscire il nostro Paese dal ghetto del centralismo e del verticismo, delegando appunto alle autonomie e alle regioni.
Ecco, signor Presidente, i motivi per cui Rinnovamento Italiano vota convintamente a favore e nel ribadire l'appoggio all'attuale maggioranza formula auspici affinché la prossima legislatura possa portare a compimento quel processo che tutto il popolo italiano attende. (Applausi dai Gruppi Misto-RI e PPI).
PINGGERA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
PINGGERA. Signor Presidente, voglio precisare che il disegno di legge in esame è sicuramente un grande passo avanti nello sviluppo dei rapporti tra Stato, regioni e province autonome. Sono particolarmente lieto del contenuto dell'articolo che prevede che il controllo sugli atti legislativi delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano non avvenga più tramite il potere amministrativo centrale, bensì - così come conviene alla concezione di uno Stato moderno - attraverso il controllo costituzionale.
Prendo atto e sottolineo che questo porterà, naturalmente, ad una maggiore responsabilizzazione anche dei legislatori regionali e provinciali, i quali, in partenza, dovranno interessarsi scrupolosamente dell'armonia tra i loro atti legislativi e il dettato costituzionale. In ogni caso, questo è un passo avanti assai rilevante e sotto tale profilo la riforma al nostro esame apporta veramente moltissimo. Anche il capovolgimento della logica dell'articolo 117 della Costituzione ha un significato molto più ampio di quanto, a prima vista, potrebbe sembrare.
Inoltre, sono lieto che l'articolo 10 preveda che i trasferimenti di competenze siano operativi anche per le province autonome di Trento e Bolzano e per le regioni a Statuto speciale, entro i limiti in cui si trasferiscono poteri e competenze maggiori senza, però, alcun restringimento delle competenze già conferite.
Dal momento che questa è una concezione coerente con il sistema di sviluppo delle autonomie locali, la Südtiroler Volkspartei voterà convintamente a favore del disegno di legge n. 4809-B. (Applausi dai Gruppi DS, PPI e UDEUR).
MAZZUCA POGGIOLINI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per tre minuti.
MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, onorevole Ministro, colleghi senatori e senatrici, I Democratici-L'Ulivo, che insieme ad altre forze hanno costituito "La Margherita", votano tale riforma con convinzione perché essa fa avanzare un federalismo democratico e diffuso come lo ha inteso, in questa straordinaria legislatura di profonde e utili riforme, il centro-sinistra con i suoi e i nostri costituzionalisti tra i quali, primo fra tutti, il ministro Franco Bassanini che con le sue leggi di semplificazione e decentramento amministrativo ha ridato efficacia ed efficienza all'amministrazione della Repubblica.
Il Polo e la Lega stanno, però, combattendo questa riforma con forza, stanno cercando di evitarla, perché essa dimostra… (Vivaci proteste dal Gruppo LFNP).
PERUZZOTTI. Pensa a casa tua!
MAZZUCA POGGIOLINI. Perché, non la state combattendo? (Commenti dal Gruppo LFNP. Richiami del Presidente).
Dicevo che il Polo e la Lega stanno, però, combattendo questa riforma con forza, stanno cercando di evitarla, perché essa dimostra la serietà con cui il centro-sinistra ha lavorato in funzione della massima autonomia locale; infatti, non è un caso che le regioni attendano con grande attenzione questa riforma che completa la precedente.
La destra potrà usare mille argomenti pretestuosi a sostegno delle sue incoerenti idee, ma non potrà negare la storia, quella che qualcuno, al massimo livello, vorrebbe riscrivere.
MONTELEONE. Se la storia è quella che scrivi tu, stiamo a posto! (Richiami del Presidente).
MAZZUCA POGGIOLINI. E la storia ci dice che la destra in Italia è minoranza. La destra non è forza popolare… (Vivaci proteste dai Gruppi AN e LFNP) … e quando è stata maggioranza lo ha dovuto alla violenza in passato. E' stata maggioranza perché c'era un voto per censo, votavano soltanto i più ricchi o, recentemente, per assurdi patti elettorali che oggi si ripropongono.
Noi democratici, liberali, cattolici e socialisti, che siamo le forze autenticamente popolari in Italia, votiamo, perciò, questa riforma costituzionale che getta più profonde fondamenta nella casa comune.
Su questo tema, così come su tutti gli altri, voglio ricordare alla destra che avete cambiato idea cento volte, anche sostenendo un gioco delle parti con i vostri cosiddetti governatori regionali. La Commissione bicamerale l'avete affossata voi e noi oggi vi poniamo un rimedio parziale con l'ordinario processo di revisione costituzionale. (Commenti dal Gruppo LFNP). Noi vogliamo un federalismo diffuso e non quello che volete voi, e cioè una devolution.....(Proteste dal Gruppo LFNP).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po’ di silenzio.
MAZZUCA POGGIOLINI. ...che è dissolutiva dell'unità nazionale, che vuole dividere il Paese tra Nord e Sud (Commenti dal Gruppo LFNP), tra ricchi e poveri, tra cittadini di serie A e serie B. (Applausi dal Gruppo PPI).
Mi rivolgo allora alle donne, alle quali oggi, 8 marzo, rivolgo i miei auguri. A voi donne, che sapete ricordare, che sapete scegliere, che siete profonde, che non dimenticate (Commenti del senatore Monteleone. Proteste della senatrice Pagano), dico che questa legge va a favore di tutti i cittadini. Una legge che rappresenta un forte punto di arrivo del centro-sinistra e che noi .......(Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi dai Gruppi Misto-DU, DS, PPI e UDEUR. Applausi ironici dai Gruppi FI, AN, LFNP e CCD).
MARCHETTI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCHETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, approviamo oggi una legge di revisione della Costituzione che realizza un nuovo assetto dei rapporti tra Stato, regioni ed enti locali, determinando un notevole ulteriore dislocamento di funzioni a favore proprio di regioni ed enti locali. Si offre così un ancor più solido supporto costituzionale all'opera importante avviata con le cosiddette leggi Bassanini.
Non ripeterò le considerazioni che hanno indotto i Comunisti Italiani ad esprimere già in prima lettura una valutazione complessivamente positiva su questa riforma e nemmeno mi soffermerò sulle riserve che già in quella occasione abbiamo espresso su singole norme. Ricorderò soltanto la difficoltà di sentirci appagati dalla formulazione dell'articolo 114: "La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato". In questa definizione lo Stato appare quale mero apparato centralizzato, una realtà residuale. Preferiamo piuttosto continuare a riferirci allo Stato repubblicano, alla Repubblica delle autonomie nata dalla Resistenza.
Soltanto un accenno per ribadire una riserva. La riforma che stiamo per approvare attribuisce alle regioni funzioni legislative nelle materie che non sono espressamente riservate alla competenza statale. Viene ribaltata la soluzione adottata dall'attuale testo costituzionale. La soluzione è coraggiosa, ma avremmo preferito che fosse approvata anche una norma che riservasse comunque allo Stato la potestà legislativa per la tutela di preminenti ed imprescindibili interessi nazionali. Una disposizione in qualche modo si fa carico di tale esigenza, ma penso che non sia una soluzione felice quella adottata a tal proposito nel testo.
Questa riserva non ci impedisce il voto favorevole ad una riforma costituzionale con la quale cade ogni controllo governativo sulle leggi regionali. Vi è soltanto il controllo della Corte costituzionale, che è una garanzia per tutti. Vi è il riconoscimento del ruolo essenziale del comune nell'ambito di una scelta di sussidiarietà verticale e viene affermato il principio dell'attribuzione al comune di tutte le funzioni amministrative, con limitate possibilità di deroga.
Vi sono importanti innovazioni per la finanza pubblica. Si dà una soluzione, credo realistica, al problema della finanza degli enti locali, per quanto ovviamente sia di competenza della sede costituzionale. Si compie un passo preciso, che corrisponde in sostanza alle previsioni della Bicamerale, per il tanto dibattuto federalismo fiscale.
Un risultato - ripeto - complessivamente positivo, innovativo, equilibrato, contrastato ora, contraddittoriamente rispetto… (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi dai Gruppi Misto-Com e DS. Congratulazioni).
D'ONOFRIO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO. Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, domani mattina il CCD e il CDU riuniranno in una seduta comune i rispettivi consigli nazionali per iniziare in modo solenne ed ufficiale il cammino verso la nascita del Biancofiore. Nell'incontro di domani mattina la questione del federalismo e del referendum che noi concorriamo a promuovere contro la legge che il Senato si accinge ad approvare sarà parte essenziale del progetto politico del Biancofiore ed è opportuno che i colleghi del centro-sinistra riflettano su quanto detto sinora e su quanto ascolteranno dopo, per capire che ciò che è in atto non è la stanca ripetizione di un referendum confermativo che il centro-sinistra chiedeva su questo provvedimento, ma l'inizio di una fase politico-costituzionale nuova.
All'inizio della legislatura eravamo convinti, come lo siamo oggi, che era necessario fare insieme grandi riforme costituzionali per realizzare un nuovo Stato di tipo federale e un nuovo Governo autorevole, basato sulla volontà dei cittadini. Ho detto "insieme", cari colleghi, e non a pezzi e bocconi, perché insieme questa legislatura voleva che le riforme fossero fatte, perché insieme la Bicamerale aveva pensato di affrontare il tema della riforma costituzionale dello Stato, del Governo e del Parlamento, ma così non è stato.
Avevamo immaginato che non essendo stato così, non avesse senso fare le riforme - ripeto - a pezzi e bocconi, perché ciò avrebbe significato (come è stato detto in questa Aula da un illustre collega esponente del centro-sinistra, il senatore Meloni, del Partito sardo d'azione) che questa riforma, altrimenti considerata nella sua specificità, non solo è insufficiente, ma anche incoerente e contraddittoria.
Quindi, abbiamo posto la questione del referendum oppositivo rispetto alla riforma costituzionale che il Senato si accinge a votare non perché non ci basta questo o quel federalismo (argomento peraltro molto vero, sul quale molti altri potranno intervenire), ma perché abbiamo ritenuto e riteniamo di avere un certo tipo di cultura istituzionale e politica. E mi rammarico del fatto che i colleghi popolari abbiano perduto questo senso complessivo delle cose; non mi sorprende, invece, che i colleghi che non hanno voluto rispettare la volontà degli elettori in questa legislatura, cambiando di campo rispetto a tale volontà, privi com'erano della cultura del primato degli elettori, non possano essere portatori di una cultura istituzionale diversa. Da questo punto di vista - ripeto - noi eravamo e siamo per far sì che al vecchio Stato napoleonico e centralizzato si sostituisca uno Stato autenticamente federale, e al vecchio Governo partitocratico e basato su ribaltoni si sostituisca un Governo scelto dagli elettori.
Il senso del nostro referendum domani verrà posto all'inizio dell'attività politica del Biancofiore e verrà rappresentato in campagna elettorale, e dopo, come motivo di alternativa complessiva a ciò che il centro-sinistra si accinge a fare, perché varare una riforma costituzionale senza avere una visione di insieme è soltanto conseguenza dello spavento che il centro-sinistra ha preso per l'alleanza politica tra il Polo e la Lega, realizzata nel corso dello scorso anno. È evidentemente questa la ragione per la quale si è abbandonata la linea dell'organicità della riforma costituzionale che si era posta, all'inizio della presente legislatura, come obiettivo della Commissione bicamerale e si è preferito proseguire lungo l'illusoria via della divisione politica tra la Lega e il Polo, illusione sulla quale, per così dire, si poteva persino far pagare il prezzo allo Stato nazionale, che veniva sbrindellato con questa riforma federalista (o almeno non compiutamente federalista); quindi, dal punto di vista istituzionale, si metteva in discussione persino l'unità istituzionale della Repubblica, pur di ottenere il risultato politico della divisione tra la Lega e il Polo.
Di questo si è trattato, colleghi del centro-sinistra, e di questo purtroppo avete finito con l'essere protagonisti alla Camera, e lo sarete anche al Senato. Non si tratta di dar vita ad una riforma più o meno federalista, ma di riconoscere che avete fallito un obiettivo. Dovete prendere atto (il contesto del dibattito svolto al Senato lo rende evidente) del fatto che l'obiettivo politico della separazione tra la Lega ed il Polo è fallito, e che noi abbiamo lavorato per la riproposizione complessiva dell'alleanza politica del popolo di centro-destra, il quale, nel suo insieme, vuole profonde e radicali riforme costituzionali su tutti e tre i versanti: dello Stato, del Governo e del Parlamento.
La mancanza di una visione complessiva di cui la maggioranza di centro-sinistra è portatrice in questo momento è la dimostrazione del fallimento di questa legislatura dal punto di vista dei Governi politicamente non rappresentativi della volontà popolare e degli orientamenti costituzionali che, allorquando sono stati approvati dalla sola maggioranza, hanno portato il Paese allo sbando. (Applausi dal Gruppo CCD).
Abbiamo lavorato e lavoriamo per motivi opposti: per una riforma complessiva che parta dalla constatazione dell'insufficienza politica dello strumento delle bicamerali che, nel loro insieme, hanno dimostrato l'incapacità di arrivare alla definizione di una riforma complessiva. E' questa la ragione per la quale abbiamo preannunziato l'intenzione di raccogliere le firme necessarie per chiedere lo svolgimento del referendum oppositivo, sul quale costruiremo la strada di un'alleanza politica decisiva e di un'Assemblea costituente.
Vorrei fosse chiaro il punto di saldatura tra il referendum oppositivo da noi indicato e la proposta di un'Assemblea costituente: l'organicità del disegno di riforma e la volontà che su di esso vi sia il concorso di tutte le parti politiche, come si è tentato di fare in Commissione bicamerale e come voi ora non state realizzando, approvando a maggioranza la riforma costituzionale in esame. In tal senso, indichiamo la volontà di procedere contemporaneamente ad una riforma complessivamente organica e ad un confronto costruttivo tra le diverse parti politiche.
Il doppio fallimento che registrate in questo momento deve risultare molto preciso agli occhi degli italiani e ci auguriamo che così sarà dal momento che spiegheremo ciò che appare a tutti chiaro, cioè che non si può realizzare un sistema di riforme a pezzi e bocconi, smantellando lo Stato con frammenti di federalismo senza rafforzare il Governo. Ciò è la prova della mancanza di una cultura istituzionale perché le riforme nel loro insieme non possono essere realizzate se non nel confronto costruttivo tra le diverse parti politiche.
Sappiamo che ciò non è avvenuto e che la ragione per la quale intendete oggi completare questo processo riformatore è espressione di una volontà, per così dire, di scontro politico: scontro politico che noi non abbiamo avuto e non abbiamo paura ad accettare.
Abbiamo rilanciato tale scontro, nel senso più democratico del termine, soltanto in occasione di questa riforma costituzionale che, per fortuna, non entrerà in vigore nonostante il vostro voto né oggi né nei prossimi tre mesi, perché su di essa l'attivazione del referendum popolare che abbiamo preannunciato impedirà, a nostro giudizio, l'entrata in vigore di questo pezzo di normativa costituzionale e consentirà la ripresa del cammino riformatore complessivo: ciò che voi non avete voluto, saputo o potuto fare!
E dico ciò al Governo, che poteva ovviamente questa mattina astenersi dai toni di propaganda elettorale, dovendo la propria esistenza soltanto al sostegno di un gruppo di parlamentari eletti nel centro-destra.
Non fa parte della migliore tradizione dell'onorevole Maccanico il linguaggio adottato questa mattina; il suo passato è caratterizzato dall'aver lavorato al servizio della Repubblica. Oggi sono molto rammaricato di potergli dire che ha lavorato per fortuna, solo per poche ore, al servizio di questa maggioranza, il cui mandato sta ormai per concludersi.
Da questo punto di vista questo Governo apparentemente sostiene una volontà della maggioranza del Parlamento, ma di fatto è contro l'interesse complessivo dello Stato. Il centro-destra è rammaricato dal punto di vista politico nel constatare che tale maggioranza si è espressa per bocca del ministro Maccanico, una delle più rispettabili voci che questo Governo poteva presentare ma che, nella confusione generale che il centro-sinistra rappresenta, ha finito con il perdersi, con l'essere una voce che parla soltanto nel deserto politico.
Saranno gli italiani a dimostrare, ancora una volta, che ciò che è stato fatto è stato fatto male. Noi ci auguriamo che quanto sarà realizzato in seguito lo sarà in modo migliore! (Applausi dai Gruppi CCD, FI, AN e LFNP. Congratulazioni).
*NAPOLI Roberto. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NAPOLI Roberto. Signor Presidente, colleghi senatori, nel 1996 questa era da tutti considerata una legislatura costituente. Con la Commissione bicamerale si era avviato un processo riformatore che potesse davvero portare, con il coinvolgimento della maggioranza e dell'opposizione, ad una radicale modifica della Costituzione; esigenza avvertita non solo dalle forze politiche, ma soprattutto dai cittadini e dalle altre istituzioni dello Stato.
La Commissione bicamerale, dopo mesi di lavoro impegnativo ed intenso, aveva elaborato modifiche condivise anche dall'opposizione, come l'attuale legge sul federalismo, ma il Polo, con una scelta opportunistica, e per il ricatto della Lega decise di impedire che la Commissione ultimasse il proprio lavoro, contro gli interessi del Paese.
Fu un'occasione buttata al vento per esclusiva volontà del Polo. La grande occasione perduta ci obbligherà ad insistere tenacemente, nella prossima legislatura, per completare il processo riformatore, ma dobbiamo utilizzare anche l'ultimo minuto di questa legislatura per non interrompere questo processo.
Abbiamo introdotto cambiamenti importanti, come l'elezione diretta dei Presidenti delle regioni, una novità sulla cui base si è già votato nelle elezioni regionali del 2000. I Presidenti delle regioni oggi in carica hanno ricevuto una forte, fortissima investitura popolare, con un potere di rango costituzionale al quale, però, non corrispondono nuove risorse e nuovi poteri costituzionalmente sanciti. E' un vuoto che non può essere riempito con provocazioni o iniziative estemporanee che portino ad un permanente conflitto tra Stato e regioni, tra Governo nazionale e governi regionali, tra regioni e comuni.
Noi concordiamo con il presidente della Repubblica Ciampi, che ha ricordato come la riforma non possa consistere nel passaggio da un centralismo statale ad un centralismo regionale. Il testo che oggi votiamo - che, vogliamo ricordarlo ai cittadini, è stato approvato alla Camera in prima lettura con il voto di astensione del Polo - modifica radicalmente l'articolo 117 della Costituzione e individua le materie di competenza dello Stato e le funzioni dei comuni, delle province, delle città metropolitane, delle regioni e dello Stato.
La necessità di individuare le competenze attribuite agli enti locali, in particolare alle regioni, è condivisa - lo abbiamo visto in questi giorni sui giornali - dai presidenti sia del centro-destra sia del centro-sinistra, dall'ANCI, dall'UPI e dalla Lega delle autonomie. E' quindi una riforma necessaria ed utile al Paese.
Da qui l'appello che l'UDEUR in questi giorni ha rivolto alle forze politiche del Polo. Siamo convinti che il Paese è con noi e per questo, sottoscrivendo la richiesta di un referendum consultivo popolare, chiederemo ai cittadini di esprimere liberamente il proprio consenso o dissenso. Noi non temiamo il voto popolare, anzi lo sollecitiamo convinti di essere dalla parte della gente, con le istituzioni territoriali.
Vorrei proseguire, signor Presidente, con una riflessione da parlamentare del Sud ricordando l'attualità del pensiero di Guido Dorso nella sua opera "La rivoluzione meridionale": "E' il Mezzogiorno che più di tutti ha bisogno del federalismo e dell'autonomia per fondare il futuro sull'autogoverno". (Commenti dal Gruppo LFNP).
Le regioni, nate dalla riforma delle autonomie locali e con l'elezione diretta dei presidenti, hanno un ruolo fondamentale nella costruzione di un corretto processo federalista. Particolare rilievo assumono, in tale contesto, le situazioni specifiche di regioni a statuto speciale quali la Sicilia e la Sardegna. La regione-Stato, soprattutto al Sud, non deve sostituire al vecchio centralismo statale un modello di centralismo panregionale. Il salto di qualità che deve sostanziare le innovazioni legislative istituzionali sta nel decentramento dei poteri e di gestione degli enti locali, nella piena attuazione del principio di sussidiarietà che postula una regione non sovraordinata, con pari dignità istituzionale rispetto al sistema delle autonomie, che finalizzi e qualifichi il governo in funzione dell'alta programmazione dello sviluppo territoriale.
La questione politica dei territori, a partire dall'urbanistica, va assegnata compiutamente all'istituzione deputata come più vicina ai cittadini, cioè ai comuni. Dopo l'innovazione positiva introdotta dalla riforma Bassanini e scaturita dall'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province e delle regioni, si tratta di incidere profondamente sulle strutture e sui livelli qualitativi delle burocrazie regionali e comunali.
In questo quadro gli obiettivi sui quali dobbiamo sviluppare le iniziative nel Mezzogiorno, per quanto concerne sia le prospettive di sviluppo del Sud sia il rapporto con le regioni del Nord, con l'Europa e con il Mediterraneo, assumono maggiore rilevanza politica.
Il federalismo solidale è un termine che più volte hanno richiamato le istituzioni ed in particolare, in questi giorni, il Ministro delle regioni, senatore Loiero. Credo che su questo termine dovremmo soffermarci maggiormente. Il federalismo solidale nell'unità nazionale postula non l'aggregazione e la contrapposizione tra blocchi di regioni del Nord e del Sud, bensì un rapporto dialettico che esalti le specificità regionali ed il pluralismo istituzionale, che qualifichi il regionalismo e converga nel sostenere le ragioni dell'autonomia regionale nei confronti dello Stato e dei Governi.
Non possiamo accettare iniziative, come quelle che sono state prese dalla Lega alla Camera dei deputati sul federalismo fiscale, nel senso di ritenere che il 75 per cento o anche il 90 per cento debba rimanere (Commenti dal Gruppo LFNP) alle regioni del Nord a discapito di quelle del Sud. Siamo per un federalismo solidale che consenta una crescita armonica delle regioni depresse, aiutate in questo con un fondo di solidarietà nazionale dalle regioni del Nord. E' da respingere ogni ipotesi, ogni tentativo di determinare un cartello delle regioni ricche contrapposte e alternative alle regioni arretrate.
Se questa linea dovesse prevalere, la risultante sarebbe un'abnorme concentrazione di risorse economiche, produttive, sociali, culturali, scolastiche, formative e informative, tale da determinare oggettivamente fratture serie nel tessuto unitario del Paese. Nessuna compensazione solidaristica tra singole regioni potrebbe compensare i guasti provocati da lacerazioni profonde, come la proposta di un accordo tra una regione del Sud, la Calabria, ed una del Nord, la Lombardia, dello stesso segno politico. Anche questo è un segnale su cui dobbiamo ragionare con grande attenzione.
Il federalismo solidale è cosa profondamente e radicalmente diversa. Il federalismo dovrà essere ancorato ai princìpi della perequazione con la costituzione, da parte del Governo centrale, di un adeguato fondo da destinare alle regioni meridionali sulla base di determinati parametri, che sono in primo luogo la popolazione, il reddito pro capite e via dicendo.
L'obiettivo primario dovrà essere di evitare scompensi che accrescerebbero ulteriormente la forbice Nord-Sud, data la rilevante discrasia economia e sociale tra le due aree. Una diversa strategia fondata su un federalismo fiscale, all'insegna dell'egoismo delle regioni forti, porterebbe a profonde lacerazioni e fratture dello Stato e dell'unità nazionale. E' per tale ragione che va profondamente modificato l'assetto relativo al federalismo fiscale.
Proprio in questi giorni l'università di Napoli sta approfondendo in un proprio studio quali sarebbero stati gli effetti di eventuali approvazioni di proposte di una parte del Polo, la Lega, se gli emendamenti presentati sul federalismo fossero diventati attuali. Stiamo calcolando - l'ho già denunciato più volte in quest'Aula - l'ammontare delle risorse di cui sarebbero state private la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia se fosse stato approvato quel tipo di federalismo e di divisione delle risorse stesse.
Allora, non c'è dubbio che deve essere accolto quell'appello che avevamo rivolto al Polo per concorrere a fare insieme questa riforma nell'interesse del Paese; quando un presidente del Polo, del Piemonte, come Ghigo richiama ad approvare questa legge per non impedire alle regioni di fare statuti od altro è indubbio che tale appello va accolto.
Per questo motivo chiederemo ai cittadini, attraverso il referendum consultivo, di votarlo e siamo convinti che i cittadini ci daranno ragione. (Applausi dai Gruppi UDEUR, PPI e DS. Molte congratulazioni).
LUBRANO di RICCO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUBRANO di RICCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per annunciare il voto favorevole del Gruppo dei Verdi-L'Ulivo al disegno di legge di revisione costituzionale in discussione.
Il clima politico di questo scorcio di legislatura, determinatosi proprio in seguito all'approvazione del disegno di legge in discussione da parte della Camera dei deputati, mi induce innanzitutto ad introdurre un chiarimento che ritengo fondamentale anche al fine di stemperare la tensione politica che si è venuta a determinare.
L’opposizione parlamentare, immediatamente dopo l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera, ha tuonato contro il Governo e l’Ulivo, che avrebbe modificato la Costituzione "a colpi di maggioranza", venendosi a porre in una situazione di illegittimità costituzionale.
Intendiamo pertanto richiamare con forza l’articolo 138 della Costituzione, che disciplina il procedimento di revisione costituzionale, prevedendo che la Costituzione repubblicana possa essere modificata mediante doppia approvazione da parte delle Camere, con eventuale successiva sottoposizione della legge a referendum: sarà, in tal caso, il popolo sovrano a decidere se la riforma costituzionale che ci accingiamo ad approvare sia quella giusta per l’Italia. Noi siamo quindi nella legalità costituzionale e respingiamo con forza le accuse provenienti dai leader politici del centro-destra.
La storia parlamentare di questa grande riforma che ci accingiamo oggi ad approvare, e che mi auguro sarà finalmente licenziata da questo Parlamento, è lunga è tormentata. Non sarò io a ripercorrerla: mi basti richiamare i primi vagiti parlamentari, a metà degli anni Ottanta, sintetizzati efficacemente nella relazione della Commissione sulle riforme istituzionali, presieduta dall’onorevole Bozzi. Era il 1986 ed il Parlamento si poneva con forza il problema delle autonomie locali e del loro sviluppo effettivo nel quadro tracciato dai padri costituenti.
Mi basti qui ricordare il secondo momento fondamentale: la nascita dell’Ulivo, di questo movimento di partiti e di società che ci ha portato al Governo del Paese. Questa nostra straordinaria alleanza politica ha avuto come proprio collante "la Repubblica delle cento città". Il nostro impegno era quello di liberare le potenzialità delle autonomie locali, respingendo, però, con forza le tendenze separatiste del centro-destra.
Ormai al Governo del Paese l’Ulivo non poteva non conseguire questo impegno preciso verso il corpo elettorale: la nostra doveva essere - ed è stata - la legislatura delle autonomie locali.
Abbiamo profondamente innovato l’ordinamento comunale e provinciale, basti citare le riforme Bassanini. Abbiamo realizzato l’importante riforma del presidenzialismo regionale. Ma, fino ad oggi, mancava ancora il coronamento di questo disegno: una vera e propria riforma costituzionale che introducesse nel nostro Paese il federalismo, che desse la base giuridica costituzionale alle riforme in atto. Un federalismo basato non sull’egoismo secessionista, ma sulla solidarietà tra regioni ricche e regioni povere; non sulla frattura istituzionale, ma sull’intesa e sulla leale collaborazione dei livelli di governo che costituiscono la pluriarticolazione della nostra Repubblica unitaria ed indivisibile. Occorreva finalmente completare l’azione di riforma avviata che gli italiani ci hanno dato mandato di realizzare.
In sintesi, nell’interesse del Paese, non si poteva continuare a riformare operando con leggi ordinarie "a Costituzione invariata". Questo Parlamento ha dovuto, ad esempio, introdurre il principio di sussidiarietà mediante leggi ordinarie ed in assenza di base costituzionale. Da oggi, invece, chiunque governerà il Paese, potrà finalmente continuare e perfezionare la riforma a "costituzione vigente".
Io credo perciò che questo sia il coronamento positivo della legislatura: l’atto con il quale conseguiamo un fondamentale impegno che il corpo elettorale ci ha affidato nel 1996. E’ un grande atto di responsabilità politica. Noi non lasciamo il lavoro a metà!
All’opposizione abbiamo dato grandi occasioni; basti qui ricordare la Commissione parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali, presieduta dall’onorevole D’Alema. Ma l’opposizione, evidentemente, non ha voluto cogliere neanche questa occasione. Così, oggi, se da una parte la maggioranza si accinge ad approvare questa legge di revisione costituzionale in senso federalista, dall’altra, contemporaneamente, fallisce la politica dell’ostruzionismo di chi ha dichiarato di volere il federalismo ma nei fatti l’ha sempre osteggiato.
L’approvazione di questo disegno di legge è un grande atto di responsabilità politica ed anche un atto politico di estrema importanza. Infatti, un sistema elettorale bipolare significa che non si possono creare alleanze con posizioni oscillanti tra il centralismo puro ed il secessionismo. Ciò comporta infatti, l’inconciliabilità delle posizioni degli alleati del centro-destra. Questo spiega perché il Polo delle Libertà non ha voluto e non poteva prendere parte attiva in questa grande riforma. L’Ulivo invece è federalista ed ha un proprio progetto unitario di federalismo. E’ questo che stiamo per votare e che consegniamo al giudizio dei cittadini. (Applausi dal Gruppo Verd. Congratulazioni).
CASTELLI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la giornata di oggi sarà ricordata come l'ultimo tentativo per fermare il processo storico del federalismo, uno degli ideali del Risorgimento. Tentativo, tra l'altro, lo voglio sottolineare, fatto a colpi di maggioranza, checché ne dicano poi alcuni esponenti della maggioranza stessa.
Quindi, è stato aperto un gravissimo precedente del quale poi non potrete lamentarvi, magari nelle prossime legislature. Dobbiamo gridare ad alta voce che siamo di fronte ad una vile messa in scena posta in atto da chi, dobbiamo riconoscerlo, si è rivelato maestro negli inganni massmediatici, nel più perfetto stile sovietico, a sua volta ispirato in questa materia dalle dottrine di Goebbels.
Orwell, nel romanzo "1984", fa annunciare trionfalmente dalla televisione, padrona di quello Stato totalitario, che la razione mensile di cioccolato, di trenta grammi al mese, "salirà" a venticinque al mese. Bene, allo stesso modo voi state dicendo al Paese che lo avete risanato, mentre avete aumentato la spesa dello Stato a dismisura. La vostra propaganda annuncia che avete abbassato le tasse, mentre le avete aumentate di centomila miliardi l'anno. In uguale misura oggi annunciate la nascita del federalismo, mentre in realtà tentate di decretarne la morte.
Questo disegno di legge, infatti, non soltanto mira ad impedire che la forza popolare possa, attraverso referendum regionali, modificare il centralismo dello Stato, trasferendo competenze alle regioni, ma addirittura cancella i poteri delle regioni per attribuirli allo Stato.
Del resto, la devoluzione è già prevista nell'attuale Costituzione, laddove l'articolo 117 prevede che possono essere di competenza delle regioni cito testualmente "Altre materie indicate da leggi costituzionali".
Questa riforma, invece, prevede due livelli di potestà legislativa: uno, quello esclusivo dello Stato, che avoca a sé tutto quanto; il secondo, relativo alla potestà concorrente tra Stato e regioni. In realtà, di concorrenza ce ne è molto poca, perché allo Stato si riserva la disciplina generale, lasciando perciò alle regioni solo quella residuale che, vista l'elencazione sterminata, non è solo secondaria, ma simbolica. Prendetevi la briga di contare le funzioni in cui lo Stato può intervenire: sono 47, sfido chiunque di voi a trovarne qualcuna che sia rimasta fuori.
Che dire poi della questione fiscale normata dall'articolo 119? Si dice che regioni, province, comuni e città metropolitane hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, però nell'ambito delle leggi dello Stato. In altre parole, non esiste autonomia, perché l'autonomia finanziaria e fiscale è fatta dipendere da leggi quadro statali. Gli enti locali possono disporre di proventi, di addizionali, sovraimposte o tributi erariali; in altre parole, mentre lo Stato ingoia risorse, gli enti locali si dovrebbero arrangiare applicando sovraimposte sulle tasse già salate dei loro cittadini. E' questo un indubbio regresso rispetto alla Costituzione vigente, interpretabile nel modo più flessibile.
Tuttavia, la cosa più incredibile è che questo disegno di legge premia gli evasori fiscali, laddove si dice che bisogna aiutare chi ha minore capacità contributiva. Questo significa che se io evado le tasse dovrò essere pagato di più e questa è veramente una vergogna.
Insomma, siamo di fronte ad una gigantesca truffa e ora voi, maestri dell'inganno, meditate anche di utilizzare il referendum popolare come ulteriore arma di propaganda. Ebbene, esso vi si ritorcerà contro, poiché saremo noi a chiamare il popolo a raccolta. La Casa delle libertà, infatti, ha già attivato le procedure per chiedere immediatamente il referendum e siamo certi che il popolo capirà e voterà per la vera libertà.
Voi oggi pensate di aver ottenuto una vittoria per il fatto di portare questo insulto alla democrazia al voto parlamentare a colpi di maggioranza, lo ricordo; pensate di ottenere un vantaggio elettorale, ma vi sbagliate di grosso: con questa roba voi firmate soltanto la fine ingloriosa della vostra storia. Evidentemente non poteva che finire così il Governo di un presidente del Consiglio Amato - lo voglio ricordare ancora una volta, soprattutto a chi ci sta ascoltando a casa - mai eletto da nessuno e che dimostra che sono più legittimati a governare i non eletti che gli eletti.
Ebbene, questo non è nient'altro che l'autorizzazione alla dittatura. Noi non la pensiamo in questo modo. Stiamo con il popolo e non contro di esso, e lavoriamo per il popolo. Pertanto dobbiamo qui dire una cosa gravissima e ci rivolgiamo ai cittadini: in questo momento state per essere traditi e venduti. Il primo periodo dell'articolo 117, infatti, consegna la sovranità del Paese nelle mani dei tecnocrati di Bruxelles, ripeto, mai eletti da nessuno.
Sappiate che qui c'è il tentativo di vanificare il voto di maggio; sappiate che c'è il tentativo da parte loro di continuare a comandare anche se avranno perso le elezioni, non più attraverso Amato, ma attraverso Prodi. Sia ben chiaro che noi siamo per l'Europa, ma certamente non per la vostra Europa, quella dei tecnocrati senza volto, della droga libera e della famiglia omosessuale! (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, AN e del senatore Gubert. Commenti dal Gruppo DS). In perfetto stile sovietico, voi cercate di demonizzare ed imbavagliare chi si oppone al vostro progetto di stampo massonico. Non sarà un caso che Umberto Eco sia di Bologna e Prodi sia di Bologna; credo che forse un nesso vi sia.
Ebbene, penso che sia giunto il momento di denunciare forte e chiaro, e qui lo dico, di che stampo sono fatte le attuali Cancellerie europee di cui voi siete amici. La Cancelleria belga, che ha un Ministro che si preoccupa per l'Italia ma non si è mai preoccupato dei partiti nazisti di casa sua; quella tedesca, che ha un Ministro degli esteri colluso con terroristi della Rote Armee Fraktion (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, AN e CCD. Commenti dal Gruppo DS); e infine la Francia, per la quale un autorevole esponente politico, a proposito delle Brigate rosse, ha dichiarato (cito testualmente): "i francesi hanno poi facilitato l'opera di occultamento della verità ospitando generosamente terroristi latitanti resisi ben presto irreperibili". (Commenti dal Gruppo DS). C'è qualcuno che ride tra di voi: sapete chi ha scritto queste parole? Il presidente Leopoldo Elia, proprio lui! (Applausi dai Gruppi LFNP, FI e AN. Commenti dai Gruppi DS e PPI).
Ebbene, queste sono le Cancellerie a cui fate riferimento, a cui fa riferimento il sottosegretario Franceschini, ma che sono lontanissime dal nostro sentire! Noi non condividiamo questo progetto di Europa; non condividiamo il vostro progetto di Europa, fatto con nazionalcomunisti, terroristi e complici dei terroristi, caro Franceschini, e questo il Paese lo deve sapere! (Applausi dai Gruppi LFNP, FI e AN. Vivaci proteste dal Gruppo DS. Commenti dai banchi del Governo. Scambio di apostrofi tra il senatore Morando e il senatore Castelli. Richiami del Presidente). Questa è l'Europa nazionalcomunista che voi volete! (Generali, vivaci commenti. Scambio di apostrofi tra il senatore Bedin e il senatore Castelli. Richiami del Presidente).
Signor Presidente, chiedo di poter recuperare il tempo che mi è stato tolto dalle urla dell'Ulivo. (Generali, vivaci commenti. Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore!
CASTELLI. Mi rendo conto che sto facendo affermazioni forti, ma bisogna che i cittadini sappiano cosa si sta preparando, cosa è preparato da questa gente, da questi ingannatori falsi e bugiardi! (Generali, vivaci commenti. Vivaci proteste dal Gruppo DS).
SCIVOLETTO. Siete la ruota di scorta di Berlusconi!
PERUZZOTTI. Falsi e bugiardi! Taroccatori! (Brusìo in Aula diffuso e persistente. Richiami del Presidente).
CASTELLI. Signor Presidente, colleghi, cittadini, noi federalisti scegliamo per l'Europa il modello della confederazione di Stati, che non azzera ma modifica la struttura dello Stato nazionale attraverso la cessione di quote di potere tanto verso l'alto (la confederazione), quanto verso il basso (la devoluzione). Sappiamo bene che questo modello è incompatibile con il vostro, che vuole creare l'Unione sovietica europea (Vivaci commenti dal Gruppo DS). Ora sarà il popolo, il popolo sovrano, attraverso il referendum, a dire se vuole un Paese libero e un'Europa libera oppure il vostro modello nazionalcomunista. Su quale sarà la risposta noi non abbiamo dubbi: libertà! (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, AN e CCD. Commenti dal Gruppo DS. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore, cerchiamo di essere composti in Aula!
ELIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIA. Signor Presidente, Ministro delle riforme, rappresentanti del Governo, colleghi, poche scelte nella nostra vita politica mi appaiono assunte sotto il segno della necessità e dell'urgenza istituzionale come questa, finalizzata alla revisione del titolo V, dedicato alle autonomie territoriali, della seconda parte della Costituzione.
Si tratta, infatti, di un vero e proprio atto dovuto per eliminare una situazione assolutamente patologica e piena di pericoli. Per tale motivo, a proposito di questo complesso normativo profondamente delegittimato perché riconosciuto generalmente inidoneo a corrispondere ad una nuova interpretazione del principio autonomistico, io stesso ho parlato di una terra di nessuno ed altri di una giungla istituzionale, una sfera di anomia in cui si producono scorrerie come le iniziative referendarie di alcune regioni di natura sicuramente avventurosa ed eversiva.
Certo, le leggi Bassanini non furono approvate da noi, come ho sentito ripetere dal collega Rotelli in Commissione, in violazione della Costituzione sicché oggi vi sia bisogno di una specie di sanatoria con le norme di un riformato titolo V.
E' pur vero, però, che esse sono ispirate ad una interpretazione profondamente innovativa del principio autonomistico, sicché vi è necessità di un riferimento costituzionale che quella interpretazione stabilizzi e consolidi.
Ciò vale per l'approvazione di nuovi Statuti regionali, ma vale anche in relazione a rilevanti questioni di costituzionalità di fronte alla Corte costituzionale, cui spetta valutare quanto di centralismo pluridecennale si sia sovrapposto e, per così dire, incrostato sul principio unitario che nessuno di noi vuole mettere in discussione; né, come ha giustamente rilevato in Commissione il senatore Pellegrino, facciamo ricorso esclusivamente alla forza del numero. Facciamo appello alla memoria dei nostri oppositori. Essi approvarono in Commissione bicamerale a giugno e a novembre del 1997 e poi in Assemblea alla Camera dei deputati nel 1998 testi meno fortemente caratterizzati in senso autonomistico di quello oggi in esame. Basti citare la materia dell'istruzione allora considerata esclusivamente statale in base all'articolo 33 della Costituzione.
Non potendo negare l'equipollenza dei testi normativi, il collega D'Onofrio si rifugia, per così dire, in angolo evocando il progetto organico di riforma della seconda parte della Carta nel quale la riforma autonomistica si inseriva. Egli non può aver dimenticato le sedute della Camera dei deputati del 22, 23 e 24 aprile 1998 nelle quali difese vigorosamente il testo elaborato in Bicamerale contro gli emendamenti della Lega (Comino e Tremonti), e non solo della Lega, tendenti a limitare, erroneamente, le attribuzioni dello Stato ai poteri che la dottrina francese definisce régalien con la cancellazione del ruolo sociale del soggetto statuale.
Mentre, però, la Lega è rimasta su posizioni coerenti è il Polo che, per esigenze di alleanza con i leghisti, ha sacrificato alcune linee di fondo della sua politica costituzionale e l'urgenza (Commenti dal Gruppo LFNP) della nostra deliberazione riformatrice deriva anche dalla constatazione che oggi la Casa delle libertà è profondamente divisa sui temi autonomistici (Commenti dal Gruppo LFNP) e incapaci di contrapporci un progetto alternativo. E' solo in grado di dire di no al nostro progetto, rifugiandosi in un referendum a finalità avversative che lo esonera da una proposta organica e positiva.
L'incompiutezza e relativa parzialità della nostra revisione non toglie che essa sia a un passo decisivo nella direzione auspicata dalla quasi totalità di coloro che governano e amministrano negli enti territoriali di questo Paese appartenenti ad ogni schieramento politico.
Non mi soffermo sulla rilevantissima novità introdotta con questa revisione, sicuramente la più importante nel cinquantennio repubblicano, limitandomi a constatare che i nostri oppositori si dividono tra chi ritiene, in minoranza, che la dose di neoautonomismo sia troppo forte e chi, in maggioranza, stima che la dose sia troppo debole. Ma l'incompletezza di una riforma, che si dice desiderata, non giustifica il rigetto di essa da parte dei nostri oppositori. Perciò, se si tiene conto del contesto degli eventi e delle motivazioni che hanno preceduto questo nostro voto di oggi, si può escludere con tranquilla coscienza che si sia creato un precedente di modifica solitaria della Costituzione a maggioranza stretta, con disconoscimento delle opinioni delle opposizioni. È vero il contrario, come dimostra la storia di questa legislatura, la storia tutta intera intendo e non quella per parti strumentalmente separate. Del resto, abbiamo ricevuto in questi giorni insperati riconoscimenti dagli onorevoli Tremonti e Maroni.
Quanto poi alle obiezioni circa nuovi vincoli da accordi internazionali, avanzate dal professor Luciani, non sembra che si realizzi alcun contrasto con l'articolo 11 - già la superiorità del diritto comunitario è acquisita da tempo nella giurisprudenza costituzionale - né con l'articolo 10, in quanto i vincoli da trattati liberamente ratificati si riconnettono alla norma generalmente riconosciuta dal diritto internazionale (pacta sunt servanda). Si tratterà, semmai, di essere più vigili ed esigenti in sede parlamentare di autorizzazione alle ratifiche, sull'esempio del Senato degli Stati Uniti.
L'Internazionale comunista, evocata dall'onorevole Bossi, è soltanto un fantasma che non spaventa nemmeno i bambini. Quanto al consenso popolare, non è certo precluso un nostro ricorso al referendum previsto dall'articolo 138 della Costituzione, giacché la norma costituzionale non distingue né tra fini né tra soggetti nella richiesta referendaria, e dove la legge non distingue, nessuno può distinguere.
È ora di guardare al futuro. Non lasciamo nemmeno sul terreno istituzionale la terra desolata di eliottiana memoria. Cito solo due prospettive di convergenza con l'opposizione in tema di forma di Governo. Nel dibattito in quest'Aula del 16 gennaio, in chiusura sulla legge elettorale, i colleghi Schifani e La Loggia espressero consenso a quella parte dell'ordine del giorno della maggioranza in cui era scritto: "ritiene che si debbano preferire una forma di Governo e una legge elettorale che facciano emergere da una sola consultazione degli elettori la maggioranza parlamentare e l'indicazione del Presidente del Consiglio, in modo da incorporare la scelta del leader nella scelta della maggioranza".
Inoltre, è ormai comune il riconoscimento - e ho concluso - che modifiche nella composizione della Corte costituzionale possano dar luogo non ad elezioni di giudici da parte delle regioni o di organi interregionali, ma soltanto da un ramo del Parlamento, organo dello Stato repubblicano rappresentativo delle autonomie territoriali.
Concludo con l'augurio che la XIV legislatura porti a termine sul terreno delle riforme istituzionali il non poco che è stato realizzato dalla XIII legislatura. (Applausi dai Gruppi PPI, UDEUR, DS, Misto-RI e Misto-DU. Congratulazioni).
*SERVELLO. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERVELLO. Signor Presidente, esprimo innanzitutto un ringraziamento affettuoso al collega Magnalbò, che mi ha concesso la possibilità di parlare, e, quindi di concludere questa legislatura, su un tema che mi sta particolarmente a cuore.
Onorevole Presidente, l'esasperata politicizzazione con cui è stato condotto questo dibattito sul federalismo, mi impone di denunciare un malcostume diffuso dal centro-sinistra in questi ultimi anni, e cioè... (Brusìo in Aula)
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, possiamo far diminuire il brusìo in Aula?
SERVELLO. E cioè, come dicevo, la degradazione del tema delle riforme a strumento di politica politicante o addirittura, come in questo caso, ad espediente elettoralistico.
Il candidato premier dell'Ulivo ha detto che sarebbe cominciata la Quaresima del Polo, dopo l'approvazione del provvedimento alla Camera. Non intendo commentare questa battuta, tanto mi pare insulsa e - consentitemi di dirlo - anche un po' volgare: una battuta che mortifica la dignità del Parlamento e lo trasforma in strumento elettorale.
Colleghi della maggioranza, la pensate anche voi come Rutelli? Anche voi vi apprestate ad approvare questa pseudoriforma che riguarda il destino del nostro Paese, con l'animo di chi pensa soltanto a mettere in difficoltà l'avversario politico? Se è così, vi dico allora che state per rendere un pessimo servizio al Paese. Nel corso della legislatura avete reso poco seria la politica, con i vostri litigi interni e con la vostra inerzia al governo del Paese. Ora vi apprestate a rendere poco serie anche le riforme. Non si fanno riforme settoriali: o si fa una riforma complessiva dello Stato o è meglio attendere momenti migliori.
Questo Parlamento non è politicamente idoneo a varare cambiamenti istituzionali; men che mai lo è in questi ultimissimi giorni di legislatura e non lo è da quando è fallita l'esperienza della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali.
Guardate che queste considerazioni, onorevole Presidente, le svolgo senza alcun compiacimento, ma con rammarico e profonda amarezza, non solo politici ma anche personali, dal momento che ho anch'io partecipato ai lavori della Commissione per le riforme istituzionali e, come i colleghi ben sanno, ad essi ho dedicato molto impegno.
Quell'esperienza sfortunata mi ha fatto comunque capire che con l'attuale maggioranza vi sono troppe pressioni interne ed esterne alla politica affinché nulla cambi seriamente nella vita delle istituzioni. La verità è che ampi settori del centro-sinistra non credevano, e continuano a non credere, nelle riforme. Non potete oggi dare ad intendere agli italiani di aver cambiato orientamento, perché vi sentite con l'acqua alla gola e pressati dalla campagna elettorale.
L'idea della Repubblica che ci avete offerto è quella di una Repubblica degli inganni e degli azzeccagarbugli: non certo la Repubblica dei cittadini e della partecipazione politica.
BERTONI. Siete voi che state ingannando il popolo italiano!
SERVELLO. Risparmiateci, per cortesia, la retorica delle riforme, anche perché con questa prova di forza avete inaugurato il pericoloso precedente delle riforme che si fanno a colpi di maggioranza. (Commenti del senatore Bertoni).
Di questo argomento si dovrà parlare seriamente nella prossima legislatura, quando non vi saranno urgenze elettorali né tentativi di strumentalizzazione politica. Solo allora, serenamente, si potrà parlare di una grande riforma politica che ci dia istituzioni più moderne e rappresentative.
Il punto fondamentale, da stabilire fin da oggi, è che non si può impostare un serio discorso sulla modernizzazione delle istituzioni, limitando tutto al solo aspetto dell'autonomia e del federalismo. La vera riforma è quella dello Stato: uno Stato alleggerito di funzioni, ma al quale sia restituita capacità di direzione politica. Non c'è solo da potenziare la periferia d'Italia, ma anche da riqualificare il centro.
Vengo ora al merito del provvedimento. Con tutto ciò non intendo negare che negli ultimi anni siano avvenute trasformazioni profonde, che la fisionomia dello Stato non sia più quella di una volta, che lo Stato stesso abbia bisogno di una ridefinizione di ambiti e di compiti; penso, al contrario, che il sistema dei poteri, tra il centro e la periferia, vada ridisegnato in forme più moderne e attente a registrare il mutamento sociale. Penso che la vivacità dei territori vada liberata dall'impaccio di burocrazie asfissianti ed antiquate. Pensiamo che vada dato più spazio alla società nella sua capacità di autorganizzazione, rendendo pieno ed effettivo il principio della sussidiarietà.
Questo principio implica uno Stato leggero, uno Stato discreto, uno Stato non interventista, uno Stato che riconosce le legittime autonomie della società, delle sue associazioni, dei suoi corpi intermedi come delle regioni e dei territori, ma che rimane garante dell'ordine sociale e del rispetto delle leggi.
Uno Stato che tutela, attraverso le forme della democrazia, il perseguimento dei grandi interessi collettivi e che interviene laddove i privati o i territori non arrivano. E interviene non solo per garantire la sicurezza dei singoli, ma anche per favorire lo sviluppo economico, senza gestire ovviamente l'economia, ma allestendo le grandi opere infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno per crescere.
Dobbiamo guardare alla trasformazione dello Stato pensando che quest'ultimo si legittima non per le sue "funzioni", che possono cambiare nel tempo, ma per un principio spirituale che nasce da un'esigenza profonda dell'uomo.
Uno Stato più esile dovrebbe essere uno Stato che "regolamenta" di meno ma che "decide" di più, o perlomeno che decide con più forza nelle materie (tante o poche che siano) che gli spettano. Lo Stato deve indicare le linee di sviluppo per l'intero Paese e garantire l'unità nazionale.
L'unico sistema per soddisfare queste esigenze è quello di trasformare in senso federale e, contemporaneamente, presidenziale la Repubblica italiana. Presidenzialismo come momento alto di identificazione simbolica tra i cittadini e le istituzioni. Presidenzialismo anche come suprema garanzia di unità del Paese di fronte alle spinte centrifughe che inevitabilmente si potrebbero sprigionare con l'introduzione del federalismo. Presidenzialismo, infine, come tutela degli interessi specificamente italiani in sede europea.
Contrariamente a quello che si tende oggi a fare credere, l'Europa che ci aspetta sarà un'Europa delle Nazioni. E soltanto le Nazioni politicamente forti e coese, pur nel riconoscimento delle massime autonomie federali, possibili al loro interno, potranno concorrere come protagoniste di primo piano alla costruzione dell'edificio continentale.
Se non vi è uno Stato unitario, la Nazione, da entità storico-politica, regredisce al rango di semplice espressione etnica e folclorica. E questo soprattutto in considerazione della tradizione storica italiana che, dal Risorgimento in poi, ha visto uniti i termini di Stato e di Nazione in un binomio inscindibile.
E quanto sia importante questo tema, quanto sia cruciale per le sorti del nostro Paese e per la sua coesione profonda, ce lo dice il dibattito che si è sviluppato in questi giorni sul tema della "morte della Patria".
Va dato atto al Presidente Ciampi di aver riscoperto questa parola, Patria, fin dall'inizio del suo mandato. Ma anche qui, una parola così impegnativa, non può essere proclamata in astratto.
Non sono d'accordo con il Capo dello Stato quando nega che il sentimento patriottico ha conosciuto eclissi in questi decenni. La Nazione è anche e soprattutto memoria storica. E se ci sono buchi neri in questa memoria, se ci sono zone d'ombra, il sentimento della Patria continua ad essere debole ed incerto. Ha fatto bene a denunciare queste contraddizioni lo storico Galli della Loggia. Ha fatto bene a dire che l'Italia è stata, dal dopoguerra in poi, una democrazia senza Nazione. Oggi abbiamo però la possibilità di ritrovare la nazione rilanciando gli istituti della democrazia, tanto mortificati in questi anni.
Non si rende un buon servigio né alla democrazia né alla Nazione approvando una presunta riforma federale sull'onda di un urgenza elettorale o, peggio ancora, sulla spinta di un interesse politico di scarso spessore.
Per questi motivi, onorevole Presidente, colleghi, Alleanza Nazionale non accoglie questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi AN, FI, CCD e LFNP. Congratulazioni).
LA LOGGIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA LOGGIA. Signor Presidente, onorevole Ministro, colleghi, sono tante le cose che si possono dire al termine di questa ormai troppo lunga legislatura che ha segnato con grande amarezza, almeno da parte nostra, alcuni significativi insuccessi rispetto alle esigenze dei cittadini, a ciò che andava fatto e alle aspettative che questa stessa legislatura aveva suscitato.
Per l'esattezza, la trasformazione del nostro sistema costituzionale, istituzionale ed economico avrebbe messo i cittadini italiani nelle migliori condizioni per essere in una posizione paritaria e competitiva nel contesto dell'Unione europea e delle nazioni del mondo.
Noi facciamo la nostra valutazione politica su questo, e cioè che purtroppo non si sono create le condizioni per quel dialogo sereno, quel confronto costruttivo che sulle regole, e solo sulle regole, dovrebbe essere principio incontestabile da parte di tutte le forze politiche, quantomeno nella tradizione democratica del nostro Paese.
Noi sappiamo che questo non è avvenuto per la prevaricante, prepotente azione da parte delle sinistre per imporre più volte il loro punto di vista e per andare avanti a colpi di maggioranza, non certo nella ricerca doverosa di un consenso delle altre forze politiche, segnatamente dell'opposizione, proprio quando si parla di regole così importanti per la vita di tutti i cittadini, sia sugli statuti speciali, sia per quanto riguarda la ormai famigerata legge sulla par condicio, sia per il tentativo di imposizione di una riforma elettorale che fosse solo ad uso e consumo delle forze della maggioranza, sia per il fallimento della Bicamerale compiendo diversi passi indietro rispetto al progetto che era stato esitato dalla Commissione, sia da ultimo sulla legge - che rappresenta soltanto un'arma propagandistica, peraltro evidentemente spuntata - riguardante il cosiddetto conflitto di interessi, dopo aver tenuto per ben tre anni l'ottimo testo approvato dalla Camera all'unanimità con il voto favorevole di tutte le sinistre in un cassetto qui al Senato per utilizzarlo all'ultimo momento solo come testimonianza e strumento di propaganda elettorale e politica. Infine arriva questo provvedimento sul cosiddetto federalismo. (Brusìo in Aula).
Signor Presidente, posso avere più attenzione?
PRESIDENTE. Senatore La Loggia, purtroppo è cominciata così. Prego i colleghi di tener conto che l'ascolto è più doveroso dei pregiudizi. Ascoltiamo tutti.
LA LOGGIA. Grazie, signor Presidente.
Stavo dicendo che da ultimo arriva questo disegno di legge che noi definiamo di finto federalismo, e dirò in breve perché. Esso arriva per la seconda volta – e questo va ricordato - con un testo blindato, esitato dalla Camera dei deputati. Non oggi, collega Angius, ma già nella prima lettura di questo importantissimo provvedimento di legge si è impedito alle opposizioni di tentare anche soltanto una modificazione del testo che proveniva dalla Camera. (Applausi dal Gruppo FI).
Non ci si venga a dire che noi oggi rivolgiamo impropriamente un'accusa di arroganza nei confronti della maggioranza. Non si sono cercati l'accordo, l'intesa, il confronto costruttivo, si è voluta affermare soltanto la volontà della maggioranza, a colpi di maggioranza, su uno degli argomenti sui quali nella storia del Parlamento repubblicano nessuno mai aveva osato adottare riforme costituzionali con un colpo di maggioranza, un vero e proprio insulto che indigna i cittadini del nostro Paese al di là delle posizioni espresse da noi dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo FI. Commenti del senatore Bertoni).
Annunciamo - lo abbiamo già fatto, ma voglio ribadirlo qui formalmente in quest'Aula - che stiamo già provvedendo alla raccolta delle firme per opporci, per proporre ai cittadini di opporsi, di valutare con il loro voto se questa è una legge che possa soddisfare le esigenze dei cittadini italiani stessi ovvero se valutare nel progetto che nei prossimi giorni sarà presentato dalla Casa delle libertà in campagna elettorale cosa s'intenda realmente per federalismo.
Questo che voi proponete non è un federalismo solidale, non è cooperativo, non è competitivo, non è un federalismo praticabile. Questo federalismo è il bastone istituzionale di cui ha bisogno l'altro progetto, altrettanto confuso e insufficiente, vale a dire il federalismo amministrativo delle leggi Bassanini, inventando in questo modo un nuovo farraginoso meccanismo, ossia la burocrazia federalista. Questo state realizzando oggi, assolutamente in contrasto con le esigenze del nostro Paese, con le aspettative dei nostri cittadini.
Non c'è un riferimento serio al principio di sussidiarietà in senso orizzontale e sociale. Non c'è l'istituzione della Camera delle regioni. Non c'è la riforma dell'assetto della Corte costituzionale. Non c'è un autentico federalismo fiscale. Si prevede, ed è l'ennesima presa in giro, che si può - soltanto si può - prevedere nei Regolamenti di Camera e Senato, peraltro ben diversi tra di loro, la possibilità e non l'obbligo di partecipazione dei rappresentanti delle regioni e delle province. Questo è l'ennesimo tentativo di far sembrare, di far apparire, di perpetrare un inganno nei confronti dei cittadini che si aspettano ben altro.
Allo stesso modo non si armonizza, perché non si può armonizzare in questa formulazione, con la stessa regolamentazione che proviene dalle normative dell'Unione europea. Altro danno che si aggiungerà a quello che è stato già provocato.
Allora, signor Presidente, colleghi, raccoglieremo le nostre firme. La storia non finisce qui. Non vi illudete di poter considerare conclusa questa battaglia, perché la battaglia la faremo insieme con i cittadini sul referendum che si opporrà all'approvazione di questa legge.
Per quanto riguarda il nostro voto, signor Presidente, a nome del Gruppo che ho l'onore di presiedere, Forza Italia, e dei Gruppi della Casa delle libertà, annuncio che, pur restando presenti in quest'Aula, non intendiamo partecipare alla votazione in segno di profondo e radicale dissenso nei confronti di questo provvedimento, che consideriamo una legge truffa nei riguardi dei cittadini italiani. (Vivi applausi dai Gruppi FI, CCD, LFNP e AN. Molte congratulazioni).
ANGIUS. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS. Signor Presidente, signori Ministri, cari colleghe e colleghi, stiamo per compiere l'ultimo significativo atto della XIII legislatura che volge ormai alla fine. Voteremo con convinzione, con serenità e con fiducia a favore della modifica del Titolo V della Costituzione.
Con la legge che spero approveremo in via definitiva, si cambia l'ordinamento dello Stato, così come di fatto cambiò nel 1970 quando nacquero le regioni italiane. Una riforma voluta dalla maggioranza del Parlamento italiano, chiesta e sollecitata dalla Conferenza dei Presidenti delle regioni e dall'Associazione dei comuni italiani.
La stessa opposizione - lo ha dimostrato poc'anzi il collega Elia - ha votato in Bicamerale testi praticamente identici a quello che oggi votiamo. E' una svolta, non ancora interamente compiuta, ma che oggi definiamo nella sua essenzialità.
E' una svolta che dovrà trovare il suo completamento nella prossima legislatura. Così, dopo aver conferito - con la legge che oggi approviamo - nuovi poteri, funzioni e risorse alle regioni italiane come mai ne hanno avute, nella prossima legislatura si dovrà completare il disegno riformatore, garantendo un'incisiva presenza degli interessi delle comunità regionali negli organi costituzionali e in particolare qui in Parlamento, trasformando una delle due Camere in organo rappresentativo delle regioni e delle autonomie, oltreché dell'intera comunità regionale.
Questo sarà il nostro impegno, l’impegno dell’Ulivo nella legislatura futura. Cambiare la forma di Stato - ci ha ricordato stamattina il ministro Maccanico – non è impresa da poco. Tanto meno è impresa da poco in quanto si tratta di passare da uno Stato centralistico e burocratico ad uno Stato federalistico e partecipativo. Gli interrogativi e i dubbi sono legittimi, le gradualità necessarie. In Italia abbiamo avviato, in questi anni di Governo dell’Ulivo, una grande riforma dell’ordinamento dello Stato. Abbiamo avviato il federalismo fiscale e quello amministrativo. Nessun Paese democratico in così breve tempo ha mutato il suo ordinamento; non ci sono esperienze alle quali fare riferimento e ciò dà l’idea della prova nella quale ci siamo cimentati.
Quella che variamo è dunque una grande riforma, è il segno della maturazione democratica di un grande Paese che cresce nella consapevolezza dei propri mezzi, nella fiducia del proprio avvenire, nel rapporto sempre più stretto con le istituzioni di Paesi europei.
Noi, che abbiamo proposto questa riforma e l’abbiamo difesa dai suoi critici, non ci siamo inventati nulla, non abbiamo estratto dal cilindro, in una spettacolare esibizione, il coniglio della riforma federalista. Questa è una riforma che ha percorso un lungo, lunghissimo cammino: è il cammino di un pensiero, di una concezione dello Stato, di una dimensione della democrazia, di una visione della società italiana che, nelle sue tormentate riflessioni e nei suoi scatti di intuizione, viene da Cattaneo, per giungere a Sturzo, dal Gramsci della questione meridionale ad arrivare a Dorso, da Giolitti per giungere a Renzo Laconi, uno dei più geniali uomini politici e parlamentari della nostra Repubblica, sino a Dossetti. Capisco che parlare di Dossetti oggi, in quest’Aula, dopo l’uscita di ieri del leader del Polo, il quale ha detto di essere il miglior leader del mondo, può suscitare qualche perplessità … (Applausi dai Gruppi DS, PPI e UDEUR) … ma li voglio richiamare per la valenza e il significato che alla cultura italiana questi uomini hanno dato e per quanto hanno arricchito la politica.
E’ un pensiero lungo e profondo che abbiamo cercato di raccogliere, di interpretare e di adeguare al nostro tempo, così veloce, così aspro, così teso. Non abbiamo inventato nulla – dicevo – ma vorrei dire di più. Se anche stessimo a quanto abbiamo fatto in questa legislatura nel discutere del federalismo, dei poteri da conferire alle Regioni per superare il vecchio centralismo, anche se stessimo a tutto questo, dovremmo dire che in questa legge sono riconoscibili gli apporti e i contributi di tutte le componenti politiche del Parlamento.
Le basi culturali del federalismo italiano, quelle storico–politiche, non stanno, come in altri Paesi europei, nella fusione, nell’aggregazione di ordinamenti statuali preesistenti - non ha in ciò la sua matrice il federalismo italiano - ma stanno piuttosto nella società, o meglio nelle società del nostro Paese, nelle culture, nelle lingue, nelle etnie, nei modi di vita, nella campagna e nelle città, come nella fabbrica, nell’affrancamento dall’analfabetismo, nella rottura dell’isolamento, nella speranza di liberazione dal bisogno.
Per queste ragioni l’idea federalistica nasce forte nel Mezzogiorno d’Italia e si carica di una socialità, di un senso di emancipazione, di elaborazione e di liberazione, di un significato di inclusione di solidarietà che è sconosciuto ad altre concezioni del federalismo, che è l’opposto esatto, care colleghe e colleghi, del federalismo dei forti, del "lasciamo che ognuno faccia per sé", del "questo è mio e me lo tengo io", del "tu stai giù e io su", è l’opposto di tutto questo perché è l’opposto di quel federalismo che ha nell’egoismo sociale, nell’esclusione, nell’uso della forza e della ricchezza il suo vero motore. C’è una diversità profonda, profondissima tra la nuova Destra italiana e l’Ulivo nella concezione stessa dello Stato. La storia d’Italia è stata segnata da domanda di più Stato, al Sud come al Nord, domanda di uno Stato più vicino.
Un'idea federalista, per noi, coniuga la domanda di uno Stato più vicino con quella dell'autonomia e della responsabilità delle classi dirigenti locali. Ecco, autonomia e responsabilità, difesa della specificità e delle peculiarità sociali e territoriali, economiche e culturali, ma anche assunzione di responsabilità locali e nazionali per favorire non solo la crescita economica, ma anche quella civile. Il contrario, dunque, del federalismo dei forti e dei ricchi, il contrario di un'idea di federalismo secondo cui ai meno fortunati e ai deboli non è lasciato il diritto di essere uguali, ma è lasciata la benevolenza ad essere beneficiati.
Non c'è più soltanto una diversa idea di Stato; c'è un progetto diverso di governo dell'economia, un modo diverso e antitetico di concepire la crescita e lo sviluppo che si riassume, nella visione della nuova destra, non solo nell' "arrangiati", nel "se ne rimane, qualcosa ti arriva", cioè la versione italiana un po’ spuria di quel capitalismo compassionevole che parte dalla constatazione dell' "io sto su e tu stai giù"; è la negazione del diritto al lavoro, allo studio, alla sicurezza e al benessere che lascia il posto a tutt'altro.
La nuova destra italiana si muove nell'orizzonte di un revisionismo storico e politico che mette in discussione tutto. Dalla destra, come si capisce, ci dividono un'idea di Stato e un'idea di società. E' questo lo scontro in atto nel nostro Paese. I muri cadono in Europa e nel mondo e ci sono leader, come quello della Lega Nord, che i muri vorrebbe elevarli, muri, steccati e filo spinato, ma la storia non sta dalla sua parte. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Misto DU, Verdi e Misto-RI). E un piccolo padre che sa tutto, che guida tutto, che ordina tutto, che impone tutto vorrebbe guidare questo nostro Paese, ma questo è un altro Paese rispetto a quello che egli sogna.
Si è utilizzata - e mi avvio a concludere - questa grande riforma a fini di lotta politica. Diciamo la verità: alla Camera erano venuti per suonarcele e se le sono suonate, le hanno prese da un punto di vista politico. (Applausi dal Gruppo DS. Commenti dal Gruppo AN. Proteste del senatore Novi). Volevano una vittoria politica e hanno avuto una cocente sconfitta politica!
In noi, signor Presidente, c'è la soddisfazione profonda di vedere approvato questo disegno di legge, ma c'è anche il rammarico sincero nel constatare che su una riforma così importante, così come su altre, in questa legislatura si sono perse troppe occasioni. Il rammarico è sentito.
Ho ascoltato poco fa, da parte del Presidente del Gruppo Forza Italia, l'annuncio di un'iniziativa referendaria motivata con il fatto che noi approveremmo questa legge a colpi di maggioranza: a maggioranza, senatore La Loggia, come avviene in tutti i parlamenti democratici, perché se si vota a maggioranza secondo voi c'è il sopruso, se si cerca l'accordo si vuole l'inciucio. E' davvero una strana visione della democrazia! (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Verdi, Misto-DU e Misto- RI. Proteste del senatore Greco. Commenti dal Gruppo AN). Ci si arroga per sé, come minoranza, il diritto di porre il veto ad una maggioranza, il diritto a decidere.
Poiché si è sollevata da parte delle opposizioni una questione gravissima di legittimazione democratica del nostro Parlamento a decidere, noi, senatore La Loggia, colleghi dell'opposizione, vi annunciamo che assumeremo un'iniziativa referendaria per andare subito a chiedere al popolo italiano un pronunciamento, raccogliendo da oggi le firme popolari su questa materia. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Verdi, Misto-DU e Misto-RI. Commenti dei Gruppi FI e AN). Non sarete soli, lo faremo noi a norma di Costituzione. Non abbiamo paura, non abbiamo timore di una consultazione popolare che consenta al popolo italiano di pronunciarsi.
PONTONE. Bravo!
ANGIUS. Si vedrà, in quella campagna referendaria sul federalismo che noi vogliamo, e per il quale ci impegnamo insieme ai consigli regionali, che cosa voi sarete capaci di dire, avendo constatato in quest'Aula che avete detto tutto e il contrario di tutto.
Mi consenta… (Commenti dal Gruppo FI)… mi consenta, signor Presidente, di fare un piccolo appello data l'eccezionalità della seduta che stiamo vivendo. Voglio esprimere in questa seduta, nel mio ultimo intervento di questa legislatura il sentito e fraterno ringraziamento del nostro Gruppo a quanti tra di noi nell'Ulivo, non solo nel nostro Gruppo e partito, hanno avuto in questi anni responsabilità di Governo: ai Ministri, ai Sottosegretari e in particolare a Romano Prodi, a Massimo D'Alema e a Giuliano Amato (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-RI, Misto-DU) per il loro impegno, la loro opera intelligente e il loro totale disinteresse personale; ad Amato e D'Alema per il contributo che hanno dato a definire la legge che noi oggi approviamo.
Signor Presidente, lei ha giustamente espresso un riconoscimento ad un nostro leale avversario - mi riferisco al senatore Peruzzotti - per il lavoro che egli ha svolto in quest'Aula. Non so, signor Presidente, se vi sarà analogo riconoscimento per qualche altro senatore, magari del mio Gruppo, che - è facilmente dimostrabile - con la sua presenza e il suo lavoro in Aula ha garantito in questi anni non al Governo, ma al nostro Paese e al nostro Parlamento di andare avanti, di crescere, di battersi difendendo le sue idee ma, soprattutto, gli interessi del Paese.
Voglio ringraziare le senatrici e i senatori del Gruppo al quale appartengo, e che ho l'onore di presiedere, per il loro intelligente impegno nelle Commissioni e in quest'Aula nel garantire quella continua, assidua, appassionata presenza necessaria per l'approvazione di tante leggi nell’esclusivo interesse del nostro Paese.
Abbiamo l'orgoglio, Signor Presidente, care colleghe e colleghi, di lasciare oggi un'Italia migliore di quella che trovammo cinque anni fa, con più lavoro e meno tasse. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-DU, Misto-RI).
Questa è l'Italia di oggi, migliore di quella del 1996, e nel futuro proseguiremo nel nostro impegno con serenità, con fiducia, guardando non al passato, ma frequentando il futuro. Con ragione e sentimento le garantisco, e garantisco a voi, care colleghe e colleghi, che noi accompagneremo il cammino della nostra Patria, il cammino della nostra Italia. (Commenti dal Gruppo AN). Sarà un cammino di crescita, di sviluppo civile, culturale, economico e sociale; sarà un cammino che accompagneremo con il nostro impegno e con il nostro lavoro. (Prolungati applausi dai Gruppi DS, UDEUR, PPI, Misto-COM, Misto-RI, Misto-DU, Verdi e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come convenuto, prima di procedere alla votazione finale del disegno di legge costituzionale, passiamo ad altri punti all’ordine del giorno.
Votazione finale dei disegni di legge:
(4976) Delega al Governo per la revisione del nuovo codice della strada (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall’unificazione di due disegni di legge d’iniziativa governativa e dei disegni di legge d’iniziativa dei deputati Michielon ed altri; Mammola ed altri; Scalia ed altri; Scalia; Balocchi ed altri; Galdelli ed altri; Galletti; Galletti; Galletti; Berselli; Berselli; Savarese; Martinat e Simeone; Martinat ed altri; Storace; Trantino; Pasetto Nicola; Urso; Olivo e Bova; Becchetti; Cento ed altri; Di Nardo e Cimadoro; Casini; Mammola ed altri; Scalia e Galletti; Bergamo; Dozzo; Saonara ed altri; Ruzzante; Bono; Negri ed altri; Galletti; Rotundo ed altri; Galeazzi; Becchetti ed altri; Ballaman ed altri; Pecoraro Scanio; Storace; Benedetti Valentini; Galletti; Lorenzetti ed altri; Galeazzi ed altri; Tosolini; Biricotti ed altri; Soda e Buffo; Nan e Gagliardi; Armaroli e Mazzocchi; Cento; Misuraca ed altri; Olivo; Rossetto ed altri; Galletti; Aracu ed altri; Misuraca ed altri; Fronzuti e Miraglia Del Giudice; Acierno ed altri; Terzi ed altri; Moroni) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
(480) CASTELLI. – Disciplina delle nuove targhe automobilistiche
(528) DE CORATO. – Modifica dell’articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive integrazioni, recante "Nuovo codice della strada"
(571) UCCHIELLI. – Norme per la destinazione dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 208 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, (Nuovo codice della strada) ed attività di educazione stradale
(726) DEMASI e COZZOLINO. – Istituzione dell’apprendistato anticipato alla guida
(732) DEMASI ed altri. – Norme in materia di circolazione stradale di ciclomotori e motocicli
(802) DEMASI ed altri. – Disciplina della circolazione motorizzata su strade a fondo naturale e fuoristrada
(1177) ZANOLETTI ed altri. – Modifica del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, concernente il codice della strada
(1189) PERUZZOTTI. – Nuove norme in materia di targhe automobilistiche
(1258) DIANA Lino. – Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il nuovo codice della strada
(1304) DANIELI. – Abrogazione dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 19 aprile 1994, n. 575, in materia di accertamento dei requisiti psicofisici per l’abilitazione alla guida di veicoli
(1416) CENTARO ed altri. – Modifica del potere di intervento ex lege ai fini della realizzazione ed esecuzione del Piano urbano del traffico veicolare ai sensi dell’articolo 36, comma 10, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
(1944) VEGAS ed altri. – Modifiche al codice della strada in materia di macchine agricole
(2338) SILIQUINI ed altri. – Modifica all’articolo 82 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), concernente l’uso proprio di autovetture per uso di terzi
(2429) MARINO ed altri. – Modifica del codice della strada
(2564) FIORILLO. – Modifiche ed integrazioni al codice della strada in materia di autoservizi pubblici non di linea mediante taxi
(2848) MANCONI. – Modifica all’articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) in materia di pubblicità sulle strade e sulle autostrade
(3018) CARUSO Antonino ed altri. – Modifica all’articolo 345 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, recante regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada
(3452) PREIONI. – Modifica all’articolo 6 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, relativo al nuovo codice della strada
(3695) MANCONI e DE LUCA Athos. – Norme per la prevenzione e la sicurezza stradale
(3791) LAURO ed altri. – Adeguamenti ai principi comunitari della normativa attinente l’immatricolazione e l’utilizzazione degli autobus destinati all’esercizio dell’attività professionale di trasporto dei viaggiatori su strada
(3829) PIERONI ed altri. – Norme per la prevenzione degli incidenti stradali
(3941) FERRANTE ed altri. – Disposizioni in materia di sicurezza stradale
(3980) MANCONI e DE LUCA Athos. – Norme in materia di patente di guida per i veicoli a motore
(4055) PIANETTA. – Modifiche all’articolo 10 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di veicoli utilizzati nell’attività di spettacolo viaggiante
(4062) DE LUCA Athos. – Modifiche al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in materia di revisione dei veicoli a motore
(4174) DEBENEDETTI. – Aumento a 140 Km/h del limite di velocità sulle autostrade e conseguente modifica dell’articolo 142 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
(4749) LAURO. – Modifica all’articolo 126 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), concernente sanzioni per la guida con patente la cui validità sia scaduta
(4955) DANZI. – Modifiche all’articolo 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il nuovo codice della strada
(Relazione orale)
Approvazione del disegno di legge n. 4976
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione finale dei disegni di legge nn. 4976, approvato dalla Camera dei deputati, 480, 528, 571, 726, 732, 802, 1177, 1189, 1258, 1304, 1416, 1944, 2338, 2429, 2564, 2848, 3018, 3452, 3695, 3791, 3829, 3941, 3980, 4055, 4062, 4174, 4749 e 4955.
Ricordo che nella seduta notturna del 6 marzo 2001 si è concluso l'esame degli articoli del disegno di legge n. 4976 e dei relativi emendamenti ed hanno avuto luogo le dichiarazioni di voto.
Procediamo dunque alla votazione finale del disegno di legge n. 4976.
PERUZZOTTI. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERUZZOTTI. Chiediamo la verifica del numero legale. (Applausi dai Gruppi LNFP e FI).
PRESIDENTE. Caro senatore Peruzzotti, alla fine di questa legislatura potremmo dire che lei è incorso in una disattenzione.
Trattandosi, infatti, di provvedimento di delega, è prescritta la votazione finale nominale a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico e conseguentemente la presenza del numero legale.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 4976 nel suo complesso.
I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B)
Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 480, 528, 571, 726, 732, 802, 1177, 1189, 1258, 1304, 1416, 1944, 2338, 2429, 2564, 2848, 3018, 3452, 3695, 3791, 3829, 3941, 3980, 4055, 4062, 4174, 4749 e 4955.
Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1719-4573-bis) Riordino della disciplina pugilistica (Risultante dallo stralcio, deliberato dalla 7a Commissione permanente – Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport – in sede deliberante il 14 febbraio 2001, degli articoli da 1 a 7 del testo unificato predisposto dalla Commissione stessa per i disegni di legge nn. 1719 e 4573) (Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1719-4573-bis.
Ricordo che nel corso della seduta pomeridiana di ieri ha avuto inizio la discussione generale.
Non essendovi altri iscritti a parlare in discussione generale, la dichiaro chiusa.
Poichè né il relatore nè il rappresentante del Governo intendono intervenire in replica, comunico che il parere negativo della 5a Commissione permanente è stato trasformato in un parere positivo condizionato. Ne do lettura:
"La 5a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, per quanto di propria competenza, esprime parere di nulla osta, ad eccezione che sugli articoli 3, 4, 5, 6 e 7, per i quali il parere è contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione".
Procediamo all'esame degli articoli.
Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 1.
GERMANA'. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMANA'. Signor Presidente, quello alla nostra attenzione non è più il disegno di legge di cui avevamo iniziato l'esame ieri, in quanto alcuni articoli verranno soppressi con l'approvazione dell'emendamento presentato dal relatore.
Purtroppo, questa legge prevedeva soprattutto il vitalizio, rimasto fermo alla Camera (lo si sarebbe potuto votare in sede deliberante), nonostante la signora ministro Bellillo abbia venduto e svenduto sulla stampa e sulle televisioni che se ne sarebbe occupata. Quello era un problema serio, del quale siamo stati sollecitati ad occuparci dalla tragedia di Tiberio Mitri. Alla Camera nessuno se ne è occupato, e questa è una responsabilità della maggioranza.
Vorrei solo dire che il mio disegno di legge non ha niente a che vedere con quello del collega Lavagnini, che invece si occupa di problemi sanitari. Anche questa è una espropriazione che viene fatta regolarmente dalla maggioranza per non dare visibilità all'opposizione. Il trattamento pensionistico, che era importante per i pugili, purtroppo non viene riconosciuto. Non ne capisco il motivo. Nella nostra Nazione siamo abituati a concedere la pensione a coloro che imbrogliano con le famose giornate lavorative, con i 101 giorni inventati, non ai pugili e agli altri sportivi.
Pertanto, nonostante io sia il primo firmatario del disegno di legge - probabilmente sarà la prima volta che ciò accade nel nostro Parlamento - non parteciperò al voto.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'emendamento 3.1, presentato dal relatore, che soddisfa la condizione posta dalla 5a Commissione e che si dà per illustrato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Sono pertanto soppressi gli articoli 3, 4, 5, 6 e 7.
Metto ai voti, nel testo emendato, il disegno di legge.
È approvato.
Ripresa della discussione, in seconda deliberazione,
del disegno di legge costituzionale n. 4809-B
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge n. 4809-B.
Procediamo dunque alla votazione finale.
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge costituzionale n. 4809-B nel suo complesso.
I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
Senatori votanti............177
Maggioranza................162
Favorevoli....................171
Contrari........................3
Astenuti........................3
Il Senato approva in seconda deliberazione con la maggioranza dei suoi componenti. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi DS, PPI, Verdi, UDEUR, Misto-Com, Misto-DU e Misto-RI e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. Procederemo ora all'esame del disegno di legge: "Disposizioni in campo ambientale", mentre alle ore 14 i nostri lavori proseguiranno con le comunicazioni del Governo sugli incidenti verificatisi ieri presso la discarica Bortolotto di Castel Volturno.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(3833-B) Disposizioni in campo ambientale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3833-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salva la votazione finale.
Il relatore, senatore Capaldi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CAPALDI, relatore. Signor Presidente, desidero ricordare che il provvedimento giunge al nostro esame per la terza lettura, dopo essere stato approvato dal Senato il 26 luglio 2000, modificato dalla VIII Commissione della Camera dei deputati il 1° marzo 2001, e nuovamente trasmesso alla Presidenza del Senato lo scorso 5 marzo. Naturalmente nel corso del suo iter il provvedimento ha subìto un forte rimaneggiamento, in parte per l'introduzione di diverse norme in esso contenute nel disegno di legge finanziaria per il corrente anno ed in parte per le soppressioni e le aggiunte approvate dall'altro ramo del Parlamento.
Il disegno di legge in esame contiene importanti disposizioni in materia di: agenzie regionali per l'ambiente; contributi ad organismi internazionali per l'ambiente; interventi concernenti il personale del Ministero dell'ambiente; valutazione dell'impatto ambientale; modello unico ambientale; aree naturali protette, rifiuti; tutela della "Posidonia Oceanica"; tutela dall'inquinamento marino. Contempla inoltre norme per il Piemonte, per la semplificazione delle procedure per le imprese che hanno ottenuto la registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS ed infine interventi per evitare la dispersione nell'ambiente di prodotti non biodegradabili di uso comune.
Desidero sottolineare che il provvedimento recepisce emendamenti e proposte di legge della minoranza e aggiungo che probabilmente, se non fossimo al termine della legislatura, questo testo avrebbe avuto da parte nostra un diverso trattamento rispetto a quello che invece oggi assumeremo. Desidero altresì esprimere il rammarico della 13a Commissione del Senato per l'eliminazione di quelle norme che riguardavano il governo territorio, ed in maniera particolare la legge n. 183 del 1989. Ritengo quindi che l'Assemblea, pur prendendo atto in termini realistici dei tempi che abbiamo di fronte, possa comunque procedere all'approvazione della normativa in esame.
Vorrei inoltre preannunciare sin d'ora il parere contrario del relatore su tutti gli emendamenti presentati e ovviamente favorevole sugli ordini del giorno proposti dalla Commissione. (Applausi dal Gruppo DS).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
E' iscritto a parlare il senatore Colla. Ne ha facoltà.
COLLA. Signor Presidente, considerata l'ora, mi riservo di intervenire in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché il relatore non intende intervenire, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito a pronunciarsi anche sugli ordini del giorno.
CALZOLAIO, sottosegretario di Stato per l'ambiente. Signor Presidente, intervengo solo per preannunciare che il parere del Governo sugli emendamenti e gli ordini del giorno presentati al presente disegno di legge è conforme a quello testé espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Do lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge e sugli emendamenti ad esso presentati: "La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, per quanto di propria competenza, esprime parere di nulla osta, ad eccezione che sull'articolo17, comma 7, per il quale il parere è contrario. Osserva, inoltre, che le risorse utilizzate per la copertura dell'articolo 15 costituiscono fondi di tesoreria, per l'utilizzo dei quali si presuppone la riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 8, comma 3, della legge n. 3512 del 1985."
"La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi, per quanto di propria competenza, esprime parere di nulla osta, ad eccezione che sull'emendamento 23.100, per il quale il parere è contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Il nulla osta sull'emendamento 2.100 è condizionato, ai sensi della richiamata norma costituzionale, alla sostituzione delle parole "triennio 1999-2001" con le seguenti "triennio 2001-2003".
Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati dalla Commissione, che si danno per illustrati.
Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno nn. 1, 2, 3 e 4 non saranno posti ai voti.
Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 1, sul quale è stato presentato un emendamento che si dà per illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 1.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che si danno per illustrati.
Metto ai voti l'emendamento 2.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Stante il parere contrario della 5a Commissione l'emendamento, 2.100 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 2.101, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale è stato presentato un emendamento che si dà per illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 3.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
L'articolo 4 non è stato modificato dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si danno per illustrati.
Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 5.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale è stato presentato un emendamento che si dà per illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 6.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 6.
È approvato.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 7 del testo approvato dal Senato. L'Assemblea deve ora deliberare su tale soppressione.
Metto pertanto ai voti la soppressione dell'articolo 7 del testo approvato dal Senato, deliberata dalla Camera dei deputati.
È approvata.
Passiamo all'esame dell'articolo 7, corrispondente all'articolo 8 del testo approvato dal Senato, sul quale sono stati presentati emendamenti che si danno per illustrati.
Metto ai voti l'emendamento 7.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 7, corrispondente all'articolo 8 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.
*PASTORE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE. Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente, anche se questa corsa affannosa impedisce un ripensamento su alcune scelte che si pongono in essere con questo disegno di legge.
Il comma 6 dell'articolo 8 è stato introdotto dalla Camera dei deputati senza alcuna giustificazione effettiva e reale corrispondente alla realtà economica, sociale e strutturale del Parco nazionale d'Abruzzo. Tale comma modifica la denominazione del parco in: "Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise".
Si tratta, a mio giudizio, di un intervento estremamente dannoso non solo per la tradizione che accompagna questa istituzione che incide quasi completamente sul territorio abruzzese, ma anche perché crea - come ha rilevato anche la Commissione affari costituzionali nel parere che ha espresso in proposito - una confusione su indicazioni e marchi ormai storicamente consolidati.
Come dicevo, decidendo in tal senso si danneggia soltanto questa realtà, che - ripeto - interessa moltissimo la regione Abruzzo e che viene in questo modo mortificata senza che sia nemmeno acquisito il consenso sul territorio, preparando la popolazione abruzzese a questa inopinata e inattesa modificazione di una legge che, tra l'altro, risalendo al 1923, ha una valenza storica. Da ottant'anni infatti l'opinione pubblica, i turisti e gli operatori individuano nel Parco nazionale d'Abruzzo il marchio di questa regione che, come tale, è riconosciuto in tutto il mondo.
Mi domando: una modifica della denominazione di un altro parco del Nord, del Sud, del Centro d'Italia o di altre regioni europee sarebbe accolta con questa sorta di rassegnazione legislativa che emerge ora in quest'Aula?
Ho sottoscritto l'ordine del giorno n. 5, poi fatto proprio dalla Commissione, che, confidando nel riferimento errato alla legge del 1923 che si intende modificare, invita a non tenere conto della modifica introdotta in tal senso con il disegno di legge in esame.
L'emendamento 8.200 è stato approvato in Commissione e ripresentato in Aula; al di là dell'accettazione da parte del Governo, vorrei che l'ordine del giorno relativo al riferimento errato alla legge riportato nel comma 6 dell'articolo 8, sia sottoposto all'approvazione dell'Assemblea, in modo che questa interpretazione, e la possibilità di non applicazione di quella legge, abbia una forza maggiore del semplice accoglimento da parte del Governo dell'ordine del giorno.
A queste condizioni, ritirerei l'emendamento poiché mi rendo conto che in questo clima di scioglimento della legislatura anche questo è un provvedimento blindato. Per quanto riguarda la procedura dell'ordine del giorno n. 5, credo sia estremamente opportuno che venga approvato dall'Aula nella sua pienezza di poteri. (Applausi dal Gruppo FI).
STANISCIA. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STANISCIA. Signor Presidente, onorevoli senatori, signor rappresentante del Governo, noi senatori dell'Abruzzo dell'Ulivo abbiamo presentato in Commissione un ordine del giorno proprio per fare in modo che il comma 6 dell'articolo 8 di questo provvedimento non trovasse applicazione, appunto perché vi è un errore da un punto di vista strettamente legislativo, in quanto vi è un riferimento alla legge n. 394, abrogata nel 1991. Riteniamo che questo abbia un senso politico e, quindi, con l'ordine del giorno n. 5 vogliamo impegnare il Governo a fare in modo che la norma non sia attuata e non diventi efficace.
E' chiaro che avremmo dovuto insistere per un emendamento; non lo abbiamo fatto perché riteniamo importante che questo provvedimento, che ha una rilevanza nazionale, venga approvato.
Per non rubare altro tempo all'Aula, consegno alla Presidenza un brevissimo intervento scritto per argomentare la richiesta. (Applausi dal Gruppo DS).
CASTELLANI Carla. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLANI Carla. Signor Presidente, mi associo alla richiesta del senatore Pastore di far votare all'Aula l'ordine del giorno n. 5 e dichiaro fin d'ora il mio voto favorevole.
Sottolineo, però, l'arroganza della norma contenuta nel comma 6 dell'articolo 8 che è stata approvata dalla Camera, ma non è stata richiesta né dalla comunità abruzzese, né dalla regione Abruzzo, ma probabilmente è stata voluta dall'attuale vertice del Parco nazionale d'Abruzzo, nominato da questa maggioranza, che ancora una volta ha ritenuto il Parco non proprietà dell'intera collettività, bensì di se stesso, proponendo e facendo votare alla Camera una norma che va contro l'interesse dell'intera collettività abruzzese. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.
CAPALDI, relatore. Esprimo parere favorevole.
CALZOLAIO, sottosegretario di Stato per l'ambiente. Concordo con il relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.200.
PASTORE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE. Signor Presidente, avevo preannunciato che se l'Aula avesse votato l'ordine del giorno n. 5 avrei ritirato questo emendamento.
PRESIDENTE. A questo punto, l'emendamento 8.200 s'intende ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 8.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno n. 5 non sarà posto ai voti.
PASTORE. Avevo chiesto che l'ordine del giorno fosse votato. Stiamo alzando la mano come dei robot. Facciamo quest'ultimo sforzo!
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è stato accolto. Senatore Pastore, ognuno di voi ha i suoi hobby anche sui disegni di legge. Noi non ne abbiamo alla Presidenza, perché la Presidenza deve essere neutrale, sempre presente, vigile, costante. Non vedo a cosa sia dovuto questo nervosismo.
Si è convenuto da parte di tutti i Gruppi di approvare questo disegno di legge. Tutti quanti dobbiamo avere la cortesia di convenire che si tratta di un disegno di legge da licenziare in tempi rapidissimi.
PASTORE. Signor Presidente, chiedo il voto per alzata di mano. E' un ordine del giorno di natura interpretativa che non impegna solo il Governo, ma anche l'interprete. Abbiamo avuto occasione di discutere altre volte su questo punto e credo sia doveroso da parte dell'Aula rafforzare il tenore dell'ordine del giorno con un voto.
PRESIDENTE. Contrariamente alla nostra prassi parlamentare, senatore Pastore, metto ai voti l'ordine del giorno n. 5, presentato dalla Commissione.
È approvato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno n. 6 non sarà posto ai voti.
Metto ai voti l'articolo 8, corrispondente all'articolo 9 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 10 del testo approvato dal Senato.
L'emendamento 8.0.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna, intendono ripristinare tale articolo.
Il voto di questo emendamento consentirà quindi all'Assemblea di esprimersi anche sulla soppressione dell'identico testo, operata dalla Camera dei deputati.
Metto ai voti l'emendamento 8.0.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 9, corrispondente all'articolo 11 del testo approvato dal Senato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale è stato presentato un emendamento che si dà per illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 10.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 10, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 11, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 12, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 13, corrispondente all'articolo 12 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 14.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 14, corrispondente all'articolo 13 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 15, su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.
Metto ai voti l'emendamento 15.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 15.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 15, corrispondente all'articolo 14 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 16, corrispondente all'articolo 15 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 16 del testo approvato dal Senato. L'Assemblea deve ora deliberare su tale soppressione.
Metto pertanto ai voti la soppressione dell'articolo 16 del testo approvato dal Senato, deliberata dalla Camera dei deputati.
E' approvata.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso gli articoli 17, 18, 19 e 20 del testo approvato dal Senato.
Gli emendamenti 16.0.200, 16.0.201, 16.0.202 e 16.0.203 intendono ripristinare tali articoli.
Il voto di questi emendamenti consentirà quindi all'Assemblea di esprimersi anche sulla soppressione degli identici testi, operata dalla Camera dei deputati.
Metto ai voti l'emendamento 16.0.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 16.0.201, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 16.0.202, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 16.0.203, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 17 su cui sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.
Metto ai voti l'emendamento 17.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 17.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 17, corrispondente all'articolo 21 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 18, corrispondente all'articolo 22 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 19, su cui sono stati presentati un emendamento e l'ordine del giorno n. 7 che, essendo stato accolto dal Governo non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l'emendamento 19.200, presentato dai senatori Rizzi e Lasagna.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 19, corrispondente all'articolo 23 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 24 del testo approvato dal Senato. L'Assemblea deve ora deliberare su tale soppressione.
Metto pertanto ai voti la soppressione dell'articolo 24 del testo approvato dal Senato, deliberata dalla Camera dei deputati.
È approvata.
Ricordo che la Camera dei deputati non ha apportato modifiche all'articolo 20, corrispondente all'articolo 25 del testo approvato dal Senato.
Passiamo all'esame dell'articolo 21, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato.
Metto ai voti l'emendamento 21.100, presentato dal senatore Colla.
Non è approvato.
Metto ai voti l'articolo 21, corrispondente all'articolo 26 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Ricordo che la Camera dei deputati non ha apportato modifiche all'articolo 22, corrispondente all'articolo 27 del testo approvato dal Senato.
Ricordo che la Camera dei deputati ha soppresso l'articolo 28 del testo approvato dal Senato. L'Assemblea deve ora deliberare su tale soppressione.
Metto pertanto ai voti la soppressione dell'articolo 28 del testo approvato dal Senato, deliberata dalla Camera dei deputati.
È approvata.
Passiamo all'esame dell'articolo 23, sul quale è stato presentato un emendamento che, stante il parere contrario della 5a Commissione, è improcedibile.
Metto ai voti l'articolo 23, corrispondente all'articolo 29 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
MAGGI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGGI. Signor Presidente, colgo l'occasione, dal momento che questa è l'ultima seduta nella quale mi è concesso di intervenire, per formulare a lei e a tutti i colleghi i migliori auguri, con la speranza che la campagna elettorale si svolga in piena serenità e che i cittadini credano alle nostre tesi e a quelle della maggioranza. (Generali applausi). Inoltre, mi auguro che tutto avvenga in un clima di massima serenità.
Detto questo, per quanto riguarda il disegno di legge, voglio ricordare che si tratta di un provvedimento molto tormentato, passato dai 3 articoli iniziali ai 23 finali, con una visione unanimista alla competente Commissione della Camera, dove si è votato in sede deliberante. Anche se in Commissione tutti abbiamo concordato che il provvedimento è tornato dalla Camera sostanzialmente falcidiato, ciò non toglie nulla, a mio avviso, al fatto che, dopo due anni di lavoro, si arriva ad un sia pur parziale risultato concreto.
Pertanto, a nome del Gruppo Alleanza Nazionale, annuncio l’astensione sul disegno di legge in votazione. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. Voglio precisare che, se non ci sono determinazioni da parte del titolare del potere di scioglimento del Parlamento, siamo ancora in seduta, come potremo esserlo la prossima settimana. La Conferenza dei Capigruppo è infatti convocata proprio per esaminare il calendario dei nostri lavori.
COLLA. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che ci accingiamo a votare dà luogo ad una serie di critiche che vorrei sintetizzare brevemente.
Ci troviamo di fronte ad un provvedimento con il quale, anziché rendere attuali gli accantonamenti previsti con la legge finanziaria per il Ministero dell’ambiente, e quindi prevedere le spese per gli interventi in campo ambientale, si è preferito inserire disposizioni di carattere ordinamentale in materia di rifiuti; disposizioni che, a nostro parere, dovrebbero essere inserite nell’atto Senato n. 4064, recante l’interpretazione autentica della definizione di rifiuto, approvato dal Senato e arenatosi alla Camera dei deputati per problemi di discordanza all’interno della maggioranza.
Volendo puntualizzare alcune cose importanti, esaminando alcuni articoli ci rendiamo conto dell’incongruenza che la maggioranza ha fatto in merito ad alcune questioni. Ad esempio, l’articolo 21 stabilisce che gli enti locali possano dar luogo alle azioni di sperimentazione della contabilità ambientale e territoriale. A noi sembra prematuro assegnare a Comuni, Provincie e Regioni un’attività per la quale è necessaria un’adeguata preparazione professionale e amministrativa per una corretta gestione. Non bisogna dimenticare che le stesse amministrazioni dello Stato non hanno ancora sperimentato tali procedure.
Che dire poi della previsione di aumento del personale delle segreterie tecniche del Ministero dell’ambiente? Si tratta di assunzioni che si rivelano irrazionali, se si considera che sono stati sottoposti all’esame delle due Camere i regolamenti delle organizzazioni del nuovo Governo; nell’ambito di questa riforma il Ministro dell’ambiente avrà anche la competenza sul territorio, cambiando la denominazione attuale in quella di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio. Di conseguenza, riteniamo che non si possa stabilire a priori l’esigenza tecnico-amministrativa del futuro Ministero.
Devo tuttavia ribadire che la Lega Nord, per quanto riguarda alcune singole disposizioni del provvedimento, ha comunque dato prova di disponibilità, approvandole. Abbiamo contribuito al lavoro alla Camera dei deputati attraverso la presentazione di emendamenti sostanziali tendenti a sopprimere le disposizioni che modificano la legge di difesa del suolo, legge che riteniamo debba essere modificata con un testo organico.
Condividiamo l’articolo 2 che, con l’istituzione di un Consiglio federale con funzione consultiva, rafforza il carattere federale del sistema dell’ARPA, sia delle Agenzie nazionali che dell’ambiente, così come siamo favorevoli all’articolo 10 che esclude dall’applicazione del decreto Ronchi n. 22 del 1997 le terre da scavo, il cui materiale, non essendo considerato rifiuto, può essere riciclato più facilmente per altre attività, liberandolo dagli aggravi burocratici cui sono sottoposti i rifiuti in generale.
La Lega Nord esprime voto contrario su questo provvedimento, poiché la celerità con la quale si è giunti a metterlo in discussione per l’approvazione finale è una mossa strategica e puramente elettorale della sinistra, che non ci ha lasciato il tempo di valutare meglio e bene la portata di questo intervento sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista del contesto sociale ed ambientale. (Applausi dai Gruppi LFNP e AN).
MANFREDI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANFREDI. Signor Presidente, questo disegno di legge è un esempio di come si possa legiferare in maniera non esemplare, e chiedo scusa per il gioco di parole. Infatti, è stato fatto a pezzi su temi i più disparati: le agenzie per l'ambiente, gli organismi internazionali, il personale del Ministero, la valutazione di impatto ambientale, il modello unico ambientale, le procedure amministrative, rifiuti, aree naturali protette, bonifica di siti inquinati, tutela dall'inquinamento marino, attività minerarie, norme per alcune regioni, Agenda XXI, contabilità ambientale, e ovviamente non li ho elencati tutti. Era ed è rimasto - non ripercorro l'iter del disegno di legge - un documento non organico, cosa che poteva essere giustificata solo se ci fossimo trovati in una condizione di emergenza ambientale e non di emergenza di lavori legislativi. Tutto ciò ben sapendo che si tratta di interventi che avrebbero bisogno di una revisione legislativa organica e radicale. Cito, ad esempio, la gestione dei rifiuti e la razionalizzazione della burocrazia ambientale, due settori fra i tanti, nei quali il cittadino e l'impresa si trovano confrontati con difficoltà e problemi che, anziché diminuire, aumentano di anno in anno, ma non sono i soli.
Questo modo di legiferare non consente la razionalizzazione della spesa pubblica, perché i finanziamenti sono distribuiti a pioggia, sotto l'incalzare delle singole esigenze, senza una visione coordinata e con una destinazione di fondi più indirizzata a promuovere misure ordinamentali e di funzionamento di organismi vari che a opere concrete sul territorio.
Noi non siamo contrari pregiudizialmente ai singoli contenuti del disegno di legge, ma non possiamo condividerne complessivamente la filosofia e la forma, perché esso avrebbe dovuto e potuto essere scritto in tutt'altro modo e tempo, affrontando i problemi gravi dell'ambiente in modo organico e con una prospettiva che privilegi un concetto non ancora sufficientemente radicato: il federalismo anche in campo ambientale.
Il Gruppo Forza Italia per questi motivi si astiene sul provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
SPECCHIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e ne ha facoltà.
SPECCHIA. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, intervengo in dissenso rispetto all'astensione dichiarata dal collega Maggi perché ritengo che sia più giusto un voto favorevole.
Questo mio dissenso, però, è collegato soprattutto all'esigenza che ho di rubarvi solo un minuto per denunciare fatti gravissimi, signor Presidente, che riguardano un collega senatore e altri rappresentanti istituzionali, verificatisi nella provincia di Brindisi nelle ultime quarantott’ore.
Al senatore Curto, senatore segretario della Commissione bicamerale antimafia, al presidente della provincia di Brindisi e all'assessore provinciale all'ambiente della stessa provincia sono state recapitate lettere contenenti proiettili e minacce, fatti questi gravissimi. Per il senatore Curto il fatto si è verificato per la seconda volta, perché già un mese fa vi fu un analogo episodio, senza peraltro che chi di dovere si sia minimamente preoccupato.
Signor Presidente, le chiedo di intervenire affinché i Ministri dell'interno e della giustizia prestino attenzione a quanto sta avvenendo. Non vorrei che questi gravissimi fatti fossero sottovalutati e potesse accadere l'irreparabile. Chiedo quindi che si rivolga attenzione ai problemi della giustizia e della sicurezza in provincia di Brindisi perché i fatti da me denunciati rappresentano un evidente segnale di gravità. (Applausi dal Gruppo AN).
RECCIA. Domando di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
RECCIA. Signor Presidente, il mio intervento in dissenso dal Gruppo non si riferisce alla bontà del provvedimento; accade spesso che i provvedimenti siano varati per non essere rispettati. Il disegno di legge in esame non troverà applicazione nella regione Campania, così come restano sulla carta tutte le altre norme in materia ambientale: il disagio di questi giorni ne è la prova.
Per questo motivo voterò contro il disegno di legge n. 3833-B.
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge nel suo complesso.
È approvato.
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione
Disegni di legge, nuova assegnazione
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in vista della trasmissione dalla Camera dei deputati del disegno di legge sul corpo alpino e speleologico, che verrà deferito alla 7a Commissione permanente in sede deliberante, con i pareri delle Commissioni 1a e 5a – previo trasferimento nella stessa sede dell'Atto Senato n. 4650 – annuncio che le Commissioni sono sin d'ora autorizzate a convocarsi.
Acquisito l'assenso dei Gruppi, i disegni di legge concernenti la falda acquifera di Milano e la diga Foranea di Molfetta (nn. 4944 e 5018), già deferiti, in sede referente, alla 13a Commissione permanente, sono nuovamente assegnati in sede deliberante, fermi restando i pareri di altre Commissioni già richiesti.
Le Commissioni sono autorizzate sin d'ora a convocarsi.
I pareri delle Commissioni dovranno essere espressi in tempo utile per consentire alle Commissioni di merito di concludere l'esame nella giornata odierna.
Interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare annunzio dell'interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ALBERTINI, segretario, dà annunzio dell'interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza, che sono pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 14, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,28).