Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 1052 del 08/03/2001
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Discussione e approvazione, in seconda deliberazione, del disegno di legge costituzionale:
(4809-B) Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera dei deputati, in un testo risultante dall’unificazione di un disegno di legge costituzionale d'iniziativa governativa, dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati Poli Bortone; Migliori; Volontè ed altri; Contento ed altri; Soda ed altri; Fontan ed altri; Pepe Mario ed altri; Novelli; Paissan ed altri; Crema ed altri; Fini ed altri; Garra ed altri; Zeller ed altri; Caveri; Follini ed altri; Bertinotti ed altri; Bianchi Clerici ed altri; e dei disegni di legge costituzionale d’iniziativa del Consiglio regionale del Veneto e del Consiglio regionale della Toscana, e dal Senato della Repubblica e approvato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Passa al riesame per la seconda deliberazione del disegno di legge costituzionale n. 4809-B ricordando che, ai sensi dell'articolo 123 del Regolamento, non sono ammessi emendamenti, né ordini del giorno, né questioni pregiudiziale e sospensiva e che, dopo la discussione generale, si procederà alle dichiarazioni di voto finale.
Autorizza il senatore Cabras a svolgere la relazione orale.
CABRAS, relatore. Ricorda che il disegno di legge, che giunge al Senato per la lettura conclusiva, è frutto non solo dell'unificazione delle diverse iniziative legislative dei Gruppi politici ma anche del dibattito svoltosi in sede di Commissione parlamentare per le riforme costituzionali e del confronto condotto con il mondo delle regioni. Il processo riformatore ha come punti qualificanti l'introduzione di una nuova gerarchia basata sulle funzioni e sui poteri esercitati dai diversi livelli istituzionali nonché una più chiara definizione delle competenze legislative dello Stato e delle regioni, anche se per quanto riguarda la legislazione concorrente occorrerà un completamento della riforma nella prossima legislatura con la previsione di una Camera delle autonomie e delle regioni. Si afferma poi il principio della fiscalità sul territorio, seppure con la garanzia di una funzione equilibratrice dello Stato in termini di coesione economica e sociale; si elimina la funzione centralista del controllo e si prevede un rafforzamento dell'autonomia attraverso l'attribuzione di particolari condizioni di autonomia anche alle regioni ordinarie. Auspica l'approvazione del disegno di legge per dare modo alla riforma di dispiegarsi compiutamente dimostrando la validità dei principi introdotti e per consentire al prossimo Parlamento di proseguire sulla strada delle riforme temperando le asprezze che hanno finora caratterizzato il dibattito.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
GUBERT (Misto-Centro). Nonostante taluni contenuti del provvedimento siano condivisibili, e in particolare l'attenuazione del condizionamento politico del Governo sugli atti legislativi regionali o la diversa attribuzione delle competenze legislative tra lo Stato e le regioni, un elemento che lo qualifica in senso fortemente negativo è rappresentato dalla violazione del principio di sussidiarietà, con la riserva all'esclusiva competenza dello Stato di alcune materie connesse al territorio; ciò denuncia una volontà di controllo centralistico, confermata dal potere di sostituzione nei confronti non solo degli organi regionali ma anche degli enti locali, che viola il principio democratico. Quanto poi alla riformulazione dell'articolo 116, dovrebbe trattarsi della costituzionalizzazione delle due province autonome di Trento e di Bolzano e non della negazione della regione Trentino-Alto Adige come istituzione autonoma. A nome della componente del Centro-UPD del Gruppo Misto, recentemente collegata con il CDU, annuncia infine il voto contrario.
CO' (Misto-RCP). Il federalismo rappresenta tradizionalmente il tentativo di unire, nel nome della solidarietà, popoli ed etnie diverse, anche sotto il profilo economico; invece il disegno di legge costituzionale introduce elementi di divisione e frena lo spirito regionalista di cui l'Assemblea costituente aveva improntato la Carta fondamentale. Si tratta invero del tentativo di adattare l'assetto delle istituzioni alla globalizzazione capitalista, attraverso l'introduzione del principio di sussidiarietà non solo verticale, ma anche orizzontale e quindi in funzione della privatizzazione di servizi attualmente forniti dallo Stato; in senso disgregativo è previsto anche il potere delle regioni di intrattenere direttamente rapporti internazionali e di concludere intese. Inoltre, l'introduzione di una competenza concorrente su talune materie può determinare ampio contenzioso davanti alla Corte costituzionale, contrariamente alle dichiarate finalità pacificatrici della riforma. Per tutti questi motivi, preannuncia il voto contrario di Rifondazione Comunista. (Applausi del senatore Russo Spena).
DENTAMARO (UDEUR). Senza assumere toni trionfalistici, è doveroso esprimere soddisfazione per l'approvazione di una riforma molto attesa dal Paese, che conferisce dignità costituzionale alle autonomie locali e nel contempo conferma l'unità nazionale nel simbolo di Roma capitale. Solo la strumentale propaganda dell'opposizione, divisa al suo interno, tende a negare l'evidente portata innovatrice della riforma, e per questo rappresenta un'iniziativa positiva l'eventuale indizione del referendum confermativo. La principale novità della riforma è l'inversione dei criteri di attribuzione delle competenze di cui all'articolo 117 della Costituzione, nonché l'attribuzione della potestà regolamentare alle regioni, salvo quella relativa alla legislazione statale esclusiva, secondo lo spirito di delegificazione affermato dalle leggi Bassanini. Inoltre, viene spostato verso il territorio l'equilibrio dell'assetto istituzionale e questo incontra il consenso dei rappresentanti degli enti locali, persino di quelli guidati da formazioni politiche di centrodestra: gradimento che dimostra in modo inequivoco il valore della riforma. (Applausi dal Gruppo DS. Proteste dal Gruppo LFNP).
STIFFONI (LFNP). Questa riforma realizza un falso decentramento, mettendo una pietra tombale sul vero processo di devoluzione che interessa i cittadini che vogliono liberarsi dal centralismo. La nuova formulazione dell'articolo 117 lascia alle regioni competenze marginali, mentre è lunghissimo l'elenco di materie riservate allo Stato o alla legislazione concorrente; inoltre, non essendo precisati i limiti dei principi fondamentali riservati alla legislazione dello Stato, saranno i numerosi i conflitti di competenza dinanzi alla Corte costituzionale. Il nuovo testo dell'articolo 119, che dovrebbe sancire l'autonomia finanziaria degli enti locali, prevede solo soprattasse e nuove imposte. Il provvedimento sancisce in definitiva un rafforzamento del potere centrale, che resta immobile e sordo agli aneliti di libertà dell'area padana; si tratta di un manifesto elettorale, ma il giudizio sul vero federalismo della Casa delle libertà e su quello finto dell'Ulivo è ormai affidato al voto dei cittadini. (Applausi dai Gruppi LFNP e FI. Congratulazioni).
PELLICINI (AN). La Lega Nord ha avuto il merito storico di porre al centro del dibattito politico la conciliazione dello sviluppo delle autonomie sul territorio con lo Stato nazionale, obbligando anche il suo partito a ridiscutere il proprio patrimonio ideologico e culturale. Tale problema non viene certamente risolto con la legge in esame, che è insufficiente: uno Stato centralista che intende sviluppare le autonomie e fonderle in una identità nazionale non può prescindere dall'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Quella al nostro esame è invece una riforma pseudofederale, che si limita al trasferimento di alcune funzioni alle regioni, per cui una effettiva riforma dello Stato dovrà essere affrontata più compiutamente nel futuro. (Applausi dai Gruppi AN e LFNP. Congratulazioni).
VILLONE (DS). Il disegno di legge in esame non solo rappresenta la riforma di una parte del sistema istituzionale, ma ha una portata storica in quanto è un passo per lanciare il Paese verso il futuro. Le opposizioni sostengono che si tratta di una piccola riforma, quando invece essa modifica profondamente l'assetto istituzionale, rendendolo più moderno senza rinunciare alla solidarietà tra zone forti e zone deboli. Ciò non toglie che la riforma potrà essere migliorata, ad esempio con la ridefinizione del bicameralismo e l'istituzione di un Senato federale che dia il segno della effettiva presenza delle regioni e degli enti locali nelle scelte di livello nazionale. La consapevolezza di dover completare il disegno non esclude però la necessità di chiudere questa fase di importante innovazione, anche per rispondere alle richieste delle autonomie locali. Annuncia un voto favorevole con profonda convinzione su un disegno di legge che rappresenta una stazione intermedia nel processo storico di continuo aggiornamento delle istituzioni. (Applausi dal Gruppo DS e del senatore Manis).
ROTELLI (FI). Annuncia un voto nettamente contrario alle modifiche proposte al titolo V della parte seconda della Costituzione, che rappresentano nel suo complesso una regressione rispetto al principio di autonomia e aumentano la confusione istituzionale. Infatti, non vengono definite le funzioni dei comuni, né i limiti dei principi fondamentali che spettano allo Stato nelle materie a legislazione concorrente, tra l'altro sconosciute agli ordinamenti effettivamente federali; si prevede inoltre che il Governo - non il Parlamento - possa sostituirsi alle regioni alle province e ai comuni sulla base di un apprezzamento assolutamente discrezionale. E' una riforma che si ispira alla massima del principe di Salina: cambiare tutto affinché nulla cambi. (Applausi dal Gruppo FI. Molte congratulazioni).
MANZELLA (DS). Come tutte le leggi organizzatorie, anche la riforma del titolo V della Costituzione ha natura sperimentale e parziale e dovrà essere soggetta a verifiche. La constatazione di tale realtà tecnica, che se più largamente condivisa avrebbe evitato animosità di carattere ideologico, induce a giudicare positivamente la sospensione di tre mesi dell'entrata in vigore, al fine di meglio calibrare le diverse posizioni. Tuttavia, anche se sperimentale, tale riforma è necessaria, per offrire copertura costituzionale e stabilizzazione alle numerose modifiche dei rapporti tra il centro e le autonomie adottate nel corso della legislatura, ed urgente, per impedire che la nuova fase statutaria delle regioni avviata con la legge costituzionale n. 1 del 1999 si svolga nel vuoto istituzionale. Peraltro, rispondendo in tal modo alle esigenze di unitarietà della Repubblica ed al senso complessivo delle istituzioni, il provvedimento lega l'assetto nazionale a quello comunitario, aderendo appieno ai principi del federalismo europeo. (Applausi dai Gruppi DS e Misto-DU).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
CABRAS, relatore. Rinunzia alla replica.
MACCANICO, ministro per le riforme istituzionali. Il disegno di legge costituzionale sottoposto alla votazione del Senato conclude un lavoro complesso di riforme che portano ad una fase avanzata il processo di costruzione della forma di Stato di tipo federale. In tale contesto, assumono grande rilievo il capovolgimento dell'articolo 117, con la determinazione delle attribuzioni di competenza dello Stato e l'assegnazione di tutte le altre in via concorrente o esclusiva alle regioni; la possibilità di creare nuove autonomie speciali; la conferma costituzionale del nuovo ordinamento finanziario delle regioni; la partecipazione di rappresentanti delle regioni e degli enti locali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, in attesa della costituzione, nella prossima legislatura, del Senato delle regioni e della modifica della composizione della Corte costituzionale. Le ragioni istituzionali che inducono il Governo a sollecitare l'approvazione definitiva del provvedimento attengono alla necessità di fornire gli strumenti costituzionali necessari a dare effettività ai poteri attribuiti alle regioni ed alle autonomie locali con la legge costituzionale n. 1 del 1999 nonché al rilevante processo di trasferimento di competenze determinato dalle leggi Bassanini. In conclusione, la procedura di revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 ha consentito di avviare con gradualità il complesso processo di passaggio da una forma di Stato centralista ad una marcatamente federalista, che dovrà essere completato nella prossima legislatura. In tale processo, il centrosinistra si è ispirato ad un disegno chiaro e coerente, mantenendosi costantemente in contatto con la Conferenza dei Presidenti delle regioni e con il sistema delle autonomie, mentre le opposizioni non sono state in grado di proporre un'alternativa unitariamente condivisa. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR, Misto-RI e Misto-DU).
PRESIDENTE. Sospende brevemente i lavori.
La seduta, sospesa alle ore 10,52, è ripresa alle ore 11.
Presidenza del presidente MANCINO
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
MELONI (Misto-PSd'Az). Dichiara il voto di astensione del Partito Sardo d'Azione ad una revisione costituzionale che fornisce una cornice vuota, di natura sperimentale e parziale cui non corrisponde un disegno riformatore coerente ed organico. Mancano in particolare le garanzie sostanziali che avrebbero potuto essere fornite dall'istituzione di un Senato delle regioni e dalla composizione paritaria della Corte costituzionale e viene mantenuta allo Stato la competenza esclusiva su materie di chiaro interesse locale, come la tutela ambientale e dei beni culturali. (Applausi dei senatori Piredda e Rigo).
DONDEYNAZ (Misto-LVA). Dichiara il voto contrario a nome dei cittadini e delle forze politiche valdostane da cui ha ricevuto il mandato parlamentare. La mancata realizzazione di una riforma in senso compiutamente federale frena il più generale processo di rinnovamento delle istituzioni ed espone le regioni a statuto speciale ai rischi di una uniformità verso il basso. Particolarmente criticabili appaiono il mancato inserimento nella legge del principio dell'intesa per la revisione degli statuti e del Senato delle regioni. (Applausi del senatore Rigo).
FOLLONI (Misto-CR). Dichiara il voto favorevole del Centro riformatore, evidenziando il carattere emblematico della chiusura della legislatura proprio su una riforma che costituisce un passo importante verso il rinnovamento delle istituzioni repubblicane. Emblematica è anche la divisione tra i fautori e gli oppositori della riforma, che coincide con la divisione tra coloro che hanno lavorato per le riforme istituzionali e coloro che le hanno usate a fini politici, tra coloro che hanno tentato di far funzionare la democrazia parlamentare e coloro che hanno cercato di ostacolarla, spesso addirittura irridendola. (Applausi dai Gruppi PPI, UDEUR, DS e Misto-RI. Molte congratulazioni).
DI PIETRO (Misto IdV-DP). Il movimento Italia dei Valori esprime un giudizio positivo sul disegno di legge costituzionale in via di approvazione, considerandolo un indubbio passo in avanti nel cammino federalista, che pure avrebbe potuto essere più deciso e coerente se fosse stato avviato prima e se non avesse dovuto subire l'opposizione strumentale del Polo.
RUSSO SPENA (Misto-RCP). I senatori di Rifondazione Comunista voteranno contro il provvedimento che determinerà ripercussioni negative nella vita quotidiana dei cittadini. Non si tratta infatti di una riforma democratica e solidale ma di una prevaricazione dei territori ricchi e privilegiati che rischia di mettere in moto le rivendicazioni autonomistiche che tanti danni hanno causato in molte parti del mondo.
MANIS (Misto-RI). I senatori di Rinnovamento italiano esprimeranno un convinto voto favorevole sulla riforma in senso federalista dello Stato, ispirata a saldi principi di democrazia e solidarietà, che si inserisce nel progetto riformatore portato avanti dal Governo di centrosinistra, innestandosi sulle modifiche innovative introdotte in campo scolastico, sanitario e amministrativo. (Applausi dai Gruppi Misto-RI e PPI).
PINGGERA (Misto-SVP). Il disegno di legge in esame rappresenta un passo in avanti sulla strada di una maggiore flessibilità dei rapporti tra Stato, regioni e province autonome e pertanto la SVP voterà a favore. In particolare, l'abolizione del controllo centralistico dello Stato sulle leggi regionali indurrà gli amministratori ad una maggiore responsabilizzazione nella predisposizione degli atti legislativi che dovranno armonizzarsi con il dettato costituzionale al fine di evitare questioni di legittimità. (Applausi dai Gruppi DS, PPI e UDEUR).
MAZZUCA POGGIOLINI (Misto-DU). I Democratici voteranno a favore del disegno di legge che corona il quadro di interventi riformatori realizzati dal Governo di centrosinistra nei confronti delle autonomie locali. L'opposizione nel corso della legislatura ha invece lavorato per il fallimento dei processi riformatori facendosi portatrice di un federalismo antidemocratico e antisolidale. (Applausi dai Gruppi Misto-DU, DS, PPI e UDEUR. Proteste dai Gruppi LFNP, FI, CCD e AN).
MARCHETTI (Misto-Com). I Comunisti italiani manifestano la loro adesione al disegno di legge che contiene una riforma positiva ed equilibrata delle autonomie locali realizzando una dislocazione di funzioni a favore delle regioni e degli enti locali, pur sottolineando alcune riserve in merito al ruolo residuale assegnato allo Stato dall'articolo 114 e al ribaltamento di competenze delineato nella nuova formulazione dell'articolo 117. (Applausi dai Gruppi Misto-Com e DS. Congratulazioni).
D'ONOFRIO (CCD). Non è possibile realizzare riforme costituzionali senza una condivisione del progetto da parte delle forze politiche. La maggioranza ha invece scelto di procedere alla riforma in senso federale dello Stato senza alcuna organicità, perseguendo soltanto il fine di dividere le forze dell'opposizione. La risposta del Polo - e nel contempo la parte più qualificante del progetto politico del Biancofiore - sarà la promozione del referendum popolare quale strumento per opporsi al provvedimento in esame e la proposta di un'Assemblea costituente da realizzare nella prossima legislatura per dare organicità al progetto di riforma dello Stato, consentendo un confronto costruttivo tra le parti politiche. (Applausi dai Gruppi CCD, FI, LFNP e AN. Congratulazioni).
NAPOLI Roberto (UDEUR). La riforma dello Stato in senso federale giunge alla fine del processo riformatore che ha investito le autonomie locali dando contenuto, in termini di poteri e risorse finanziarie, alla precedente riforma del presidenzialismo regionale. Poiché una condivisione dei principi contenuti nel disegno di legge è venuta anche da esponenti regionali del centrodestra, l'UDEUR si attiverà per la promozione del referendum confermativo onde sancire con il voto popolare la validità della riforma, considerato peraltro il principio di solidarietà sociale che la ispira che si sostanzia nell'attenzione alle regioni più svantaggiate. (Applausi dai Gruppi UDEUR, PPI e DS. Molte congratulazioni).
LUBRANO di RICCO (Verdi). I senatori Verdi, da sempre convintamente federalisti, voteranno a favore del disegno di legge respingendo con forza le accuse di illegittimità costituzionale provenienti dall'opposizione. Si tratta dell'atto conclusivo di un processo riformatore che il Parlamento ha avviato nel rispetto del mandato popolare conferitogli. (Applausi dal Gruppo Verdi. Congratulazioni).
CASTELLI (LFNP). L'approvazione del disegno di legge rappresenta l'ultimo tentativo di fermare il processo storico del federalismo a colpi di maggioranza. Si parla infatti impropriamente di federalismo mentre si continua ad usare una logica centralista per cui allo Stato si riserva ancora la gran parte della potestà legislativa, così come l'autonomia finanziaria e fiscale è fatta dipendere da leggi quadro statali. La Lega, vera forza politica federalista, sceglie un modello di federalismo che parte dal basso e che dovrà valere anche per l'Europa, ribaltando le burocrazie statalistiche che la caratterizzano. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, CCD e AN. Congratulazioni).
ELIA (PPI). La revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione rappresenta un atto dovuto per dare un riferimento costituzionale all'interpretazione innovativa del principio autonomistico scaturito dalle leggi Bassanini. Peraltro, il nuovo assetto è stato ampiamente condiviso anche da gran parte dell'opposizione che, dapprima nella Commissione bicamerale e successivamente alla Camera dei deputati, aveva approvato un testo addirittura meno autonomista dell'attuale, ad esempio in materia di istruzione. Emerge quindi all'interno della Casa delle libertà una profonda lacerazione, come dimostrano l'incapacità di contrapporre un progetto alternativo e le perplessità degli stessi amministratori locali di centrodestra nei confronti di un'eventuale iniziativa referendaria. Con l'auspicio che nella prossima legislatura si possa condurre a termine il processo riformatore avviato nell'attuale, dichiara il voto favorevole del Gruppo PPI. (Applausi dai Gruppi PPI, UDEUR, DS, Misto-RI e Misto-DU. Congratulazioni).
SERVELLO (AN). Rientra nel malcostume della sinistra l'utilizzo del dibattito sulle riforme costituzionali come strumento di propaganda elettorale, il che mortifica l'attività del Parlamento. Pur condividendo il rammarico per il fallimento della Bicamerale, ciò non giustifica l'approvazione di importanti riforme costituzionali a colpi di maggioranza; né la modernizzazione istituzionale può limitarsi all'introduzione di principi federalisti, occorrendo invece alleggerire le funzioni dello Stato anche e soprattutto per restituire a quest'ultimo una capacità direttiva, in termini di garanzia dell'ordine sociale, di rispetto delle leggi, di unità sociale e di sostegno allo sviluppo. Anche per rafforzare il ruolo dell'Italia in un'Europa delle nazioni, occorrerà procedere speditamente all'approvazione di una nuova forma di governo in senso presidenziale, affinché il richiamo del Presidente della Repubblica al valore della patria non sia meramente astratto. (Applausi dai Gruppi AN, FI, CCD e LFNP. Congratulazioni).
LA LOGGIA (FI). A conclusione della lunga XIII legislatura, nonostante le aspettative di una profonda trasformazione del sistema costituzionale ed istituzionale per adeguare l'Italia al contesto europeo e mondiale, sono prevalse invece la prevaricazione e la prepotenza della sinistra che ha imposto anche in materia di fissazione delle regole la propria visione parziale, tradottasi nella riforma degli statuti delle regioni speciali, nella legge sulla cosiddetta par condicio, nel fallimento della Bicamerale, nel provvedimento sul conflitto di interessi e oggi nel varo di un finto federalismo, con l'approvazione di un testo blindato fin dalla prima lettura, per impedire alle opposizioni ogni tentativo di migliorarlo. Per rispondere quindi all'indignazione dei cittadini, è già cominciata la raccolta delle firme per un'iniziativa referendaria e durante la campagna elettorale si svolgerà un confronto su un progetto alternativo di federalismo, in quanto quello approvato dalla sinistra si traduce nella mera istituzione di una burocrazia federalista, in netto contrasto con le esigenze del Paese e le aspettative dei cittadini. I senatori di Forza Italia e della Casa delle libertà, pur presenti in Aula, non parteciperanno alla votazione. (Vivi applausi dai Gruppi FI, AN, CCD e LFNP. Molte congratulazioni).
ANGIUS (DS). Annuncia con convinzione il voto favorevole al disegno di legge costituzionale che, dopo la riforma del 1970, modifica sensibilmente l'assetto istituzionale delle autonomie locali, secondo le aspettative della Conferenza dei Presidenti delle regioni e dell'ANCI. Tale assetto dovrà essere completato nella prossima legislatura per garantire meglio la rappresentanza degli interessi locali, con l'istituzione ad esempio della Camera delle regioni e delle autonomie. Peraltro, il passaggio da uno Stato centralista e burocratico ad uno ispirato al principio federalista, accanto alle recenti riforme fiscale ed amministrativa, non poteva non essere complesso, ma risponde alla maturazione democratica del Paese, che ha radici culturali lontane e che si accompagna allo sviluppo sociale ed economico che i Governi di centrosinistra hanno saputo garantire nell'attuale legislatura. Tuttavia, la riforma federalista, per la quale si è cercato di recepire il contributo di tutte le componenti politiche, non poteva recepire le istanze di egoismo sociale legate ad una concezione della società basata sul privilegio della forza e della ricchezza, ma doveva riaffermare i principi di autonomia e di responsabilità locale, di uguaglianza dei diritti e di solidarietà. Peraltro, anche l'Ulivo ha avviato un'iniziativa referendaria, non temendo la consultazione popolare e soprattutto rigettando la logica di una minoranza che pretende di decidere, rifiutando sia l'approvazione a maggioranza delle leggi sia il tentativo di un accordo tra gli schieramenti. (Prolungati applausi dai Gruppi DS, PPI, Misto-Com, Verdi, UDEUR, Misto-DU e Misto-RI e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Come convenuto nella Conferenza dei Capigruppo, sospende la votazione finale.