Legislatura 17ª - Disegno di legge n. 1136

Onorevoli Senatori. -- Il tema delle carceri in Italia è oggi uno dei più drammatici e spinosi da affrontare. Vanno certamente riviste molte delle norme che caratterizzano il nostro sistema penale e l'uso che ne deriva dello strumento della carcerazione, come del resto vanno affrontati e risolti i gravissimi problemi che riguardano le condizioni di vita negli istituti penitenziari. Condizioni ormai apertamente contrastanti non solo con i princìpi costituzionali, ma più in generale con le norme europee e le convenzioni internazionali che impongono il pieno rispetto dei diritti umani di coloro che devono scontare una pena detentiva.

Nello sconfortante caso italiano, uno degli aspetti più drammatici, nonostante l'esiguità dei numeri, riguarda lo stato di reclusione dei bambini in carcere con le madri detenute. Si tratta, appunto, di piccoli numeri che variano, di anno in anno, tra i 40 ed i 70 bambini, sparsi sul territorio nelle diverse carceri italiane.

Risolvere il problema è complicato per tante ragioni. Innanzitutto per la mancanza di risorse: è costoso pensare spazi ad hoc per i bambini in carceri che patiscono una grave situazione di sovraffollamento al limite della violazione dei diritti umani. In secondo luogo per i problemi psicologici che produce la dimensione detentiva per i bambini che tuttavia hanno bisogno di stare con la loro madre almeno fino a tre anni.

Il 91 per cento delle carceri non dispone di personale specializzato all'accoglienza. L'intero sistema penitenziario conta 17 asili, di cui tre non funzionanti ed uno in allestimento. Questi e altri dati, molto indicativi, diffusi dall'instancabile associazione «Bambini senza sbarre» dedita da anni a questa causa.

La crudeltà di tale situazione è tale che, per risolvere il problema vengono predisposti i cosiddetti ICAM (Istituti di custodia attenuata per detenute madri) che però hanno due limiti: il primo è che si tratta pur sempre di custodia detentiva e quindi non risolvono il problema dei bambini, pur migliorandone la condizione; il secondo è che, ad oggi, gli ICAM funzionanti sono tre, a Milano, a Genova e a Venezia. Quindi anche insufficienti.

Per questo nel 2011 è stata approvata la legge 21 aprile 2011, n. 62, corredata di regolare decreto ministeriale attuativo. La legge, attesa per oltre un decennio, cerca di risolvere il problema alla radice, includendo la misura alternativa al carcere sin dal momento dell'arresto, ma tale misura viene subito ridimensionata dalle eventuali «esigenze cautelari di eccezionale rilevanza» (che poi nella sostanza più che crimini di particolare efferatezza riguarda i casi di recidiva), inoltre poiché le madri detenute sono prevalentemente rom o straniere, risultano spesso prive del requisito «di fissa dimora», rendendo così inapplicabile la misura della detenzione domiciliare. Per tutte queste ragioni, la legge prevede l'istituzione delle cosiddette Case famiglia protette, le cui caratteristiche tipologiche sono regolamentate, appunto, dal decreto del Ministro della giustizia dell'8 marzo 2013.

Inoltre vale la pena aggiungere che la legge n. 62 del 2011 dovrà essere pienamente applicabile a partire dal 1º gennaio 2014, nel frattempo però non risulta funzionante alcuna casa famiglia protetta. E così anziché essere la legge che porta definitivamente i bambini fuori dalle carceri, è diventata la legge che consente loro di rimanere con la mamma non più solo fino a tre ma fino a sei anni.

Scopo di questo disegno di legge è quello di istituire due case famiglia protette nei comuni di Roma e Napoli con un tentativo di riequilibrio territoriale e di consentire, comunque, ai bambini reclusi con i genitori di trascorrere una parte della giornata fuori dalle mura carcerarie con il concorso fattivo degli enti locali e delle associazioni di volontariato, sulla scorta delle esperienze già attuate, ad esempio, dal comune di Firenze e di Roma.

Si tratta in sostanza di rendere operativa una misura «tampone» in attesa della concreta realizzazione delle case famiglia protette. Una soluzione a basso costo per piccoli numeri, che però riconosce concretamente i diritti umani di minori reclusi senza colpa.