Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 411 del 17/04/2026

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1818) Conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(ore 9,09)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1818.

Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto luogo l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti agli articoli del decreto-legge.

Passiamo alla votazione finale.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (Misto-Az-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli membri del Governo, con questo decreto-legge il Governo è arrivato a istituire oltre 70 nuovi reati, in spregio a quell'idea liberale che ritiene, in nome del garantismo, che il diritto penale, proprio per la compromissione delle libertà individuali, debba essere utilizzato come extrema ratio.

Con questo decreto sicurezza quater non solo avete abbandonato il garantismo, ma avete perso pure la fantasia: almeno prima mettevate la geolocalizzazione nei nomi dei decreti-legge; dopo il decreto Cutro e il decreto Caivano, questo lo avreste dovuto chiamare decreto Rogoredo. (Applausi).

Usare il diritto penale, attraverso la decretazione d'urgenza, per rispondere all'emotività dei fatti di cronaca è un errore tecnico giuridico, ma soprattutto è un errore politico. Volevate inizialmente introdurre uno scudo penale per gli agenti di polizia; siete stati costretti, grazie ai rilievi di costituzionalità, a ripiegare su più miti consigli, anche perché sono state le stesse Forze di polizia a chiedere di essere protette, ma qui in Italia nessuno può essere al di sopra della legge: non siamo l'ICE di Trump, siamo in Italia.

Avete introdotto la possibilità di attivare, in caso di conclamate necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste.

Avete introdotto norme più severe per arginare il fenomeno dilagante dell'uso dei coltelli tra i giovani.

Avete introdotto il fermo preventivo, per aggiungere pressione agli organizzatori di manifestazioni di piazza.

Dopo l'imputato e l'indagato, avete inventato una nuova fattispecie giuridica: l'annotato. La dottrina penalistica sarà ben contenta di discutere intorno all'annotato.

Attraverso una discussione caotica - e devo fare i complimenti al sottosegretario Molteni, in quanto ieri davvero era difficile gestire la discussione, perché era disordinata, caotica - è stata introdotta, attraverso gli emendamenti, una serie di misure che andranno a ingolfare il sistema. Penso al tema, per esempio, dello spaccio, laddove si andrà a gravare ulteriormente la carcerazione e il sovraffollamento carcerario. Penso all'introduzione di una success fee per gli avvocati che fanno rimpatriare i loro assistiti.

Tuttavia, l'errore di questo decreto sicurezza quater è sul piano politico. Sapete chi ha detto che, nonostante l'impegno sul fronte della sicurezza abbia rappresentato una priorità costante del Governo, molti italiani si aspettavano di più? Sapete chi ha detto: «Personalmente non sono soddisfatta dei risultati sulla sicurezza, perché la sicurezza è il primo dovere dello Stato e noi dobbiamo riuscire a incidere con maggior efficacia nella vita quotidiana dei cittadini»? L'ha detto la Presidente del Consiglio, intervenendo qui, in Aula, il 9 aprile. (Applausi).

Se però la situazione, oltre ad essere grave, fosse seria, queste parole la Presidente del Consiglio dovrebbe dirle al suo Ministro dell'interno, ma dov'è il ministro Piantedosi? A noi non interessa discutere dei suoi fatti privati; a noi interessa che venga in Aula a discutere del perché la Presidente del Consiglio dice che gli italiani non sono contenti del Governo in materia di sicurezza. (Applausi).

La Presidente del Consiglio ci ha chiesto di sfidare il Governo sul piano delle proposte concrete e non sul piano della critica. Noi di Azione, con serietà, cerchiamo di farlo sempre.

Con i nostri emendamenti abbiamo chiesto l'assunzione di 15.000 carabinieri, sapendo che il costo è di 40 milioni di euro, ma si può fare attraverso l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia che consente agli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta. A tutti coloro che hanno voluto ricordare che in questi anni ci sono state 42.000 assunzioni nelle Forze di polizia, ricordo quello che ha detto l'ex capo della Polizia Gabrielli a Genova pochi giorni fa. Ha detto che le scuole di Polizia non riescono a supportare il carico delle uscite; ha detto che per coprire la necessità di arruolamento, stiamo sacrificando la formazione dei professionisti della sicurezza; ha detto che stiamo mandando in strada ragazze e ragazzi non adeguatamente preparati. Quindi, non sono i 42.000 che avete assunto fino a oggi, ma sono i 15.000 che dovete assumere: non volontari, ma personale di Polizia adeguatamente formato.

Abbiamo proposto, tra le altre cose, di introdurre i codici alfanumerici per gli agenti in assetto antisommossa. È una cosa - mi dispiace, Sottosegretario, che scuota la testa - che succede in tutti i Paesi europei. (Applausi). Solo in Italia e Ungheria non succede.

Abbiamo presentato emendamenti anche sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e dei Centri di trattenimento richiedenti asilo (CTRA). Abbiamo chiesto di istituire dieci istituti: otto CPR e due CTRA. Sapete quanto ci costano i centri in Albania? Chiudere i centri albanesi e aprire dieci centri in Italia ci consentirebbe di risparmiare quasi 100 milioni di euro l'anno, prevedendo che 15 milioni vadano ai 16.000 minori non accompagnati.

Arrivo alle conclusioni, Presidente, perché vedo che il tempo sta per scadere. Se un corpo è malato e da tre anni gli si dà sempre la stessa cura aumentando le dosi da somministrare, o si cambia la cura, o il malato, che si chiama Italia, prima o poi deciderà di cambiare il medico, chiedendo di cambiare questo Governo. È la ricetta ad essere sbagliata, è la ricetta che, in nome di una percezione della sicurezza che i cittadini non hanno, non fa altro che aumentare le pene e usare la decretazione d'urgenza in materia penale in spregio alle prerogative parlamentari e all'idea di un diritto penale minimo che lo utilizzi come extrema ratio. (Applausi).

RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signora Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, nel dibattito parlamentare è invalso l'uso di definire "legge truffa" quella legge che si pone un obiettivo e ne raggiunge un altro. La storia costituzionale ci porta molti esempi.

Questo decreto-legge sicurezza non è una legge truffa, è peggio: è una legge fuffa. È un provvedimento ormai annuale, ciclico. Abbiamo il Piantedosi 2026 che novella il Piantedosi 2025, che si inserisce sul Piantedosi 2024, partendo dal vitigno autoctono, che è il rave party del 2022. Provvedimenti di questo tipo continuano a dire all'opinione pubblica: stiamo affrontando la questione della sicurezza perché è la priorità del Paese.

Signor Sottosegretario, si volti verso la fila dei Ministri e vedrà che il provvedimento più importante dell'anno si approva in assenza - verrebbe da dire in contumacia visto il linguaggio che dobbiamo usare - della Presidente del Consiglio, in tutt'altre faccende affaccendata, ma anche del Ministro dell'interno. (Applausi). Dov'è il ministro Piantedosi, che tanta retorica una settimana fa ci ha voluto regalare alla festa della Polizia contro le opposizioni, togliendosi l'abito del Ministro tecnico e del prefetto e attaccando le opposizioni, forse per mascherare altri problemi soggettivi? Dov'è il ministro Piantedosi oggi? Non c'è.

Signora Presidente del Consiglio, credo che sia un dovere imporre alla nostra discussione di alzare lo sguardo rispetto a questo testo fuffa. Noi oggi abbiamo un incantesimo, quello di Giorgia Meloni, che è svanito e la sicurezza è il simbolo di questo incantesimo svanito, ma non è il più importante: innanzitutto svanisce l'utopia che l'Italia di Giorgia Meloni avrebbe costituito il ponte tra gli Stati Uniti e l'Europa. Contrordine, camerati: Trump non è più il nostro amico, Trump è il nostro pericolo. (Applausi). Contrordine, camerati: Macron dice cose giuste. Contrordine, Fratelli d'Italia: pronti a cantare la Marsigliese. State dando vita a un balletto a zig zag che è tipico di Giorgia Meloni: la donna che sosteneva Putin e che è diventata pro Zelensky (Applausi); la donna che voleva uscire dall'euro e poi è entrata in Europa; la donna che baciava l'anello a Trump e oggi cerca di far credere all'opinione pubblica che lei sta difendendo l'Italia. C'è soltanto il Presidente degli Stati Uniti che le sta dicendo: mi avevi detto delle cose, ma ne hai fatte altre. È il suo lavoro dire questo.

Avevate detto che avreste modificato l'impostazione della pressione fiscale in questo Paese, ed è vero, perché dal 40 per cento di pressione fiscale, che era il vostro obiettivo costituzionale, avete portato la pressione fiscale al 43,1 per cento, e mandate in TV della gente bravissima - complimenti, colleghi - che si attacca ai vetri per dire che la pressione fiscale che sale è un'ottima notizia. Pensate se fosse stata brutta! (Applausi). In questi mesi avete raccontato a tutti che voi avreste bloccato la sostituzione etnica: ricordo Giorgia Meloni che nel 2017 disse che 500.000 migranti regolarizzati in tre anni significava sostituzione etnica. Giorgia Meloni ha regolarizzato in questo triennio 500.000 migranti e la vostra sostituzione etnica è diventata una sostituzione etica. Avete smesso di parlarne perché siete i responsabili del più grande flop degli ultimi anni. Infine - è notizia di ieri - la chicca sul debito pubblico: sono mesi che venite in Aula a dirci che le statistiche dimostrano che noi abbiamo vinto lo scudetto dei risultati economici. Colleghi, guardate i dati del debito pubblico: non abbiamo vinto lo scudetto, abbiamo guadagnato la Champions League, perché in Europa siamo i peggiori di tutti avendo superato la Grecia. (Applausi). Ci dicevano "non farete la fine della Grecia", ma voi avete fatto peggio: con il Governo Meloni, il debito pubblico è il più alto d'Europa. Complimenti.

Veniamo al fallimento della sicurezza, che è molto semplice. Come diceva il collega Lombardo, voi vedete un fatto di cronaca e fate un decreto. Fate il decreto-legge Caivano e togliete la potestà genitoriale. Poi però c'è la famiglia nel bosco, che sta diventando una sorta di argomento da corso di recupero, cioè se perdi la potestà genitoriale porta la famiglia nel bosco così te la restituiscono, e la famiglia nel bosco viene accolta persino in Senato, perché la famiglia nel bosco deve riavere la potestà genitoriale che le abbiamo tolto con il decreto Caivano. Ora siamo pronti a cambiare idea un'altra volta seguendo una sacrosanta legge di «Libera» e intestandosela. Siete tarantolati dall'esigenza di fare non i decreti-legge, ma i tweet. Questo non è un decreto-legge. Sottosegretario Molteni, capisco che sia al telefono, fa bene, almeno parla di altro. Un membro del Governo che sta al telefono magari si fa spiegare cosa dire in replica. Il punto fondamentale è che noi abbiamo una realtà oggi nella quale voi fate gli spot. Guardiamo questo spot: mentre preparavate l'ennesimo decreto fuffa, un uomo di 47 anni a Massa è stato ucciso. Lo ripeto anche per quelli che chiacchierano: un uomo di 47 anni a Massa, intorno a mezzanotte, stava bevendo una birra con la compagna, suo figlio di 11 anni e suo cognato. È arrivato un gruppo di ragazzini, lo ha picchiato a sangue, lui è caduto ed è morto. Vedete, la vostra propaganda in questi casi dice che è colpa dei sindaci, perché per voi la sicurezza è sempre colpa dei sindaci. Si dà il caso che il sindaco di Massa sia leghista, quindi non avevate questo alibi. La vostra propaganda in questi casi dice che sono cittadini extracomunitari. È vero, i cittadini extracomunitari statisticamente delinquono più dei cittadini comunitari.

In questo caso, però, gli indagati (perché poi c'è sempre il garantismo) sono tre persone, due rumeni e un italiano, un minorenne. Di fronte a quello che è successo, sapete cosa fare di questo vostro decreto-legge? Nulla, per Massa questo testo non cambia niente. Così come non cambia niente per quel capotreno italiano di 34 anni che è stato ucciso alla stazione di Bologna da una persona che aveva precedenti penali e che voi non avevate fermato. Così come una ragazzina di 19 anni, a Milano, è stata sequestrata, stuprata e uccisa da un peruviano di 55 anni che era entrato regolarmente in Italia e che voi non avete rimpatriato, perché, cari signori del Governo, noi lezioni sulla sicurezza da voi non le prendiamo. (Applausi). Siete quelli che avete rimpatriato meno persone di quante ne abbiamo rimpatriate noi, sia con il mio Governo, sia con il Governo Conte.

Dovete avere il coraggio di dire che siete fuffa, che non avete risolto un solo problema, ma che vi serve tutto questo per andare nei TG, che occupate manu militari, impedendo alla Commissione di vigilanza di fare il proprio lavoro. Andate nei talk show ad attaccare la sinistra, dicendo che è la sinistra che governa, quando da quattro anni vi vantate di essere il Governo più longevo. Aggiungo: il Governo più longevo e contemporaneamente meno capace.

Di fronte a tutto questo, non investite su quello che realmente serve: il rientro dei cervelli. Meno cervelli ci sono, più maranza ci sono: è una regola matematica. (Applausi). Avete cambiato la legge sul rientro dei cervelli, ci sono 200.000 italiani che se ne vanno, ma questo non è un problema, perché non funziona sui social, non funziona su Instagram riportare indietro i talenti. Non vi rendete conto che, finché non riportiamo indietro i giovani, sarà evidente che non ci sarà un'inversione della curva demografica. Non avete investito sulle periferie. Le nostre colleghe hanno presentato un progetto, quello di mettere più soldi sul bando periferie, che dal 2016 abbiamo lanciato. Non avete messo i soldi (li avete tagliati) sul fondo di contrasto alla povertà educativa. È inutile che facciate gli spot: la povertà educativa è il punto chiave e voi non ve ne occupate, come non vi occupate della presenza di Forze dell'ordine, che lasciate in Albania. Funzioneranno? No, quegli agenti ritorneranno, solo che, per farli ritornare, dovremo aspettare che ve ne andiate a casa, perché per voi ormai è un fatto ideologico. (Applausi).

Noi abbiamo un decreto-legge voluto nei giorni di Rogoredo, quando il Vice Presidente del Consiglio e la Presidente, signor Sottosegretario, il suo capo, disse "più legittima difesa di così, io sto con l'agente senza se e senza ma". Ma non era il caso di starci senza se e senza ma. Noi stiamo sempre con gli agenti, ma noi difendiamo gli agenti onesti, la stragrande maggioranza delle Forze di polizia e dei Carabinieri, che sono vittime della vostra propaganda quando andate a difendere un delinquente, quando andate a difendere un assassino, quando non vi rendete conto che per la vostra esigenza di propaganda avete mandato la Polizia allo sbando. (Applausi).

Noi siamo dalla parte di quelli che credono nella sensibilità istituzionale. C'è un pezzo bellissimo nell'ultimo film di Sorrentino, dove il consigliere militare parla con il Presidente della Repubblica e gli dice (cito a memoria): «Avevamo pensato, noi militari e voi giuristi, che la disciplina e la legge ci avrebbero esonerato dall'incombenza faticosa di possedere una sensibilità». È un grande pezzo, lo suggerisco a tutti, destra e sinistra. In questo dibattito manca la sensibilità. Manca la sensibilità del Ministro dell'interno, che, affaccendato nei suoi fatti, decide di non venire in Parlamento. Manca la sensibilità del Presidente del Consiglio, che continua con la propaganda; manca la sensibilità di chi non si rende conto che legge e ordine sono parole che appartengono a tutti. Noi le difendiamo, voi le state strumentalizzando. (Applausi).

GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, provo a tornare nel merito della discussione oggi in oggetto, perché non penso che questa sia una discussione a tema libero, non penso che sia l'inizio della campagna elettorale. Capisco l'entusiasmo per la vittoria al referendum, però, per rispetto a questa Assemblea, dovremmo provare a parlare del tema oggetto di questa discussione.

Torno scrupolosamente sulla questione che stiamo analizzando e ricordo che questo provvedimento, così come il precedente, arriva in Aula senza il mandato al relatore. Non è una scelta ineluttabile e non è un percorso obbligato; è una scelta sicuramente legittima, che l'opposizione ha imposto a sua volta con un'altra scelta, quella dell'ostruzionismo, che, per carità, è contemplato dal Regolamento, signora Presidente, però forse non è il modo più adeguato a entrare nel merito di un tema che non è di destra né di sinistra, ma è un preciso diritto dei cittadini, che dovremmo cercare di costruire insieme con soluzioni vere.

Voglio anche ricordare che la scelta dell'ostruzionismo non può essere imputata al comportamento della maggioranza, perché sono testimone di numerosi tentativi da parte del presidente Balboni e anche di colleghi di maggioranza che avevano suggerito, per esempio, di analizzare un certo numero di emendamenti (100, 200 o 300): quello poteva essere il modo per migliorare ulteriormente questo decreto-legge ed entrare seriamente nel merito. Laddove invece si decide di presentare una media di 30 emendamenti per articolo, è evidente che, quando si superano i 1.000 emendamenti, la discussione del merito non interessa: questa è la scelta che l'opposizione ha fatto, ossia perdere tempo, fare propaganda, anticipare la campagna elettorale e fare tutto tranne che concorrere a migliorare questo testo, come sarebbe suo dovere.

La narrazione l'abbiamo imparata a memoria: vengono evocate parole come "panpenalismo" ed espressioni come "atteggiamento repressivo", "sanzionatorio" o "mania di propaganda"; questi sono alcuni degli slogan che sono stati ripetuti ossessivamente.

Provo però ad analizzare nel merito questo provvedimento - non da destra, ma da una posizione moderata, che sento mia - e provo anche, come ha fatto il collega Renzi, a collegarlo ai provvedimenti precedenti. Se guardiamo allora le cose non con la lente dell'ideologia e non con la volontà della contrapposizione, ma entrando nel merito, la linea del Governo può piacere o non piacere, ma è chiara e contempla la prevenzione sociale, il recupero dei territori fragili, l'educazione, il presidio delle regole e la sanzione solo dove e quando serve.

L'opposizione più volte ha accusato di una contrapposizione tra la prevenzione e la sicurezza: in realtà, questi due elementi fanno parte della strategia che il Governo si è dato in materia di sicurezza, anche partendo dai decreti Caivano e Caivano-bis.

Colleghi della sinistra, credo però che sulla sicurezza dobbiate chiarire cosa intendete. Voglio ricordare le parole che nel 2025 un fondatore del Partito Democratico, Walter Veltroni, appunto sul «Corriere della Sera» diceva a proposito di sicurezza (lo leggo testualmente): «La sicurezza è un problema che riguarda tutti, ma in particolare chi ha di meno». Non capire questo significa dare ragione a chi identifica la sinistra con le ZTL, diceva ancora Veltroni e proseguiva dicendo che le leggi, quelle che ci sono, vanno fatte rispettare e, se qualcuno le viola, non è accettabile che sia in grado di farlo ripetutamente senza una sanzione. Credo che da qui dovesse scaturire una responsabilità condivisa ad affrontare il provvedimento nel merito.

E ancora, la scarsità di risorse è un'accusa che abbiamo sentito ripetutamente: all'interno di quel vituperato decreto Caivano ci sono opere, risorse e presenza dello Stato. Il piano ordinario ha mobilitato dentro quel decreto-legge fonti di finanziamento per 54 milioni di euro (Applausi), e uno dei simboli più forti di questa scelta è il recupero di un centro sportivo intitolato a Pino Daniele. Il recupero di quel centro sportivo è la dimostrazione che lo Stato può riprendersi luoghi abbandonati e trasformarli in spazi di aggregazione, sport, benessere e legalità.

Ancora, nel decreto cosiddetto Caivano-bis, a Rozzano, nella provincia di Milano - chi la conosce sa quanti problemi ci sono - sono stati stanziati 22 milioni di euro di interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale e ambientale.

Ieri un collega dell'opposizione ha detto che questi soldi non ci sono per tutti i Comuni, ma se, anziché mettere in discussione quel modello, si provasse a condividerlo, a migliorarlo, potrebbe diventare il modello da applicare in tanti altri Comuni, con risorse che si trovano anche attraverso le Regioni, le Province e gli enti locali. Invece, si preferisce negare quel modello, non dire che sono state stanziate risorse e parlare solo di propaganda.

Vengo al tema dei coltelli. Anche qui, è vero che c'è la prevenzione e a scuola si sta facendo moltissimo. Voi non ve ne accorgete, ma insegnanti, dirigenti, personale tecnico e il ministro Valditara hanno messo in campo misure per la tutela e per la valorizzazione dei comportamenti corretti. Non è però normale regolare i conti, un banale litigio, attraverso l'utilizzo di un coltello. Purtroppo, ci sono due atteggiamenti di fronte a quello che la cronaca di tutti i giorni ci consegna: o la rassegnazione in merito al fatto che oramai sia quasi normale uscire di casa con dei coltelli; oppure mettere in campo delle misure quali il divieto della vendita ai minori di strumenti atti a offendere, imporre la verifica dell'età, rafforzare il contrasto al porto di lame. È insufficiente, ma è sicuramente un passo in avanti, sicuramente un'assunzione di responsabilità, della quale la società nel suo complesso si deve far carico per evitare che regolare i conti attraverso l'utilizzo del coltello appaia quasi un qualcosa di normale.

Ho ricordato l'impegno sulla prevenzione del ministro Valditara: il voto in condotta, il rafforzamento della valutazione sul comportamento, il fatto che la sospensione non viene più concepita come una vacanza o come un vuoto educativo. Questa è prevenzione. Cosa intendete voi per prevenzione, se non tenete conto del lavoro che il Ministero dell'istruzione e del merito sta portando avanti insieme a tutto il personale scolastico?

È lì che si fa la prevenzione. Poi è chiaro che le norme penali hanno anche una funzione preventiva, perché, se non si rende sanzionabile un comportamento e non si evidenzia il disvalore, quel comportamento può apparire normale o quasi tollerato. Ovviamente mi auguro che si possa fare molto e, come Noi Moderati, voglio ricordare in questa sede anche gli investimenti che abbiamo fatto sui centri di aggregazione, a partire dagli oratori. Ottomila oratori in questo Paese sono un elemento di prevenzione della criminalità e dei comportamenti sbagliati, perché è meglio che i nostri figli vadano lì, piuttosto che nei parchi, dove magari gira la droga e c'è violenza. Questa è una forma di prevenzione.

Il punto politico è semplice. Questo decreto-legge non arriva nel vuoto, ma si inserisce in una strategia che tiene insieme la presenza dello Stato, il recupero dei territori, le regole, l'educazione e la responsabilizzazione delle famiglie, la tutela della scuola, la lotta alla violenza giovanile e l'investimento nei luoghi di aggregazione, a Caivano come a Rozzano.

Vengo a un'altra questione che ha fatto molto discutere, quella del fermo preventivo. Ieri siete riusciti a raccontare, ai pochi giovani che hanno la possibilità di ascoltare il nostro dibattito, che c'è qualcuno così stupido da voler impedire o conculcare il diritto di manifestare. Ebbene, in materia di fermo preventivo voglio chiarire che non c'è alcuna limitazione della libertà di manifestare. Quella che si cerca di bloccare è la libertà di devastare. Secondo voi, infatti, dovrebbe essere normale lasciare la libertà di devastare e partecipare alle manifestazioni per mettere in campo azioni violente. (Applausi).

La verità è una sola: per voi, con il referendum, è partita la campagna elettorale. Questo tempo voi non lo volete utilizzare per svolgere il ruolo che oggi avete, di opposizione. Voi lo volete utilizzare per fare campagna elettorale, per fare propaganda, per alimentare una narrazione che non ha nulla a che vedere con i provvedimenti che il Governo ha preso in carico e che ha portato avanti, in una logica che mette insieme, e non in contrapposizione, la prevenzione e la sicurezza. Questo, peraltro, è avvenuto anche in materia di immigrazione.

Proseguite come ritenete utile. Quello che penso è che oggi noi siamo qui con dei ruoli precisi. Avremo la possibilità, innanzitutto, di essere consapevoli che la sicurezza è un diritto dei cittadini e che tutti dovremo concorrere a migliorare questo testo.

Avete scelto legittimamente una strada diversa. Noi proseguiamo sulla strada che abbiamo intrapreso e sicuramente come Gruppo esprimiamo un voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, dopo i lunghi mesi che abbiamo passato in Aula, anche su questo decreto-legge questa settimana in Commissione, a discutere con il Governo e cercare di smontare la gigantesca - secondo me - operazione di propaganda che viene messa in campo, farò poche osservazioni, in particolare due.

La prima è che io sono tra quelli che non minimizzano e penso che dentro questo decreto-legge e negli altri fatti in questi anni - il cosiddetto decreto rave che aprì la legislatura, poi il decreto-legge Caivano, poi gli altri decreti sicurezza - non ci sia semplicemente una serie di norme messe lì alla rinfusa. Non credo che questa cosa per vada minimizzata. Credo, invece, che vada detto con chiarezza che stiamo dentro un disegno politico complessivo. Penso anche che questo disegno politico complessivo si fa e si utilizza come gigantesca arma di distrazione di massa - questo lo dirò dopo - perché il Governo contemporaneamente ha fallito completamente sulla cosa che diceva a inizio legislatura, cioè che avrebbe dato delle risposte sociali a questo Paese. Siccome non ci è riuscito e dal punto di vista sociale siamo dinanzi a un totale disastro (perché gli stipendi sono completamente fermi al palo, perché l'inflazione si sta mangiando quei salari, perché siamo in una condizione di grande difficoltà e i famosi posti di lavoro millantati dalla presidente Meloni non esistono o sono precari, o comunque non risolvono minimamente la condizione sociale del Paese); allora, dinanzi a questo disastro sociale ed economico, evidentemente anche politico, si utilizza per l'appunto un po' di arma di distrazione di massa. Cosa c'è di meglio che dare al proprio elettorato in pasto qualche elemento attorno al quale provare comunque a costruire una qualche forma di legittimazione politica?

Però, dentro quest'arma di distrazione di massa, credo vi sia anche un disegno e non è semplicemente quello di questo decreto sicurezza. Lo dico anche a proposito di alcune considerazioni che ha fatto adesso la senatrice Gelmini, poi dirò qualcosa anche sulla vicenda del fermo preventivo che ha tirato in ballo lei. In realtà è tutta l'operazione politica che ha fatto il Governo in tutti questi anni, comprese le riforme costituzionali, comprese quelle - per fortuna la popolazione italiana l'ha capito e gliel'ha bocciata nelle urne la riforma costituzionale (Applausi) - a immaginare una torsione della nostra democrazia.

Il decreto sicurezza è dentro questo progetto di torsione della democrazia, non è una cosa separata e diversa, per esempio rispetto al premierato, oppure rispetto all'idea di assoggettare il potere giudiziario al potere politico. È esattamente parte dello stesso progetto, che è quello di cambiare i connotati della Repubblica democratica, in qualche modo di andare a incidere su una serie di articoli della Costituzione, o cercando addirittura di cambiarli - come si era fatto con il progetto scellerato della riforma costituzionale - oppure piegandoli a una logica e, in qualche modo, utilizzando un clima che viene artatamente costruito nel Paese (la paura, la ricerca permanente del nemico e dell'avversario).

Noi viviamo nel 2026 e sembra, ascoltando i colleghi della destra, che siamo nell'Italia degli anni Settanta. È come se fossimo in una condizione completamente diversa da quella che viene raccontata. Il Sottosegretario farebbe bene a interrogarsi su un dato e l'ho detto tante volte in Commissione nel corso degli ultimi mesi: in Italia noi, da circa trent'anni a questa parte, assistiamo a una diminuzione dei reati, non a un aumento dei reati. L'Italia oggi è un Paese nettamente più sicuro di quanto non lo fosse trent'anni fa; andate a vedere quanti erano gli omicidi trent'anni fa e andate a vedere quanti sono gli omicidi oggi, tanto per dirne una. Se fossi dei panni del Sottosegretario, mi interrogherei però sul fatto che - guarda caso - proprio negli ultimi tre anni, questa tendenza che ha attraversato il Paese per molti decenni, invece, su alcuni reati si è invertita.

È come se l'idea che si debba intervenire solo ed esclusivamente sul terreno repressivo e securitario avesse determinato esattamente il segno opposto. Per l'appunto, le conseguenze di queste scelte sono che, mentre si riempiono, in particolare, le carceri minorili di un sacco di ragazze e ragazzi - andate a leggere quanti sono oggi i detenuti nelle carceri minorili, dal decreto Caivano in poi - tra i giovanissimi aumenta l'utilizzo dei coltelli e aumentano alcuni reati.

Vi potete, allora, interrogare su questo? Com'è possibile che una tendenza di tanti decenni subisca ora un'inversione? Probabilmente state rompendo un meccanismo attorno al quale si è cercato, nel corso di tutto questo tempo, di lavorare sulla base di precisi elementi culturali. Gli elementi culturali attorno ai quali si lavorava erano esattamente quelli che, per togliere il Paese da una condizione di difficoltà, occorreva intervenire sulla scuola, sulla povertà educativa. Si doveva, cioè, costruire quel retroterra culturale che consentisse alla nostra società di fare qualche avanzamento. Nel momento in cui si sostituisce completamente questa decennale impostazione e si fonda tutta la normativa sul piano repressivo e sul piano autoritario, il risultato è un fallimento da una parte e, dall'altra parte - insisto - una clamorosa arma di distrazione di massa, che viene utilizzata proprio per nascondere il fallimento del Governo sulle politiche sociali.

Mi rivolgo alla senatrice Gelmini e a quelli che hanno parlato del fermo preventivo. Io sono tra coloro che davvero pensano che questo provvedimento sia profondamente lesivo di alcuni diritti costituzionali, in particolare, per esempio, della libertà di manifestare. Voi sapete che cos'è il fermo preventivo? Qualcuno sa quando è stato introdotto in Italia il fermo preventivo? Ve lo dico io: è stato introdotto a metà degli anni Settanta, da una legge denominata la legge Reale (legge n. 152 del 1975), che fu all'epoca molto criticata; addirittura il Partito Radicale raccolse le firme e fece un referendum sulla legge Reale, che era molto limitativa dei diritti civili, li restringeva molto. Eravamo a metà degli anni Settanta. Pensate che il referendum si tenne nel 1978, nel mese di giugno, pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro (quindi immaginatevi in che condizioni era questo Paese), e, nonostante quel clima davvero clamorosamente, giustamente e inevitabilmente emergenziale, in quel referendum ci fu anche una fetta significativa della popolazione italiana, il 25 per cento, che comunque votò contro l'inasprimento di quelle norme sui diritti civili. Onestamente, io penso che se ci fossi stato all'epoca, avrei contestato, ma perlomeno erano giustificate da un clima che era quello che era, ossia quello dell'Italia degli anni Settanta, in cui si ritrovava il cadavere di Aldo Moro dentro una Renault 4.

Non vi rendete conto della strumentalità di far sembrare che questo Paese viva oggi una condizione anche minimamente e lontanamente assimilabile a quella? (Applausi). Addirittura, con questo decreto-legge, intervenite sulla legge Reale, la modificate e rendete ancora più stringente il fermo preventivo, che già era molto criticabile all'epoca quando fu fatto, nel 1975, in una condizione che certamente non era quella di oggi. Operate una stretta e una torsione autoritaria sui diritti civili e sociali, sulla libertà di manifestazione, che io penso davvero dobbiamo totalmente respingere.

Io ve l'ho detto ieri e lo ripeto oggi: capisco che avete il terrore del dissenso, che le politiche messe in campo nel corso di questi tre anni dal Governo, siccome non hanno prodotto niente, finalmente stanno facendo sì che gli italiani abbiano capito dinanzi a quale gigantesca operazione di propaganda sono e siano tornati in piazza, a fare le manifestazioni. Pensate veramente di poter frenare questo dissenso sociale rispetto alle vostre politiche semplicemente rendendo più difficile la libertà di manifestare? Non ci riuscirete, non c'è riuscito nemmeno Trump negli Stati Uniti d'America; nemmeno se fate l'ICE ci riuscirete. Figuratevi se fate un decreto-legge come questo! (Applausi).

Presidente, credo - l'ho già detto ieri e lo ripeto oggi - che noi forze democratiche e progressiste che oggi facciamo opposizione a questo decreto-legge dobbiamo prendere un impegno con i nostri elettori, con i cittadini democratici di questo Paese e con tutti coloro che non condividono la svolta alla quale stiamo assistendo: quando toccherà a noi - e vedrete che toccherà molto presto - di questo decreto-legge non resterà più nulla. (Applausi).