Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 409 del 15/04/2026

Discussione del disegno di legge:

(1818) Conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(ore 11,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1818.

Ha facoltà di intervenire il presidente della 1a Commissione permanente, senatore Balboni, per riferire sui lavori della Commissione.

BALBONI (FdI). Signora Presidente, purtroppo devo comunicare a lei e all'Assemblea che non ci sono state le condizioni per concludere l'esame del provvedimento in Commissione, quindi non è stato votato il mandato al relatore a causa dell'elevato numero di emendamenti e nonostante la Commissione abbia lavorato a lungo per tentare di concluderne l'esame, non siamo riusciti a farlo.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Balboni, il disegno di legge n. 1818, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo del proponente senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signora Presidente, intervengo semplicemente per dire a lei e ai colleghi dell'Assemblea che abbiamo ascoltato adesso il presidente Balboni riferire correttamente all'Assemblea il fatto che andiamo in discussione senza mandato al relatore, visto l'andamento dei lavori che c'è stato in Commissione e anche l'estrema difficoltà con cui abbiamo dovuto seguire questo decreto-legge nel corso delle passate settimane.

Volevo però far notare con sommo disappunto - lo dico a lei e, naturalmente, alla Presidenza del Senato nel suo insieme - che trovo davvero molto sbagliato comprimere una discussione così seria come quella sul decreto-legge sulla sicurezza, che - come voi sapete - affronta significative norme penali e la libertà delle persone perché mette mano in maniera anche incisiva al codice penale, e racchiudere questa discussione nelle sole quattro ore che sono state immaginate, all'interno delle quali si dovrebbero svolgere la discussione sulle pregiudiziali, la discussione generale e poi anche gli interventi sugli emendamenti. Considerare soltanto quattro ore di discussione per una vicenda così grave e così seria a me pare francamente l'ennesimo gesto di assoluto disprezzo nei confronti di questo Parlamento.

Penso che sia molto sbagliato e penso che sarebbe servita in Aula una discussione più seria, più articolata, anche visto quanto accaduto in Commissione e la totale impossibilità di discutere questo decreto-legge fuori dal muro che il Governo ha alzato rendendo completamente impossibile qualunque normale interlocuzione con l'opposizione. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore, sicuramente riferirò la sua richiesta, però lei sa che è stato approvato il calendario con questo contingentamento dei tempi già nel mese di dicembre.

FLORIDIA Barbara (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORIDIA Barbara (M5S). Signora Presidente, intervengo anch'io sull'ordine dei lavori. Prendiamo atto che questo Parlamento è continuamente umiliato. Ci tenevo oggi a riportare qui, in quest'Aula, il monito del Presidente della Repubblica di ieri, che ci richiama ai nostri doveri istituzionali.

PRESIDENTE. Scusi, non ho sentito cosa ha detto.

FLORIDIA Barbara (M5S). Rispetto al Parlamento che spesso viene umiliato, volevo riportare all'attenzione di quest'Assemblea le parole del Presidente della Repubblica.

PRESIDENTE. No, non è sull'ordine dei lavori.

FLORIDIA Barbara (M5S). Se mi lascia finire, sì, perché riguarda anche i lavori di quest'Assemblea. Ieri il Presidente della Repubblica ha praticamente detto che è inaccettabile che una Commissione di vigilanza…

PRESIDENTE. Non è sull'ordine dei lavori. (Commenti della senatrice Floridia Barbara). Scusi, questo non è sull'ordine dei lavori. Mi dispiace, non lo è. Andiamo avanti. Disattivate il microfono. (Vivaci proteste).

No, mi spiace, questo non è sull'ordine dei lavori. (Vivaci proteste). Intanto si calmi, perché, francamente, vedere questa sceneggiata in cui lei mi urla addosso non mi sta bene. (Vivaci proteste).

Io la faccio parlare se lei va al punto. Se fa una premessa che non riguarda l'ordine dei lavori non la faccio parlare. Prego.

FLORIDIA Barbara (M5S). Anche lei…

PRESIDENTE. Non faccia la premessa su una cosa che non c'entra, vada al punto dell'ordine dei lavori di oggi.

FLORIDIA Barbara (M5S). Se non faccio sceneggiate io…

PRESIDENTE. No, vada avanti. Prego.

FLORIDIA Barbara (M5S). …non le faccia neanche lei.

Il mio intervento riguarda proprio i lavori di quest'Assemblea, perché in quest'Aula non arriva una riforma fondamentale, che è la riforma della RAI, che è bloccata. (Applausi).

PRESIDENTE. Va bene, grazie. Non riguarda i lavori dell'Assemblea. L'ordine dei lavori si intende adesso.

Io vado avanti.

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, come dicevo poco fa al presidente Malan, la questione che pone la presidente Floridia riguarda i lavori dell'Assemblea, perché l'European media freedom act è quel provvedimento che le opposizioni, da più di un anno e mezzo, chiedono alla maggioranza di liberare. Lei lo sa, perché ne abbiamo parlato più volte in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi…

PRESIDENTE. Appunto, ne avete già parlato più volte, come ha detto lei, in Conferenza dei Capogruppo. La senatrice Floridia… (Vivaci proteste).

Adesso basta! Andiamo avanti. (Commenti).

Senatore Boccia, non la sto ad ascoltare, mi dispiace. Basta.

Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali... (Vivaci proteste).

No, no! È inutile, non provocate, perché tanto vado avanti. (Vivaci proteste).

Prego.

BOCCIA (PD-IDP). Presidente, se avesse pazienza, scoprirebbe che in trenta secondi arriverebbe il messaggio alla Presidenza, prendendo atto che è sull'ordine dei lavori. Infatti, il Media freedom act, che non abbiamo citato noi questa settimana, ma il Presidente della Repubblica, da un anno e mezzo è oggetto di richiesta unitaria delle opposizioni; da mesi la Commissione bilancio non ha risposte dal Governo, che lo ha preso in ostaggio. La Presidente della Commissione di vigilanza, che non può esercitare il suo ruolo, ha chiesto al Presidente del Senato, attraverso lei, di far proprie le parole del Presidente della Repubblica. Non mi pare che questo…

PRESIDENTE. La senatrice Floridia non ha bisogno dell'avvocato difensore. (Vivaci proteste).

Detto questo, lei sa benissimo qual è il Regolamento, presidente Boccia, non se ne deve approfittare. (Vivaci proteste). Non se ne approfitti!

La cortesia della Presidenza è di lasciarle la parola, ma lei non se ne approfitti e non provochi. Lei conosce bene il Regolamento e sa che questo non è sull'ordine dei lavori. (Vivaci proteste).

Devo tirare fuori il Regolamento? No, lei lo conosce molto bene. Non si approfitti della mia gentilezza. L'ho lasciata parlare, ha esposto la sua questione, il suo tempo è finito. (Vivaci proteste).

ROMEO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, chiedo cortesemente ai colleghi della minoranza di farci sapere esattamente di quanto tempo hanno bisogno per discutere di questo provvedimento, così cerchiamo di avere una gestione ordinata dei lavori dell'Assemblea nei prossimi due giorni, evitando questo cinema, che non è utile a nessuno. Entriamo nel merito del provvedimento, diteci di quante ore avete bisogno e ne discutiamo apertamente con la maggioranza, grazie.

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire la senatrice Lopreiato per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, però la invito sinceramente ad accogliere le istanze avanzate testé dall'opposizione, per una gestione ottimale dei lavori. Lo so che mi sta concedendo il tempo per intervenire sulla questione pregiudiziale sul decreto-legge sicurezza, però la invito in questo momento a sospendere brevemente i lavori, per poter parlare serenamente di quello che è accaduto, e a dare un attimo la parola all'opposizione, anche alla luce dell'intervento del senatore Romeo. Le chiedo quindi di sospendere i lavori per cinque minuti per poter parlare, dopodiché interverrò sulla questione pregiudiziale, Presidente, se è possibile. Le chiedo questa gentilezza.

PRESIDENTE. No, guardi, se vuole ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale adesso, le ho dato il tempo. Siamo già oltre, siamo già in un'altra fase. Lei ha facoltà di parlare sulla questione pregiudiziale QP1. Prego.

LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, mi scusi, le posso dire una cosa? Già abbiamo vissuto le dinamiche di Commissione durante l'esame del decreto-legge sicurezza e già ho visto che in Commissione i parlamentari hanno avuto le ali tarpate, con l'impossibilità di esercitare le proprie prerogative. Ora, in quest'Aula, le stanno chiedendo la gentilezza di sospendere per cinque minuti. Io credo che non faccia la differenza in quest'Aula poter interloquire con lei, che ha stroncato i lavori in maniera così repentina, a seguito di una denuncia fatta dalla presidente della Commissione di vigilanza RAI. La invito ulteriormente, anche in qualche modo limitandomi dopo nell'intervento - non mi interessa - ma, per il buon andamento dei lavori, la invito nuovamente a sospendere la seduta.

PRESIDENTE. Lei intanto cominci a illustrare la questione pregiudiziale. (Commenti). Non vuole? Allora vado avanti; non la illustra più, è sua facoltà. Non sospendo i lavori adesso. Senatrice Lopreiato, lei rinuncia ad illustrare la questione pregiudiziale QP1?

LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, io non rinuncio.

PRESIDENTE. Allora la illustri.

LOPREIATO (M5S). No, Presidente, le sto chiedendo cinque minuti di sospensione dei lavori.

PRESIDENTE. Adesso no. Chiediamo. Intanto vada avanti, se vuole.

LOPREIATO (M5S). Se lei permette, siccome ho secchezza di gola, le chiedo se è possibile rinviare il mio intervento. Posso farlo successivamente.

PRESIDENTE. Va bene. Andiamo avanti.

PAITA (IV-C-RE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAITA (IV-C-RE). Signora Presidente, i colleghi hanno posto una questione reale, che credo meriterebbe un po' di attenzione e una valutazione ponderata sulla gestione dei lavori. Non so se lei si sta rendendo conto di quello che sta accadendo in quest'Aula in questo momento. Dobbiamo affrontare due giorni complessi, in cui faremo votazioni su temi delicati; le consiglierei di accogliere la richiesta fatta dalle opposizioni e magari, Presidente, anche di farsi una domanda. Guardi, glielo pongo con grande gentilezza questo dubbio amletico: secondo lei come mai ogni volta che lei presiede questa Assemblea c'è un caos totale? (Applausi).

Presidente Ronzulli, lei non si pone il problema del perché non riesce a esprimere in quest'Aula una visione istituzionale. Ogni volta che lei è in Aula…

PRESIDENTE. Questo non è un intervento sull'ordine dei lavori, la ringrazio molto ma i commenti sulla Presidenza non riguardano l'ordine dei lavori.

Proporrei, se tutti i Capigruppo sono d'accordo, quindi facendo una deroga rispetto a quanto è stato già deciso dalla Conferenza dei Capigruppo, di sospendere i nostri lavori per cinque minuti.

Senatore Malan, è d'accordo?

MALAN (FdI). Signor Presidente, sono d'accordo, ma naturalmente a condizione che dopo cinque minuti si vada avanti con i lavori, perché altrimenti, se riprendiamo con gli interventi su qualunque argomento - rispettabile o no - andiamo avanti adesso.

PRESIDENTE. Senatrice Craxi, lei è d'accordo sulla sospensione?

CRAXI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, anch'io sono d'accordo, perché penso che, avendo iniziato la discussione sulla questione pregiudiziale, occorra andare avanti.

PRESIDENTE. Senatore Romeo, lei come si pronuncia?

ROMEO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, siamo d'accordo anche noi sulla sospensione e ribadiamo: piuttosto che fare ogni quarto d'ora uscite ed interventi che tante volte possono anche essere dei pretesti per allungare i tempi, diteci di quante ore avete bisogno, così almeno ci mettiamo d'accordo prima. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Biancofiore, prego.

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, anch'io mi unisco a quanto hanno detto i colleghi che mi hanno preceduta, ma vorrei ricordare che c'è un ordine del giorno di cui eravamo tutti assolutamente coscienti. Nella Conferenza dei Capigruppo i colleghi dell'opposizione si lamentano sempre - e talvolta hanno anche ragione - del fatto che il programma viene cambiato, adesso il programma non deve essere cambiato, quindi va bene la sospensione, ma poi procediamo con l'ordine del giorno che è stato votato da tutti.

PRESIDENTE. Il senatore Boccia e la senatrice Paita si erano detti d'accordo. È d'accordo anche lei, senatore Pirondini?

PIRONDINI (M5S). Signor Presidente, questo confronto sarebbe già terminato dieci minuti fa. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Mi attengo al Regolamento e lo applico, ma soprattutto applico le deliberazioni della Conferenza dei Capigruppo, alla quale lei mi pare fosse presente, no?

PIRONDINI (M5S). Mi fa parlare? Io sono intervenuto per dire che, se la senatrice Barbara Floridia interviene rispetto ad un provvedimento che riguarda quest'Assemblea, per dire che il Presidente della Repubblica ha detto che è uno scandalo che la Commissione parlamentare di vigilanza RAI non possa lavorare, è suo pieno diritto farlo e non è suo diritto, Presidente, interromperla e togliere la parola, ha capito? (Applausi).

PRESIDENTE. Io mi attengo al Regolamento, ho studiato il Regolamento.

PIRONDINI (M5S). Non è una questione soggettiva.

PRESIDENTE. Senatore Pirondini, ha già parlato abbastanza. Senatore De Cristofaro, prego. (Commenti del senatore De Cristofaro). Senatore De Cristofaro, lei non può intervenire quando vuole, c'è un Regolamento. Io l'ho chiamata per chiedere se era d'accordo sulla sospensione. (Commenti del senatore De Cristofaro). Bravissimo, lei dimostri il suo atteggiamento come Capogruppo. Senatore De Cristoforo, non sento. Stia calmo e non si permetta, la mia pazienza è arrivata a un limite. Senatore De Cristofaro, mi dica solo se è d'accordo. (Vivaci proteste).

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, io ovviamente sono d'accordo sulla sospensione, ma voglio fare solo due brevi osservazioni. La prima è che penso che le cose che hanno detto la senatrice Barbara Floridia e il senatore Pirondini siano nel loro pieno diritto e non è vero che sono fuori tema, perché la questione fa parte esattamente dell'ordine dei lavori, visto che in questa settimana, in quest'Aula, avremmo dovuto affrontare il Media Freedom Act. (Applausi). Avremmo dovuto parlare di questo, in questa settimana, non del decreto-legge. È quindi nel pieno diritto della senatrice Barbara Floridia richiamare l'Assemblea a questa circostanza, peraltro in buona compagnia, visto che mi pare di aver capito che finanche dal Quirinale sia arrivata, da questo punto di vista, una presa di posizione.

La seconda osservazione, che vale per tutti perché riguarda la discussione dei tempi che facevamo prima, è che questa vicenda è proprio la pietra tombale di questa nostra abitudine alla quale - lo dico ora - nei prossimi mesi mi sottrarrò per sempre, di decidere mesi e mesi prima come deve essere l'andamento dei lavori e per quanto tempo si può parlare in Aula, a prescindere da quello che poi succede nella realtà. A me non importa nulla che a dicembre è stato deciso che sul decreto sicurezza si parla quattro ore, se poi però, nel frattempo, interviene una serie di fatti. (Applausi).

Non siamo dei burocrati e nemmeno delle persone che, siccome si è detto una cosa quattro mesi fa sull'andamento dei lavori dell'Aula, far sì che quella cosa sia la Bibbia. Non funziona così. Siamo nel Parlamento della Repubblica: se succede un fatto politico, come è accaduto in Commissione, e quindi si determina una situazione di blocco, si arriva in Aula senza mandato al relatore e le forze di opposizione chiedono dei tempi più congrui, non si può rispondere che a dicembre si è deciso così, perché è una risposta burocratica.

PRESIDENTE. Mi attengo a quello che è stato deciso. Lei ieri poteva dirlo. Come sa, ieri c'è stata una Conferenza dei Capigruppo.

Sospendo i lavori per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11,29, è ripresa alle ore 11,36).

Ha chiesto di intervenire la senatrice Lopreiato per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

LOPREIATO (M5S). Signora Presidente, colleghi e colleghe, oggi, con questa pregiudiziale di costituzionalità, il MoVimento 5 Stelle non ha certo la volontà di fare ostruzionismo e non lo ha fatto nemmeno in Commissione, perché, se vedete bene, i nostri emendamenti sono andati sempre nel merito del provvedimento.

Devo però notare - mi scusi, Presidente, ma i fatti di prima sull'andamento dei lavori dell'Aula mi hanno leggermente scosso - che questo decreto-legge è l'ennesimo inaccettabile abuso della decretazione d'urgenza. Siamo all'ennesimo decreto-legge (parliamo di circa 120 decreti-legge) e io vorrei ricordare a quest'Aula che l'articolo 77 della Costituzione - come ho detto anche in Commissione - richiama i presupposti del decreto-legge, cioè la necessità e l'urgenza. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte a un provvedimento assolutamente eterogeneo: parliamo di 33 articoli che hanno toccato di tutto e di più e di certo non possiamo parlare, per tutti i temi trattati, di presupposti di necessità e urgenza.

Tuttavia vi è di più, signora Presidente, ed è la prova dell'assenza di urgenza. Come ho ricordato in Commissione, il decreto-legge è stato deliberato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio e lo stesso giorno è stato approvato il disegno di legge sulla sicurezza; peraltro questo è un testo che non è stato mai trasmesso alle Camere. Sulla sicurezza siamo di fronte a un legiferare veramente schizofrenico: siamo al terzo provvedimento che chiamiamo sicurezza, perché poi, se vogliamo vedere tutta la storia, tutti i tre anni e mezzo, noi ritorniamo sempre a parlare di sicurezza. Ricordo già il primo provvedimento, quello sui rave party o piuttosto i decreti Cutro I o Cutro II. Insomma, si tratta di una serie di insuccessi, uno dietro l'altro.

Devo dire che anche la presidente del Consiglio Meloni in Assemblea la settimana scorsa ha tirato le orecchie al ministro Piantedosi. (Commenti). Le ha tirate, perché ha evidenziato gli insuccessi dei vari provvedimenti sulla sicurezza; mi fa piacere questo ghigno, molto da Babbo Natale. (Commenti). Alla Presidente del Consiglio vorrei dire: buongiorno, benvenuta nel mondo reale, finalmente se ne è accorta, però le vorrei anche ricordare che è lei la responsabile.

Vorrei anche ricordare quanto dispone l'articolo 95 della Costituzione, per cui, se non funziona il decreto sicurezza, cara Giorgia Meloni, la colpa è sua. (Applausi).

Come dicevo prima, signora Presidente, siamo di fronte a un decreto omnibus: siamo passati da un argomento all'altro con una facilità unica. Siamo passati dalle armi all'immigrazione, ai concorsi di polizia, alle manifestazioni di piazza, alla disciplina penale: un'eterogeneità che la giurisprudenza costituzionale ha più volte censurato, perché rende impossibile un esame approfondito e consapevole delle singole disposizioni.

Mi sembra davvero una scelta alquanto lesiva delle prerogative dei parlamentari e sicuramente dei componenti della Commissione giustizia: l'ho detto più volte, perché trovo assurdo, tenuto conto del fatto che il provvedimento incide moltissimo in materia penale, che la Commissione giustizia non sia stata coinvolta. Tuttavia, lo capisco anche perché, se ci fossero stati altri commissari, sarebbero stati altri interventi e non sia mai detto che comunque questo decreto non abbia un iter veloce in sprezzo di quella che è un'attività parlamentare che ci è dovuta e, in particolare modo, dei componenti della Commissione giustizia. In verità, vista l'eterogeneità del provvedimento, non avrei incluso soltanto i membri della Commissione giustizia, ma avrei ampliato ulteriormente la possibilità di intervenire sul provvedimento.

Tuttavia, come componente della Commissione giustizia, non posso non evidenziare la presentazione in Commissione dell'emendamento 3.3, relativo all'abuso d'ufficio, un argomento che a voi proprio non piace. L'emendamento, nonostante fosse assolutamente ammissibile perché collegato all'articolo relativo al fermo, è stato invece dichiarato - indovinate, indovinate - inammissibile. L'Europa vi sta dicendo di ritornare indietro sui vostri passi; vi abbiamo dato anche la possibilità, ma niente, nulla. Questo non vi interessa, non sia mai. Poi mi dovete spiegare come intervenite sui comportamenti illegittimi della polizia in caso di fermo; non si sa, ma ce lo spiegherete dopo.

Ritorniamo però a quelli che sono i princìpi di ragionevolezza e proporzionalità, che voi non rispettate. Parliamo degli articoli 3 e 27 della Costituzione e infierite sui diritti fondamentali del cittadino.

Ho pochissimo tempo, anche se ci sarebbe da parlare per ore. Pensiamo soltanto all'articolo 1, che introduce una sanzione amministrativa per i genitori, se un minore commette reati legati alle armi. Chi ha studiato giurisprudenza - forse basta il primo anno di studi - sa benissimo che si parla di responsabilità penale personale e non di responsabilità penale. Qui, invece, in disprezzo a quanto previsto dall'articolo 27 della Costituzione, si introduce una sanzione amministrativa per i genitori: quindi li minacciamo dicendo che, semmai i loro figli commettono reati legati alle armi - magari non sanno nulla di ciò che fanno i figli - rischiano una sanzione amministrativa. Ma scusatemi: dov'è la funzione rieducativa delle pene? Non si sa.

Passiamo poi, per esempio, all'articolo 3: si inaspriscono le pene per il furto con destrezza e la rapina commessa da un gruppo organizzato. Sappiamo che sono sempre norme manifesto alle quali ormai siamo abituati, come al solito in disprezzo della scala di gravità dei reati e la proporzionalità della pena. Sono parole che io ormai ripeto quasi in loop, sia in Commissione giustizia, che in quest'Aula.

Compressione del dissenso: questa non è una novità, in verità. Credo che dal primo provvedimento sui rave party sappiamo benissimo come si parli di compressione del dissenso: il riferimento è agli articoli 4, 7, 9 e 10 del decreto, che sono chiaramente un attacco alla libertà di manifestazione, sancita dall'articolo 17 della Costituzione; alla libertà personale, sancita dall'articolo 13 della Costituzione; alla libertà di circolazione, sancita dall'articolo 16 della Costituzione. Si introducono Daspo, perquisizioni, fermi, accompagnamento in questura, basandosi su forme generiche come comportamenti molesti, intralcio, ostacolo. State facendo quindi praticamente un uso illegittimo del diritto penale, che sta diventando un controllo politico.

Lo abbiamo detto dal primo provvedimento rave party. L'abbiamo ribadito anche durante l'esame dell'altro decreto sicurezza, che prima era un disegno di legge, poi trasformato, per motivazioni vostre, in decreto. Lo stiamo ripetendo anche in questa occasione e continuo.

L'articolo 12 del decreto, sull'annotazione preliminare, è da brividi: una zona veramente grigia che permette al pubblico ministero di non iscrivere qualcuno nel registro degli indagati su base di valutazioni discrezionali. È veramente un colpo letale a quello che è il principio di obbligatorietà dell'azione penale, di cui all'articolo 112 della Costituzione, e del diritto della difesa, di cui all'articolo 24 della Costituzione. Parliamo di un'area che viene sottratta al controllo giurisdizionale.

L'articolo 28 del decreto introduce un ambiguo obbligo di cooperazione per i detenuti stranieri. Se non collaborano all'accertamento della loro identità, magari perché fuggono da regimi oppressivi e non hanno i documenti, subiscono valutazioni negative sul loro percorso rieducativo. Praticamente, è un ricatto fatto alla libertà personale, che mina il principio di presunzione di innocenza e veramente crea una pericolosa valutazione di pericolosità. Mi si scusi il gioco di parole.

Signor Presidente, avrei voluto evidenziare tutti i rilievi di sull'anticostituzionalità di questo provvedimento, ma vado a concludere. Questo decreto-legge non rende l'Italia più sicura. È una strategia puramente repressiva, un maquillage legislativo che non affronta le cause profonde della criminalità, un ennesimo intervento forte con i deboli e debole con i forti, che comprime diritti e libertà fondamentali con norme manifesto, adottate spesso in coincidenza di eventi mediatici.

Signor Presidente, la sicurezza si garantisce con investimenti in uomini e mezzi, con la prevenzione, con il rafforzamento dei presìdi territoriali e con un uso equilibrato e proporzionato dello strumento penale nel rispetto dei princìpi costituzionali.

Per tutte queste ragioni, noi chiediamo all'Assemblea di non procedere all'esame di questo provvedimento costituzionalmente illegittimo, per tutte le cause che ho testé precisato e per tante altre che avrei voluto indicare. (Applausi).