Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 350 del 04/06/2026
Azioni disponibili
4ª Commissione permanente
(POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA)
GIOVEDÌ 4 GIUGNO 2026
350ª Seduta
Presidenza del Presidente
La seduta inizia alle ore 9,30.
IN SEDE CONSULTIVA
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1788, relativa a norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell'idrogeno, che modifica la direttiva (UE) 2023/1791 e che abroga la direttiva 2009/73/CE (n. 395)
(Osservazioni alla 8a Commissione. Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 27 maggio.
Il senatore ROSSO (FI-BP-PPE), relatore, svolge una relazione integrativa sullo schema di decreto legislativo in titolo che, come già illustrato, reca l'attuazione della direttiva (UE) 2024/1788, finalizzata ad agevolare l'integrazione del gas rinnovabile e del gas a basse emissioni di carbonio, nonché dell'idrogeno, nel sistema energetico, al fine del graduale abbandono del gas di origine fossile e della possibilità che i gas verdi possano svolgere un ruolo centrale nel raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione per il 2030 e della neutralità climatica entro il 2050.
In base alla richiesta ad essa formulata, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) ha espresso le sue valutazioni sull'atto in una memoria trasmessa alla Commissione il 22 maggio 2026, in cui, pur svolgendo alcune considerazioni, ritiene esaustivo lo schema di decreto legislativo, nonché completo di tutti gli aspetti necessari affinché l'Autorità possa svolgere correttamente e con efficacia le competenze assegnatele in tale nuovo ambito.
In particolare, con riferimento all'articolo 7, relativo ai diritti dei clienti finali in materia di bollette e informazioni di fatturazione, l'Autorità rileva l'opportunità di estendere anche ai clienti del settore del gas naturale "il diritto a che i fornitori non modifichino unilateralmente in maniera sfavorevole le condizioni contrattuali economiche e di durata, né risolvano i contratti prima della scadenza", così come già previsto per i clienti del settore elettrico dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 3 del 2026.
Inoltre, con riferimento all'articolo 34, che introduce, nel decreto legislativo n. 93 del 2011 (di attuazione delle direttive del 2009 sul mercato interno dell'energia elettrica e del gas naturale), il Titolo II‑bis sul mercato dell'idrogeno, ritiene utile considerare la possibilità di sviluppare meccanismi di acquisto di lungo termine, quali ad esempio tra produttori e settori altamente energivori, nonché di considerare il necessario coordinamento tra i futuri Piani di dismissione della rete di distribuzione del gas naturale e gli attuali impegni di completamento e ammodernamento della stessa rete, adottati dai gestori in occasione dell'affidamento della concessione.
Infine, con riferimento al potenziamento della dotazione organica dell'ARERA, connesso con l'attribuzione ad essa della nuova funzione di autorità di regolazione del mercato dell'idrogeno, previsto dal nuovo articolo 33-tricies bis, l'Autorità ritiene opportuno prevedere che le nuove unità di personale possano appartenere non solo alla carriera dei funzionari, ma anche a professionalità con competenze specifiche.
Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.
ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di misure per l'accelerazione della capacità industriale e della decarbonizzazione in settori strategici e che modifica i regolamenti (UE) 2018/1724, (UE) 2024/1735 e (UE) 2024/3110 (COM(2026) 100 definitivo)
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 12 maggio.
Il presidente TERZI DI SANT'AGATA (FdI), in sostituzione della relatrice, senatrice Pellegrino, svolge una relazione integrativa sulla proposta di regolamento in titolo che, come già illustrato, mira a rafforzare la capacità industriale e la decarbonizzazione nei settori strategici dell'Unione europea, rispondendo a tensioni geopolitiche, vulnerabilità strutturali e sfide della transizione verde e digitale.
L'iniziativa si articola in tre pilastri: stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio, attraverso appalti pubblici e sostegni mirati; attrarre investimenti esteri di qualità, con meccanismi di approvazione e criteri di tutela per i settori strategici europei; accelerare i progetti di decarbonizzazione semplificando autorizzazioni e promuovendo aree di accelerazione industriale.
Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, elaborata dal Ministero delle imprese e del Made in Italy, in cui si esprime una valutazione complessivamente positiva, evidenziando tuttavia alcune preoccupazioni applicative, giuridiche ed economiche.
Nello specifico, l'Italia ritiene opportuno che la proposta tenga conto di alcuni aspetti, quali la garanzia della coerenza con il regolamento (UE) 2019/631 sulle emissioni di CO₂ dei veicoli: in particolare, in quest'ultimo il principio di neutralità tecnologica dovrebbe trovare un adeguato riconoscimento e le misure della proposta non dovrebbero introdurre distorsioni o sovrapposizioni rispetto ai meccanismi già previsti dal quadro climatico europeo.
Occorrerebbe inoltre garantire piena coerenza tra i requisiti di basse emissioni della proposta in esame e i quadri ETS (Sistema per lo scambio delle quote di emissione) e CBAM (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), evitando duplicazioni regolamentari e assicurando metodologie uniformi per la misurazione delle emissioni.
Si richiede anche che il provvedimento in esame definisca chiaramente i veicoli a "zero emissioni", includendo quelli alimentati con carburanti climaticamente neutri e stabilisca tempi di attuazione realistici per i costruttori.
Si sottolinea, infine, la necessità di bilanciare attrattività degli investimenti esteri e tutela delle industrie locali, garantendo know-how strategico e protezione delle filiere, soprattutto per le PMI (piccole e medie imprese), evitando una eccessiva burocratizzazione delle procedure.
Tra i profili di criticità, il Governo segnala: la necessità di rafforzare la capacità delle amministrazioni aggiudicatrici nella gestione delle autodichiarazioni nonché, in materia di investimenti esteri, l'opportunità di definire con precisione la complementarità tra le nuove norme e il quadro vigente sullo screening degli investimenti diretti esteri.
Per quanto concerne l'individuazione delle aree di accelerazione industriale, ad avviso del Governo è essenziale che rimanga una scelta degli Stati membri e che in tali aree siano effettivamente semplificati i processi produttivi. Si ritiene, inoltre, preferibile consentire procedure accelerate ai progetti qualificati come strategici, indipendentemente dalla loro collocazione, anziché vincolare l'accelerazione all'ubicazione in un'area predefinita.
Si ritiene, altresì, opportuno inserire nella proposta di regolamento un riferimento esplicito al prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e, in particolare, al Fondo per la competitività, dal momento che questo riguarda molti degli ambiti interessati dalla proposta di regolamento.
Per il Governo, la base giuridica è correttamente individuata negli articoli 114 e 207 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), relativi al ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia di mercato interno e sulla politica commerciale comune.
Il Governo ritiene che la proposta rispetti il principio di sussidiarietà, in quanto nessuno Stato membro può affrontare da solo le complesse sfide industriali ed energetiche esistenti. Misure unilaterali rischiano, infatti, di frammentare il mercato unico e aumentare la vulnerabilità agli shock esterni. Ritiene, altresì, rispettato il principio di proporzionalità, poiché le misure proposte non vanno al di là di quanto necessario per perseguire efficacemente la decarbonizzazione industriale e, al contempo, salvaguardare il corretto funzionamento del mercato unico dei prodotti industriali ad alta intensità energetica e delle tecnologie a zero emissioni nette.
Le otto settimane previste dal Protocollo n. 2, sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato ai Trattati, scadono il 19 giugno 2026, e la proposta è attualmente oggetto di esame da parte di undici Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea.
Il Relatore ricorda, infine, che il 26 maggio scorso, la 4a Commissione ha svolto un ciclo di audizioni con i soggetti interessati, che hanno depositato contributi scritti, dei quali verrà tenuto conto, insieme alle considerazioni svolte nella relazione del Governo, in vista della predisposizione di uno schema di risoluzione.
Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.
SULL'ESAME DEGLI ATTI RELATIVI AL QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE (QFP) 2028-2034
Il PRESIDENTE comunica che, a seguito della richiesta espressa nel corso della seduta del 20 maggio 2026, ha provveduto ad informare il Presidente del Senato della richiesta di assegnazione degli atti relativi al Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034, precedentemente deferiti in sede primaria alla sola 5ª Commissione permanente. Il Presidente ha dato una risposta positiva e assegnato i suddetti atti anche alla 4ª Commissione.
In merito al prossimo QFP, il Presidente ricorda che, dopo la discussione avuta dai Leader al Consiglio europeo informale di Cipro, del 23-24 aprile, il Consiglio europeo di giugno costituirà un passaggio importante per raggiungere un possibile accordo entro la fine del 2026. La Presidenza cipriota sta finalizzando la "negotiating box", comprensiva delle cifre per i vari punti e oggetto di discussione a livello di Consiglio.
Al riguardo, sono note le diverse posizioni tra gli Stati membri, che sono state sottolineate anche nell'audizione di ieri del ministro Foti e che dovranno essere approfondite nelle prossime settimane.
Il Presidente richiama anche la dichiarazione comune sul QFP, resa il 25 maggio 2026 dal gruppo degli Amici della coesione, composto da 16 Stati membri, tra cui l'Italia.
Si tratta di un documento che sottolinea l'importanza del prossimo QFP per continuare a garantire risorse sufficienti alle politiche fondate su obblighi del Trattato, quali sono la politica di coesione, la politica agricola comune (PAC) e la politica comune della pesca (PCP), che svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere la convergenza, la crescita economica e la sicurezza alimentare. Allo stesso tempo, il prossimo QFP dovrà sostenere il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'Unione e continuare a potenziare la competitività, la transizione climatica e digitale, la sicurezza e la difesa, la produttività e l'innovazione, oltre a garantire una solida base per un mercato unico pienamente integrato. Deve inoltre rispondere alle nuove sfide, quali i rischi per la sicurezza, le perturbazioni del commercio mondiale, la transizione energetica e la sicurezza energetica, nonché la migrazione, tenendo conto della situazione geopolitica.
Da questo punto di vista, pertanto, il volume del QFP proposto dalla Commissione europea costituisce la base per discutere come rispondere efficacemente alle esigenze finanziarie dell'Unione. Tuttavia, nella proposta della Commissione, la politica di coesione, la PAC e la PCP, che compongono la rubrica 1, sono le uniche politiche soggette a tagli in termini reali, nonostante l'aumento complessivo della dotazione del nuovo QFP. Queste politiche contribuiscono in modo significativo agli obiettivi chiave dell'Unione e sono le politiche europee più visibili per i cittadini dell'Unione.
In questo contesto, la dichiarazione dei 16 chiede un aumento degli stanziamenti destinati agli Stati membri nell'ambito della rubrica 1 per le politiche previste dal Trattato. La programmazione di tali dotazioni, in particolare all'inizio del periodo di programmazione e in occasione della revisione intermedia, dovrebbe inoltre rimanere interamente di competenza degli Stati membri.
Per garantire un utilizzo efficace dei fondi dell'Unione in regime di cofinanziamento, sono essenziali condizioni di attuazione realistiche e favorevoli a sostegno di investimenti a lungo termine e di una spesa di alta qualità. Ciò richiede il mantenimento della regola N+3 per i disimpegni, nonché profili equilibrati di impegni e pagamenti, e adeguati tassi di prefinanziamento e di cofinanziamento dell'Unione per le misure della PAC, della PCP e della politica di coesione, compresi gli investimenti del Fondo di coesione e i fondi per gli affari interni.
Allo stesso tempo, la politica di coesione non dovrebbe essere trasformata in uno strumento per far fronte alle crisi, in sostituzione di altri strumenti europei dedicati a questo scopo. Pertanto, la riserva del 10 per cento proposta per le crisi dovrebbe essere ridotta, mentre la riprogrammazione delle misure in corso dovrebbe rimanere un'opzione volontaria per lo Stato membro, garantendo al contempo l'accesso alla riserva per le crisi e agli altri strumenti dell'Unione. Inoltre, la politica di coesione dovrebbe essere dotata di finanziamenti adeguati e garantiti per tutte le categorie di regioni.
Gli Stati firmatari della dichiarazione condividono anche l'attenzione riservata alla competitività, nella rubrica 2 del QFP. Per quanto riguarda il Fondo europeo per la competitività (ECF), si riconosce la centralità del principio di eccellenza e la necessità di valorizzarlo in tutta l'Unione. È quindi necessario garantire un accesso efficace e inclusivo per rafforzare la competitività complessiva in tutta l'Unione. Per aumentare la partecipazione e promuovere lo sviluppo di capacità in tutta l'Unione, dovrebbero essere introdotte misure specifiche volte a migliorare l'accesso degli enti meno esperti ai bandi competitivi, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese (PMI). Inoltre, dovrebbero essere garantite condizioni di attuazione più favorevoli, come un tasso di cofinanziamento europeo dell'85 per cento per gli Stati membri con un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite inferiore alla media dell'UE-27, anche per il Meccanismo per collegare l'Europa, considerando il suo contributo alla valorizzazione del Mercato unico e alla promozione della resilienza nell'Unione.
Gli Amici della coesione sono anche disponibili a discutere proposte relative a nuove risorse proprie che alleggeriscano efficacemente la pressione sui bilanci degli Stati membri. Tali discussioni dovranno essere collegate ai negoziati generali sul QFP e qualsiasi nuova risorsa propria dovrà essere autentica, equa, semplice e non regressiva.
Viene posta, poi, attenzione sull'abolizione delle riduzioni legate alle risorse proprie dell'Unione basate sul RNL (rebates), ritenendo che non vi siano giustificazioni politiche o economiche per reintrodurle. Infine, un piano di rimborso più graduale di Next Generation EU e nuovi prestiti congiunti a sostegno dei finanziamenti dovrebbero essere considerati come opzioni per finanziare gli investimenti e i beni pubblici europei essenziali per l'autonomia strategica a lungo termine, garantendo che il QFP possa affrontare efficacemente le sfide e le priorità in evoluzione dell'Unione.
Il senatore Claudio BORGHI (LSP-PSd'Az) si interroga sul ruolo dell'Italia che, pur essendo contributore netto, chiede di aumentare il bilancio dell'Unione, così determinando una perdita crescente di risorse utilizzabili sul territorio italiano. Sarebbe infatti, a suo avviso, più logico che, per ridurre il margine di risorse che non rientrano in Italia, si chiedesse un bilancio europeo più contenuto.
Il PRESIDENTE ritiene che la politica italiana sia orientata da una valutazione complessiva del valore aggiunto degli interventi europei, di cui anche l'Italia beneficia. Ciò vale non solo in termini di mercato e approvvigionamenti, ma anche per la necessità di unire le risorse da destinare agli obiettivi strategici globali di innovazione tecnologica e di difesa della sicurezza democratica del continente.
La Commissione prende atto.
ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle reti digitali, che modifica il regolamento (UE) 2015/2120, la direttiva 2002/58/CE e la decisione n. 676/2002/CE e che abroga il regolamento (UE) 2018/1971, la direttiva (UE) 2018/1972 e la decisione n. 243/2012/UE (regolamento sulle reti digitali) (COM(2026) 16 definitivo)
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 20 maggio.
Il senatore ROSSO (FI-BP-PPE), relatore, ricorda che il 26 maggio scorso la 4a Commissione ha svolto un ciclo di audizioni con i soggetti interessati, che hanno depositato contributi scritti, dei quali verrà tenuto conto, insieme alle considerazioni svolte nella relazione del Governo, in vista della predisposizione di uno schema di risoluzione.
Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.
La seduta termina alle ore 10.