Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 348 del 20/05/2026

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle reti digitali, che modifica il regolamento (UE) 2015/2120, la direttiva 2002/58/CE e la decisione n. 676/2002/CE e che abroga il regolamento (UE) 2018/1971, la direttiva (UE) 2018/1972 e la decisione n. 243/2012/UE (regolamento sulle reti digitali) (COM(2026) 16 definitivo)

(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, e rinvio)

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 5 maggio.

Il senatore ROSSO (FI-BP-PPE), relatore, svolge una relazione integrativa sulla proposta di regolamento in titolo, relativa alle reti digitali (Digital Networks Act - DNA) che, come già illustrato in precedenza, si inserisce nel più ampio quadro delle politiche dell'Unione europea volte a realizzare gli obiettivi del programma strategico per il decennio digitale 2030, che individuano nella connettività avanzata un presupposto essenziale per la trasformazione digitale, la competitività economica e la coesione sociale.

Sulla proposta è pervenuta, in data 15 maggio, la relazione del Governo, trasmessa ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, predisposta dal Ministero delle imprese e del made in Italy. La relazione riconosce che il provvedimento rappresenta un contributo rilevante al rafforzamento della competitività, della sicurezza e della sovranità tecnologica europea, in coerenza con gli indirizzi delineati dal Consiglio europeo e con i più recenti documenti strategici sul completamento del mercato unico digitale.

Al tempo stesso, richiama l'attenzione su alcuni profili di criticità che meritano un approfondimento nel corso del negoziato europeo. In particolare, vengono evidenziati come elementi sensibili, sia la forte centralizzazione delle funzioni regolatorie prevista dalla proposta, sia la scelta dello strumento del regolamento, direttamente applicabile negli ordinamenti nazionali, in luogo della direttiva, che avrebbe consentito maggiori margini di adattamento alle specificità normative, infrastrutturali e organizzative dei singoli Stati membri.

Il Governo ritiene che il principio di sussidiarietà sia rispettato, in considerazione: della dimensione transfrontaliera del settore delle comunicazioni elettroniche; dell'obiettivo di rafforzamento del mercato unico, a fronte della difforme regolazione in atto nei singoli Stati membri; dell'opportunità di perseguire economie di scala in filiere industriali contrassegnate da mutamenti del contesto tecnologico e incessanti necessità di investimento; e dalle sfide poste dalla sicurezza cibernetica e dal condizionamento esterno.

Il Governo ritiene, invece, che il rispetto del principio di proporzionalità possa essere ulteriormente rafforzato con riferimento ad alcuni specifici profili della proposta. Viene evidenziata l'esigenza di preservare adeguati margini di flessibilità per gli Stati membri nei settori caratterizzati da una forte rilevanza strategica, quali la gestione dello spettro radioelettrico, la sicurezza nazionale e la resilienza delle infrastrutture critiche.

Per quanto riguarda lo spettro elettromagnetico, si teme che un'eccessiva armonizzazione europea possa penalizzare i Paesi che già dispongono di modelli efficienti di gestione delle frequenze. Si propone, quindi, di preservare margini decisionali nazionali nella pianificazione e assegnazione delle frequenze, anche per motivi di sicurezza e sviluppo infrastrutturale.

In merito ai servizi satellitari paneuropei e alle reti non terrestri, si considera positiva una maggiore armonizzazione autorizzativa, purché restino salvaguardate le prerogative nazionali su sicurezza e frequenze. Viene, inoltre, evidenziato il possibile impatto economico negativo derivante dal trasferimento delle entrate dei diritti d'uso satellitari dagli Stati all'Office for Digital Networks (ODN).

Pur sostenendo la transizione delle reti dal rame alla fibra ottica e condividendo l'obiettivo di modernizzazione delle infrastrutture digitali, si richiede attenzione agli effetti sul mercato, sulla concorrenza e sulla sostenibilità economica del settore. Particolare rilievo viene dato alla necessità di garantire continuità ai servizi di emergenza durante la migrazione tecnologica. Considerata l'importanza che ancora ricopre in Italia la rete in rame, il vincolo europeo potrebbe rivelarsi particolarmente impegnativo per il Paese.

Sul piano della governance europea, si ritiene che l'attuale sistema basato sulla Commissione europea, sull'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e sul gruppo Politica dello spettro radio (RSPG), funzioni già in modo equilibrato. Eventuali riforme dovrebbero limitarsi a rafforzare il coordinamento senza ridurre il ruolo decisionale delle autorità nazionali, specialmente nei settori legati a sicurezza pubblica ed emergenze.

La relazione segnala criticità sul sistema di Single Passport, che dovrebbe semplificare le autorizzazioni europee, ma rischia di aumentare la complessità amministrativa e creare difficoltà di coordinamento tra Stati membri, ODN e autorità nazionali, soprattutto in materia di intercettazioni legali, conservazione dati e accesso delle forze dell'ordine.

È richiamata, inoltre, la necessità di garantire coerenza tra il DNA e la normativa europea sull'accessibilità per le persone con disabilità, evitando obblighi contrastanti o livelli di tutela disomogenei tra Stati membri.

Per quanto riguarda le comunicazioni di emergenza e i sistemi di allerta pubblica, viene evidenziato che si tratta di materie strettamente legate alle competenze nazionali e difficilmente compatibili con una regolazione completamente uniforme a livello europeo.

La relazione evidenzia, inoltre, che dal punto di vista dell'ordinamento italiano, l'entrata in vigore del regolamento richiederebbe numerosi interventi di adeguamento normativo, con possibile abrogazione o modifica delle norme nazionali incompatibili. Sul piano organizzativo, il DNA comporterebbe un forte impatto sulla pubblica amministrazione italiana: sarebbero necessari nuovi meccanismi di coordinamento tra l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), il Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT), il Ministero dell'interno, la Protezione civile e altre autorità, oltre al rafforzamento della presenza italiana nei nuovi organismi europei previsti dal regolamento. I costi complessivi dell'adeguamento non sono ancora quantificabili.

Il Relatore ricorda che il termine delle otto settimane previste dal Protocollo n. 2, sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato ai Trattati, scade il 22 giugno 2026. La proposta è attualmente oggetto di esame da parte di nove Camere parlamentari degli Stati membri.

Il Relatore propone, quindi, di svolgere un breve ciclo di audizioni o, in alternativa, di acquisire delle memorie scritte.

La senatrice ROJC (PD-IDP) si associa alla proposta di audizioni e segnala il persistere di molte zone d'ombra nella copertura del segnale digitale, soprattutto nelle aree di confine del Friuli Venezia Giulia, che sarebbe necessario coprire anche per agevolare i lavoratori transfrontalieri.

Anche il senatore LOREFICE (M5S) si associa alla proposta di svolgere audizioni. Aggiunge la richiesta di un approfondimento sull'analisi d'impatto economico e sui costi dell'adeguamento, nonché sullo stato attuale della transizione dal rame alla fibra ottica dei progetti in corso.

Il relatore ROSSO (FI-BP-PPE) conviene con le richieste di approfondimento e condivide la problematica delle zone a fallimento di mercato che riguardano le aree confinarie anche di altre Regioni.

Stante l'orientamento della Commissione, il PRESIDENTE propone di procedere a un breve ciclo di audizioni nella giornata di martedì 26 maggio, invitando tutti i Gruppi a far pervenire, nei tempi più celeri, l'indicazione di un numero ristretto di soggetti da audire.

La Commissione conviene.

Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.