Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 347 del 13/05/2026
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SULLA RIUNIONE INTERPARLAMENTARE "COME MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA E LAVORO NELL'UE: IL RUOLO DELLA TUTELA DEL SALARIO MINIMO E DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA"
La senatrice MURELLI (LSP-PSd'Az) riferisce di aver partecipato, il 6 maggio scorso, in rappresentanza della 4a Commissione del Senato, insieme al senatore Satta, in rappresentanza della 10a Commissione del Senato, alla Riunione interparlamentare che si è svolta a Bruxelles sul tema "Come migliorare le condizioni di vita e lavoro nell'Unione europea: il ruolo della tutela del salario minimo e della contrattazione collettiva", presso la Commissione per l'occupazione e gli affari sociali (EMPL) del Parlamento europeo.
Ricorda che il suo intervento si è incentrato su un concetto fondamentale, e cioè che l'Europa, nel promuovere salari dignitosi, deve tenere pienamente conto della diversità dei modelli nazionali del mercato del lavoro. Come ha anche confermato la Corte di giustizia europea, la protezione salariale e il sistema di contrattazione collettiva restano competenze centrali degli Stati membri.
Inoltre, i sistemi industriali dei diversi Stati presentano profonde differenze, tali da non poter essere ricompresi tutti in un modello unico. La tradizione della contrattazione collettiva in Italia, infatti, garantisce da decenni un giusto equilibrio tra tutela dei lavoratori e competitività delle imprese, senza prevedere un salario minimo legale.
Si tratta di un modello basato sulla responsabilità delle parti sociali, che conoscono bene la specificità dei settori produttivi. Pertanto, l'Europa deve promuovere condizioni dignitose di lavoro, ma senza indebolire ciò che già funziona nei singoli Stati membri.
Ricorda, inoltre, che a conclusione dell'intervento ha menzionato il decreto-legge emanato dal Governo il 30 aprile, che rafforza alcuni strumenti per il sostegno dei salari e la sicurezza del lavoro, senza minare la libertà negoziale dei contratti collettivi. Con l'istituzione del "salario giusto" viene adottato il principio del trattamento economico complessivo dei contratti sottoscritti da organizzazioni comparativamente più rappresentative. Questo approccio dimostra che è possibile tutelare i lavoratori in modo efficace, rispettando l'autonomia nazionale che valorizza le scelte dei sindacati e delle imprese.
Il senatore Satta, nel suo intervento, ha ribadito che, per quanto riguarda l'attuazione della direttiva sui salari minimi adeguati nell'Unione europea (UE), è importante partire dalla considerazione che non esiste, e non deve essere stabilito, un modello europeo di determinazione dei salari.
Ha, poi, citato la risoluzione approvata nella scorsa legislatura dalla Commissione Politiche UE del Senato, nell'ambito dell'esame della citata direttiva sui salari minimi, precisando che la contrattazione collettiva, a cui fare riferimento nel testo, doveva essere quella determinata dalla partecipazione delle organizzazioni datoriali e dei lavoratori più rappresentative. Diversamente, si finirebbe per non distinguere tale contrattazione da quella portata avanti da organizzazioni scarsamente rappresentative, dalla quale possono nascere fenomeni di dumping contrattuale.
Il senatore Satta ha quindi ribadito che, con il decreto-legge sul salario giusto, il Governo riafferma il ruolo centrale della contrattazione collettiva e dei contratti siglati dalle associazioni più rappresentative, quali strumenti più idonei alla definizione del salario giusto. Si tratta di una strategia più ampia, volta a creare occupazione stabile e di qualità. I risultati positivi in Italia sono evidenziati dagli elevati livelli di occupazione, in particolare femminile, dai bassi livelli di disoccupazione e da un aumento del lavoro stabile rispetto a quello precario. Il nuovo decreto stanzia quasi 1 miliardo di euro in incentivi sull'occupazione per giovani, donne e zone economiche speciali, vincolandoli, però, al rispetto del salario giusto, definito sulla base di contratti collettivi più rappresentativi.
Il senatore SENSI (PD-IDP) ringrazia per la relazione sulla riunione interparlamentare di Bruxelles, ma ribadisce l'importanza e la necessità di stabilire anche in Italia un salario minimo legale. Il salario minimo rappresenta, infatti, un contributo decisivo e determinante di civiltà, nel pieno rispetto delle realtà sindacali, che in parte sostengono anch'esse un salario minimo legale, e che continuerà a essere difeso e perseguito dalla forza politica di sua appartenenza.
Il senatore LOREFICE (M5S) esprime dissenso rispetto alla base fattuale richiamata, ritenendo che vada anche ricordato che, accanto all'aumento di 1,2 milioni di posti di lavoro, vi sono in Italia 5,7 milioni di poveri assoluti e 12,5 milioni di inattivi, questi ultimi non figuranti come disoccupati. Inoltre, i nuovi posti di lavoro sono in gran parte composti da persone che hanno superato i 50 anni, mentre il dato sull'aumento occupazionale giovanile è tra i più bassi in Europa.
Risulta, quindi, evidente che il sistema della contrattazione dei salari oggi vigente non è più sufficiente ad assicurare un minimo di sussistenza dignitosa.
Il senatore SATTA (FdI) ribadisce che il tema oggetto della riunione di Bruxelles riguardava gli effetti della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione, dell'11 novembre 2025, che ha respinto il ricorso della Danimarca. In questo modo, è stata sì confermata la validità della direttiva sul salario minimo, ma anche la libertà che essa lascia agli Stati membri che hanno un efficace sistema di contrattazione collettiva, come appunto Danimarca e Italia.
Per quanto riguarda i dati sui numeri degli occupati, ribadisce che si tratta di dati ufficiali dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), mentre precisa che alla riunione di Bruxelles era presente anche un esponente del Movimento 5 Stelle, che ha potuto esporre in modo articolato la sua posizione.
La senatrice MURELLI (LSP-PSd'Az) ricorda la risoluzione della scorsa legislatura, a firma del senatore Nannicini, sul tema del salario minimo e comunica che per il prossimo mese di luglio è prevista la pubblicazione, da parte della Commissione europea, della valutazione sull'impatto della direttiva, con indicazioni per i singoli Stati membri.
La senatrice MALPEZZI (PD-IDP) evidenzia come in Italia il grado di ricorso alla contrattazione collettiva sia molto elevato, ma che persista, al contempo, un problema diffuso di salari poveri, che si collocano al di sotto della media europea. Per esempio, in Germania i lavoratori, anche giovani, non possono guadagnare meno di 13 euro l'ora, mentre in Italia il salario arriva normalmente anche a 5 euro l'ora.
La Commissione prende atto.
La seduta termina alle ore 9,20.