Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 344 del 29/04/2026

(Doc.CCXL, n. 2 - Allegati I, II, III, IV e V) Documento di finanza pubblica 2026 e connessi allegati

(Parere alla 5ª Commissione. Seguito e conclusione dell'esame. Parere non ostativo)

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta di ieri.

Il presidente TERZI DI SANT'AGATA (FdI), relatore, in riferimento ai temi emersi nella discussione, richiama i contenuti dell'audizione di ieri della Presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) presso le Commissioni Bilancio del Senato e della Camera dei deputati, con particolare riguardo all'impatto sull'economia italiana derivante dalle guerre e dalle tensioni geopolitiche, con i rincari dei prezzi energetici, a cui si aggiunge la notizia sull'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC).

La memoria depositata fa inoltre riferimento alla crescita del prodotto interno lordo (PIL) italiano nel 2025 pari allo 0,5 per cento, ovvero a un livello superiore a quello della Germania che è stato dello 0,2 per cento.

Con riguardo alla Germania, il Presidente relatore sottolinea come le dichiarazioni rilasciate ieri dal cancelliere Merz, di forte preoccupazione per un conflitto in Medioriente che continua a produrre gravi ripercussioni sull'economia tedesca, costretta a rivedere al ribasso anche le previsioni di crescita dell'anno in corso allo 0,5 per cento. A sua volta, la situazione dell'economia tedesca, ormai in stagnazione da quattro anni, si ripercuote inevitabilmente in modo negativo anche sull'andamento dell'economia italiana.

La memoria dell'UPB richiama, poi, l'aumento dell'1,1 per cento degli occupati nel 2025, soprattutto quelli a tempo indeterminato, e l'ulteriore riduzione della disoccupazione nello stesso anno, nonché le spese inattese legate a crediti per bonus edilizi, connessi alla misura del Superbonus, risultati complessivamente pari a 8,4 miliardi di euro nel 2025.

Il Presidente relatore illustra, quindi, uno schema di parere non ostativo sul Documento di finanza pubblica (DFP) 2026, conferente rispetto a quanto già evidenziato e considerato in sede di relazione introduttiva, valutando che esso conferma gli obiettivi di spesa netta e di riduzione di deficit e di debito enunciati nel Piano strutturale di bilancio, salvaguardando il sostegno alle famiglie e alle imprese, a fronte delle nuove esigenze legate ai mutamenti geopolitici e commerciali globali.

La senatrice ROJC (PD-IDP), a nome dei senatori del suo Gruppo, illustra uno schema di parere alternativo, di tenore contrario, in cui si ritiene che con il DFP 2026 si sia consumato un fallimento del progetto di politiche fondate sull'austerità e in netto contrasto con i proclami contenuti nel programma elettorale del 2022.

L'uscita dalla procedura d'infrazione era la cornice delle politiche economiche del Governo Meloni contenute nella legge di bilancio 2026 e in quelle precedenti. Tutte le proposte sostenute dalle forze di opposizione per sostenere e dare respiro alla crescita, per potenziare i fondi per la scuola, la sanità e le imprese, per garantire una strategia aggiuntiva sugli investimenti dopo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono state respinte per realizzare questo obiettivo, ma il 22 aprile scorso Eurostat ha comunque certificato il fallimento di questa strategia impostata sul rigore; di conseguenza, la prudenza e la responsabilità fiscale si sono trasformate in ulteriori promesse mancate.

Secondo il parere alternativo, il DFP 2026 non contiene alcuna misura strutturale credibile per rilanciare la produttività, l'innovazione e la competitività del sistema produttivo italiano, limitandosi a una rendicontazione degli impegni assunti e a previsioni macroeconomiche già riconosciute come incerte dallo stesso Ministro proponente. Inoltre, la questione salariale, con salari reali ancora sotto i livelli pre-inflazione in molte categorie, continua ad aggravarsi, comprimendo i consumi delle famiglie (cresciuti solo dello 0,9 per cento nel 2025 nonostante il favorevole mercato del lavoro) e riducendo la domanda interna, unico vero motore della crescita italiana.

Pertanto, il quadro che emerge, a quasi quattro anni dall'insediamento del Governo Meloni, è quello di un Paese più debole e impoverito. A suo avviso, quindi, sono necessari cambiamenti per rimettere il Paese su un percorso virtuoso di ripresa.

Il senatore LOREFICE (M5S) illustra un parere alternativo, di tenore contrario, a nome dei senatori del suo Gruppo, in cui si evidenzia il ritardo nella presentazione del Documento, che ha determinato una compressione dei tempi di esame. Nel merito, si ritiene che il DFP mostri l'evidenza di una sconfitta di carattere politico ed economico, non solo del Governo, ma del Paese intero, profondamente segnato da quattro anni di politiche restrittive, austerità e rigore, con l'obiettivo principale dell'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, che non è stato raggiunto.

Ricorda, quindi, le spese destinate alla difesa, per il raggiungimento dell'obiettivo NATO del 2 per cento del PIL, e l'impegno preso all'Aja lo scorso anno per raggiungere il 5 per cento del PIL entro il 2035, oltre alla partecipazione italiana allo strumento europeo Security Action for Europe (SAFE), dal quale l'Italia riceverà un prestito garantito dall'Unione per un importo di 14,9 miliardi di euro.

D'altra parte, a suo avviso, occorrono scelte chiare ed eventuali scostamenti di bilancio devono essere valutati sulla base delle necessità degli italiani, per l'adozione di misure strutturali a sostegno del reddito disponibile delle famiglie, ora che quasi una famiglia italiana su due (47,8 per cento) ha iniziato a risparmiare sui consumi energetici e che oltre 2,2 milioni di famiglie versano in condizioni di povertà energetica.

Infine, per le imprese, in particolare le piccole e medie, che costituiscono l'ossatura del settore manifatturiero italiano, il costo dell'energia rappresenta ormai un fattore di svantaggio competitivo permanente rispetto ai concorrenti europei ed extra europei. Anche a fronte di una possibile, ancorché incerta, stabilizzazione dei prezzi internazionali del gas, il costo finale dell'energia per cittadini e imprese italiane appare destinato a mantenersi su livelli strutturalmente più elevati rispetto al passato, consolidando quella perdita di potere d'acquisto e competitività che la congiuntura attuale ha reso drammaticamente evidente.

Nessun senatore chiedendo di intervenire in dichiarazione di voto, il PRESIDENTE, previa verifica della presenza del numero legale, pone ai voti lo schema di parere da lui presentato, pubblicato in allegato al resoconto.

La Commissione approva.

Conseguentemente, non si procede al voto sui due pareri alternativi, pubblicati in allegato al resoconto.

La seduta termina alle ore 8,55.