Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 344 del 29/04/2026

SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI LOREFICE E GISELLA NATURALE SUL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA 2026 E CONNESSI ALLEGATI

La 4a Commissione,

in sede di esame, per le parti di competenza, del documento di finanza pubblica 2026 e connessi allegati (Doc. CCXL n. 2);

premesso che:

l'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 prevede che ciascuno Stato membro presenti alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una relazione annuale sui progressi compiuti nell'attuazione del percorso della spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine e approvato dal Consiglio e nell'attuazione delle riforme;

con notevole ritardo rispetto alle indicazioni di legge (10 aprile), il Consiglio dei Ministri in data 22 aprile ha approvato il Documento in esame, trasmettendolo nella stessa giornata al Parlamento, determinando una compressione dei tempi per l'esame parlamentare;

l'approvazione del Documento di finanza pubblica (DFP) per il 2026 è avvenuta solo a seguito della pubblicazione del report Eurostat sui dati di consuntivo relativi al rapporto deficit/PIL del nostro Paese nel 2025. Come noto, l'Italia è oggetto di Procedura di Disavanzo Eccessivo (PDE), a causa del deficit superiore al 3 per cento del PIL, avviata dal Consiglio europeo nel luglio 2024: tale valore nel 2025 si è attestato al 3,1 per cento, impedendo all'Italia di ricorrere all'uscita anticipata dalla PDE, comportando effetti negativi sulla stabilità finanziaria ed economica italiana in termini di maggiori interessi sul debito e minore flessibilità di bilancio;

si tratta di una sconfitta di carattere politico ed economico non solo del Governo, ma del Paese intero, profondamente segnato da 4 anni di politiche restrittive. La politica economica prettamente "contabilistica" del Governo Meloni, basata su austerità e rigore, ha avuto come obiettivo principale l'approvazione degli organismi di Bruxelles, funzionale al raggiungimento dell'agognata conclusione della PDE, e non quello di rispondere alle esigenze e alle necessità del Paese, rivelando una assenza di coraggio politico, di visione strategica e di lucidità programmatica;

il Governo prevede, ora, l'uscita dalla PDE nel 2026, stimando un deficit del 2,9 per cento. Successivamente, il deficit tendenziale dovrebbe scendere ancora, attestandosi al 2,8 per cento nel 2027 e al 2,5 per cento nel 2028, per poi chiudere al 2,1 per cento nel 2029;

a livello macroeconomico l'avvio del nuovo conflitto in Medio Oriente ha stravolto nuovamente gli equilibri economici globali, con impatti rilevanti. Il rapido deterioramento della crisi ha innescato un'escalation che ha fatto precipitare una regione già instabile in un conflitto dalle conseguenze militari ed economiche imprevedibili;

il Documento riporta che nel 2025 l'Italia ha raggiunto l'obiettivo NATO di destinare il 2 per cento del PIL alla spesa per la difesa, in linea con gli impegni internazionali e che il Governo italiano intende attuare per ottemperare agli impegni presi durante il Summit della NATO tenutosi a L'Aja a giugno dello scorso anno, in base ai quali la spesa in difesa dovrebbe raggiungere il 5 per cento del PIL entro il 2035, di cui il 3,5 per cento per spese strettamente legate alla difesa e il restante 1,5 per cento relativo a misure per la sicurezza intese in senso più ampio;

si conferma, altresì, l'impegno italiano relativamente alla partecipazione italiana allo strumento europeo Security Action for Europe (SAFE) che, come noto, costituisce uno dei cinque pilastri della strategia europea per promuovere un aumento in tempi rapidi delle spese in difesa degli Stati membri e attraverso il quale è stato richiesto dal nostro Paese, e autorizzato, un prestito garantito dalla UE per un importo di 14,9 miliardi di euro, le cui erogazioni, che saranno scaglionate nel tempo, sono attese con cadenza semestrale a partire dalla fine del 2026, subordinatamente al raggiungimento dei relativi traguardi;

la crisi energetica in corso impone una posizione netta da parte del Governo sugli impegni di carattere militare e l'incidenza che avranno sulla società e l'economia italiana, in particolare sull'applicazione della clausola di salvaguardia nazionale in materia di difesa;

si ricorda che per i Paesi già in PDE, come l'Italia, le spese di difesa coperte dalla clausola non vengono scorporate ai fini della chiusura formale della procedura, qualora il rapporto deficit/PIL dovesse sforare il 3 per cento;

occorrono scelte chiare ed eventuali scostamenti di bilancio devono essere valutati sulla base delle necessità degli italiani e richiedono l'adozione di misure di sostegno strutturali: l'Istituto Nazionale di Statistica ci informa che il reddito disponibile delle famiglie è alle prese con una crescita affievolita, il 2,4 per cento nel 2025 rispetto al 2,9 per cento registrato l'anno precedente, e che il potere di acquisto ha mostrato un incremento assai limitato, pari allo 0,9 per cento annuo nel 2025; particolarmente allarmante è il dato, riferito al quarto trimestre 2025, che indica che la propensione al risparmio delle famiglie italiane è scesa al 7,8 per cento, registrando una riduzione di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Un calo che evidenzia una contrazione nella capacità di accantonamento del reddito disponibile e, di conseguenza, la necessità delle famiglie di intaccare i propri risparmi per poter affrontare inflazione e carico fiscale;

i sondaggi più recenti (Only Numbers per La Stampa, 20 aprile) confermano che già ora quasi una famiglia italiana su due (47,8 per cento) ha iniziato a risparmiare sui consumi energetici; per i nuclei familiari la spesa energetica ha cessato di essere una voce recessiva per diventare una componente stabile e insostenibile del bilancio mensile: secondo i dati più recenti dell'osservatorio italiano sulla povertà energetica, oltre 2,2 milioni di famiglie versano in condizioni di povertà energetica, una cifra destinata a crescere se non si interviene sulla radice del problema; al tempo stesso, l'aumento del prezzo dei carburanti ha determinato un significativo incremento dei costi dei prodotti alimentari freschi, i quali, secondo le stime di Assoutenti, effettuati sulla base dei dati Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), essendo direttamente influenzati dall'andamento del prezzo del gasolio hanno riscontrato incrementi fino al 21 per cento su base annua;

per le imprese, in particolare le piccole e medie, che costituiscono l'ossatura del settore manifatturiero italiano, il costo dell'energia rappresenta ormai un fattore di svantaggio competitivo permanente rispetto ai concorrenti europei ed extra europei: gli studi pre-crisi evidenziavano come le piccole e medie imprese italiane pagassero l'elettricità il 15 per cento in più della media dei Paesi UE, e la finestra di prezzi elevati, prolungatasi dal 2021, ha consolidato questo gap, erodendo marginalità e capacità di investimento. Anche a fronte di una possibile, ancorché incerta, stabilizzazione dei prezzi internazionali del gas, il costo finale dell'energia per cittadini e imprese italiane appare destinato a mantenersi su livelli strutturalmente più elevati rispetto al passato, consolidando quella perdita di potere d'acquisto e competitività che la congiuntura attuale ha reso drammaticamente evidente;

esprime, per quanto di competenza, parere contrario.