Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 343 del 28/04/2026

Il presidente TERZI DI SANT'AGATA (FdI), relatore, introduce l'esame del documento di finanza pubblica in titolo (DFP), che è stato predisposto sulla base delle risoluzioni n. 7-00380 e n. 7-00039 delle Commissioni bilancio del Senato e della Camera dei deputati, approvate, rispettivamente, il 1° e l'8 aprile 2026, nelle more della riforma della legge nazionale di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), conseguente alla riforma del Patto di stabilità e crescita, entrata in vigore il 30 aprile del 2024.

In coerenza con tali indicazioni, il DFP in esame si compone di due Sezioni. La Sezione I contiene la "Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025", prescritta dall'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263, sul coordinamento delle politiche economiche e sulla sorveglianza di bilancio (cosiddetto "braccio preventivo" del Patto di stabilità e crescita), secondo cui ciascuno Stato membro presenta alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una relazione annuale sui progressi compiuti nell'attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine, con particolare riguardo al percorso della spesa netta e alle riforme e investimenti concordati. Si ricorda che il Piano strutturale di bilancio per il quinquennio 2025-2029 è stato presentato dall'Italia il 15 ottobre 2024 ed è stato approvato dalla Commissione europea e poi dal Consiglio con la raccomandazione del 21 gennaio 2025 (C/2025/651).

Ai sensi delle citate risoluzioni, la Sezione I contiene anche l'indicazione sull'evoluzione della situazione economico-finanziaria internazionale, le previsioni macroeconomiche nazionali e le previsioni relative al debito pubblico e ai saldi di bilancio. Alla Sezione I sono, inoltre, allegate le tavole aggiuntive sui progressi compiuti, richieste dagli Orientamenti della Commissione europea del 21 giugno 2024 (C/2024/3975).

La Sezione II contiene, invece, la consueta Analisi delle tendenze della finanza pubblica, ovvero il conto economico delle amministrazioni pubbliche relativo all'anno 2025 e le relative previsioni tendenziali a legislazione vigente, riferite all'orizzonte 2026-2029, come prescritto dall'articolo 10, comma 3, della citata legge di finanza pubblica.

Infine, il DFP è corredato da cinque allegati concernenti la Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate, le Strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica, la Relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la Relazione sull'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi e la Nota metodologica sui criteri di formulazione delle previsioni delle previsioni tendenziali.

Soffermandosi sulla Sezione I, il presidente Relatore evidenzia come la Relazione annuale sui progressi compiuti debba contenere, ai sensi dell'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263, informazioni sull'attuazione del percorso della spesa netta, sull'attuazione delle riforme e degli investimenti nel contesto del Semestre europeo, e sull'attuazione delle riforme e degli investimenti che hanno giustificato l'estensione del periodo di aggiustamento da 4 a 7 anni in sede di Piano strutturale di bilancio.

Per quanto riguarda il principale indicatore, ovvero la "spesa netta", il Presidente ricorda che essa è definita all'articolo 2 del regolamento (UE) 2024/1263, come la spesa pubblica al netto di: i) spesa per interessi, ii) misure discrezionali sul lato delle entrate, iii) spesa per i programmi dell'Unione interamente finanziata dai fondi europei, iv) spesa nazionale per il cofinanziamento di programmi finanziati dall'Unione, v) componente ciclica della spesa per i sussidi di disoccupazione e vi) misure una tantum e altre misure temporanee.

Inoltre, dalla spesa netta potranno eventualmente essere scomputate quelle concordate con la Commissione europea e il Consiglio sulla base della "Clausola di salvaguardia nazionale", prevista dall'articolo 26 del regolamento (UE) 2024/1263, attivabile "nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine".

Al riguardo, nella comunicazione C(2025) 2000, del 19 marzo 2025, la Commissione europea ha invitato tutti gli Stati membri ad avvalersi in modo coordinato della flessibilità offerta dalla Clausola di salvaguardia nazionale, al fine di massimizzare l'impatto sulle capacità di difesa dell'Unione. La Clausola è attivabile sia nell'ambito del normale "braccio preventivo" del Patto di stabilità, sia se lo Stato si trova in procedura di deficit eccessivo ("braccio correttivo"). La Commissione europea spiega che l'attivazione della Clausola consente agli Stati membri di deviare rispetto ai tassi massimi di crescita della spesa netta, approvati dal Consiglio nell'ambito del Piano strutturale di bilancio di medio termine o, in caso di Procedura per i disavanzi eccessivi, nell'ambito della definizione dei percorsi correttivi, a condizione che la deviazione sia dovuta ad un aumento della spesa nel settore della difesa e che l'aggravio del deficit non superi l'1,5 per cento del prodotto interno lordo (PIL) l'anno.

Ad oggi, sono 17 gli Stati membri che, dopo la predetta comunicazione della Commissione europea, risultano aver attivato, per il periodo 2025-2028, la Clausola di salvaguardia nazionale per spese nel settore della difesa. Si tratta di: Germania, Austria, Belgio, Grecia, Portogallo, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Danimarca, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Slovenia e Croazia.

Per quanto riguarda l'andamento della spesa netta dell'Italia, il Presidente ricorda che il Piano strutturale di bilancio approvato dal Consiglio il 21 gennaio 2025 prevede, per i sette anni dal 2025 al 2031, rispettivamente, i seguenti tassi di crescita annuali: 1,3, 1,6, 1,9, 1,7, 1,5, 1,1 e 1,2 per cento del PIL. Lo stesso 21 gennaio 2025, il Consiglio ha adottato anche la raccomandazione per l'Italia nell'ambito della Procedura per disavanzo eccessivo, indicando di porvi fine entro il 2026, seguendo i predetti tassi di crescita della spesa netta stabiliti nel Piano.

Nel DFP si afferma che l'andamento della spesa netta può ritenersi sostanzialmente conforme alle raccomandazioni del Consiglio. Infatti, sebbene per il 2025 la stima del tasso di crescita della spesa netta sia pari all'1,9 per cento e, quindi, superiore al livello indicato, il saldo a debito del conto di controllo si mantiene entro la soglia di tolleranza consentita, sia su base annuale (0,3 per cento), sia su base cumulata (0,6 per cento). Per il 2026, il tasso di spesa netta è previsto pienamente in linea con l'1,6 per cento stabilito nelle raccomandazioni e nel Piano strutturale.

Anche sul fronte delle riforme e degli investimenti, l'azione svolta dal Governo nel 2025 si è collocata nel solco del rispetto degli impegni assunti nel Piano strutturale. In particolare, le misure prese e gli interventi amministrativi, coincidenti anche con l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), hanno agito per: la riduzione dell'arretrato giudiziario e l'efficientamento dei tempi dei procedimenti civili; il contrasto all'evasione fiscale; il rafforzamento della competitività; gli investimenti in tecnologie innovative; lo sviluppo delle competenze nelle pubbliche amministrazioni; le politiche di sostegno alle famiglie e di conciliazione vita-lavoro; la riduzione della dispersione scolastica; l'aumento dei titoli d'istruzione superiore; un migliore allineamento tra competenze e fabbisogni del mercato del lavoro; l'incentivo alla permanenza al lavoro e il rafforzando della previdenza complementare; gli investimenti infrastrutturali e le politiche abitative; le riforme in sanità, transizione energetica e digitale; e il raggiungimento dell'obiettivo assunto in ambito NATO di destinare alla spesa per la difesa il 2 per cento del PIL.

Per quanto riguarda la Sezione II, sull'analisi delle tendenze della finanza pubblica, non si può prescindere dal contesto economico internazionale, fortemente segnato dall'operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran, avviata lo scorso 28 febbraio. Da quel momento, in conseguenza dell'immediata riduzione dell'offerta di materie prime energetiche che ha seguito la chiusura dello Stretto di Hormuz, gli scambi globali e i mercati finanziari hanno iniziato a mostrare rialzi di prezzi e di volatilità, mentre gli indicatori di fiducia hanno mostrato un lieve deterioramento. Tale nuovo quadro internazionale opera in senso stagflativo sull'economia, ovvero con una revisione al ribasso della crescita economica e una revisione al rialzo dell'inflazione.

In Italia, la crescita del prodotto interno lordo del 2025 è confermata allo 0,5 per cento, mentre per il 2026 si prevede lo 0,6 per cento, in lieve flessione rispetto alla stima dello 0,7 per cento contenuta nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) dello scorso autunno. Il quadro tendenziale aggiornato prevede, poi, un PIL allo 0,6 per cento anche per il 2027, per salire allo 0,8 per cento sia nel 2028 sia nel 2029.

Il rapporto deficit/PIL si colloca al 3,1 per cento nel 2025, ovvero lo 0,1 per cento in più rispetto alla stima contenuta nel DPFP 2025, a causa dell'emersione di nuovi crediti edilizi basati sulla legislazione previgente sul Superbonus e sui quali sono in corso verifiche.

In ogni caso, e nonostante l'impatto della nuova situazione internazionale, per il 2026 è previsto il ritorno del deficit sotto la soglia del 3 per cento del PIL, ovvero al 2,9 per cento, consentendo l'uscita dalla Procedura per deficit eccessivo dal 2027. Per gli anni successivi è prevista la sua ulteriore riduzione, al 2,8 per cento nel 2027, al 2,5 per cento nel 2028 e al 2,1 per cento nel 2029.

Il rapporto debito/PIL, salito al 137,1 per cento nel 2025, è previsto in ulteriore aumento per quest'anno, al 138,6 per cento, per confermare, poi, un sentiero in discesa a partire dal prossimo anno, grazie all'esaurirsi dell'impatto dei crediti di imposta, fino a raggiungere un livello pari al 136,3 per cento nel 2029.

Il DFP conclude indicando che, di fronte all'aggravata congiuntura economica internazionale, il Governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese, e a contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Inoltre, se il quadro economico dovesse peggiorare, non si potrà escludere la possibilità di interventi addizionali, sollecitando risposte efficaci anche in sede europea e continuando il percorso verso una maggiore indipendenza energetica, sicurezza e sostenibilità della finanza pubblica.