Legislatura 19ª - 6ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 305 del 28/04/2026

IN SEDE CONSULTIVA

(Doc. CCXL, n. 2) Documento di finanza pubblica 2026 e connessi allegati

(Parere alla 5ª Commissione. Esame e rinvio)

Il relatore MELCHIORRE (FdI) illustra il documento in titolo, trasmesso dal Governo alle Camere il 22 aprile, il quale si compone di due sezioni: la prima include la "Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025", mentre la seconda sezione reca "Analisi e tendenze della finanza pubblica".

Secondo quanto riportato dal Governo, in considerazione delle novità introdotte dalla riforma della governance economica europea entrata in vigore il 30 aprile 2024, il Documento di finanza pubblica presenta un'articolazione differente rispetto a quella dei precedenti documenti di economia e finanza. In questa fase di prima applicazione della nuova normativa europea e nelle more delle modifiche della disciplina nazionale in materia di contabilità pubblica, nelle due sezioni del Documento sono esposte le informazioni previste dall'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 e quelle indicate dall'articolo 10, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009). L'organizzazione del DFP 2026 è stata ulteriormente definita dagli impegni al Governo previsti dai seguenti atti di indirizzo parlamentare: la risoluzione n. 7/00380, approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati il 7 aprile 2026, e la risoluzione n. 7/00039, approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica l'8 aprile 2026.

Secondo quanto riportato dai citati atti di indirizzo, la prima sezione "Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025" reca: il quadro macroeconomico internazionale e le previsioni macroeconomiche nazionali; le previsioni di finanza pubblica in coerenza con gli andamenti macroeconomici, prendendo in considerazione l'aggiornamento delle previsioni ufficiali per l'anno in corso e per il triennio successivo; le previsioni relative al debito pubblico e ai principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche; l'andamento dell'indicatore di spesa netta; i progressi compiuti nell'attuazione del percorso delle riforme e degli investimenti previsti dal Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029; le previsioni del prodotto potenziale e degli indicatori strutturali dei principali aggregati del conto economico delle pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda le informazioni della seconda sezione, i citati atti di indirizzo fanno riferimento a: il conto economico e il conto di cassa delle amministrazioni pubbliche, articolati per sottosettore, per l'anno 2025 e l'analisi degli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni programmatiche indicate nella nota tecnico-illustrativa alla legge di bilancio; le previsioni tendenziali a legislazione vigente, per l'anno in corso e per il triennio successivo, articolate per sottosettore, dei flussi di entrata e di uscita del conto economico; le eventuali misure una tantum di entrata e di spesa; gli effetti quantitativi, per il triennio successivo, delle misure legislative che il Governo intende confermare; le previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale; i risultati e le previsioni dei principali settori di spesa del conto economico delle amministrazioni pubbliche, per l'anno in corso e per il triennio successivo, con particolare riferimento a quelli relativi al pubblico impiego, alla protezione sociale, alla sanità, nonché sul debito delle amministrazioni pubbliche; la descrizione delle risorse destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate, con evidenziazione dei fondi nazionali addizionali.

Nel DFP 2026 il Governo ha confermato l'elenco dei disegni di legge collegati già indicati nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) 2025.

Nella Relazione sono illustrati i dati sull'andamento della spesa netta rispetto agli obiettivi stabiliti nel Piano strutturale di bilancio a medio termine e l'evoluzione delle sue componenti a partire dalla spesa primaria. I dati di consuntivo sul tasso di crescita annuo della spesa netta mostrano come nel 2025 la spesa netta sia cresciuta dell'1,9 per cento, risultando quindi più elevata di 0,6 punti percentuali, pari a circa 6 miliardi, rispetto al +1,3 per cento previsto dal Piano strutturale di bilancio. Secondo quanto riportato dal Governo nel DFP 2026, alcuni fattori contingenti tra cui gli effetti del superbonus hanno causato un aumento della spesa complessiva della P.A. pari a circa 45 miliardi, superando i valori originariamente previsti. Nel 2026 la spesa netta dovrebbe crescere del +1,6 per cento rispetto al 2025, in linea con quanto previsto nel Piano strutturale di bilancio, dato l'aumento della spesa della P.A. e della componente ciclica per la disoccupazione che saranno compensate da circa 21 miliardi di spese finanziate dai fondi UE e legate al PNRR. Si segnala, in tale contesto, che per il 2026 il Governo non prevede alcun effetto derivante dalle entrate discrezionali sull'andamento della spesa netta. Nel 2027, invece, si prevede che la spesa netta cresca del +2,2 per cento, superando, di 0,3 punti percentuali, il limite annuale stabilito al +1,9 per cento. Come rilevato dal Ministro dell'economia e delle finanze già nella premessa al Documento, l'aumento nel 2027 sarà dovuto alla necessità di indicizzare le pensioni, in esito al probabile aumento dell'inflazione nel 2026, dal previsto 1,5 per cento al 2,4 per cento, a causa degli shock energetici. Pertanto, il Governo evidenzia nel DFP 2026 che il tasso di crescita della spesa netta consuntivo 2025 e quello previsto per il 2026 possano essere considerati conformi a quanto previsto dal Consiglio.

Per quanto riguarda le altre variabili macroeconomiche e di finanza pubblica monitorate nel Documento, si rileva, in primo luogo, come nel 2025 la crescita del PIL reale sia stata pari allo 0,5 per cento, ossia minore dello 0,7 per cento rispetto all'1,2 per cento stimato nel Piano strutturale di bilancio a medio termine ma in linea con la previsione del DPFP di ottobre scorso. Dati i fattori di incertezza che caratterizzano l'attuale contesto internazionale, secondo le stime riportate nel DFP 2026, il PIL dovrebbe crescere nel 2026 dello 0,6 per cento. Sulla base di previsioni fondate su un approccio prudenziale, si stima quindi un ribasso di un decimo di punto percentuale della crescita economica rispetto allo scenario programmatico riportato nel DPFP di ottobre scorso, che prevedeva una crescita dello 0,7 per cento del PIL. Il PIL nel 2027 viene rivisto al ribasso di 2 decimi di punto, allo 0,6 per cento. Nel 2028, la crescita del PIL risalirebbe allo 0,8 per cento, comunque al di sotto di un decimo di punto rispetto a quanto previsto nel DPFP di ottobre 2025, per mantenersi stabile allo 0,8 per cento anche nel 2029.

Ricorda che le previsioni macroeconomiche tendenziali sono state validate dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) con una nota dell'8 aprile 2026.

Rispetto al 2024, l'indebitamento netto si è ridotto di 0,3 punti percentuali, in considerazione dell'aumento di 1 punto percentuale delle entrate che ha più che compensato l'incremento delle spese. Inoltre, nel DFP si ricorda che l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo, attualmente prevista per il 2027, quando saranno disponibili i dati di consuntivo 2026, "non sarebbe impedita da eventuali scostamenti in eccesso del tasso di crescita della spesa netta", a condizione che il rapporto deficit/PIL rimanga al di sotto del 3 per cento sia nell'anno in corso che nell'anno successivo, come si precisa nel Codice di condotta approvato a dicembre 2025.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il DFP 2026 indica che nel 2025 il rapporto debito/PIL è passato al 137,1 per cento, in aumento rispetto al 134,7 per cento dell'anno precedente. Il rapporto risulta di quasi un punto percentuale superiore alla previsione del DPFP 2025 e di circa 0,2 punti percentuali al di sopra della previsione del Piano strutturale di bilancio. I dati trasmessi dal Governo mostrano che il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi al 138,6 per cento nel 2026, segnalando un peggioramento rispetto a quanto previsto nel DPFP 2025. Nonostante la revisione a rialzo delle stime, guardando al medio periodo, il rapporto debito/PIL dovrebbe iniziare a ridursi a partire dal 2027 con l'esaurirsi dell'impatto dei crediti di imposta e il consolidamento dell'avanzo primario.

Per quanto riguarda più specificamente i temi di interesse della 6ª Commissione, dai dati di consuntivo per il 2025 risulta che le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono risultate pari a circa 1.085,9 miliardi, in aumento di 4,8 punti percentuali rispetto all'anno precedente (un incremento in valore assoluto di circa 49,9 miliardi). Rispetto alle stime per l'anno 2025 contenute nella Nota tecnico illustrativa della legge di bilancio 2026 (NTI), i dati del DFP 2026 rilevano un aumento delle entrate totali di circa 10,7 miliardi. L'incidenza delle entrate totali rispetto al PIL passa dal 47,0 per cento del 2024 al 48,1 per cento del 2025. In particolare, le entrate tributarie aumentano, in valore assoluto rispetto al 2024, di circa 11,7 miliardi (da circa 655 miliardi del 2024 a circa 666,6 miliardi nel 2025). Concorrono a tale incremento tutti i principali aggregati (imposte dirette, imposte indirette e imposte in conto capitale). In rapporto al PIL, il valore si attesta al 29,5 per cento (rispetto al 29,7 per cento del 2024). Con riguardo alle singole voci delle entrate tributarie, tra il 2024 e il 2025 il gettito da imposte dirette, imposte indirette e imposte in conto capitale ha registrato una crescita, rispettivamente, dello 0,7 per cento (circa 2,5 miliardi), del 2,5 per cento (circa 7,9 miliardi) e del 71,5 per cento (circa 1,3 miliardi). In rapporto al PIL, nel 2025 le imposte dirette hanno inciso del 15,3 per cento (rispetto al 15,6 per cento nel 2024), le imposte indirette del 14,1 per cento (incidenza invariata rispetto al 2024) e le imposte in conto capitale dello 0,1 per cento (incidenza invariata rispetto al 2024). Un andamento crescente viene riscontrato anche rispetto alle entrate per contributi sociali che hanno fatto registrare, nel 2025, un incremento del 10 per cento rispetto al 2024 (305,9 miliardi di euro rispetto a 278,1 miliardi del 2024), anche per effetto della maggiore dinamica registrata dalla spesa per redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche rispetto alle previsioni, nonché in virtù dell'eliminazione dell'esonero contributivo che è stato deliberato contestualmente all'alleggerimento strutturale della pressione fiscale per i primi scaglioni di reddito.

La pressione fiscale complessiva è risultata pari al 43,1 per cento, in crescita rispetto al 42,4 per cento del 2024 (nonché rispetto al 42,8 per cento della stima della NTI).

Per quanto riguarda le previsioni, il DFP stima un andamento crescente delle entrate finali, in valore assoluto, per tutto il periodo di previsione, nel corso del quale l'aggregato passa da circa 1.116,6 miliardi nel 2026 a circa 1.193,5 miliardi nel 2029. In termini di incidenza sul PIL, le stime relative alle entrate totali della pubblica amministrazione registrano un lieve incremento, nel 2026, di 0,2 punti percentuali rispetto al 2025, attestandosi al 48,3 per cento, mentre mostrano un andamento decrescente per l'intero periodo di previsione, passando al 48,2 per cento nel 2027 e al 47,8 per cento nel biennio 2028-2029. Tale andamento delle entrate è ascrivibile essenzialmente alla riduzione delle entrate in conto capitale non tributarie - che passano dallo 0,7 per cento del PIL nel 2026 allo 0,3 per cento nel 2029. Le altre entrate in rapporto al PIL mantengono, infatti, un profilo lievemente crescente: le entrate tributarie passano dal 29,3 per cento nel 2026 al 29,4 del 2029 e quelle contributive, dal 13,6 per cento nel 2026, si attestano al 13,7 nel 2029. Nel dettaglio, le entrate tributarie mostrano, in valore assoluto, un andamento crescente per tutto il periodo di previsione, passando dai circa 678,7 miliardi del 2026 ai circa 734,1 miliardi del 2029 (+8,2 per cento). Alla crescita dell'aggregato concorrono sia le entrate derivanti dalle imposte dirette (che, passando da circa 350,1 miliardi nel 2026 a 360,1 miliardi nel 2027, si attestano a circa 383,1 miliardi del 2029), sia quelle derivanti dalle imposte indirette (che, partendo da circa 326,6 miliardi nel 2026, passando per i 338,1 miliardi nel 2027, raggiungono circa 349,6 miliardi nel 2029). Il gettito da imposte in conto capitale nel quadriennio considerato è invece sostanzialmente stabile nel biennio 2026-2027 (circa 1,99 miliardi), mentre si riduce nel biennio successivo a circa 1,7 miliardi nel 2028 e 1,4 miliardi nel 2029. L'andamento delle entrate tributarie - prosegue il DFP - mostra una soddisfacente tenuta grazie al supporto fornito dall'aumento dell'inflazione, che controbilancerebbe gli effetti del rallentamento economico; infatti, nell'orizzonte temporale considerato, registrerebbero in media ancora una dinamica superiore a quella delle spese (+2,4 per cento a fronte del +1,9 per cento). In termini di incidenza sul PIL, il gettito delle entrate tributarie è atteso scendere nell'anno in corso rispetto al 2025, passando dal 29,5 per cento al 29,3 per cento, per poi tornare a crescere nel 2027 (29,5 per cento). La voce di entrata mostra una riduzione nel 2028 (29,3 per cento) e una lieve ripresa nel 2029 attestandosi al 29,4 per cento.

In conseguenza dei descritti andamenti, la pressione fiscale rimane sostanzialmente stabile durante tutto il periodo di previsione: 42,9 per cento nel 2026, 43,2 per cento nel 2027, 43 per cento nel 2028 e 43,1 per cento nel 2029.

Per quanto riguarda le riforme in materia di tassazione, il DFP 2026 evidenzia che, nel corso dell'anno 2025, il Governo ha emanato ulteriori decreti attuativi della delega di riforma fiscale, di cui alla legge n. 111 del 2023, il cui completamento è previsto entro il 29 agosto 2026. Al contempo, nel corso del medesimo anno, sono state introdotte diverse misure per il raggiungimento degli obiettivi e traguardi del PNRR, nonché degli obiettivi del Piano (rafforzamento del contrasto all'evasione, promozione dell'adempimento spontaneo e riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro da conseguire entro il 2026).

Il DFP 2026 descrive, inoltre, i risultati dell'attività di contrasto all'evasione fiscale e la valutazione delle entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale e al miglioramento della tax compliance. Con riferimento al contrasto all'evasione fiscale, il documento evidenzia che il risultato raggiunto nel 2025 costituisce il valore massimo conseguito negli ultimi anni in termini di recupero di gettito. Considerando, infatti, l'attività svolta dall'Agenzia delle entrate e dalla Agenzia delle entrate-Riscossione (AdeR), sono stati riscossi 36,2 miliardi di euro, con un incremento di 2,8 miliardi di euro rispetto al 2024 (+8,4 per cento).

Interviene in discussione generale il senatore TURCO (M5S), il quale esprime una valutazione critica del Documento presentato dal Governo, suffragata dalle cifre e dalle stime sull'andamento della crescita economica e del debito pubblico che mostrano chiaramente il fallimento dell'azione di governo. Anche la mancata uscita anticipata dalla procedura d'infrazione mostra come il controllo della spesa pubblica non ha dato risultati significativi, pesando invece molto negativamente la crescita pressoché azzerata. In tale quadro, risulta completamente errata l'insistenza del Governo sulle conseguenze dell'utilizzazione del Superbonus quale causa per il mancato raggiungimento del parametro del 3 percento, mentre la debolissima crescita del PIL e l'aumento del costo del servizio del debito sono certamente più rilevanti rispetto a tale esito. È da tenere anche in considerazione, prosegue il relatore, il peso che hanno l'incremento della spesa netta, nonché i maggiori impegni assunti dal Governo in tema di difesa e spese militari. A suo parere, inoltre, la sollecitazione della Commissione europea a modificare le regole del patto di stabilità contrasta con la soddisfazione espressa a suo tempo all'atto del raggiungimento dell'accordo in sede europea. Dopo aver rilevato la necessità di tutelare l'indipendenza delle autorità come l'Istat, messa sotto accusa dal Governo, preannuncia la presentazione di un parere alternativo a quello di maggioranza da parte del Gruppo 5 Stelle.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.