Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 341 del 22/04/2026

SULLA VISITA DI UNA DELEGAZIONE DELLA COMMISSIONE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA PRESSO L'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA REPUBBLICA DI SERBIA

Il PRESIDENTE comunica che il 17 aprile 2026 si è recato in missione a Belgrado, insieme alla senatrice Rojc, per svolgere alcuni importanti incontri con rappresentanti dell'Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia, soprattutto in funzione del percorso di adesione della Serbia all'Unione europea.

Il primo incontro si è svolto con la Presidente dell'Assemblea nazionale ed ex Primo ministro, Ana Brnabić, che ha elogiato l'Italia per il consenso mostrato all'apertura del cluster negoziale n. 3, relativo alla competitività e alla crescita inclusiva, e ha espresso rammarico per l'atteggiamento critico mostrato, invece, da alcuni Stati membri, nonostante il parere positivo espresso lo scorso novembre dalla Commissione europea.

La presidente Brnabić ha sostenuto che la mancata apertura di questo cluster negoziale rischia di dare un segnale negativo ai cittadini serbi, che hanno un grande desiderio di aderire rapidamente all'Unione, ritenendo che non ci sia una reale alternativa politica al processo di adesione. Eventuali lacune nel processo normativo serbo potranno essere recuperate attraverso un percorso di cooperazione, anche sul piano parlamentare. Al riguardo, ha ricordato l'imminente parere della Commissione di Venezia, richiesto proprio da parte serba, su alcune modifiche alla legge sul sistema giudiziario.

La presidente Brnabić ha poi ricordato come il 2026 sia un anno elettorale in Serbia e ha sottolineato come la mancata apertura del cluster 3 potrebbe essere letta anche come indiretto mancato sostegno al presidente Vučić, come evidenziato - secondo la sua lettura - anche dall'atteggiamento dell'opposizione parlamentare in Serbia. Ritiene, invece, che tutte le componenti politiche dovrebbero impegnarsi a fondo per garantire l'adesione, in linea con il desiderio dei cittadini serbi.

Ha citato, al riguardo, un articolo a doppia firma Vučić-Rama, apparso su un quotidiano tedesco a fine febbraio, in cui il Premier serbo e il suo omologo albanese sgombrano il campo da alcuni elementi addotti dai critici dell'adesione. In particolare, ha ricordato come, secondo l'impostazione dei due leader, la Serbia e l'Albania potrebbero non reclamare necessariamente un Commissario europeo e potrebbero non esercitare il loro diritto di veto. Si tratta di preoccupazioni dei critici dell'adesione che, secondo questa impostazione, sarebbero quindi fugate.

La delegazione del Senato ha poi incontrato Elvira Kovács, esponente politico della minoranza ungherese e Presidente della Commissione per l'integrazione europea del Parlamento serbo. Nel corso dello scambio, la presidente Kovács ha evidenziato i costanti sforzi serbi per costruire un consenso il più largo possibile sul percorso dell'adesione, tra cui la costante partecipazione ai tanti eventi della cooperazione interparlamentare europea e alle riunioni organizzate dal Parlamento europeo.

Ha, tuttavia, lamentato il pregiudizio, emerso nel corso dei vari incontri, secondo cui il mancato allineamento della politica estera serba a quella dell'Unione incide in modo significativo sul processo di adesione. Rileva soprattutto la politica di mancato sostegno alle sanzioni nei confronti della Federazione russa che, tuttavia, a suo avviso, non può essere ostativa alla prosecuzione dei negoziati di adesione. La Serbia è uno Stato indipendente e autonomo e quindi, a suo avviso, sbaglia chi ritiene che la politica serba sia dipendente da quella russa.

Nell'ultimo incontro, il Presidente del gruppo parlamentare di amicizia, Jovan Palalić, ha sottolineato i profondi legami di amicizia tra il popolo italiano e quello serbo, testimoniati dalla profondità storica dei rapporti, a partire da Roma e Venezia, per arrivare agli ottimi rapporti tra il presidente Vučić e il presidente Meloni. Molto rilevante è anche la cooperazione tra la Serbia e tante Regioni italiane, a partire dalla Lombardia, nello sviluppo di progetti imprenditoriali comuni.

Palalić ha rimarcato l'urgenza di lavorare per ricercare formule di negoziato che permettano la prosecuzione del processo di adesione, senza condizionamenti politici relativi ad altri temi. La domanda che si stanno ponendo molti esponenti della politica serba è, infatti, se i Paesi europei vorranno proseguire il lavoro comune con la Serbia, oppure se l'argomento relativo alle sanzioni nei confronti della Russia risulterà comunque un elemento di forte criticità per il negoziato.

Per parte italiana, nei vari incontri, è stato sottolineato il forte senso di amicizia tra i due Paesi, dimostrato dalle frequenti visite dei ministri e dei parlamentari italiani e da un importante interscambio commerciale. Riguardo all'adesione, è stato affermato come serva un processo di adeguamento dell'ordinamento serbo a quello europeo che sia ordinato e progressivo, in modo tale da permettere anche ai cittadini, alle formazioni sociali, alle imprese di comprendere l'importanza di avere regole europee condivise, che sono strumentali a uno sviluppo economico ancora più sostenuto.

Il messaggio della delegazione italiana è stato quindi di un forte sostegno all'adesione della Serbia all'Unione europea, su cui l'Italia continuerà a lavorare in tutte le sedi. L'ingresso di tutti i Paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea costituisce non solo un processo storico inevitabile, ma anche una necessità strategica dell'Italia, in un'area cruciale per la sicurezza politica ed economica dell'intera Unione europea.

Il Presidente ricorda, poi, di aver sottolineato, con tutti gli interlocutori, la forte sensibilità e il costante impegno dell'Unione e degli Stati membri, da tempo riflessi nelle conclusioni del Consiglio europeo, in materia di prevenzione e contrasto delle minacce ibride, nonché nello sviluppo delle strategie e delle strutture necessarie per difendere i processi democratici dalle ingerenze esterne, a partire dallo scudo europeo per la democrazia e dalle strategie FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference).

Il Presidente, inoltre, evidenzia che, successivamente alla visita, è emerso come la Commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, stia valutando la possibilità di sospendere alcuni fondi europei destinati alla Serbia, in relazione alla controversa riforma della giustizia. Al riguardo, senza entrare nel merito della questione, riferisce che nel corso degli incontri a Belgrado i parlamentari serbi hanno assicurato che avrebbero dato seguito al parere della Commissione di Venezia.

Il Presidente formula, infine, un sentito ringraziamento, anche a nome della senatrice Tatjana Rojc, all'Ambasciatore d'Italia a Belgrado, S.E. Luca Gori, nonché a tutto il personale diplomatico dell'Ambasciata, e in particolare ai Consiglieri Carlotta Colli e Francesco Manià, per l'importante collaborazione prestata alla delegazione parlamentare della Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato, nel corso della visita.

La Commissione prende atto.