Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 338 del 09/04/2026
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IN SEDE REFERENTE
(Doc. LXXXVI, n. 4) Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2026
(Esame e rinvio)
Il senatore SCURRIA (FdI), relatore, introduce l'esame della Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2026, che è stata presentata al Parlamento il 10 febbraio 2026, in base a quanto prescritto dall'articolo 13, comma 1, della legge n. 234 del 2012.
Ricorda che essa rappresenta la visione generale del Governo sulle prospettive future dell'Unione europea e indica le intenzioni politiche dell'Esecutivo relativamente ai singoli dossier europei, anche a fronte del Programma di lavoro della Commissione per il 2026 intitolato "È ora che l'Europa si renda indipendente" (COM(2025) 870).
Nella premessa alla Relazione, il ministro Foti richiama i contenuti del predetto Programma di lavoro della Commissione europea, orientati verso un'Europa più forte e più sovrana, più competitiva e capace di affermarne un ruolo di leadership nell'innovazione pulita e digitale e, al contempo, volta a consolidare il modello sociale europeo e a garantire la sicurezza collettiva. Nel contesto geopolitico, l'Unione punta a rafforzare la propria autonomia strategica, mirando a consolidare la sovranità europea in ambiti chiave come difesa, sicurezza, energia, digitale e industria, e promuovendo al tempo stesso una crescita sostenibile e inclusiva.
Il Relatore ricorda come, in questo contesto, il Governo intende adoperarsi perché, nell'ambito del prossimo Quadro finanziario pluriennale, le nuove sfide europee siano adeguatamente finanziate, senza indebolire la PAC e la politica di coesione. Il Governo intende, inoltre, continuare a perseguire l'allargamento dell'Unione ai Balcani occidentali e a sostenere l'Ucraina nel suo percorso verso una pace giusta e duratura.
Il testo della Relazione programmatica 2026 mantiene una struttura coerente con la relazione dell'anno precedente e con le indicazioni dell'articolo 13 della legge n. 234 del 2012, mentre nei contenuti riflette il cambio di passo che l'Unione ha intenzione di imprimere sulle politiche europee nel 2026.
La Relazione si articola in quattro Parti, dedicate rispettivamente: alle politiche strategiche, alla dimensione esterna, al coordinamento nazionale e al processo di integrazione e di preparazione al futuro. Le singole tematiche sono sviluppate nella forma di schede, ognuna delle quali riporta una sintetica descrizione del dossier in questione, seguita dalle azioni che il Governo intende porre in essere e dall'indicazione dei risultati attesi.
La Parte prima, relativa alle "Politiche strategiche" europee, è strutturata in quattro sezioni che rappresentano le aree prioritarie individuate dalla Commissione nel suo Programma di lavoro 2026, ovvero "Un nuovo piano per la prosperità sostenibile e la competitività dell'Europa", "Un'Europa competitiva e coesa: sostenere le persone e il modello sociale europeo", "Mantenere la qualità della vita: sicurezza alimentare, acqua e natura" e "Difendere la democrazia, lo Stato di diritto e i valori della UE".
Si tratta di piani d'azione che riflettono le indicazioni contenute nel rapporto Draghi e nel rapporto Letta del 2024, e nella Bussola per la competitività del 2025. Vi rientrano, quindi, la nuova strategia di semplificazione con i pacchetti cosiddetti Omnibus, le preannunciate azioni per la sovranità digitale europea come il Cloud and AI Development Act, il Quantum Act e il Chips Act 2.0 sulle materie prime critiche, nonché il nuovo quadro societario europeo armonizzato del cosiddetto "28° regime", l'Unione del risparmio e degli investimenti (SIU), lo European Research Area Act (ERA Act) per l'attuazione della cosiddetta 5a libertà (libera circolazione della ricerca e della conoscenza), lo Scudo europeo per la democrazia, e altre iniziative volte al rafforzamento dell'autonomia strategica europea, della competitività delle imprese e della sicurezza democratica.
La Parte seconda, relativa a "La dimensione esterna dell'UE", è declinata in due sezioni relative a "Una nuova era per la difesa e la sicurezza europea" e a "Un'Europa globale".
Per quanto riguarda la difesa europea, il nuovo contesto, segnato dalle tensioni con Russia e Cina e dalle minacce ibride, impone una difesa comune più integrata e resiliente. Tuttavia, la mancata approvazione della Roadmap 2030 evidenzia la necessità di un cambio di passo. L'Italia propone un approccio basato su interoperabilità, governance centrata sugli Stati, tutela dell'industria europea, catene di approvvigionamento resilienti e misure per creare economie di scala e rafforzare capacità e competitività.
La sicurezza e gestione delle frontiere comuni è incentrata sull'attuazione del Nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo, in vista della sua applicazione da giugno 2026. Il decisivo intervento dell'Italia in seno al Consiglio affari interni dell'8 dicembre 2025 ha contribuito a imprimere una svolta strutturale alle politiche migratorie europee. Con l'approvazione di quattro pilastri fondamentali (il meccanismo di solidarietà e i tre regolamenti sui rimpatri, sul concetto di Paese terzo sicuro e sulla lista UE dei Paesi di origine sicuri), l'Europa ha sposato la linea italiana. In tale contesto, l'Italia continuerà a lavorare per i partenariati strategici con i principali Paesi di origine e transito (soprattutto in Africa), valorizzando le sinergie con l'Unione europea, nel quadro del Piano Mattei e del Processo di Roma.
Nell'ambito della sezione sull'Europa globale, la Relazione indica l'intenzione di: consolidare il partenariato transatlantico e le relazioni con gli Stati Uniti; convogliare gli sforzi dell'Unione europea a sostegno del Piano USA per il raggiungimento della pace a Gaza e continuare a sostenere l'obiettivo della soluzione a due Stati; continuare a sostenere l'allargamento dell'Unione ai Paesi dei Balcani occidentali; e continuare a sostenere la difesa dell'Ucraina dall'aggressione russa e la sua futura ricostruzione.
La Parte terza, relativa a "Il coordinamento nazionale delle politiche europee", si sofferma: sul funzionamento del Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE), quale organo di indirizzo politico-governativo; sulla riduzione del numero delle procedure di infrazione, per allinearlo alla media europea; sull'adeguamento alla normativa europea in materia di aiuti di Stato, ma anche a contribuire alla sua revisione in sede europea; sulla necessità di completare tutti gli obiettivi e traguardi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) entro il 31 agosto 2026, al fine di trasmettere le ultime richieste di pagamento entro il 30 settembre; sull'attuazione delle politiche di coesione, con l'intento di evitare l'applicazione del cosiddetto disimpegno automatico per 7,3 miliardi di euro relativi alla programmazione 2021-2027; e sull'attività di informazione del Governo sulle politiche dell'Unione al Parlamento e ai cittadini.
La Parte quarta, rubricata "Sviluppo del processo di integrazione europea: preparare l'Unione al futuro", è dedicata in particolare al prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, in cui l'Italia mira a un QFP equilibrato, sostenibile e pienamente rispondente alle priorità nazionali, con particolare riguardo alla Politica Agricola Comune (PAC) e alla Politica di coesione.
Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.