Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 461 del 08/04/2026
Azioni disponibili
IN SEDE REFERENTE
(1818) Conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale
(Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta notturna di ieri.
Si riprende con l'esame dell'emendamento 2.43.
La senatrice GAUDIANO (M5S), nel sostenere l'emendamento, evidenzia come esso interviene a rafforzare l'approccio preventivo con misure di controllo, volte a ridurre il rischio di recidiva. L'emendamento si inserisce nel più ampio tentativo di dare efficacia sostanziale a un provvedimento che si limita a inasprire le sanzioni.
Posto ai voti, l'emendamento 2.43 è respinto.
Risultano decaduti, per assenza dei proponenti, gli emendamenti 2.44, 2.45 e 2.46.
La senatrice GAUDIANO (M5S) aggiunge la propria firma all'emendamento 2.47, su cui si esprime in senso favorevole, essendo volto al recupero del minore in caso di ammonimento. Esso prevede l'attivazione, presso i servizi sociali territoriali, di percorsi di mediazione dei conflitti e di giustizia riparativa, di programmi educativi di strada e di interventi di sostegno alla genitorialità.
Posto ai voti, l'emendamento 2.47 è respinto.
Risulta decaduto, per assenza dei proponenti, l'emendamento 2.48.
La senatrice GAUDIANO (M5S) aggiunge la propria firma all'emendamento 2.49, su cui si esprime in senso favorevole, essendo volto a responsabilizzare il minore, attraverso il coinvolgimento delle vittime e dei servizi territoriali.
Posto ai voti, l'emendamento 2.49 è respinto.
La senatrice GAUDIANO (M5S) aggiunge la propria firma all'emendamento 2.50, su cui si esprime in senso favorevole, essendo volto a creare una rete di intervento coordinato tra il prefetto e il comune, per la definizione di patti educativi territoriali, con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, dei servizi sociali territoriali, delle aziende sanitarie locali e degli enti del Terzo settore.
Posto ai voti, l'emendamento 2.50 è respinto.
La senatrice GAUDIANO (M5S) si esprime in senso favorevole sull'emendamento 2.51, volto a promuovere interventi educativi territoriali, al fine di prevenire i fenomeni di violenza giovanile nei contesti territoriali caratterizzati da maggiore vulnerabilità sociale.
Si apre quindi una discussione sull'ordine dei lavori, in cui intervengono i senatori DE CRISTOFARO (Misto-AVS), TOSATO (LSP-PSd'Az), SPINELLI (FdI) e il PRESIDENTE.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) interviene a sostegno dell'emendamento 2.51, evidenziando la necessità di non limitarsi a strumenti repressivi, ma di prevedere strumenti di prevenzione, con interventi educativi territoriali, per far fronte alla povertà educativa quale concausa della violenza minorile. Anche l'eliminazione del reddito di cittadinanza ha aggravato il contesto di degrado e il voto negativo al recente referendum costituzionale è stato alimentato anche dalla contrarietà a tale eliminazione.
Posto ai voti, l'emendamento 2.51 è respinto.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) si esprime favorevolmente sull'emendamento 2.52, ricordando che la criminalità tende ad aumentare con la riduzione del sostegno e dell'assistenza da parte dello Stato. Tale causalità si verifica soprattutto nei contesti di maggiore difficoltà socio-economica, dove sono venuti meno sia il reddito di cittadinanza sia i presìdi tradizionali delle fabbriche e delle sezioni di partito, che fungevano da corpi intermedi, in grado di arginare l'adesione ai fenomeni di criminalità.
La senatrice GAUDIANO (M5S) precisa che l'emendamento promuove la creazione di presidi territoriali permanenti per i minori, rendendo continuativa l'educazione territoriale e arginando l'abbandono scolastico. In tal modo, si agisce con efficacia, mentre il provvedimento si limita a inasprire sanzioni e misure repressive, che si rivelano inutili.
Posto ai voti, l'emendamento 2.52 è respinto.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) dichiara il voto favorevole sull'emendamento 2.53, ricordando come la scuola pubblica abbia subito un crollo verticale a partire dal taglio lineare di 8 miliardi di euro operato nel 2008 sul comparto dell'istruzione, che ha contribuito a determinare per gli anni e decenni successivi un chiaro aumento della criminalità. Ciò dimostra come i principali anticorpi contro la criminalità, per le persone provenienti da condizioni di sotto-proletariato, sono proprio la scuola e i corpi intermedi, tra cui le sezioni territoriali dei partiti. Invece, l'attuale Governo, in tre anni e mezzo, ha messo in campo solo misure repressive, con i cinque decreti sulla sicurezza, che non hanno portato ad alcun miglioramento effettivo.
Il senatore CATALDI (M5S) ritiene che le misure assistenziali devono essere accompagnate da interventi di sviluppo economico, per creare occupazione, che a loro volta consentiranno di ridurre le spese assistenziali. Ricorda quindi un caso specifico che dimostra l'efficacia del reddito di cittadinanza per contenere il degrado e l'emarginazione sociale e favorire le condizioni di ripresa. Evidenzia che l'emendamento prevede la valutazione degli effetti delle misure, proprio perché manca, a monte del provvedimento, l'analisi e lo studio dei fenomeni, limitandosi a misure inefficaci e inutili.
Il senatore VERINI (PD-IDP) richiama uno studio svolto dal Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell'Università di Padova, che ha coinvolto adolescenti, genitori e operatori sociali, sul tema del disagio giovanile, per sottolineare l'importanza di agire su quella che papa Ratzinger chiamava emergenza educativa. Se ciò è vero per l'ambiente padovano, tanto più lo è per le zone più degradate del Sud. Ritiene, quindi, che siano questi gli ambiti su cui occorre intervenire per aumentare il grado di sicurezza e di benessere nel Paese.
Posto ai voti, l'emendamento 2.53 è respinto.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) annuncia il voto favorevole e chiede le motivazioni del parere contrario del relatore e del Governo sull'emendamento 2.54, che si limita a prevedere l'obbligo di relazione al Parlamento sul numero degli ammonimenti adottati nei confronti dei minori, sulle sanzioni irrogate, nonché sugli interventi educativi e di sostegno territoriale effettivamente attivati.
Il senatore VERINI (PD-IDP) aggiunge la propria firma all'emendamento 2.54.
La senatrice PIRRO (M5S) si associa alle considerazioni svolte dal senatore De Cristofaro e suggerisce una possibile spiegazione del parere contrario, con la necessità di non mettere in chiaro, in una relazione, i dati reali, che evidenzierebbero l'inefficacia delle misure repressive adottate. Aggiunge che, a suo avviso, il reddito di cittadinanza stava dispiegando effetti positivi in termini di riduzione del numero dei reati, anche perché la criminalità organizzata non trovava più persone disponibili per la bassa manovalanza. Inoltre, il reddito consentiva ai lavoratori poveri di svincolarsi dal ricatto dei propri datori di lavoro. Tali effetti positivi, a suo avviso, sopravanzano quelli negativi di una minoranza di percettori del reddito che si è approfittata di tale istituto.
Posto ai voti, l'emendamento 2.54 è respinto.
Il PRESIDENTE ricorda che gli emendamenti 2.0.1, 2.0.2, 2.0.3, 2.0.4, 2.0.5, 2.0.6, 2.0.7, 2.0.8, 2.0.9, 2.0.10, 2.0.11, 2.0.12, 2.0.13, 2.0.14, 2.0.15, 2.0.16, 2.0.17, 2.0.18 e 2.0.19 sono stati dichiarati improponibili per estraneità di materia, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) si esprime favorevolmente sull'emendamento 2.0.20, che stabilisce il divieto per i minori di diciotto anni di accedere alle fiere in cui si espongono e si vendono armi da fuoco, evidenziando la correlazione diretta tra la promozione di una cultura delle armi e il diffondersi dei fenomeni di criminalità. A suo avviso, serve, invece, una cultura in cui l'arma da fuoco sia percepita come estranea. Chiede quindi al relatore e al rappresentante del Governo di esplicitare le ragioni del parere contrario.
La senatrice GAUDIANO (M5S) coglie l'occasione per associarsi alle considerazioni svolte ieri dal senatore De Cristofaro in relazione alle parole della Presidente del Consiglio Meloni sul governo Conte II.
Quanto all'emendamento in esame, precisa che i proventi delle sanzioni amministrative verrebbero devoluti al comune competente, per essere destinati all'attuazione di iniziative di educazione alla non violenza. Aggiunge infine la necessità di evitare che i giovani siano esposti al fascino illusorio della potenza delle armi, in grado di alimentare fenomeni come le baby gang e le diverse forme di violenza.
La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE) ricorda che i minorenni oggi sono già soggetti a numerosi divieti, a tutela della loro vulnerabilità, come i divieti di acquisto di alcolici, e che pertanto non si comprende perché si voglia consentire loro di partecipare a pieno titolo alle fiere delle armi da fuoco. Ritiene che occorra colpire il potere di suggestione delle armi, motivo per il quale la minoranza si era anche opposta all'introduzione della libertà di porto d'armi per le forze dell'ordine, anche quando non in servizio. Con riferimento alla strage di Monreale, ad opera di tre giovani del quartiere Zen di Palermo, lamenta come oggi i giovani si trovino già eccessivamente esposti a una facilità di acquisizione di armi da fuoco e che occorra mettere un argine a una cultura della violenza, presente anche nei videogiochi.
Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az), considerata la delicatezza dell'argomento, si associa alla richiesta di motivazione del parere contrario sull'emendamento.
L'emendamento 2.0.20, su richiesta del sottosegretario MOLTENI, viene quindi accantonato.
Si apre poi una discussione sull'ordine dei lavori, in cui intervengono i senatori TOSATO (LSP-PSd'Az), DE CRISTOFARO (Misto-AVS), DE PRIAMO (FdI), PARRINI (PD-IDP), BALBONI (FdI) e MELONI (PD-IDP).
Si passa quindi alla votazione degli identici emendamenti 3.1 e 3.2.
In relazione agli emendamenti 3.1 e 3.2, sostanzialmente identici, soppressivi dell'articolo 3, il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) dichiara il voto favorevole e sottolinea l'evidente assenza di proporzionalità della disposizione che prevede pene per il furto fino a 25 anni di detenzione e l'equiparazione del furto alla rapina, mentre quest'ultima implica l'uso della violenza. Tale sproporzione si pone in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione, poiché una pena così elevata, per il reato di furto, non consente l'esplicazione della funzione rieducativa della pena e di recupero sociale del detenuto. Inoltre, si crea un'incongruenza rispetto alle pene previste per i reati più gravi.
La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE), in riferimento al nuovo articolo 628-bis del codice penale, relativo alla rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato, si associa alle considerazioni del senatore De Cristofaro sulla proporzionalità della pena. Al riguardo, ricorda i lavori della Commissione parlamentare antimafia relativi al ricorrente fenomeno degli assalti ai portavalori in Puglia, da cui era emersa l'irrilevanza del rafforzamento delle pene e, d'altra parte, l'importanza di rafforzare risorse e strumenti per intervenire sulle modalità organizzative dei gruppi criminali.
La senatrice GAUDIANO (M5S) sostiene gli emendamenti per la soppressione dell'articolo 3, ritenendo inutile e inefficace puntare sul rafforzamento dell'azione repressiva, rispetto all'efficacia di strumenti di prevenzione, di recupero e di rieducazione dei detenuti. Ricorda, inoltre, la già grave situazione di sovraffollamento carcerario, che non può essere ulteriormente aggravata.
Il senatore PARRINI (PD-IDP) si associa alle considerazioni svolte da chi lo ha preceduto, per la soppressione dell'articolo 3, che reca disposizioni di mero consenso elettorale. Ritiene inoltre che questi argomenti avrebbero dovuto essere trattati congiuntamente con la Commissione giustizia.
Ricorda, quindi, che il codice penale, attualmente, prevede un massimo di sei anni di reclusione per il reato di furto con l'aggravante dell'uso della destrezza, ovvero la medesima pena prevista per il reato di intestazione fittizia di beni. Prevedere venticinque anni di reclusione significherebbe aumentare la pena di quattro volte rispetto al reato di intestazione fittizia, dando così ai cittadini segnali illogici, mentre sarebbe essenziale agire sulle fonti della criminalità, ossia il denaro e le armi.
Posti, quindi, ai voti, gli emendamenti sostanzialmente identici 3.1 e 3.2 sono respinti con un'unica votazione.
Il PRESIDENTE ricorda che gli emendamenti 3.4, 3.5 e 3.6 sono accantonati.
Si passa alla votazione della proposta 3.7.
Il senatore CATALDI (M5S) dichiara il voto favorevole, osservando come la fattispecie penale della rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato, introdotta dall'articolo 3, sia punita più gravemente della violenza sessuale o di altri reati efferati.
Accusa il Governo di inseguire la narrazione mediatica, adottando norme propagandistiche.
Altresì, viene stravolto l'equilibrio dell'impianto sanzionatorio che dovrebbe sempre caratterizzare la legislazione penale.
Esprime poi forte perplessità per la scelta della presidenza della Commissione di dichiarare improponibile l'emendamento 3.3 volto a reintrodurre il reato di abuso d'ufficio.
Il senatore MELONI (PD-IDP) annuncia il voto favorevole sull'emendamento 3.7.
Evidenzia come il decreto-legge in esame vada a toccare in maniera estemporanea una materia molto delicata, come la proporzionalità tra gravità del reato ed entità della sanzione penale.
Inoltre, ritiene che la maggioranza e il Governo manchino di credibilità, come peraltro si evince dalle dichiarazioni rese ieri, sui social, dalla Presidente del Consiglio che, invece di rispondere nel merito ai rilievi sulle modalità di contrasto alla criminalità organizzata, ha mosso accuse strumentali alle opposizioni.
Si sofferma poi sulle note vicende che hanno visto coinvolto l'ex sottosegretario Delmastro e sui fatti di cronaca che attengono al sottosegretario Molteni, chiedendo a quest'ultimo se sia fondata la notizia, pubblicata oggi su un quotidiano, circa la sua presunta amicizia con il rappresentante di un gruppo legato alla criminalità organizzata.
Il senatore TOSATO (LSP-PSd'Az) ritiene vergognose le argomentazioni del senatore Meloni.
Il PRESIDENTE invita il senatore Meloni ad attenersi all'argomento in discussione, ai sensi dell'articolo 90 del Regolamento.
Il senatore MELONI (PD-IDP) ritiene opportuno domandarsi se il Governo abbia la legittimazione per poter discutere di temi legati alla sicurezza, stante la scarsa autorevolezza di diversi suoi rappresentanti.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), nel dichiarare il voto favorevole all'emendamento 3.7, ritiene che, nel reagire ad argomenti riguardanti il contrasto alla criminalità organizzata, non possano essere applicati due pesi e due misure.
Ricorda come sia stato molto scorretto, da parte della Presidente del Consiglio, accusare il Governo Conte II di avere liberato boss mafiosi con la scusa del Covid, visto che ciò, se fosse vero, rappresenterebbe una collusione con la criminalità organizzata.
Altresì, non si può negare un nesso tra il tema della sicurezza, oggetto del decreto in esame in Commissione, e il dibattito che si svolge all'esterno sul contrasto alla criminalità organizzata.
Posto ai voti, l'emendamento 3.7 è respinto.
La senatrice PIRRO (M5S) interviene sull'ordine dei lavori, per stigmatizzare espressioni, a suo avviso molto sgradevoli, rese, fuori microfono, dalla senatrice Pirovano nei riguardi del senatore Meloni.
La senatrice PIROVANO (LSP-PSd'Az) ritiene vergognose le dichiarazioni rese dal senatore Meloni, che rappresentano un attacco gratuito verso il sottosegretario Molteni.
Il PRESIDENTE dispone una sospensione della seduta.
La seduta, sospesa alle ore 11,35, riprende alle ore 11,45.
Il PRESIDENTE avverte che gli emendamenti 3.8, 3.9, 3.10 e 3.11 sono accantonati.
Posto ai voti, l'emendamento 3.12 è respinto.
Il PRESIDENTE avverte che sono accantonati gli emendamenti 3.13 e 3.14.
Il senatore MELONI (PD-IDP) chiede la parola per fatto personale, ritenendo di essere stato oggetto di attacchi volgari nel corso del dibattito precedente alla sospensione.
Inoltre, fa presente di essere stato destinatario di un epiteto offensivo da parte del sottosegretario Molteni durante la sospensione.
Reputa che tali espressioni ed atteggiamenti siano lesivi del suo ruolo di parlamentare.
Altresì, ricorda di aver chiesto al sottosegretario Molteni soltanto se fosse fondata la notizia, apparsa oggi su un quotidiano, circa la sua presunta vicinanza a un esponente della criminalità organizzata.
Auspica quindi che le affermazioni del sottosegretario Molteni vengano censurate nelle sedi opportune.
Infine, ricorda come sia stato il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, onorevole Bignami, ad accusare i rappresentanti del Partito Democratico di inchinarsi ai mafiosi.
La senatrice PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az) interviene per fatto personale, per stigmatizzare le dichiarazioni rese dal senatore Meloni, ritenendo che si tratti di affermazioni infondate e lesive della dignità di senatori della maggioranza, accusati ingiustamente di andare a braccetto con la mafia.
Il PRESIDENTE ricorda di non essere entrato nel merito delle argomentazioni utilizzate dai senatori di tutte le parti politiche, richiamando però la necessità di attenersi all'oggetto della discussione.
Al fine di rasserenare gli animi, ritiene che possa riconoscersi a tutte le parti la scusante della provocazione e auspica che questo momento di concitazione si vada ad esaurire.
Il senatore PARRINI (PD-IDP) ritiene che, in ogni modo, il proprio Gruppo non possa accettare un atteggiamento di questo tipo posto in essere da alcuni senatori della maggioranza. Infatti, a fronte di legittime valutazioni e richieste politiche, il senatore Meloni è stato oggetto di epiteti offensivi pronunciati nel corso della sospensione dal sottosegretario Molteni e "fuori microfono", in seduta, dal senatore Orsomarso.
Infine, precisa come nessun senatore del Gruppo PD abbia accusato senatori della maggioranza di collusione o vicinanza alla mafia.
Il PRESIDENTE ritiene di aver già svolto le dovute precisazioni e che la questione si possa ritenere conclusa, auspicando che la prossima seduta possa svolgersi in un clima più sereno.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 12.