Legislatura 19ª - 2ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 379 del 25/03/2026

IN SEDE REDIGENTE

(722) CANTALAMESSA. - Modifica all'articolo 414 del codice penale, in materia di apologia dei reati di associazione di tipo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso

(1513) CANTALAMESSA e altri. - Introduzione dell'articolo 416-bis.2 del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere con metodo mafioso in danno di minori

(1655) RUSSO e altri. - Introduzione dell'articolo 416-bis.2 del codice penale, in materia di apologia e istigazione relative al fenomeno della criminalità organizzata o mafiosa

(Seguito della discussione congiunta e rinvio)

Prosegue la discussione congiunta sospesa nella seduta di ieri.

Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione generale.

Il senatore RASTRELLI (FdI), pur condividendo alcune delle perplessità manifestate dal senatore Scalfarotto nella seduta di ieri in relazione ai requisiti di tipicità e tassatività relativi alla condotta sanzionabile, dichiara di difendere fortemente e con convinzione il tema dell'interesse protetto dai disegni di legge in discussione. Purtroppo, infatti, si assiste ad una involuzione culturale in cui dall'omertà si è passati all'esaltazione della realtà camorristica: alcune zone della città di Napoli, ad esempio, sono presidiate dalle organizzazioni criminali, e qui si elevano altari dedicati a soggetti appartenenti ai clan camorristici. Si sta cioè invertendo il paradigma della manifestazione esterna e quasi devozionale della cultura mafiosa e camorristica con l'esaltazione di questi modelli, soprattutto da parte dei giovanissimi. Quello dell'apologia di mafia è un tema su cui serve una riflessione approfondita, anche perché alla luce degli approfondimenti svolti dalla Commissione parlamentare antimafia è emerso che l'elevazione a modello della criminalità, specialmente da parte dei minorenni, realizzi nei fatti una sorta di esercito di riserva permanente di queste organizzazioni.

Il senatore SCALFAROTTO (IV-C-RE) ribadisce le preoccupazioni già espresse ieri in ordine alla necessità che, quando si introduce nell'ordinamento una norma penale, essa debba avere le caratteristiche della generalità e dell'astrattezza, in primo luogo, e inoltre della tassatività e tipicità della condotta. Quella proposta dall'Atto Senato n. 722 punisce invece "atteggiamenti" che certamente non possono rappresentare da soli una condotta penalmente rilevante. La preoccupazione più generale nei confronti dell'introduzione del reato di apologia della mafia riguarda invece - pur condividendo le considerazioni espresse dal senatore Rastrelli - l'opportunità che, ancora una volta, un problema di carattere eminentemente culturale sia affrontato da questa maggioranza soltanto in termini di repressione penale. In casi come quelli ricordati solo una visione di carattere culturale e specifici progetti di prevenzione possono a sconfiggere un fenomeno che riguarda moltissimi giovani di cui soltanto una piccola parte viene poi arruolata dalle organizzazioni criminali. Ritiene pertanto che anche in questa occasione si manifesti la solita visione repressiva della maggioranza senza un vero progetto che possa scardinare alle radici il problema sociale che certamente esiste. A questo riguardo ritiene che sarebbero necessari rilevanti investimenti, prima di tutto sulla cultura della legalità, in quanto per contrastare il crimine occorre agire anche sulle sue cause e non invece continuare a creare nuovi reati in mancanza di un progetto più ampio che si prenda cura del problema sociale. Come già successo con il cosiddetto "decreto Caivano", anche poi il decreto cosiddetto "decreto sicurezza" attualmente all'esame del Senato l'unico obiettivo del Governo è l'introduzione di nuove fattispecie di reato e l'amento delle sanzioni, senza tuttavia investire risorse finanziarie nella prevenzione dei fenomeni sociali che di frequente sono una delle cause della criminalità: per esempio, nell'Atto Senato 1818 si criminalizzano i genitori di quei minorenni che utilizzano armi da taglio ma non si fa nulla per intercettare e affrontare il problema culturale che è alla base della delinquenza minorile.

Il senatore BERRINO (FdI) ritiene che i disegni di legge in discussione affrontino un problema molto serio rispetto al quale la politica ed il legislatore hanno il dovere di intervenire. È un dato di fatto che moltissimi giovani e giovanissimi siano affascinati da alcune rappresentazioni - anche televisive o cinematografiche - della criminalità organizzata, come se l'appartenenza a tali associazioni rappresentasse una sorta di moda. Questo fenomeno non è limitato a specifiche parti del territorio nazionale, basti pensare alle cosiddette baby gang, alimentate anche dalla violenza che emerge nei testi e nei video di alcuni trapper. Nel pieno rispetto della libertà di dell'espressione artistica, infatti, occorre chiedersi quale impatto ha sulla gioventù questa violenza e la sua esaltazione e rappresentazione. Se è vero che non basta creare fattispecie di reato per contrastare quello che è un problema anche culturale, ritiene tuttavia che lo stato delle cose sia ascrivibile al fallimento dell'educazione alla legalità dovuto a chi ha governato nei decenni precedenti: infatti, per realizzare un cambiamento nella cultura sociale occorre un tempo considerevolmente lungo. Sono pertanto ingenerose le critiche rispetto all'operato del Governo e della maggioranza in quanto, ad esempio, nel "decreto Caivano" le misure sanzionatorie sono state accompagnate dal potenziamento e dal finanziamento di progetti sociali e culturali; inoltre, l'intento delle norme incriminatrici di quel provvedimento non era soltanto punitivo ma anche finalizzato alla responsabilizzazione dei genitori sui comportamenti dei propri figli. E' pertanto certamente importante e necessario intervenire su questo tema, fermo restando ogni approfondimento che la Commissione potrà svolgere sui testi.

Il relatore ZANETTIN (FI-BP-PPE) condivide la necessità di una riflessione più ampia sia sui testi dei disegni di legge che sul tema proposto dagli stessi. Tuttavia è un dato di fatto che negli anni si è assistito ad una deriva culturale del tutto discutibile anche nella narrazione cinematografica e televisiva: le fiction non debbono certo avere un fine pedagogico ma nei decenni si è assistito ad un ribaltamento dei modelli di riferimento che nei giovani, anche in contesti sociali non disagiati, ha comportato una diffusione di quelli della criminalità organizzata.

Il seguito della discussione congiunta è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 10.