Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 450 del 24/03/2026
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IN SEDE REFERENTE
(1818) Conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale
(Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta pomeridiana dell'11 marzo scorso.
Il PRESIDENTE, dopo aver rappresentato che il relatore e il rappresentante del Governo rinunciano agli interventi di replica, comunica che sul provvedimento in titolo sono stati presentati, alla scadenza delle ore 12 di mercoledì 18 marzo, 1.215 emendamenti e 18 ordini del giorno, pubblicati in allegato.
Si procede quindi con l'illustrazione degli emendamenti, a partire dalle proposte emendative riferite all'articolo 1.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP) illustra gli emendamenti a sua prima firma 1.2, 1.3 e 1.29, sottolineando come le norme recate dall'articolo 1 determinino criticità applicative, ad esempio per la possibile perseguibilità degli strumenti da taglio utilizzati dai cercatori di tartufo.
Al riguardo, rappresenta la necessità, da parte del legislatore, di individuare soluzioni normative equilibrate, evitando generalizzazioni e tenendo anche conto delle diverse esigenze delle aree metropolitane e delle aree rurali. Infatti, la disponibilità di un'arma da taglio come una roncola, in prossimità di una stazione ferroviaria, rappresenta un elemento di pericolo ben diverso rispetto all'utilizzo dello stesso strumento in un bosco di campagna.
Evidenzia, poi, come la scelta di adottare un decreto-legge ha fatto sì che le norme in questione siano già vigenti, impedendo gli approfondimenti che si sarebbero potuti effettuare attraverso lo strumento del disegno di legge.
Nel richiamare, quindi, la necessità di soluzioni legislative basate sull'equilibrato bilanciamento di esigenze concorrenziali, rimarca come il proprio Gruppo non chieda alcuna scusante per chi utilizza strumenti volti ad offendere l'altrui incolumità, ma si batte per soluzioni normative razionali, che facilitino anche l'attività delle forze dell'ordine a cui va espresso un forte plauso.
La senatrice LOPREIATO (M5S) illustra gli emendamenti a sua prima firma 1.40 e 1.42.
Altresì, ribadisce il proprio dissenso rispetto alla scelta di assegnare l'esame del provvedimento alla sola Commissione affari costituzionali, escludendo il coinvolgimento in sede referente della Commissione giustizia.
Sottolinea, poi, come il decreto-legge si caratterizzi per l'eterogeneità delle disposizioni recate e per l'evidente assenza dei presupposti straordinari di necessità e di urgenza.
Nell'evidenziare, poi, la scarsità del tempo a disposizione per un esame ponderato, fa presente come il proprio Gruppo abbia presentato numerosi emendamenti agli articoli 1 e 2, al fine di ripristinare misure normative equilibrate e garantire la proporzionalità tra il disvalore dei reati e la relativa pena.
Dà analiticamente conto delle proposte emendative a sua prima firma, richiamando gli obiettivi di una maggiore proporzionalità tra condotta criminale e pena, ed evidenziando l'importanza di tutelare i cittadini e le categorie professionali che utilizzano armi da taglio per finalità lecite.
Un'ulteriore finalità degli emendamenti presentati consiste nell'aumentare le garanzie per la difesa, prevedendo che i provvedimenti restrittivi siano accompagnati da motivazioni chiare e dalla possibilità di impugnazione.
Da ultimo, evidenzia la correlazione tra l'articolo 1 e l'articolo 2, riguardante la responsabilità genitoriale.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) illustra gli emendamenti 1.11 e 1.68 a sua prima firma, evidenziando come questo ennesimo decreto sicurezza dimostri l'inefficacia delle misure fin qui assunte dal Governo.
Con gli emendamenti proposti, il proprio Gruppo cerca di uscire da una logica di propaganda, per affrontare razionalmente i problemi.
Si sofferma, quindi, sulla questione della responsabilità genitoriale, richiamando la becera polemica svolta sulla nota vicenda della "famiglia nel bosco".
Evidenzia, infine, come gli emendamenti presentati dal proprio Gruppo si focalizzino sul tema della prevenzione dei reati, prevedendo lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie.
La senatrice GAUDIANO (M5S) illustra l'emendamento 1.33 a sua prima firma. Nel riepilogare i contenuti degli articoli 1 e 2 del decreto-legge, stigmatizza l'introduzione di sanzioni che prescindono dall'offensività concreta delle condotte perseguite.
Evidenzia, quindi, che sarebbe stato opportuno un esame del disegno di legge di conversione in sede di Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia. Peraltro, la pubblicazione del decreto-legge in Gazzetta Ufficiale, dopo tre settimane dalla relativa adozione in Consiglio dei ministri, rappresenta l'ulteriore dimostrazione dell'assenza di effettivi presupposti straordinari di necessità e di urgenza.
Sottolinea, quindi, come la sicurezza pubblica rappresenti un tema serio che non può essere affrontato esclusivamente con misure propagandistiche lesive della libertà personale.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) illustra l'emendamento 1.12 e gli altri emendamenti del suo Gruppo, giudicando preliminarmente singolare la mancata assegnazione del provvedimento alle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia, nonostante la presenza di diverse disposizioni recanti nuovi reati e aggravi di pena.
In tal modo, oltre a contraddire la scelta adottata per precedenti provvedimenti, come il cosiddetto "decreto Caivano", il disegno di legge "sicurezza" e il primo decreto sicurezza, è stata fatta una scelta erronea, che probabilmente rappresenta la conseguenza di un'opzione politica finalizzata ad accelerare la discussione.
Si tratta, comunque, di una decisione sbagliata, che pone il Parlamento nella condizione di non poter svolgere adeguatamente il proprio ruolo.
Peraltro, le norme in questione risultano immediatamente vigenti, essendo contenute in un decreto-legge, con la conseguenza che le difficoltà applicative sono già state scaricate sui cittadini: tra queste, per esempio, la mancata distinzione tra l'utilizzo di armi da taglio per delinquere e l'utilizzo per ragioni professionali.
Denuncia poi la mancanza di una politica di prevenzione e di sostegno economico e un approccio esclusivamente securitario, sebbene il nostro Paese sia complessivamente più sicuro rispetto alla situazione di circa 20 o 30 anni fa.
È quindi necessaria una chiave di lettura meno ideologica e un confronto basato sui dati della realtà.
Da ultimo, con riguardo alla norma sulla responsabilità genitoriale, ne sottolinea il carattere paternalista.
Si riserva, poi, ulteriori considerazioni in sede di dichiarazione di voto sui singoli emendamenti.
Il senatore CATALDI (M5S) illustra gli emendamenti a sua prima firma 1.18, 1.36 e 1.66, evidenziando come il decreto-legge rappresenti l'ennesimo provvedimento propagandistico che non risolve i problemi, essendo il risultato di scelte affrettate. Esso presenta poi evidenti errori di tecnica legislativa, segnalati, tra l'altro, nel parere approvato dal Comitato per la legislazione.
Nel richiamare, poi, le critiche dell'Unione delle Camere penali circa l'utilizzo simbolico di norme penali, si sofferma su un'ulteriore sciatteria, rappresentata dalla previsione della responsabilità genitoriale per fatto altrui, senza un'analisi sull'impatto della valutazione e senza una riflessione sul disagio giovanile e sulle relative cause.
Con specifico riguardo, poi, all'emendamento 1.18, evidenzia come questo sia finalizzato a prevedere la valutazione delle circostanze, del fatto e della personalità del trasgressore.
Da ultimo, denuncia come il decreto-legge in esame alteri l'equilibrio nella proporzionalità tra disvalore della condotta criminale e la relativa pena, a causa della superficialità del Governo che rifiuta un'interlocuzione effettiva con il Parlamento.
Si passa, quindi, all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.
La senatrice VALENTE (PD-IDP) illustra l'emendamento 2.11 a sua prima firma, sottolineando come il Governo veda nella politica criminale l'unica modalità di intervento a fronte di reati commessi dai minori. Con riguardo all'istituto dell'ammonimento, già disciplinato dal cosiddetto "decreto Caivano", ritiene che esso possa essere efficace solo se utilizzato in modo estremamente mirato.
Invece, sia il cosiddetto "decreto Caivano" sia il provvedimento in esame si caratterizzano per un abuso di tale istituto, andando in una direzione opposta rispetto a quella auspicata.
Fa quindi presente come i propri emendamenti prevedano il coinvolgimento del Tribunale per i minorenni e dei servizi sociali e concepiscano l'ammonimento come extrema ratio.
Con riguardo, poi, agli interventi sulla responsabilità genitoriale, ritiene del tutto velleitario pensare che la previsione di un'ammenda o di altre sanzioni pecuniarie possa indurre un genitore negligente o disattento a svolgere efficacemente il proprio ruolo genitoriale.
È quindi necessario un cambio di approccio, attraverso un meccanismo strutturato su percorsi educativi personalizzati, come peraltro si evince da una riflessione seria sulla nota vicenda della "famiglia del bosco".
Il senatore BAZOLI (PD-IDP) illustra gli emendamenti a sua prima firma 2.1, 2.3 e 2.4. Esprimendo il rammarico per la mancata assegnazione del disegno di legge alle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia, ritiene che l'obiezione circa un presunto allungamento dei tempi che l'assegnazione alle Commissioni riunite avrebbe comportato rappresenti un argomento debole, in considerazione del fatto che, per un decreto-legge, i tempi di conversione sono fissati dalla Carta costituzionale.
Relativamente agli interventi sulla responsabilità genitoriale, ritiene che si introduca una sorta di responsabilità oggettiva per fatto altrui, peraltro caratterizzata da una indeterminatezza della fattispecie.
Sul punto richiama poi la schizofrenia delle forze di maggioranza relativamente alla propaganda sulla "famiglia del bosco", che si è ritorta contro coloro che l'hanno alimentata.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), nell'illustrare l'emendamento 2.2 e le altre proposte del proprio Gruppo, dissente nettamente dalla previsione della responsabilità automatica dei genitori, senza il coinvolgimento attivo dei servizi sociali, del Tribunale per i minorenni e in assenza di percorsi educativi personalizzati.
Ritiene poi che le sanzioni pecuniarie comminate debbano essere modulate sulla base del reddito delle famiglie, utilizzando l'indicatore ISEE.
Si sofferma, quindi, su altre proposte emendative volte a favorire il completamento del ciclo scolastico obbligatorio per i minori stranieri, attraverso un approccio inclusivo e non repressivo.
Da ultimo, illustra una serie di emendamenti volti a favorire il reinserimento sociale delle imputate, madri di figli minori, sempre in un'ottica volta ad evitare una logica puramente repressiva.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) si sofferma sull'emendamento 2.5 a sua prima firma e ricorda come le norme recate dall'articolo 2 nascano da un fatto di cronaca, quale l'accoltellamento di uno studente in una scuola della città di La Spezia, a dimostrazione dell'approccio propagandistico di questo Governo.
Invece, gli emendamenti del proprio Gruppo sono ispirati ad un approccio organico, basato sulla prevenzione dei reati, evitando, altresì, di addossare ai genitori una responsabilità oggettiva, in assenza di un accertamento minimo sulle violazioni degli obblighi di vigilanza.
Purtroppo, il Governo ha seguito un identico approccio propagandistico con riguardo all'annotazione preliminare delle notizie di reato commesse in presenza di un'evidente causa di giustificazione. Infatti, tale norma risulta successiva al caso di Rogoredo.
Invita, quindi, il Governo e la maggioranza ad evitare un approccio meramente propagandistico, studiando invece soluzioni equilibrate e organiche.
Il senatore CATALDI (M5S), nell'illustrare l'emendamento 2.8 e le altre proposte emendative a sua prima firma, denuncia l'approccio allarmistico alla base dell'articolo 2.
Infatti, mentre è ammissibile l'istituto della responsabilità oggettiva nel diritto civile, per quanto riguarda il diritto penale la responsabilità è personale e non può essere sganciata dal dolo o dalla colpa del soggetto agente.
Per tali motivi, l'emendamento 2.8 sopprime diverse previsioni dell'articolo 2, mentre l'emendamento 2.0.17 ha l'obiettivo di agire sulle cause del disagio giovanile e della criminalità, rifinanziando il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.
Evidenzia, poi, come i provvedimenti fin qui adottati dal Governo e dalla maggioranza si caratterizzino per un aumento delle sanzioni per i reati bagatellari e per la scelta di non perseguire reati molto gravi, come la corruzione, che determinano anche un costo per il "sistema Paese". Al riguardo, cita la misura del disegno di legge "sicurezza" riguardante l'attenuazione delle sanzioni verso le imprese colpite dalla interdittiva antimafia.
Si passa, quindi, all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 3.
Il senatore de Cristofaro DE CRISTOFARO (Misto-AVS) illustra l'emendamento 3.1 e gli altri emendamenti a sua prima firma, evidenziando come la previsione di un massimo edittale di 25 anni di reclusione per la rapina commessa da un gruppo organizzato risulti obiettivamente sproporzionata.
Peraltro, risulta anche irragionevole l'equiparazione tra il furto aggravato e la rapina.
Nel ravvisare profili di incompatibilità con gli articoli 3 e 27 della Costituzione, ritiene che non vada negata la gravità di tali reati, ma che il legislatore debba comunque comminare pene la cui entità deve corrispondere a un criterio di proporzionalità.
In caso contrario, si sarebbe in presenza soltanto di misure propagandistiche.
Il senatore CATALDI (M5S) illustra l'emendamento 3.7, osservando come la tecnica legislativa adottata dal Governo si caratterizza per un'evidente sciatteria.
Infatti, la previsione di una pena massima di 25 anni per la rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato risulta obiettivamente sproporzionata, se si considera che il reato di omicidio è punito con una reclusione a partire da 21 anni.
Tale approccio è la conseguenza di una scelta sbagliata e superficiale del Governo, che rifiuta il confronto effettivo in Parlamento.
Peraltro, non vengono aggredite le questioni legate al degrado sociale e alla povertà delle famiglie.
Purtroppo, risulta difficile porre rimedio a tali errori, in considerazione dei pochi giorni a disposizione del Parlamento per l'esame del disegno di legge di conversione del decreto- legge.
La senatrice LOPREIATO (M5S) illustra l'emendamento 3.15 volto a sopprimere il comma 2 dell'articolo 3.
Nel denunciare l'approccio propagandistico alla base del decreto-legge del Governo, evidenzia come le proposte emendative del proprio Gruppo siano finalizzate a ripristinare l'equilibrio tra gravità del reato ed entità delle sanzioni, oltre a proporre misure di sostegno alla genitorialità.
La senatrice ROSSOMANDO (PD-IDP), nell'illustrare l'emendamento 3.8, denuncia l'approccio panpenalistico della politica del Governo, in quanto vengono reiterati provvedimenti che continuano a stressare le norme del codice penale.
Fa presente come l'introduzione di nuove fattispecie penali si giustifica a fronte di condotte criminali nuove e non ancora disciplinate, richiamando al riguardo la legislazione volta a prevenire e contrastare il reclutamento del terrorismo su Internet.
Invece, a fronte di condotte già sanzionate in misura adeguata, risulta illogico persistere nell'introduzione di nuovi reati o nell'aggravio di pene.
Altresì, risulta errato modificare continuamente la normativa sul bilanciamento delle circostanze, in quanto tale istituto si caratterizza anche per uno spettro di valutazioni che deve tenere conto sia della condotta del reo sia della gravità del fatto, come peraltro richiamato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.
In conclusione, stigmatizza la mancanza di un'analisi sociale alla base delle misure introdotte dal Governo ed evidenzia come il proprio emendamento cerchi di attenuare l'impatto dell'incremento di pena.
Il senatore BAZOLI (PD-IDP) illustra gli emendamenti 3.12 e 3.16 a propria prima firma, stigmatizzando la scelta del Governo di reiterare una tecnica normativa basata sull'introduzione di nuovi reati per decreto-legge, impedendo così ogni effettivo approfondimento.
Nel caso specifico dell'articolo 3, sono introdotte nuove fattispecie di reato con sanzioni molto elevate, per condotte per le quali emergono forti dubbi in termini di tassatività e determinatezza della fattispecie: si pensi, per esempio, alla definizione di gruppo organizzato con riguardo al compimento del reato di rapina.
Ne conseguono, quindi, profili di incostituzionalità legati alla proporzionalità tra reato e pena.
Si passa, quindi, all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 4.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) illustra l'emendamento 4.3 e le altre proposte emendative del proprio Gruppo.
Dopo aver riepilogato il contenuto dell'articolo 4, ritiene che tale previsione, per come impostata, rischi di militarizzare ampi spazi dei centri urbani a seguito di scelte discrezionali dell'autorità di pubblica sicurezza o del prefetto, peraltro adottate sulla base di presupposti non tassativamente disciplinati dalla legge.
Altresì, la misura dell'allontanamento può avere come destinatarie anche persone che sono state soltanto oggetto di denuncia o di segnalazione e che non sono state, quindi, né indagate, né condannate.
Si è, pertanto, in presenza di misure che violano la libertà di circolazione, a seguito di provvedimenti amministrativi, con evidenti profili di incostituzionalità.
La senatrice GAUDIANO (M5S) illustra l'emendamento 4.6, sottolineando come il decreto-legge in esame si componga di 33 articoli che affrontano temi molto importanti e anche diversi tra loro.
Sottolinea come gli emendamenti del suo Gruppo abbiano l'obiettivo di contestare anche il metodo di legiferazione seguito.
Evidenzia come la sicurezza rappresenti un bene fondamentale da tutelare attraverso politiche di educazione, prevenzione, contrasto alla povertà e alla marginalità, evitando un approccio basato esclusivamente sulla repressione.
La senatrice LOPREIATO (M5S) illustra l'emendamento 4.24 volto ad attenuare l'entità delle misure previste dall'articolo 4 e a ridurre la platea dei destinatari, limitandola a persone condannate in appello negli ultimi tre anni.
Altresì, si punta a tutelare il diritto di difesa e a fissare un limite massimo di sei ore per l'identificazione.
Le proposte emendative del suo Gruppo hanno quindi l'obiettivo di bilanciare le esigenze di sicurezza con quelle di tutela della libertà personale, attraverso la previsione di provvedimenti motivati adottati sulla base di esigenze concrete, evitando eventuali abusi. L'obiettivo generale è quindi quello di prevenire i reati, cercando di risolvere i problemi a monte.
La senatrice VALENTE (PD-IDP) illustra l'emendamento 4.69, evidenziando come la finalità della proposta emendativa consista nella necessità di comprendere quale sia il superiore interesse del minore.
Infatti, mentre la maggioranza e il Governo ritengono che l'unico approccio perseguibile sia quello punitivo, il Gruppo del PD ritiene che occorra un approccio complesso e articolato su diversi fronti.
Peraltro, un approccio esclusivamente punitivo risulta erroneo, se la finalità consiste nel recupero, nella rieducazione e nel reinserimento sociale dei ragazzi che delinquono. In tale ottica, la misura dell'allontanamento non è funzionale all'obiettivo perseguito e manca di efficacia. È, invece, necessario coinvolgere le famiglie, gli assistenti sociali e il Tribunale per i minorenni, che deve essere chiamato ad autorizzare il provvedimento di allontanamento, bilanciando la limitazione della libertà personale con le esigenze di sicurezza.
Si propone, quindi, di costruire un procedimento più articolato, la cui giustificazione risiede nell'obiettivo perseguito. Non a caso, il Tribunale per i minorenni è chiamato a valutare la proporzionalità dell'intervento e la sua adeguatezza, rispetto all'interesse superiore del minore.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 16,20.