Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 331 del 03/03/2026

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/970, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione (n. 379)

(Osservazioni alla 10a Commissione. Seguito dell'esame e rinvio)

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 17 febbraio.

Il presidente TERZI DI SANT'AGATA (FdI), in sostituzione del relatore, senatore Satta, svolge una relazione integrativa sull'atto del Governo in titolo che, come già illustrato, reca l'attuazione della direttiva (UE) 2023/970, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità retributiva tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.

Nella seduta del 17 febbraio scorso il senatore Lorefice aveva chiesto se vi fosse un'analisi d'impatto comparativa sulla parità di retribuzione, a livello nazionale, tra i diversi contratti collettivi pubblici e privati.

La comparazione tra settore pubblico e privato mostra che, dove la struttura retributiva è più standardizzata, ossia tipicamente nel settore pubblico e, in generale, nelle unità organizzative a controllo pubblico, il differenziale retributivo di genere tende a essere più basso.

Nel 2022, sulla retribuzione oraria, la disparità salariale (Gender Pay Gap - GPG) media stimata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) è stata del 5,6 per cento, calcolata come differenza percentuale tra la retribuzione oraria media di uomini e donne, rapportata a quella maschile. Tuttavia, la media nazionale nasconde una marcata differenziazione tra settore pubblico e settore privato: 5,2 per cento nel comparto pubblico e 15,9 per cento nel comparto privato.

Il rapporto ISTAT evidenzia, inoltre, che nel settore pubblico le donne rappresentano il 55,6 per cento dei lavoratori dipendenti, presentano un livello di istruzione mediamente elevato e percepiscono retribuzioni orarie significativamente superiori rispetto alle donne del settore privato. Tra le donne laureate, ad esempio, la retribuzione oraria nel pubblico raggiunge 23 euro, risultando 6,9 euro superiore a quella delle laureate nel privato. Tra gli uomini la differenza si riduce a 4,1 euro.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda l'istruzione. L'ISTAT mostra che il GPG cresce all'aumentare del livello di istruzione. Questo dato è particolarmente rilevante perché suggerisce che la sola qualificazione formale non è sufficiente a colmare il divario, soprattutto nei contesti dove le progressioni retributive sono legate a ruoli dirigenziali o a dinamiche di carriera più competitive, più frequenti nel settore privato. Infatti, il GPG cresce sensibilmente nelle professioni con minore presenza femminile e nei ruoli apicali. Tra i dirigenti il differenziale raggiunge il 30,8 per cento, con retribuzioni orarie pari a 34,5 euro per le donne e 49,8 euro per gli uomini.

Questi dati confermano che nei contesti pubblici, caratterizzati da sistemi di inquadramento formale, progressioni di carriera regolamentate e minore discrezionalità individuale, il divario tende a ridursi.

Interessanti anche i dati del rapporto INPS "Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati", dai quali emerge che nel 2024 la retribuzione media annua delle donne corrisponde a circa il 71 per cento di quella degli uomini nel privato non agricolo (GPG di circa il 29 per cento) e a circa il 77 per cento nel pubblico (GPG di circa il 23 per cento). La riduzione del GPG negli anni 2020-2024 è visibile in entrambi i settori, ma il livello resta strutturalmente più alto nel privato. Il rapporto sottolinea, inoltre, che la retribuzione annua è influenzata non solo dai minimi contrattuali, ma anche da fattori quali continuità lavorativa, numero medio di giornate retribuite, tipologia contrattuale (tempo indeterminato/determinato), composizione per qualifica.

Proprio questi elementi incidono in modo differenziale sulle donne, che risultano più frequentemente impiegate con contratti a tempo determinato, con orario part-time o in settori a minore intensità retributiva.

Infine, si possono ricavare dati interessanti anche dal Working Paper della Banca d'Italia n. 1470, del 2024, intitolato "Alle origini dei divari retributivi di genere: il ruolo delle scelte di istruzione e delle caratteristiche dell'impiego", da cui emerge che il divario retributivo si manifesta già all'inizio della carriera, prima che intervengano fattori come maternità o interruzioni lavorative. Tra i laureati occupati nel settore privato, il GPG nelle retribuzioni giornaliere è pari al 21 per cento un anno dopo la laurea e cresce al 25 per cento dopo cinque anni. Questo dato è particolarmente rilevante perché indica che una parte significativa del divario si forma prima dell'esperienza lavorativa cumulata, suggerendo un ruolo determinante delle scelte educative.

Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato.