Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 434 del 10/02/2026
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(1451) MALAN e altri. - Modifiche agli articoli 72 e 73 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in materia di elezione del sindaco al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti
(Seguito e conclusione dell'esame)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta notturna del 27 gennaio scorso.
Il PRESIDENTE comunica che è stato presentato l'emendamento di coordinamento formale del relatore Coord. 1, pubblicato in allegato.
Avverte, quindi, che si procederà con le dichiarazioni di voto per il conferimento del mandato al relatore.
Il senatore PARRINI (PD-IDP) annuncia il voto fermamente contrario del proprio Gruppo, evidenziando come il disegno di legge in esame alteri la normativa sul sistema di elezione nei comuni sopra i 15.000 abitanti risalente al 1993.
Tale legge - per l'appunto la numero 81 del 1993 - venne approvata 33 anni fa, all'epoca del Governo Amato I, a seguito di un dibattito approfondito e con il voto favorevole di larga parte delle forze politiche. Secondo gli osservatori, tali caratteristiche dell'iter di approvazione hanno anche concorso ad elaborare una buona legge, che ha dimostrato un'efficienza applicativa nel corso dei decenni.
Oggi si assiste, purtroppo, ad una modifica unilaterale, che la maggioranza di centrodestra impone alle opposizioni, in ragione della sola forza dei numeri, rifiutando ogni ipotesi di correzione o di mediazione.
Peraltro, viene addotta come motivo di giustificazione di tale intervento l'argomentazione secondo cui il sindaco che vince al ballottaggio otterrebbe meno voti, in termini assoluti, rispetto a quelli ottenuti al primo turno dal candidato poi sconfitto al ballottaggio. Tuttavia, tale argomentazione è smentita dall'analisi della realtà empirica, in quanto casi di questo tipo sono stati estremamente isolati e, comunque, non giustificano un intervento di tale portata.
Nel merito del disegno di legge, la possibilità di eleggere il sindaco al primo turno da parte di una minoranza degli elettori determina un indebolimento della legittimazione dei sindaci stessi, come peraltro rilevato in audizione dal presidente dell'ANCI Gaetano Manfredi, con un conseguente danno alla credibilità delle nostre istituzioni e all'efficienza delle amministrazioni locali.
La modifica proposta, altresì, comporta un aumento dell'incentivo alla formazione di coalizioni eterogenee, unite dal solo obiettivo di raggiungere al primo turno la soglia del 40 per cento. Di contro, il sistema del doppio turno garantisce la formazione di maggioranze omogenee, il che è dimostrato anche dai casi, oramai molto rari, di ricorso agli apparentamenti formali.
Un'ulteriore conseguenza negativa derivante dal disegno di legge del centrodestra consiste nel fatto che un premio di maggioranza del 60 per cento dei seggi comporta una sovrarappresentazione, nel caso di un sindaco eletto al primo turno con il 40 per cento: infatti, viene attribuito un premio di maggioranza potenziale del 20 per cento dei seggi consiliari, il che rappresenta un evidente disequilibrio.
Altresì, la modifica in esame si connota in senso illiberale, in quanto va a coartare la libertà di scelta degli elettori. Questi ultimi potevano, finora, votare soltanto per il candidato sindaco, senza che ciò comportasse un'estensione del voto anche alle liste di appoggio, mentre ora viene prevista una ripartizione pro quota. In aggiunta, viene disposta la nullità del voto disgiunto, togliendo la possibilità di votare una lista per il consiglio comunale e il candidato sindaco di un'altra lista ritenuto più meritevole.
In conclusione, ribadisce il voto contrario, sottolineando come il disegno di legge rappresenti una grave ferita, che fa perdere tutti i benefici stabilizzanti del doppio turno, per acquisire tutti gli effetti negativi del turno unico.
Il senatore LOMBARDO (Misto-Az-RE) anticipa la posizione che la propria forza politica esprimerà nel corso dell'esame in Assemblea, rappresentando come la scelta di modificare il sistema elettorale per i comuni sopra i 15.000 abitanti rischi di portare alla formazione di coalizioni eterogenee, al solo fine di raggiungere la soglia del 40 per cento. La formazione di aggregazioni coatte non favorirà peraltro la diminuzione dell'astensionismo.
Rileva altresì il rischio di una contraddizione tra la posizione assunta su questo disegno di legge e il dibattito che vi potrà essere sulla modifica del sistema elettorale per il Parlamento. Si tratta di due tematiche che avrebbero richiesto una riflessione e un esame contestuale, in modo da addivenire a un esito ponderato.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), nel riprendere le considerazioni svolte dai senatori Parrini e Lombardo, annuncia il voto convintamente contrario della propria parte politica, osservando come le leggi elettorali durino a lungo, se riflettono scelte lungimiranti nell'interesse del Paese e se si basano su un dibattito approfondito e un'intesa condivisa. Ne è riprova proprio la vigente legge elettorale per i comuni, approvata nel 1993 da un arco di forze parlamentari significativamente ampio e nella prospettiva di un interesse generale.
Purtroppo, in questa occasione, la modalità di esame e la sistematica bocciatura di tutti gli emendamenti dell'opposizione inducono il legittimo sospetto che l'interesse del Paese non sia stato messo al primo posto, ma che la maggioranza stia perseguendo, in maniera evidente, il proprio interesse di parte.
Ritiene che tale approccio sia profondamente errato e non si faccia carico dei problemi dell'attuale momento storico, caratterizzato da un astensionismo che tocca o supera il 50 per cento degli aventi diritto.
Peraltro, l'assimilazione del sistema di elezione dei comuni sopra i 15.000 abitanti a quello delle regioni incrementerà l'astensionismo, in quanto innesca un meccanismo che non aiuta a risolvere i problemi della crescita esponenziale della disaffezione che caratterizza, soprattutto, le elezioni del livello di governo regionale.
Si è quindi scelto un sistema che non aiuta la vita democratica e si persiste nell'errore - perpetrato negli ultimi decenni - di focalizzarsi sull'obiettivo della governabilità, a scapito di quello della rappresentatività.
Il senatore CATALDI (M5S) ricorda, in via preliminare, l'atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza e del Governo, che ha caratterizzato l'iter di altri importanti provvedimenti, come la legge sulla Corte dei Conti e il decreto-legge incardinato oggi in materia elettorale. Nel primo caso, sono indebolite le garanzie per la collettività a tutela dei danni erariali e, nel secondo caso, viene negata ai cittadini "fuori sede" la possibilità di votare per il prossimo referendum costituzionale.
Con il disegno di legge in esame si assiste, invece, alla compromissione del diritto di voto dei cittadini.
A tale riguardo, rammenta gli innumerevoli emendamenti delle opposizioni, finalizzati a individuare un bilanciamento tra l'attivazione del premio di maggioranza e la garanzia di una partecipazione minima di elettori alla consultazione elettorale. A fronte di tali proposte, la maggioranza si sarebbe dovuta sforzare nel trovare un punto di equilibrio, evitando il paradosso per cui, con i tassi di astensione odierni, la soglia del 40 per cento finirà per garantire una rappresentatività reale del 18 per cento del corpo elettorale, ossia superiore di soli due punti percentuali alla rappresentatività effettiva vigente sotto la "legge Acerbo", quando l'affluenza era del 64 per cento.
Ribadisce come la limitazione del turno di ballottaggio riduca le possibilità di partecipazione e le prerogative dei cittadini.
A fronte, quindi, di questo scadimento della qualità democratica, annuncia il voto contrario del proprio Gruppo al mandato al relatore.
La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE) ritiene che la maggioranza e il Governo non abbiano compreso pienamente come il disegno di legge in esame rappresenti un grave vulnus al principio di rappresentatività, come peraltro rilevato, nel corso delle audizioni, dal professor Sterpa.
Peraltro, la modifica proposta comporta un effetto distorsivo, in quanto un sindaco eletto da meno della metà dei partecipanti al voto disporrà, in virtù del premio di maggioranza, del 60 per cento dei seggi in consiglio comunale.
Il disegno di legge risulta, quindi, viziato ab origine, come peraltro dimostrano i diversi casi registratisi in Sicilia, ove è già in vigore tale sistema.
Alla distorsione del principio di rappresentatività si affianca poi il fatto che, per raggiungere il 40 per cento dei voti, saranno create coalizioni eterogenee e variabili, con la conseguenza che, in consiglio comunale, si verranno a configurare compagini eterogenee ma fragili, caratterizzate da dinamiche di frazionismo e instabilità.
Se la composizione delle aule consiliari rispecchiasse effettivamente i rapporti di forza nella società, i casi di instabilità sarebbero isolati. Invece, consentendo aggregazioni fittizie, raramente le maggioranze così formatesi potranno reggere oltre i primi anni di consiliatura.
Per tali ragioni, annuncia il voto contrario.
Il senatore OCCHIUTO (FI-BP-PPE) evidenzia, preliminarmente, una contraddizione nelle argomentazioni dei Gruppi di opposizione, che, da un lato, contestano il personalismo e puntano a contrastare l'astensionismo, ma, dall'altro, difendono un sistema - basato sul doppio turno - che ha favorito sia l'astensionismo sia la personalizzazione del confronto politico. Infatti, il primo turno favorisce la rappresentatività del confronto politico, dal momento che non si elegge solo un sindaco, ma anche i consiglieri comunali, a seguito della presentazione di una pluralità di liste.
Ritiene, quindi, che il disegno di legge in esame risponda a criteri di buon senso istituzionale e corregga le criticità presenti nella normativa vigente.
Per tali ragioni, annuncia il voto favorevole del proprio Gruppo.
Il senatore DELLA PORTA (FdI) osserva come il disegno di legge in esame non preveda l'abolizione del turno di ballottaggio, bensì una limitazione, consentendo l'elezione al primo turno di un candidato che abbia raggiunto almeno il 40 per cento dei voti validi.
Tale misura è volta anche a correggere una criticità presente nel sistema vigente: infatti, sulla base dei dati statistici, molto spesso il candidato sindaco eletto al ballottaggio ottiene un numero di voti, in termini assoluti, inferiore rispetto a quelli ottenuti dal candidato vincente al primo turno, come verificatosi di recente per esempio a Udine. È questo quindi un caso in cui il tanto invocato principio di rappresentatività risulta leso.
Altresì, il voto al secondo turno rappresenta una sostanziale duplicazione del voto del primo turno; pertanto, l'argomento secondo cui si toglierebbe una prerogativa ai cittadini non regge.
In realtà, il sistema vigente incentiva la formazione di maggioranze instabili, anche a causa dell'incapacità delle forze di centrosinistra di raggiungere un accordo di coalizione fin dal primo turno.
Rivendica poi la bontà della scelta di disporre la nullità del voto disgiunto, ritenendolo uno strumento che favorisce il fenomeno della cosiddetta "anatra zoppa", oltre a casi di trasformismo, come quelli verificatisi di recente a Campobasso.
Annuncia, quindi, il voto favorevole del proprio Gruppo, ritenendo che il disegno di legge vada nel senso di semplificare la normativa vigente e di favorire la partecipazione al voto: esso, pertanto, merita una valutazione positiva, ancor più a seguito degli emendamenti approvati.
La senatrice PIROVANO (LSP-PSd'Az) dichiara il voto favorevole del proprio Gruppo e, anche sulla base della propria esperienza di ex sindaco di un piccolo comune, giudica favorevolmente il fatto che si stia uniformando il sistema elettorale dei comuni sopra i 15.000 abitanti a quello vigente per i comuni di piccole dimensioni.
Ricorda come la proposta di superare il voto disgiunto sia contenuta anche nell'emendamento del proprio Gruppo 1.8 (testo 2), approvato unitamente all'identico emendamento del relatore. Infatti, la previsione della nullità del voto disgiunto favorisce la chiarezza nelle scelte degli elettori.
Altresì, la previsione di una soglia del 40 per cento per consentire l'elezione al primo turno risulta ragionevole e idonea a favorire una maggiore partecipazione al voto.
Nel ricordare, poi, casi di criticità emersi in occasione di apparentamenti per i ballottaggi, ritiene che ci sia ancora un lungo lavoro da compiere per innalzare gli standard del sistema democratico, ma che il provvedimento in esame vada sicuramente nella giusta direzione, garantendo maggiore chiarezza e semplificando la normativa vigente.
Viene quindi posto in votazione e approvato l'emendamento di coordinamento Coord. 1.
Successivamente, la Commissione conferisce il mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge n. 1451, come modificato nel corso dell'esame in sede referente, autorizzandolo altresì a chiedere di poter svolgere la relazione oralmente e ad apportare le modifiche di coordinamento e formali eventualmente necessarie.