Legislatura 19ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 314 del 23/12/2025

Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 904/2010 per quanto riguarda l'accesso della Procura europea (EPPO) e dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) alle informazioni sull'imposta sul valore aggiunto a livello dell'Unione (COM(2025) 685 definitivo)

(Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, e rinvio)

Il senatore SATTA (FdI), relatore, introduce l'esame della proposta di regolamento in titolo, presentata dalla Commissione il 14 novembre 2025, che modifica il regolamento (UE) n. 904/2010, relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d'imposta sul valore aggiunto (IVA), al fine di rafforzare la cooperazione tra la Procura europea (EPPO), l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e gli Stati membri.

In sintesi, la proposta istituisce l'accesso, da parte dell'EPPO e dell'OLAF, ai dati IVA scambiati a livello dell'Unione a norma del regolamento (UE) n. 904/2010. L'obiettivo è garantire la coerenza tra quest'ultimo e i regolamenti EPPO (regolamento (UE) 2017/1939) e OLAF (regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013). Inoltre, le modifiche prospettate forniscono all'EPPO e all'OLAF un accesso diretto e centralizzato specifico alle informazioni pertinenti in materia di IVA, fatti salvi i diritti di accesso esistenti derivanti dagli stessi regolamenti EPPO e OLAF.

Eurofisc (la rete europea dei funzionari nazionali antifrode IVA) dovrà comunicare all'EPPO e all'OLAF qualsiasi informazione sulle frodi transfrontaliere in materia di IVA, conformemente al loro mandato, e gli Stati membri dovranno concedere all'EPPO e all'OLAF un accesso centralizzato, per lo svolgimento di ricerche mirate, alle informazioni pertinenti in materia di IVA, attraverso i sistemi informatici dell'Unione.

Si ricorda che le frodi nel campo dell'IVA incidono negativamente sulla riscossione delle entrate per gli Stati membri e per l'Unione. L'IVA, infatti, non costituisce soltanto una delle fonti di entrate più rilevanti per gli Stati membri, che ogni anno (dati del Consiglio) raccolgono oltre 1.000 miliardi di euro di gettito IVA, corrispondenti, nel 2023, al 7,2 per cento del PIL dell'Unione e al 15,7 per cento del gettito fiscale totale, ma svolge anche un ruolo importante nel finanziamento del bilancio dell'Unione e quindi delle politiche europee. Una parte del gettito IVA di ciascuno Stato membro, infatti, costituisce una delle risorse proprie dell'Unione, ammontando a circa il 10 per cento delle entrate del bilancio europeo.

La base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 113 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che prevede la procedura legislativa speciale, con voto all'unanimità in Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo, per l'armonizzazione delle legislazioni nazionali relative alle imposte indirette.

Per quanto concerne il principio di sussidiarietà, esso è rispettato a giudizio della Commissione europea, poiché l'obiettivo di stabilire le modalità secondo le quali l'EPPO e l'OLAF dovrebbero ottenere i dati sull'IVA scambiati a livello europeo a norma del regolamento (UE) n. 904/2010 non può essere conseguito unicamente a livello di Stati membri o utilizzando strumenti non legislativi.

Anche il principio di proporzionalità è rispettato per la Commissione europea, in quanto la proposta comporta una modifica mirata dell'attuale quadro giuridico per la cooperazione amministrativa nel settore dell'IVA, aggiungendo elementi, solo ove necessario, al fine di creare l'accesso dell'EPPO e dell'OLAF alle informazioni sull'IVA scambiate nell'ambito degli accordi di cooperazione amministrativa. Si avrebbero effetti positivi nella lotta contro le frodi in materia di IVA senza che questo determini costi aggiuntivi significativi per le autorità nazionali, fatta eccezione per taluni sviluppi informatici per l'EPPO, l'OLAF e la Commissione, che avrebbero comunque costi molto esigui; non vi sarebbe alcun impatto sulle imprese.

Il termine delle otto settimane, previste dal Protocollo n. 2, allegato ai Trattati, sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, scade il 4 febbraio 2026.

La proposta è attualmente oggetto di esame da parte di cinque Camere nazionali dei Paesi membri dell'Unione, che non hanno finora sollevato criticità.

Lo scorso 9 dicembre è pervenuta la relazione del Governo ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, elaborata dal Ministero dell'economia e delle finanze, di cui si darà conto nel prosieguo dell'esame.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.