Legislatura 19ª - 9ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 258 del 03/12/2025
Azioni disponibili
(1731) Conversione in legge del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex ILVA
(Esame e rinvio)
Il presidente DE CARLO, dopo aver ricordato che la Commissione si è ripetutamente occupata del tema della continuità degli stabilimenti dell'ex ILVA, propone di procedere sin d'ora ad una organizzazione dei lavori che tenga conto anche della pausa natalizia. In proposito, prospetta la fissazione a domani, giovedì 4 dicembre, alle ore 15, del termine per far pervenire le proposte di audizione da parte dei Gruppi. Per le audizioni, saranno dedicate le giornate di martedì 9 dicembre e mercoledì 10 dicembre. Il termine per la presentazione di ordini del giorno ed emendamenti potrebbe invece essere fissato a lunedì 15 dicembre, alle ore 12.
Sulle proposte del Presidente, prende la parola il senatore MARTELLA (PD-IDP), il quale, pur concordando con i tempi prospettati, chiede un'audizione del ministro Urso in Commissione in ordine alle prospettive degli stabilimenti dell'ex ILVA, in un momento assai drammatico per i lavoratori e l'azienda. Invoca infatti chiarezza sul prosieguo dell'esame e sulle sorti del comparto.
Si associa la senatrice FREGOLENT (IV-C-RE), ritenendo indispensabile la presenza del Ministro per conoscere la direzione che sarà assunta dal Governo. Sarebbe peraltro preferibile che il Ministro intervenisse per primo rispetto al ciclo di audizioni.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) si unisce alla richiesta, sottolineando a sua volta la delicatezza delle vicende che stanno interessando l'ILVA. Occorre inoltre conoscere gli intendimenti del Ministro anche al fine di indirizzare le proposte emendative.
Il PRESIDENTE assicura che verificherà le disponibilità del Ministro a riferire in Commissione, ferme restando le scadenze prospettate.
La Commissione conviene quindi di fissare a giovedì 4 dicembre, alle ore 15, il termine per far pervenire proposte di audizione e a lunedì 15 dicembre, alle ore 12, il termine per presentare ordini del giorno ed emendamenti.
Il relatore POGLIESE (FdI) riferisce quindi sul disegno di legge in esame, rammentando che il provvedimento si inserisce nel complesso quadro della crisi dell'ex gruppo ILVA, caratterizzato dalla necessità di garantire la prosecuzione dell'attività produttiva degli impianti siderurgici di Taranto in vista della prevista cessione del compendio aziendale a terzi, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali e affrontando le problematiche ambientali e sociali connesse alla lunga esposizione del territorio all'inquinamento industriale. Osserva poi che il decreto-legge si compone di 5 articoli e interviene sui seguenti profili: la destinazione delle risorse finanziarie già stanziate per la manutenzione degli impianti, l'indennizzo per i danni da inquinamento, l'accesso alle agevolazioni per i costi energetici e ambientali, l'integrazione del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria per i lavoratori.
Illustra quindi l'articolo 1, che modifica la destinazione delle risorse residue del prestito di 200 milioni di euro concesso a ILVA in amministrazione straordinaria ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 26 giugno 2025, n. 92. Dopo aver ricordato che il finanziamento originario era destinato a supportare gli interventi di ripristino e manutenzione degli impianti siderurgici, precisa che, delle somme trasferite ad Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, circa 92 milioni di euro sono stati spesi per tali finalità e residuano circa 108 milioni di euro. La disposizione in esame amplia pertanto le finalità ammissibili, consentendo l'utilizzo delle risorse residue anche per «garantire la continuità operativa degli impianti gestiti da Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria», in vista della cessione del compendio aziendale.
Fa presente che l'articolo 2 modifica la disciplina del Fondo istituito dall'articolo 77 del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, destinato a riconoscere indennizzi per i danni agli immobili derivanti dall'inquinamento degli stabilimenti siderurgici di Taranto. Nel riepilogare le modalità di corresponsione dell'indennizzo, riporta quanto affermato dalla relazione illustrativa, secondo cui nelle precedenti annualità l'insufficienza delle risorse disponibili rispetto all'ammontare complessivo delle istanze ha determinato una riduzione proporzionale degli indennizzi erogati, con decurtazioni comprese tra il 10 per cento e il 70 per cento. Riferisce dunque che, per l'annualità 2025, a fronte di sole 16 istanze per un valore complessivo di poco inferiore a 120.000 euro, residuano somme consistenti non utilizzate. Esse saranno dunque impiegate per integrare gli indennizzi già erogati in misura ridotta, riconoscendo ai beneficiari la differenza tra l'importo percepito e quello riconoscibile, fermo il limite massimo di 30.000 euro. In caso di incapienza, sono privilegiati i soggetti che hanno subito la decurtazione percentuale più elevata.
Si sofferma altresì sull'articolo 3, che introduce novelle relative all'accesso delle imprese in amministrazione straordinaria alle agevolazioni per i costi energetici e ambientali. In dettaglio, il comma 1 interviene sull'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 131, stabilendo che la mera ammissione al programma di cessione dei complessi aziendali ai sensi dell'articolo 27, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, non qualifica l'impresa in amministrazione straordinaria come «impresa in difficoltà» ai fini delle agevolazioni sui costi energetici. Per le imprese di interesse strategico nazionale che si siano viste negare i contributi, viene riconosciuto un indennizzo pari al 90 per cento delle agevolazioni spettanti per i consumi di gas ed energia elettrica fatturati dal 1° gennaio 2024, erogato nella misura del 34 per cento nel 2025 e del 66 per cento nel 2026. L'incasso determina la rinuncia ex lege a ogni altra pretesa. Specifica poi che il comma 2 quantifica gli oneri in 28.987.200 euro, ripartiti tra 2025 e 2026, individuando le coperture finanziarie. Evidenzia che il comma 3 introduce un chiarimento analogo per il Fondo per la transizione energetica nel settore industriale, stabilendo che l'ammissione alla cessione non preclude l'accesso al Fondo.
Passa quindi ad esaminare l'articolo 4, recante misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, coinvolti nella crisi aziendale, facilitando al contempo il processo di transizione in atto e promuovendo percorsi di riqualificazione professionale, anche in vista delle attività di bonifica ambientale. In particolare, si autorizza la spesa di 8,6 milioni di euro per il 2025 e 11,4 milioni di euro per il 2026, al fine di integrare il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per i dipendenti degli stabilimenti produttivi per i quali sia prorogato il ricorso alla cassa integrazione, anche ai fini della formazione professionale per la gestione delle bonifiche. L'importo è trasferito mediante decreto ministeriale che autorizza l'INPS ad accreditare le somme ad Acciaierie d'Italia. L'amministrazione straordinaria è tenuta a rendicontare l'effettiva spesa entro la fine del mese successivo all'erogazione dell'ultima mensilità, con obbligo di restituzione delle risorse non utilizzate. In conclusione, riferisce che, in base alle relazioni illustrativa e tecnica, la quantificazione tiene conto di 4.450 lavoratori in CIGS per il periodo 15 novembre 2025 - 28 febbraio 2026, applicando i criteri già previsti dall'articolo 1-bis del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243.
Il PRESIDENTE avverte inoltre che la documentazione depositata nel corso dell'istruttoria sarà resa disponibile sulla pagina web della Commissione.
La Commissione prende atto.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.