Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 390 del 08/10/2025
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SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI GIORGIS, PARRINI, MELONI E VALENTE
SUL DOC. CCXLIV, N. 1
La Commissione,
premesso che:
il DPFP 2025, il primo redatto dal Governo a seguito della Riforma della Governance europea, è un documento vuoto che non affronta le questioni alla base della crisi economico-sociale. Il Paese, dopo tre anni di Governo Meloni, soffre gli effetti dell'immobilismo dell'Esecutivo e delle scelte finora adottate, tra cui l'attuazione di politiche orientate a garantire vantaggi per pochi e svantaggi per molti, l'assenza di interventi di politica economica espansiva in grado di sostenere efficacemente le attività economiche, la mancata previsione di misure strutturalmente orientate al recupero del potere d'acquisto dei redditi, l'imminente scadenza di alcuni significativi interventi agevolativi finalizzati al sostegno dell'edilizia abitativa, una politica fiscale iniqua, frammentata e categoriale, senza alcun riferimento a un disegno complessivo e razionale, e una lunga sequenza di sanatorie e condoni fiscali. Mentre il mondo cambia velocemente, il DPFP 2025 non mostra alcun cambio di direzione rispetto alla rotta finora intrapresa;
l'economia italiana nel 2025 dovrebbe crescere di soli 0,5 punti percentuali su base annua. Senza l'apporto determinante del PNRR, il Paese sarebbe in una situazione di recessione. Il DPFP, per gli anni 2026 e 2027, stima una crescita tendenziale di soli 0,7 punti percentuali e di 0,8 punti percentuali nel 2028, attestandosi per tutto il periodo su valori ben al di sotto della media europea, confermando anche per il futuro lo scarso apporto alla crescita delle misure che saranno inserite nella prossima manovra di bilancio;
la produzione industriale continua la propria fase di discesa. I dati Istat, corretti per gli effetti di calendario, evidenziano che la produzione industriale dei primi sette mesi del corrente anno è diminuita di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024, colpendo in particolare la filiera dell'automotive, il tessile, la moda, il mobile, la carta e il settore siderurgico, che rischia di perdere la più grande fabbrica europea di produzione di acciaio. Nel DPFP 2025 non si annunciano misure di politica industriale in grado di rilanciare la produzione nei settori più esposti alla crisi. Colpisce l'assenza di un Piano per rilanciare lo sviluppo, per stimolare gli investimenti privati, per ridurre drasticamente i costi dell'energia, per sostenere l'innovazione e la qualità del lavoro;
sulle prospettive di crescita grava un clima di forte incertezza. In conseguenza dei dazi USA, settori come la meccanica strumentale, i macchinari industriali, la chimica e il farmaceutico, l'abbigliamento e la pelletteria, l'agroalimentare, il vitivinicolo, i trasporti e la moda, rischiano di perdere importanti quote di mercato e di fatturato a causa dell'inasprimento della politica commerciale americana. Ad agosto, l'export si è ridotto del 7,7 per cento, con una caduta del 21,2 per cento su base annua per quanto riguarda le esportazioni verso gli Stati Uniti;
i dati sulle richieste di Cassa integrazione e sul totale delle ore autorizzate crescono in misura preoccupante. Nel primo semestre del 2025, le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria sono state 164.702.472; quelle di cassa integrazione straordinaria sono state 140.416.660; le ore di cassa in deroga sono state 444.362. In totale, le ore autorizzate sono state 305.563.494. A questo ritmo, le richieste potrebbero raggiungere e superare la soglia di 600 milioni di ore autorizzate;
per quanto di competenza della Commissione:
riguardo la c.d. "riforma della pubblica amministrazione", essa si risolve in ben poca cosa, considerata l'estrema frammentarietà delle previsioni recate sul tema e il pessimo governo delle risorse pubbliche, disperse a finanziare misure dal carattere disorganico e disparato, in spregio a ogni esigenza di programmazione e coerente finalizzazione della spesa pubblica;
riguardo le misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (A.C. 2393 - A.S. 1192), si evidenzia come il provvedimento tradisca una concezione verticistica e procedurale della semplificazione, trasformandola da strumento di chiarezza e accessibilità in un veicolo di accentramento e opacità normativa, mediante la compressione degli spazi di consultazione e l'approccio formalistico al coinvolgimento degli enti territoriali e delle categorie sociali;
la "semplificazione" di questo Governo si traduce in una riduzione delle tutele, in un accentramento decisionale, in un impoverimento della partecipazione democratica, in una compressione dei diritti;
tutto ciò premesso,
esprime parere contrario.