Legislatura 19ª - 8ª e 9ª riunite - Resoconto sommario n. 25 del 17/09/2025
Azioni disponibili
IN SEDE REFERENTE
(1552) MALAN e altri. - Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
(596) CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA- Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
(1302) Anna Maria FALLUCCHI. - Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di specie cacciabili e periodi di attività venatoria
(1577) DE CRISTOFARO e altri. - Modifiche all'articolo 842 del codice civile, in materia di abolizione del diritto di accesso al fondo altrui per l'esercizio della caccia
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 10 settembre.
Il presidente DE CARLO ricorda che nella scorsa seduta era iniziata l'illustrazione degli emendamenti fino a quelli relativi all'articolo 6. Domanda quindi se ci sono ulteriori interventi inerenti tale articolo.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) ribadisce la necessità di correggere le disposizioni del provvedimento per renderlo maggiormente coerente con l'obiettivo di tutela della fauna selvatica. Dopo aver precisato che l'articolo 6 estende, tra l'altro, alla programmazione venatoria anche aree e territori finora esclusi, ricorda che la legge n. 157 del 1992 sottraeva una percentuale del territorio agro-silvo-pastorale alla caccia, proprio per tutelare la biodiversità, per assicurare l'equilibrio e per preservare rifugi per gli animali. Lamenta dunque come l'apertura delle foreste e delle aree pubbliche all'attività venatoria rovesci il senso del bilanciamento normativo, cancellando spazi per gli animali, trasformando le aree attualmente disponibili per le famiglie e compromettendo la sicurezza. Ciò rischia di esporre l'Italia a procedure di infrazione per violazione delle direttive "uccelli" e "habitat". Ciò giustifica pertanto la soppressione dell'articolo, disposta dalla proposta 6.3 a sua firma.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), dopo aver espresso rammarico per l'impossibilità di partecipare a tutte le sedute, data l'esiguità dei componenti del proprio Gruppo e la concomitanza con altre sedute, manifesta la profonda contrarietà di Alleanza Verdi e Sinistra sull'intero provvedimento. Nel dissentire con forza dall'impianto del disegno di legge n. 1552, stigmatizza lo stravolgimento della legge n. 157 del 1992 e l'introduzione di elementi di rischio, rispetto ai quali le proposte del suo Gruppo tentano di introdurre opzioni alternative.
Nel precisare che l'articolo 6 interviene su aree protette, subordinandole alla caccia, rileva criticamente come ciò contrasti con la Costituzione e con gli obblighi internazionali, in quanto intacca la concezione di area protetta quale standard minimo di tutela e non mero ostacolo all'attività venatoria. Ritiene dunque che si realizzi un drastico arretramento nella tutela della fauna e un mutamento degli equilibri in essere. Fa notare del resto come il Governo abbia già inciso negativamente, in diversi provvedimenti, sulla biodiversità, in misura assai più massiccia rispetto agli ultimi decenni. Non sorprende comunque tale posizione, considerato che l'attuale maggioranza è composta da coloro i quali negano il cambiamento climatico e sposano posizioni sull'ambiente non coerenti con i dati scientifici. Stigmatizza dunque l'attacco programmato da parte della maggioranza, che si interfaccia solo con alcuni referenti, ignorando tutti gli altri soggetti interessati quali interlocutori potenziali.
Ribadisce dunque che l'articolo 6 rischia di sconvolgere l'equilibrio tra agricoltori e cacciatori, mettendo in conflitto anche questi ultimi al loro interno, tenuto conto che si favorisce anche la presenza di cacciatori stranieri. Gli emendamenti a sua firma muovono dunque anzitutto dalla necessità di sopprimere l'articolo, come prevede il 6.2, o quanto meno di sostituirlo integralmente, come disposto dalla proposta 6.17.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) giudica sconvolgente l'apertura indiscriminata alla caccia, che testimonia una precisa visione per cui le aree protette rappresentano un elemento di disturbo che va gestito. Richiama al riguardo la relazione illustrativa al disegno di legge n. 1552, nella quale si afferma l'abbandono di una «visione meramente conservativa della natura, promuovendo una prospettiva dinamica e multifunzionale». Ciò scardina dunque l'impianto di protezione, a suo avviso già debole, e disconosce il valore essenziale delle aree protette. Invoca dunque, a sua volta, la soppressione dell'articolo 6 o quanto meno la sua sostituzione, come prevede l'emendamento 6.5. Richiama poi la necessità - sottesa all'emendamento 6.10 - di non includere le foreste nella programmazione venatoria, in ossequio ad un principio di buon senso, tenuto conto che le foreste permettono proprio la conservazione della fauna selvatica.
Occorre altresì dettare criteri per la delimitazione delle aree in cui si verificano avvelenamenti di animali, domestici e selvatici, poiché tali aree restano contaminate, in linea con le previsioni della proposta 6.13. Ulteriori proposte di modifica della legge n. 157, presentate dal proprio Gruppo, sono finalizzate a tutelare il territorio agro-silvo-pastorale riducendo la percentuale massima di aree destinate alla caccia, nonché ad arginare alcuni effetti del disegno di legge, richiamando normative, anche europee, più stringenti, quale il regolamento europeo sul ripristino della natura. Dopo aver sollecitato un rafforzamento del coordinamento, anche attraverso il coinvolgimento di enti di ricerca come l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dichiara infine di sottoscrivere l'emendamento 6.4.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), intervenendo sull'ordine dei lavori, domanda quali siano i tempi per l'illustrazione degli emendamenti, in presenza di un solo componente per Gruppo.
Il presidente DE CARLO fa presente che su tutti gli emendamenti presentati a uno stesso articolo può intervenire uno solo dei presentatori, una sola volta per non oltre i cinque minuti, elevabili a dieci se è l'unico intervento del Gruppo.
I restanti emendamenti all'articolo 6 si danno per illustrati.
Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 7.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) fa presente anzitutto che l'articolo 7 elimina l'obbligo di scegliere tra una delle forme di esercizio venatorio, sottolineando come invece la legislazione vigente imponga tale opzione al fine di gestire in modo più sostenibile la pressione venatoria e limitarne l'impatto sull'ambiente. Tale soppressione inciderà anche sulla capacità di prelievo e renderà più difficile, per l'autorità pubblica, pianificare l'attività venatoria, complicando lo scenario. Rileva infatti criticamente che non saranno più individuabili le modalità di caccia prescelte dai cacciatori, con difficoltà di reperimento di dati, peraltro meno attendibili e con il risultato di un aumento degli incidenti.
Tale previsione impatta negativamente a suo avviso sull'organizzazione e sulla separazione funzionale tra le diverse aree di caccia, generando incertezze e pericoli per i cacciatori stessi. Deplora dunque il mutamento radicale di approccio, che mortifica il principio della fauna quale patrimonio indisponibile. Pertanto, gli emendamenti a sua firma sostituiscono interamente l'articolo.
Il PRESIDENTE prende brevemente la parola per prefigurare la possibilità di anticipare alle ore 19 la seduta di questa sera, già convocata alle ore 20, compatibilmente con i lavori dell'Assemblea.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) domanda se sia previsto un orario di chiusura della seduta di questa sera.
Il PRESIDENTE fa presente che non è previsto alcun orario di chiusura, ma si procederà fino alla conclusione dell'illustrazione di tutte le proposte emendative.
Le Commissioni riunite convengono con la proposta del Presidente.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) interviene sul complesso degli emendamenti presentati dal suo Gruppo, giudicando un pericoloso passo indietro l'eliminazione dell'obbligo di scelta di una tipologia di attività venatoria, con effetti negativi sulla specializzazione del cacciatore. Secondo la relazione illustrativa, tale previsione è motivata dalla riduzione del numero dei cacciatori, ma si tratta a suo avviso di una affermazione non sostenibile. Si associa dunque alle richieste di soppressione dell'articolo 7, in quanto esso finirebbe per aumentare la pressione venatoria.
Le proposte emendative del suo Gruppo chiedono peraltro di preservare l'obbligo di indicare nel tesserino la modalità di caccia prescelta e l'ambito territoriale di riferimento e intervengono sull'età minima e sui massimali per le polizze assicurative.
Dopo aver criticato il nomadismo venatorio, si sofferma sulla necessità di restituzione dei bossoli delle cartucce, lamentando come l'inquinamento ambientale dovuto alla caccia sia eccessivamente sottovalutato. Sottoscrive infine l'emendamento 7.81, ribadendo che l'articolo 7 introduce un'eccessiva leggerezza nella disciplina vigente.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) esprime forte dissenso per la totale liberalizzazione prevista dal disegno di legge, che avrà come conseguenza un aumento degli incidenti, nonché danni agli ecosistemi. Dopo aver ricordato gli effetti dei cambiamenti climatici, sottolinea criticamente come dal tenore del provvedimento sia evidente l'assenza di un processo partecipativo per l'elaborazione del testo, che giudica fortemente negativa. Sono stati infatti esclusi dal confronto le associazioni ambientaliste, il mondo accademico e gli enti di ricerca, a favore di una deregolamentazione assoluta.
Lamenta altresì come questa maggioranza, che in passato ha abusato del termine "sicurezza" con interpretazioni a suo avviso opinabili, non tenga conto delle conseguenze del provvedimento proprio sulla sicurezza, in quanto esso favorisce l'aumento delle armi e adotta un modello di caccia da considerare obsoleto e fuori sincrono rispetto alla sensibilità attuale. A tale ultimo riguardo, ritiene infatti che un'iniziativa legislativa analoga poteva essere contestualizzata in un momento storico di minore attenzione all'ambiente e di scarsa conoscenza dei rischi. Nel quadro attuale, invece, l'impostazione normativa del disegno di legge n. 1552 risulta arretrata, in totale contrasto con gli studi e l'approccio scientifico.
Si registra peraltro una inversione dei valori-guida, con un approccio ideologico secondo cui la caccia diventa uno strumento di conservazione. Reputa perciò che tale visione serva unicamente a intercettare il consenso di alcuni segmenti della società, introducendo peraltro una sanatoria di pratiche illegali, come quella dei richiami vivi, con evidente aumento del traffico illecito.
Manifesta per tali ragioni netta contrarietà, augurandosi che tale dissenso dia vita a un dibattito nel Paese e tenga accesi i riflettori su un tema di rilievo nella discussione pubblica. Sollecita dunque il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e auspica che la discussione travalichi le aule parlamentari.
La senatrice NATURALE (M5S) ritiene che l'apertura a favore dei cacciatori infici le finalità dichiarate dai presentatori in termini di impiego della caccia per il mantenimento degli ecosistemi. In proposito, evidenzia criticamente come l'articolo 7 fughi ogni dubbio circa la gravità dell'azione dei cacciatori sul territorio, diminuendone la responsabilità e intaccando il benessere ecosistemico, tanto più che vengono incentivati anche i cacciatori dall'estero. Essi finiscono dunque per diventare più pericolosi di qualsiasi altro animale selvatico.
Ribadisce inoltre il rischio di aumento delle procedure di infrazione per contrasto con la normativa europea, con un incremento dei costi per i cittadini, e rinnova le critiche sulla libertà assoluta lasciata a coloro i quali esercitano attività venatoria, con evidenti restrizioni per altri soggetti. Il testo fa leva infatti su un approccio emotivo, adducendo come motivazione il contenimento di animali pericolosi, come i cinghiali, per gestire i quali c'è bisogno invece a suo giudizio di azioni mirate da parte di soggetti competenti. Nel reputare gravissimo tale approccio, sollecita un passo indietro.
I restanti emendamenti riferiti all'articolo 7 si danno per illustrati.
Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 8.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) afferma che l'articolo 8 interviene a gamba tesa sulla legge n. 157 con una disposizione fortemente impattante, autorizzando, per la caccia agli ungulati, l'uso di strumenti ottici e optoelettronici, con indubbia compromissione dell'equilibrio. In proposito, rammenta che l'uso di dispositivi ottici avanzati rappresenta attualmente una deroga motivata solo in specifiche circostanze per la caccia al cinghiale. Le previsioni dell'articolo 8 estendono invece tale impiego a tutte le specie di ungulati, determinando anche questa volta una liberalizzazione generalizzata, con conseguenze per la sicurezza pubblica e ambientale.
Fa notare infatti come la possibilità di uccidere in qualsiasi condizione atmosferica, anche di notte, con visori notturni e termici e con impiego di dispositivi simili alle armi militari, trasformi radicalmente il rapporto tra cacciatore e animale selvatico. Ritiene in sostanza che i cacciatori possano diventare alla stregua di cecchini, con una pressione eccessiva sulla fauna e gravissime ricadute sull'equilibrio ecologico e su habitat già stressati dalle attività umane.
Riepiloga infine i rischi per la popolazione, nonché per le specie protette che condividono gli stessi habitat.
Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS) concorda con le affermazioni della senatrice Licheri circa la pericolosità dell'articolo 8 per la sicurezza. Ricorda peraltro che nelle audizioni è emerso il contrasto tra la disposizione in commento e la Convenzione di Berna, ratificata dall'Italia nel 1981. Nel rilevare come l'articolo 8 si inserisca in un contesto non condivisibile, si dichiara addolorato ma non stupito dal clamoroso passo indietro compiuto attraverso il disegno di legge in esame.
Coglie poi l'occasione per sottolineare come in alcune zone, come il Trentino, la medesima maggioranza che è alla guida del Paese abbia strumentalizzato una questione certamente seria, come quella relativa agli orsi, utilizzando argomenti a suo avviso errati, mentre altre regioni, come l'Abruzzo, hanno dimostrato la possibilità di convivere con tale specie, seppur diversa da quella delle Alpi.
Stigmatizza dunque che sia stata avviata una vera e propria crociata, minacciando il faticoso equilibrio raggiunto tra agricoltori e cacciatori e determinando una deregolamentazione completa. Ricorda peraltro che il suo Gruppo ha assunto una posizione contraria anche sulla disposizione del disegno di legge n. 1054-B relativa alla caccia sui valichi montani.
Le scelte sottese al provvedimento gioveranno esclusivamente a chi produce armi, considerata la forte liberalizzazione. Dopo aver precisato di aver presentato un disegno di legge sull'abolizione della caccia (Atto Senato n. 1577), riconosce che il tema in discussione sia quello di trovare un punto di equilibrio tra le parti coinvolte, che si augura possa essere raggiunto.
La senatrice NATURALE (M5S) lamenta le contraddizioni del provvedimento che, da un lato, tenta di recuperare le tradizioni e, dall'altro, impiega in maniera esasperata la tecnologia, rendendo il cacciatore un esperto di armi e introducendo nuovi target per i venditori di armi. Si dichiara dunque dispiaciuta per la volontà di incentivare, attraverso qualsiasi azione utile, un comparto che si stava affievolendo eliminando vincoli e limiti. Ciò renderà assai pericolosi i boschi, soprattutto di notte o in contesti di scarsa visibilità.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP), nell'illustrare l'emendamento 8.1, di tenore soppressivo, ritiene che l'impiego di strumenti ottici nella caccia di selezione degli ungulati strida con il concetto di funzione sociale della caccia e di caccia di tradizione, imprimendo una evoluzione verso la caccia di impresa e di professione, tanto più che gli strumenti citati risultano assai costosi. L'introduzione dell'idea di attività venatoria quale attività di impresa allontana a suo avviso la caccia dalla impostazione originaria della legge n. 157, considerato che la caccia ha anche una funzione sociale di aggregazione, condivisibile o meno.
Pur concordando con l'impiego di strumenti per il monitoraggio e controllo, anche in orario notturno, ribadisce l'importanza dei censimenti e rivolge un ringraziamento a coloro i quali svolgono il controllo sui territori. Ravvisa dunque una lacuna nel provvedimento, che non valorizza la funzione del censimento, a dimostrazione di una scarsa conoscenza dei problemi e delle diversità dei territori, nei quali la presenza di animali pericolosi ha dinamiche assai variegate. Ribadisce, per tali ragioni, l'esigenza di conoscere lo stato di attuazione della legge n. 157, attraverso tutti gli strumenti utili per il monitoraggio, mentre si dichiara contrario all'impiego di mezzi che snaturano la caccia e la sua funzione sociale. Anche a suo giudizio, il richiamo alle tradizioni contenuto nel testo stona con l'introduzione di mezzi assai sofisticati, peraltro nella disponibilità di pochi soggetti.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) ritiene che l'articolo 8 affermi il concetto di "armi no limits", incidendo sull'arsenale venatorio autorizzato. Dopo aver ricordato le tipologie di armi impiegate nella caccia al cinghiale, manifesta forti preoccupazioni per la sicurezza, sottolineando come gli emendamenti del suo Gruppo tentino di smontare l'assetto "da Far West" contenuto nell'articolo 8. Critica a sua volta la violazione della Convenzione di Berna e richiama l'esigenza di precisare che i fucili non debbano contenere più di una cartuccia, come previsto dall'emendamento 8.7. Ritiene altresì necessario impedire l'uso dei falchi e assicurare immediatamente il recupero delle cartucce utilizzate. Sottoscrive inoltre l'emendamento 8.4, ricordando che gli emendamenti della propria parte politica mirano a garantire maggiore sicurezza, sia per i cacciatori che per gli altri cittadini, e la tutela della natura attraverso regole precise, evitando liberalizzazioni ingiustificate.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) sollecita la soppressione dell'articolo 8, prevista dalla proposta 8.3, sottolineando criticamente come il tentativo di evocare una visione bucolica del cacciatore perfettamente integrato nella natura e portatore di tradizioni da preservare e di funzioni di tutela della biodiversità sia fallito nel momento in cui si consente ad un soggetto di uccidere esseri senzienti. Dopo aver ancora una volta rammentato che tale approccio non incontra il favore del sentire comune dei cittadini, fa presente che, attraverso l'articolo 8, alla figura "poetica" del cacciatore si sostituisce una figura "in assetto di guerra". Si domanda se tale impostazione sia collegata alla folle corsa al riarmo, con un'evidente confusione di ambiti. Ciò rischia di rendere i cacciatori dei professionisti delle armi nonché vere e proprie macchine da guerra.
Il combinato disposto degli articoli 7 e 8 determina a suo giudizio un gravissimo strappo nell'ordinamento, in contrasto con i principi costituzionali di tutela della biodiversità, in quanto si favoriscono tutte le modalità di caccia tramite armi professionali, senza alcuna giustificazione logica.
Gli emendamenti del proprio Gruppo tentano di mitigare, pertanto, gli effetti più scabrosi del provvedimento, rispetto al quale dispiace non conoscere le motivazioni dei firmatari e della maggioranza, con un silenzio evidentemente eloquente. Afferma infine l'inemendabilità sostanziale del provvedimento.
Il presidente DE CARLO fa presente che in questa fase non è prevista una interlocuzione con i primi firmatari, essendo in corso l'illustrazione delle proposte emendative.
I restanti emendamenti riferiti all'articolo 8 si danno per illustrati.
Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 9.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP) manifesta perplessità per la presenza di rappresentanti dell'Ente nazionale cinofilia italiana (ENCI) negli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia (ATC), senza una previa riflessione di carattere generale sulla possibile inclusione di altri enti titolati. Dopo essersi soffermato sull'inserimento della dimensione provinciale, su cui insistono anche emendamenti di maggioranza, richiama nuovamente l'importanza del ruolo delle province e ribadisce la necessità di consentire alle regioni di delegare funzioni agli enti locali intermedi, quali soggetti più qualificati a svolgere il controllo e più prossimi ai cittadini.
Nel prendere atto della modifica degli ATC in ordine alle sinergie tra attività agricole e venatorie, suggerisce di menzionare anche le sinergie con l'attività ambientale, in quanto la gestione faunistico-venatoria non può prescindere dalla collaborazione con il mondo ambientalista e agricolo, quali facce della stessa medaglia. Rivolge dunque un appello affinché non vengano messi in contrapposizione i diversi soggetti portatori di interesse e si individuino luoghi e tempi in cui tutti gli operatori siano parte di un disegno comune per la gestione del territorio.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) ricorda il contributo della LIPU, depositato in audizione, sottoscritto da altre 47 associazioni ambientaliste. In proposito, osserva come il sistema degli ATC si sia rivelato per molti versi fallimentare e venga inciso limitatamente, solo con riferimento all'inclusione di membri dell'ENCI. Reputa tale previsione priva di una motivazione, che non si evince neanche nella relazione illustrativa, tanto più che manca un monitoraggio dell'efficacia degli interventi, con il risultato di eliminare il legame tra il cacciatore e il territorio.
Le proposte emendative del suo Gruppo intervengono sulla necessità di bonifica dal piombo e sulla predisposizione di un indice di densità venatoria massima per ogni ATC e impongono l'accesso di ogni cacciatore ad un solo ambito territoriale. Ulteriori proposte disciplinano la pubblicazione del piano faunistico-venatorio e adeguano la rappresentanza, negli organi direttivi degli ATC, delle organizzazioni professionali e delle associazioni riconosciute. Si sofferma altresì sull'emendamento 9.0.4, al quale aggiunge la firma, che consente al proprietario di un fondo di impedire ai cacciatori l'ingresso nel proprio territorio previa comunicazione, risolvendo così le anomalie del codice civile. La medesima proposta vieta l'attività venatoria nei terreni ad agricoltura biologica e biodinamica, per evitare l'inquinamento prodotto dai bossoli.
Reputa altresì opportuno aumentare le pene per chi utilizza animali come richiami vivi.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) afferma che con l'articolo 9 viene definitivamente superata l'idea di caccia come attività tradizionale con valore storico-affettivo in quanto, aprendo al nomadismo, le tradizioni più nobili della caccia vengono smentite. Viene perciò meno il tentativo di giustificazione del provvedimento, da parte della maggioranza, tanto più che esso travalica i confini del buon senso.
Si dichiara inoltre perplessa per l'introduzione di rappresentanti dell'ENCI in luogo delle associazioni di tutela dell'ambiente e caldeggia la soppressione dell'articolo 9.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) ravvisa un importante mutamento nella rappresentatività degli organi di gestione degli ATC e si domanda le ragioni dell'attribuzione di un ruolo istituzionale all'ENCI. A tale ultimo riferimento, rammenta che l'ENCI rappresenta gli allevatori e il mondo cinofilo e la sua introduzione potrebbe determinare conflitti di interesse, sbilanciando gli equilibri in favore del mondo venatorio. Si interroga peraltro su come sarà garantita la trasparenza in tale nomina e lamenta le ambiguità del testo, che distorcono le funzioni dei suddetti organismi. Ritiene infatti che la presenza dell'ENCI potrebbe essere percepita come un aumento del sostegno ad un solo comparto, dando maggiormente peso a interessi economici e non al principio di precauzione.
Prefigura quindi le possibili conseguenze di tali novelle in termini di indebolimento delle forme di tutela, di aumento di decisioni sbilanciate, di maggiore pressione sugli habitat naturali, di proliferazione dei richiami vivi, di impatto negativo sulla salute pubblica e sull'equilibrio ecologico. Occorre dunque eliminare la disposizione che coinvolge l'ENCI o quanto meno inserire criteri oggettivi di rappresentatività, evitando nomine politiche, garantendo la trasparenza e rafforzando il ruolo di enti tecnici, come l'ISPRA.
Il presidente DE CARLO (FdI) illustra l'emendamento 9.31, che consente di costituire ambiti territoriali di dimensioni sub-provinciali nelle riserve alpine.
I restanti emendamenti riferiti all'articolo 9 si danno per illustrati.
Si passa all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 10.
Il senatore FRANCESCHELLI (PD-IDP) ritiene che l'articolo 10 sia il fulcro del principio in base al quale la caccia, da attività senza fini di lucro, diventa attività di impresa. Si tratta quindi di un mutamento epocale, a suo giudizio inaccettabile, in quanto si costringono gli agricoltori a svolgere attività imprenditoriale sulla fauna selvatica. Reputa quindi che tale approccio distorca la visione originaria poiché le imprese agricole si trovano a vendere i capi abbattuti.
Dopo aver ricordato la normativa vigente sulle aziende faunistico-venatorie, per costituire le quali serve una quota di consenso, sottolinea come alla base della legislazione attuale vi sia la funzione di natura pubblica della caccia. Richiama quindi le previsioni del codice civile sui beni oggetto di espropriazione per pubblica utilità, lamentando che il disegno di legge n. 1552 faccia venir meno proprio la funzione pubblicistica.
Dissente dunque dalla impostazione che costringe i proprietari non favorevoli a costituire riserve di caccia nel proprio territorio a soccombere rispetto a interessi di altri soggetti privati. Ritiene infatti che ciò sia illegittimo in quanto comprime la proprietà privata senza adeguate motivazioni. Illustrando l'emendamento 10.36, fa presente che per la conversione in aziende agri-turistico-venatorie occorrerebbe il consenso di tutti i proprietari terrieri ubicati nel perimetro dell'azienda. È inaccettabile del resto che, in virtù anche dell'estensione del calendario venatorio, si svolgano attività con fini di lucro da parte di soggetti terzi su terreni altrui senza consenso. Tale circostanza pone inoltre problemi di sicurezza per chi svolge la manodopera nei campi e impatta sulle coltivazioni, tra cui menziona i vigneti. Tali criticità renderanno a suo avviso inevitabile una modifica dell'articolo 10.
Aggiunge inoltre che non è possibile trarre profitto dal fatto che gli ungulati danneggino terreni di alcuni e poi vengano abbattuti in altre zone, in assenza di un fondo comune che ristori tutti gli agricoltori e che eviti discriminazioni. Occorre evitare che i soggetti danneggiati subiscano ulteriori pregiudizi senza poter neanche beneficiare dei vantaggi che invece spettano a coloro i quali fanno attività di impresa, con il risultato che l'esigua minoranza svolge attività con fini di lucro e la grande maggioranza si trova a pagare i danni. Ciò risulta peraltro in contrasto con l'obiettivo di salvaguardare le aree interne e di sostenere l'agricoltura di montagna, tanto più che molte aziende hanno una superficie minima ridotta.
Dopo aver sollecitato nuovamente la previsione di un fondo nazionale, fa notare che la possibilità di svolgere attività turistico-venatoria presuppone che vi siano prede disponibili; tuttavia, paventa il rischio di potenziare effetti distorsivi in base ai quali anziché contenere gli animali selvatici, essi vengono incrementati proprio per consentire di praticare attività turistica. Queste previsioni finiscono a suo giudizio per legalizzare interessi contrapposti e per mortificare la cosiddetta caccia sociale. Ritiene invece che la trasformazione in aziende agri-turistico-venatorie debba essere quantomeno subordinata alla pianificazione regionale.
La senatrice Aurora FLORIDIA (Aut (SVP-PATT, Cb)), associandosi alle affermazioni del senatore Franceschelli, critica la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in imprese con fini di lucro e ciò motiva la presentazione della proposta 10.2, soppressiva dell'articolo 10. Nel richiamare come nelle audizioni siano stati resi noti i rischi per le specie durante fasi delicate come la riproduzione e la migrazione, ribadisce il rischio che la normativa in esame contrasti con la legislazione europea.
Raccomandando la soppressione dell'articolo 10, dissente dall'idea della privatizzazione della caccia e afferma l'esigenza di protezione della fauna come bene pubblico. Rinnova poi l'appello ai firmatari del disegno di legge n. 1552 affinché siano presenti durante l'illustrazione degli emendamenti anche per conoscere le motivazioni dell'opposizione.
La senatrice DI GIROLAMO (M5S) stigmatizza l'indiscriminata privatizzazione della fauna selvatica che favorisce un modello di "caccia su ordinazione". Osserva peraltro che la relazione illustrativa al disegno di legge n. 1552 menziona la volontà di favorire opportunità economiche nelle aree interne quale motivazione della possibilità di svolgere attività di impresa. Ritiene in proposito che si introduca una sorta di "follia normativa", avviando una deregolamentazione che giudica assurda.
Illustra quindi gli emendamenti 10.48 e 10.49, finalizzati a ridurre la durata di provvedimenti autorizzativi da 10 a 3 anni senza possibilità di rinnovo. Ulteriori proposte emendative sono volte a consentire l'accesso dei cacciatori solo in alcune aree, a prevedere obblighi di comunicazione a organismi competenti nonché a introdurre il divieto di caccia per alcune specie in cattivo stato di conservazione. Aggiunge poi la propria firma all'emendamento 10.5, secondo cui coloro che detengono in cattività animali usati come richiami vivi devono denunciarne l'esistenza ai carabinieri. Dopo aver accennato all'esigenza di programmi di formazione e assistenza, invita ad evitare conflitti tra attività agricole zootecniche e fauna selvatica, prevedendo altresì un fondo per mitigare i costi.
La senatrice Sabrina LICHERI (M5S) condivide le considerazioni del senatore Franceschelli, evidenziando le criticità che l'articolo 10 pone sul piano costituzionale, europeo e ambientale. Rammenta infatti che il vigente articolo 16 della legge n. 157 disciplina le aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro con limiti ben definiti, per assicurare la compatibilità con l'uso del territorio. La normativa attuale conserva quindi un equilibrio con le finalità naturalistiche e di conservazione.
Al contrario, l'articolo 10 del disegno di legge in esame rende possibile iniziative private aventi solo scopi economici, ampliando concessioni e investimenti. L'estensione del periodo venatorio, in contrasto con la direttiva "uccelli", rende possibile la caccia anche in periodi critici e comporterà procedure di infrazione verso l'Italia, già ripetutamente sanzionata, come già segnalato dalle associazioni ambientaliste. Viene infatti incentivata l'attività venatoria come attività di impresa anche nei confronti di specie in crisi con uno sfruttamento eccessivo, superando il principio di salvaguardia della fauna quale bene comune indisponibile non subordinato al profitto.
La senatrice BEVILACQUA (M5S) reputa priva di fondamento la narrazione in base alla quale le modifiche alla legge n. 157 sono giustificate dalla volontà di valorizzare la veste tradizionale della caccia, in quanto ciò si infrange contro il contenuto del provvedimento. L'estensione del periodo di caccia è infatti in contrasto con la Costituzione e con la normativa europea. Nonostante gli emendamenti tentino di limitare i danni, sarebbe preferibile sopprimere interamente l'articolo 10.
Esprime comunque un ringraziamento al relatore Bergesio per aver assicurato la presenza durante l'illustrazione degli emendamenti, augurandosi che entrambi i relatori possano valutare attentamente il contenuto delle proposte presentate.
I restanti emendamenti all'articolo 10 si danno per illustrati.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.