Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 360 del 17/07/2025

(1451) MALAN e altri. - Modifiche agli articoli 72 e 73 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, in materia di elezione del sindaco al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti

(Seguito dell'esame e rinvio)

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta di ieri.

Si procede con l'illustrazione degli emendamenti.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP) illustra la proposta 1.1, soppressiva dell'unico articolo del disegno di legge, e gli altri emendamenti a sua prima firma.

Ricorda come la vigente normativa sull'elezione del sindaco nei comuni con più di 15 mila abitanti abbia garantito il corretto bilanciamento delle due esigenze concorrenziali della rappresentatività da un lato e della stabilità di governo dall'altro.

In questo contesto, il turno di ballottaggio garantisce un'ulteriore possibilità di scelta del sindaco da parte dei cittadini, qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta al primo turno, rafforzando la legittimazione popolare dei "primi cittadini".

Invece, la modifica proposta dal disegno di legge in esame altera il corretto bilanciamento tra rappresentatività e stabilità, inducendo le forze politiche a coalizzarsi artificiosamente, in vista del raggiungimento al primo turno della soglia del 40 per cento, a scapito dell'omogeneità programmatica e della stabilità dell'indirizzo politico dell'amministrazione dei comuni.

In conclusione, l'effetto complessivo del disegno di legge si riduce ad un capolavoro in negativo.

Il senatore CATALDI (M5S) illustra l'emendamento 1.2, soppressivo dell'unico articolo del disegno di legge, osservando come il provvedimento in esame finisca per depotenziare il potere di scelta degli elettori e per istituzionalizzare dei "sindaci senza popolo".

Peraltro, si rischia di favorire la formazione di maggioranze fittizie, che adotteranno scelte di indirizzo politico non condivise dalla maggioranza effettiva della cittadinanza, con conseguente lesione del principio della sovranità popolare sancito dall'articolo 1 della Costituzione.

La senatrice MUSOLINO (IV-C-RE) illustra l'emendamento 1.3, soppressivo dell'unico articolo del disegno di legge, esprimendo una valutazione profondamente negativa sul provvedimento in esame, che - anche in base alla sua precedente esperienza di amministratrice locale in Sicilia - rischia di portare a sistema quei meccanismi distorsivi della rappresentatività elettorale propri del modello siciliano.

La modifica proposta espone quindi al rischio di instabilità i consigli e le giunte comunali, favorendo la costituzione artificiosa di coalizione ballerine - tenute insieme dall'unico scopo di sconfiggere l'avversario - senza il rispetto che sarebbe dovuto al diritto di scelta da parte dei cittadini.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) illustra l'emendamento 1.4, soppressivo dell'unico articolo del disegno di legge, e gli altri emendamenti a sua prima firma, ricordando le forti criticità insite nel provvedimento in esame.

In primo luogo - come sottolineato in audizione dal presidente dell'Anci Gaetano Manfredi - si rischia di indebolire e delegittimare la figura del sindaco, in quanto non sarebbe più rappresentativo della maggioranza degli elettori.

Altresì, come ricordato dal professor Sterpa, si indebolisce la stabilità delle maggioranze consiliari, considerato che saranno totalmente modificati gli incentivi e le modalità nella costruzione delle coalizioni, esasperando anche il fenomeno della proliferazione di liste civiche opportunistiche.

Inoltre, in una sorta di eterogenesi dei fini, la previsione di un premio di maggioranza eccessivo e non proporzionato agli effettivi rapporti di forza rappresenta un motivo per probabili ricorsi e contenziosi giurisdizionali.

Con riferimento all'obiezione per cui già oggi i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti e i presidenti delle Regioni - ad eccezione della Toscana - sono eletti in un turno unico, osserva che un legislatore lungimirante, a fronte di modelli diversi, dovrebbe optare per la generalizzazione di quello più virtuoso.

Peraltro, non va dimenticato come l'elezione dei sindaci nei piccoli comuni risponda a logiche di regolamentazione diverse rispetto a quelle dei comuni di maggiori dimensioni.

Da ultimo, esprime un forte dissenso di metodo, in quanto le modifiche della Costituzione e delle leggi elettorali non dovrebbero essere adottate unilateralmente dalla maggioranza del momento, con l'obiettivo precipuo di danneggiare gli avversari.

La senatrice VALENTE (PD-IDP) illustra l'emendamento 1.10 e gli altri a sua prima firma, oltre agli emendamenti a prima firma del senatore Meloni, evidenziando come la modifica in discussione rappresenti - dopo la proposta sul premierato - un'ulteriore mazzata al buon senso.

Infatti, si interviene su un sistema elettorale che ha dato buona prova, come dimostrato anche dal fatto che le percentuali di affluenza nelle elezioni comunali sono mediamente superiori a quelle delle altre consultazioni elettorali.

La modifica in esame finirà per condizionare a monte l'assetto istituzionale dei comuni, incentivando la formazione di coalizioni eterogenee, in cui sarà annacquata l'identità delle singole forze politiche, con l'effetto di ampliare il divario tra i cittadini e le istituzioni.

Da ultimo, sottolinea come il disegno di legge sia stato predisposto con il principale obiettivo di favorire la coalizione di centro-destra, il che è sintomatico della scarsa lungimiranza di questa maggioranza.

Il senatore DE CRISTOFARO (Misto-AVS), nell'illustrare la proposta 1.9 e gli altri emendamenti a sua prima firma, osserva come le leggi elettorali adottate negli anni scorsi ad ogni livello di governo abbiano spinto ad un bipolarismo artificioso, sulla base del mito - trasversale agli schieramenti politici - del maggioritario e della competizione tra due coalizioni.

L'effetto principale del disegno di legge in esame sarà quello di coartare ancora di più il sistema verso la formazione di un bipolarismo incentrato su coalizioni artificiose, facendo leva su tecnicalità elettorali che tuttavia - come dimostrato dalla storia del nostro Paese negli ultimi trent'anni - non hanno favorito né il buon governo né l'innalzamento del livello qualitativo della democrazia italiana.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 9,30.