Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 345 del 18/06/2025
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Il senatore PARRINI (PD-IDP) - anche sulla base delle riflessioni svolte dai soggetti auditi - individua una serie di criticità nel disegno di legge in commento.
Innanzi tutto, una criticità di metodo politico attiene al fatto che la maggioranza sta cercando di modificare unilateralmente e senza dialogo con le opposizioni una legge approvata nel 1993 a larghissima maggioranza, quando, invece, non bisognerebbe mai abdicare al principio per cui le leggi elettorali devono essere il risultato di un confronto tra le diverse parti politiche.
Nel merito, l'abbassamento al 40 per cento della soglia per l'elezione al primo turno dei sindaci determina un difetto di autorevolezza e di legittimazione del sindaco eletto, come peraltro segnalato, nel corso dell'audizione, dal presidente dell'Anci Gaetano Manfredi.
Inoltre, il disegno di legge prevede il passaggio da un sistema in cui - per vincere al primo turno e ottenere il premio di maggioranza - un candidato deve ottenere il 50 per cento più uno dei voti e le relative liste collegate almeno il 40 per cento per evitare il fenomeno della cosiddetta "anatra zoppa" ad un sistema in cui, in linea teorica, un candidato potrebbe essere eletto sindaco con il 40 per cento più uno e le relative liste collegate, magari attestate al 33 per cento, usufruirebbero di un premio di maggioranza del 60 per cento, con la conseguenza di avere un premio del 20 per cento sul sindaco e del 27 per cento per le liste. Si tratterebbe, con tutta evidenza, di un premio abnorme e con forti profili di incostituzionalità.
Altresì, l'abbassamento della soglia per l'elezione del sindaco comporta un'alterazione strutturale del sistema, dal momento che si esaltano i difetti del turno unico - tra cui l'incentivo a costruire coalizioni eterogenee - e si perdono le virtuosità del turno di ballottaggio, che invece consente di costruire coalizioni omogenee; peraltro, si perde la funzione del primo turno come momento di verifica dell'effettivo peso delle diverse forze politiche.
Come sottolineato poi dal professor Roberto D'Alimonte, la presenza del ballottaggio induce le forze politiche ad individuare candidati inclusivi, con profili adeguati a raccogliere le cosiddette "seconde preferenze", mentre il turno unico potrebbe indurre a scegliere candidati poco inclusivi.
Il centro-destra può poi essere indotto a credere che il turno unico possa favorirlo, quando in realtà la legge vigente ha portato sempre a risultati a volte favorevoli ad una parte politica e a volte all'altra, come emerge dal recente caso della vittoria del candidato del centro-destra al turno di ballottaggio a Matera.
Ricorda, inoltre, come Costantino Mortati, in Assemblea Costituente, abbia argomentato sui profili di incostituzionalità di una legge in base alla motivazione insufficiente o infondata: nel caso delle motivazioni addotte dai presentatori del disegno di legge in esame, sottolinea come siano estremamente rari i casi in cui un sindaco eletto al secondo turno abbia ottenuto meno voti di quelli ottenuti al primo turno dal candidato poi sconfitto al ballottaggio.
In base poi ad un'analisi di diritto comparato, rileva come negli altri Paesi - su 101 casi di elezione popolare diretta di organi monocratici - in 97 casi sia prevista la soglia della maggioranza assoluta per evitare il ballottaggio; in 3 casi (Argentina, Bolivia ed Ecuador) una soglia del 40 per cento che scatta soltanto nel caso in cui il secondo classificato sia stato distanziato di almeno il 10 per cento e, nel solo caso del Costa Rica, una soglia secca del 40 per cento.
In conclusione, auspica che il legislatore italiano non segua l'esempio del Costa Rica.