Legislatura 19ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 341 del 11/06/2025

IN SEDE REDIGENTE

(1277) IANNONE e altri. - Modifica alla legge 2 marzo 2023, n. 22, in materia di conflitto di interesse nell'ambito della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

(Seguito della discussione e rinvio)

Prosegue la discussione, sospesa nella seduta del 27 maggio.

Riprende la discussione generale.

Il senatore Ettore Antonio LICHERI (M5S) ritiene che non si possa stabilire che un magistrato antimafia è di per sé incompatibile con la funzione di componente della Commissione antimafia, altrimenti vi sarebbe una lesione dei principi costituzionali. Occorre allora precisare i parametri che definiscono tale posizione di incompatibilità.

Il testo prevede, innanzitutto, la non estraneità rispetto ad una specifica attività di indagine della Commissione. È tuttavia molto difficile che un magistrato antimafia sia estraneo a questioni attinenti alla criminalità organizzata, che peraltro riesce a intessere una rete di rapporti criminosi volti alla commissione di illeciti sia sul territorio nazionale sia all'estero.

Il secondo motivo che potrebbe determinare una situazione di incompatibilità è il conflitto d'interessi, che in realtà presuppone un contrasto tra interessi pubblici e privati. In questo caso, tuttavia, tale condizione non può verificarsi, dal momento che il magistrato, nello svolgimento della sua funzione, non tutela interessi privati. Se lo facesse, si configurerebbe una responsabilità sotto il profilo penale e deontologico.

In terzo luogo, poiché fin dalla prima istituzione della Commissione antimafia non si è mai verificato un tentativo da parte dei componenti di condizionarne o frenarne l'attività di inchiesta, non si ravvisa l'esigenza di un simile intervento normativo. Ciò significa che il provvedimento non ha di per sé una valenza erga omnes, ma è destinato ad affrontare un caso concreto e specifico, quindi in violazione del requisito di generalità e astrattezza della legge.

La senatrice Barbara FLORIDIA (M5S) ritiene che il provvedimento in esame sia da considerare più correttamente come contra aliquem, essendo evidente la finalità di estromettere dalla Commissione un collega considerato "scomodo", che in effetti lo è stato ma solo nei confronti della mafia, contro la quale ha lottato fin dagli anni Settanta, rappresentando lo Stato, come del resto avviene tuttora in Commissione.

Sottolinea che il senatore Scarpinato rappresenta anche un punto di riferimento per la società civile, per la sua capacità di analizzare fenomeni complessi, per cui la sua esperienza dovrebbe invece essere considerata come un elemento di arricchimento.

Infine, fa presente che le leggi non dovrebbero sottostare alle pretese della maggioranza, per cui, se anche ricevono un impulso per una motivazione politica, dovrebbero poi essere analizzate con serietà ed equilibrio in Parlamento, affinché siano uno strumento prezioso per disciplinare i rapporti sociali e non un mezzo di battaglia politica. Auspica quindi che vi sia una pausa di riflessione su questi argomenti.

La senatrice PIRRO (M5S) sottolinea che l'articolo 1 del disegno di legge prevede un obbligo di astensione quando componenti della Commissione si trovino in una situazione di conflitto di interessi in relazione a determinati fatti oggetto dell'inchiesta da parte della Commissione. Se però non si precisano i requisiti perché ricorra tale condizione, vi è il rischio di rientrare nell'ipotesi dell'arbitrarietà o, addirittura, del fumus persecutionis, nei confronti di uno o due colleghi, come nel caso specifico.

Ritiene incomprensibile come si possa ritenere il senatore Scarpinato in conflitto di interessi, quando si discute di contrasto alla criminalità organizzata, proprio perché per tutta la sua vita si è occupato di questo tema. Dovrebbe piuttosto essere considerato un esperto e la Commissione dovrebbe avvalersi della sua competenza nel difendere lo Stato dalle infiltrazioni mafiose. Al contempo, non si considera invece in conflitto di interessi chi ha legami di parentela con soggetti condannati per mafia.

Osserva, inoltre, che una legge sul conflitto d'interessi nel senso prospettato dai proponenti dovrebbe riguardare tutti i parlamentari, per cui non dovrebbero esservi avvocati e magistrati in Commissione giustizia, né consulenti del lavoro in Commissione lavoro o ingegneri in Commissione lavori pubblici, per evitare il rischio che assumano decisioni su settori di loro competenza. Altrettanto, bisognerebbe evitare che imprenditori del turismo siano nominati Ministri del medesimo comparto.

Il senatore PARRINI (PD-IDP) ritiene insensato il provvedimento in esame, che a suo avviso suscita anche inquietudine, perché si utilizza una legge che riguarda il contrasto alla criminalità organizzata con un intento punitivo nei confronti di specifiche persone, essendo chiaro l'obiettivo dei proponenti del disegno di legge in titolo.

Ritiene che l'uso strumentale di una legge per tale finalità sia davvero sconveniente, soprattutto in un settore importante come quello della lotta alla mafia, e costituisca un segnale negativo sulla reale intenzione di contrastarla.

Esprime considerazioni critiche per l'atteggiamento fazioso della maggioranza, che, con una sorta di "doppiopesismo", trascura il conflitto d'interessi della Presidente della Commissione, per ragioni non professionali, ma di parentela, come riportato sugli organi di stampa. Se si decidesse di affrontare l'argomento con l'approccio scelto dalla maggioranza, si aprirebbe una discussione molto lunga e complessa. Sarebbe invece opportuno affrontare l'argomento in modo globale.

A nome del Partito democratico, esprime quindi un giudizio molto negativo sul testo in esame, auspicando una pausa di riflessione per evitare conflitti laceranti. Ritiene infatti inconcepibile che la conoscenza approfondita della lotta alla mafia possa costituire un elemento sfavorevole, tanto da determinare l'esclusione dalla Commissione antimafia.

Il presidente BALBONI (FdI), intervenendo incidentalmente come relatore, ritiene incomprensibili le contestazioni rivolte dalle opposizioni sul disegno di legge in titolo, dato che la situazione di conflitto d'interessi deve concretizzarsi in relazione a determinati fatti oggetto dell'inchiesta da parte della Commissione. Pone il caso, per esempio, di un procuratore della Repubblica che abbia sostenuto l'accusa nei confronti di un'associazione a delinquere, poi smentita nei diversi gradi di giudizio, il quale poi entri a far parte della Commissione antimafia, partecipando così ai lavori dove ha la possibilità di ribadire la tesi già smentita in giudizio.

Il senatore LISEI (FdI) ritiene che la norma in esame sia di buonsenso e abbia valenza generale. È proprio l'opposizione, invece, a focalizzare l'attenzione su due magistrati in particolare.

Nel ricordare che il comma 1 dell'articolo 1 prevede un obbligo di astensione per «i componenti della Commissione che, per la carica ricoperta o per le attività svolte, anche non attualmente, si trovino in una situazione di conflitto di interessi in relazione a determinati fatti oggetto dell'inchiesta da parte della Commissione», evidenzia che la fattispecie può riguardare anche un imprenditore che in precedenza sia stato sottoposto a procedimento giudiziario e con la sua presenza in Commissione potrebbe condizionarne l'attività, anche qualora sia stato assolto o sia in buona fede. La stessa situazione potrebbe riguardare un magistrato la cui tesi accusatoria non sia stata suffragata da una sentenza oppure un avvocato il cui cliente sia stato condannato.

Tra l'altro, tale argomento potrebbe riguardare anche le altre Commissioni d'inchiesta, dal momento che queste hanno poteri spesso sovrapponibili a quelli della magistratura. Osserva, quindi, che la questione del conflitto d'interessi è già trattata nella legge istitutiva della Commissione antimafia, ma non è disciplinata in modo dettagliato, per esempio stabilendo che cosa accada se l'obbligo di astensione non viene rispettato e a chi spetti assumere una decisione in tal caso. Sottolinea inoltre che non si tratta di una decadenza totale, dato che l'esclusione può riguardare un tema specifico.

Pertanto, ritiene infondate le argomentazioni delle opposizioni e l'interpretazione in chiave personalistica di una norma che può, invece, essere estesa anche ad altri casi di conflitto d'interessi.

Il senatore GIORGIS (PD-IDP), richiamando la Nota breve n. 81 del Servizio Studi, ricorda come la sentenza della Corte costituzionale n. 207 del 2021 abbia stabilito che lo status di parlamentare e le modalità di svolgimento del mandato elettivo non possono essere condizionati da interventi legislativi.

A suo avviso, il complesso tema del conflitto d'interessi andrebbe esaminato in modo organico, attraverso norme di rango costituzionale per evitare dubbi di legittimità, tenendo presente che si incide sul libero mandato parlamentare, di cui all'articolo 67 della Costituzione. Per esempio, nota una disparità tra i dipendenti della pubblica amministrazione, collocati obbligatoriamente in aspettativa per la durata del mandato parlamentare, mentre i professionisti possono continuare a svolgere la loro attività.

Assicura la disponibilità del Partito democratico a disciplinare il conflitto d'interessi, facendo però presente che sarebbe opportuna maggiore cautela nel trasformare argomenti di denuncia politica in vincoli giuridici, trattandosi di un tema molto complesso e dalle numerose implicazioni, che attiene anche alla questione della rappresentanza parlamentare.

La senatrice DI GIROLAMO (M5S) ritiene che il carattere punitivo del disegno di legge in esame sia confermato dalla richiesta di dimissioni rivolta ai due magistrati membri della Commissione antimafia dalla maggioranza fin dallo scorso mese di ottobre. A suo avviso, quindi, si tratta di una norma chiaramente ad personam, poiché riguarda il senatore Scarpinato e l'onorevole De Raho, i quali hanno dedicato al loro vita alla lotta contro la mafia, dimostrando un coraggio che richiederebbe un rispetto bipartisan, invece di pretenderne l'esclusione dalla Commissione.

Rileva che il provvedimento lede alcuni principi costituzionali: l'esercizio del libero mandato di un parlamentare democraticamente eletto, di cui all'articolo 67 della Costituzione; il principio di uguaglianza, di cui all'articolo 3 della Costituzione, perché tale restrizione finisce per riguardare solo i magistrati, dato che non si incide sulle leggi istitutive di altre Commissioni d'inchiesta; la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, in quanto le opinioni espresse dal senatore Scarpinato e dall'onorevole De Raho sono soggette a inaccettabile censura politica.

Rivolge quindi un pacato appello alla maggioranza, affinché si rinunci a un provvedimento irragionevole e discriminatorio.

Il senatore OCCHIUTO (FI-BP-PPE), nel replicare al senatore Licheri, sottolinea che il conflitto si verifica non tra interessi pubblici e privati, ma tra ruoli diversi. Del resto, nell'ordinamento è già previsto l'obbligo di astensione proprio per i magistrati chiamati a decidere su una questione già da loro trattata in altro procedimento. Sarebbe paradossale, infatti, se un ex procuratore valutasse, nel suo ruolo di componente della Commissione, l'operato di altri magistrati. Questa norma è quindi a tutela della trasparenza dell'organo parlamentare e della credibilità dello stesso magistrato che ne fa parte.

Il senatore CANTALAMESSA (LSP-PSd'Az) interviene come firmatario del disegno di legge in titolo e Capogruppo in Commissione antimafia della Lega, per ricordare che la necessità di una regolazione dei casi di conflitto d'interessi era stata già rilevata nella scorsa legislatura e condivisa anche dai senatori Grasso, Mirabelli, Giarrusso e Caliendo. Il problema si pone non tanto in relazione alla qualifica di parlamentare, quanto riguardo al ruolo di componente di una Commissione d'inchiesta, che, a differenza delle altre Commissioni, ha accesso ad atti segretati.

La decisione di intervenire è stata determinata dalla circostanza, mai verificatasi in passato, che il senatore Scarpinato non abbia inteso astenersi dal partecipare ai lavori della Commissione, nonostante la pubblicazione sulla stampa di intercettazioni dei suoi colloqui con l'ex magistrato Natoli, prima di una sua audizione proprio in Commissione antimafia. Ritiene inopportuno anche il suo atteggiamento durante le audizioni, poiché, nel rivolgere le domande agli auditi, alcuni tra l'altro parenti di vittime di mafia, li ha trattati come se fossero imputati.

A suo avviso, è una questione di buonsenso impedire la partecipazione alle audizioni e la consultazione di atti segretati in relazione a un determinato procedimento a chi vi ha avuto un ruolo rilevante in passato. Tale principio potrebbe comunque riguardare chiunque si trovi in un'analoga situazione. Tra l'altro, il componente della Commissione in conflitto d'interessi potrebbe abbandonare i lavori, facendo eventualmente rivolgere da un collega i propri quesiti all'audito. Sottolinea che la Commissione antimafia ha un valore importante per il Paese, per cui sarebbe opportuno evitare ogni strumentalizzazione politica, proprio a tutela dell'organismo.

Il senatore NAVE (M5S), in qualità di Capogruppo del Movimento 5 stelle in Commissione antimafia, ritiene evidente che sia stata predisposta volutamente una norma ad personam. Conferma la disponibilità della sua parte politica a regolare il conflitto d'interessi fin dalla XVII legislatura, purché si proceda in modo equilibrato. È infatti inaccettabile che la sussistenza del conflitto di interessi sia verificata dalla maggioranza dei componenti della stessa Commissione e non da un soggetto terzo.

Nel replicare al senatore Lisei, osserva come la posizione di un imprenditore soggetto a procedimento giudiziario non sia comparabile con quella di un magistrato che in quel procedimento abbia svolto il suo ufficio.

Ritiene poi che sia proprio la maggioranza a utilizzare la Commissione antimafia contro la parte politica opposta, perché non condivide le opinioni espresse dal senatore Scarpinato.

Respinge anche l'ipotesi formulata dal senatore Cantalamessa circa la possibilità di far rivolgere i quesiti agli auditi da altri colleghi, perché questi non potrebbero comunque interloquire alla stregua del senatore Scarpinato, non avendo le stesse conoscenze in materia di lotta alla mafia.

Ritiene quindi che il provvedimento in esame sia pericoloso, perché si potrebbe pensare poi di estendere tale disciplina, per esempio, alla Commissione d'inchiesta sulla diffusione dell'epidemia da Covid.

La senatrice LOPREIATO (M5S) esprime apprezzamento per l'interessante dibattito e l'opportunità di un confronto anche con gli esponenti della maggioranza.

Dopo aver sottolineato l'opportunità di ampliare la disciplina in modo da riguardare anche altri settori, replica al senatore Lisei, sottolineando che il disegno di legge riguarda con certezza il senatore Scarpinato e l'onorevole De Raho, dato che non è stato depositato a inizio legislatura, ma solo dopo che si sono verificati alcuni contrasti in Commissione antimafia, per sanare ex post i tentativi di esclusione del senatore Scarpinato dalla Commissione, come ammesso sostanzialmente anche dal senatore Cantalamessa.

Si è voluto quindi penalizzare in ogni modo l'ex magistrato, nonostante che le intercettazioni effettuate e trasmesse dalla procura di Caltanissetta fossero irrilevanti ai fini del procedimento giudiziario e quindi non si sarebbero dovute neanche trascrivere, tantomeno metterle a disposizione per visionarle.

Conclude, facendo presente che il senatore Scarpinato è ormai in pensione come magistrato: se volesse riproporre una direzione d'indagine del passato, sarebbe comunque positivo e costruttivo avviare su di essa un confronto con gli altri componenti della Commissione, in una logica collegiale, per raggiungere un risultato migliore.

Il seguito della discussione è quindi rinviato.