Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-02518
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Atto n. 3-02518
Pubblicato l'8 aprile 2026, nella seduta n. 406
PAITA, RENZI, BORGHI Enrico, FREGOLENT, FURLAN, MUSOLINO, SBROLLINI, SCALFAROTTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
lo scenario macroeconomico del Paese, allarmante già prima dello scoppio del conflitto nel golfo Persico, è in crescente deterioramento;
secondo la Banca d’Italia il PIL aumenterà dello 0,5 per cento negli anni 2026 e 2027, con una contrazione rispetto allo 0,6 per cento per il 2026 e allo 0,8 per cento per il 2027 indicato lo scorso anno a dicembre;
anche l’OCSE ha recentemente tagliato le stime di crescita dell’Italia, prevedendo un aumento ancora più contenuto del PIL, cioè lo 0,4 per cento nel 2026 e lo 0,7 per cento nel 2027, mentre l’inflazione è risultata dello 0,7 per cento superiore alle stime governative;
la Banca d’Italia, peraltro, stima un ulteriore aumento dell’inflazione del 2,6 percento nel 2026, un punto percentuale in più rispetto all’anno passato, a causa del forte rialzo dei costi delle materie prime: di fatto, i consumi risentono dell’erosione del reddito reale connessa con la maggiore inflazione, stimando inoltre che la crescita della spesa delle famiglie rimanga debole quest’anno e il prossimo;
negli ultimi giorni il prezzo medio del gasolio, le cui accise sono state riviste al rialzo dal Governo, ha raggiunto i 2,14 euro al litro e il carrello della spesa è aumentato di un ulteriore 2,2 per cento, mentre la pressione fiscale continua ad aumentare, arrivando al 43,1 per cento nel 2025 e con una punta del 51 per cento nel quarto trimestre dello stesso anno;
nel 2025, si è registrato un vero e proprio picco (70 per cento in più) di procedure di composizione negoziata come soluzione della crisi d'impresa, evidenziando il forte stress a cui è sottoposto il sistema economico-produttivo italiano;
con riguardo alla produzione industriale, l’Italia si attesta ampiamente al di sotto della media europea, registrando il 2 per cento in meno nel 2023, il 4 per cento in meno nel 2024 e lo 0,3 per cento in meno nel 2025, nonostante il “traino” delle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza di prossima scadenza;
nei conti pubblici si registra un incremento dell’indebitamento netto pari a 0,03 punti percentuali di PIL nel 2026 (0,8 miliardi di euro), a 0,2 nel 2027 (5,7 miliardi) e a 0,3 nel 2028 (6,8 miliardi), mentre il rapporto tra debito e PIL nel DBP è indicato al 136,2 per cento nel 2025 e previsto al 137,4 nel 2026;
l’ISTAT, in attesa del dato definitivo, conferma per il 2025 un deficit pubblico al 3,1 per cento del PIL, dato che non consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura europea per l'eccessivo debito;
il grave contesto economico rischia di esacerbare un quadro più grave della crisi petrolifera degli anni Settanta, con indubbie ripercussioni sul piano dell’allarme sociale, della sicurezza e sul benessere dei cittadini,
si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare alla luce dei risultati economici-finanziari negativi del nostro Paese, maturati ben prima della crisi iraniana e in progressivo e rapido deterioramento.