Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-02405

Atto n. 3-02405 con carattere d'urgenza

Pubblicato il 24 febbraio 2026, nella seduta n. 392

BAZOLI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, VERINI, MALPEZZI, RANDO, SENSI, CAMUSSO, LOSACCO, BASSO, LA MARCA, MISIANI, TAJANI, IRTO, ZAMBITO, VERDUCCI, GIACOBBE, D'ELIA - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

il Ministero della giustizia, per il tramite del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, ha inviato una lettera al presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, invitando l’associazione a valutare l’opportunità di rendere noti i finanziatori del “comitato per il NO” al referendum sulla riforma della giustizia;

tale richiesta è stata formulata a seguito di un’interrogazione parlamentare presentata dall’on. Enrico Costa, che ha ipotizzato un presunto conflitto tra magistrati iscritti all’ANM e cittadini privati che abbiano effettuato donazioni a sostegno della campagna referendaria per il “no”, arrivando a sostenere un possibile finanziamento indiretto dell’ANM;

dalle dichiarazioni pubbliche rese dal presidente dell’ANM risulta in modo chiaro che il soggetto beneficiario delle donazioni non è l’ANM, bensì il comitato, che costituisce un soggetto giuridicamente autonomo, distinto dall’associazione promotrice;

lo stesso presidente dell’ANM ha precisato che il comitato, pur essendo stato promosso dall’associazione, opera in piena autonomia organizzativa e contabile; che le donazioni sono effettuate da privati cittadini, con l’esclusione di soggetti titolari di incarichi politici, e che le informazioni rilevanti sono rese pubbliche sul sito del comitato;

ne consegue che non sussiste alcun “finanziamento indiretto” dell’ANM, atteso che le eventuali erogazioni liberali confluiscono esclusivamente nel comitato referendario, soggetto distinto dall’associazione sindacale dei magistrati e titolare di una propria autonomia giuridica e patrimoniale;

l’ANM è un’associazione privata, finanziata prevalentemente dalle quote dei propri iscritti, e non riceve finanziamenti diretti dallo Stato per la propria attività associativa e sindacale;

appare pertanto giuridicamente forzata e politicamente allusiva la ricostruzione secondo cui le donazioni al comitato possano determinare un legame formale o economico tra donatori e ANM, tale da incidere sull’imparzialità dei magistrati iscritti all’associazione;

la richiesta ministeriale di rendere pubblici i nominativi dei donatori del comitato, oltre a non trovare fondamento in uno specifico obbligo normativo, si pone pericolosamente in contrasto con la tutela della privacy dei cittadini e potrebbe configurare una forma di pressione impropria nel pieno di una campagna referendaria;

tale iniziativa si colloca in un clima di crescente tensione istituzionale nei confronti della magistratura e rischia di evocare logiche incompatibili con i principi di libertà di associazione, partecipazione politica e autonomia dell’ordine giudiziario sanciti dalla Costituzione;

considerato che:

il referendum costituisce espressione diretta della sovranità popolare e ogni iniziativa che possa essere percepita come intimidatoria nei confronti dei soggetti che partecipano alla campagna referendaria incide negativamente sulla qualità del confronto democratico;

a giudizio degli interroganti desta particolare preoccupazione la “solerzia” dimostrata dal Ministero su questo specifico atto di sindacato ispettivo, a fronte di numerose interrogazioni rimaste prive di risposta,

si chiede di sapere:

sulla base di quale presupposto giuridico il Ministro in indirizzo ritenga di poter sollecitare la pubblicazione dei nominativi di privati cittadini che abbiano effettuato donazioni a un comitato referendario autonomo;

se non ritenga che tale iniziativa possa configurare un’indebita pressione nei confronti di un soggetto associativo privato e dei cittadini che esercitano il proprio diritto di partecipazione politica;

quali iniziative intenda assumere per garantire il pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e della libera partecipazione dei cittadini al confronto democratico, evitando ogni forma di interferenza o delegittimazione.