Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-02070
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Atto n. 3-02070
Pubblicato il 23 luglio 2025, nella seduta n. 332
ALFIERI, BOCCIA, LA MARCA, DELRIO, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, CAMUSSO, CRISANTI, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, GIACOBBE, GIORGIS, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che:
secondo quanto riportato da diversi organi di stampa risulterebbero attualmente detenuti in attesa di espulsione presso la struttura detentiva nota come “Alligator Alcatraz”, nella contea di Miami-Dade, due cittadini italiani, Gaetano Cateno Mirabella Costa e Fernando Eduardo Artese, titolare anche di cittadinanza argentina, iscritto all’AIRE;
la presenza dei due italiani è stata rivelata dal quotidiano “Tampa Bay Times” nell’ambito di un’inchiesta sulle condizioni disumane della struttura. I giornalisti hanno infatti parlato al telefono con alcuni detenuti, fra cui Artese;
entrambi i detenuti hanno denunciato condizioni detentive disumane: Mirabella Costa ha parlato al TG2 di “gabbie con 32 persone e bagni aperti”, senza accesso ad avvocato o giudice, mentre Artese, intervistato dal “Tampa Bay Times”, ha definito la struttura “un campo di concentramento”, lamentando trattamenti altamente degradanti e umiliazioni sistematiche;
la struttura in cui si trovano detenuti i due italiani è un centro temporaneo di detenzione per migranti irregolari, realizzato in 8 giorni, nell’ambito del programma di deportazione di massa promosso dal presidente statunitense Donald Trump, nella regione paludosa delle Everglades in Florida, con tende e roulotte situate in una zona umida, infestata da insetti e serpenti e soggetta a frequenti uragani. Circondata da filo spinato e telecamere, è stata chiamata Alligator Alcatraz: facendo esplicito riferimento agli alligatori che la circondano e alla celebre prigione californiana chiusa nel 1963, ma che ora la nuova amministrazione statunitense vorrebbe riaprire;
inaugurata il 3 luglio 2025, è una struttura ancora precaria, dove, secondo la denuncia di diversi organi di stampa, cavi elettrici scoperti sono spesso a contatto con l’acqua mettendo a rischio le vite dei prigionieri. Tuttavia, l’Homeland security l’ha pubblicizzato postando su “X” l’inquietante fotomontaggio di alligatori coi cappellini dell’ICE, la polizia anti migranti;
nonostante la gravità delle segnalazioni, ad oggi il Governo italiano non ha assunto una posizione pubblica di formale protesta per le condizioni di detenzione dei due connazionali, limitandosi a confermare la vicenda, chiarendo che il consolato generale d'Italia a Miami e l'ambasciata d'Italia a Washington stanno seguendo il caso;
sin dal suo insediamento il presidente Trump ha perseguito una politica di erosione delle fondamentali regole dello “Stato di diritto” e degli equilibri tra i diversi poteri istituzionali e analogamente, con la stessa determinazione, si è adoperato per la progressiva delegittimazione delle istituzioni delle istituzioni multilaterali (dalle Nazioni Unite all’Organizzazione mondiale del commercio, passando per l’OMS e la NATO e la Corte penale internazionale) ritirando fondi, minacciando disimpegni o ridicolizzandone il ruolo;
appare di tutta evidenza agli interroganti come il Governo italiano, a dispetto della palese subalternità nei confronti delle politiche della nuova amministrazione statunitense, sia tenuto al rispetto dei doveri di tutela dei cittadini italiani all’estero, in particolare in materia di rispetto dei diritti fondamentali e tra questi quelli in materia di detenzione, garantiti da numerose convenzioni internazionali a partire dalla convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,
si chiede di sapere quali formali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere nei confronti dell’amministrazione statunitense, al fine di avere chiarezza sulla legittimità della detenzione, sulle tempistiche della deportazione e sulle condizioni di trattamento dei detenuti italiani, nonché al fine di richiedere per loro il rispetto delle dovute garanzie processuali, ivi incluso l’accesso alla difesa.