Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01971
Azioni disponibili
Atto n. 3-01971 con carattere d'urgenza
Pubblicato il 12 giugno 2025, nella seduta n. 315
ALFIERI, BOCCIA, CASINI, DELRIO, LA MARCA, BASSO, BAZOLI, CAMUSSO, CRISANTI, D'ELIA, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, GIACOBBE, GIORGIS, IRTO, LORENZIN, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MIRABELLI, MISIANI, NICITA, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI, ZAMBITO, ZAMPA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -
Premesso che:
secondo un’inchiesta pubblicata nella notte tra il 10 e l’11 giugno 2025 dal quotidiano statunitense “The Washington Post”, l’amministrazione USA avrebbe avviato un piano straordinario di trasferimento forzato di circa 9.000 migranti irregolari presso il centro di detenzione militare di Guantánamo Bay, noto per essere una struttura di massima sicurezza e per l’impiego, in passato, di pratiche incompatibili con i diritti umani fondamentali;
tra questi migranti, sempre secondo le fonti riportate, figurerebbero circa 800 cittadini europei, tra cui diversi cittadini italiani, fermati per presunte irregolarità amministrative nel soggiorno, comprese situazioni di overstaying di visti regolari;
Guantánamo è tristemente nota per essere stata, nel corso degli ultimi due decenni, un centro di detenzione extragiudiziale dove numerose organizzazioni internazionali, tra cui “Amnesty international” e “Human rights watch” e il comitato ONU contro la tortura, hanno denunciato gravi violazioni dei diritti umani, torture, detenzione indefinita e assenza di garanzie processuali;
considerato che:
in data odierna, il Ministro in indirizzo, Antonio Tajani, ha dichiarato in un’intervista radiofonica che “non vi è possibilità che cittadini italiani siano trasferiti a Guantánamo” e che “non c’è da allarmarsi, siamo disponibili a rimpatriare gli irregolari”, annunciando contestualmente una telefonata in agenda con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio per ottenere ulteriori chiarimenti;
tuttavia, tali rassicurazioni appaiono contraddette dalle fonti giornalistiche internazionali, tra cui “Politico”, che confermano il coinvolgimento di cittadini europei, compresi alcuni italiani, nella misura eccezionale di deportazione a Guantánamo;
diverse testimonianze provenienti dagli Stati Uniti, comprese quelle di esponenti istituzionali come il governatore della California, riportano pratiche di fermo e trattenimento di migranti senza mandato, sulla base del mero sospetto o dell’aspetto fisico, da parte delle forze dell’immigrazione (ICE), configurando potenziali violazioni dei diritti civili e discriminazioni etniche;
preoccupano, inoltre, le reazioni ufficiali deboli da parte dell’Unione europea, che tramite un portavoce della Commissione ha preferito non commentare le notizie, limitandosi a un laconico “nessun commento in questa fase”;
ritenuto che:
il trasferimento di cittadini italiani in una struttura come Guantánamo, in assenza di un regolare iter giudiziario, configurerebbe una violazione gravissima dei principi dello Stato di diritto e dei trattati internazionali, oltre a rappresentare un fatto di estrema gravità diplomatica nelle relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti;
il Governo italiano ha il dovere costituzionale e politico di tutelare i propri cittadini all’estero, soprattutto in casi di potenziali violazioni della libertà personale e della dignità umana,
si chiede di sapere:
se siano state attivate con urgenza le rappresentanze diplomatiche italiane negli Stati Uniti, in particolare l’ambasciata a Washington e i consolati competenti, per ottenere conferma formale dall’amministrazione statunitense circa l’identità e la nazionalità dei migranti destinatari del trasferimento;
quali iniziative il Governo italiano intenda intraprendere in sede bilaterale, con le autorità statunitensi, e multilaterale, nell’ambito dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa, per garantire la tutela effettiva dei diritti dei cittadini italiani ed europei coinvolti e verificare la legalità delle operazioni di fermo, trattenimento e trasferimento attuate dalle autorità statunitensi.