Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-01838
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Atto n. 3-01838
Pubblicato il 23 aprile 2025, nella seduta n. 297
BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ALFIERI, CAMUSSO, CASINI, CRISANTI, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:
il consiglio d’indirizzo e vigilanza (CIV) dell’INPS, nella seduta del 15 aprile 2025, ha approvato “il riaccertamento dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2023 e l’eliminazione di altri importi non aventi natura di residui”;
nella nota ufficiale prodotta dall’organismo è riportato che: “rispetto ai residui esistenti al 31 dicembre 2023, sono state apportate variazioni in diminuzione dei residui attivi, per complessivi 16,4 miliardi di euro, e dei residui passivi per complessivi 2,7 miliardi. Ai residui attivi sono state apportate variazioni in aumento per complessivi euro 0,4 milioni. Si è proceduto inoltre alla eliminazione di debiti non aventi natura di residui per complessivi 2,3 milioni e dei crediti non aventi natura di residui per complessivi 1,8 milioni”;
nel comunicato stampa pubblicato sul sito dell’INPS viene pertanto riportato che: “quest’anno il riaccertamento ha comportato variazioni ed eliminazioni rilevanti che incideranno negativamente, nella misura di 13,7 miliardi di euro, sul Rendiconto generale 2024. Non vi sono invece ripercussioni sul Patrimonio dell’Istituto, in quanto l’eliminazione dei residui trova copertura nell’apposito Fondo di svalutazione crediti”;
la deliberazione del CIV evidenzia che “la quasi totalità delle variazioni in diminuzione dei residui attivi (15,4 miliardi di euro su un totale di 16,4 miliardi) è ascrivibile alle eliminazioni di crediti dell’Inps - tasse e contributi evasi sia da imprese che da lavoratori - conseguenti a 3 interventi di 'Stralcio di crediti'” e in particolare: a) allo “stralcio dei crediti fino a mille euro maturati dal 2000 al 2010” pari a 0,4 milioni determinati dal decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119; b) allo “stralcio dei crediti di importo residuo fino a cinquemila euro”, maturati dal 2000 al 2010, per le persone fisiche che hanno conseguito, nel periodo di imposta 2019, un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi nel limite dei 30.000 euro e dei soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno conseguito, nel periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019, un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30.000 euro, pari a 5,4 miliardi determinato dal decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41; c) allo “stralcio dei crediti di importo residuo fino a mille euro”, maturati dal 2000 al 2015, pari a 9,9 miliardi e determinato dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197;
nella nota del CIV viene riportato che: “i residui attivi in diminuzione relativamente alle Gestioni pensionistiche dei lavoratori autonomi, pari a euro 8.741.208.813,75, non hanno futuri riflessi in termini di oneri di esercizio non essendo prevista per questi iscritti l’automaticità delle prestazioni”. Nel documento viene riportato che, solo per l’anno 2023, 3,6 miliardi di euro di contributi degli artigiani sono andati in fumo e 5 miliardi dei commercianti, mentre nel triennio 2022-2024 sono 4,5 miliardi di euro i contributi non versati dagli artigiani e ben 6 miliardi dagli artigiani. Tale mancata contribuzione ricadrà interamente a carico delle future pensioni di artigiani e commercianti, che sono erogate in base ai versamenti effettuati e quindi senza aggravio per le casse INPS;
al contrario, nella nota del CIV viene riportata una preoccupante situazione per quanto riguarda la gestione dei lavoratori dipendenti e, in particolare, che: “i residui attivi in diminuzione relativi alle Gestioni pensionistiche dei lavoratori dipendenti, pari a euro 6.658.169.773,94, comportano ulteriori oneri di esercizio nelle gestioni future, in relazione alla vigente automaticità delle prestazioni a favore di questa categoria di iscritti”;
alla luce di tale ingente onere, pertanto, il CIV sottolinea: “l’esigenza di garantire specifici interventi compensativi nei confronti dell’Istituto a carico della fiscalità generale” sottolineando la necessità di “coprire gli oneri aggiuntivi che l’Istituto dovrà sostenere nei prossimi anni per effetto di questo stralcio, dovendo comunque garantire le prestazioni previdenziali ai lavoratori anche a fronte di un mancato versamento della contribuzione” e aggiungendo, in particolare che “occorrerà tenerne conto nel momento in cui verranno determinati gli importi dei trasferimenti dal bilancio dello Stato all’Inps nelle prossime annualità”,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo, per quanto di rispettiva competenza, sui fatti esposti;
se intendano tempestivamente attivarsi per ripianare i maggiori oneri derivanti dalle tre operazioni “saldo e stralcio” richiamate, che ricadranno in futuro sulla gestione dei lavoratori dipendenti dell'INPS e se, a tal fine, intendano garantire il ripiano attraverso interventi compensativi a carico della fiscalità generale.