Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00103

Atto n. 1-00103

Pubblicato il 1° ottobre 2024, nella seduta n. 226

ALFIERI, BOCCIA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, CAMUSSO, CASINI, CRISANTI, DELRIO, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LA MARCA, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, SENSI, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI

Il Senato,

premesso che:

secondo quanto emerso da un’inchiesta del “The Guardian” negli ultimi 18 mesi, le forze di sicurezza tunisine, finanziate dall’Unione europea, avrebbero commesso sistematicamente crimini ai danni dei migranti;

secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano britannico a Sfax, città portuale da cui salpa la maggior parte delle imbarcazioni dirette verso l’Europa, centinaia di donne migranti subsahariane sarebbero state violentate dalle forze di sicurezza tunisine. “Nove su dieci, ha dichiarato la direttrice di un’organizzazione che fornisce assistenza medica a Sfax, delle donne africane migranti arrestate nei dintorni di Sfax hanno subito violenze sessuali o torture”;

la guardia nazionale, come già ampiamente documentato da diversi media e organizzazioni non governative nei mesi scorsi, continuerebbe, inoltre, a derubare, picchiare e abbandonare donne e bambini migranti nel deserto senza cibo né acqua;

attualmente decine di migliaia di rifugiati e migranti subsahariani si trovano nell’enorme campo profughi di El Amra, una città a nord di Sfax, dove vivono in condizioni descritte come orribili e dove è vietato l’ingresso alle organizzazioni umanitarie, finanche all’UNHCR, l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. L’agenzia dell’ONU ha registrato 12.000 rifugiati o richiedenti asilo in Tunisia, ma gli stessi funzionari ammettono che si tratterebbe di una minima parte del numero di persone migranti che vivono a El Amra;

considerato che:

il 16 luglio 2023 il Presidente della Tunisia, Kais Saied, e l’Unione europea hanno firmato un memorandum di intesa, con l’obiettivo di frenare le partenze dei migranti dal Paese nordafricano. L’accordo prevede un finanziamento di 105 milioni di euro per la gestione delle frontiere e 150 milioni di euro per il sostegno al bilancio;

in merito al memorandum la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha prontamente espresso preoccupazione per la sicurezza dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Tunisia, che rimangono bloccati a seguito del loro allontanamento in aree remote e desolate vicino ai confini del Paese con Libia e Algeria;

occorre rilevare come il memorandum sia stato firmato in un contesto caratterizzato da una forte torsione autoritaria del presidente tunisino il quale, in circa tre anni, ha concentrato sempre più potere nelle proprie mani fino ad arrivare alla promulgazione di una nuova Costituzione dai tratti fortemente autoritari, allo scioglimento dell’Autorità nazionale anticorruzione (INLUCC) e del Consiglio superiore della magistratura, oltre al licenziamento di numerosi magistrati;

come evidenziato da “Human rights watch” nel suo rapporto mondiale 2024, dal febbraio 2023, inoltre, è in corso una nuova ondata di arresti che sta colpendo diversi esponenti politici dell’opposizione, giornalisti, avvocati, sindacalisti, attivisti ed esponenti vari della società civile; arresti accompagnati da una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una “sostituzione etnica”;

inoltre, si sottolinea come nel corso del 2023, la polizia, l’esercito e la guardia nazionale tunisina, compresa la guardia costiera, avrebbero commesso gravi abusi contro migranti, rifugiati e richiedenti asilo africani, tra cui percosse, uso eccessivo della forza, alcuni casi di tortura, arresti e detenzioni arbitrarie, espulsioni collettive verso regioni frontaliere pericolose e azioni pericolose in mare durante l’intercettazione di imbarcazioni;

le affermazioni xenofobe del presidente tunisino, con le quali ha accusato i migranti subsahariani di un piano criminale per “organizzare una grande ondata” di migrazione nel Paese per realizzare una “grande sostituzione etnica” sono state seguite da crescenti violenze e maltrattamenti da parte delle autorità tunisine nei confronti dei migranti medesimi;

rilevato che:

per una parte consistente i 105 milioni di euro accordati (di cui 42 milioni già erogati) sono destinati proprio alla guardia nazionale tunisina. Come riportato nell’inchiesta del Guardian, l’Unione europea avrebbe finanziato la manutenzione di navi, veicoli e altre attrezzature per la guardia costiera tunisina e fornito nuove imbarcazioni, termocamere e altra assistenza operativa. Nel deserto al confine con la Libia, inoltre, l’Unione ha previsto la “costruzione e l’equipaggiamento di un centro di comando e controllo per la guardia nazionale tunisina”;

val la pena evidenziare come il pilastro dedicato alla migrazione della partnership strategica UE-Tunisia si porrebbe l’obiettivo di “combattere il traffico di essere umani”, e di farlo “nel rispetto dei diritti” dei migranti;

le motovedette fornite dalla UE alla guardia nazionale marittima tunisina hanno impedito a più di 50.000 persone di attraversare il Mediterraneo nel 2024. Sulla rotta che raggiunge le coste italiane, nei primi 8 mesi dell’anno “Frontex” ha registrato 41.000 ingressi, il 64 per cento in meno rispetto all’anno precedente: respingimenti che hanno portato al continuo aumento del numero di persone migranti stipate a El Amra, giunto ad oltre 100.000;

come denunciato dalle organizzazioni internazionali, il cibo e l’acqua non raggiungono il campo, i migranti vivono privi di qualunque forma di assistenza sanitaria, malattie come tubercolosi, HIV, scabbia e sifilide sono largamente diffuse. Si aggiunga il preoccupante aumento del tasso di mortalità infantile;

in un documento riservato, reso pubblico dell’inchiesta del Guardian, sono riportati gli esiti di un’indagine della SEAE, il servizio diplomatico dell’Unione europea. Nella relazione si parla di “schiacciamento del dissenso e di deterioramento del clima politico e restringimento dello spazio civile” dall’inizio della presidenza di Saied, “che ha sospeso il parlamento, concentrando il potere nelle sue mani”. In merito alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 6 ottobre il testo evidenzia come i diversi candidati presidenti siano stati arrestati, così come i molti attivisti dei diritti civili, delle organizzazioni non governative, avvocati e giornalisti, tutti accusati di svolgere falsa propaganda;

dal documento emergerebbe, inoltre, il tema della gestione dei migranti, dei campi e delle deportazioni nel deserto dove, come riportato ripetutamente da diversi organi di stampa, finiscono con il morire di fame e di sete;

lo scorso 24 settembre la Commissione europea, per il tramite della sua portavoce, Ana Pisonero, ha respinto l’accusa di aver messo fondi a disposizione delle forze di sicurezza tunisine nell’ambito dell’accordo UE-Tunisia; tuttavia, ha anche dichiarato che il monitoraggio europeo in merito al rispetto degli standard internazionali in materia di rispetto dei diritti umani da parte del governo tunisino sarà istituito entro la fine del 2024 e, dunque, non è ancora operativo. Al riguardo si evidenzia che per quanto riguarda le missioni di verifica, già nel corso del 2023, due delegazioni del Parlamento europeo si sono viste rifiutare l’ingresso in Tunisia;

in merito alle violenze delle forze di polizia tunisine riportate dall’inchiesta del quotidiano britannico la portavoce ha dichiarato che è “molto importante che vengano debitamente indagate dalle autorità competenti”, indagine che, come di tutta evidenza, appare di difficile realizzazione da parte dell’attuale Governo;

considerato, inoltre, che:

nonostante la deriva autoritaria del Governo tunisino e le ripetute denunce da parte delle organizzazioni internazionali relative alle sistematiche violazioni dei diritti umani dei migranti, la Presidente del Consiglio dei ministri ha provveduto a rafforzare le relazioni bilaterali con Tunisi, in un’ottica tutta volta al respingimento dei migranti;

la giurisprudenza di merito ha più volte riconosciuto la Tunisia quale “Paese non sicuro”, adducendo a fondamento delle decisioni il deteriorato tasso di democraticità del Paese e la palese violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

preoccupazioni sono state sollevate anche dagli organismi internazionali: infatti, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, insieme ad alcuni relatori speciali, gruppi di lavoro e comitati, si è ampiamente espresso condannando quanto sta avvenendo in Tunisia ai danni delle persone migranti, chiarendo come l’intercettazione dei migranti in mare e il loro rimpatrio illegale in Tunisia, dove rischiano persecuzioni e violazioni del diritto alla vita, torture e altri maltrattamenti, traffico di esseri umani e sparizioni forzate, costituisca una violazione del principio di non respingimento sulla base degli obblighi applicabili in ottemperanza al diritto dei trattati e al diritto internazionale consuetudinario;

con il decreto 7 maggio 2024, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministero dell’interno e quello della giustizia, ha emanato l’atto di aggiornamento periodico della lista dei Paesi di origine sicuri per i richiedenti protezione internazionale, di cui all’articolo 2-bis del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25. Nella lista continua a figurare la Tunisia,

impegna il Governo:

1) ad adoperarsi presso gli Stati membri della UE per garantire il rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani da parte del Governo tunisino, sia nell’ambito del memorandum UE-Tunisia che in sede di relazioni bilaterali;

2) ad adoperarsi perché tra le condizioni per l'attuazione di qualunque intesa con il Governo tunisino sia sempre ricompreso il ripristino delle garanzie democratiche e del pluralismo della rappresentanza nel Paese;

3) a procedere ad un aggiornamento dei Paesi di origine sicuri per i richiedenti protezione internazionale in coerenza con i principi nazionali e sovranazionali in materia, provvedendo, pertanto, all’esclusione della Tunisia dalla lista.