Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00091

Atto n. 1-00091

Pubblicato il 9 aprile 2024, nella seduta n. 176

ALFIERI, BOCCIA, CASINI, DELRIO, LA MARCA, BAZOLI, MIRABELLI, LORENZIN, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, CAMUSSO, CRISANTI, FINA, FRANCESCHELLI, FRANCESCHINI, FURLAN, GIACOBBE, GIORGIS, LOSACCO, MALPEZZI, MANCA, MARTELLA, MELONI, MISIANI, PARRINI, RANDO, ROJC, ROSSOMANDO, TAJANI, VALENTE, VERDUCCI, VERINI

Il Senato,

premesso che:

nella striscia di Gaza a seguito della campagna militare avviata dal Governo israeliano la popolazione è allo stremo e si trova a vivere in condizioni drammatiche;

all’impressionante numero di vittime che oramai ha superato la soglia delle 31.000, occorre aggiungere la carestia imminente nel nord della striscia di Gaza e l’insicurezza alimentare che l’intera popolazione di Gaza sta affrontando a livelli di crisi o peggiori, secondo quanto evidenziato dal nuovo rapporto dell’Integrated food security phase classification (IPC), pubblicato in data 18 marzo 2024;

secondo il nuovo rapporto, 1,1 milioni di persone a Gaza, ovvero circa metà della popolazione, hanno completamente esaurito le loro scorte di cibo e le loro capacità di fare fronte alla situazione, e stanno lottando contro una fame catastrofica e la morte per fame. Si tratta del numero più alto mai registrato dal sistema IPC di persone che affrontano una fame catastrofica, ed il doppio del numero registrato nel rapporto dell’IPC di appena tre mesi fa;

Cindy McCain, direttrice esecutiva del World food programme (WFP), ha dichiarato che: “La gente a Gaza sta morendo di fame ora. La velocità con cui questa crisi di fame e malnutrizione provocata dall’uomo ha devastato Gaza è terrificante”;

il rapporto sottolinea come la carestia, anche nel nord di Gaza, possa essere fermata solo attraverso il pieno accesso alle organizzazioni umanitarie per fornire cibo, acqua, prodotti nutrizionali, medicine, servizi sanitari e igienico-sanitari, su larga scala, all’intera popolazione civile;

secondo le stime del WFP servirebbero almeno 300 camion al giorno semplicemente per soddisfare i bisogni alimentari di base, soprattutto nel nord. Dall’inizio dell’anno, il WFP è riuscito, invece, a far arrivare solo 9 convogli al nord;

considerato che:

il 15 marzo una nave noleggiata dall’organizzazione “World Central Kitchen” (WCK), del cuoco statunitense di origine spagnola José Andrés, in collaborazione con l’organizzazione non governativa “Open arms”, è arrivata davanti alle coste della striscia di Gaza consegnando 200 tonnellate di generi alimentari;

da tempo Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti lavorano all’ipotesi di un corridoio marittimo. A fronte della distruzione da parte dell’esercito israeliano di tutti i porti della striscia, gli Stati Uniti hanno annunciato un piano per costruirne uno temporaneo per consegnare gli aiuti;

tuttavia, il Pentagono ha chiarito che il tempo stimato per il completamento del progetto è di circa due mesi e che occorre il lavoro di circa mille militari statunitensi;

diversi Paesi hanno iniziato a lanciare gli aiuti dal cielo, una modalità di aiuto prevista anche nella missione italiana “Levante” e che diverse organizzazioni umanitarie hanno denunciato come inefficace e pericolosa: basti pensare al fatto che all’inizio del mese di marzo almeno cinque persone sono morte e dieci sono state ferite dopo essere state colpite da pacchi difettosi, lanciati sul campo profughi di Al Shati, a ovest della città di Gaza;

le consegne aeree presentano l’ulteriore criticità legata alla quantità degli aiuti, i camion possono contenere circa 10 volte la quantità di cibo rispetto a un pacco lanciato dal cielo. Inoltre, come evidenziato da diverse organizzazioni internazionali, nelle altre crisi in cui si è fatto ricorso a questo tipo di consegne (durante la guerra civile siriana e in aiuto dei profughi yazidi circondati dal Daesh in Iraq) le Nazioni Unite si sono sempre coordinate con organizzazioni attive sul campo per garantire una distribuzione sicura;

nella risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2024 sulla situazione umanitaria a Gaza, la necessità di raggiungere un cessate il fuoco e i rischi di un'escalation regionale (2024/2508(RSP)) i deputati hanno chiesto a Israele di consentire e facilitare immediatamente la fornitura completa di aiuti in tutta Gaza attraverso tutti i valichi esistenti, e sottolineano l'urgente necessità di un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli, ribadendo la richiesta di un cessate il fuoco immediato e permanente per affrontare il rischio imminente di carestia a Gaza;

il Parlamento UE ha accolto con favore l’apertura di corridoi di aiuti marittimi per Gaza, ma ha sottolineato che la distribuzione via terra debba essere la priorità. Alla luce della diffusione di malattie e delle morti confermate di bambini a causa di malnutrizione e disidratazione, i deputati europei hanno, infine, esortato le autorità israeliane ad aprire i valichi di Rafah, Kerem Shalom, Karmi ed Erez, riconoscendo anche il ruolo indispensabile dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) nella regione;

l’Italia, invece, continua a bloccare il proprio contributo annuale all'UNRWA, nonostante la Commissione europea abbia proceduto con il pagamento di una prima tranche da 50 milioni di euro degli 82 previsti per il 2024, dopo che, a fine gennaio, aveva sospeso il suo sostegno all’Agenzia in seguito alle accuse riguardo al coinvolgimento di 12 membri del personale negli attacchi di Hamas di ottobre scorso;

l’Alto rappresentante della UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha usato parole molto dure, dichiarando mercoledì 13 marzo al Consiglio di sicurezza dell’ONU che Israele sta usando la fame per fare la guerra a Gaza e che la mancanza di aiuti è un disastro “artificiale”;

lo scorso 25 marzo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione S/RES/2728(2024) con la quale si chiede il cessate il fuoco a Gaza dopo mesi di veti incrociati e quattro tentativi falliti. Il documento ha ottenuto 14 voti a favore e l’astensione, per la prima volta, degli Stati Uniti, e chiede l'immediato cessato il fuoco da entrambe le parti per il mese sacro di Ramadan, che conduca a un cessate il fuoco durevole. Con la risoluzione è stato richiesto, inoltre, il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi e garanzie da Israele rispetto alla consegna degli aiuti umanitari ai palestinesi nella striscia. Il documento richiede, infine, il rispetto degli obblighi “del diritto internazionale in relazione a tutte le persone detenute” e “deplora” gli attacchi contro i civili e gli atti di terrorismo;

la Corte internazionale di giustizia lo scorso 28 marzo ha stabilito che lo Stato di Israele, conformemente ai suoi obblighi derivanti dalla Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine di genocidio e considerate le condizioni di vita sempre peggiori che devono affrontare i palestinesi, deve agire tempestivamente per garantire la fornitura senza ostacoli di beni essenziali e assistenza umanitaria tra cui cibo, acqua ed elettricità, nonché forniture mediche e assistenza medica agli abitanti della striscia di Gaza;

nonostante la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e il favore verso tale risoluzione espresso da larga parte della comunità internazionale, il Governo israeliano ha continuato non solo ad affermare la propria volontà di procedere con la campagna militare verso Rafah, ma, dopo due settimane di intense operazioni militari, ha distrutto l’ospedale al-Shifa di Gaza City, la più grande struttura sanitaria dell’intera striscia, provocando numerose vittime;

rilevato, infine, che:

il 2 aprile, 7 operatori umanitari che lavoravano per la citata organizzazione non governativa statunitense World Central Kitchen sono stati uccisi in un raid aereo dell'esercito israeliano. Al riguardo il World Central Kitchen ha dichiarato che la squadra stava viaggiando in "una zona senza scontri a bordo di due auto blindate marchiate con il logo WCK" e che "nonostante il coordinamento dei movimenti con l'Idf, il convoglio è stato colpito mentre lasciava il magazzino di Deir al-Balah, dove la squadra aveva scaricato più di 100 tonnellate di aiuti alimentari umanitari portati a Gaza lungo la rotta marittima";

il raid è stato prontamente condannato dall'Alto rappresentante UE per la politica estera, Josep Borrell, e dal Commissario per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic, e da numerosi Paesi e gli Stati Uniti hanno chiesto un’indagine in tempi rapidi per fare chiarezza sull’accaduto,

impegna il Governo:

1) ad intraprendere le necessarie iniziative diplomatiche in ogni sede internazionale al fine di porre fine al blocco degli aiuti da parte di Israele e assicurare così la consegna degli aiuti umanitari all’interno della striscia alla popolazione civile;

2) ad adoperarsi in tutte le sedi internazionali perché il governo israeliano rispetti il cessate il fuoco e le garanzie per gli aiuti umanitari richiesti con la citata risoluzione S/RES/2728(2024), approvata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.