Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00088
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Atto n. 1-00088
Pubblicato il 5 marzo 2024, nella seduta n. 166
SBROLLINI, MURELLI, LIRIS, OCCHIUTO, SENSI
Il Senato,
premesso che:
l’obesità è una patologia complessa che deriva dall’interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali. È una malattia cronica che richiede una gestione a lungo termine. L’aumento della sua prevalenza a livello globale rappresenta un problema di salute pubblica con gravi implicazioni in termini di costi per i sistemi sanitari e per i singoli individui. Nel 2018 è stato pubblicato il “Manifesto dell’Italian Obesity Network per un futuro sostenibile”, finalizzato a identificare una roadmap sulla quale agire per migliorare la qualità di vita delle persone con obesità, sottoscritto dalle principali società scientifiche del settore. Il manifesto è coerente con il riconoscimento, da parte delle Nazioni Unite, del diritto al benessere come coesistenza di cinque componenti: il diritto alla salute, il diritto al cibo, i diritti culturali, i diritti del bambino e il diritto ad un ambiente sano. Nel 2019 il Parlamento italiano ha riconosciuto l’obesità come una malattia cronica e non solo come un rilevante fattore di rischio intermedio rispetto ad altre severe patologie non trasmissibili;
dal 1948 l’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato l’obesità come malattia e, nel 2021, questa ha aggiornato la sua definizione come malattia cronica, progressiva e recidivante. Nel corso della pandemia da Sars-CoV-2 è stato chiaramente dimostrato che tra i pazienti affetti da COVID-19, un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 è associato a un rischio maggiore di sviluppare insufficienza respiratoria, di richiedere il ricovero in terapia intensiva e di mortalità. Indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. Il tasso di letalità è risultato di dieci volte superiore nei Paesi in cui più di 1 adulto su 2 è in sovrappeso o obeso. Il COVID-19 è solo l’ultima di una serie di malattie virali respiratorie che hanno colpito le popolazioni umane. Ci sono tutte le ragioni per ritenere che le future malattie infettive seguiranno modelli simili e che una popolazione in sovrappeso aumenterà la probabilità di un’altra pandemia;
l’idea sbagliata che l’obesità sia una scelta di vita, che può essere invertita semplicemente agendo sulla forza di volontà del soggetto interessato, si è consolidata nell’opinione pubblica, della classe politica e di gran parte della professione medica. Negli ultimi 25 anni e, in particolare, nell’ultimo decennio, tuttavia, si è costantemente rafforzata la consapevolezza circa il fatto che l’obesità non rappresenti semplicemente un fattore di rischio per malattie come il diabete di tipo 2, ma rappresenti una malattia a sé stante con una serie di complessità cliniche da gestire in maniera integrata;
nel 2013, l’American Medical Association ha approvato una mozione che descrive l’obesità come uno “stato patologico con molteplici aspetti fisiopatologici” e, da allora, diverse associazioni mediche hanno espresso opinioni simili. Nel marzo 2021, la Commissione europea ha definito l’obesità come una “malattia cronica recidivante, che a sua volta funge da porta d’accesso a una serie di altre malattie non trasmissibili”, riconoscendo all'obesità lo status di categorizzazione formale e vincolante di una malattia non trasmissibile (NCD);
il 59 per cento dei cittadini europei risultano in condizione di pre-obesità od obesità: le potenziali correlazioni cliniche, sociali, economiche e politico-sanitarie sono evidenti ed allarmanti;
diversi Paesi, ivi inclusi gli Stati membri dell’Unione europea, hanno un approccio definito e una legislazione specifica per affrontare le malattie non trasmissibili in modo sistemico, dalla ricerca alla prevenzione primaria, diagnosi, trattamento e gestione a lungo termine. L’obesità oggi deve essere approcciata come una malattia che richiede un approccio integrato;
è ancora necessario progettare e realizzare piani nazionali significativi per la prevenzione, la gestione e il trattamento a lungo termine dell’obesità, senza concentrarsi esclusivamente sulla prevenzione;
le attuali conoscenze scientifiche ci debbono spingere a considerare un nuovo concetto: quello di sindemia. Questo termine, che deriva dalla crasi delle parole sinergia, epidemia, pandemia ed endemia, è stato introdotto negli anni Novanta del secolo scorso per indicare gli effetti negativi prodotti dall’interazione sinergica tra due o più malattie. L’interazione di tre pandemie che attualmente colpiscono il genere umano, quali l’obesità, la denutrizione e i cambiamenti climatici, ne mettono a grande rischio la salute. Queste tre condizioni vengono comprese nel termine Global Syndemic (Sindemia globale), per la loro copresenza nello stesso periodo storico, le comuni determinanti sociali e la reciproca influenza. Nei Paesi occidentali, l’ambiente sempre più obesogeno produce modelli alimentari che non solo contribuisco all’aumento di obesità e malnutrizione, ma peggiorano il clima in relazione alle maggiori emissioni di gas serra legate all’industria alimentare, alla deforestazione e all’inquinamento dei corsi d’acqua. In considerazione della complessità delle problematiche gli interventi necessari dovrebbero occuparsi del settore alimentare, di quello urbanistico ed energetico, di quello agro-alimentare e di quello sanitario come fossero una attività unica, prevedendo le conseguenze di ogni singola scelta o cambiamento. Sfortunatamente, carenza significativa nell’approccio generale all’obesità è l’incapacità di tradurre in una pratica virtuosa i risultati della ricerca;
sono ancora molti gli ostacoli da superare per mettere in pratica le moderne evidenze scientifiche: dalla cultura medica all’organizzazione del sistema sanitario nazionale, che favorisce le patologie acute, per finire con l’attuale narrazione dell’obesità come problema estetico e non sanitario;
appare indiscutibile la necessità di attivare programmi di traslazione che consentano, grazie a un’azione sinergica e rapida, di trasformare le evidenze scientifiche in pratiche cliniche e terapeutiche adeguate se si desidera che i pazienti con obesità siano trattati con lo stesso livello di rispetto ed empatia delle loro controparti più magre. Economisti sanitari, esperti in politiche sanitarie e clinici sono assolutamente concordi nell’affermare che il tema dell’obesità e del diabete tipo 2 (quindi della “diabesità”) è assolutamente prioritario a livello globale e che queste due importanti patologie non possano e non debbano essere disgiunte, per gli effetti che hanno sulla vita delle persone e delle generazioni future. Per superare lo stigma clinico che ancora colpisce le persone affette da obesità è assolutamente necessario supportare lo sviluppo di un approccio unitario e basato sulle evidenze per il trattamento dell’obesità, trasversalmente alle discipline scientifiche coinvolte;
a distanza di oltre cinque anni dalla stesura del primo documento, denominato “Manifesto sull’obesità” firmato da tutte le società scientifiche associazioni pazienti, si rende ora necessario dare seguito a una decisa azione governativa per identificare una roadmap virtuosa finalizzata al raggiungimento di quattro obiettivi principali:
ottenere l’inclusione governativa e parlamentare e del sistema sanitario dell’obesità come malattia cronica non trasmissibile (NCD) a sé stante (Dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile (NCD);
costruire la consapevolezza pubblica e politica delle complessità che ha l’obesità lungo il corso della vita della persona, per combattere la discriminazione e lo stigma sociale ed istituzionale e consentire un processo decisionale più informato e consapevole. (Costruire l’alfabetizzazione sanitaria);
garantire che il Governo e le Regioni diano priorità alla raccolta di dati, alla generazione di prove e alle risorse necessarie per fornire azioni che contribuiscano efficacemente a prevenire o ridurre i fattori di rischio chiave per l’obesità, attraverso la creazione di un Osservatorio nazionale. (Ottimizzare le strategie di prevenzione);
garantire che le persone che vivono con o sono a rischio di obesità abbiano accesso a servizi sanitari adeguati lungo il corso della loro vita e a un supporto che sia privo di pregiudizi. (Migliorare i servizi alla persona con obesità),
impegna il Governo:
1) a considerare il trattamento dell’obesità come una priorità nazionale a livello sanitario, politico, clinico, sociale e economico, riconoscendo che la stessa è una malattia cronica, progressiva, recidivante altamente disabilitante e causa della maggior parte delle malattie croniche non trasmissibili (NCDs);
2) a realizzare un piano nazionale strategico integrato dell’obesità come malattia cronica, per affrontare le tematiche relative alla malattia, individuando obiettivi centrati sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce, sulla gestione della malattia, delle complicanze acute e croniche, sull’offerta assistenziale, l’accesso alle cure e ai trattamenti specifici per le diverse età della vita;
3) a definire linee guida all’interno del PNLG dell’Istituto Superiore di Sanità in grado di valutare l’efficacia e la sicurezza clinica, nonché il rapporto costo-efficacia delle diverse metodiche per la diagnosi e il trattamento della obesità al fine di sviluppare raccomandazioni per la pratica clinica per fornire la migliore valutazione, assistenza e ottimizzare il trattamento alle persone con obesità;
4) a riconoscere l’obesità come malattia nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, assicurando le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini;
5) a incrementare la capacità del SSN di garantire l’accesso alle cure, l’uniformità e l’equità dei trattamenti farmacologici erogati su tutto il territorio nazionale per la persona con obesità, evitando disequità tra le Regioni, monitorata da parte di un Osservatorio nazionale formato da Istituzioni, esperti segnalati dalle società scientifiche e associazioni rappresentative dei pazienti;
6) a rendere operative le reti cliniche assistenziali regionali per la persona con obesità definendone le regole di funzionamento, il sistema di monitoraggio, i requisiti di qualità, sicurezza e appropriatezza dei processi e dei percorsi di cura, di qualificazione dei professionisti e le modalità di coinvolgimento dei pazienti;
7) a riconoscere come essenziale, nella gestione complessiva della persona con obesità, il ruolo del caregiver familiare, riconoscendo allo stesso i benefici di legge;
8) a contrastare l’elevata prevalenza del sovrappeso e dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti attraverso un’adeguata informazione e comunicazione sui corretti stili di vita, abitudini alimentari, attività fisica e riduzione della sedentarietà attraverso interventi mirati nel mondo dell’informazione, nei contesti familiari, sportivi e scolastici coinvolgendo i pediatri di libera scelta e prevedendo anche il ripristino della medicina scolastica e dell’educazione alla salute nelle scuole;
9) ad assicurare la diffusione delle conoscenze circa la prevenzione dell’obesità, la diagnosi, il trattamento farmacologico e chirurgico attraverso specifici programmi di formazione e di sostegno alla ricerca e l’implementazione dell’insegnamento nelle Scuole di Medicina;
10) a contrastare l’obesità e il sovrappeso attraverso messaggi validati dalla comunità scientifica finalizzati al miglioramento delle conoscenze della popolazione sui corretti stili di vita, promuovendo una corretta alimentazione e l’attività fisica, fin dai primi anni di vita;
11) ad investire nella prevenzione endocrino-metabolica contrastando la presenza dei fattori obesogeni e degli interferenti endocrini ambientali che favoriscono la crescente prevalenza di diabesità;
12) a favorire la presa in carico globale delle persone con un problema di obesità a livello territoriale, assicurando per ognuno di essi l’elaborazione di un piano assistenziale personalizzato, multidimensionale e multiprofessionale, coordinato dal MMG, possibilmente all'interno di gruppi organizzati (CdC Hub/Spoke) in linea con gli standard organizzativi, quantitativi, qualitativi e tecnologici come definiti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022 nell’ambito del PNRR;
13) ad armonizzare interventi nutrizionali finalizzati al mantenimento o ripristino dello stato nutrizionale ottimale e dello stato di salute, dal counselling educativo e preventivo, all'intervento dietetico nutrizionale, che è parte integrante e imprescindibile dei diversi percorsi terapeutici farmacologici o chirurgici;
14) ad introdurre politiche e protocolli di pianificazione urbana che migliorino gli ambienti della città con maggiori spazi verdi, dove sia possibile praticare attività fisica come parte integrante della vita quotidiana, assicurando la loro attuabilità, promuovendo nel contempo progetti e un osservatorio permanente con il compito di misurare l’impatto economico dell’interazione tra l’esposizione ai diversi fattori ambientali (esposoma), l’insorgere di patologie croniche e l’obesità;
15) a supportare concretamente la ricerca, con fondi specifici riservati allo studio, alla cura e alla prevenzione dell’obesità. stimolare l’interesse alla ricerca di base, traslazionale e clinica, consolidare reti collaborative in ambito nazionale e internazionale (al fine di non disperdere fondi ed energie), definendo gruppi di lavoro specifici per argomento e area di interesse, con l’intento di migliorare la cooperazione scientifica;
16) a diffondere le corrette informazioni anche attraverso campagne di informazioni di pubblica utilità affidate al Ministero della salute o a organismi istituzionali qualificati;
17) a rendere disponibili, nelle strutture sanitarie sia mediche che chirurgiche, in relazione alla percentuale delle persone in sovrappeso, con obesità e con grande obesità sul territorio nazionale, ambienti e strumentari idonei e adeguati al peso del paziente (letti di degenza e operatori, sedie, strumentario, sollevatori, barelle) per fornire prestazioni di alta complessità come sono gli interventi medici e chirurgici sui pazienti obesi, divenuti allo stato attuale dell’arte, ormai quotidiani;
18) a considerare la persona con una obesità severa come paziente fragile, vulnerabile e a alto rischio di morbilità e mortalità;
19) a potenziare i centri dell’obesità e quelli di chirurgia bariatrica in grado di fornire un intervento multidisciplinare al fine del raggiungimento e del mantenimento dei risultati;
20) a fornire supporto psicologico alle persone con obesità attraverso interventi specifici specialistici in grado di aumentare l’autostima, le relazioni sociali ed affettive, il rapporto con il nucleo parentale e l’accettazione della propria immagine corporea;
21) a garantire alla persona con obesità la piena fruizione dei propri diritti in tutti gli ambiti della propria vita, contrastando in maniera decisa e con strumenti legislativi tutte le forma di stigma, ovvero la disapprovazione sociale, che, attraverso stereotipi, linguaggi e immagini inadatte, finiscono per ritrarre l’obesità in modo impreciso e negativo, condizionando la vita delle persone con obesità;
22) a implementare politiche che proteggano le persone, i dipendenti e gli studenti, con rispetto per l’individuo indipendentemente dal peso, evitando discriminazioni nella società, nella scuola e nell’università, nei colloqui di assunzione, nei luoghi di lavoro, nella pratica sportiva, contrastando forme di bullismo, di vittimismo e di disparità sociale.