Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 3-00645

Atto n. 3-00645

Pubblicato il 2 agosto 2023, nella seduta n. 95
Trasformato in 4-00667

MENNUNI, MALAN, PELLEGRINO, DE PRIAMO, AMBROGIO, FALLUCCHI, GELMETTI, MENIA, NOCCO, RASTRELLI, RUSSO, SCURRIA, SIGISMONDI, CAMPIONE, COSENZA, BALBONI, LEONARDI, BERRINO, DE CARLO, SALLEMI, ORSOMARSO, PETRUCCI, AMIDEI - Al Ministro dell'istruzione e del merito. -

Premesso che:

per “carriera alias” si intende una “identità” limitata, riconosciuta da un apposito regolamento scolastico, mediante la quale si attribuisce, nell’ambito della scuola, un genere, un nome, altri dati conformi alla “identità di genere” di studenti che si identificano come transgender, contrastanti però con il sesso biologico e anagrafico, nonché con il nome registrato all’anagrafe. I regolamenti sulla “carriera alias”, inoltre, dispongono che tale identità “alias” venga riflessa nei documenti amministrativi dell’istituzione scolastica e sia riconosciuta nell’ambito dei servizi didattici;

secondo i suoi proponenti, la carriera alias risponde all’esigenza di evitare discriminazioni nei confronti di studenti transgender e di creare un clima scolastico più sereno, riconoscendo la loro presunta vera identità. Tuttavia, la carriera alias pone una serie di gravi problemi psicologici, sociali e giuridici, e rischia di danneggiare gli stessi studenti che la richiedono;

in tutti i documenti interni alla scuola, i regolamenti sulla carriera alias prevedono generalmente che la sostituzione sul registro elettronico del nome anagrafico con il nome scelto dalla giovane persona ritenuta trans sia permessa senza dover presentare alcuna certificazione medica che attesti la disforia di genere o la persistenza del disallineamento al sesso dell’identificazione nel genere. Generalmente i regolamenti presuppongono che sia gli educatori sia gli altri studenti abbiano l’obbligo di trattare il richiedente la carriera alias, nonostante qualsiasi apparenza fisica contraria, in base all’identità transgender auto-dichiarata. Spesso, i regolamenti prevedono che gli allievi che si auto-identificano come trans possano usufruire degli “spazi sicuri” (scelta del bagno, dello spogliatoio, eccetera) corrispondenti al genere scelto (può pertanto verificarsi che i maschi che si auto-dichiarano ragazze abbiano diritto di usare i bagni e gli spogliatoi riservati alle femmine);

considerato che:

il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 precisa la natura e gli scopi dell’autonomia scolastica (art. 1), che riguarda la definizione e la realizzazione dell’offerta formativa, la progettazione e realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione nel rispetto della legislazione vigente (art. 14). All’amministrazione scolastica non è stato attribuito alcun potere di modifica del nome o dell’identità (o di aggiunta di un nome o di una identità), nemmeno in riferimento al solo ambito scolastico: il regolamento relativo alla carriera alias costituisce pertanto un atto viziato da incompetenza, in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, e adottato in violazione di legge;

il codice civile all’art. 6 dispone che: “Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati”. Il cambio di nome in corrispondenza al genere percepito è possibile solo a seguito di rettificazione legale del sesso anagrafico ai sensi della legge n. 164 del 1982. Nella recente ordinanza 17 febbraio 2020, n. 3877, la suprema Corte di cassazione ha affermato che il cambio di nome in corrispondenza al genere percepito è possibile solo a seguito di rettificazione legale del sesso anagrafico ai sensi della citata legge n. 164. “Il legislatore nazionale, con la L. n. 164 del 1982, art. 5 ha richiesto una corrispondenza assoluta tra sesso anatomico e nome, manifestando preferenza per l’interesse alla certezza nei rapporti giuridici rispetto all’interesse individuale alla coincidenza tra il sesso percepito e il nome indicato nei documenti di identità”;

visti i profili attinenti alla privacy e quindi alla potenziale relativa segretezza dell’identità biologica e anagrafica del richiedente, nonché al cambio di nome e di identità sui documenti interni e all’incoraggiamento, o addirittura l’obbligo, rivolto al personale scolastico, e agli altri studenti, di usare il nome contrastante con il sesso biologico e con l’identità anagrafica, la carriera alias potrebbe creare situazioni in cui alcuni sono indotti in errore rispetto al nome e all’identità del richiedente. Ciò potrebbe implicare la violazione dell’art. 494 del codice penale, che prevede il reato di “sostituzione di persona”. La giurisprudenza di legittimità ha ritenuto sussistente il reato in fattispecie simili a quelle che potrebbero risultare dall’applicazione del regolamento scolastico (si veda la sentenza della Cassazione penale, sezione V, 11 febbraio 2021, n. 5432);

la carriera alias incide sulla libertà di espressione, religione e coscienza di terzi che entrano in contatto con il richiedente l’identità alias e che sono convinti della natura ideologica di una “identità di genere” fondata sulla mera auto-dichiarazione. In alcuni casi, chi non si adegua potrebbe essere accusato di atteggiamento “discriminatorio” o “transfobico” e incorrere in sanzioni disciplinari;

la carriera alias presuppone una visione dell’identità sessuale corrispondente alla teoria di genere, generalmente caratterizzata dalla separabilità del genere dal sesso, nonché dalla prevalenza dell’autopercezione rispetto al dato oggettivo dell’identità sessuale. L’introduzione della carriera alias in ambito scolastico è spesso accompagnata dalla trattazione di tematiche riguardanti l’identità di genere secondo la prospettiva esposta. La stessa è considerata da molti ideologica ed è comunque priva di consensus a livello medico e scientifico. Inoltre, contraddice l’orientamento del Ministero dell’istruzione espresso nella nota n. 1972 del 2015;

potrebbe inoltre creare seri problemi per i diritti alla privacy e alla sicurezza di terzi che entrano in contatto con i richiedenti in alcuni ambiti quali bagni, spogliatoi, camere e competizioni sportive. Le criticità si pongono soprattutto per le ragazze e le bambine o in ambito sportivo, dove l’ingresso di maschi biologici negli spogliatoi e nelle gare delle femmine potrebbe rappresentare un rischio per l’equità delle competizioni sportive e per l’integrità psicofisica;

il potenziale danno di implementazione della carriera alias per gli stessi studenti che la richiedono deriva dal fatto che porta a consolidare una percezione soggettiva che, persino laddove sia accompagnata da una vera e propria disforia di genere, è nella quasi totalità dei casi, in particolare nei minorenni, temporanea e risolta spontaneamente nella maggiore età (Ristori e Steensma, 2016; Singh, 2021). Ancor più ciò vale per i regolamenti che escludono la necessità per il richiedente l’identità alias di allegare alla domanda documentazione psicologica o medica. Un numero sempre più consistente di giovani riferisce di auto-percepire una “identità di genere” non conforme o comunque del tutto autonoma dal loro sesso biologico maschile o femminile, talvolta eleggendo a proprio genere una serie di nuove categorie identitarie che hanno ispirato neologismi quali: agender, pangender, bigender, non binario, genderfluid eccetera. Il recente sondaggio “Gallup” negli Stati Uniti ha rilevato che la percentuale di appartenenti alla “generazione Z” (nati tra il 1997 e il 2002) che si identificano come transgender è aumentato del 900 per cento rispetto agli appartenenti alla “generazione X” (nati tra il 1965 e il 1980) che sostengono di essere transgender. In Gran Bretagna, il numero di ragazze adolescenti inviate per una disforia di genere alla più grande clinica gender pediatrica al mondo, è aumentato di circa il 5.000 per cento tra il 2010 e il 2020. Uno degli psichiatri più autorevoli della Spagna, Celso Arango, ha evidenziato su “El Mundo” (8 ottobre 2022) un incremento esponenziale di adolescenti che, anche quando non hanno una reale disforia di genere, affermano di essere trans. Gli inconsueti aumenti nell’identità transgender a livello mondiale indicano che le influenze non biologiche costituiscono un fattore rilevante in quanto i bambini e i giovani sono sensibili a influenze sociali, educative e culturali. La carriera alias peggiora situazioni di confusione, rafforzando, anche secondo la tesi del contagio sociale, in molti minorenni l’errata convinzione che sarebbero “nati nel corpo sbagliato”;

la letteratura scientifica più solida e più recente mostra come non ci siano prove che la transizione sociale o medica procuri benefici a lungo termine per i minori disforici, e anzi ha evidenziato molteplici effetti negativi (Hruz, 2020; Alzahrani, 2019; Nota, 2019; Getahun, 2018). Incoraggiare i minori o i giovani adulti a vivere l’identità contrastante con il proprio sesso biologico potrebbe spingerli ad intraprendere percorsi irreversibili e non privi di gravi problemi per la salute psichica e fisica. Il servizio sanitario nazionale inglese (NHS), dopo una revisione delle evidenze, ha statuito che “l’incongruenza di genere - di solito - non si protrae nell’adolescenza”, e in luogo della “transizione sociale”, a causa dei rischi di quest’ultima, sono generalmente consigliati un approccio di monitoraggio e supporto psicologico (“The cass evidence review”, 2022). Inoltre, una volta intrapresa la transizione sociale per i ragazzi, è difficile tornare indietro (Steensma, 2013). La letteratura scientifica non dimostra che la transizione medica di genere sia necessaria per prevenire i suicidi: in realtà, ci sono evidenze che le procedure di transizione medica possano aumentare il rischio suicidario nei giovani con disforia di genere (Dhejne, 2011; Bauer, 2015; Adams, 2017). Visti pertanto i danni potenzialmente irreversibili nei minori, si viola il principio di precauzione,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo a proposito delle questioni rappresentate, in particolare con riguardo ai rischi connessi alla diffusione della carriera alias;

se sia già intervenuto o ritenga di intervenire con direttive nazionali contro la diffusione nelle scuole della carriera alias e di eventuali progetti educativi connessi, ispirati alla teoria di genere.