Legislatura 19ª - Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00058
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Atto n. 1-00058
Pubblicato il 28 giugno 2023, nella seduta n. 82
MIELI, MALAN, ROMEO, RONZULLI, SBROLLINI, BALBONI, BERRINO, BUCALO, CAMPIONE, COSENZA, DE PRIAMO, DELLA PORTA, FALLUCCHI, FAROLFI, GELMETTI, IANNONE, LEONARDI, LIRIS, LISEI, MANCINI, MARCHESCHI, MENIA, MENNUNI, NOCCO, PELLEGRINO, PETRENGA, PETRUCCI, RASTRELLI, ROSA, SATTA, SCURRIA, SIGISMONDI, SPERANZON, SPINELLI, TERZI DI SANT'AGATA, TUBETTI, ZULLO
Il Senato,
premesso che:
il movimento sportivo femminile, a livello sia internazionale che italiano, ha conosciuto negli ultimi decenni un significativo sviluppo, sia rispetto alle atlete (professioniste e non professioniste) impegnate nello sport, sia a livello di visibilità, attrattività e qualità agonistica degli eventi;
come rilevato nel 2017 da uno studio della BBC Sport (divisione sportiva della British broadcasting corporation), a livello globale anche il fenomeno assai radicato del pay gap fra i due sessi nello sport, cioè il divario sistematico nelle retribuzioni e nei monte premi tra uomini e donne a vantaggio dei primi, almeno con riferimento ai premi era in via di attenuazione;
il problema non è però risolto e negli sport più diffusi e maggiormente significativi dal punto di vista economico (quali ad esempio il calcio, il basket e il tennis) persistono differenze evidenti: ad esempio, nel tennis la parità dei montepremi è assicurata dai 4 tornei del “Grande slam”, e da pochi altri minori; in Paesi come gli Stati Uniti, l’Olanda e la stessa Italia la parità retributiva e di premi è riconosciuta solo ad alcune categorie professionistiche, ma ciò peraltro non impedisce in concreto di registrare forbici molto allargate nei compensi;
alla base del pay gap nello sport stanno senz’altro dinamiche economiche di mercato, che si correlano, nella maggior parte dei casi, a un minore sviluppo del movimento sportivo femminile in taluni settori, al minore numero di donne che nel complesso si dedica ad alcuni sport, al minore grado di competitività, attrattività e redditività economica che ne consegue;
per invertire la tendenza, non è solo necessario intervenire con misure che possano andare verso la parità salariale di genere fra professionisti, in quanto lavoratori dotati di uguali diritti, ma anche con un più ampio supporto alla diffusione e al potenziamento del movimento sportivo femminile, che così troverà con la propria forza il modo per affermarsi ulteriormente;
si ricorda in proposito che con riferimento all’Italia, secondo i più recenti dati ISTAT in materia (2021), i livelli di pratica sportiva sono più elevati per i maschi. Nel 2021, il 27,9 per cento degli uomini pratica sport con continuità e l’11,9 per cento lo fa saltuariamente, mentre fra le donne la percentuale è, rispettivamente, del 19,6 e del 10 per cento. Nel tempo il graduale aumento della pratica sportiva ha però riguardato sia gli uomini che le donne; il gap si è quindi ridotto di quasi il 30 per cento;
per migliorare ulteriormente queste statistiche e per raggiungere finalmente un più ampio equilibrio fra donne e uomini anche nello sport, occorre lavorare sui territori e cominciare dalle scuole,
impegna il Governo ad adottare tutte le iniziative, anche legislative, necessarie e opportune per promuovere il movimento sportivo femminile, a cominciare dall’ambito delle attività scolastiche, al fine di proiettare il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport nella prospettiva del perseguimento dell’equilibrio di genere, anche sul versante della parità salariale e di una maggiore omogeneità dei premi.