Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 461 del 01/10/2026
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CENTINAIO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15).
Si dia lettura del processo verbale.
MATERA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 30 settembre 2026 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Ministro dell'istruzione e del merito e dal Ministro dell'università e della ricerca:
«Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, recante misure urgenti per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico 2026/2027, per l'accompagnamento delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di competenza del Ministero dell'istruzione e del merito, per la promozione dell'integrazione degli studenti stranieri nell'ambito scolastico, nonché in materia di formazione superiore e ricerca» (2053).
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,05)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro dell'istruzione e del merito, il Ministro per lo sport e i giovani e il Ministro dell'università e della ricerca.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
Il senatore Renzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02816 sull'adozione di interventi per garantire un'equa retribuzione agli insegnanti, per tre minuti.
RENZI (IV-CR). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, mai come in questo periodo della storia del mondo la questione educativa e la centralità del capitale umano sono molto rilevanti. Parliamo di intelligenza artificiale, eppure è il capitale umano ad essere determinante e decisivo ed è dunque la scuola a dover essere al centro del dibattito.
Purtroppo viviamo una stagione nella quale il ruolo sociale degli insegnanti è messo pesantemente in discussione, innanzitutto per motivi di sicurezza e noi siamo in prima fila per garantire agli insegnanti la sicurezza a scuola ed è un tema, purtroppo, sempre più grave.
C'è poi il tema dell'autorevolezza pedagogica perché, purtroppo, la società sembra dare meno importanza al ruolo del docente rispetto a quello che invece dovrebbe essere, anche dal punto di vista economico.
Chi di noi è cresciuto leggendo «Lettera a una professoressa» ricorda che don Milani definiva quella professoressa «alta borghesia». Oggi gli stipendi dei professori non sono stipendi da alta borghesia. Sono, in particolar modo nelle città, stipendi da sottoproletariato urbano e questo è un dato di fatto, che non è attribuibile evidentemente al solo Governo in questo momento in carica, ma che sicuramente stride con il racconto roseo che la Presidente del Consiglio e il vostro Governo, signor Ministro, continuano a fare.
Negli ultimi quattro anni, infatti, da quando ci siete voi, il Governo più longevo, è aumentata la pressione fiscale; in questi quattro anni, da quando ci siete voi, è diminuito il potere di acquisto reale (l'Istat dice -8%) e cresce anche nelle nostre scuole la percezione d'insicurezza.
Noi abbiamo fatto una proposta sulla quale, signor Ministro, le chiedo, affidandomi alla sua onestà intellettuale, di dare una risposta davvero da Ministro dell'istruzione e del merito, restando nel merito.
Come Italia Viva-Casa Riformista alla Leopolda, che lei conosce, faremo una semplice proposta: diamo ad alcune categorie di dipendenti pubblici, in primis agli insegnanti, un piccolo riconoscimento, la quattordicesima, cioè una mensilità in più, per affrontare semplicemente le sfide della quotidianità messa a dura prova da un'inflazione che ancora ieri ha superato il 4,2%.
Le chiediamo, signor Ministro, anziché tante parole, tante discussioni, tanti dibattiti ideologici come quelli che state facendo sulla scuola, se lei è disponibile o no a darci una mano nella battaglia per dare agli insegnanti, da subito, dalla prossima legge di bilancio, la quattordicesima. È facile: sì o no.
PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione e del merito, professor Valditara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili senatori, il Governo, fin dal suo insediamento, ha agito con molteplici azioni proprio per restituire autorevolezza, dignità e riconoscimento professionale al nostro personale scolastico. Ad oggi quello attuale è l'unico Governo che è stato capace di conseguire un risultato storico: la sottoscrizione di tre contratti in meno di quattro anni. È un traguardo che segna una netta discontinuità rispetto al passato e pone fine alla stagione dei blocchi e dei ritardi che per circa un decennio, dal 2009 al 2018 e poi dal 2019 al 2022, ha lasciato il personale scolastico senza rinnovi contrattuali e con stipendi fermi. Se le retribuzioni del personale scolastico hanno perso competitività è per via di questa inerzia di circa 15 anni.
I tre contratti sottoscritti da questo Governo e dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni sindacali hanno riconosciuto incrementi retributivi complessivi pari a 412 euro mensili per i docenti e 304 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Dopo anni e anni di stagnazione delle retribuzioni nella scuola, anche l'OCSE ha ammesso - è notizia dell'altro giorno - che in Italia gli stipendi degli insegnanti per la prima volta finalmente risalgono.
Insieme ai rinnovi contrattuali, abbiamo anche inaugurato la prima vera grande stagione di misure di welfare del personale scolastico, tra le quali ne voglio ricordare una su tutte: per la prima volta, infatti, oltre 1,2 milioni di lavoratori della scuola beneficeranno di una copertura sanitaria integrativa gratuita, una polizza il cui valore, secondo gli addetti ai lavori, vale quasi quanto un contratto e in qualche caso forse persino di più. Un intervento, questo, al quale si aggiunge anche la copertura assicurativa gratuita per gli infortuni in itinere per il personale della scuola che prima era costretto a pagarsela di tasca propria: anche questa è una prima volta.
Abbiamo anche avviato l'iter del piano casa, includendo il personale scolastico fra i beneficiari prioritari. Era dai tempi del piano casa di Fanfani che non si interveniva. Siamo inoltre intervenuti con il taglio del cuneo fiscale, che ha coinvolto pressoché la totalità del personale scolastico. Siamo intervenuti con diverse misure per garantire la sicurezza del personale scolastico, e anche questa è una prima volta.
Dunque, abbiamo mantenuto l'impegno preso: valorizzare sempre di più chi lavora per il futuro dei nostri giovani. Su questa strada intendiamo proseguire con iniziative serie, durature e non demagogiche dal sapore elettoralistico, per recuperare un gap che aveva davvero penalizzato negli anni precedenti il comparto scuola. Per questo, continueremo a migliorare, come abbiamo già dimostrato di fare con fatti concreti, le condizioni retributive e le misure di welfare del personale con ulteriori iniziative, per esempio in tema di trasporti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Renzi, per due minuti.
RENZI (IV-CR). Signor Presidente, ma le nostre interrogazioni a risposta immediata a cosa servono? Ho chiesto al signor Ministro: è favorevole o no alla quattordicesima agli insegnanti? La risposta poteva essere un sì o poteva essere un no, al massimo un "ci penserò". Lei, signor Ministro, è andato fuori tema; se lei, che è un professore, si fa interrogare e risponde così, le danno come minimo un quattro: "Dove vai?"; "porto cipolle".
Mi piacerebbe stare a risponderle nel merito: chi era il Ministro della scuola quando furono bloccati i contratti? Signor Ministro, guardi verso questa parte e poi si giri a destra: si chiamava Mariastella Gelmini e c'era il Governo di centrodestra, quando è stato bloccato. Chi ha sbloccato i rinnovi contrattuali? La ministra Marianna Madia, quindi, se vuole sapere chi ha bloccato, è stata la Gelmini, mentre chi ha sbloccato è stata la Madia. (Applausi). Questo però è il passato su cui noi possiamo rivendicare di aver ragione e voi torto.
Vorrei però parlare del futuro. Il futuro è che, nonostante tutte le cose che ha detto, gli insegnanti sono gravati non soltanto da un peso burocratico, ma anche e soprattutto dall'aumento della benzina, del carrello della spesa e di tutti gli investimenti della quotidianità, quindi le abbiamo chiesto di mettere la quattordicesima. Spero che ci ripensi e ci dica un sì o un no. Voi siete così sulla scuola; è come quello che avete fatto la settimana scorsa: avete detto no al burqa ed io, per carità, sono d'accordissimo; però lo stesso giorno in cui avete detto no al burqa il vostro Vice Presidente del Consiglio ha detto che l'affidabilità delle donne si misura sulla lunghezza della gonna (Applausi), quindi la Meloni ha tolto il burqa e Tajani l'ha rimesso. Nel dubbio, il ministro Valditara non ha risposto al question time e alla domanda "dove vai?" ha detto "porto cipolle". Signor Ministro, mi dispiace: gravemente impreparato. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore De Cristofaro ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02815 sugli interventi per garantire un'effettiva integrazione degli alunni di origine straniera, per tre minuti.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, signor Ministro, quando il mio Gruppo ha depositato questo quesito, noi in realtà conoscevamo soltanto le anticipazioni dell'ultimo decreto-legge scuola, quello sul tetto del 30% per gli studenti stranieri per classe. Oggi quelle anticipazioni vengono sostanzialmente confermate e scopriamo anche, in verità, che per i genitori che non svolgono il percorso di lingua italiana è prevista, dopo una diffida, anche una sanzione - peraltro di dubbia costituzionalità - che può arrivare fino a 1.000 euro.
Il decreto, come abbiamo capito, introduce dal prossimo anno scolastico 2027-2028 un limite del 30% nelle classi prime per determinate categorie di alunni con cittadinanza non italiana e prevede, quando questo limite non può essere rispettato, una loro distribuzione tra le scuole vicine. Ebbene, a nostro avviso questo pone un problema molto serio, soprattutto nei territori in cui c'è una maggiore presenza di popolazione di origine straniera e non è molto chiaro cosa succede quando più scuole di quello stesso territorio dovessero superare contemporaneamente quella soglia. Il rischio che possano effettivamente essere allontanati gli studenti dalla scuola di prossimità è, secondo noi, serissimo e naturalmente questo crea difficoltà molto serie alle famiglie e produce vere e proprie nuove forme di separazione scolastica.
Aggiungo a questo che c'è un'ulteriore questione di fondo: secondo il Ministero, secondo i dati che abbiamo visto, 588.986 alunni per la precisione con cittadinanza non italiana sono nati in Italia (parliamo del 67,5% del totale) e quindi, evidentemente, la cittadinanza non può essere considerata di per sé un indicatore di difficoltà linguistica o di mancata integrazione. Crediamo invece che sui problemi reali si dovrebbe intervenire rafforzando l'italiano, la mediazione linguistico-culturale, ma anche gli organici, soprattutto riducendo il numero degli alunni per classe.
Allora, signor Ministro, la domanda molto semplicemente è con quali modalità e anche con quali risorse intendete applicare il limite del 30% senza, per l'appunto, allontanare gli studenti dalla scuola di prossimità e come si pensa di garantire, attraverso un reale potenziamento dei CPIA (Centri provinciali per l'istruzione degli adulti), i corsi di italiano effettivamente gratuiti ed effettivamente accessibili per le famiglie, evitando quindi che un obbligo accompagnato da sanzioni finisca per trasformarsi in un ulteriore costo o, peggio ancora, nel ricorso al privato. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione e del merito, professor Valditara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili senatori, le nostre misure puntano a una vera integrazione scolastica in linea con gli orientamenti dell'OCSE e si inseriscono in una strategia più ampia che abbiamo portato avanti nel corso dell'intera legislatura. Penso, innanzitutto, all'introduzione del docente di italiano per stranieri nelle classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri neoarrivati: è la prima volta e non è mai stato fatto prima. Per rispondere a chi ha voluto far credere che, dopo aver assunto questi docenti, noi li avremmo già "tagliati", preciso che non sono diminuiti, ma sono diminuite le classi che rientrano nella quota prevista dalla misura. La legge è molto chiara, da questo punto di vista. Infatti, le classi con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati sono oggi meno delle 1.000 del primo anno di applicazione della norma.
Assieme all'introduzione di questi docenti, abbiamo stanziato anche 13 milioni di euro per il potenziamento dell'insegnamento dell'italiano, con Agenda Sud e Agenda Nord. Abbiamo poi previsto complessivamente più di 1 miliardo di euro per contrastare la dispersione scolastica e ridurre i divari territoriali, portando più tempo scuola, più docenti e più attività di potenziamento in quelle scuole. Abbiamo rivisto i programmi scolastici, puntando in particolare sul potenziamento dell'italiano; soprattutto, mai come in questi anni, i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti hanno ricevuto diverse risorse: 11 milioni di euro del PNRR per i laboratori e 40 milioni di euro per le azioni di contrasto alla dispersione scolastica, ai quali, nel febbraio di quest'anno, proprio in vista dei nostri provvedimenti di questi giorni, abbiamo aggiunto ulteriori 20 milioni per sostenere l'offerta formativa e rafforzare le competenze di base linguistiche, civiche e digitali degli adulti; a tali risorse si aggiungono infine circa 29 milioni di euro destinati proprio ai percorsi di formazione civico-linguistica.
Le nostre misure sono mirate agli studenti che hanno importanti barriere linguistiche, in modo da evitare classi-ghetto che possano sfavorire i livelli di apprendimento sia degli studenti stranieri sia degli studenti italiani loro compagni. E se le condizioni oggettive non consentiranno un'equilibrata composizione delle classi, per quelle situazioni abbiamo stanziato ulteriori 14 milioni proprio per rafforzare le competenze linguistiche degli alunni stranieri. Mai era stato fatto tanto per una reale integrazione degli studenti stranieri: questi sono i fatti, lascio la propaganda agli altri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Cristofaro, per due minuti.
DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, non ho mai sentito, almeno in tutti questi anni, un Ministro che, rispondendo, accusasse addirittura le opposizioni di fare propaganda, quando è palesemente e incredibilmente propagandistico il decreto-legge che avete varato. (Applausi). Anzi, glielo dico ancora meglio, a questo punto, se lei rifugge da una discussione di merito: lo sa perché ha fatto questo decreto-legge? Perché, dovendo inseguire Vannacci, state facendo solo ed esclusivamente propaganda. (Applausi). Ma non la potete fare, però, signor Ministro, sulla pelle dei bambini; i bambini non sono percentuali, va bene? Io le ho posto questioni molto serie: come pensate di gestire spostamenti e separazione? Lei non mi ha saputo dare nemmeno una risposta concreta e non mi ha nemmeno saputo dire come pensate effettivamente di provare a fare quello che in questi anni è mancato: cioè mettere davvero al centro dell'iniziativa politica del vostro Governo la questione delle risorse per la scuola. La scuola pubblica non ha bisogno delle riforme, ha bisogno delle risorse e, soprattutto, di interventi concreti e non di propaganda. (Applausi). Gliele elenco le criticità che richiederebbero interventi molto prima di queste misure per l'appunto propagandistiche: classi sovraffollate, cattedre vacanti, libri troppo cari, stipendi degli insegnanti troppo bassi, problema del tempo pieno. Perché non parla di questo? Perché non ha fatto interventi su questo, se per l'appunto non vuole fare propaganda? (Applausi).
Lei sta facendo invece propaganda e la sta facendo sulla pelle dei bambini - mi dispiace, ma sono costretto a ripeterglielo - e penso peraltro che stia facendo una cosa pericolosissima anche dal punto di vista culturale, perché sa cosa significa fare questo e cosa significa utilizzare questi argomenti, peraltro senza quel confronto che servirebbe anche con i presidi? I presidi le hanno scritto, nelle ultime ore, che questo decreto-legge è sbagliato e gliel'hanno scritto perché si pongono il tema di come costruire un confronto nelle scuole e sui territori, anche perché non tutte le scuole sono uguali e non tutti i territori sono uguali. Facendo così, invece, ossia inseguendo semplicemente la propaganda, voi rischiate di trasformare questa mancata integrazione addirittura in rabbia; fate una cosa pericolosissima per questo Paese e anche per i territori più fragili.
In questo caso, quindi, signor Presidente, non solo non sono soddisfatto, ma sono proprio sconcertato dalla risposta del Ministro. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Floridia Barbara ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02817 sulle recenti proteste all'interno di istituti scolastici riferite ai prospettati provvedimenti di limitazione degli alunni stranieri per ciascuna classe, per tre minuti.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, il 24 settembre in Consiglio dei ministri avete approvato il decreto-legge che prevede, tra le altre cose, la promozione dell'integrazione degli alunni stranieri nell'ambito scolastico, alias, avete trasformato in legge una circolare esistente, cioè il tetto al numero degli alunni stranieri per classe, ma solo ieri il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, quindi è passato un po' di tempo. Era necessario che quella legge che avevate immaginato fosse sistemata con una deroga, perché chiaramente era inapplicabile e per questo c'era la circolare e ho visto che è stata espunta dalle bozze anche una parte incostituzionale, perché c'era il rischio che dei bambini venissero tolti alle famiglie solo perché le famiglie non parlavano bene l'italiano. Ora, è noto a tutti, signor Ministro, che diversi istituti in qualche misura hanno manifestato contro quello che circolava rispetto a questo decreto-legge e hanno promosso iniziative. A Genova nello specifico - questo è il tema della nostra interrogazione - una scuola primaria ha esposto fuori dall'istituto un cartellone scritto proprio dai bambini: «Qui nessuno è straniero» e lo striscione è stato strappato via da alcuni agenti.
Signor Ministro, prima di entrare in Aula per poterla interrogare, ho visto un video della presidente Meloni, da poco intervistata, che ha detto che non sa chi possa aver strappato quello striscione e - quel che è peggio - che non comprende la scritta "Qui nessuno è straniero". Ora io mi rivolgo alla Premier, per suo tramite, signor Ministro: se la Premier non sa che cosa significhi la frase "Qui nessuno è straniero", vada in qualunque scuola elementare e se lo faccia spiegare dai bambini. (Applausi).
Se fate ai bambini la domanda: "Quanti stranieri ci sono nella tua classe?", i bambini rispondono: "Non ci sono stranieri, ci sono solo bambini".
Io le rivolgo una domanda diretta, signor Ministro, e spero che lei possa rispondermi con chiarezza. Spero che lei non faccia come Meloni, che non condanna e non condivide, quando non le conviene. Lei, invece, che rappresenta tutti noi e rappresenta la scuola italiana, condanna chi ha strappato via quello striscione o condivide quell'azione?
Nell'interrogazione chiediamo anche quali misure stia mettendo in atto per garantire che possa essere mantenuta la libertà di espressione nelle scuole e la libertà all'interno delle classi dell'integrazione tra bambini stranieri e bambini italiani. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione e del merito, professor Valditara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili senatori, gli episodi descritti in questa interrogazione sono il frutto di una grave strumentalizzazione politica, che ha coinvolto persino bambini. Senza neanche attendere la lettura del provvedimento e nonostante le nostre affermazioni in senso opposto, si continua a far credere che il nostro intento sia quello di discriminare gli stranieri in quanto tali; questo ritengo sia molto grave. Non è vero che il limite del 30% si applica a tutti gli stranieri; nel tetto non vanno considerati né gli alunni stranieri nati in Italia, né coloro che conoscono già la lingua italiana.
Non è vero che ci sarà una "deportazione" (cito testualmente alcune affermazioni che non sono state fatte in quest'Aula ma altrove): è una definizione tanto grave quanto infondata, perché la misura si inserisce nelle ordinarie procedure di iscrizione e di formazione delle classi, senza impattare su quelle già formate. Dovremmo avere l'onestà di ricordare che ai genitori - a tutti i genitori, indipendentemente dalla cittadinanza - è data la possibilità di indicare, in fase di iscrizione, fino a tre scuole, senza che vi sia un diritto per nessuno, nemmeno per gli italiani, di pretendere la prima scelta.
Da oltre quarant'anni, tutti i Ministri che si sono occupati di istruzione hanno tentato di trovare una soluzione a questo problema, il che dimostra che è un tema reale. Credo che non le sfugga la differenza fra una circolare ministeriale, che non ha forza cogente, e una legge. Soprattutto non le sfuggirà la differenza di contenuti: il nostro approccio, infatti, è più mirato e concreto, rivolto esclusivamente agli studenti che non dispongono di adeguate competenze linguistiche e contiene misure di natura organizzativa, che finalmente danno gli strumenti necessari agli uffici scolastici territoriali per promuovere una più equa distribuzione di questi alunni.
Da questo punto di vista, le ricordo che non soltanto l'OCSE, ma diversi studi internazionali hanno sottolineato che, nell'interesse dei ragazzi stranieri, una equilibrata distribuzione è fondamentale, perché una concentrazione in un'unica classe di ragazzi che non conoscono la nostra lingua li danneggia gravemente negli apprendimenti; dunque chi è contrario a questo provvedimento non è a favore della loro integrazione. Noi invece lavoriamo per l'integrazione degli studenti stranieri, ma non dimentichiamoci anche dei ragazzi italiani, la cui istruzione rischia di essere penalizzata, se inseriti in un contesto di forte disagio linguistico. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Floridia Barbara, per due minuti.
FLORIDIA Barbara (M5S). Signor Ministro, anche a me non ha risposto. Io le ho chiesto: è d'accordo o no con chi ha strappato quello striscione? Lei è d'accordo o no con la frase che a scuola nessuno è straniero? Poteva semplicemente rispondere, intanto.
Non posso poi dire di essere soddisfatta, neanche parzialmente, pur sforzandomi, signor Ministro. Lei - e con lei l'intera scuola italiana - è praticamente compresso, schiacciato dalla propaganda di Giorgia Meloni che, per inseguire Vannacci, alza muri. È alla Meloni che deve spiegare chi sono gli stranieri nelle classi e che cosa intendeva dire con questo disegno di legge, con questa circolare.
È la Meloni infatti che non comprende la parola "straniero". Ed è compresso, oltre che dalla Meloni, dal suo vice premier Salvini, che invece di muri, come la Meloni, vuole costruire ponti, ponti di cemento, di certo né di cultura né di libri. Sa poi da chi è schiacciato e, con lei, è schiacciata tutta la scuola italiana? Dal ministro Giorgetti, il Ministro dell'economia, che - forse non gliel'hanno detto - per questo decreto non ha messo neanche un euro in più.
Sono soldi che lei ha dovuto spostare all'interno della scuola. Li ha tolti all'educazione contro la violenza alle donne e li ha tolti agli incentivi agli insegnanti, per metterli da un'altra parte, ma non c'è un euro in più. (Applausi).
Se c'è qualcosa da stracciare, non dev'essere lo striscione dei ragazzi, che non sono stati strumentalizzati dalle scuole, ma casomai dalla Meloni. Dobbiamo invece stracciare il suo decreto-legge sulla scuola e, se non lo possiamo stracciare, almeno le chiedo di sistemarlo insieme. Signor Ministro, riscriviamolo insieme: lo riscriva con chi la scuola italiana la conosce da vent'anni, da dentro le aule, da Nord a Sud; lo riscriva con quella forza politica che per la scuola italiana ha messo otto miliardi in un solo anno scolastico; lo riscriva questo provvedimento con chi ha lasciato in eredità a questo Governo 30 miliardi per la scuola pubblica e per l'università. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Basso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02818 sulla garanzia dell'integrazione degli alunni stranieri e del diritto alla libera espressione del dissenso in ambito scolastico, per tre minuti.
BASSO (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, torno anch'io sui fatti di venerdì scorso alla scuola primaria «Daneo» nel centro storico di Genova, la mia città, quando, mentre i bambini entravano a scuola, gli agenti in borghese hanno rimosso dalla cancellata uno striscione realizzato dagli alunni e affisso dai loro genitori. Su quello striscione era scritto semplicemente: "Qui nessuno è straniero".
La questura ha correttamente avviato accertamenti interni. Lei, invece, signor Ministro, senza ascoltare insegnanti e genitori, accusati di essere stati costretti a realizzare uno striscione antigovernativo, ancora oggi parla di strumentalizzazione. I fatti, invece, dicono esattamente il contrario. Quello striscione era stato preparato per l'arrivo della fiaccola della pace, nell'ambito delle attività della scuola sui temi della pace, dell'inclusione e dei diritti umani.
Ancora questa mattina, come ha ricordato la collega, proprio a Genova, al Salone nautico, il presidente Meloni ha detto di non sapere chi avesse rimosso lo striscione e soprattutto di non sapere che cosa significhi "nessuno è straniero". Signor Ministro, credo che nella vostra arroganza voi abbiate smesso di ascoltare persino i bambini, perché quei bambini impiegherebbero molto poco a spiegare, a lei e al presidente Meloni, quello che non avete voluto capire: che cosa significa dire che a scuola nessuno è straniero. (Applausi).
La comunità educante della scuola «Daneo» questo principio lo pratica ogni giorno. È una scuola nel cuore di una città complessa, frequentata da bambini con storie, lingue ed origini diverse, che rispetta e mette in pratica l'articolo 34 della Costituzione, per cui la scuola è aperta a tutti. È una scuola amata dagli alunni, dagli ex alunni, dalle famiglie del quartiere, perché non ha semplicemente gestito l'integrazione, ma ne ha fatto un fattore di crescita umana, culturale e didattica.
È diventata, così, una scuola simbolo d'eccellenza, ambita dalle famiglie genovesi e italiane, perché lì i propri figli possono trovare un luogo dove crescere. Ecco perché Genova si è stretta intorno a quella comunità e quello striscione è comparso in tante altre scuole: perché la «Daneo» è la testimonianza concreta di ciò che il vostro decreto sembra non voler vedere.
Il problema non è quanti bambini di origine straniera siedano in una classe. Il punto è la qualità della scuola, degli insegnanti, del progetto educativo e delle risorse disponibili. Le facciamo una proposta, signor Ministro. Vada alla «Daneo». Prima di giudicare, ascolti: ascolti gli insegnanti, i genitori e soprattutto abbia l'umiltà di ascoltare quei bambini. Chieda loro perché quella scuola funziona e poi ci risponda.
Non sarebbe infatti più utile partire dalle scuole dove l'integrazione funziona invece di imporre soglie numeriche? Non sarebbe più utile dare loro le risorse necessarie a riconoscere, anche economicamente e socialmente, il grande valore degli insegnanti che ogni giorno trasformano le differenze in una ricchezza educativa?
Perché si può strappare uno striscione, cento, mille, ma non si può cancellare ciò che la «Daneo» dimostra plasticamente al Paese. La qualità di una scuola non dipende dalla provenienza dei bambini, ma dagli strumenti che diamo a chi deve farli crescere insieme, nella convivenza e nel rispetto reciproco. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro dell'istruzione e del merito, professor Valditara, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
VALDITARA, ministro dell'istruzione e del merito. Signor Presidente, gentili senatori, lo striscione in questione è stato affisso su una cancellata posta in prossimità dell'accesso alla scuola primaria «Daneo» di Genova, cancellata quindi non di pertinenza della scuola, e la sua rimozione è stata effettuata dalle Forze dell'ordine - tra l'altro la questura ne era all'oscuro - su segnalazione della Polizia municipale.
Non vi è stato alcun intervento, né da parte del personale scolastico della scuola, né da parte del Ministero. Per tale ragione, mi limito semplicemente a dire che la domanda posta con la presente interrogazione andrebbe rivolta innanzitutto e più opportunamente alla sindaca di Genova, essendo la segnalazione proveniente dalla Polizia municipale.
Tanto premesso, volendo entrare nel merito della questione, ribadisco la mia contrarietà a qualsiasi forma di indottrinamento e strumentalizzazione a danno di alunni - in questo caso dovremmo dire bambini - che non hanno ancora maturato un autonomo spirito critico.
Condivido certamente il messaggio espresso con lo striscione: a scuola nessun bambino è straniero. Lo condivido a tal punto che noi siamo stati i primi a introdurre un docente dedicato per insegnare l'italiano ai ragazzi che non sanno nemmeno dire buongiorno e buonasera. I precedenti Governi hanno fatto tanta propaganda, ma pochi fatti concreti. Siamo stati i primi ad incrementare in modo significativo le risorse per i CPIA e per quanto riguarda, appunto, l'integrazione linguistica dei bambini stranieri; tra l'altro, anche questa misura va nella stessa direzione.
Sono tuttavia fermamente convinto che certe forzature ideologiche non siano compatibili con il primario ruolo educativo della scuola: insegnare a parlare correttamente la nostra lingua. In quello striscione c'era un errore: "Nessun* bambin* è stranier*". Disapprovo la scelta di esprimere quella frase condivisibile con l'asterisco. L'italiano non conosce il neutro; insegnare ai bambini l'utilizzo di un linguaggio che non è diffuso nella società, che non è utilizzato in alcun ambito ufficiale e che appartiene semmai all'ideologia woke, è un atto di prepotenza in aperto contrasto con la missione educativa della scuola. È un modo per indottrinare i nostri bambini.
Il compito della scuola resta quello di educare ad essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode, ideologie, in modo da rafforzare proprio quel clima di serenità e di libero confronto necessario alla crescita dei nostri giovani come studenti e come cittadini.
Inoltre, e concludo, il nostro decreto non si riferisce agli stranieri in quanto tali - lo ribadisco - ma a coloro che non hanno adeguata conoscenza della lingua italiana, nel loro interesse.
Se questi tetti o se queste misure datano dal 1990 in avanti e hanno coinvolto diversi Ministri del Partito Democratico in tutti questi anni in vario modo, ancorché non sempre efficace, evidentemente vuol dire che queste misure rispondono al buon senso e alla logica e non sono discriminatorie. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice D'Elia, per due minuti.
D'ELIA (PD-IDP). Signor Ministro, siamo totalmente insoddisfatti della sua risposta. Vorrei partire proprio da quello che lei dice essere propaganda fatta sulla pelle dei bambini. Le ricordo che il 20 settembre la premier Giorgia Meloni, che oggi ha ribadito di non sapere che cosa significhi il messaggio su quello striscione, davanti a una platea di giovani del proprio partito ha urlato cose che poi entrano nella carne viva delle bambine e dei bambini nella nostra scuola, di tutti i bambini, che si incontrano in classe senza distinguersi tra stranieri e italiani.
Si proclama un intento d'integrazione - e lei oggi lo ha fatto di nuovo qui - ma si manda un messaggio contrario e di questo messaggio politico dovete assumervi la piena responsabilità. (Applausi). Ho letto il decreto-legge questa mattina: parla di tetto a bambini stranieri, di questo parla. Quello striscione rimosso dice invece la verità vissuta dalle nostre bambine e dai nostri bambini.
Va tutto bene? Certo che no. Certo che servirebbe un'attenzione maggiore. Le scuole sono spesso lasciate sole, ma voi avete generato un problema inesistente: il conflitto etnico nella scuola. Avete disegnato bambini italiani che si sentirebbero messi nell'angolo (Applausi. Commenti), che diventano minoranza, perché tutta la vostra costruzione politica e ideologica evoca la paura dell'invasione.
Avete portato la propaganda dell'invasione dal mare di morte del Mediterraneo fin dentro le aule delle scuole italiane; nel fare questo, autorizzate comportamenti razzisti e, nella migliore delle ipotesi, eccesso di zelo da parte delle Forze di polizia. È un messaggio che crea paura, signor Ministro. Le consiglio di ascoltare la testimonianza della scuola «Di Donato» di Roma e il loro appello alla scuola. I bambini e le bambine non sono quote da distribuire. Ci sono bambini che si chiedono: "Sono straniero, mi allontaneranno"? Le consiglio di leggere l'appello degli assessori alla scuola di tanti Comuni che dice: «La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto». Le scuole creano relazioni, non le strappano. Avete mandato un messaggio feroce ai bambini con background migratorio: non siete i benvenuti. Avete indicato le classi non come comunità di diversi, ma come luogo di scontro tra identità costruite contro gli altri (Applausi), mentre abbiamo bisogno di scuole che insegnino a vivere nel pluralismo. La scuola della Costituzione è aperta a tutti e non lascia indietro nessuno. Questa scuola esiste grazie a tanti insegnanti e famiglie, a Comuni, al terzo settore. Non vi consentiremo di distruggerla. Per noi, a scuola nessuno è straniero, a scuola ci sono solo bambini. (Applausi).
Saluto ad una delegazione comunale
PRESIDENTE. Saluto la delegazione del Comune di Arzignano e il sindaco Riccardo Masiero. Benvenuti in Senato. (Applausi).
Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,40)
PRESIDENTE. La senatrice Cosenza ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02814 sul rafforzamento dell'offerta e della qualità delle infrastrutture sportive nel Mezzogiorno, per tre minuti.
COSENZA (FdI). Signor ministro Abodi, il Governo Meloni ha posto al centro della propria azione il potenziamento dell'impiantistica sportiva pubblica, riconoscendo nello sport non soltanto una componente fondamentale del benessere individuale e collettivo, ma anche uno strumento d'inclusione sociale, rigenerazione urbana e valorizzazione dei territori.
Permangono in Italia significativi divari territoriali nell'accesso alla pratica sportiva e nella disponibilità, qualità e fruibilità degli impianti, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno e ai contesti caratterizzati da maggiore fragilità sociale. Negli ultimi anni sono state destinate importanti risorse al potenziamento dell'impiantistica sportiva attraverso programmi nazionali quali «Sport e periferie», gli interventi finanziati dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e le risorse connesse ai grandi eventi sportivi ospitati nelle Regioni meridionali. Tali investimenti possono rappresentare un'occasione non soltanto per colmare un divario infrastrutturale, ma anche per costruire i presidi permanenti di socialità, educazione e aggregazione, generando nuove opportunità per i giovani e contribuendo allo sviluppo dei territori.
Gentile Ministro, si chiede di sapere quali siano le principali iniziative e le risorse che il Governo ha destinato e intende destinare al Mezzogiorno per rafforzare l'offerta e la qualità delle infrastrutture sportive e, più in generale, quali strategie intenda perseguire affinché gli investimenti nello sport possano contribuire in modo strutturale alla riduzione dei divari territoriali, alla rigenerazione delle comunità e alla crescita economica e sociale del Sud.
PRESIDENTE. Il ministro per lo sport e i giovani, dottor Abodi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
ABODI, ministro per lo sport e i giovani. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti perché mi consentono di affrontare un tema che è parte costitutiva delle linee programmatiche del mandato che ho illustrato alle Commissioni parlamentari congiunte 7a e VII di Senato e Camera. Quest'azione si è qualificata in interventi costanti, quotidiani, frutto della collaborazione intensa con il Parlamento, che ringrazio sempre, e anche con le amministrazioni del territorio e gli enti locali, in una logica di leale collaborazione. Lo sport è entrato da tre anni nella nostra Costituzione grazie al lavoro del Parlamento e al senatore Iannone, che è stato il primo firmatario del relativo disegno di legge con il quale è stato un piacere collaborare. Si tratta di un patrimonio comune, ma c'è bisogno di trasformare il riconoscimento di un valore in un diritto e in una conferma nell'offerta delle opportunità, che non sempre trovano riscontro; soprattutto non hanno trovato riscontro prima dell'insediamento del nostro Governo, che si è trovato di fronte ad asimmetrie alle quali abbiamo cercato di porre rimedio.
Intanto lei, senatrice Cosenza, ha fatto giustamente riferimento a «Sport e periferie", ma io parto dal dato macro: 1,7 miliardi in questi ormai quattro anni sono una cifra mai raggiunta in passato, destinata proprio alle infrastrutture sportive pubbliche, nell'ottica di investire nei luoghi, soprattutto in quelli gratuiti, cosa ancora più importante. Caivano è stato l'emblema, il primo elemento sul quale abbiamo costruito una strategia che si sta declinando in altre otto centralità, in gran parte nel Sud della nostra Nazione.
«Sport e periferie» è stato certamente uno strumento utile che abbiamo ereditato e che abbiamo replicato, incrementando le risorse finanziarie: stiamo parlando di 230 milioni destinati al Mezzogiorno, a fronte di un investimento complessivo di poco più di 384 milioni e quindi il 60,2%, proprio nell'ottica di un riequilibrio territoriale, con altri 50 milioni per quest'anno e per il prossimo, che consentiranno lo scorrimento delle graduatorie.
Segnalo una misura, la terza linea del PNRR, «Sport e inclusione sociale», perché è altamente significativa e credo che sia opportuno ripetere i dati che rappresento sempre, perché è un deficit informativo del quale dobbiamo farci carico: nei Comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti, su 1.543 progetti portati avanti con gli enti locali in meno di tre anni ne abbiamo realizzati 1.495. È una rete straordinaria di infrastrutture sociali, ancora una volta multidisciplinari e gratuite che rappresentano emblematicamente e simbolicamente l'impegno del Governo nella corrispondenza degli impegni assunti e della realizzazione delle opere in un tempo breve.
Penso ai 50 milioni del Fondo sviluppo e coesione che abbiamo destinato con un bando che è ancora presente per lo sviluppo territoriale delle infrastrutture, elemento centrale delle politiche educative, per cercare di rafforzare e in alcuni casi addirittura ripristinare ciò che nel tempo è stato oggettivamente perso e che si associa con una misura che il Parlamento ha approvato sulle attrezzature e soprattutto sulle attività scolastiche. Ringrazio la senatrice Gelmini che rappresenta in qualche maniera il motore di questa iniziativa che mette a disposizione nel triennio 20 milioni.
Il tema del Mezzogiorno non è soltanto quanto investiamo, ma quale funzione vogliamo assegnare a questi investimenti. Accanto a questa dimensione quotidiana, infatti, ci sono grandi avvenimenti che non consideriamo episodi isolati, ma acceleratori di sviluppo e di trasformazione dei territori e anche di promozione culturale dell'educazione al movimento. Quello che abbiamo fatto per i Giochi del Mediterraneo è sotto gli occhi di tutti: 350 milioni, dei quali 275 di infrastrutture senza un giorno di ritardo e senza un euro di extracosti e con un bilancio dei Giochi del Mediterraneo con un piccolissimo utile, che testimonia che anche al Sud è possibile realizzare, è possibile investire e ripristinare anche un meccanismo fiduciario con la cittadinanza della quale c'è bisogno, perché molto spesso i grandi avvenimenti vanno a posizionarsi in altri luoghi del Paese che meritano altrettanto, ma che non possono essere certamente luoghi esclusivi.
Lo stesso vale per le finali del torneo Next Gen ATP, ovvero il futuro del tennis con i ragazzi più promettenti, che abbiamo portato a Reggio Calabria, nella prospettiva, anche lì, di continuare a presidiare ben oltre l'evento sportivo, perché l'eredità di questi appuntamenti si consolida anche nella fruizione degli impianti e nell'apertura alla cittadinanza, a partire dalle scuole.
America's Cup è sotto gli occhi di tutti: abbiamo buttato il cuore oltre l'ostacolo, abbiamo risvegliato il sonno colpevole di Bagnoli, dopo trentacinque anni, e la volontà del presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intraprendere anche in questo ambito, come in tutte le opportunità che abbiamo portato avanti, è la testimonianza viva di come si possono coniugare grandi avvenimenti e sviluppo urbano, rigenerazione urbana e rigenerazione umana. Non a caso, durante la settimana dei preliminari dell'America's Cup, abbiamo inaugurato due playground nell'hinterland napoletano, perché associamo sempre iniziative di alto livello competitivo con iniziative della base della socialità sportiva, che è il cuore del nostro impegno e della nostra missione.
Questa è la visione che stiamo cercando di portare avanti, il Mezzogiorno non può e non deve essere considerato semplicemente un territorio nel quale recuperare un ritardo. È un territorio nel quale liberare energia, talenti e potenzialità, per troppo tempo mortificate, trascurate e lasciate un po' al proprio destino. Abbiamo una Nazione unita e lo sport può e deve essere uno degli strumenti nei quali rendere questa prospettiva concreta ogni giorno e il lavoro che stiamo portando avanti quotidianamente collaborando con il Parlamento, le Regioni e gli enti locali, è una testimonianza che poniamo di fronte alla valutazione dei cittadini. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Cosenza, per due minuti.
COSENZA (FdI). Signor Presidente, desidero esprimere un sincero ringraziamento al ministro Abodi per la risposta precisa ed esaustiva, per la determinazione, la concretezza e la visione politica con cui sta agendo per affermare il diritto allo sport nel Mezzogiorno, dimostrando un'attenzione che non ha precedenti storici. Il diritto allo sport, oggi finalmente tutelato dall'articolo 33 della Costituzione, per troppi anni è stato negato a intere generazioni del Sud a causa di un profondo divario infrastrutturale. Oggi, grazie a quanto realizzato dal suo Dicastero, signor Ministro, esiste un Piano nazionale per il potenziamento dell'impiantistica sportiva, dotato di ingenti risorse, che il Governo Meloni ha scelto di attivare partendo innanzitutto dalle periferie. Ha scelto di partire dal cantiere simbolo del riscatto sociale della nostra Nazione, che è diventato il modello Caivano, dove ha dimostrato che lo sport è la prima e più forte alternativa al degrado e all'illegalità più drammatica, come testimonia anche la storia di Francesco Crispino, eccellenza sportiva nata proprio dal Centro sportivo «Pino Daniele», simbolo del modello Caivano.
Parimenti, il frutto del suo operato, signor Ministro, è testimoniato anche dal successo della strategia legata ai grandi eventi sportivi intesi come leva di sviluppo economico e infrastrutturale per il Sud: a Taranto, dove l'enorme sforzo economico e organizzativo profuso dal Governo per i Giochi del Mediterraneo ha gettato le basi per insediare un vero hub sportivo, il Centro di preparazione olimpica permanente per il Sud Italia; a Napoli, dove l'America's Cup si è rivelata sin dalle prime tappe un acceleratore di rinascita territoriale e di sviluppo economico esponenziale, che pone l'Italia al centro dell'attenzione mondiale.
Per queste ragioni, signor Ministro, non si può che essere grati a Giorgia Meloni e rivolgo a lei un sentito ringraziamento, certa che la strada tracciata continuerà a portare frutti straordinari per la formazione del valore del Mezzogiorno. (Applausi).
PRESIDENTE. La senatrice Gelmini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02812 sull'equiparazione del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica all'ordinamento universitario, per tre minuti.
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, signora Ministra, il sistema dell'alta formazione artistica e musicale rappresenta un fiore all'occhiello del patrimonio culturale e artistico italiano, un patrimonio d'inestimabile valore, che affonda le sue radici nella storia del nostro Paese, che ha da sempre proiettato l'Italia oltre confine. D'altronde, sono circa 164 le istituzioni coinvolte dal sistema dell'alta formazione: il Conservatorio di Milano, l'Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Conservatorio di musica di San Pietro a Majella di Napoli, l'Accademia nazionale di danza di Roma, che è un unicum nella storia del nostro Paese, l'Accademia di Belle Arti di Brera, fino ad arrivare all'Accademia nazionale d'arte drammatica «Silvio d'Amico», per citarne solo alcune. Certamente l'Afam ha il pregio di aver formato artisti di fama mondiale, oltre che nazionale: penso a Riccardo Muti, ad attori come Paola Cortellesi, a danzatrici come Cristiana Morganti, ad attori come Luca Zingaretti. Insomma, lei signora Ministra ha dimostrato di credere nel sistema dell'alta formazione artistica e musicale e si è sicuramente contraddistinta per una serie di provvedimenti che sono stati assunti e che noi ovviamente condividiamo: dall'armonizzazione dei titoli di studio al mondo universitario, all'adozione del Regolamento sul reclutamento del personale, dalla revisione dei settori artistico-disciplinari, fino ad arrivare al riconoscimento importante dentro l'Anvur di un rappresentante dell'Afam.
Eppure, questo settore attende ancora il completamento di una riforma che era stata avviata oltre venticinque anni fa. Noi del Gruppo Noi Moderati, allora, abbiamo presentato una proposta di legge, unitamente a colleghi anche di altri schieramenti, per equiparare lo stato giuridico ed economico del personale docente Afam a quello universitario, perché esiste ancora quest'asimmetria del tutto inaccettabile. Sappiamo che lei si è espressa più volte circa la volontà di potenziare e riconoscere il valore dell'Afam.
Le chiediamo quindi, signora Ministra, se condivide la nostra proposta e quali sono i prossimi passi che il Governo si appresta a compiere per arrivare a questa equiparazione e dare quindi un segnale importante ai docenti Afam.
PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, senatrice Bernini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
BERNINI, ministro dell'università e della ricerca. Senatrice Gelmini, non solo condivido, ma ieri tutti insieme abbiamo votato la conversione di un decreto-legge sulla pubblica amministrazione, all'interno del quale ufficialmente si trasformano i diplomi dell'alta formazione artistica in lauree, equiparandoli totalmente; e non per miracolo, ma attraverso quattro decreti, che dal 2022 il Ministero dell'università e della ricerca ha realizzato, dopo venticinque anni d'attesa. Come lei ricordava, i venticinque anni riguardano anche le cose che lei ha citato e che sono state fatte in questi quattro anni.
È molto importante ricordare che i già diplomati, ora laureati, avranno davanti un mondo in grado di riconoscerli molto di più. Lei ha giustamente ricordato alcune delle istituzioni Afam: accademie di belle arti, conservatori, istituti superiori delle industrie artistiche, istituti di design, scuole di moda, accademie d'arte drammatica, accademie di danza. Ora avremo artisti laureati, danzatori laureati, attori laureati, musicisti laureati. Tutto questo perché in questi anni abbiamo cambiato i settori artistico-disciplinari e gli ordinamenti didattici. Abbiamo creato un percorso che ha portato all'assimilazione tra l'università e l'alta formazione artistica. Di più: abbiamo favorito la coesione dell'alta formazione, creando poli dell'alta formazione in alcune parti d'Italia, dove accademie, conservatori e università hanno stabilmente realizzato collaborazioni.
Abbiamo dato all'alta formazione artistica quello che prima non aveva, i dottorati di ricerca, che prima doveva prendere a prestito dalle università: umiliante, una Cenerentola che noi abbiamo trasformato giustamente nella principessa che è sempre stata. Se pensiamo che l'alta formazione artistica sia una foto seppiata, un po' sfumata, di un tempo che fu, non abbiamo mai visto l'alta formazione artistica di oggi, che si compone di bracci robotici, intelligenza artificiale, realtà aumentata, stampanti 3D, esoscheletri e potrei andare avanti all'infinito. Questo perché arte, creatività e tecnologia fanno la vera innovazione.
Lei mi parla di equiparazione. L'abbiamo fatto, lei l'ha votato ieri. Noi riteniamo che, oltre alle scelte che vengono fatte autonomamente quando si combinano realtà universitarie e realtà di alta formazione artistica, in cui è lo stesso personale docente a decidere a quale trattamento vuole accedere, noi dobbiamo andare oltre e, con gli stessi soggetti a cui si applicheranno le norme, come abbiamo sempre fatto (perché il nostro metodo di lavoro è questo: coinvolgimento), parlare di governance. Governance significa: rapporto tra gli organi dell'alta formazione artistica e trattamento dei docenti che lavorano con loro.
A partire da luglio ho creato un gruppo di lavoro. Il metodo di lavoro è sempre quello: coinvolgere presidenti, direttori, personale tecnico, studenti (soprattutto studenti: c'è una loro larghissima rappresentanza).
Il nostro lavoro sta continuando. Il metodo di lavoro è sempre quello: lavorare insieme. Per noi quindi è motivo di felicità e di orgoglio condividere il nostro lavoro con il vostro e con il lavoro del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Gelmini, per due minuti.
GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, ringrazio la Ministra per questa risposta. Sicuramente quanto fatto all'interno del decreto-legge sulla pubblica amministrazione per riconoscere i titoli di studio e per l'equiparazione è di estrema importanza. L'Afam dimostra, tra l'altro, una crescita continua e significativa; non solo non è una Cenerentola, ma è una realtà che riesce nell'intento di essere sempre più attrattiva e avere un numero di immatricolazioni maggiore. Credo quindi, signora Ministra, che dobbiamo lavorare insieme, Governo e Parlamento, affinché si possa presto definire la posizione dei docenti Afam. Credo che il riconoscimento dei titoli apra sicuramente una strada importante, ma lo status giuridico ed economico del personale richiede un intervento specifico. Occorre recuperare risorse. Siamo alla vigilia di una legge di bilancio. Il Parlamento può dare un contributo a questo intento e a quest'obiettivo e il mio augurio è che, attraverso le proposte di legge già depositate e in corso di discussione proprio in Senato, nella concomitanza della discussione del disegno di legge di bilancio, si possa riconoscere finalmente tale equiparazione, che sarebbe il completamento del lavoro che lei, in maniera eccellente, ha portato avanti fino ad oggi. Buon lavoro. (Applausi).
PRESIDENTE. Il senatore Trevisi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02813 sul rafforzamento delle misure di promozione del diritto allo studio, per tre minuti.
TREVISI (FI-BP-PPE). Gentile Ministro, il diritto allo studio è un diritto costituzionalmente garantito, in virtù del quale la Repubblica deve assicurare agli studenti meritevoli, ancorché privi di mezzi, di accedere ai più alti gradi d'istruzione e di accompagnarli con tutte le misure necessarie a sostenere il loro percorso formativo.
Il Fondo integrativo statale costituisce lo strumento principale adoperato per la concessione di borse di studio agli studenti e alle studentesse capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi economici sufficienti a proseguire gli studi. Negli ultimi anni il Governo ha impresso una forte accelerazione alle misure di sostegno al diritto allo studio, anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno consentito di ampliare in maniera significativa la platea dei beneficiari e di raggiungere livelli di copertura degli idonei mai registrati in precedenza.
Nell'anno accademico 2024-25 la copertura degli idonei ha raggiunto pressoché il 100%, per un totale di quasi 300.000 borse di studio. Tale numero è cresciuto costantemente negli ultimi anni, passando dalle 244.000 borse nell'anno accademico 2020-2021 alle circa 300.000 di oggi, con un incremento significativo del ben il 22,7% in più di borse di studio. Il rafforzamento negli ultimi anni di numerosi interventi a sostegno del diritto allo studio rende ad ogni modo prioritario assicurare continuità degli investimenti e consolidare i risultati raggiunti, anche grazie alle risorse del PNRR, accompagnando il sistema verso una dimensione strutturale.
D'altro canto, tale esigenza assume particolare rilievo anche alla luce dell'aumento del costo della vita, che incide concretamente sulle possibilità per molti giovani e per le loro famiglie di sostenere il percorso universitario.
Si chiede pertanto di sapere quali iniziative il Ministro abbia assunto o intenda assumere per dare ulteriore impulso all'azione di promozione e rafforzamento del diritto allo studio, consolidando i risultati raggiunti dal Governo negli ultimi anni ed assicurando, anche nella prospettiva temporale successiva al PNRR, un sistema strutturalmente più forte ed efficiente nell'utilizzo delle risorse pubbliche, per tutelare il diritto allo studio in modo da garantire, a un numero sempre maggiore di studenti idonei, l'effettivo accesso alla borsa di studio o la massima equità di trattamento.
PRESIDENTE. Il ministro dell'università e della ricerca, senatrice Bernini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
BERNINI, ministro dell'università e della ricerca. Signor Presidente, il diritto allo studio è non solo un diritto costituzionalmente garantito, non solo una parola, ma un percorso che si compone di borse di studio e posti letto.
Senatore Trevisi, lei ha giustamente evocato la necessità di dare continuità ai fondi che rendono possibile a tutti, indipendentemente dalla condizione economica, dalle condizioni della famiglia, dal codice postale, dalla scuola di provenienza, il diritto ad accedere alla formazione superiore e alla formazione universitaria. Questo lo si può realizzare solo attraverso un investimento vero e profondo nel diritto allo studio.
Per quanto ci riguarda, nel 2022 abbiamo trovato il Fondo integrativo statale, che è il contenitore che riguarda le borse di studio, ricco di 307 milioni. Abbiamo raggiunto un picco nel 2025, arricchendo il fondo con 880 milioni, alcuni dei quali erano composti dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quindi, come lei giustamente dice, si trattava di fondi congiunturali e non strutturali.
Il picco è stato dunque l'anno 2025, in cui tutti hanno avuto la borsa di studio, perché il vero obiettivo è quello di evitare che si crei l'odiosa categoria degli idonei non beneficiari ovvero che si abbia diritto alla borsa di studio, ma che non ci siano i soldi per conseguirla. Questa possibilità l'abbiamo eliminata e, nel 2025, tutti hanno avuto la loro borsa di studio.
Per quanto riguarda quest'anno, la cosa più importante da comunicare, a lei e naturalmente all'Assemblea e a tutti, soprattutto agli studenti e alle loro famiglie, è che noi abbiamo aggiunto 288 milioni, proprio con un provvedimento di due settimane fa, per far sì che il tetto delle borse di studio raggiunga - con fondi statali, non fondi PNRR, quindi fondi strutturali - 847 milioni, il che significa che anche quest'anno saremo in grado di corrispondere ai fabbisogni senza i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per quanto riguarda gli studentati, vorrei ricordare molto velocemente che non c'è studente felice senza un tetto sulla testa, un letto dove dormire e un luogo dove accendere il computer e aprire i libri.
Noi abbiamo onorato l'impegno che avevamo assunto nel 2022 e abbiamo realizzato, da qui al 2027, come da accordi e da bando del Piano nazionale di ripresa e resilienza, creato dal Governo precedente con la Commissione europea, 63.220 posti letto, andando oltre il target, di cui 33.000 già realizzati (quindi 33.000 chiavi messe nelle mani di 33.000 studenti), con l'impegno già contrattualizzato presso l'Agenzia del demanio e l'Agenzia delle entrate naturalmente, con atti d'obbligo e contrattualizzazioni, di creare entro il 2027 altri 30.000 posti letto.
Abbiamo quindi trovato 40.000 posti letto; ne lasciamo, dal 2022 al 2027, altri 73.220, perché ai 63.220 se ne aggiungono 10.000 realizzati con il modello ordinario, che aveva consentito la realizzazione di 40.000 posti letto prima che noi arrivassimo.
Quindi oltre 113.000 posti letto faranno sì, sommando i due elementi, che gli studenti abbiano non solamente una borsa di studio, ma anche un luogo da poter chiamare "casa", anche lontano da casa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Trevisi, per due minuti.
TREVISI (FI-BP-PPE). Signora Ministra, sono assolutamente soddisfatto della risposta, ma anche del suo operato negli ultimi quattro anni. Lei ha ricordato i posti letto. L'attuale legislatura si è aperta con gli studenti nelle tende; adesso abbiamo 60.000 posti letto in più e ne raggiungeremo 73.000.
Voglio citare anche il Fondo di finanziamento ordinario di circa 9,5 miliardi alle università italiane, una cifra record mai raggiunta fino ad oggi.
Lei sta lavorando bene quindi e sta investendo soprattutto nel futuro del nostro Paese. Ricordo infatti che sull'università - e io sono un dipendente universitario adesso in aspettativa - si gioca il futuro di questo Paese, il futuro tecnologico, la ricerca. Investire nell'università significa moltiplicare poi, un domani, anche la possibilità di crescere economicamente e di creare posti di lavoro di qualità.
Il suo lavoro eccellente - non credo che in precedenza ci siano stati risultati di questo tipo - consentirà al nostro Paese di avere un sistema anche economico e produttivo molto più forte nei prossimi anni. È logico che gli interventi che il Ministero e il Governo stanno facendo sono strutturali, come lei ha ben detto, e daranno frutti non solo adesso, ma soprattutto nei prossimi anni. Oggi stiamo quindi seminando davvero per avere la possibilità di un Paese più competitivo, puntando su un motore di sviluppo fondamentale quale quello dell'università.
Mi congratulo quindi con lei per l'ottimo lavoro svolto e le auguro di proseguire ancora su questa strada. Grazie e buon lavoro.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
SENSI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SENSI (PD-IDP). Signor Presidente, paparazzo per necessità più che per scelta, Umberto Pizzi è stato il Velásquez che questa città di papi, cardinali e palazzi non ha mai avuto.
«La foto deve parlare», diceva Umberto, che ci teneva alla sua Zagarolo come segno di distinzione rispetto a questa città famelica, la distanza che gli permetteva sempre lo scatto giusto.
Ha insegnato a generazioni di fotografi non solo lo sguardo, ma il coraggio, quel cazzotto stampato in faccia al potente di turno che vorrebbe non essere visto, pizzicato, giudicato, ieri come oggi.
Impietoso, ma non spietato, il suo "Cafonal" e la collaborazione pluriennale con «Dagospia» è la «Spoon River» della prima, della seconda, perfino di questa Repubblica senza numero, come i re Luigi di Prévert, poeta che non usa più, come il garbo glaciale di Umberto, che attraversava, aristocratico e carbonaro, il lusso e la canaglia.
Lo vedevi fino a pochi giorni fa, in ogni occasione, su quelle tribune, col suo arco e le frecce, infilzare prede ormai immangiabili, senza sapore, senza mercato, senza gusto. Arrivava con quel suo cappello di sghimbescio, la sciarpa felliniana, in motorino. Si muoveva come un pontefice senza corte, con un'umiltà che aveva naturale.
Nato povero, cominciò con la fame nel mondo, in giro per il Medio Oriente, ma non ci pagava i conti. Nel suo obiettivo è passato letteralmente tutto il mondo. Viene in mente Arbasino, era quella la sua Dolce Vita. Dopo Tazio, resta Rino. Una vita non amata, quella del fotografo, ma che divertimento, che gusto, che affanno! Penso a lui tra le sue rose, tra gli ulivi della sua casa costruita fisicamente, invece che dalle mattonelle, dalle foto a Liz e Richard Burton o a Onassis.
Oggi lo piangono tutti i suoi colleghi e colleghe, in un mondo di telefonini e sciatteria, tutta la politica che elemosinava un suo scatto, questo Palazzo ciclope, ormai cieco, senza un occhio, il suo, unico. (Applausi).
Atti e documenti, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 6 ottobre 2026
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 6 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,10).