Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 460 del 30/09/2026
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Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2047) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile (Approvato dalla Camera dei deputati)(ore 10,54)
Discussione e approvazione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2047, già approvato dalla Camera dei deputati.
Ha facoltà di intervenire il presidente della 5a Commissione permanente, senatore Calandrini, per riferire sui lavori della Commissione.
CALANDRINI (FdI). Signor Presidente, comunico che la Commissione bilancio, nella seduta di ieri pomeriggio, ha avviato l'esame in sede referente del provvedimento in discussione. Alla scadenza del termine degli emendamenti, fissato per ieri sera alle ore 18, sono stati presentati 458 emendamenti e 5 ordini del giorno. Nella seduta di questa mattina non è stato possibile, per motivi evidenti, procedere per conferire il mandato al relatore. La Commissione ha preso atto di questa condizione, per cui inizieremo l'esame del provvedimento senza il mandato al relatore.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Calandrini, il disegno di legge n. 2047, non essendosi concluso l'esame in Commissione, sarà discusso nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Cataldi. Ne ha facoltà.
CATALDI (M5S). Signora Presidente, colleghi, questo decreto-legge si occupa del funzionamento della pubblica amministrazione. Peccato, però, che l'unica cosa che non funzioni sia il decreto-legge stesso. È stato scritto così bene che già il Governo ha dovuto mettere mano a due nuovi decreti-legge per correggerlo: quello sui Campi Flegrei - ci si è accorti che manca qualcosina e bisogna farne un altro - e quello sui lavoratori precari della giustizia. Questo Governo non ha voluto sentire le opposizioni, non ha accolto uno degli emendamenti del MoVimento 5 Stelle e quindi, anche in questo caso, deve di nuovo metterci mano.
Questo non è un incidente di percorso, signora Presidente, ma è il metodo di questo Governo, a cui abbiamo assistito già in molti altri provvedimenti. Lo abbiamo visto quando si è parlato della sicurezza: abbiamo assistito a un patetico susseguirsi di provvedimenti e adesso, dopo quattro anni di legislatura, vi siete accorti che questi provvedimenti non hanno funzionato, quindi la settimana scorsa è arrivato in Commissione l'ennesimo disegno di legge sicurezza, su cui ancora continuate a lavorare, fino alla fine della legislatura. L'abbiamo visto, poi, sull'immigrazione, su cui avevate promesso il blocco navale. Invece cosa avete fatto? Avete costruito il monumento nazionale che certifica le vostre politiche fallimentari: i centri in Albania. (Applausi).
Signora Presidente, ben vengano anche i rattoppi, questi nuovi decreti. Però, se avete promesso delle soluzioni alla popolazione dei Campi Flegrei e ai precari della giustizia, quello che proprio non vi riesce è trovare soluzioni per la popolazione terremotata, che dopo dieci anni entra in questo decreto-legge marginalmente, per sentirsi dire, sostanzialmente, che l'emergenza è finita.
Signor Presidente, sarà finita per questo Governo, ma non credo che sia finita per più di 2.000 famiglie che vivono ancora nelle casette (Applausi), soluzioni abitative di emergenza. L'emergenza per loro non è finita, signora Presidente, e si chiedono quei cittadini: ma le opere pubbliche?
Allora, è inutile che cantate vittoria e cambio di passo: usiamo i dati, quelli più significativi, quelli più generosi, quelli che usa il vostro commissario, che ci dice che abbiamo raggiunto un 40% di opere che già sono state avviate, tra lavori in corso e opere concluse. Guardiamola dall'altro punto di vista: il 60% delle opere pubbliche non ha ancora visto un cantiere dopo 10 anni (Applausi). E sono le opere pubbliche quelle che fanno decidere una famiglia se può restare o se deve andarsene definitivamente, perché parliamo di scuole, parliamo di presìdi sanitari, parliamo anche di quello che deve essere un futuro per quelle opere e per quella ricostruzione.
Poi c'è un'altra domanda: se a dicembre davvero si chiude lo stato di emergenza, che cosa succede dopo? Questo decreto-legge non lo dice, ma se lo chiede la sindaca di Visso, che ha anche scritto una lettera alla Presidente del Consiglio. La sindaca di Visso ci dice che questo decreto-legge stabilizza il personale soltanto in tre Comuni. Vi ricordo che sono stati colpiti 140 Comuni; adesso quattro si sono accorpati e sono diventati 38. La domanda che si fa la sindaca è la seguente: che fine fanno tutti gli altri lavoratori, tutte quelle persone che hanno dedicato 10 anni della loro vita per lavorare alla ricostruzione? (Applausi).
La sindaca ha detto che non ci possono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B e che nella ricostruzione non si fa la conta dell'importanza soltanto per quei Paesi che hanno maggiore visibilità. Pensate alla gente che ci vive, alla gente che ci lavorava, alla gente che sta aspettando ancora da 10 anni e che vive ancora nelle casette. Questo Governo, però, una preoccupazione che l'ha: si preoccupa di tutelare la struttura, di chi coordina la ricostruzione, si preoccupa di prorogare la struttura del commissario e non si preoccupa della gente che ci ha lavorato, quelle persone che hanno lavorato lì per dieci anni della loro vita.
Allora, colleghi, vi vorrei fare un invito, perché quelle persone, purtroppo, non hanno un microfono in Aula e provo a usarlo io per loro e lo uso per invitarvi innanzitutto a venire in quei paesi, quelli che non fanno notizia, in quelle frazioni che sono state dimenticate. Venite lì per capire che cosa significa aspettare per dieci anni e sentire un commissario che continua a dire che c'è un cambio di passo quando vedono con i loro occhi che la ricostruzione è ancora ferma.
Signora Presidente, capisco che questo Governo non abbia tempo per queste cose, perché questo Governo non ha tempo proprio per i cittadini; non ha tempo, perché in tutta la legislatura si è impegnato per fare una cosa: per riscrivere le regole della Repubblica; per cancellare, modificare la Costituzione, perché era qualcosa che gli dava fastidio, perché questo Governo è incompatibile con la Costituzione italiana. (Applausi). Mentre avete perso quattro anni di tempo per il premierato, per la riforma della giustizia, per l'autonomia differenziata, i cittadini sono rimasti soli, signora Presidente. Sono rimasti soli con le bollette che aumentano in continuazione e sono rimasti soli con i contratti di affitto che, quando li rinnovano, aumentano di prezzo. Sono rimasti da soli con le case che sono terremotate, sono rimasti soli con gli stipendi, che non hanno più potere d'acquisto.
Signora Presidente, siete stati un Governo stabile, ma siete stati anche il Governo più inutilmente stabile della Repubblica italiana. (Applausi). Però, ad essere onesti, ve lo devo riconoscere: una riforma vi è riuscita, anche se non l'avete scritta, ma l'avete attuata nei fatti. È la riforma della democrazia parlamentare: proviamo a guardare questa democrazia, vediamo che cosa succede. C'è tutto: c'è l'Aula, ci sono i senatori, ci sono anche gli emendamenti, c'è persino il voto. C'è tutto, ma manca una cosa sola, signora Presidente: la possibilità di poter fare qualcosa per i cittadini che stiamo rappresentando. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zambito. Ne ha facoltà.
ZAMBITO (PD-IDP). Signora Presidente, colleghe e colleghi, signor Ministro, noi siamo di fronte allo stesso problema di sempre, cioè che voi ogni tanto, ogni mese circa, ci presentate un decreto omnibus.
Questa volta l'avete intitolato decreto pubblica amministrazione, ma in realtà ci sono molti articoli che parlano di tutt'altro.
I colleghi senatori Valente e Nicita interverranno successivamente sul complesso del decreto-legge, ma io vorrei soffermarmi sul suo articolo 4, perché non vorrei che passasse inosservato. L'articolo 4 del provvedimento prevede la nomina di un commissario straordinario, incaricato di smaltire ben 22.000 tonnellate di materiale acquistato durante l'emergenza pandemica, stanziando a questo scopo l'enorme cifra di 84 milioni di euro. Lo ripeto: 84 milioni di euro, per smaltire, da quando il COVID non c'è più, dalla fine del 2021 ad oggi, quel materiale. Già con una determina del febbraio 2023 la Presidenza del Consiglio dimostrava di conoscere bene questo problema e infatti, con quella determina, era stato stimato un costo di stoccaggio del materiale pari a circa 885.000 euro al mese, e sottolineo solo per lo stoccaggio. Quella determina - lo ricordo - è di febbraio 2023, e cioè di tre anni e mezzo fa. Con quel provvedimento veniva individuato un responsabile, con il compito di vendere o donare le giacenze, per liberare quei magazzini. Tuttavia, agli atti non risulta alcuna notizia, né rendiconto, su cosa sia stato effettivamente fatto da allora.
Soltanto ieri, in Commissione Covid, abbiamo appreso che il generale Figliuolo, quando era capo della struttura commissariale, aveva fatto smaltire tempestivamente le mascherine chirurgiche non più utilizzabili negli ospedali e nelle strutture sanitarie, perché erano state declassate a mascherine di comunità, e per quello smaltimento erano stati spesi 700.000 euro, a fronte di un costo di stoccaggio di 350.000 euro al mese. In soli due mesi, quell'investimento si era già ammortizzato.
Oggi, invece, senza alcuna relazione che spieghi cosa sia successo dal febbraio 2023 a oggi, ci troviamo di fronte alla nomina di un nuovo commissario straordinario, a distanza di ben tre anni e mezzo, per gestire il medesimo smaltimento. Qualsiasi piano pandemico - va detto e ricordato - prevede l'acquisto e lo stoccaggio di dispositivi di protezione individuale, ma ne evita il deterioramento, applicando il principio di rotazione e distribuendo quel materiale gradualmente alle strutture sanitarie prima della sua scadenza. Considerando, ad esempio, che la vita media di una mascherina - una mascherina chirurgica, una FFP2, o un qualsiasi dispositivo di protezione individuale - è di circa due anni, è ragionevole ipotizzare che gran parte di quel materiale sia ormai del tutto scaduto, ma fosse già scaduto nel febbraio 2023. Allora la domanda sorge spontanea: perché si è atteso così tanto prima di procedere al suo smaltimento?
Faccio un rapido calcolo, signor Presidente: una spesa di stoccaggio di 885.000 euro al mese, protratta per tre anni e mezzo, fa circa 38 milioni di euro. Noi abbiamo speso, in tre anni e mezzo, 38 milioni di euro per lo stoccaggio di materiale prevalentemente scaduto (Applausi). A questo si sommano oggi gli 84 milioni di euro che avete stanziato per smaltire quel materiale. 84 milioni di smaltimento: è sconcertante! Si arriva alla somma di 122 milioni di euro.
Se volessi fare del populismo a buon mercato, mi limiterei a parlare di soldi dei cittadini italiani letteralmente sperperati dallo Stato, ma non voglio scendere su questo terreno: preferisco mettere tutti noi di fronte alla realtà dei fatti.
Per anni, dai banchi dell'opposizione e nei lavori della Commissione Covid, i colleghi di Fratelli d'Italia ci hanno fatto la morale puntando il dito contro la gestione dell'emergenza, con il solito ritornello delle mascherine strapagate, delle mascherine farlocche, delle mascherine inutili. Oggi, messi alla prova del Governo, la verità emerge in tutta la sua sconcertante chiarezza: non solo non siete stati capaci di gestire un magazzino, ma state anche buttando via i soldi degli italiani. E la vostra presunta efficienza si traduce in 122 milioni di euro buttati al vento per accumulare polvere e bruciare materiale scaduto.
Altro che lezioni! Questa è solo pura e semplice incapacità gestionale a spese degli italiani, e solo a pensar bene. Signora Presidente, penso e spero che di questo se ne occuperà la Corte dei conti. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nave. Ne ha facoltà.
NAVE (M5S). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, riconosco una determinazione unica a questo Governo, poiché riesce sempre a fare una cosa strabiliante: prende un problema complesso, lo trasforma in un decreto-legge ancora più complesso e così, praticamente, aumenta la disseminazione della difficoltà dei cittadini in una già di per sé complessa burocrazia. Quello di oggi, per esempio, è un provvedimento utile a migliorare la funzionalità della pubblica amministrazione, degli enti territoriali e della Protezione civile: insomma, una missione nobile. Peccato però che poi leggiamo il testo e ci ritroviamo di nuovo davanti all'ennesimo decreto omnibus. Allora vai con il tango: pubblica amministrazione, scuola, università, enti locali, Protezione civile, Campi Flegrei, riscossione. Manca solo la formazione della Roma per la prossima partita e tutto è fatto. (Applausi).
Questa maggioranza dimostra di continuare a governare allo stesso modo in cui certi studenti si preparano all'esame all'ultimo minuto: fanno la raccolta degli appunti, scrivono le loro idee, mettono lì un po' di foglietti e poi pregano nell'intercessione del dono della scienza infusa. Una cosa improbabile e con voi assolutamente impossibile, ma mai mettere limiti alla divina provvidenza. Il problema è che, invece, noi sappiamo perfettamente che dietro questo decreto-legge emerge chiaramente una visione politica precisa, quella di centralizzare, commissariare e accentrare. Quando c'è un problema sul territorio, voi non ascoltate le comunità, ma nominate qualcun altro, create una nuova struttura di missione, una nuova cabina di regia, aggiungete un altro livello decisionale. D'altronde, un'altra poltrona in più va sempre bene, perché gli amici sono tanti, soprattutto in prossimità del voto. Lo ripeterò fino allo sfinimento: questa è la destra sovranista che praticamente si dimostra autonomista nei giorni pari e centralista alla bisogna. Di questo passo, poi, ci troveremo a dover nominare anche il commissario che deve coordinare tutti i commissari.
Nella miscellanea degli argomenti trattati, uno spazio particolare lo devo assolutamente dedicare ai Campi Flegrei. Signor Ministro, lo devo dire: qui state giocando una partita assolutamente sporca. A quanti decreti-legge siamo arrivati e soprattutto quanti sono i problemi che avete risolto? A tale proposito, il Governo ci racconta ancora di star affrontando l'emergenza, ma il punto è che i cittadini dei Campi Flegrei non vivono da qualche mese questa emergenza, poiché ormai è da anni che vivono in tale situazione. Dopo anni di decreti-legge, annunci, conferenze stampa e fotografie con il caschetto della Protezione civile in testa, ci sono ancora famiglie che non sanno quale sarà il futuro delle proprie case, del proprio lavoro e del proprio quartiere.
Con il capo dell'opposizione del Consiglio regionale, ex Ministro della cultura, insomma il nuovo Masaniello di cui i puteolani non sapevano di aver bisogno, si procede con la filosofia governativa del "state tranquilli, abbiamo predisposto il piano di evacuazione", ed evoca lo stato di emergenza. Può una comunità vivere esclusivamente con un piano di evacuazione in tasca? (Applausi).
Scappare non significa capire come poter sopravvivere o vivere. Vi manca una strategia economica vera e propria, e manca una prospettiva di lungo periodo.
E, soprattutto, manca il coraggio di dire ai cittadini quale sia il progetto per quell'area nei prossimi dieci o vent'anni. Anche il piano di emergenza, che volete applicare e va bene, ma con quali fondi? Dove sono quei provvedimenti utili per quelle difformità, piccole, per cui il 50% delle richieste fatte dal Comune sono state bocciate? Soprattutto, come intendete intervenire per le case popolari, per l'ACER? Questi sono i problemi.
Tra l'altro, state affrontando un nuovo decreto per i Campi Flegrei. Tenete conto di quello che vi stiamo dicendo, perché è la realtà che vivono i cittadini. Altrimenti, ci ritroveremo, da qui a tre mesi, a doverne approvare ancora un altro. Noi qui andiamo a tappare solo le falle momentanee. Così si governa il rischio, signor Presidente, ma non si costruisce il futuro.
Vi è poi da affrontare anche il problema della scuola. Qui siamo addirittura nel campo della satira involontaria. È da anni che insegnanti e personale scolastico chiedono una cosa semplicissima: meno precarietà, stipendi più dignitosi, investimenti nelle strutture e maggiore valorizzazione professionale. Invece, in risposta ricevono piattaforme, procedure, modelli, circolari, adempimenti, verifiche.
Insomma, il docente del futuro immaginato da questa destra è una figura mitologica: per metà fa il docente e per l'altra metà, invece, fa l'impiegato amministrativo. Praticamente, passa metà della giornata a insegnare e l'altra metà a scrivere burocraticamente in che modo l'ha fatto. È una cosa impossibile.
È poi vietato lamentarsi. Ogni nuovo adempimento viene sempre presentato come una rivoluzione epocale, salvo poi scoprire che la vera rivoluzione è trovare il tempo materiale per compilare il tutto. Questa è la destra, che parla continuamente di merito, ma curiosamente applica questo criterio solo quando si tratta di valutare insegnanti, studenti e dipendenti pubblici. In quei casi utilizza il merito, ma mai quando bisogna valutare i risultati dei Ministri e del banco del Governo. Io ricordo che, per bocciare dei Ministri e mandarli a casa, abbiamo sudato le fatidiche sette camicie. Non sono andati via subito, ma c'è voluto uno sforzo.
Questo ci riporta al punto politico centrale. Questo decreto-legge fotografa perfettamente l'idea di Paese della destra italiana: uno Stato che chiede continuamente ai cittadini di avere fiducia, mentre fa sempre più fatica ad avere fiducia nei cittadini. Voi vi fidate dei commissari, più che dei sindaci. Vi fidate delle procedure, più che dei territori. Vi fidate delle gerarchie, più che della partecipazione. Vi fidate dei controlli, più che degli investimenti.
Signor Presidente, noi, invece, ci fidiamo di una pubblica amministrazione efficiente e che, soprattutto, nasca non dall'accentramento permanente, ma dalla responsabilizzazione delle comunità. Noi crediamo che i cittadini dei Campi Flegrei meritino molto più di una gestione infinita dell'emergenza. Crediamo che i docenti meritino rispetto, e non soltanto nuovi moduli da compilare.
La differenza tra la nostra idea e quella della destra imperante è molto semplice. Noi pensiamo che lo Stato debba servire i cittadini; voi, invece, che i cittadini debbano adattarsi alle esigenze dello Stato. Questa, più che una riforma amministrativa, è una filosofia politica, una filosofia che noi continueremo a contrastare con determinazione, ironia e assolutamente con risultati migliori. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Furlan. Ne ha facoltà.
FURLAN (IV-CR). Signor Presidente, vedo il signor Ministro solo soletto ai banchi del Governo. Gli teniamo compagnia noi dell'opposizione, che rimaniamo al confronto con lui. E questo la dice lunga sul valore che si dà alla pubblica amministrazione.
Quando gli altri Paesi valutano la competitività del sistema Paese, quando le grandi aziende, le multinazionali, valutano l'appetibilità di investire su un territorio, uno dei primi criteri che si guarda, in termini di punteggio della capacità competitiva di un Paese, è quello relativo al funzionamento, all'efficacia e all'efficienza della pubblica amministrazione.
Purtroppo, il nostro Paese, anche in ambito europeo, continua a essere tra gli ultimi, fanalino di coda per capacità di appeal sul territorio nazionale e per efficacia della pubblica amministrazione.
È per questo che ci aspettavamo un decreto-legge che tentasse di sciogliere alcuni nodi, di rendere la nostra pubblica amministrazione più capace di dare servizi adeguati ai cittadini e alle cittadine, e altrettanto adeguati alle nostre imprese, al nostro sistema produttivo, sorreggendo così il Paese in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. Le critiche al provvedimento non vi sono arrivate solo dalle forze di opposizione, ma vi sono arrivate dalle parti sociali, in modo particolare dall'ANCI. Non ne avete tenuto conto per niente: non c'è stato un emendamento significativo che abbiate accettato per migliorare questo decreto-legge. Nulla di nuovo sotto il sole: ci stiamo abituando a una maggioranza che non discute e che non accoglie mai gli emendamenti migliorativi ai provvedimenti. Anzi, una grande novità di questi ultimi tempi è la motivazione per cui un emendamento viene respinto, e cioè la non motivazione. La cosa è molto grave, signor Ministro.
Una cosa è certa: ancora una volta non affrontate il tema del personale della pubblica amministrazione. Questo vale per tutta la pubblica amministrazione: siamo ancora davanti alle ennesime proroghe del precariato, cioè davanti a buchi negli organici che sono evidenti e che causano disservizi alle famiglie, alle imprese e ai territori. Voi, nella scuola come nello Stato e negli enti locali, continuate a proporre piccole proroghe, del tutto insufficienti e inadeguate. Ne abbiamo avuto un esempio durante la gestione del PNRR: i nostri Comuni, in modo particolare quelli medio-piccoli, ma non solo, spesso non sono stati in grado di ottimizzare quelle possibilità e quelle risorse per mancanza di quelle professionalità tecniche che erano indispensabili per progettare e poi per gestire. Ecco: su tutto questo, ancora una volta vi siete girati dall'altra parte.
E poi c'è il tema della qualità del lavoro pubblico. Come mai tanti giovani professionisti, donne e uomini laureati non guardano alla pubblica amministrazione? Non vi guardano perché non vogliono anni di precariato, spesso sottopagato, che è una delle tante motivazioni della fuga delle nostre giovani e dei nostri giovani, definita "fuga dei cervelli", di persone che rappresentano le promesse per il futuro verso altri Paesi. La pubblica amministrazione deve avere personale motivato, gratificato, che scommette sul suo lavoro e che sia aperto all'innovazione di cui abbiamo bisogno. Se continueremo a tenerli precari a vita - l'esempio della scuola è eclatante rispetto a questo -, sottopagati e non valorizzati, datemi voi un motivo per cui dovrebbero essere attratti dal lavoro pubblico! (Applausi).
Sono passati i tempi, signor Ministro, delle code di persone che speravano di essere assunte nella pubblica amministrazione. Guardi negli ospedali, come sono ridotti i turni dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici, e poi ci stupiamo se i giovani medici, i giovani infermieri, le tante donne e i tanti uomini che hanno fatto percorsi formativi sanitari vanno in Austria, in Germania o nel Regno Unito perché non accettano di essere sottopagati e avviliti anche nel non riconoscimento che lo Stato deve dare a questo lavoro.
Pensiamo anche al mondo convenzionato con il pubblico. Signor Ministro, per quanto tempo facciamo ancora finta di non accorgerci che quelle cliniche di sanità privata convenzionata con il pubblico, quelle a cui pagate convenzioni salate, sono 12 anni - uno scandalo, una vergogna - che non rinnovano i contratti? (Applausi). E perché non parlare anche dei contratti pubblici? Non basta rinnovarli; bisogna rinnovarli e rinnovarli bene. Qualche segnale c'è stato, ma non a sufficienza. Si pensi al fatto che i lavoratori e le lavoratrici della pubblica amministrazione non hanno quella previdenza e sanità integrative che molto spesso, invece, nei contratti privati riusciamo a garantire a tutti. Penso ai 7 euro di buono pasto: sfido chiunque, con un buono pasto di 7 euro, ad andare a mangiare nella nostra città di Roma... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE.Senatrice Furlan, concluda.
FURLAN (IV-CR). È evidente che, ancora una volta, abbiamo perso un'occasione. Bisogna essere assolutamente leali con il Paese. Penso al provvedimento sui Campi Flegrei, ai tanti tagli ai nostri Comuni. Siate leali con il Paese e garantite servizi all'altezza di questo Paese.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magni. Ne ha facoltà.
MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, vorrei ricordare a noi tutti che siamo, ancora una volta, davanti a un decreto omnibus, che affronta le questioni del personale dei Comuni, della fauna selvatica, delle procedure per gli enti in dissesto, dei Campi Flegrei. In sostanza, si presenta un decreto omnibus in Commissione alle ore 18 e si vorrebbe fare la discussione e ricevere un contributo il giorno dopo. È chiaro che così voi non volete un contributo dalle opposizioni sul piano del merito.
Vorrei ricordare che c'è una modalità che diventa sostanzialmente contenuto, perché limita l'esercizio democratico del Parlamento da questo punto di vista. Voi ritenete questi interventi tutti urgenti. Siamo di fronte a questioni che esistono da 10-15 anni e quindi è certo che c'è urgenza, visti i tempi, però va considerato come vengono affrontati.
Vorrei partire dal tema del lavoro pubblico. Dietro le norme ci sono le persone che tengono aperti i servizi di cui abbiamo bisogno tutti i giorni: sono le persone che lavorano negli asili, nell'assistenza sociale, agli sportelli comunali e negli uffici. C'è dietro un mondo che fa funzionare la macchina dal punto di vista amministrativo, ma soprattutto sociale e che produce in questo Paese.
La domanda è questa: quale idea abbiamo dell'amministrazione pubblica? Che cosa vogliamo costruire nei prossimi anni, da questo punto di vista? I Comuni - il Ministro lo sa meglio di me - hanno bisogno di personale, molto personale. Penso a tutta la questione dei piccoli Comuni, che sono in grande difficoltà. Molto spesso un servizio viene svolto a cavallo tra più Comuni e quindi seguire le cose che si scelgono di fare diventa complicato.
E nello stesso tempo si interviene chiedendo supplenze esterne che aumentano i costi e, a volte, anche le discrasie dal punto di vista dell'impostazione qualitativa. Sono questioni che noi dovremmo affrontare per dare una risposta. La questione della precarietà è centrale. Come è già stato detto, noi dovremmo investire, fare in modo che la pubblica amministrazione innovi e si rinnovi. Oggi i processi sono telematici, è necessario andare in questa direzione, però, per fare questo, bisogna, da un lato, superare la questione del precariato e, dall'altro, la questione remunerativa. È vero che sono stati rinnovati alcuni contratti, però i dati parlano chiaro: i lavoratori hanno perso oltre il 6% di potere d'acquisto in pochi anni, perché da una parte i prezzi aumentano e dall'altra i salari non crescono e non c'è nessun recupero della perdita del potere d'acquisto. E il carrello della spesa va.
Questo va a discapito dell'insieme dell'economia. Di fronte alle difficoltà della geopolitica e dei mercati internazionali e alla crisi manufatturiera in atto, la domanda interna diventa importante per rilanciare la capacità di spesa dei lavoratori, delle lavoratrici, delle famiglie. Bisogna affrontare il tema con più coraggio e rinnovare i contratti in tempo utile, per essere in grado di recuperare la perdita di potere d'acquisto che hanno avuti i lavoratori.
Allo stesso tempo, occorre affrontare - lo sottolineo fortemente - la precarietà. La condizione di precarietà crea un'incertezza personale: per un lavoratore precario è difficile formare una famiglia, chiedere un mutuo, pensare di fare degli investimenti, perché nessuno gli dà credito, se non, magari, i genitori, ma è assurdo che debbano essere sempre i genitori a coprire le situazioni. Occorre quindi investire sui giovani, quelli che sono stati assunti anche attraverso il PNRR, che hanno imparato a conoscere la macchina amministrativa e devono essere confermati, trovando allo stesso tempo le risorse sufficienti per andare in questa direzione. Non possiamo permetterci di perdere quel personale, come confermano anche gli enti locali, i Comuni.
È necessario accelerare queste procedure e fare un grande piano di investimento nella pubblica amministrazione, anche perché in questi anni si sono persi migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Occorre un grande sforzo, che abbia l'ambizione di mandare un messaggio alle giovani generazioni, che molto spesso studiano, si laureano e poi, però, vanno all'estero, quindi noi perdiamo competenze. Abbiamo registrato che molti giovani vanno all'estero e non ritornano; non è che vadano chissà dove: vanno in Europa, in Spagna, in Francia, in Germania, nel Regno Unito. Il problema centrale è togliere le persone dalla precarietà, perché sulla precarietà è difficile costruire il proprio futuro, anzi, è impossibile.
Sottolineo, quindi, con forza la necessità per la pubblica amministrazione di intervenire sul fronte del personale, su cui ci sono mancanze rilevanti. Si costruiscono le case di comunità, ma se sono vuote, se il personale non è adeguato, è difficile che diventino un luogo in cui assorbire parte della domanda di ospedalizzazione.
Gli ospedali e le case di comunità devono intervenire per prevenire, però ci vuole il personale qualificato e rischiamo di aprire ospedali e case di comunità vuoti. Rischiamo di aprili vuoti. Quindi è necessario andare in questa direzione.
Visto che è un provvedimento che parla di pubblica amministrazione, ma - come ho detto prima - parla anche di altre cose, la mia domanda è: qual è l'idea, e qual è l'impostazione che ha il Governo? In sostanza, il Governo ha avuto la possibilità di ottenere le risorse del PNRR, è riuscito a fare degli investimenti, ma il problema ora è che quegli investimenti devono generare. Da una parte, devono rispondere al fatto che abbiamo speso dei soldi e quindi devono dare seguito a quanto è stato fatto, dall'altra parte devono costruire una struttura innovata, che sia in grado di rappresentare e rispondere alle esigenze dei cittadini. Ognuno di noi sa benissimo quali sono le difficoltà che ci sono quando si va a rappresentare un problema nella pubblica amministrazione: le difficoltà ci sono e non possono essere scaricate su chi lavora, perché chi lavora è lì a eseguire dei compiti che decidono i dirigenti e la politica in senso lato e in questo caso bisogna valorizzare le competenze. Bisogna costruire la percezione di sentirsi anche partecipi di un progetto che rinnova il rapporto di fiducia con l'insieme dei cittadini. Era questo che volevo sottolineare in questo breve intervento in discussione generale. Ci sarebbero altri aspetti da trattare, ma una parte di questi mi riservo di affrontarli in dichiarazione di voto.