Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 435 del 02/07/2026

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della salute e il Ministro delle imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

La senatrice Ternullo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02687 sulla realizzazione delle case di comunità, per tre minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, colleghi senatori, gentile Ministro, le case di comunità sono un traguardo inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, con una dotazione di circa 3 miliardi di euro. Sono un presidio sanitario a favore dei cittadini, perché significano assistenza integrata, presa in carico territoriale e prossimità, anche per ridurre la pressione sugli ospedali, quindi automaticamente riducendo i ricoveri evitabili e intercettando alcune cronicità.

Il primo obiettivo che è stato raggiunto è stato quello di 900 strutture ed è vicino il target successivo, che prevede 1.038 case. Come aveva chiesto Forza Italia, saranno presenti i medici di famiglia, senza però rinunciare al lavoro con i propri assistiti. I medici di medicina generale manterranno l'attuale regime di convenzione; l'ingresso nelle case di comunità vede la loro presenza su base volontaria e di responsabilità e l'accordo collettivo nazionale è stato modificato per permettere la presenza dei medici fino a sei ore settimanali, per 48 settimane. Non ci sono obblighi di dipendenza, ma è un modello organizzativo che vede la convenzione come il canale ordinario di presenza dei medici.

Le chiediamo, signor Ministro, di sapere quali siano ancora le criticità per la completa realizzazione delle case di comunità e quali siano i limiti organizzativi ancora da superare nelle diverse Regioni per sanare le differenze territoriali e per avere una sanità pubblica del territorio più vicina ai cittadini, in particolare al Sud.

PRESIDENTE. Il Ministro dalla salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SCHILLACI, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio i senatori interroganti per questa domanda, che mi dà l'occasione di fare il punto su uno degli interventi più importanti della Missione Salute del PNRR: le case di comunità. Lo faccio volentieri, perché dietro le tabelle c'è un'idea di medicina alla quale tengo, una medicina che mette al centro i pazienti, soprattutto i più fragili, e offre loro un nuovo punto di riferimento per la cura, la prevenzione e la presa in carico.

Partiamo dai numeri: l'investimento PNRR è di 2 miliardi di euro, l'obiettivo è di almeno 1.038 case di comunità, con i servizi minimi previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022, un decreto al quale abbiamo dato corpo con questo Governo. Alle risorse PNRR si aggiungono altri 240 milioni dal Fondo opere indifferibili e circa 560 milioni dai bilanci regionali e aziendali.

Oggi le case della comunità comprese nei contratti istituzionali di sviluppo sono oltre 1.400: di queste, 1.038 valgono per il target europeo.

Qui vorrei dire una cosa che considero il vero punto politico di questa storia: si parlava da 15 anni di medicina territoriale, 15 anni con convegni, slogan, proclami elettorali. Con il lavoro e con pochi slogan abbiamo realizzato quello che altri sbandieravano: una medicina più vicina ai cittadini, disponibile quando serve. Non è retorica, sono le case che stanno aprendo oggi con dati e numeri verificabili.

È vero, alcune Regioni hanno avuto più difficoltà, non lo nascondo, sarebbe disonesto non dirlo, ma il quadro generale è positivo e permetterà una migliore presa in carico dei pazienti.

Sulle case di comunità siamo in linea con i target previsti, siamo a un passo dal completare la parte amministrativa, stiamo lavorando con le Regioni per chiudere la macchina burocratica e la relativa documentazione. Sono oltre 17.000 i documenti che si stanno producendo solo su questo argomento. Voglio però dare un dato importante che è stato fornito oggi dai miei uffici, con una verifica effettuata proprio stamattina: le Regioni hanno comunicato l'operatività di 1.156 case di comunità. C'è stato un enorme sforzo di tutti per costruire insieme una nuova era della medicina territoriale. Questo rappresenta un cambio in meglio della sanità e voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato per questo obiettivo.

Per chi è indietro c'è un percorso di accompagnamento, perché la vera sfida non è aprire le strutture, è farle funzionare ovunque allo stesso modo, in tutta la Penisola.

Il 26 giugno è stata sancita l'intesa sull'accordo collettivo nazionale per la medicina generale. Non è solo un accordo tecnico, è un momento nel quale il progetto delle case della comunità parte davvero. E permettetemi di ringraziare le Regioni che hanno avuto il coraggio di proporre, con il Ministero, una riforma completa e ambiziosa, perché le esigenze dei pazienti sono cambiate e con esse dovrà cambiare anche l'assistenza. Questo accordo è la base e ci dice che si deve guardare di più al lavoro di squadra, non più al singolo professionista nel suo studio, ma a un'équipe che si occupi davvero di prevenzione, che torni ad ascoltare e a visitare i pazienti.

Questa volta abbiamo ascoltato le esigenze dei liberi professionisti attuali, che sono ben organizzati con le loro associazioni. Il futuro, però, è dei giovani medici, di chi ci chiede modernità, telemedicina e, allo stesso tempo, più attenzione a quei troppi cittadini che, in assenza di riferimenti, ancora oggi si riversano nei Pronto soccorso.

Questo è un buon primo passo, non è un punto d'arrivo. Il coraggio di parlare dei problemi veri non l'ho perso. Abbiamo ancora tempo per mettere a punto altri interventi. Penso alle scuole di specializzazione per chi vuole fare il medico di medicina generale - sono i più giovani a chiederle quando li incontro - e all'impegno per una medicina più equa, più efficiente e più vicina ai cittadini.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ternullo, per due minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signor Ministro, che dire? Apprezziamo davvero la sua risposta e le riconosciamo il merito per il lavoro fatto, posto che la presenza delle case di comunità non svuota di nuovo, come avevo detto poc'anzi, gli studi medici, ma mantiene il rapporto fiduciario tra medici e assistiti.

In alcune realtà del Mezzogiorno, le case di comunità non sono un progetto aggiuntivo, ma la condizione per garantire l'equità sanitaria in luoghi con fragilità che sono sociali, ma anche infrastrutturali. In Sicilia, dove ho seguito il percorso con i fondi del PNRR - allora era una deputata regionale - fui una di quelli che nella Missione 6 fece inserire, appunto, le strutture per produrre un beneficio a quella realtà territoriale.

In questi casi, come ha già ben ribadito lei, il PNRR diventa pienamente coerente con la sua missione originaria, che è quella di ridurre i divari territoriali, specialmente in un settore fondamentale come il diritto della salute dei cittadini.

Grazie signor Ministro, continui ancora così. Buon lavoro, siamo fiduciosi per quello che fa.