Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 435 del 02/07/2026

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,02).

Si dia lettura del processo verbale.

MATERA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni (ore 10,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02609 sulla tutela dell'olio extravergine d'oliva italiano.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

LA PIETRA, sottosegretario di Stato per l'agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Ministero dell'agricoltura considera il comparto olivicolo-oleario un settore strategico per il sistema agroalimentare nazionale sia sotto il profilo economico e produttivo, sia per il valore identitario e culturale che esso esprime. Pertanto, abbiamo già attivato un insieme articolato di iniziative volte a garantire il corretto funzionamento della filiera e a prevenire fenomeni di squilibrio.

In particolare, con il decreto ministeriale del 21 novembre 2024, è stato ricostituito il tavolo tecnico di filiera olivicolo-oleario quale sede permanente di confronto e coordinamento strategico tra istituzioni e rappresentanze della produzione, della trasformazione, del commercio e della distribuzione. Successivamente, con decreto direttoriale del 24 aprile 2025, è stata formalmente definita la composizione del tavolo strutturato in cinque gruppi di lavoro tematici.

Tali gruppi hanno contribuito all'elaborazione del Piano olivicolo nazionale 2026-2030, già sottoposto in una versione preliminare all'esame delle Regioni e delle Province autonome, destinato a costituire il principale strumento di programmazione strategica per lo sviluppo e il rilancio del comparto. Il piano prevede tra le principali linee di intervento l'incremento della produzione nazionale di olio extravergine di oliva, lo sviluppo di cultivar resistenti alla xylella fastidiosa, la riduzione dei costi produttivi, il sostegno al reimpianto e alla modernizzazione degli oliveti, anche con sistemi irrigui, nonché misure per la valorizzazione e promozione della qualità dell'olio extravergine italiano.

Ciò premesso, in risposta al primo quesito posto dall'interrogante, mi preme evidenziare che il Governo ritiene prioritario rafforzare il monitoraggio dei margini commerciali e delle dinamiche dei prezzi lungo la catena distributiva, al fine di prevenire fenomeni distorsivi o speculativi e garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera.

In tale prospettiva, richiamo l'iniziativa congiunta avviata dal Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) e del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) che, in data 13 maggio 2026, ha portato all'istituzione di un tavolo tecnico con i rappresentanti delle principali sigle della grande distribuzione organizzata (GDO), tra cui ANCC-Coop (Associazione nazionale delle cooperative di consumatori-Coop), Federdistribuzione, Confcommercio ANCD-Conad (Associazione nazionale cooperative fra dettaglianti-Conad) e FIESA (Federazione italiana esercenti specialisti alimentazione) Confesercenti, con l'obiettivo di accrescere la trasparenza delle dinamiche di formazione dei prezzi e prevenire possibili fenomeni speculativi connessi anche alle attuali tensioni geopolitiche internazionali.

In tale contesto, abbiamo concordato la definizione di un paniere di prodotti di largo consumo, tra cui l'olio, rappresentativo delle abitudini di acquisto degli italiani, al fine di monitorarne l'andamento dei prezzi e verificare la presenza di eventuali anomalie o distorsioni lungo la filiera.

Peraltro, al fine di acquisire una piena conoscenza delle dinamiche di formazione dei prezzi lungo l'intera filiera agroalimentare e di individuare misure preventive e strategiche idonee a garantire maggiore trasparenza del mercato, il Governo ha avviato ulteriori confronti con l'industria alimentare e con le associazioni agricole nell'ottica di assicurare un'equa distribuzione del valore generato, la tutela del potere d'acquisto delle famiglie e la sostenibilità economica del settore primario.

In relazione a un distinto profilo di intervento concernente la tracciabilità e la tutela della qualità del nostro olio, il Ministero, per il tramite dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (Icqrf), assicura lo svolgimento di una costante e articolata attività ispettiva, finalizzata a garantire la corretta rintracciabilità delle partite, prevenire fenomeni fraudolenti e assicurare la massima trasparenza informativa a tutela dei consumatori.

Con riferimento a tale ambito nel triennio 2023-2025, pur non disponendo di competenze dirette in materia di controlli sulle importazioni, l'Icqrf ha comunque effettuato 266 verifiche presso porti e punti d'ingresso, sottoponendo a controllo documentale e analitico 342 prodotti del comparto oleario.

A seguito dell'evoluzione del mercato, a decorrere dal gennaio 2026, è stato ulteriormente rafforzato il sistema di controlli attraverso specifiche linee d'indirizzo rivolte agli uffici territoriali e ai laboratori, con il potenziamento delle attività di vigilanza sulle partite di olio sfuso importato mediante verifiche presso stabilimenti, porti e valichi, controlli incrociati sul registro SIAN (Sistema informativo agricolo nazionale) e attività di tracciabilità lungo la filiera presso frantoi, confezionatori e operatori commerciali. Sono inoltre previste percentuali dedicate di campionamento per gli oli confezionati e sfusi, con particolare attenzione ai prodotti di origine estera e a quelli dichiarati italiani o biologici, sottoposti anche ad analisi genetiche e multiresiduali.

Riguardo poi alle strategie di valorizzazione dell'olio extravergine di oliva italiano, il Ministero ritiene essenziale promuovere l'identità, la qualità e la distintività dell'olio extravergine di oliva (EVO) cento per cento italiano, anche attraverso specifiche campagne istituzionali d'informazione e sensibilizzazione. In tale ambito, il Piano olivicolo nazionale 2026-2030 prevede un articolato programma di promozione ed educazione finalizzato a valorizzare le caratteristiche qualitative, nutrizionali, ambientali, culturali ed economiche dell'olio extravergine di oliva italiano.

Le iniziative riguarderanno campagne di comunicazione in Italia e all'estero, attività educative rivolte ai giovani, percorsi formativi destinati agli operatori della ristorazione e della distribuzione, nonché azioni di promozione dell'oleoturismo attraverso visite a uliveti e frantoi, degustazioni e attività divulgative.

Parallelamente, il Ministero ha attivato il Progetto nazionale valorizzazione del dell'olio EVO italiano, che prevede la diffusione di un nuovo spot istituzionale finalizzato ad accrescere la consapevolezza dei consumatori rispetto al valore nutrizionale, ambientale, culturale ed economico del prodotto nazionale e a favorire scelte di acquisto maggiormente orientate alla qualità della trasparenza e della tracciabilità della filiera. Lo spot è stato inoltre aggiornato con la grafica Cucina Patrimonio UNESCO e - aggiungo - partirà nelle prossime settimane.

Tra le priorità per la valorizzazione dell'olivicoltura italiana e la promozione del consumo di olio extravergine di oliva di qualità rientrano anche le iniziative rivolte ai consumatori e agli operatori della filiera, finalizzate a rafforzare la conoscenza delle caratteristiche organolettiche, nutrizionali e territoriali della produzione nazionale.

Le attività di comunicazione e promozione saranno ulteriormente rafforzate attraverso la partecipazione istituzionale a fiere ed eventi di settore, quali EVOLIO Expo, Sol2Expo e Olio Capitale 2026, nonché mediante i programmi di promozione cofinanziati dall'Unione europea ai sensi del Regolamento UE 1144/2014, con particolare attenzione a prodotti a denominazione di origine protetta (DOP)e indicazione geografica protetta (IGP) del comparto oleario e al contrasto dei fenomeni di italian sounding.

A conferma dell'attenzione riservata al comparto olivicolo nazionale, ricordo la recente riunione del 29 maggio, convocata presso il Ministero dell'agricoltura con i principali rappresentanti della filiera, finalizzata all'analisi dell'andamento del mercato e all'individuazione di possibili misure di sostegno al settore. Nel corso dell'incontro è stato evidenziato il ruolo strategico dell'agricoltura con il sistema agroalimentare nazionale, ricordando come l'Italia sia il primo consumatore mondiale di olio d'oliva, il terzo produttore e il secondo esportatore per valori e volume. Particolare attenzione è stata riservata al confronto con la grande distribuzione organizzata e alla promozione di nuovi accordi di filiera finalizzati a garantire maggiore stabilità economica al settore.

In tale occasione è stata confermata l'imminente operatività del Piano olivicolo nazionale, che rappresenterà un importante impulso per il rilancio del comparto. Annuncio anche qui che il Piano sarà nell'informativa della Conferenza Stato-Regioni il 7 luglio.

Confermo, infine, che il Governo continuerà a monitorare con attenzione l'evoluzione del mercato e della filiera olivicolo-olearia, adottando le iniziative necessarie a sostenere la competitività delle imprese, a valorizzare la produzione nazionale e a promuovere il consumo consapevole dell'olio extravergine d'oliva italiano.

NATURALE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATURALE (M5S). Signor Sottosegretario, sicuramente siamo tutti consapevoli che quello olivicolo è un settore strategico. Tante sono le iniziative e le proposte che ha elencato nella sua lunga risposta, però, nei fatti, oggi il settore olivicolo è in netta crisi. Ci sono mobilitazioni in tutta Italia e ciò vuol dire quindi che nei fatti non si riesce a mettere a terra quanto si dice.

Innanzitutto, la criticità sta nella qualità dell'olio italiano, che dev'essere certificata e l'olio deve avere una filiera preferenziale e un controllo preciso e puntuale, che deve differenziarlo da quello importato. Lei poc'anzi ha detto che siamo i primi esportatori; nel contempo, però, non abbiamo una produzione di olio sufficiente al fabbisogno, tant'è che il Piano dice che va implementata la coltivazione.

Se siamo quindi grandi esportatori, significa che facciamo dei blend con tanto olio importato e questo non deve succedere per la tutela dell'alta qualità italiana e soprattutto dei nostri produttori locali. (Applausi).

Chiaramente, i nostri costi non sono sostenibili rispetto ai prezzi di mercato e questo non è possibile. Non è possibile pensare quindi che i nostri agricoltori vogliano implementare i loro terreni a olivicoltura, perché, se non rende e se non c'è la sostenibilità, facciamo solo chiacchiere. Anche per quanto riguarda la comunicazione sui giovani, andrebbe quindi inserita negli istituti professionali la formazione anche per l'olio, come succede per il vino. Si tratta di una cosa che dico da sempre e che ho inserito anche nel mio disegno di legge, perché la ritengo fondamentale, altrimenti non s'insegna ai giovani la cultura dell'olio extravergine e di ciò che esso rappresenta, perché purtroppo è proprio questo che manca, nel senso che sembra che l'olio d'oliva sia tale e non esistano differenziazioni.

È davvero fondamentale capire invece quale sacrificio e quale attenzione sopporti chi vuol seguire una filiera di qualità e quali invece ne sopporti un semplice imbottigliatore che fa blend e mischia oli; infatti, troviamo spesso scritto sulle etichette: miscele di oli d'oliva di provenienza UE o extra-UE. Quindi cosa c'è in quelle bottiglie? Che danno facciamo ai nostri olivicoltori? La tracciabilità nei porti dev'essere garantita anche da bolle elettroniche in partenza, perché è chiaro che poi non si può controllare sugli scaffali ogni bottiglia d'olio: faremmo una lotta contro i mulini a vento. Va allora accertato in origine cos'arriva in Italia e vanno differenziati i prodotti, proprio per la sostenibilità ambientale.

Parlare di olivicoltura significa parlare anche di territorio, significa dare attenzione a coltivazioni eroiche con alberi secolari e altresì dare forza a chi assicura una produzione, una filiera e un mercato di prodotto nazionale.

Parliamo di prodotto nazionale a questo punto, perché parlare di made in Italy potrebbe anche solo significare prendere l'olio estero, imbottigliarlo, magari addizionargli qualche aroma ed ecco che diventa made in Italy. Non è possibile mettere sul mercato prodotti di questa tipologia. Il settore olivicolo è in allarme, i prezzi sono a terra e nella prossima annata olivicola già si prevede una sciagura. Cosa si sta facendo? Sicuramente non si sta facendo nulla che possa aiutare il comparto. L'Icqrf sicuramente fa un grande lavoro, ma serve la prevenzione. Non si possono effettuare controlli efficaci, perché vediamo che l'olio, proprio perché ha un valore aggiunto molto alto, è il prodotto più contraffatto, poiché viene attenzionato esattamente dai furbetti che con quei blend sistemano qualunque porcheria, e purtroppo sulle nostre tavole arrivano porcherie. Ben venga la carta degli oli, ben venga il fatto che i ristoratori debbano essere responsabili di quello che mettono a tavola, poiché sono i primi ambasciatori. Ai ristoratori dev'essere data davvero una laurea ad honorem per quanto riguarda la salubrità dei cibi che mettono a tavola. Da lì anche il mio disegno di legge sul biologo in cucina, perché davvero serve qualità sulle nostre tavole e i nostri agricoltori possono garantirla.

Signor Sottosegretario, la prego di controllare soprattutto in origine quanto definite nei piani, perché purtroppo spesso restano parole al vento. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02033 sulla situazione del carcere "Sant'Anna" di Modena.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

OSTELLARI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, nell'ambito dell'edilizia penitenziaria, l'obiettivo di questo Governo è rendere sempre più moderni e sicuri i luoghi destinati alla detenzione ottimizzando la gestione del patrimonio immobiliare. Nel caso specifico, la casa circondariale di Modena è di realizzazione relativamente recente, poiché inaugurata nel 1991 e integrata successivamente nel febbraio 2013 con un nuovo padiglione detentivo da 150 posti. Nell'ultimo quinquennio, l'istituto modenese è già stato sottoposto a svariati interventi di manutenzione gestiti dall'amministrazione centrale e finalizzati sia alla sicurezza sia al miglioramento delle condizioni detentive, con la realizzazione di un impianto di videosorveglianza con sala regia, nonché di antiscavalcamento e antintrusione che ha ricevuto il certificato di regolare esecuzione il 23 agosto 2022. Sono stati inoltre affidati i lavori di manutenzione straordinaria delle coperture piane dei fabbricati servizi centrali, matricola-nuovi giunti, semiliberi e cucina mensa di servizio, con un certificato di ultimazione dei lavori emesso il 5 gennaio 2023.

Negli anni 2022 e 2023 sono stati inoltre assegnati al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (PRAP) Emilia-Romagna fondi per la realizzazione e la ristrutturazione di spazi trattamentali, come il rifacimento del manto erboso del campo polivalente; sono state avviate lavorazioni finalizzate alla trasformazione agroalimentare e nel 2023 è stato rifatto l'impianto idrico.

Si segnala in particolare che sono in corso anche i procedimenti finalizzati alla creazione di nuovi posti detentivi nell'ambito del distretto dell'Emilia-Romagna, tutti in grado, ovviamente, di avere effetto anche sull'indice di affollamento dello stesso circondario e di cui beneficerà ovviamente anche il carcere di Modena.

Presso la Casa circondariale di Bologna è prevista la realizzazione di un nuovo padiglione da 150 posti a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT). Per quanto riguarda il nuovo istituto penitenziario di Forlì da 250 posti, la realizzazione dell'opera è stata suddivisa in due stralci in funzione dei finanziamenti nel tempo ovviamente disponibili. I lavori di secondo stralcio risultano essere stati ultimati e i lavori di completamento a cura del MIT sono confluiti nella cosiddetta linea 5 del programma del commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria con un termine di ultimazione previsto per il quarto trimestre del 2027. A cura del MIT sarà realizzato il nuovo padiglione da 80 posti della casa circondariale di Ferrara, realizzato e finanziato, quindi, nell'ambito degli interventi complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un termine di ultimazione dell'opera a maggio del 2027. Inoltre, nella cosiddetta linea 2 del programma del commissario straordinario è contemplata la realizzazione di un nuovo padiglione detentivo da 120 posti, da realizzarsi entro il quarto trimestre del 2027.

Prosegue inoltre l'attuazione degli interventi previsti dal programma del commissario straordinario in cui sono stati previsti, nell'ambito dello specifico distretto dell'Emilia-Romagna, l'ampliamento degli istituti penitenziari di Reggio Emilia, con la realizzazione di nuovi moduli detentivi da 24 posti ciascuno, nonché gli interventi presso la Casa di reclusione di Castelfranco Emilia per la realizzazione, entro il quarto trimestre del 2026, di ulteriori 36 nuovi posti detentivi. Si tratta quindi di interventi che consentiranno di migliorare anche le condizioni generali di vivibilità all'interno del carcere Sant'Anna di Modena, dove comunque non si registrano violazioni dei parametri minimi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, atteso che ogni detenuto risulta avere a disposizione spazi di vivibilità superiore ai limiti.

Quanto alle iniziative volte ad attenuare i disagi connessi all'innalzamento delle temperature estive, anche per quest'anno 2026 l'amministrazione ha inteso assicurare continuità alle iniziative già adottate lo scorso anno. La circolare del 31 marzo 2026 è stata infatti richiamata all'attenzione di tutti i provveditorati regionali, affinché verifichino che in ogni istituto siano adottate misure adeguate a fronteggiare le alte temperature e ridurre le condizioni di disagio della popolazione detenuta. In questo quadro è stato chiesto di rafforzare anche le attività trattamentali, sportive, teatrali, di laboratorio, insieme all'attivazione tempestiva degli staff multidisciplinari, così da assicurare quotidianamente la tutela del benessere psicofisico delle persone ristrette.

Le indicazioni operative impartite vanno nella direzione di una gestione attenta alle condizioni quotidiane degli istituti: rimodulazione degli orari dei passeggi per evitare l'esposizione nelle ore più calde; potenziamento dei punti idrici e dei nebulizzatori nei cortili; realizzazione, ove possibile, di aree ombreggiate; maggiore utilizzo di spazi comuni più freschi; disponibilità di acqua potabile e riserve idriche negli istituti maggiormente esposti a carenze; incremento dei frigoriferi nei reparti; adeguamento dei menu alla stagione estiva, anche tramite il sopravvitto, e particolare attenzione sanitaria nei confronti delle persone più vulnerabili agli effetti del caldo.

Va inoltre evidenziato che, proprio in ragione della criticità determinata dall'innalzamento della temperatura, la Direzione generale competente ha disposto l'assegnazione di fondi per più di 500.000 euro a favore dei provveditorati regionali, da distribuire quindi tra i rispettivi istituti del ristretto per acquisto di congelatori, frigoriferi, ventilatori. Con specifico riferimento alla Casa circondariale di Modena, è in corso anche la realizzazione di impianti di climatizzazione nelle sale di socialità per un importo di circa 60.000 euro.

RANDO (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RANDO (PD-IDP). Signora Presidente, ringrazio il sottosegretario Ostellari per la risposta, ma ascoltandolo pensavo che stesse parlando di altre cose. Mi sento totalmente insoddisfatta dalla sua risposta, perché il carcere di Modena, oggetto dell'interrogazione, che io vivo e visito, mi sembra un'altra cosa.

L'interrogazione nasceva dalla necessità di portare all'attenzione del Governo una situazione da tempo nota e da troppo tempo denunciata da chi ogni giorno lavora in quella casa circondariale. Dicevo prima che è una situazione che conosco direttamente, avendo visitato più volte la struttura - da ultimo poche settimane fa insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni - quindi ho potuto ascoltare le preoccupazioni del direttore, della Polizia penitenziaria, del personale amministrativo, sanitario, sociale e anche delle organizzazioni sindacali e delle associazioni impegnate nel mondo del volontariato penitenziario.

Signor Sottosegretario, il carcere di Modena rappresenta purtroppo uno dei simboli della crisi del sistema penitenziario italiano. È una struttura che dovrebbe ospitare 372 persone e ne contiene 517, come abbiamo potuto appurare durante la visita di qualche settimana fa. La struttura è caratterizzata ancora oggi da infiltrazioni d'acqua, impianti elettrici obsoleti, carenze manutentive, insufficienza di personale, scarsità di educatori - a fronte di 517 persone, ne abbiamo tre - e condizioni ambientali che, durante i mesi estivi, diventano quasi insopportabili. In alcune celle, durante le ondate di calore, si raggiungono temperature che mettono seriamente a rischio la salute e la dignità stessa delle persone.

Vorrei sottolineare un altro aspetto, perché abbiamo ascoltato anche gli operatori che lavorano dentro la Casa circondariale. Quando parliamo delle carceri, dobbiamo parlare degli uomini e delle donne della Polizia penitenziaria, del personale amministrativo, degli operatori sanitari e degli educatori, degli assistenti sociali, di tutti quelli che garantiscono quotidianamente il funzionamento degli istituti e che svolgono il lavoro con grande senso dello Stato, nonostante organici sottodimensionati, turni massacranti, ferie rinviate e condizioni di lavoro sempre più difficili. A loro da quest'Aula vanno il nostro più grande ringraziamento e la nostra piena vicinanza.

I dati ci dicono che la situazione di Modena non è un caso isolato. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con i dati dei primi cinque mesi del 2026, ci consegna un quadro drammatico: quasi 65.000 persone detenute e un tasso medio di sovraffollamento del 139 per cento; numeri che raccontano un sistema che ha raggiunto livelli di sofferenza senza precedenti negli anni scorsi. Aumentano le presenze negli istituti penitenziari minorili, cresce il numero dei bambini costretti a vivere in carcere con le loro madri, crescono le tensioni, gli episodi di autolesionismo e il disagio psichico e cresce, purtroppo, il numero dei suicidi.

Proprio Modena è stata teatro di tragedie che dovrebbero scuotere le coscienze di tutti. Nel 2025, all'interno del Sant'Anna, si sono registrati almeno cinque suicidi. Nel 2026, già altre due persone si sono tolte la vita. L'ultima tragedia risale ad appena dieci giorni fa, quella di un detenuto di soli trent'anni che già in passato aveva tentato più volte di togliersi la vita; una vicenda che rende ancora più evidente quanto sia urgente rafforzare i percorsi di presa in carico delle persone più fragili, garantire un adeguato supporto psicologico e psichiatrico e assicurare condizioni detentive che non aggravino situazioni di sofferenza già profonde. Ogni suicidio in carcere rappresenta una sconfitta dello Stato, il fallimento di un sistema che non riesce a garantire tutela, presa in carico, supporto psicologico e condizioni minime di dignità.

Eppure, di fronte a questa emergenza, continuiamo a vedere un Governo che preferisce la propaganda alla soluzione e che continua a proporre nuovi reati, nuove fattispecie penali e nuove misure simboliche, alimentando l'idea che la sicurezza si costruisca semplicemente aumentando il numero delle persone recluse, ma i fatti ci dicono esattamente il contrario. Le vostre politiche sulla sicurezza stanno producendo insicurezza perché più detenuti senza investimenti adeguati significano più sovraffollamento, più tensione, più disagio, più violenza e più recidiva. La sicurezza si costruisce riducendo la recidiva e la recidiva si riduce attraverso la formazione, il lavoro, il sostegno psicologico, la salute mentale e il reinserimento sociale.

Le esperienze positive che esistono nel nostro Paese dimostrano proprio questo, che quando le persone detenute acquisiscono competenze professionali e hanno la possibilità di costruire un percorso di reinserimento, i tassi di recidiva diminuiscono drasticamente e questo significa più sicurezza per tutti. Una persona che esce dal carcere con una prospettiva di vita diversa è una persona che difficilmente tornerà a delinquere.

Chiediamo quindi di tornare allo spirito dell'articolo 27 della nostra Costituzione. Le Madri e i Padri costituenti avevano compreso che la funzione della pena non è la vendetta e che una società è più sicura quando lo Stato riesce a recuperare le persone, non quando si limita a custodirle in condizioni disumane, e questa è una garanzia di per tutta la collettività. Servono investimenti nell'edilizia carceraria; servono assunzioni; servono più educatori, più psicologi, più personale sanitario; servono percorsi di formazione professionale e di reinserimento lavorativo.

La distanza tra i principi della Costituzione e la realtà delle carceri italiane è diventata troppo grande ed è una distanza che questo Governo fino ad oggi non ha saputo e non ha voluto colmare. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02249 sulla tutela delle donne in stato di gravidanza recluse nella Casa circondariale "Rebibbia" di Roma.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

OSTELLARI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, l'atto di sindacato ispettivo in oggetto si occupa della Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia e, in particolare, della presenza al suo interno di donne detenute in stato di gravidanza, che vengono indicate come numerose. Si ritiene opportuno precisare che le preoccupazioni espresse non trovano riscontro in una situazione di emergenza o di carenza di tutele; al contrario, le informazioni acquisite dalla Direzione generale dei detenuti e del trattamento confermano che l'amministrazione penitenziaria opera nel pieno rispetto delle operazioni normative e delle linee guida sanitarie, assicurando alle detenute in gravidanza e alle madri con figli condizioni di assistenza adeguate e costantemente monitorate.

Alla data del 23 giugno 2026, presso la Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia risulta presente una sola detenuta in stato di gravidanza. Quest'amministrazione assicura specifiche procedure assistenziali che trovano immediata applicazione qualora si verifichino tali situazioni; in particolare, in tali casi alle detenute vengono disposti tutti gli accertamenti del caso, vengono seguite dal servizio sanitario dell'ASL Roma 2, con il supporto di specialisti ginecologi e ostetrici, i quali assicurano prestazioni dedicate, monitoraggi ed ecografie ostetriche nel rispetto dei protocolli sanitari vigenti. La direzione, non appena accerta lo stato di gravidanza, provvede a informare le autorità competenti e a consentire alle interessate di richiedere il differimento facoltativo dell'esecuzione della pena, ai sensi dell'articolo 147 del codice penale, ovvero alle detenute in attesa di giudizio di comunicare lo stato di gravidanza, ai sensi dell'articolo 15 del decreto-legge 11 dicembre 2025, n. 48.

Alla medesima data del 23 giugno 2026, presso la sezione nido è presente una sola detenuta con un figlio minore al seguito. In tali casi, sin dall'ingresso le madri e i minori vengono presi in carico dal Servizio sanitario nazionale, con consulenze pediatriche finalizzate alla tutela della salute psicofisica dei bambini, visite periodiche di controllo dello sviluppo, indicazioni alimentari e promozione delle vaccinazioni obbligatorie. È garantita la fornitura di latte e acqua per i lattanti e di prodotti per lo svezzamento dei bambini più grandi. In collaborazione con il volontariato sono organizzate attività ludiche e interventi di sostegno psicologico, anche in preparazione all'allontanamento del minore dalla madre al compimento del terzo anno di età.

Dal progetto dell'istituto 2025 emerge la continuità di iniziative dedicate alla genitorialità e alla relazione madre-bambino, con il coinvolgimento di psicologhe, degli enti del terzo settore e di operatori qualificati. Le misure adottate evidenziano l'impegno dell'amministrazione nel garantire la tutela integrale delle detenute e dei minori, attraverso interventi sanitari, psicologici e sociali coordinati tra loro, nel rispetto delle disposizioni normative e dei diritti fondamentali.

Quest'amministrazione mantiene quindi una costante vigilanza su tale genere di situazioni, in accordo con le competenti autorità sanitarie e giudiziarie, al fine di assicurare la piena tutela delle persone ristrette e dei minori presenti negli istituti.

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario della risposta, ma come posso ritenermi soddisfatta? Nessun bambino dovrebbe stare in carcere. (Applausi). Lei mi ha risposto che i bambini in carcere vengono trattati bene, che non c'è una situazione di emergenza e che parliamo di piccoli numeri, ma nessuna donna incinta e nessuna madre con il proprio bambino dovrebbero stare in carcere. La realtà è che siamo dentro una situazione di grande sofferenza nelle nostre carceri: al 31 maggio il sovraffollamento era al 139 per cento. La collega Rando, prima di me, ha ricordato i suicidi che quest'anno sono già 32 e che non riguardano solo i detenuti, ma in qualche caso anche la Polizia penitenziaria e chi nel carcere lavora. Ognuno di questi suicidi è una persona. Persino il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (GNPL) nominato da voi, Riccardo Turrini Vita, proprio ieri ha parlato d'indulto, anche se a titolo personale. È evidente che la situazione è tale per cui, forse, solo un atto di clemenza potrebbe rimettere in asse il sistema penitenziario con la sua reale capacità di accogliere le persone.

Ma veniamo alle madri e ai bambini. A Roma, nel 2025, sono state presenti 22 mamme e 24 bambini, con 5 mamme che erano anche incinte. Voglio ricordare che quest'interrogazione nasce da una visita ispettiva che l'onorevole Michela Di Biase ha effettuato esattamente nove mesi fa e immagino che nel frattempo alcune di quelle mamme abbiano felicemente partorito, spero fuori dal carcere. Nel 2026, fino ad oggi, sono state presenti 8 mamme (di cui una incinta) e 10 bambini. Il tema dei bambini in carcere è stato aggravato dalle vostre iniziative legislative. Lei ha ricordato un decreto nato per aggirare la discussione parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza, che la nostra opposizione teneva inchiodato in Commissione. Con quel provvedimento avete fatto un passo indietro persino rispetto a quanto previsto dal codice del guardasigilli fascista Alfredo Rocco, il quale stabiliva che per una donna in tali condizioni il rinvio dell'esecuzione della pena fosse obbligatorio fino al compimento di un anno di vita del figlio. Voi avete trasformato quell'obbligo in una facoltà.

Il risultato è che il numero dei bambini in carcere sta crescendo, così come, per effetto dei vostri provvedimenti, sta crescendo la popolazione negli istituti minorili, che finora non avevano mai sofferto di sovraffollamento nel nostro Paese. Al 31 marzo le carceri italiane ospitavano 2.800 donne, pari al 4,4 per cento della popolazione detenuta complessiva, con un tasso di sovraffollamento comunque elevatissimo. A queste si aggiungono 22 ragazze detenute nelle carceri minorili.

Non posso essere soddisfatta della sua risposta, signor Sottosegretario, perché lei non sembra vedere un'emergenza: il sovraffollamento nei reparti femminili è al 134,5 per cento. L'ultimo rapporto di Antigone ci dice che il 16,7 per cento delle celle visitate non era dotato di bidet, come invece obbligatoriamente previsto dal regolamento penitenziario, e che nel 25 per cento dei casi mancava un servizio di ginecologia. Vede, signor Sottosegretario, la dignità appartiene a ognuno di noi per il solo fatto di essere una persona; non ci si deve meritare la dignità: si ha diritto a essere trattati in modo dignitoso per il solo fatto di essere nati. (Applausi).

Un Paese che tratta in questo modo i propri detenuti e le proprie detenute non è un Paese civile. Quello che succede oggi nelle nostre carceri non è dignitoso. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01702 sulla destinazione a fini sociali di un edificio confiscato alla criminalità ad Ostia.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MOLTENI, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, l'articolo 48 del codice antimafia, che disciplina la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, stabilisce che dopo la confisca definitiva tali beni vengano acquisiti al patrimonio dello Stato per destinarli a finalità di ordine pubblico e d'interesse sociale. L'obiettivo è di sottrarre i beni alle organizzazioni criminali e di destinarli a beneficio della collettività, favorendo lo sviluppo sociale ed economico dei territori.

La procedura per la destinazione è gestita dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che deve garantire al contempo le esigenze di tutela dei terzi creditori, specialmente quelli del soggetto a cui sono stati confiscati i beni, come previsto dal medesimo codice antimafia.

Con particolare riferimento al caso segnalato nell'interrogazione, ricordo che l'immobile, situato in via dell'Idroscalo a Ostia, fa parte del patrimonio aziendale di Immobilgest 2010 srl, le cui quote sono state acquisite al patrimonio dello Stato nell'ambito di una procedura di confisca del tribunale di Roma, divenuta definitiva dal 16 luglio 2021.

Nel predetto stabile sono ubicati sia i locali utilizzati dalla Palestra della legalità sia quelli locati all'associazione culturale «Ma che musical», in forza di un contratto sottoscritto l'8 agosto 2013, quindi in epoca antecedente al sequestro.

Successivamente all'irrevocabilità della confisca al fine di procedere alla destinazione prevista dal predetto articolo 48 del codice antimafia, l'agenzia ha chiesto al rappresentante legale della predetta azienda se fosse possibile estromettere parte del patrimonio immobiliare senza creare nocumento ai creditori sociali. Le determinazioni assunte al riguardo hanno consentito di destinare la porzione dell'immobile dedicata alla Palestra della legalità in favore di Roma Capitale. Già dal marzo 2019, infatti, durante la fase giudiziaria del sequestro, grazie a un accordo tra il tribunale di Roma, la Regione Lazio e l'azienda pubblica di servizi alla persona «Asilo Savoia», il compendio era stato adibito a struttura sportiva con vocazione sociale, divenendo negli anni un simbolo di riscatto e d'inclusione sociale.

Nel mese di giugno del 2023 è stato formalmente trasferito al patrimonio indisponibile di Roma Capitale per offrire opportunità ai giovani del territorio e promuovere i valori della legalità attraverso lo sport.

Per quanto riguarda il cespite utilizzato dall'associazione culturale «Ma che musical», l'agenzia ha riferito che il contratto di locazione si è risolto in seguito all'intervenuta definitività della confisca. Tuttavia, in attesa di valutare l'estromissione del bene dal patrimonio aziendale per destinarlo ai sensi del codice antimafia, si è ritenuto di mantenere il rapporto con l'associazione in modo da conservare una redditività utile al pagamento dei creditori aziendali. A tal riguardo, l'agenzia ha evidenziato che la destinazione pubblicistica dei locali adibiti alle attività dell'associazione culturale «Ma che musical» potrà avvenire solo dopo aver appurato, con ragionevole certezza, che tale bene non dovrà essere venduto per pagare i creditori della società Immobilgest.

In conformità alle disposizioni del codice antimafia, infatti, è stato ritenuto di dover procedere all'alienazione di parte degli asset patrimoniali della predetta società al fine di soddisfare i crediti esistenti, la cui componente prevalente è rappresentata dall'IMU relativa agli immobili aziendali, maturata nel periodo successivo al sequestro.

A tal fine, sulla base dell'articolo 60 del codice antimafia, è stata recentemente avviata la procedura di vendita del ramo aziendale della società denominato distributore carburante Tamoil, confinante con il fabbricato di via dell'Idroscalo a Ostia. Segnalo al riguardo che l'8 aprile scorso il direttore dell'agenzia ha firmato il decreto per la vendita, interessando anche il consiglio nazionale del notariato, che ha quindi provveduto a calendarizzare la relativa procedura fissando la data per l'asta unica al 16 giugno scorso. Tuttavia, questo primo tentativo di vendita del ramo aziendale Tamoil si è concluso con esito negativo. L'Agenzia è ora in procinto di richiedere al predetto consiglio nazionale del notariato la calendarizzazione di un secondo tentativo di vendita con riduzione del prezzo a base d'asta, le cui tempistiche non sono preventivabili.

Come comunicato dal direttore dell'agenzia, nonché dal legale rappresentante della società e coadiutore della procedura di confisca, si auspica che le risorse derivanti da tale operazione siano sufficienti all'integrale soddisfacimento dei debiti sociali. Ciò consentirà, con ragionevole probabilità, di estromettere dal patrimonio aziendale dell'Immobilgest i restanti immobili, inclusa la porzione di locale attualmente in uso all'associazione «Ma che musical», cui si fa riferimento nell'interrogazione ai fini della loro destinazione pubblicistica, ai sensi dell'articolo 48 del codice antimafia.

Assicuro comunque che l'agenzia continuerà a seguire attentamente l'intero processo di destinazione del bene in questione, affinché venga restituito al territorio attraverso il suo impiego per scopi istituzionali o sociali.

Restituire alla comunità un bene confiscato, infatti, significa dare un segnale forte della presenza dello Stato ed è una testimonianza tangibile dell'efficacia dell'azione condotta dal Governo per contrastare il potere mafioso e affermare il principio di legalità.

VERINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERINI (PD-IDP). Signor Presidente, intanto, quest'interrogazione è molto più fortunata di altre, perché il Governo ha impiegato appena 17 mesi, cioè 520 giorni, a rispondere. Altre hanno avuto e hanno un destino peggiore.

La sua risposta, signor Vice Ministro, però inquieta, perché è molto dettagliata dal punto di vista formale, ma sostanzialmente lei non rassicura, nel senso che Ostia, come sa, è una zona che ha conosciuto - e ancora oggi conosce - un tasso di criminalità e di presenza della criminalità organizzata molto pesante.

Il tema delle concessioni balneari, poi, è un emblema di questa situazione d'illegalità. Il bene confiscato in oggetto, infatti, è conosciuto non solo localmente proprio perché ospita la Palestra della legalità, un'esperienza di grande valore sociale, e vi è poi questo aspetto che riguarda una porzione che in qualche modo ha mantenuto un'assegnazione a un privato, che è oggetto dell'interrogazione e lei lo ha ricordato, mentre, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, del decreto legislativo n. 159 del 2011, «la confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento dei contratti aventi ad oggetto un diritto personale di godimento o un diritto reale di garanzia, nonché l'estinzione dei diritti reali di godimento sui beni stessi».

Noi non siamo pregiudizialmente contrari al fatto che la gestione di una porzione di quell'edificio possa essere anche assegnata ad altri soggetti, diversi dalla Palestra della legalità: naturalmente tutto questo con regole e con partecipazione a bandi e, soprattutto, in accordo con i gestori promotori di quell'esperienza di grande valore sociale, in accordo con il Municipio, in accordo e raccordo con la comunità locale e, lo ripeto, nel rispetto delle regole.

Detto questo, signor Vice Ministro, mentre, per i motivi che lei ha detto, lì si è in attesa di verifiche legate perfino alla possibilità di usare quell'immobile, questo che vuol dire? Che la Palestra della legalità verrà sloggiata? Lei oggi ci ha ventilato la possibilità che possa chiudere un'esperienza di grande valore sociale. Questo è un punto che il Governo deve chiarire, perché noi dobbiamo rassicurare non tanto e non solo i gestori della palestra, quanto la comunità che quell'esperienza continuerà a funzionare.

È infatti fondamentale, per tale comunità, che quel simbolo continui a funzionare. Lo ripeto: non siamo contrari al fatto che una porzione possa essere adibita anche ad altri usi, ma, se vogliamo che quella società possa continuare a gestire tale porzione, nel rispetto delle regole, dei bandi o di qualsiasi altra forma regolare, vanno garantiti, nelle attività esercitate in quella porzione, canoni sociali e la possibilità di partecipare gratuitamente per le famiglie che non hanno le risorse. Questa è la finalità sociale di un bene confiscato.

Per partecipare ai corsi che si svolgono in quella porzione servono 50 euro di iscrizione più 100 euro al mese. Questo non prevede l'agevolazione per famiglie i cui figli vorrebbero partecipare, ma che, per ragioni economiche, non possono farlo, quindi lei non ci ha rassicurato; anzi, per certi aspetti, la sua risposta contiene elementi un po' inquietanti.

Mi avvio a concludere. Lei conosce la questione, però quello dei beni confiscati, che è uno dei grandi temi che la legislazione italiana ha costruito ed è anche un esempio di legislazione antimafia di prevenzione e di contrasto, va preso sul serio. Bisogna fare in modo che i beni confiscati abbiano relative risorse finanziarie da assegnare agli enti locali e ai Comuni, i quali spesso hanno degli scheletri e delle cose che non possono utilizzare per mancanza di finanziamento.

I beni mobili oppure le attività economiche industriali prevedo che aumenteranno - non lo prevedo solo io, che non sono nessuno - perché le mafie, come lei sa e come credo che il Governo dovrebbe sapere, penetrano nell'economia, nelle imprese, nell'attività dei mercati finanziari ed economici, quindi è possibile e prevedibile che i beni confiscati (imprese, attività commerciali, attività industriali, attività turistiche) aumentino e come pure la necessità di far lavorare, dopo la confisca, quelle realtà nella legalità. Bisogna dunque dare risorse anche a questi, con managerialità e know-how, altrimenti qualcuno può pensare che quando c'erano le mafie quei beni funzionavano, ma quando li prende lo Stato non funzionano, e questa sarebbe una grave sconfitta non solo economico-finanziaria, ma culturale e sociale. Invece la legalità dev'essere al primo posto in uno Stato come il nostro. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.

(La seduta, sospesa alle ore 10,56, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della salute e il Ministro delle imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

La senatrice Ternullo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02687 sulla realizzazione delle case di comunità, per tre minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, colleghi senatori, gentile Ministro, le case di comunità sono un traguardo inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, con una dotazione di circa 3 miliardi di euro. Sono un presidio sanitario a favore dei cittadini, perché significano assistenza integrata, presa in carico territoriale e prossimità, anche per ridurre la pressione sugli ospedali, quindi automaticamente riducendo i ricoveri evitabili e intercettando alcune cronicità.

Il primo obiettivo che è stato raggiunto è stato quello di 900 strutture ed è vicino il target successivo, che prevede 1.038 case. Come aveva chiesto Forza Italia, saranno presenti i medici di famiglia, senza però rinunciare al lavoro con i propri assistiti. I medici di medicina generale manterranno l'attuale regime di convenzione; l'ingresso nelle case di comunità vede la loro presenza su base volontaria e di responsabilità e l'accordo collettivo nazionale è stato modificato per permettere la presenza dei medici fino a sei ore settimanali, per 48 settimane. Non ci sono obblighi di dipendenza, ma è un modello organizzativo che vede la convenzione come il canale ordinario di presenza dei medici.

Le chiediamo, signor Ministro, di sapere quali siano ancora le criticità per la completa realizzazione delle case di comunità e quali siano i limiti organizzativi ancora da superare nelle diverse Regioni per sanare le differenze territoriali e per avere una sanità pubblica del territorio più vicina ai cittadini, in particolare al Sud.

PRESIDENTE. Il Ministro dalla salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SCHILLACI, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio i senatori interroganti per questa domanda, che mi dà l'occasione di fare il punto su uno degli interventi più importanti della Missione Salute del PNRR: le case di comunità. Lo faccio volentieri, perché dietro le tabelle c'è un'idea di medicina alla quale tengo, una medicina che mette al centro i pazienti, soprattutto i più fragili, e offre loro un nuovo punto di riferimento per la cura, la prevenzione e la presa in carico.

Partiamo dai numeri: l'investimento PNRR è di 2 miliardi di euro, l'obiettivo è di almeno 1.038 case di comunità, con i servizi minimi previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022, un decreto al quale abbiamo dato corpo con questo Governo. Alle risorse PNRR si aggiungono altri 240 milioni dal Fondo opere indifferibili e circa 560 milioni dai bilanci regionali e aziendali.

Oggi le case della comunità comprese nei contratti istituzionali di sviluppo sono oltre 1.400: di queste, 1.038 valgono per il target europeo.

Qui vorrei dire una cosa che considero il vero punto politico di questa storia: si parlava da 15 anni di medicina territoriale, 15 anni con convegni, slogan, proclami elettorali. Con il lavoro e con pochi slogan abbiamo realizzato quello che altri sbandieravano: una medicina più vicina ai cittadini, disponibile quando serve. Non è retorica, sono le case che stanno aprendo oggi con dati e numeri verificabili.

È vero, alcune Regioni hanno avuto più difficoltà, non lo nascondo, sarebbe disonesto non dirlo, ma il quadro generale è positivo e permetterà una migliore presa in carico dei pazienti.

Sulle case di comunità siamo in linea con i target previsti, siamo a un passo dal completare la parte amministrativa, stiamo lavorando con le Regioni per chiudere la macchina burocratica e la relativa documentazione. Sono oltre 17.000 i documenti che si stanno producendo solo su questo argomento. Voglio però dare un dato importante che è stato fornito oggi dai miei uffici, con una verifica effettuata proprio stamattina: le Regioni hanno comunicato l'operatività di 1.156 case di comunità. C'è stato un enorme sforzo di tutti per costruire insieme una nuova era della medicina territoriale. Questo rappresenta un cambio in meglio della sanità e voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato per questo obiettivo.

Per chi è indietro c'è un percorso di accompagnamento, perché la vera sfida non è aprire le strutture, è farle funzionare ovunque allo stesso modo, in tutta la Penisola.

Il 26 giugno è stata sancita l'intesa sull'accordo collettivo nazionale per la medicina generale. Non è solo un accordo tecnico, è un momento nel quale il progetto delle case della comunità parte davvero. E permettetemi di ringraziare le Regioni che hanno avuto il coraggio di proporre, con il Ministero, una riforma completa e ambiziosa, perché le esigenze dei pazienti sono cambiate e con esse dovrà cambiare anche l'assistenza. Questo accordo è la base e ci dice che si deve guardare di più al lavoro di squadra, non più al singolo professionista nel suo studio, ma a un'équipe che si occupi davvero di prevenzione, che torni ad ascoltare e a visitare i pazienti.

Questa volta abbiamo ascoltato le esigenze dei liberi professionisti attuali, che sono ben organizzati con le loro associazioni. Il futuro, però, è dei giovani medici, di chi ci chiede modernità, telemedicina e, allo stesso tempo, più attenzione a quei troppi cittadini che, in assenza di riferimenti, ancora oggi si riversano nei Pronto soccorso.

Questo è un buon primo passo, non è un punto d'arrivo. Il coraggio di parlare dei problemi veri non l'ho perso. Abbiamo ancora tempo per mettere a punto altri interventi. Penso alle scuole di specializzazione per chi vuole fare il medico di medicina generale - sono i più giovani a chiederle quando li incontro - e all'impegno per una medicina più equa, più efficiente e più vicina ai cittadini.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ternullo, per due minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signora Presidente, signor Ministro, che dire? Apprezziamo davvero la sua risposta e le riconosciamo il merito per il lavoro fatto, posto che la presenza delle case di comunità non svuota di nuovo, come avevo detto poc'anzi, gli studi medici, ma mantiene il rapporto fiduciario tra medici e assistiti.

In alcune realtà del Mezzogiorno, le case di comunità non sono un progetto aggiuntivo, ma la condizione per garantire l'equità sanitaria in luoghi con fragilità che sono sociali, ma anche infrastrutturali. In Sicilia, dove ho seguito il percorso con i fondi del PNRR - allora era una deputata regionale - fui una di quelli che nella Missione 6 fece inserire, appunto, le strutture per produrre un beneficio a quella realtà territoriale.

In questi casi, come ha già ben ribadito lei, il PNRR diventa pienamente coerente con la sua missione originaria, che è quella di ridurre i divari territoriali, specialmente in un settore fondamentale come il diritto della salute dei cittadini.

Grazie signor Ministro, continui ancora così. Buon lavoro, siamo fiduciosi per quello che fa.

PRESIDENTE. La senatrice Pucciarelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02688 sul rafforzamento del quadro normativo e dei sistemi di vigilanza nel settore della medicina estetica, per tre minuti.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, negli ultimi anni si è registrata una crescente diffusione di pratiche irregolari nel settore della medicina e della chirurgia estetica, con gravi conseguenze per la salute delle persone coinvolte, fenomeno che interessa sempre più frequentemente anche i pazienti in giovane età.

La crescente domanda di trattamenti estetici, favorita anche dalla diffusione dei social media e da forme di promozione commerciale particolarmente aggressive contribuisce a normalizzare il ricorso a procedure mediche invasive, spesso presentate come prestazioni di facile accesso e a basso costo. I molteplici episodi di cronaca, alcuni dei quali conclusisi con il decesso di pazienti a seguito di interventi eseguiti in strutture private, hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica la necessità di rafforzare i controlli sulla sicurezza delle prestazioni di medicina estetica e sulla qualifica degli operatori.

La campagna nazionale di controlli condotta nel 2025 dai carabinieri del NAS d'intesa con il Ministero della salute ha interessato 1.100 strutture, tra centri estetici e ambulatori di medicina estetica, facendo emergere 132 situazioni di non conformità e il sequestro di 14 strutture prive dei prescritti requisiti, l'accertamento di 32 illeciti penali e 156 violazioni amministrative, nonché il sequestro di dispositivi medici e farmaci per un valore complessivo di circa 3,5 milioni di euro.

Tra le principali irregolarità riscontrate figurano l'esercizio abusivo della professione sanitaria, l'attivazione non autorizzata di ambulatori di medicina estetica, la detenzione e l'utilizzo di farmaci scaduti o di provenienza illecita, la falsificazione di titoli professionali e gravi carenze sotto il profilo autorizzativo e igienico-sanitario.

Emerge chiara l'esigenza di assicurare ai cittadini informazioni corrette e trasparenti sulle prestazioni di medicina e chirurgia estetica, contrastando forme di pubblicità suscettibili di indurre aspettative irrealistiche, o di incentivare la scelta del professionista esclusivamente sulla base di logiche commerciali, soprattutto attraverso le piattaforme digitali.

Appare pertanto opportuno rafforzare gli strumenti di prevenzione, controllo e vigilanza, promuovendo standard uniformi di qualità e sicurezza sull'intero territorio nazionale.

Si intende quindi sapere se il Ministero in indirizzo, alla luce del crescente numero di irregolarità riscontrate nel settore della medicina e della chirurgia estetica, intenda rafforzare il quadro normativo e i sistemi di vigilanza del settore, anche mediante l'istituzione di un tavolo tecnico presso il Ministero della salute finalizzato alla definizione di standard omogenei di qualità e sicurezza delle prestazioni.

PRESIDENTE. Il Ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SCHILLACI, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio i senatori per questa domanda. È un tema che, purtroppo, ci tocca da vicino e lo dico da medico, prima che da Ministro, perché dietro ogni intervento di medicina estetica c'è una persona vera, spesso giovane, spesso convinta da una pubblicità magari vista su Instagram la sera prima.

Il fenomeno è serio e il Ministero lo segue da tempo. I numeri sono gli stessi che lei ha ricordato con la campagna dei NAS nel 2025 e il controllo di 1.160 strutture. L'attività non si è fermata, anzi è aumentata: nel primo semestre di quest'anno il Comando dei carabinieri per la tutela della salute ha effettuato 777 controlli su centri e ambulatori estetici. I numeri ci dicono che i controlli ci sono e funzionano, ma i controlli da soli non bastano.

Il problema di fondo è che questo settore per anni non ha avuto una specifica normativa e senza una normativa non c'è neanche un percorso formativo obbligatorio uguale per tutti: chiunque o quasi poteva definirsi esperto di medicina estetica. Per questo condivido - lo dico con convinzione - le proposte emendative sulla medicina estetica e la chirurgia plastica estetica nel comparto privato inserite nel disegno di legge Atto Camera 2365, recante misure di garanzia per l'erogazione delle prestazioni sanitarie, oggi all'esame del Parlamento. Esse prevedono, in concreto, per la medicina estetica, per la prima volta, l'istituzione presso gli ordini dei medici e degli odontoiatri di registri provinciali dedicati. Chi vuole iscriversi dovrà passare al vaglio di un'apposita commissione che verificherà il possesso dei titoli; questi registri saranno pubblici, consultabili online da chiunque sui siti della Federazione nazionale degli ordini: una vera trasparenza.

Per la chirurgia plastica estetica nel privato la soglia va ancora alzata: potrà esercitarla solo chi ha la laurea in medicina e una specializzazione di area medica, oppure chi già opera da anni con una casistica operatoria comprovata di almeno sette anni verificata dall'ordine professionale, non un'autocertificazione.

Ricordo poi che con una circolare dello scorso 11 maggio siamo intervenuti come Ministero anche sulla distribuzione e vendita dei filler a uso iniettivo, spesso venduti anche online. Si tratta di dispositivi che possono essere utilizzati solo da professionisti sanitari qualificati, perché il loro impiego richiede specifiche competenze professionali. Con questa circolare tuteliamo i cittadini e rafforziamo la tutela della salute pubblica.

Si valuta poi favorevolmente la proposta di istituire un tavolo tecnico istituzionale, con l'obiettivo di raccordare le competenze dei diversi attori coinvolti per porre in essere misure finalizzate a contrastare l'esercizio abusivo della professione e a garantire una corretta informazione al cittadino.

È chiaro che rimangono ancora cose da fare, ma la direzione è quella giusta: più formazione, più trasparenza, meno spazio per chi gioca con la salute delle persone per fare cassa sui social e su questo vi posso assicurare che il Ministero non abbasserà la guardia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Pucciarelli, per due minuti.

PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, ringrazio il Ministro per la risposta che mi trova pienamente soddisfatta. Lei oggi ha dimostrato chiaramente quanta è l'attenzione su un tema così delicato; come lei ha giustamente sottolineato, infatti, dietro un intervento c'è una persona, spesso una persona giovane. Abbiamo visto molti giovani, molte ragazze in modo particolare, avere avuto dei danni permanenti o addirittura, in alcuni casi, essere decedute per pratiche fatte da chi, magari, si è improvvisato in quella specializzazione. La ringrazio quindi per aver intensificato i controlli, per aver ipotizzato l'istituzione di registri provinciali dedicati al settore.

La ringrazio anche per aver accolto la richiesta dell'istituzione di un tavolo tecnico, proprio perché attorno ad esso possano sedere tutti coloro i quali possono essere interessati a cercare ad apportare gli opportuni accorgimenti per far sì che non vi siano più vittime di una cattiva applicazione della chirurgia estetica.

Un altro tema che pure dovrà essere portato a breve al tavolo tecnico è quello dei social e ringrazio il Governo e lei, signor Ministro, perché anche su questo argomento siete sul pezzo per andare ad eliminare queste storture.

PRESIDENTE. Il senatore Boccia ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02693 sull'esito di un contenzioso relativo alla fornitura di mascherine, per tre minuti.

BOCCIA (PD-IDP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, quando lo Stato è chiamato a difendere l'interesse pubblico, il Parlamento ha il diritto di conoscere la verità. Per questo, signor Presidente, oggi non discutiamo di una normale controversia commerciale - altrimenti non saremmo qui durante il question time - ma discutiamo del rapporto tra lo Stato, il denaro dei contribuenti e il dovere di trasparenza che ogni Governo deve sempre al Parlamento.

Per questa ragione la domanda che le rivolgiamo, signor Ministro, è semplice: è vero o no che il Governo ha sottoscritto una transazione con la società JC Electronics? Una società che, fino al giorno della pandemia, vendeva materiale elettrico con un fatturato massimo di 4 milioni, che poi ha siglato un contratto con la Protezione civile - ereditato successivamente dall'ufficio del Commissario - e che infine si è scoperto essere un grande distributore di mascherine per decine, anzi, centinaia di milioni.

Se davvero il Governo avesse deciso di chiudere quella vicenda prima che la Corte d'appello potesse pronunciarsi, signor Ministro, saremmo di fronte a una scelta di una straordinaria gravità politica, amministrativa e contabile. Il Parlamento avrebbe il diritto di sapere chi l'ha assunta, sulla base di quali valutazioni e nell'interesse di chi. Per questo oggi chiediamo innanzitutto a lei una risposta chiara, un sì o un no, signor Ministro, senza ambiguità e senza formule burocratiche.

Soprattutto, siccome i fatti sono ostinati, è bene ricordare a chi ci ascolta che c'erano tre scenari definiti dai tecnici di parte: il primo escludeva qualsiasi diritto risarcitorio, fondandosi sulla non commerciabilità dei dispositivi della società, e prevedeva addirittura la restituzione della somma e il pagamento degli oneri di custodia; il secondo quantificava l'eventuale pretesa in poco più di 8 milioni di euro; il terzo arrivava ai 203 milioni, poi riconosciuti da una sentenza contestata.

Il consulente tecnico del suo Ministero, ministro Schillaci, nelle osservazioni alla bozza della relazione tecnica d'ufficio aveva aderito integralmente alla prima ipotesi e contestato le altre due. Ed è proprio quella più onerosa la soluzione che è stata recepita dal giudice. Di fronte a questo quadro controverso, con un appello già proposto e con una richiesta di sospensione dell'esecutività, quale amministrazione responsabile, quale Ministro e quale Presidente del Consiglio possono aver deciso di rinunciare a ottenere e attendere il giudizio di secondo grado?

Concludo, signora Presidente, sperando in una risposta chiara da parte del Ministro. Noi speriamo che la transazione non ci sia stata, e in quel caso le chiederemmo di attendere l'esito del secondo grado, perché questo sì che tutela lo Stato, ma se ci fosse stata, le chiederemmo se sia stata liquidata, da chi e per quale importo. Sarebbe infatti molto grave se ciò fosse avvenuto malgrado ci fosse la richiesta di sospensiva da parte dell'Avvocatura, nel precipuo interesse dello Stato, senza attendere l'udienza per la sua eventuale concessione, e non solo malgrado si fosse in attesa del processo d'appello.

Quando ci sono in gioco, signora Presidente, centinaia di milioni di euro dei cittadini italiani, la trasparenza non è una concessione all'opposizione, ma un dovere della Repubblica. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Schillaci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SCHILLACI, ministro della salute. Signor Presidente, illustri senatori, il tema della vostra interrogazione attiene a questioni di natura gestionale e amministrativa e, pertanto, la risposta è tratta direttamente dalle informazioni che mi hanno inviato agli uffici competenti del Dicastero.

Con sentenza n. 17025 del 2024, pubblicata il 7 novembre 2024, il tribunale di Roma, accogliendo la tesi di parte attrice, condannava la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della salute al pagamento in favore della JC Electronics Italia srl di una somma di oltre 203 milioni di euro più gli interessi di mora. La sentenza era immediatamente esecutiva e, tra l'altro - come evidenziato nel parere dell'Avvocatura dello Stato - il credito accertato in capo alla controparte ammontava, alla data del 30 giugno 2025, a una somma di oltre 250 milioni di euro. Si precisa inoltre che il giudice ha adottato una delle soluzioni proposte dal CTU.

Parallelamente, l'agenzia citata vantava ulteriori crediti nei confronti delle amministrazioni per circa 20 milioni di euro. La Presidenza del Consiglio dei ministri, unità per il completamento della campagna vaccinale, proponeva altresì querela di falso nei confronti dell'agenzia Electronics, dell'Aurora spe e della Vittoria spe in riferimento a un test report che l'agenzia Electronics avrebbe presentato al fine di far valere la bontà dei dispositivi di protezione individuale consegnati.

Tuttavia, con sentenza n. 10918 del 2025, pubblicata il 21 luglio 2025, il tribunale di Roma rigettava la querela, condannando la parte querelante, e dunque il Ministero della salute, al pagamento di ulteriori 5.431 euro a titolo di spese legali a favore di ciascuna parte.

Veniva dunque proposto appello dal Ministero della salute avverso la sentenza n. 17025 del 2024, il quale si fondava principalmente su tre motivi. Successivamente l'agenzia Electronics proponeva l'istituzione di un tavolo di trattativa tra tutte le parti coinvolte, volto alla composizione transattiva e bonaria di tutti i giudizi sopra menzionati.

Su tale proposta esprimeva autorevole parere positivo l'Avvocatura dello Stato che predisponeva con le parti il testo della transazione. C'è un ulteriore fatto che gli uffici hanno valorizzato. Vi cito un passaggio della sentenza di assoluzione in un procedimento penale, senza fare i nomi, perché rende bene il quadro: residua al più un fatto di negligenza rispetto alla necessità di procacciare mascherine protettive e l'opportunità di evitare, in un rapporto commerciale di rilevante importo, un'esposizione del Governo a pretese risarcitorie.

Ecco perché, con parere dell'Avvocatura, si è deciso di procedere con l'accordo transattivo. Lo stesso è stato firmato il 31 ottobre 2025 e ha chiuso non solo la causa principale, ma anche gli altri contenziosi collegati per un totale di 100.221.000 euro.

Veniamo a una delle vostre domande volta a sapere perché non si è atteso l'esito dell'appello. La risposta è quasi intuitiva: se si fosse perso in appello, l'accordo non avrebbe più fatto comodo a nessuna delle amministrazioni coinvolte, la controparte avrebbe incassato tutto senza sconti. Aspettare significava perdere l'unica occasione reale di contenere il danno dello Stato. Le risorse sono state stanziate con l'articolo 5 del decreto-legge n. 156 del 2025 su un capitolo di bilancio dedicato, con tutti i controlli amministrativi contabili e con la registrazione della Corte dei conti. Nulla fuori dalle regole: solo, credo, la scelta più responsabile per i conti pubblici.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Boccia, per due minuti.

BOCCIA (PD-IDP). Siamo basiti, signor Ministro. Penso sia la prima volta nella storia della Repubblica che non si aspetti l'appello, nonostante una sospensiva, e si dia per scontato che anche il terzo grado sia come il primo. Si vede che non erano soldi vostri.

Lei oggi ci ha detto che è stata una decisione tecnica. No, signor Ministro: è stata una decisione politica, e lei lo sa bene. Vedremo. Ovviamente io le chiedo di mettere a disposizione gli atti. Non ci faccia fare un accesso agli atti, non è opportuno, siamo in Parlamento. Le chiedo tutti gli atti e poi vedremo chi ha chiesto a chi, da Palazzo Chigi al Ministero che lei presiede.

Vogliamo sapere chi ha deciso di pagare 100 milioni ad una società che ne ha fatturati al massimo quattro, quando andava bene perdeva 200-250.000 euro (sono dati pubblici), che ha scoperto di far mascherine e spesso è coinvolta in feste di partito. Penso abbia un tavolo speciale ad Atreju.

Signor Ministro, negli atti che potrà fare le chiediamo di mettere a disposizione del Parlamento tutto. Se emergeranno profili di possibile danno erariale o di altre responsabilità, saranno naturalmente le autorità competenti a compiere tutte le valutazioni previste dall'ordinamento. Da oggi la responsabilità non è più della sentenza di primo grado: da oggi la responsabilità è del Governo, che ha deciso di fermarsi prima che la giustizia facesse il suo corso. La giustizia nel nostro Paese ha tre gradi di giudizio, in quella civile come in quella penale, e il Parlamento ha il diritto di sapere se quella scelta sia stata compiuta nell'interesse dello Stato o se qualcun altro abbia ritenuto più conveniente chiudere in fretta una vicenda che invece meritava la massima trasparenza. Ora capiamo molte delle cose che siamo stati costretti a osservare in Commissione bicamerale sul Covid. La verità non si archivia con una transazione, signor Ministro, ma si accerta, e noi faremo di tutto affinché venga accertata. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Paita ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02690 sulla strategia di sviluppo industriale del Paese, per tre minuti.

PAITA (IV-CR). Signor Presidente, signor Ministro, ci riproviamo perché siamo degli inguaribili romantici e vorremmo chiederle ancora una volta cosa intende fare per il nostro Paese che, dati alla mano, è estremamente in difficoltà: in Italia aumentano le crisi di impresa, aumentano gli esuberi, aumentano le delocalizzazioni, cresce il deficit competitivo rispetto agli altri Paesi, non c'è una strategia industriale su nulla. Abbiamo atteso - ormai da anni direi - le sue soluzioni mirabolanti sul tema Ilva, ma al momento non abbiamo ancora capito se c'è un acquirente, che cosa acquisterebbe, qual è il piano industriale, qual è la solidità di questo acquirente. Continuiamo ad avere molta preoccupazione per un debito pubblico in crescita, che è atteso al 139 per cento. Abbiamo avuto le stime al ribasso del PIL anche quest'anno. Abbiamo tasse per 10,8 miliardi di euro e un carrello della spesa con +24 per cento di aumenti. Abbiamo inoltre una dispersione di risorse, che sono i talenti migliori, i nostri giovani. Accade tutti gli anni e pensi, che dall'anno scorso a quest'anno, il numero dei giovani che se ne vanno è cresciuto da 55.730 a 77.897. È un dato drammatico che dovrebbe preoccupare chiunque. Invece lei, con atteggiamento spensierato, continua a raccontarci che tutto va bene.

Noi in realtà abbiamo grandi preoccupazioni e ancora una volta ci proviamo: proviamo a chiederle che cosa intende fare e quali sono le tre priorità che ha in mente per affrontare la prossima legge di bilancio. Infatti, la prossima legge di bilancio, che doveva essere quella nella quale fare i fuochi di artificio, accingendovi ad andare verso le elezioni con qualcosa di sostanzioso per il Paese, rischia di essere invece una legge di bilancio lacrime e sangue; e non credo che le proteste di Zaffini correggeranno queste storture. Penso invece che voi rischierete di mettere ancora una volta il Paese di fronte alla totale incapacità di Governo.

Provo a chiederglielo ancora: signor Ministro, intende stare ancora con le mani in mano, oppure ritiene di dirci che cosa vuole fare sull'Ilva, sull'automotive, sulla nostra produzione alimentare, su tutti i settori che ho elencato nei quali il Paese soffre e avrebbe bisogno di una strategia? Ce lo vuole far sapere? (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro delle imprese e del made in Italy, senatore Urso, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

URSO, ministro delle imprese e del made in Italy. Signor Presidente, parto dalla realtà: le crisi di impresa sono diminuite. Quando governavate voi, vi erano 170-180 crisi nazionali.

Nel 2022, quando siamo giunti al Governo erano 55, si sono ridotte a 43 perché 40 sono state risolte con la salvaguardia di 380 siti produttivi e dei relativi lavoratori.

Proprio stamattina Confindustria ha presentato un report su come siano aumentati gli investimenti esteri nel nostro Paese. Negli ultimi tre anni sono aumentati gli investimenti esteri nelle imprese italiane. Non si sta delocalizzando: si sta investendo in Italia. Non ve ne siete accorti? +15 per cento sono gli investimenti esteri in Italia; +19 per cento gli investimenti esteri nella borsa italiana, che ha registrato il record di crescita tra le borse mondiali; + 8 per cento gli investimenti esteri nei titoli di Stato italiani che sono diventati affidabili. Nel contempo, in aprile e poi ancora in maggio, abbiamo segnato un'ulteriore crescita nelle esportazioni che ci ha permesso di diventare, superando d'un balzo sia Giappone che Corea del Sud, il quarto Paese esportatore mondiale. Non vi siete accorti che l'Italia cresce nel mondo e il mondo cresce in Italia? Siamo diventati nella percezione globale un Paese attrattivo, abbiamo scalato sette posizioni negli indici di attrattività globale, dal ventitreesimo posto del 2022 al diciassettesimo posto. Possiamo garantire quella stabilità che gli altri non riescono a garantire.

In questo contesto sappiamo che dobbiamo andare avanti, ben consapevoli del percorso già raggiunto e per questo pensiamo di fare quattro cose, o almeno di andare in queste quattro direttrici, come abbiamo già peraltro delineato nel documento di politica industriale «Made in Italy 2030» che vi consiglio di leggere.

Per quanto riguarda l'innovazione, che riteniamo la prima delle frontiere, in sede europea sosterremo il 28° regime e abbiamo reclamato il nuovo Chips Act 2.0, ben consapevoli che sull'economia digitale l'Italia sta diventando un leader, come dimostra il più grande investimento autorizzato dalla Commissione europea in questi anni in STMicroelectronics a Catania, con oltre 5 miliardi di euro di investimenti. In sede nazionale intendiamo realizzare il testo unico per le startup, che raccolga in un unico testo e rafforzi gli interventi già adottati. Abbiamo fatto scuola in Europa per quanto riguarda l'esenzione fiscale per gli investimenti nelle Casse di previdenza e fondi pensione nel venture capital.

E poi Transizione 5.0: dopo il grande successo dello scorso anno, in pochi mesi 20.000 imprese hanno utilizzato Transizione 5.0 per un importo pari a 4,251 miliardi di incentivi, la misura più popolare della storia dell'industria italiana, che, se si sommano a Transizione 4.0, significano nel complesso 10,5 miliardi di euro di investimenti. Il nuovo piano Transizione 5.0 ha registrato fino a stamattina 6.300 domande da 6.300 imprese, per un importo di investimenti già pari a 2 miliardi di euro. Abbiamo candidato un consorzio italiano e siamo fiduciosi che ottenga l'assegnazione della Gigafactory europea sull'intelligenza artificiale.

Il secondo punto è la semplificazione: a breve presenteremo un altro provvedimento, oltre quelli che abbiamo già realizzato. Vi do un dato: nel 2025, grazie alle nostre semplificazioni, sono stati registrati 134 contratti di sviluppo (tre volte di più del 2022, quando erano solo 41).

Il terzo punto è l'aggregazione delle imprese: lo abbiamo già fatto; avete varato nel disegno di legge sulle piccole e medie imprese un incentivo importante alle reti di impresa, ma faremo di più col prossimo decreto imprese che realizzeremo - io mi auguro - nel mese di settembre. D'altra parte, lo dimostra anche il fatto che proprio nel settore della moda abbiamo realizzato un patto Italia-Francia che sarà presentato in Italia da me e dal ministro dell'industria francese Martin nel prossimo tavolo della moda il 15 luglio, per consolidare la filiera produttiva delle piccole e medie imprese italiane grazie anche all'apporto dei grandi brand francesi.

Il quarto punto è l'autonomia strategica: materie prime critiche ed energia. Sull'energia - come sapete - avete appena approvato il disegno di legge per l'energia nucleare e, nel contempo, in questi anni siamo riusciti ad aumentare in maniera significativa proprio quello che riguarda la produzione di energia rinnovabile da fonte rinnovabile, un mix energetico di energia nucleare civile con ovviamente più fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda le materie prime critiche, siamo stati il primo Paese in Europa a fare un decreto-legge nel 2023. Ci siamo candidati - è notizia pubblica, confermata dal commissario Séjourné - a ospitare in Italia, nel porto di Marghera, il primo sito di stoccaggio di materie prime critiche per la nostra Europa, per rifornire di materie prime critiche, in caso di shock di approvvigionamento - come purtroppo spesso accade - il cuore industriale d'Europa.

Ecco, l'Italia è finalmente al centro della politica industriale europea. L'altro giorno un giornale francese ha detto che l'Italia ispira l'Europa sulle riforme che sono necessarie al nostro continente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Paita, per due minuti.

PAITA (IV-CR). Signor Ministro, ha fatto bene a parlare di shock, nel senso che, quando la sento parlare, ho io uno shock: di fronte alla diminuzione del PIL, alla crescita del debito pubblico, all'aumento delle tasse e all'aumento dei costi del carrello della spesa, lei ha il coraggio di tirare fuori degli elementi e dei dati - quelli che ho potuto capire, perché spesso, quando lei parla, si capisce solo in parte, ma ovviamente ho cercato di applicarmi - per i quali mi vien da dire che certamente, le nostre imprese combattono. E meno male che ci sono le nostre imprese, le quali, nonostante le vostre assenti politiche, fanno del loro meglio anche per contrastare i costi dell'energia che sono invece aumentati.

Ha fatto però benissimo a non rispondere al tema di Ilva. Non è che non l'abbia notato! Io le ho posto una domanda precisa: cosa intende fare dopo quattro anni che ci racconta bugie sull'Ilva, dicendo che è tutto risolto, di fronte al rischio reale che in questo Paese si perda l'acciaieria? Che cosa intende fare? E lei non ha risposto! (Applausi).

Le ho poi chiesto, Ministro, di dirci una parola per quegli 80.000 giovani che anche quest'anno lasciano il nostro Paese in assenza di politiche. E lei ci ha risposto che ha avuto uno straordinario successo su Transizione. 5.0. A parte che il successo l'ha visto solo lei, nel senso che tutte le aziende vi hanno costretto a virare, a cambiare rotta, perché avete fatto una cosa incredibile quando bastava copiare quello che avevamo fatto noi. È disarmante. Banalmente, lei è disarmante.

Prendo atto che non ha risposto a nessuna delle sollecitazioni serie che le abbiamo fatto. Prendo atto che le sue quattro idee in croce non le ha neanche quest'anno. Purtroppo questo lo pagheranno i lavoratori e le imprese italiane che si sentono raccontare che "va tutto bene, madama la marchesa". Purtroppo, signor Ministro, non va tutto bene: in questo Paese va tutto male. C'è un'unica speranza: quella che ve ne andiate a casa presto. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Licheri Sabrina ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02691 sulle crisi industriali che colpiscono l'area produttiva di Assemini in Sardegna, per tre minuti.

LICHERI Sabrina (M5S). Signora Presidente, continuiamo a parlare di tavoli di crisi. Secondo i dati resi pubblici dal Ministero delle imprese e del made in Italy, poco fa aggiornati dal Ministro, risulta circa una quarantina di tavoli di crisi attivi, alla quale si affiancano circa 30 tavoli di monitoraggio, per un totale di 23.840 lavoratori coinvolti. Tra i dossier più critici figurano vertenze di rilevanza strategica, sicuramente il caso Ilva per il quale il Governo continua a reiterare interventi-tampone con risorse pubbliche senza alcun reale progetto di riconversione industriale. E cito anche l'Electrolux.

Accanto ai casi di maggiore rilevanza mediatica, restano aperti numerosissimi altri dossier, che interessano anch'essi settori strategici, molti dei quali legati ai nomi importanti che prima ho citato. Penso alla siderurgia, penso alla componentistica per l'automotive, penso agli elettrodomestici, tutti con ricadute occupazionali importanti, preoccupanti su tutto il territorio nazionale.

Dal territorio nazionale, signora Presidente, signor Ministro, arrivo alla Sardegna. Io sono di Assemini, dove si trova l'area di crisi industriale di Macchiareddu. Chiedo scusa: l'area industriale di Macchiareddu che, però, sta diventando un'area di crisi perché sta vivendo già da un po' un periodo di profonde lacerazioni.

Io le porto sul tavolo due casi: il primo è quello di Sanac.

Sanac è un'azienda storica nella produzione di materiali refrattari per l'industria siderurgica ed è in amministrazione straordinaria dal 2018. Sanac opera su tutto il territorio nazionale con quattro stabilimenti: uno ad Assemini, in Sardegna; uno in Liguria, a Vado Ligure; uno in Piemonte, a Gattinara; uno in Toscana, a Massa-Carrara. Lo scorso gennaio è scaduto il settimo bando di vendita che ha visto l'arrivo di tre proposte e una sola offerta vincolante per il solo stabilimento di Massa. E questo ha rafforzato i timori che accompagnano la vertenza dall'inizio, ossia quelli di una vendita frammentaria. Lei stesso, Ministro, o comunque alcuni esponenti del Governo hanno più volte manifestato la forza di Sanac e il fatto che debba esser considerato un complesso unitario, senza il possibile spacchettamento che invece vediamo all'orizzonte.

Lo scorso giugno la sottosegretaria Bergamotto ha reso nota l'intenzione dei commissari di avviare una fase di negoziazione finalizzata a conseguire un'integrazione e un miglioramento dell'offerta, che quindi ci fa ben sperare che, all'offerta rivolta verso lo stabilimento di Massa, si possa aggiungere anche quella di Gattinara e di Vado Ligure. Però, rispetto al sito industriale di Assemini non c'è questa condivisione, anzi si parla di possibili soluzioni per il riutilizzo industriale del sito.

La società belga Bekaert ha manifestato lo scorso gennaio la decisione di vendere lo stabilimento di Macchiareddu, individuato come il sito più esposto alla crisi strutturale del mercato europeo dello steel cord. C'è stato un tavolo proprio nei giorni scorsi e sono state annunciate le proposte arrivate. C'è un'attenta valutazione da parte del Governo; la Regione Sardegna ha garantito la massima disponibilità nell'accompagnare tutte le operazioni del caso; rimane però una grande preoccupazione, ossia quella di garantire la continuità produttiva fino al momento della definizione della cessione.

Venendo, quindi, alle domande, signor Ministro, vorrei sapere quali iniziative intenda assumere per garantire che il processo di vendita di Sanac avvenga in forma unitaria, scongiurando in modo definitivo e non solo dichiarato l'ipotesi di frazionamento; quali strumenti intenda attivare per garantire il mantenimento operativo dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu, fino al perfezionamento della cessione. Infine, signor Ministro, le chiedo se non ritenga imprescindibile che il Governo adotti iniziative strutturali per affrontare il tema dei costi energetici e logistici che penalizzano in modo sistematico la competitività dell'area industriale di Macchiareddu rispetto ad altri siti produttivi nazionali. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro delle imprese e del made in Italy, senatore Urso, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

URSO, ministro delle imprese e del made in Italy. Signora Presidente, ringrazio l'interrogante per la domanda specifica su due casi rispetto ai quali intendo rispondere - mi auguro - in maniera esauriente.

La stessa interrogante ha evidenziato come la Sanac è in amministrazione straordinaria dal 2018: è un lascito della scorsa legislatura, che stiamo avviando a soluzione. Siamo sulla strada giusta, che può consentirci di dare una prospettiva a tutti gli stabilimenti. In data 19 maggio i commissari straordinari hanno informato il nostro Dicastero della volontà di Erre Trading di ampliare il perimetro della propria offerta oltre lo stabilimento di Massa. Tale intenzione ha avuto seguito in data 29 maggio, quando Erre Trading ha trasmesso un'offerta integrata, comprensiva del relativo piano industriale, finalizzata all'acquisizione dei rami d'azienda relativi agli stabilimenti di Massa, Gattinara e Vado Ligure. Su sollecitazione del nostro Dicastero - su nostra sollecitazione - l'azienda ha inoltre manifestato la disponibilità a valutare un'ipotesi di riutilizzo industriale del sito di Assemini, per il quale sono in corso opportuni approfondimenti, nonché ad assorbire l'intero organico attualmente in forza presso i tre stabilimenti interessati. Noi puntiamo alla salvaguardia di tutti gli stabilimenti e alla tutela di tutti i lavoratori.

L'offerta di Erre Trading contiene elementi ritenuti di particolare interesse dai commissari, tra cui solide prospettive commerciali e un programma di investimento adeguato.

A tal fine è stato programmato un ulteriore ciclo di interlocuzioni, finalizzato a verificare la disponibilità dell'offerente a migliorare complessivamente la proposta presentata, sia sotto il profilo economico, sia con riguardo alle modalità di valorizzazione del sito di Assemini. L'obiettivo, ovviamente, è tutelare anche lì l'occupazione.

Per quanto riguarda la seconda vertenza, Bekaert, è stato attivato un percorso di reindustrializzazione tramite l'apposito tavolo convocato al Ministero. Nel corso dell'ultimo incontro, tenutosi il 25 giugno, le principali novità hanno riguardato i tre progetti prioritari selezionati, sui quali è in corso la valutazione dei relativi piani industriali. Attualmente è in corso la fase di negoziazione e due diligence. Tra le possibili soluzioni, una in particolare risulta preferibile, poiché prevede l'assorbimento completo dei lavoratori con la prospettiva di ulteriori assunzioni. Anche a questo proposito abbiamo aggiornato il tavolo al prossimo 10 settembre, con l'obiettivo di individuare una soluzione sostenibile in tempi brevi. Come abbiamo fatto recentemente con Liberty Magona, l'altro ieri; con Riello, Ariston: è nato il polo italiano sulle caldaie. Altro che delocalizzazione! E ancora, Original Marines, Speedline. Quaranta crisi risolte salvaguardando tutti gli stabilimenti e tutti i lavoratori, in piena trasparenza, perché oggi potete trovare sul sito del Ministero tutti i tavoli di crisi monitorati: ci sono ben 30 tavoli di monitoraggio su soluzioni già raggiunte, perché noi li seguiamo anche dopo, con particolare cura, per essere certi che la soluzione trovata sia effettivamente calata nella realtà. Noi non abbandoniamo mai i nostri lavoratori, e lo abbiamo dimostrato anche con i numeri di crescita dell'occupazione: 1,2 milioni di occupati in più, di cui 550.000 donne; un aumento dell'occupazione femminile del 3 per cento in tre anni e la riduzione della disoccupazione al 5 per cento, con l'aumento di 1,5 milioni di contratti stabili.

Questa è la realtà che sta meravigliando gli alti osservatori internazionali: un Paese che dimostra di essere più resiliente e dinamico perché ha un sistema produttivo capace di contrastare le crisi e di cogliere nuove opportunità. Un sistema produttivo più diversificato - con 1.000 prodotti italiani al primo posto nel mondo - è più diversificato sui mercati, in grado quindi di orientarsi meglio rispetto a una crisi globale. È un sistema finalmente attrattivo: non lasciano il nostro Paese, vengono a investire in Italia perché la ritengono più attrattiva, più sostenibile, più stabile e più competitiva. Questa è la lettura dei dati, che sono inequivocabili.

Poi è chiaro: è un cantiere, è un lavoro, è un mondo dove prevalgono il rischio, l'incertezza e l'indeterminatezza dei conflitti armati e delle guerre commerciali. In questa situazione difficile l'Italia appare capace - come è stato detto - di ispirare l'Europa sul cantiere delle riforme necessarie. Volkswagen ha annunciato l'altro giorno la chiusura di quattro stabilimenti e il licenziamento di 100.000 lavoratori; in Italia abbiamo preservato tutti gli stabilimenti produttivi e nessuno è stato licenziato. Certo, la nostra filiera dell'automotive risentirà della crisi di Volkswagen, perché noi produciamo anche per loro. Ma l'accordo con Stellantis ha previsto 7 miliardi di contratti stabili garantiti per la nostra filiera dell'automotive e la produzione industriale in Italia. Dopo l'anno nero del 2025 - dovuto agli errori clamorosi di Tavares, che è stato rimosso perché ha fatto collassare l'impresa - e grazie al cambiamento del piano industriale in Italia, in Francia e negli Stati Uniti, la produzione industriale di auto è aumentata del 59 per cento in aprile, invertendo la tendenza. Ciò ha consentito un recupero di produzione industriale che è positiva da tre mesi, positiva per 7 mesi sugli ultimi 10.

Certo, c'è una crisi delle industrie in Europa ed è per questo che l'Italia per prima ha segnalato all'Europa le riforme da fare. E, se c'è un cantiere di riforma in Europa sugli Ets - ricordo che il 16 luglio ci presenteranno il piano - sul regolamento CO₂ - ricordo che abbiamo imposto noi la revisione anticipata - per quanto riguarda l'industria, ricordo l'Industrial Accelerator Act sul concetto del made in Europe: se c'è questo, è grazie all'Italia, alle imprese italiane e al ruolo di leadership svolto dal Governo italiano.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Licheri Sabrina, per due minuti.

LICHERI Sabrina (M5S). La ringrazio, Ministro, per la risposta, che non era scontata. Penso al collega Mario Turco che su Ilva, parlando sempre di vertenze, ha depositato 20 interrogazioni e non ha ricevuto ancora risposta. Nel mio piccolo mi ritengo quindi un po' fortunata.

Lei ha ripetuto però una serie di dati che tra l'altro sono contenuti nel testo della mia interrogazione. Io prima nell'illustrarla non li ho elencati, però lei mi ha detto delle cose facilmente reperibili dal sito. Io, tra l'altro, ho partecipato a tutti i tavoli, e quindi, non mi ha detto nulla di nuovo. Ad una domanda precisa mi sarei aspettata una risposta precisa. Nel momento in cui lei decide di venire a rispondermi su Sanac e Bekaert, io penso che lei abbia una risposta precisa per quelle due vertenze.

Lei mi ha invece restituito un quadro ottimistico, come è nel suo stile e - per usare le sue parole - di ampio respiro, ma alla fine non mi ha detto che cosa vuole fare concretamente. Questo è proprio il problema della vostra, della sua politica industriale. Sorge spontanea - come si dice in questi casi - una domanda, una nuova domanda: dove è lo Stato stratega di cui lei continua a parlare - mi permetta il termine - con una arroganza e una boria che non trovano corrispondenze nella realtà. L'unica strategia che sta emergendo potremmo benissimo battezzarla "ammazza imprese". (Applausi). Di questo stiamo parlando! Questo stiamo vivendo tutti i giorni. E, se questa era la strategia, allora siete stati bravissimi! Obiettivo raggiunto.

Ho portato con me, perché molto significativa, la copertina del suo Libro verde per la politica industriale perché rappresenta perfettamente la distanza che c'è tra i suoi annunci, Ministro, e la realtà.

Ministro, la politica industriale non si fa e non si misura assolutamente con il Libro verde, magari presentato in pompa magna in conferenza stampa e in Commissione. Si misura dalle imprese che restano aperte, dai lavoratori che conservano il loro posto di lavoro, dai territori che continuano ad avere un futuro. Su questo, Ministro, il suo Governo continua a essere gravemente insufficiente. E, se io voglio parlare di futuro, se penso ai lavoratori di Bekaert, che futuro stiamo dando loro? Vogliamo dare una risposta a quei lavoratori che chiedono garanzie di continuità produttiva fino alla definizione della cessione?

Per quanto riguarda Sanac, era una di quelle vertenze, signor Ministro, per la quale avete cantato vittoria pochi mesi dopo il vostro insediamento. Cosa ce ne facciamo di possibili soluzioni per il riutilizzo industriale?

Le racconto, signor Ministro, che nell'area industriale di Macchiareddu, ogniqualvolta si è dato vita a un'operazione di riconversione, questa è stata l'operazione che ha preceduto la chiusura dello stabilimento, con perdita di capacità professionali acquistate negli anni con tanti sacrifici.

Quindi il problema non è il Libro verde che è stato dimenticato. No, il Libro verde è rimasto lì, è rimasto carta straccia.

Signor Ministro, l'industria italiana invece ha bisogno di politica. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02692 sulle iniziative per affrontare la crisi del settore dell'automotive, per tre minuti.

DE CARLO (FdI). Signor Ministro, io invece le confermo di aver letto più della copertina del libro. Anzi, visto che lo ha consegnato in Commissione, è stata mia premura leggerlo tutto e non fermarmi alle letture superficiali.

La domanda che volevo rivolgerle, rimanendo naturalmente sul tema senza approfittare della diretta televisiva, che invece vedo eccitare parecchio qualche collega, è la seguente. Per quanto riguarda la condizione attuale dell'industria dell'automotive europea, ricordo a tutti che si tratta di un settore che vale 13,8 milioni di occupati: il 6,1 per cento del totale degli occupati, con 2,5 milioni di occupati diretti.

Ne sa qualcosa il mio Veneto, che è una delle aree che maggiormente lavora sul tema dell'automotive, ma che in questi anni è rimasto schiacciato tra una politica autoimposta europea che ne ha di fatto tarpato le ali e un'aggressività cinese sostenuta da risorse pubbliche, perché la Cina ha interpretato la globalizzazione prendendosi solo la parte più buona. La Cina, invece di credere nel libero mercato, ha continuato a sostenere le proprie aziende con oltre 231 miliardi di risorse che oggi la portano, ad esempio, ad avere il monopolio totale di talune materie critiche e sicuramente delle batterie.

Torniamo però al quadro europeo, che vede aziende storiche e importanti come la Volkswagen tagliare 35.000 addetti con il piano del 2024, minacciando di recente di tagliarne altrettanti; la BMW ha visto ridurre la propria capacità di 8.000 unità; la Porsche, marchio iconico tedesco, ha ridotto numerosissimi impiegati. Vi è una situazione difficile anche per un marchio storico come Mercedes, senza tralasciare la situazione in Francia con Renault. Insomma, vi è un quadro europeo assolutamente non idilliaco. Forse un po' in controtendenza - poi nella replica spiegherò a cosa si deve - in Italia invece oggi - e lo abbiamo sentito nelle audizioni che ho avuto la fortuna di ascoltare, poiché il mio è un osservatorio un po' privilegiato, quello di Presidente della Commissione industria - vi è l'intenzione di Filosa di cambiare passo e di farlo in Italia, senza smantellare posti di lavoro, concentrandosi su qualcosa di più pragmatico e di meno ideologico, ma sicuramente di maggior valore sia occupazionale che produttivo.

Signor Ministro, alla luce di tutto questo quadro paventato, le chiediamo quali siano le operazioni che il Governo intende intraprendere, sia in sede europea che in sede nazionale, anche alla luce dell'aggravamento della crisi e al fine di invertire una tendenza che, con l'impostazione del New Green Deal europeo, ha portato le aziende ad essere in palese difficoltà.

PRESIDENTE. Il ministro delle imprese e del made in Italy, senatore Urso, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

URSO, ministro delle imprese e del made in Italy. Signor Presidente, la decisione di Volkswagen di chiudere quattro stabilimenti e licenziare altri 100.000 occupati ha fatto scalpore, ma è seguita a quelle già prese da altre case automobilistiche. Lei, senatore De Carlo, ha citato Mercedes, Porsche e possiamo aggiungere Bosch. La crisi, anzi il collasso dell'industria dell'auto in Europa è evidente a tutti ed è causato dalle follie del Green Deal che hanno spalancato le porte all'invasione di auto elettriche cinesi, mettendo in ginocchio le imprese e il lavoro in Europa.

Come diciamo dall'inizio della legislatura, occorre cambiare le regole europee, perché la crisi è lì. Siamo stati noi ad aprire il cantiere delle riforme in Europa, come riconosciuto qualche giorno fa in un'intervista anche persino da un amministratore delegato francese che ha parlato dell'approccio italiano responsabile e pragmatico che ha indicato la via delle riforme in Europa. Un altro quotidiano francese ha detto che l'Italia oggi ispira l'Europa; è l'Italia che sta indicando la via del rinascimento industriale europeo. Come? Attraverso la revisione del regolamento CO₂ sulle auto (ma va fatto anche per i veicoli commerciali); attraverso l'Industrial Accelerator Act, che ha finalmente recepito il concetto del made in Europe che noi abbiamo realizzato in Italia quando abbiamo fatto Transizione 5.0; attraverso il principio "compra europeo"; attraverso la revisione del meccanismo ETS, che abbiamo imposto e la Commissione oggi ha detto che lo presenterà il 16 luglio, ma noi diciamo non oltre, perché non c'è più tempo per aspettare. E mentre collassa l'industria dell'auto in Europa, noi abbiamo evitato che chiudessero gli stabilimenti in Italia. Hanno rimosso Tavares che aveva imposto l'ideologia dell'elettrico a Stellantis, da quel momento hanno cambiato il piano industriale, e si nota, perché da dicembre dello scorso anno, in maniera sempre più chiara e sostenuta, aumenta la produzione di auto in Italia, recuperando rispetto allo scorso anno.

E soprattutto hanno presentato in Parlamento un piano industriale che punta a mantenere tutti gli stabilimenti e a realizzare una capacità produttiva tale da sostenere l'occupazione nel nostro Paese, con modelli ovviamente rispondenti al mercato, modelli anche ibridi, che possono davvero essere acquisiti, come l'e-car, dalle famiglie europee. Sarà realizzata a Pomigliano l'auto di massa europea; una nuova politica di strategia, una nuova strategia industriale che finalmente viene realizzata.

Siamo consapevoli che non basta, perché per poter essere sostenuta occorre necessariamente cambiare le regole d'Europa, perché la nostra filiera dell'automotive produce anche per le case automobilistiche tedesche e francesi e persino di altri continenti e quindi ha bisogno di un'industria dell'auto che riesca a reagire alla crisi. Ho convocato il tavolo automotive per martedì 14 luglio; tra l'altro, il giorno dopo incontrerò qui a Roma il mio collega francese Sébastien Martin. Mi sono incontrato nove volte con lui negli ultimi sei mesi, perché anche la Francia guarda alla politica industriale italiana, come evidenziato nel documento finale sottoscritto ad Antibes, in Francia, durante il vertice bilaterale di Governo.

Ebbene, nel tavolo automotive presenteremo le misure che abbiamo messo in campo: oltre 1,350 miliardi di euro che pensiamo di incrementare nell'arco delle prossime settimane, il 70 per cento dedicato a contratti di sviluppo, mini contratti di sviluppo dedicati alle piccole e medie imprese per affrontare questa transizione, perché di transizione si tratta, transizione e rivoluzione industriale.

Concludo con un dato per farlo comprendere: non è vero affatto che le imprese chiudono in Italia. Lo scorso anno, nel 2025, sono nate 323.533 imprese. Altri hanno chiuso, ma qual è il saldo? Il saldo è attivo di 56.599 imprese in più, non in meno: più imprese in Italia, più imprese straniere che investono nel nostro Paese, più export (siamo la quarta potenza globale), più occupazione (1,2 milioni di occupati in più, 1,5 milioni di contratti stabili in più). In un mondo in crisi, in un'Europa in crisi, l'Italia resiste grazie alle nostre imprese e ai nostri lavoratori che noi vogliamo preservare dalle follie ideologiche che hanno imposto delle cappe, dei lacci e lacciuoli alle industrie europee.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti.

DE CARLO (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, credo che tornando all'esperienza delle audizioni e dell'indagine conoscitiva proprio su Stellantis ci siano due momenti che segnano una forte discontinuità. Il primo è quando viene l'amministratore delegato Tavares, si gira verso i banchi della sinistra e dice: me l'avete chiesto voi di passare all'elettrico tout court, voi me l'avete chiesto; oggi non potete dirmi che è sbagliato. Tavares rimosso, con decisa e lauta liquidazione.

Dall'altra parte, vi è l'ultima audizione, quella di Filosa, uomo FIAT da sempre; entra in azienda nel 1999, quindi è uno che ha ispirato FIAT e italianità, e dice una cosa straordinaria, che basterebbe a descrivere il cambiamento che è avvenuto in Europa grazie all'Italia, grazie al non paper (se lo ricorda Ministro, la prima cosa che fece il Governo italiano, trascinando le altre Nazioni sulle posizioni italiane, a dimostrazione di una leadership reale e non sulla carta?). Ebbene Filosa, nel corso dell'ultima audizione, ha detto: i risultati 2025 riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business, mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all'interno di una gamma completa di tecnologia elettrica, ibrida e a combustione interna.

Ecco la differenza tra le imposizioni e i dogmi della sinistra e la libertà che alberga tra i banchi di questa parte politica e soprattutto di questo Governo. Libertà di scelta su come arrivare alla transizione energetica: non dogmi e, soprattutto, senza passare da una dipendenza totale dai Paesi come la Russia e Paesi satelliti a una dipendenza altrettanto pericolosa come quella dell'elettrico dal mondo cinese. Evidentemente qualcuno alla Cina ha invece strizzato l'occhiolino e per parecchio tempo.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

CROATTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROATTI (M5S). Signora Presidente, prendo la parola per portare di nuovo all'attenzione di quest'Assemblea la voce, la preoccupazione e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici degli stabilimenti di Electrolux. Pochi giorni fa siamo stati ai cancelli dello stabilimento di Electrolux, a Forlì, con il Presidente Conte e con una delegazione del gruppo territoriale del MoVimento 5 Stelle di Forlì. Siamo andati lì per un dovere preciso: portare solidarietà e vicinanza ai dipendenti e alle loro famiglie in un momento drammatico, e perché è un dovere morale essere al fianco di chi lotta per tutelare il proprio posto di lavoro. L'azienda l'11 maggio ha annunciato un piano di ristrutturazione nazionale che prevede 1.719 dipendenti licenziati, di cui 338 dello stabilimento di Forlì. Dai tavoli del Ministero abbiamo appreso di uno stop al piano di ristrutturazione nazionale e dei licenziamenti, aprendo una finestra di cinquanta giorni di sospensione dell'esecuzione che scadrà i primi di agosto. Cinquanta giorni, Presidente, anzi poco più di trenta ormai, in cui la vita di centinaia di famiglie è sospesa nel limbo dell'incertezza. Questa non è una semplice fase di attesa tecnica, questa è una trincea sociale sul territorio.

Siamo stati ai cancelli del presidio forlivese, per dire chiaramente a quelle persone che questo piano è inaccettabile e che non saranno lasciate sole a lottare contro delle logiche di mercato che calpestano la dignità del lavoro. Ma la solidarietà politica non basta in questo momento, lo dico perché è importante fare azioni istituzionali concrete ed è proprio per questo che ci rivolgiamo al Governo e abbiamo chiesto l'intervento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si attivi in prima persona su questa vertenza.

Le cause per cui il nostro Paese perde di attrattività sono innumerevoli, gli errori politici e industriali sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi quattro anni ci sono stati 36 mesi di calo della produzione; l'unico settore che sta crescendo, che fa fatturati impressionanti, è quello bellico delle armi, tutto il resto è in crisi. Ma oggi il punto non è questo. Oggi dobbiamo difendere quel sito produttivo, perché ciò significa difendere il futuro, significa salvaguardare le competenze straordinarie che abbiamo in quel territorio e significa tutelare l'occupazione e dare prospettiva a giovani e famiglie.

In conclusione, Presidente, il MoVimento 5 Stelle continuerà a sostenere tutte le azioni del territorio, a restare al fianco dei lavoratori e dei sindacati, a vigilare giorno dopo giorno l'evolversi della situazione e a partecipare ai tavoli ministeriali. Come unico obiettivo abbiamo quello di tenere alta l'attenzione su quello che sta accadendo a 1.719 lavoratori. Proteggiamo il lavoro, proteggiamo la dignità dei nostri lavoratori e delle loro famiglie. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 14 luglio 2026

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 14 luglio, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,10).