Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 398 del 11/03/2026
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Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 12,32)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà.
ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, il nostro primo pensiero va a chi sta pagando il prezzo più alto, alla gran parte del popolo iraniano, massacrato e torturato in questi anni dal regime. (Applausi).
A loro non mancherà Khamenei. A noi il dovere, signor Presidente del Consiglio, andando in Europa, di pensare a quel popolo, che in questo momento sta vivendo il momento peggiore. Proprio perché è saltata la catena di comando, la repressione si fa più forte e la voce dell'Europa e di tutti i Paesi europei si deve alzare in maniera unica per chiedere la de-escalation, la fine del conflitto, la liberazione dei prigionieri politici, la fine delle esecuzioni capitali e una transizione pacifica.
Abbiamo il compito, come Italia, di essere nel solco della nostra storia (Applausi), quella stessa storia in cui saremmo dovuti stare, all'indomani dell'attacco di Netanyahu e di Trump fuori dalle regole del diritto internazionale. Tutti i leader più importanti del G7 - il leader canadese e quelli dei principali Paesi europei, certamente con toni diversi - hanno preso le distanze o hanno criticato alcuni aspetti di quei raid. Ebbene, il Governo italiano, neanche davanti alle frasi di Trump, che diceva «li stiamo massacrando», nel momento in cui si vedeva il fumo alzarsi da quella scuola con 150 bambine, e pubblicava sul sito della Casa Bianca - non su un blog, ma sul sito della Casa Bianca! - le immagini dei bombardamenti a ritmo della Macarena, ha pensato di prendere le distanze subito (Applausi), venendo meno alla propria storia e alla tradizione di dialogo con i principali Paesi dello scacchiere mediorientale.
Il nostro Paese, anche nei momenti più difficili della guerra fredda, quando aveva legami fortissimi con l'alleato statunitense, ha saputo tenere la schiena dritta nei passaggi principali. Bene ha fatto, signor Presidente, a condannare quelle immagini terribili, legate alla morte delle 150 bambine che stavano studiando, si apprestavano a giocare e avevano i loro sogni. Mi ha impressionato e interroga tutti un articolo, pubblicato su uno dei principali media del Vaticano, sull'assuefazione a episodi del genere, a queste tragedie, allo sdoganamento della violenza. Ebbene, penso che tutti noi dobbiamo avere il coraggio di prendere sempre le distanze da questi episodi, a prescindere che li compia un alleato o qualcuno che alleato non è. Quindi, anche se sono arrivate con dieci giorni di ritardo, apprezziamo le sue parole. Apprezziamo un po' meno che nella vostra proposta di risoluzione non ci sia una parola di condanna di tutto questo e dell'attacco fatto da Netanyahu e da Trump. (Applausi).
Siccome non tiriamo solo pietre, ma apprezziamo quando il Governo fa delle cose giuste, abbiamo sottolineato positivamente - lo richiamiamo anche nella nostra proposta di risoluzione - il pieno sostegno ai nostri alleati e partner, ai Paesi membri che possono essere minacciati dagli attacchi dell'Iran. L'attivazione del nostro dispositivo militare a sostegno di Cipro è condivisibile. Ci uniamo alle sue parole di vicinanza, Presidente del Consiglio, e anche di ringraziamento per il lavoro dei nostri militari, dei diplomatici e di tutti coloro che hanno reso possibile il rimpatrio degli italiani. (Applausi). Conosciamo cosa vuol dire governare, lo abbiamo fatto nei momenti più difficili della scorsa legislatura. I Presidenti del Consiglio che abbiamo sostenuto chiamavano i leader dell'opposizione a Palazzo Chigi, per confrontarsi nei passaggi principali. Speriamo lo possa fare anche lei, per affrontare i passaggi più complicati, che purtroppo ci porteranno a dover dare delle risposte.
Da questo punto di vista, sull'uso delle basi militari voglio essere molto chiaro. Abbiamo il vezzo di studiare: conosciamo quei documenti, l'accordo NATO del 1951, quello del 1954, i trattati bilaterali tra Stati Uniti e Italia, conosciamo quello che possiamo e non possiamo fare. Non possiamo fare attività cinetiche, come lei ha ricordato, e ci ha detto che Spagna e Italia fanno la stessa cosa. È vero, lo sappiamo: noi rispettiamo i trattati. C'è però una piccola differenza. Lei si è limitata a dire che deciderà il Parlamento. Non si sottovaluti, signor Presidente del Consiglio: sappiamo l'influenza che ha sul suo Gruppo parlamentare. L'abbiamo vista sul referendum della giustizia: è arrivato quel provvedimento e non è stato votato neanche un emendamento. Lei può fare un passo in più: può dire con nettezza, nelle repliche, che al di fuori dell'accordo non ci sarà nessuna autorizzazione. (Applausi). Noi in passato lo abbiamo fatto, quando abbiamo governato. Abbiamo dato le autorizzazioni e le abbiamo diniegate quando pensavamo che fossero contro la nostra Costituzione. Ha detto che non siamo in guerra. Speriamo di sentire nelle repliche queste parole, nette e chiare, come hanno fatto altri Paesi europei.
Sull'Ucraina vado veloce, signor Presidente del Consiglio, perché mi basta dire che noi la pensiamo all'opposto di quello che abbiamo appena sentito dal suo alleato Claudio Borghi: noi siamo per sostenere l'Ucraina, soprattutto in questo momento di difficoltà (Applausi), e lo faremo in maniera coerente, come abbiamo sempre fatto, non con i mezzucci che seguono altri in Europa.
Lei ha parlato di non aggirare il principio di unanimità; ho apprezzato un suo passaggio in cui ha detto che la forza dell'Europa risiede nel rispetto delle sue regole, del consenso e non nelle imposizioni. Sa cosa fa il suo alleato Orbán e lo sa benissimo perché partecipa ai Consigli europei. Quel signore, quando c'è da prendere in un'ottica d'Europa à la carte i fondi di coesione, è sempre molto lesto, ma quando gli si chiede di condividere un po' di oneri comuni, di attivare e attuare il principio di solidarietà europea, ad esempio, magari sui migranti ridistribuendoli, si dimentica e dice di no anche per prendere un solo migrante. Fortunatamente noi abbiamo stabilito delle regole (l'articolo 7 del TUE e il Regolamento sulle condizionalità) e, se non rispetti le libertà scolpite nelle nostre Costituzioni e i principi che sono scolpiti nella Carta europea dei diritti, si attiva un freno. Ebbene, quel freno poi viene disattivato, perché, quando c'è da decidere sui pacchetti delle sanzioni alla Russia, il ricatto di Orbán prevale. Possiamo andare avanti con questa Europa dei ricatti? Con i ricatti di Orbán? (Applausi). Io penso di no. È per quello che invece l'unanimità, sì, dev'essere aggirata, superandola e investendo sulla maggioranza qualificata, come pensano i socialisti e i democratici europei, come pensa la famiglia del vice presidente del Consiglio Tajani, che ha sempre fatto della battaglia sulla maggioranza qualificata un tratto della propria storia e della propria tradizione, che spero non vogliate abbandonare. (Applausi).
C'è poi un tema che mi sta a cuore e mi sembra di capire stia a cuore anche alla Presidente del Consiglio: la difesa dell'Occidente, dei valori occidentali, delle popolazioni che vivono nell'Occidente, delle popolazioni europee. Va fatta però una riflessione su come tuteliamo questi valori e i popoli europei, che non sia legata a chi sta terremotando l'Occidente, dividendolo, mettendo i dazi, portandolo al caos internazionale, asfaltando le istituzioni multilaterali che ci hanno tenuto insieme, mettendo in difficoltà le Nazioni Unite, altrimenti non saremmo coerenti e mancherebbe un pezzo al suo ragionamento, presidente Meloni.
Concludo su un aspetto. Il Medio Oriente per noi è molto delicato. C'è una questione che dovremo affrontare e cioè il caso dell'UNIFIL. Noi esprimiamo solidarietà e vicinanza ai nostri militari nell'area. Lei sa benissimo che dovremo prendere una decisione sulle conseguenze di quello che sta succedendo in Medio Oriente … (Il microfono si disattiva automaticamente). … di mantenimento della pace che sta con orgoglio nella storia del nostro Paese, chiuderà un'area tra le più sensibili al confine fra Israele e il Libano, proprio per arginare Hezbollah, uno dei proxy dell'Iran. Noi non potremo più mandare avanti quell'operazione, perché Trump ha tagliato il 23 per cento delle risorse alle operazioni di peacekeeping. (Applausi). Un po' di autocritica, Presidente: non possiamo continuare a sostenere Trump in maniera acritica; quando sbaglia, lo dobbiamo dire con chiarezza negli interessi dell'Europa e del nostro Paese. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.
SPERANZON (FdI). Signor Presidente, ringrazio anzitutto il Presidente del Consiglio per essere qui presente. Ascoltando anche l'ultima frase dell'intervento che mi ha preceduto, qualcuno in quest'Aula è sordo, perché non ha ascoltato con attenzione quante volte il Presidente del Consiglio dei ministri italiano ha preso le distanze rispetto a posizioni che non rappresentavano l'interesse dell'Italia, senza guardare in faccia nessuno e senza avere altra bussola se non quella di difendere l'interesse nazionale. (Applausi).
Voglio anche ringraziare il Presidente del Consiglio perché, com'è stato ricordato dal mio collega Scurria nel suo intervento, a differenza di tanti leader europei che spesso in quest'Aula vengono omaggiati di grandi complimenti da parte delle forze politiche dell'opposizione, ha deciso di dare grande rispetto al Parlamento venendo a fare queste comunicazioni in Aula, a differenza appunto dei leader di grandi Paesi come la Francia, la Germania e la Spagna, che ogni tanto è ridondante nelle dichiarazioni dei nostri colleghi dell'opposizione. (Applausi).
Le comunicazioni di oggi arrivano quindi in una fase internazionale tra le più delicate e complesse degli ultimi decenni, in cui diverse crisi, apparentemente lontane tra loro, in realtà si intrecciano in un unico quadro geopolitico che riguarda direttamente la sicurezza, la stabilità e la prosperità dell'Europa. Le decisioni che l'Italia porterà al prossimo Consiglio europeo non riguardano quindi soltanto i prossimi mesi, ma il posizionamento strategico della nostra Nazione e dell'intera Unione europea negli anni a venire; riguardano la nostra capacità di difendere i nostri interessi, i nostri valori e la nostra sicurezza in un mondo che, purtroppo, è drammaticamente sempre più instabile.
Non possiamo commettere l'errore di leggere i conflitti come se fossero crisi isolate. Mentre guardiamo con grande preoccupazione agli sviluppi in Medio Oriente, nel cuore del nostro Continente continua la brutale guerra di aggressione russa contro l'Ucraina. Da oltre quattro anni, quel conflitto mette alla prova non solo la resistenza di un popolo coraggioso, quello ucraino, ma la tenuta stessa dei principi su cui si fonda l'Europa: la libertà, la sovranità degli Stati e il rispetto del diritto internazionale.
A proposito di quest'ultimo aspetto, già in un intervento della scorsa settimana ho sottolineato come talvolta l'espressione "diritto internazionale" venga strumentalmente trasformata in una sorta di scudo per garantire l'impunità a dittatori, autocrati e teocrati in giro per il mondo. Quando la Russia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha invaso uno Stato sovrano vicino - l'Ucraina - il sistema che dovrebbe garantire il rispetto del diritto internazionale ha mostrato - per l'ennesima volta, peraltro - i propri limiti. L'organizzazione che dovrebbe vigilare sull'applicazione di quelle regole è rimasta di fatto paralizzata, così com'è rimasta paralizzata e impotente in Medio Oriente, ma Ucraina e Medio Oriente non sono scenari separati, sono legati da un filo rosso d'instabilità che attraversa l'intero spazio euromediterraneo e che incide direttamente su questioni vitali per le nostre Nazioni: la sicurezza energetica, la stabilità delle rotte commerciali, la tenuta delle nostre economie e anche, come ha giustamente ricordato il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue comunicazioni, la gestione dei flussi migratori.
In questo contesto, dispiace constatare come una parte dell'opposizione non raccolga l'appello accorato fatto all'inizio del proprio intervento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, ma anche rivolto direttamente dal presidente della Repubblica Mattarella. C'è chi, ad esempio, quotidianamente in quest'Aula e soprattutto fuori da quest'Aula, nei dibattiti televisivi, loda la Spagna di Pedro Sánchez, sostenendo che l'Italia sarebbe marginalizzata in Europa e che noi dovremmo seguire l'esempio spagnolo. L'esempio che fate, però, colleghi, ci dà un'immagine diversa rispetto alla realtà che viviamo: se oggi un Paese appare completamente isolato in Europa è proprio la Spagna di Sánchez (Applausi), che alza i toni contro Donald Trump più per distrarre il proprio elettorato esasperato da scandali e fallimenti nella sua politica interna che per reali scelte di politica estera (Commenti), dal momento che non ha nessuna intenzione di mettere in discussione gli accordi con gli Stati Uniti sulle basi presenti in Spagna, che sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli che ha l'Italia.
È proprio per questo che il dibattito di oggi richiede serietà, realismo e senso di responsabilità, non partigianeria, colleghi. Tra le crisi che stiamo osservando, quella che riguarda il Medio Oriente impone una riflessione profonda. Non si può parlare di instabilità nella regione senza riconoscere il ruolo destabilizzante che la Repubblica islamica dell'Iran continua a svolgere. Teheran non è un attore neutrale nello scenario mediorientale: da anni sostiene milizie e organizzazioni armate attive in diversi Paesi della regione, contribuendo ad alimentare tensioni, conflitti e instabilità in un'area strategica per la sicurezza globale, ma accanto alla dimensione esterna, non possiamo ignorare ciò che accade all'interno di quel Paese.
In Iran vige un regime teocratico che reprime il dissenso, limita le libertà fondamentali e che negli ultimi anni ha risposto con una repressione brutale alle proteste civili dei cittadini che chiedevano semplicemente libertà e diritti. Come ha ricordato il collega Scurria nel suo intervento, nell'ultimo anno più di sei persone al giorno sono state giustiziate da chi guida in modo terroristico l'Iran. Allora diciamolo con chiarezza: l'Italia non vuole la guerra, vuole la pace. La pace, però, non si costruisce con l'ambiguità: non si possono mettere sullo stesso piano una democrazia e un regime che reprime il proprio popolo; non si può confondere chi difende la libertà con chi alimenta il terrore.
Il presidente Patuanelli, nel suo intervento, ci ha ci ha detto che non capisce da che parte sta l'Italia. Presidente Patuanelli, l'Italia ha le idee chiarissime su dove stare, su quale campo frequentare: l'Italia sta dalla parte delle democrazie, senza esitazioni e senza ipocrisie. (Applausi). Collega De Cristofaro, noi non abbiamo colleghi che salpano con flottiglie per andare verso Cuba, su cui semmai bisognerebbe interrogarsi circa il fatto che in quel Paese, governato da decenni dai comunisti, mancano le libertà per i cittadini, che muoiono di fame a causa delle politiche comuniste. Noi non abbiamo dubbi, signor Presidente, sul fatto che non saremo mai con i Maduro, non saremo mai con gli ayatollah, non saremo mai con i Canel, non saremo mai con i dittatori comunisti, con le teocrazie e con le autocrazie. (Applausi). Saremo sempre dalla parte delle democrazie. (Applausi).
Quando il Medio Oriente entra in una fase d'instabilità, le conseguenze purtroppo arrivano anche in Europa: nei costi dell'energia, nelle difficoltà delle imprese, nei rischi che riguardano le catene di approvvigionamento e le rotte marittime, da cui dipende una parte decisiva del commercio internazionale. Allora missioni europee come Aspides e Atalanta servono esattamente a questo: garantire la libertà di navigazione e proteggere le catene globali di approvvigionamento. Sono strumenti concreti per difendere la nostra economia e la sicurezza energetica dell'Europa, perché quando si difendono le rotte commerciali e l'energia, si difende il lavoro delle nostre imprese e, ovviamente, il futuro delle famiglie italiane. Per fortuna, grazie soprattutto al lavoro del Governo guidato da Giorgia Meloni, il futuro energetico dell'Europa non sarà più dettato da un un'ideologia green improntata alla decrescita e alla deindustrializzazione, ma da una visione più pragmatica, capace di tenere davvero conto dei bisogni delle famiglie e della competitività delle imprese europee.
C'è un altro tema che non può essere separato dalle dinamiche geopolitiche di cui stiamo parlando ed è quello dei flussi migratori. Ogni fase d'instabilità nel Mediterraneo allargato produce inevitabilmente conseguenze anche sul piano migratorio. Per troppo tempo l'Europa (e anche l'Italia) ha subito il fenomeno dell'immigrazione: anziché governarlo, ha lasciato sole le Nazioni di frontiera e ha tollerato un sistema in cui, troppo spesso, a decidere chi entrava nel nostro territorio non erano gli Stati, ma le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani. Il cambio di passo promosso con decisione, determinazione e concretezza dal Governo Meloni ha cambiato questo approccio. Oggi si afferma sempre più chiaramente un principio molto semplice: sono gli Stati europei a decidere chi entra nel nostro territorio; non sono gli scafisti, non sono le reti criminali; non è chi specula sulla disperazione umana. (Applausi). Sicuramente sono gli Stati europei e non certe sentenze ideologiche a decidere se all'interno dei nostri Stati devono continuare a restare i clandestini oppure no.
I risultati che stiamo vedendo, signor Presidente, ci stanno incoraggiando, perché dimostrano che questa è la strada giusta e che la riduzione significativa degli sbarchi registrata nell'ultimo anno non è il frutto del caso, ma di una strategia che combina cooperazione con i Paesi d'origine, contrasto ai trafficanti e maggiore efficacia nelle procedure di rimpatrio.
Mi lasci concludere, signor Presidente. Prima ho sentito un certo brusio in Aula (e definirlo brusio è poco, direi più un certo fastidio) da quella parte dell'emiciclo, allorquando il collega Scurria leggeva alcuni passi tratti da «The Times». (Commenti).
Vedete, voi vorreste…
PRESIDENTE. Si avvii a concludere, senatore Speranzon, e si rivolga a me.
SPERANZON (FdI). Dico solo che voi vorreste censurare i giornali stranieri, allorquando si permettono di parlare bene dell'Italia (Applausi), perché a voi piace… (Commenti).
PRESIDENTE. Concluda, senatore.
SPERANZON (FdI). A loro piace, Presidente, quando la loro sinistra narrazione racconta un'Italia inefficiente, un'Italia inaffidabile (Commenti), ma la realtà è diversa e all'estero la sanno leggere e sanno disconoscere la vostra narrazione sinistra. (Applausi).
PRESIDENTE. Vi prego di rispettare i tempi, colleghi. In futuro presteremo maggiore attenzione (lo dico a tutti, perché ho dato più tempo a tutti, nessuno escluso).
Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, Rosso e Biancofiore, n. 2, dai senatori Paita, Lombardo, Casini, Unterberger e da altri senatori, n. 3, dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 4, dal senatore Boccia e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Pirondini e da altri senatori. Tutti i testi sono in distribuzione.
Ha facoltà di intervenire il presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Meloni.
MELONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio i senatori intervenuti in un dibattito che è rimasto quasi sempre nel merito e nel quale ho visto, anche da parte mia, uno sforzo di ragionare insieme, com'era stato richiesto. Davvero grazie.
Darò brevissime risposte su alcune cose che ho sentito, partendo dal senatore Monti, il quale ha detto che mi concentro su qualcosa su cui, in fin dei conti, non posso essere efficace, cioè l'unità dell'Occidente, e non mi concentro abbastanza su cose su cui invece potrei essere efficace, cioè l'unità europea. Non sono d'accordo, senatore Monti. Come sa, considero fondamentale l'unità dell'Occidente e non perché sia utile agli americani; la considero fondamentale perché è necessaria per noi, almeno fino a quando l'Europa non avrà concluso un percorso, che ha però iniziato troppo tardi, relativamente alla sua autonomia strategica e alla sua capacità di difendersi adeguatamente da sola. Se me lo consente, considero francamente la sua una sottovalutazione del ruolo di questa Nazione, cioè della Nazione che sia io sia lei rappresentiamo e che vorrei continuasse a essere ambiziosa rispetto a quello che può e non può fare nell'attuale scenario geostrategico.
Non è vero che non stiamo lavorando - come, ad esempio, avviene per la crisi che discutiamo oggi - sull'unità europea. Io ho rivendicato in quest'Aula - e credo che lei lo abbia sentito - che siamo stati noi a promuovere un coordinamento, almeno con le maggiori quattro Nazioni, non solo dell'Unione europea, ma dell'Europa, atteso che c'è anche la Gran Bretagna, e che molto stiamo insistendo proprio perché ci sia una convergenza europea nell'affrontare questa crisi.
Per quello che riguarda il tema dell'appello all'unità, senatore Monti, il mio non era un appello generico. Lei ha detto: «lei è molto spesso divisiva». Io non pretendo di convincere l'opposizione delle politiche che il Governo porta avanti e sarebbe ingiusto farlo. Devo rispondere delle politiche che porto avanti, del programma che ho presentato ai cittadini e del mandato che ho chiesto loro. (Applausi). Il mio appello è rivolto a questa fase. Il mio appello è sincero ed è rivolto a una fase di crisi internazionale. Come dicevo nel mio intervento, infatti, ci sono momenti nella storia nei quali bisogna cercare di andare oltre le proprie legittime e funzionali divisioni. Io sono orgogliosamente alternativa a voi e voi siete orgogliosamente alternativi a me, nessuno di noi vuole dare un messaggio diverso rispetto a questo. Ciò non toglie che, rispetto alla crisi internazionale, siamo in una fase particolarmente complessa e che in quella fase vale la pena - per tutti, dal mio punto di vista - di fare uno sforzo per capirsi reciprocamente e per capire quali e dove possano essere gli elementi di sintesi.
Senatore Calenda, francamente non considero peregrine le sue valutazioni sul presidente Trump, ma vale anche per lei quello che dicevo poc'anzi al senatore Monti. Io penso che il nostro compito e il nostro interesse siano anche contromanovrare rispetto a certe spinte. Quello che non condivido di alcune posizioni che mi si chiede di assumere è che quelle posizioni, per paradosso, andrebbero più nel senso di una disgregazione e, se non vogliamo quella disgregazione, quello che dobbiamo tentare di fare, chiaramente nel contesto nel quale operiamo e nelle difficoltà che incontriamo, è contromanovrare rispetto a quella spinta. È quello che l'Italia cerca di fare. È chiaro che ha delle difficoltà, ovvio; ci sono volte in cui siamo d'accordo e ci sono volte, molte volte, in cui non siamo d'accordo e lo segnaliamo anche.
Dopodiché, ritengo e continuo a ritenere che noi si debba lavorare nel senso di ricomporre e non di aiutare a disgregare, perché non faremmo gli interessi né dell'Italia, né dell'Europa. (Applausi). L'ho detto e - guardi - non condivido quando lei dice che per essere utili all'Occidente dobbiamo abbandonare (poi non so cosa significhi esattamente "abbandonare") Orbán e Trump, perché questo è il modo per avere l'unità dell'Occidente. Temo che non sia esattamente così, senatore Calenda, perché fino a prova contraria non siamo noi a decidere cosa sia l'Occidente. Non siamo noi che decidiamo chi sia l'Occidente, così come non siamo noi che decidiamo chi fa parte dell'Europa. Questa è l'idea di un club che purtroppo non è la geopolitica. La geopolitica è un'altra cosa (Applausi), quindi quello che dobbiamo cercare di fare per l'unità dell'Occidente, secondo me, anche quando legittimamente dovessimo non essere d'accordo, è cercare delle sintesi, perché questa è la cosa secondo me più preziosa che possiamo fare per la famosa unità dell'Occidente.
Dopodiché, senatore Calenda, anche se ne ha parlato marginalmente nel suo intervento, approfitto per ringraziare lei e il suo Gruppo per l'approccio costruttivo su una materia che oggi ci sta particolarmente a cuore, che è quella dei prezzi dell'energia.
Collega Dreosto, lei parlava di Hormuz: c'è un dibattito in corso su quali strumenti si possano mettere in campo per difendere e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Chiaramente tutti comprendiamo quanto questo sia vitale per le nostre economie e, quando dovessero esserci delle sintesi e delle proposte che si materializzano, penso, anche in questo caso, che si debbano volentieri confrontare con il Parlamento. È un tema molto delicato perché non è facile trovare un equilibrio tra una necessità che per noi è evidente e vitale, a difesa delle nostre economie, e il rischio di essere trascinati nel conflitto. Su questo ovviamente oggi il dibattito con i nostri partner europei e non solo si sta sviluppando, ma sicuramente lei pone una questione estremamente rilevante.
Senatore Scurria, se «The Times» ha acceso i riflettori sull'Italia dopo la vittoria della nazionale di rugby, non oso immaginare cosa possa accadere atteso che i nostri azzurri di baseball oggi hanno battuto gli americani in casa loro. (Applausi). Forse su questo, una volta tanto, anche l'opposizione sarà soddisfatta.
Collega Misiani, sul tema della crisi del diritto internazionale la nostra Nazione non si limita a prenderne atto. Questa è la ragione per la quale credo lei sappia, perché non è iniziato con il nostro Governo, che l'Italia è particolarmente attiva, per esempio, nel chiedere una riforma efficace ed efficiente delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Quello è il crocevia sul quale muovere, se si vogliono avere delle Nazioni Unite che siano efficaci. Del resto, da più interventi in quest'Aula sono state segnalate alcune anomalie che esistono nell'organismo che dovrebbe garantire il diritto internazionale. Io citavo l'anomalia della Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma qualcun altro ricordava correttamente come nel mese di febbraio, un mese dopo il massacro dei civili che manifestavano pacificamente da parte del regime degli ayatollah, il rappresentante iraniano sia stato scelto come vice presidente della commissione che, tra le altre cose, si occuperebbe di lotta alla violenza. (Applausi). È evidente che c'è qualcosa che non funziona ed è il motivo per cui l'Italia continua a lavorarci.
Dopodiché ribadisco che la questione delle accise mobili è allo studio. Siamo disponibili all'attivazione di un meccanismo che ricordo essere stato modificato da questo Governo. Il meccanismo era stato introdotto nel 2008, ma era oggettivamente di difficilissima applicazione. Voi lo sapete bene, perché, quando ci fu la crisi dei carburanti durante il Governo Draghi, quest'ultimo non poté attivare quel meccanismo, perché era sostanzialmente inattivabile, e dovette procedere con iniziative e provvedimenti autonomi. Noi abbiamo riformato quel meccanismo per renderlo utilizzabile e siamo pronti ad utilizzarlo. Perché non l'abbiamo fatto nel Consiglio dei ministri di ieri? Perché, come lei sa, il meccanismo funziona utilizzando la maggiore IVA derivante dagli aumenti per abbassare le accise. Ora, chiaramente parliamo di un problema che abbiamo da qualche giorno (sei o sette giorni) e chiaramente gli introiti derivanti dall'IVA di questo momento così breve non ci consentono di costruire un impatto che sia percepibile dai cittadini. Il meccanismo si attiva quando l'aumento diventa strutturale e quando l'impatto sui cittadini diventa reale.
Dopodiché non sono d'accordo sul fatto che questo Governo non abbia fatto niente sull'energia, proprio perché è di qualche settimana fa un decreto che considero molto importante e molto coraggioso, con il quale ricordo abbiamo investito circa 5 miliardi di euro per calmierare il prezzo delle bollette, abbiamo aumentato l'IRAP sulle società energetiche, abbiamo avviato un percorso per sospendere il sistema dell'ETS sul termoelettrico, che chiaramente ha bisogno di un lasciapassare da parte della Commissione europea. Abbiamo di fatto favorito l'introduzione di un disaccoppiamento, che era un'altra proposta che ho sentito fare molte volte, anche dalle opposizioni.
Per quanto riguarda le rinnovabili, senatore Misiani, il Governo non è intervenuto per contrastarne lo sviluppo. Anzi, nel recente decreto bollette c'è una norma funzionale a risolvere in modo strutturale i problemi di congestione e di saturazione della rete e per favorire l'ulteriore sviluppo dei progetti FER (fonti di energia rinnovabile). Peraltro, è ben chiaro a tutti che oggi la sicurezza e la stabilità del sistema non sono garantite solo dalle rinnovabili, che per loro natura sono instabili, soprattutto nell'arco della giornata. Siamo però intervenuti sicuramente sulle enormi speculazioni che si nascondono dietro l'adozione di queste tecnologie, quando i costi della decarbonizzazione si trasformano in rendite a favore di impianti in molti casi già pagati dalle bollette dei consumatori. Allo stesso modo, dal nostro punto di vista, non si possono addebitare agli italiani tecnologie che non sono mature e che sono caratterizzate da costi elevatissimi, ad esempio l'eolico offshore, che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a megawattora, quindi sì alle rinnovabili - questa è la linea del Governo - ma no a bollette di famiglie e imprese gonfiate oltremodo da incentivi oggettivamente troppo generosi. (Applausi).
Senatore Renzi, ho condiviso la prima parte della sua analisi; non so se per questo si debba preoccupare lei o mi debba preoccupare io, ma ho condiviso la prima parte della sua analisi. Dopodiché ho condiviso il richiamo all'importanza delle materie prime critiche: è un tema sul quale spero che non le sia sfuggito il lavoro che il Governo ha fatto in questi anni, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, sia nei forum multilaterali. L'anno scorso, abbiamo varato un decreto-legge per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile delle materie prime critiche, abbiamo candidato l'Italia ad ospitare uno dei due depositi strategici di stoccaggio europeo di materie prime critiche e abbiamo posto tale questione in tutti i consessi internazionali, anche durante la nostra Presidenza del G7, che poi è stata ripresa successivamente anche dalla Presidenza canadese, che infatti, come sa, ha posto la questione delle materie prime critiche al centro del proprio lavoro. Quindi c'è una nostra totale consapevolezza di quanto oggi il tema delle materie prime critiche sia fondamentale per l'autonomia strategica dell'Italia e dell'Europa. Chiaramente dobbiamo recuperare un ritardo che arriva da molto, molto lontano; non è una un tema che si risolve in due anni, però sicuramente le confermo che è un'assoluta priorità.
Per quello che riguarda le accise, senatore Renzi, è ingeneroso dire che le abbiamo aumentate. Noi abbiamo allineato le accise (Commenti), perché avevamo un impegno che i precedenti Governi avevano inserito tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. (Applausi). Ora avevamo tre strade: avremmo potuto allinearle al rialzo, ma non lo volevamo fare; avremmo potuto e voluto allinearle al ribasso, ma questa norma sarebbe costata circa 3 miliardi di euro l'anno, dei quali non disponevamo per ragioni che conoscete meglio di me; le abbiamo quindi allineate a metà strada. Che cos'abbiamo fatto? Abbiamo abbassato le accise sulla benzina, che è la forma meno inquinante tra le due, e abbiamo conseguentemente allo stesso livello alzato quelle del gasolio. Chiaramente era l'unica cosa che potevamo fare a fronte degli impegni che avevamo ereditato. Credevo che nella sinistra si potesse essere anche d'accordo su questo. Senatore Renzi, anche se non è il suo caso specifico, sempre ragionando in termini di campo largo, vedo una sinistra che riesce contemporaneamente ad auspicare di tagliare le accise e a proporre di trovare risorse intervenendo sui sussidi ambientalmente dannosi. Per reperire risorse dai sussidi ambientalmente dannosi bisogna aumentare le accise sui carburanti fossili. (Applausi). Non si possono ridurre. Lo dico perché, non più tardi di qualche settimana fa, i sussidi ambientalmente dannosi sono stati messi a copertura per circa 20 miliardi di euro, stimati dalla Ragioneria generale dello Stato, sul provvedimento per i congedi parentali. Allora cerchiamo di decidere qual è la linea che vogliamo prendere. (Applausi). O vogliamo prendere i soldi dai sussidi ambientalmente dannosi o non vogliamo tagliare le accise; oppure mi si deve dire quali sono i sussidi ambientalmente dannosi dai quali si vogliono reperire le risorse. Questo è un fatto di chiarezza e non lo dico per fare polemica. Magari mi si può dire che non sono solo le accise, ma sono altri: potrebbe essere l'IVA agevolata prima casa, l'IVA agevolata per l'energia elettrica a uso domestico; ce ne sono diversi, però mi si dica quali sono, perché - lo ripeto - non si può sostenere allo stesso tempo: prendiamo 20 miliardi dai sussidi ambientalmente dannosi e non aumentiamo le accise.
Collega Patuanelli, lei ha fatto una battuta e rispondo volentieri.
Penso che risolvere la questione del caro benzina con la proposta di 1.000 euro con un click sarebbe stato comunque più serio di molti dei provvedimenti che sono stati varati dal Governo del MoVimento 5 Stelle e sicuramente più serio di spendere miliardi per comprare, senza gara, mascherine farlocche da truffatori. (Vivaci commenti. Applausi).
Collega Alfieri, il Governo italiano, come lei ha ascoltato con le sue orecchie stamattina, ha preso le distanze, ovviamente, e ha condannato l'attacco alla scuola iraniana. Voglio dirle che sono disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi. Aspettavo, chiaramente, di fare questo confronto in Aula, nella sede propria che è il Parlamento, ma da domani, se voi siete disponibili, io sono più che disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi. (Applausi).
Sulle basi, lei mi chiede una risposta chiara. Se dovessi darla oggi, cioè se la richiesta arrivasse oggi, io non avrei difficoltà a darle quella risposta. Chiaramente, lei sa meglio di me che queste risposte si valutano nel momento e nel contesto in cui arrivano. Per cui, da parte mia sarebbe poco serio dirle qualcosa che vale per oggi, quando lo scenario di domani potrebbe essere completamente diverso.
Dopodiché, sull'UNIFIL molte volte ho espresso le nostre perplessità: non contrarietà, ma perplessità. Questo perché, da una parte, noi riteniamo che, particolarmente nell'attuale contesto, la missione di UNIFIL rimanga importante; dall'altra, sapete meglio di me, perché è un dibattito che abbiamo fatto in altri tempi, anche trasversalmente, che le regole d'ingaggio che la missione di UNIFIL ha avuto in questi anni oggettivamente non sarebbero sufficienti ad affrontare la crisi attuale. Quindi il dibattito, secondo me, dev'essere di questo genere. Io sono più che favorevole all'iniziativa e l'ho segnalato, così come ho segnalato quello che non condividevo, particolarmente agli Stati Uniti, in rapporto a UNIFIL. Noi però sappiamo anche che, se volessimo prorogare la missione, avremmo il problema di rivedere le sue regole d'ingaggio, per come la vedo io. Su questo tema, però, confesso che ad oggi, non solo con gli americani, ma anche con altri Paesi che sono coinvolti, non abbiamo trovato grande convergenza, quando abbiamo posto il problema.
Tornando al tema del rapporto con le opposizioni, voglio dire questo: al Senato c'è un Regolamento particolare, come sapete meglio di me, dato che siete senatori. Io sono deputato e sono abituata a un Regolamento nel quale è possibile votare tutte le mozioni e votarle per parti separate. Dico ciò perché, se ci fosse stata questa possibilità al Senato, volentieri avrei condiviso con l'opposizione le parti delle loro risoluzioni che condivido. Non si può fare. Voi sapete che qui in Senato, quando viene approvata una risoluzione, le altre decadono. Vedremo se nel pomeriggio alla Camera si potrà fare un ragionamento di questo tipo.
Concludo rispondendo al senatore De Cristofaro sul Board of peace. Mi dispiace smentirla, senatore De Cristofaro, ma l'Italia non è affatto l'unica Nazione europea che ha partecipato al Board of peace. Mi corre l'obbligo di ricordarle che la maggioranza degli Stati europei e la Commissione europea hanno partecipato, come noi, da osservatori al Board of peace, come secondo me è giusto che sia. (Applausi).
Che piaccia o no la conformazione del Board of peace, è lì che, sulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite, si discute di come implementare il piano di pace per Gaza. Poiché condivido con voi l'importanza della stabilizzazione di Gaza e l'importanza di rafforzare una tregua, che chiaramente è molto fragile, penso che sarebbe molto sciocco tirarsi indietro nel momento in cui si possono portare la propria posizione e il proprio contributo, indipendentemente dal fatto che si decida o meno di aderire all'organizzazione.
Per quanto riguarda l'attacco americano in Iran - questo vale per i senatori De Cristofaro, Patuanelli e Alfieri - ho già detto quello che penso e voglio aggiungere che mi conforta essere sulla stessa posizione dei maggiori Paesi europei, della quasi totalità dei Paesi europei, al netto della Spagna. Mi stupisce che non siate d'accordo neanche stavolta, atteso che tutte le volte che sono venuta in quest'Aula il mantra è sempre stato: «Devi stare dalla parte dell'Europa!». (Applausi). Ora che siamo dalla parte dell'Europa, non va bene. A meno che non s'intendesse dire che dovevamo stare dalla parte della sinistra europea, ma su questo - mi capirete - non vi posso aiutare. (Applausi).
PRESIDENTE. Chiedo al ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.
FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 1, a firma dei senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, Rosso e Biancofiore.
Per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 2, a firma dei senatori Paita, Lombardo, Casini, Unterberger, Patton e Spagnolli, in modo prevalente, e per quanto riguarda la proposta di risoluzione n. 4, a firma del senatore Boccia e di altri senatori, vi sono alcuni punti che trovano già accoglimento, al di là della dizione letterale, nella risoluzione di maggioranza. Esprimo quindi parere contrario sulle proposte di risoluzioni nn. 2, 3, 4 e 5, ma con la precisazione che ho testé fatto. (Applausi).
PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
SPAGNOLLI (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, colleghe e colleghi, 15 Paesi si ritrovano più o meno improvvisamente in guerra in meno di una settimana: non era accaduto neanche allo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Presidenza del vice presidente RONZULLI (ore 13,20)
(Segue SPAGNOLLI). Francamente, in un contesto di questa gravità interessa relativamente poco l'aggettivo scelto dalla Presidente del Consiglio per qualificare l'attacco americano, mentre interessa molto di più comprendere quale ruolo il nostro Paese intenda assumere in questa crisi, perché la strategia del ponte evidentemente non basta. Appare tra l'altro surreale il giudizio positivo espresso ora dalla presidente Meloni sugli sforzi di mediazione di Trump in Ucraina, che invece - in tutta evidenza - semplicemente auspica che Zelensky ceda territori a Putin.
Un altro punto dev'essere chiaro: questa crisi non può essere affrontata con il metodo delle tifoserie: da una parte quelli di Trump, dall'altra quelli di Sánchez o di chicchessia. L'Italia e gli italiani meritano rispetto e meritano una politica capace di dire parole di verità. La prima verità è questa: l'Italia da sola conta poco, la Francia da sola conta poco, la Germania da sola conta poco. Contiamo invece qualcosa solo se, agli occhi di Trump e del mondo, l'Europa si presenta unita e determinata, ma questo è stato anche detto e ribadito.
Lei ha detto, presidente Meloni, che un'Europa divisa è un regalo a Putin. Forse è il caso che lo spieghi a Orbán, magari mentre ne appoggia la campagna elettorale in vista delle elezioni del 12 aprile in Ungheria. (Applausi).
La collaborazione per la difesa di Cipro, così come l'iniziativa per garantire la sicurezza e la riapertura dello Stretto di Hormuz, rappresentano una traccia significativa, ma non possiamo limitarci a questa dimensione militare. In Europa deve costituirsi una vera massa critica sul piano politico e diplomatico, in grado di indurre gli Stati Uniti ad allontanarsi dal percorso costellato di pericoli e di incognite che hanno intrapreso. Naturalmente, signor Presidente, nessuno in quest'Aula nutre nostalgie per Khamenei e per il suo regime sanguinario. Nessuno dimentica la repressione interna, la sistematica violazione dei diritti umani, le stragi perpetrate e la minaccia che l'Iran ha a lungo rappresentato per Israele e per l'intero Medio Oriente. Non possono però sfuggirci le conseguenze drammatiche della sua uccisione.
Qual è dunque la strategia? Qual è il punto di caduta di questa guerra? Appare chiaro che non ci saranno cambi di regime, a meno di ipotizzare invasioni di terra che trasformerebbero il Medio Oriente in un teatro di guerra permanente, con conseguenze imprevedibili. Trump proverà allora ad aprire un negoziato, probabilmente lo sta già facendo, secondo uno schema simile a quello venezuelano, ed è forse proprio lì che si apre uno spazio per l'Europa che intervenga per favorire la cessazione delle ostilità in cambio della liberazione dei prigionieri politici, accompagnando il cessate il fuoco con un percorso verificabile di apertura sul terreno dei diritti umani.
E ancora, presidente Meloni, non possiamo ignorare i corollari di questo attacco perché, è vero, noi siamo fuori dalla guerra, non siamo in una Terza guerra mondiale, però siamo sempre più coinvolti nella Prima guerra globale, un conflitto ibrido, una crisi capace d'incendiare le tensioni già aperte in Africa, di aggravare il quadro in Ucraina e di proiettare nuove ombre sullo scacchiere indopacifico, da Taiwan al delicato equilibrio con la Cina, al Myanmar, al conflitto Pakistan-Afghanistan. Una guerra globale destinata a rivelarsi alla lunga insostenibile anche per le sue ricadute economiche, soprattutto nel campo delle energie. Di questo si è parlato. Una crisi energetica, Presidente, avrebbe un impatto particolarmente duro sull'Italia, come stiamo già vedendo in anteprima. L'Italia infatti, dati alla mano, è il Paese più esposto agli effetti di una crisi petrolifera e lo è per una ragione strutturale: restiamo tra le economie industriali con la più alta dipendenza dalle fonti fossili importate. Negli ultimi anni abbiamo sostituito la dipendenza dal gas russo con quella da altri fornitori, ma siamo in sostanza sempre quelli; abbiamo cambiato fornitori, mantenendo inalterata la nostra vulnerabilità. Non possiamo nemmeno sperare che il nucleare possa rappresentare una risposta alle crisi che abbiamo davanti. Se ne discute - ed è giusto farlo - ma non è una soluzione per l'emergenza attuale, perché i tempi tecnologici e industriali sarebbero comunque troppo lunghi.
Abbiamo invece bisogno di rafforzare la nostra sicurezza energetica con strumenti capaci di produrre effetti in tempi ragionevoli; sviluppo delle rinnovabili, sistemi di accumulo, potenziamento delle reti e semplificazione delle procedure amministrative. Su questo terreno, purtroppo, non sono stati compiuti passi sufficienti dal nostro Governo, anzi, in alcuni casi si è proceduto in direzione opposta. La maggioranza che governa ha scelleratamente minimizzato la portata della crisi climatica e demonizzato il green in quanto tale, rallentando il necessario processo di riduzione progressiva della dipendenza dalle fonti fossili. I dati rilevano che i provvedimenti adottati dal Governo in materia energetica hanno prodotto, nel solo 2025, una riduzione del 27 per cento delle autorizzazioni per nuovi impianti da fonti rinnovabili.
Va detto che anche l'Europa non ha fatto tutto ciò che poteva fare. Si parla troppo poco di autonomia energetica, così come troppo poco di superamento dell'unanimità, del debito comune europeo, di tutto quello cioè che deve fare l'Unione per raggiungere la propria autonomia strategica. Per noi questa rimane la chiave di volta; un'Europa potenza tra le potenze, non per conformarsi a un ordine internazionale in cui vige la regola del più forte, ma per difendere i nostri valori, la nostra società, il nostro stile di vita, per essere riferimento nel mondo sul fronte dei diritti e della democrazia.
Dopodiché, Presidente, noi pensiamo che in questa fase serviva, servirebbe, serva responsabilità da parte di tutti; dalle opposizioni, certo, ma anche dal Governo. L'invito alla collaborazione istituzionale dopo 11 giorni di conflitto suona un po' tardivo, soprattutto quando non si perde occasione, come abbiamo sentito anche oggi, per attaccare le opposizioni; è sempre colpa nostra anche per quello che si è fatto in passato e anche oggi è sempre colpa delle opposizioni.
Già la scorsa settimana la segretaria del Partito Democratico ha fatto un'apertura sull'ipotesi di un decreto per il taglio delle accise, una misura che riguarda direttamente famiglie e imprese. E invece cos'abbiamo visto lunedì mattina? La Presidente del Consiglio impegnata a diffondere un video sulle carriere dei giudici. Si parla delle carriere dei giudici, mentre gli italiani parlano della benzina sopra i 2 euro al litro. È allora inevitabile chiedersi, come fanno in molti, che fine abbia fatto la Giorgia Meloni figlia del popolo. Tre Paesi europei hanno già bloccato il prezzo della benzina e altri, come l'Austria, stanno per farlo, e noi vogliamo davvero aspettare ancora settimane, quando il prezzo del gasolio è salito del 13 per cento? Siete in grave ritardo, voi del Governo. Va recuperata rapidamente una capacità d'iniziativa, d'interlocuzione e d'influenza nei confronti degli Stati Uniti. Serve un'Europa più unita, se non tutta l'Unione, almeno i suoi Paesi più rilevanti.
Questo le chiediamo di fare, presidente Meloni: difenda l'interesse italiano, lavori per un'Europa capace di scrollarsi di dosso immobilismo, divisioni e indecisioni.
Nella sala Maccari, qui in Senato è dipinta un'allegoria dell'Italia con la scritta «Sei libera, sii grande»; lo sia anche lei, presidente Meloni. (Applausi).
RENZI (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, la Presidente del Consiglio è sabotata dalla sua maggioranza. Ragazzi, questa è la vera novità di questo dibattito. Oggi la Presidente del Consiglio è venuta in Aula, ha fatto un intervento - in alcuni passaggi anche alto - in cui ha chiesto di cercare di affrontare il momento storico che stiamo vivendo senza attaccarci reciprocamente. A queste alte frasi, cui tutti noi abbiamo cercato di dare in qualche misura risposte nei nostri interventi, ha fatto seguito l'intervento del Presidente dei senatori di Forza Italia che non soltanto ha attaccato il Governo D'Alema, ma ha attaccato anche il Vice Presidente del Consiglio e il Ministro della difesa ai tempi del Governo D'Alema, poco importa che nel frattempo sia diventato Presidente della Repubblica. È poi intervenuto il senatore Speranzon, che ci ha spiegato la nostra responsabilità su Cuba - stretta attualità - ed è chiaro il riferimento al campo largo. Vi siete stupiti, poi, perché qualcuno ha detto che siamo rimasti un po' sorpresi del fatto che il successo del rugby fosse merito del Governo.
Al di là del fatto che porta una sfortuna bestiale fare questi riferimenti, il punto fondamentale è che noi stiamo cercando di alzare il livello del dibattito rispetto a come lo ha impostato il Governo. È il Ministro degli affari esteri che ci ha parlato di droni e autobus fino a ieri, non siamo stati noi. (Applausi). Lo dico alla Presidente del Consiglio che rientra: il sabotaggio interno al Governo Meloni non lo stiamo facendo noi, che stiamo solo cercando di fare opposizione, ma lo fanno i Capi di Gabinetto del Governo Meloni, che vanno nelle televisioni locali a esprimere giudizi incredibili contro la stessa impostazione della Presidente del Consiglio. Noi stiamo cercando, cara Presidente, di difenderla dai suoi, perché quando sentiamo la Capo di Gabinetto - inspiegabilmente intoccabile in questo Paese, e di intoccabili ci sono soltanto il Papa e la Capo di Gabinetto di Nordio - arrivare a parlare dei cervelli in fuga e legarli al referendum sulla giustizia, voi capite che noi siamo oltre. Sicuramente è in fuga il cervello della Capo di Gabinetto, ma non sappiamo a che punto sia la posizione del Governo.
Ecco che su questi temi, cara Presidente, noi vorremmo che ci fosse un po' meno propaganda, anche da parte sua, perché c'è stato un passaggio che non ci ha convinti. Se c'è un pedofilo, il suo posto non è l'Albania, ma un carcere della Repubblica italiana e ci deve marcire, il pedofilo, nel carcere. Il continuo riferimento alle questioni di propaganda, spacciate poi per argomenti su cui andare a prendere due voti e due consensi, secondo me non funziona.
Vengo ai tre punti che la Presidente ha toccato, perlomeno rispondendo al mio intervento. Il primo è l'allineamento delle accise. Presidente, l'allineamento è quando si sta sulla stessa linea: lei abbassa il costo della benzina e aumenta quello del gasolio o viceversa. C'è un piccolo particolare, altrimenti uno può dire che è una fase dorotea per cercare di indorare la pillola: l'allineamento significa togliere qualcosa sulla benzina e aumentare sul gasolio o viceversa. Io purtroppo ho il difetto di aver letto la legge di bilancio, che immagino abbiate letto anche a Palazzo Chigi. Ebbene, all'articolo 30 la legge di bilancio dice che l'allineamento non è un allineamento, perché ci sono più di 500 milioni di maggiori entrate e da qui al 2032 ci sono 2,4 miliardi di maggiori entrate. Voi non avete allineato le accise: voi avete aumentato le accise e oggi venite a dire a noi che il problema è che dobbiamo lavorare insieme per evitare l'aumento dei costi. (Applausi). Le avreste allineate se non vi fosse stato l'articolo 30 della legge di bilancio.
Il secondo punto è che voi continuate a dire - come il collega Scurria - di aver raggiunto risultati straordinari, come dice «The Times», perché noi siamo contro il provincialismo. Ma, se lo dice «The Times», signora mia, va tutto bene.
Vorrei far notare che è il Governo della Repubblica in carica ad aver portato la pressione fiscale al 43,1 per cento sui dati del 2025. Presidente del Consiglio, la ricordo quando faceva una cosa che sa fare benissimo, cioè l'opposizione, e veniva sotto Palazzo Chigi a urlarci contro che dovevamo tenere la pressione fiscale in Costituzione sotto il 40 per cento. Lei è a capo del Governo che ha aumentato fino al 43,1 per cento - per il momento - la pressione fiscale. Io non so come Scurria potrà dirlo al giornale «The Times», perché temo per gli effetti sportivi di questa fondamentale constatazione di un fallimento fiscale di questo Governo. (Applausi).
Se la buttiamo invece sulle questioni politiche, facciamolo. Qui c'è un problema energetico e lo si risolve con una strategia di lungo periodo, e lo dico ai colleghi della Lega, per il tramite del Presidente del Senato. Oggi abbiamo sentito il collega della Lega spiegarci con dovizia di particolari che loro sono per il nucleare e che lo sono da sempre. Vorrei sommessamente ricordare a quest'Assemblea che, non essendo nessuno di noi nato ora, la Lega Nord per l'indipendenza della Padania è il partito che non solo era contrario al nucleare, ma era contrario anche ai termovalorizzatori, alle trivelle, al TAP. Dieci anni fa c'era una stagione referendaria - io che parlo del referendum di dieci anni fa mi faccio del male da solo - non solo sulle modifiche costituzionali, ma sulle trivelle, in cui la Presidente del Consiglio attualmente in carica e il Vice Presidente del Consiglio attualmente in carica facevano campagna elettorale contro l'aumento della produzione energetica. Allora o si è intellettualmente onesti e si dice qualcosa del tipo: su TAP, trivelle e nucleare ho cambiato idea, lavoriamo insieme per il futuro, noi ci stiamo, discutiamo e ragioniamo; oppure non si può venire qui a dire che la propaganda la facciamo noi, quando vi stiamo chiedendo di prendere atto che, nella situazione internazionale, il disastro energetico lo potremo affrontare soltanto con l'Europa unita.
Vengo così al terzo e penultimo punto: Trump. Io sono abbastanza d'accordo con la Presidente del Consiglio quando dice che dobbiamo essere capaci di tenere insieme l'Occidente, però c'è un dato di fatto: bisogna avere la schiena dritta. Quando il presidente Trump dice che i nostri soldati, come quelli di altri Paesi europei, sono stati dei codardi, io vorrei ricordare a questo Parlamento che 53 salme sono state portate dall'Afghanistan in Italia. (Applausi). Ricordo che il sacrario che avevamo ad Herat era meta condivisa di tutto il sistema politico, destra e sinistra. Allora, la prossima volta che Trump parlerà di codardia, rimandiamoglielo al mittente senza aspettare 24 ore, signora Presidente del Consiglio, perché questo passaggio è quello su cui lei avrà sempre il nostro sostegno. (Applausi).
Infine - e davvero finisco - capisco che abbia bisogno in questa fase di fare campagna elettorale e che quindi abbia messo il passaggio sull'Albania. Sull'allargamento sono totalmente d'accordo con lei: allargamento anche all'Albania, non solo all'Ucraina, e su questo sono totalmente d'accordo. Tuttavia, signora Presidente del Consiglio, il continuo riferimento al fatto che tutto quello che accade è sempre responsabilità dei giudici - lo dice uno che faceva il garantista quando voi eravate giustizialisti contro di me - suona un po' stridente. Non vorrei infatti - e lo dico con una battuta - che, continuando a sperare che il 22 e 23 marzo sia per sempre sì, avendo letto che in qualche modo state cercando di coinvolgere Sal Da Vinci, e in attesa di Sal Da Vinci con «Per sempre sì», che vi arrivino quella «stupida, stupida, stupida sfortuna» e quella «gelida, gelida, gelida paura» di vivere i prossimi dieci giorni di campagna referendaria e i giorni successivi cercando di andare allo scontro e non di fare l'unica cosa che serve, cioè l'interesse degli italiani sui problemi seri, anziché una campagna propagandistica come quella che avete messo in campo fino a questo momento. (Applausi).
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signora Presidente, mi ero sorpresa anch'io francamente dei toni pacati di quest'Assemblea oggi rispetto al discorso del presidente del Consiglio Meloni, che è stato da madre di famiglia, da madre della Patria: alto, nobile, profondo e completo. Mi ero sorpresa perché tutti quanti nei giorni scorsi abbiamo assistito a un dibattito a tratti cruento, in cui sembrava quasi che il tiranno fossero l'Occidente, la NATO e l'America di Trump, invece che il regime sanguinario di Khamenei. Poi purtroppo mi devo ricredere, avendo ascoltato gli ultimi passaggi di queste dichiarazioni di voto; purtroppo si fa sempre cabaret, si fa riferimento chi alle canzoni, chi allo sport e via discorrendo, quando invece - come ha solennemente detto il premier Meloni - il momento dovrebbe essere più alto e nobile: dovrebbe essere un momento di ricongiungimento nazionale, perché evidentemente la crisi internazionale che stiamo affrontando e che speriamo finisca il più presto possibile ci coinvolge a tutti i livelli, sebbene - come abbiamo ribadito gli scorsi giorni e come ha ribadito oggi il Premier con molta chiarezza - noi non siamo in guerra.
Deve sapere, presidente Meloni, che negli scorsi giorni qualcuno pretendeva che lei, appena scoppiata la guerra in Iran, andasse a reti unificate - esattamente come faceva il premier Conte - ad annunciare alla Patria che noi eravamo in guerra e che eravamo sotto le bombe atomiche. Non è così, per fortuna, e lei lo ha sottolineato. Soprattutto, per fortuna, le cose stanno andando diversamente.
Purtroppo noi siamo pacifisti - l'Italia lo è, lo è sempre stata - è nel nostro DNA, però apparteniamo alla NATO e soprattutto facciamo parte del blocco dell'Occidente, quel blocco dell'Occidente che ha come protagonista, nostro malgrado - vostro malgrado, perché io francamente sono abbastanza convinta che sia coerente con il mandato che gli è stato dato dai suoi cittadini - gli Stati Uniti a guida di Donald Trump.
Vedete, anche quando c'è stata la liberazione dal nazifascismo, di cui vi riempite costantemente la bocca, purtroppo ci sono stati bombardamenti che hanno colpito anche la nostra popolazione civile, ma quei bombardamenti sono stati benedetti dal popolo italiano, alla fine, pur a costo di morti, perché c'è stata la liberazione dalla tirannia. Ebbene, quando parlate di Trump, quando parlate degli Stati Uniti, quando parlate dell'intervento israeliano e americano in Iran, ricordatevi o ascoltate la voce dei tanti giovani iraniani, delle tante giovani iraniane, dei tanti genitori iraniani che dicono: per fortuna che è arrivata l'America; per fortuna che ci stanno liberando da questa tirannia. (Applausi).
Non è stato detto in quest'Aula, ma l'abbiamo detto l'altro giorno, Primo Ministro, che hanno torturato le donne e le hanno violentate; non solo hanno ammazzato 40.000 persone, per lo più giovani, in questi giorni in cui invocavano soltanto la pace, la libertà e la possibilità di esprimersi, ma le hanno anche torturate e le hanno violentate, perché non dovevano arrivare vergini in paradiso, altrimenti la consacrazione delle vergini per loro sarebbe stato un misfatto. Dobbiamo ricordarci queste cose, quando attacchiamo gli Stati Uniti, quando voi attaccate gli Stati Uniti e Trump per il suo interventismo, benché abbia metodi sui generis, e su questo purtroppo non ci sono dubbi e lo voglio sottolineare. Vi ricordo però che cerca di esportare la libertà, sia giusto o non sia giusto. C'è il diritto internazionale, come ha detto con molta chiarezza il premier Meloni. Ha detto con estrema chiarezza che sono saltati tutti gli equilibri internazionali da questo punto di vista, ma non è che, quando lo fa Trump, non va bene e, quando lo fa Obama in Libia, invece, va benissimo. Questo proprio non sta né in cielo, né in terra. (Applausi).
Questo è il vostro modo di vedere le cose. E quello che veramente mi sconvolge è ciò di cui non tenete mai conto. Prima il collega De Cristofaro ha detto che il premier Meloni dovrebbe inequivocabilmente condannare questa guerra e dovrebbe inequivocabilmente condannare il genocidio in Palestina, cosa che peraltro ha ben fatto, e non soltanto: ricordiamo, con grande orgoglio, che l'Italia è stata la prima a mandare gli aiuti umanitari in Palestina. Quando parlate di quello che sta succedendo in questo momento, però, dimenticate volutamente che Khamenei e il regime iraniano sono quelli che non solo hanno finanziato il terrorismo, ma vogliono anche cancellare Israele dalle cartine del mondo (lo hanno proprio come finalità). (Applausi).
Ricordate che, quando si vuole cancellare Israele, si cerca di cancellare la civiltà europea e la civiltà occidentale, perché è sotto le mura di Gerusalemme che si difende l'Occidente. Quando dimenticate tutto questo, vuol dire che non avete capito cosa sta succedendo nello scacchiere geopolitico.
Per quanto riguarda lo scenario internazionale, la premier Meloni è stata chiarissima e anche su questo non capite perché continui ad avere tanto successo nel Paese e cercate di attaccarla per i giudici, per quello che succede quotidianamente anche in relazione al referendum. È spregevole parlare del Capo di Gabinetto del ministro Nordio quando in questa sede stiamo parlando di guerra e di cose molto più serie.
Vedete, la premier Meloni si è comportata ancora una volta come la perfetta madre di famiglia: ha pensato di portare subito la questione al Consiglio europeo. Un'altra cosa che vi dimenticate e fingete di non vedere è che l'Europa di oggi non solo è unita, ma è unita dietro le politiche della premier Meloni, dell'Italia e del nostro Governo. Siamo noi che stiamo trascinando l'Europa e non viceversa. Voi eravate abituati a fare i compitini a casa: noi i compiti li stiamo dettando e questa è l'efficacia del Governo Meloni, che ovviamente si ravvisa dappertutto. Poi vi offendete per il fatto che i giornali internazionali la santificano, ma non siamo noi a santificarla, non è la sua maggioranza, è inutile - lo dico all'ex premier Renzi - tentare di mettere un cuneo tra la maggioranza e la premier. Non c'è questo cuneo, ovviamente perché sono evidenti ictu oculi - come direbbero i giuristi - l'efficacia e il consenso del Governo Meloni nel Paese.
Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,45)
(Segue BIANCOFIORE) Per quanto riguarda le questioni economiche, la premier Meloni se n'è fatta carico. La differenza che passa tra noi e voi è che, per noi, quei numeri non sono semplici algoritmi o schemini da declamare in Aula: quei numeri, che purtroppo, a causa di una guerra internazionale, possono influenzare fortemente la vita dei cittadini, sono appunto bollette più care per le persone o l'incapacità di arrivare magari a fine mese, quindi sono una grande preoccupazione che la premier Meloni e il Governo da lei guidato mostrano nella loro attività quotidiana.
È per questo che è inarrivabile. È per questo che votiamo a favore delle proposte di risoluzione che vengono presentate dalla maggioranza, perché oggettivamente non solo fanno il bene del nostro Paese e garantiscono un solo interesse, quello dell'Italia e degli italiani, ma garantiscono anche il bene del mondo. Quando Trump dice che la premier Meloni aiuta sempre, dovreste e dovremmo esserne orgogliosi, perché significa che sta cercando di aiutare la pace e sta evidentemente dettando una linea, che è sempre a favore della pace, del benessere di tutto il mondo e soprattutto di un'Europa che deve necessariamente essere modificata. Soprattutto in una cosa dev'essere modificata, Presidente, e voglio lasciarglielo come compito per la prossima legislatura: serve una Costituzione europea, perché l'Europa non potrà mai essere unita, non potremo mai avere gli anelati Stati uniti d'Europa, se non ci sarà una Costituzione europea. Va portata avanti e sono certa che lei, come Premier, potrà portarla avanti anche nella prossima legislatura. (Applausi).
CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRAXI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta il Consiglio europeo sarà chiamato a confrontarsi con una crisi internazionale bruciante, la più grave per dimensioni e rischi, ma, se le emergenze impongono risposte rapide ed efficaci, non possono oscurare, anzi rafforzano, la necessità di proseguire una riflessione strategica sul futuro dell'Unione, nel solco del vertice informale di Alden Biesen e del pre-summit convocato lo scorso mese da Italia, Germania e Belgio.
Lo dico perché sono proprio questi momenti a ricordarci che l'Europa deve saper decidere con pragmatismo, superando ritualità, illusioni e dogmatismi, ricorrendo, quando serve, anche a formule di cooperazione rafforzata. Solo così costruiremo un'Europa capace di competere, proteggere e guidare, dando risposte coordinate, non retoriche, a un'agenda imponente come quella di questo Consiglio europeo, in una cornice che riconosce come sicurezza, crescita e approvvigionamenti siano ormai facce della stessa medaglia.
Signor Presidente, colleghi, siamo di fronte a una crisi che ha assunto una dimensione extraregionale che mette a rischio tutto, dalla sicurezza del Golfo alla libertà di navigazione fino alla stabilità non solo delle nostre catene di approvvigionamento, ma anche dei nostri sistemi economico-produttivi.
Il confronto tra Israele, Stati Uniti e Iran, alimentato da anni da dinamiche indirette e conflitti per procura, ha ormai assunto una portata regionale che investe l'intera area del Golfo. Il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto è concreto e non può essere ignorato. La dimensione economica è centrale. Le tensioni nel Golfo Persico e lungo lo Stretto di Hormuz minacciano una delle principali arterie del sistema energetico globale. E, per un'Europa che sta ancora consolidando la sicurezza dei propri approvvigionamenti e che dipende in larga parte dalla stabilità delle rotte marittime, questa evoluzione rappresenta una vulnerabilità che non possiamo sottovalutare.
La nostra posizione è e dev'essere chiara: mantenere aperti i canali diplomatici, impedire l'allargamento del conflitto, ma al tempo stesso difendere senza ambiguità le rotte marittime e le infrastrutture critiche, finite nel mirino di un regime teocratico che agisce con pericolosa aggressività. Per questo è necessario sostenere e, se richiesto dagli eventi, rafforzare le missioni marittime europee Aspides e Atalanta, perché la libertà di navigazione non è un principio astratto, ma è un interesse vitale dell'Italia e dell'Unione. Per questo abbiamo fortemente voluto che, nella risoluzione di maggioranza, si ribadisse l'impegno a tutela delle rotte; così come è significativo che il nostro Paese, insieme a Germania e Regno Unito, stia valutando azioni coordinate per proteggere il traffico commerciale. È un passo nella giusta direzione, che conferma un approccio europeo e atlantico integrato che, come Forza Italia, sosteniamo convintamente.
In questo scenario, diventa essenziale rafforzare la cooperazione con i Paesi del Golfo, partner affidabili ben oltre il piano energetico e che la crisi spinge ancora di più verso di noi, verso un'alleanza con i partner euroatlantici. Gli attacchi alle loro infrastrutture mostrano la frattura crescente tra il blocco sciita guidato da Teheran e le realtà sunnite della regione. Difendere la sicurezza del Golfo significa difendere anche la nostra. Per questo va sostenuto con determinazione chi è stato colpito dagli inaccettabili attacchi iraniani, coordinando iniziative europee e tra Stati membri e prevedendo, se le aggressioni dovessero proseguire, ulteriori forme di assistenza in ambito difensivo.
Dentro la crisi mediorientale però non possiamo perdere di vista il cuore politico e morale della questione: i destini del popolo iraniano, donne e uomini che hanno chiesto libertà e dignità e che sono stati repressi da un regime teocratico che ne soffoca i diritti fondamentali. La stabilità senza libertà è un'illusione, e lo dico anche ai nostri alleati. Sostenere la società iraniana, i suoi diritti e le sue aspirazioni non è un capitolo accessorio: è condizione indispensabile per una soluzione giusta e duratura.
Il fronte mediorientale resta poi strettamente legato a quello orientale. La guerra di aggressione russa continua e non possiamo permettere che l'escalation nella Penisola araba distolga l'attenzione strategica dall'Ucraina. La crisi iraniana rischia infatti di offrire a Mosca spazi politici e, con la volatilità energetica, anche nuove risorse aggiuntive. Il messaggio del Consiglio dev'essere chiaro: nessun premio all'aggressione, nessuna ambiguità sulle responsabilità, pieno sostegno al diritto dell'Ucraina di difendersi, promuovendo al tempo stesso ogni sforzo orientato alla pace. Dobbiamo sostenere, magari anche in modo critico, l'iniziativa americana. Farlo non è un favore a Trump - come qualcuno irresponsabilmente va dicendo - ma risponde alla necessità di tutelare la stabilità europea e globale, anche perché la guerra in Ucraina e la crisi del Golfo hanno un comune denominatore: mettono alla prova le fondamenta economiche ed energetiche dell'Europa.
Garantire la nostra sicurezza energetica significa però andare oltre il semplice cambio di fornitori. Per farlo servono una visione, un po' di sana politica europea e un po' meno euroburocrazia. Serve la politica per diversificare rotte e fonti, per proteggere le infrastrutture energetiche di terra e di mare e per rendere le reti europee più robuste e interconnesse, usando, quando serve, strumenti comuni per attenuare la volatilità dei prezzi. Allo stesso tempo, dobbiamo rilanciare la competitività europea facendo del mercato unico una leva di forza; meno frammentazione, più massa critica delle filiere strategiche e riduzione dei costi invisibili che frenano beni e servizi. Il pragmatismo è fondamentale. Avanzare insieme è l'obiettivo, ma avanzare con chi è pronto è il modo per non restare immobili.
Onorevoli colleghi, il prossimo Consiglio europeo dovrà pertanto affrontare le sfide che definiscono la complessità contemporanea con spirito di responsabilità e visione strategica. L'Europa non può limitarsi a registrare gli eventi, ma deve rafforzare l'approccio alla prevenzione, la capacità di agire utilizzando gli strumenti della mediazione. In un mondo che ha riscoperto la valenza dell'hard power, non possiamo essere vaso di coccio tra vasi di ferro. Il rafforzamento dell'autonomia strategica, anzitutto in termini securitari, non significa però rinunciare alla propria vocazione, quella orientata alla promozione della pace e dello sviluppo, e al sostegno dello spirito cooperativo tra i popoli e le Nazioni. Ecco perché non possiamo permetterci né l'irrilevanza, né la divisione. L'obiettivo europeo non può essere quello di subire le crisi, ma di contribuire a governarle, ed è questa la responsabilità politica che il Governo e la maggioranza si assumono davanti ai cittadini. Per questo, nell'esprimere naturalmente voto favorevole alla proposta di risoluzione unitaria della maggioranza - e lo sottolineo - auguriamo a lei, presidente Meloni, e così all'Italia ogni fortuna. Ne abbiamo tutti davvero bisogno. (Applausi).
PIRONDINI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIRONDINI (M5S). Signor Presidente, presidente Meloni, bentornata in Parlamento, anche se in ritardo di una settimana, perché - come sa - le minoranze avevano chiesto di venire la settimana scorsa, dopo l'attacco in Iran, per dire qual era la posizione del Governo. Non è venuta la settimana scorsa, però ci ha mandato i suoi ministri Crosetto e Tajani, due volte. Già sentire Crosetto e Tajani insieme una volta, mi creda, non è facile, ma due volte in quattro giorni la considero una cattiveria, presidente Meloni. (Applausi). Va però evidenziato che ci hanno detto cose molto interessanti e questo lo possiamo testimoniare. Il ministro Tajani ci ha dato anche alcune indicazioni in caso di bombardamento e ci ha fatto presente che, se ci dovessero bombardare dei droni, sarebbe meglio non sporgersi dalle finestre. Noi questa cosa, come diceva Troisi, ce la siamo segnata. (Applausi). Invece il ministro Crosetto è venuto a raccontarci come sono andate le ferie a Dubai. Perché il ministro Crosetto è così, Presidente, ma lei lo conosce meglio di tutti: appena sa che ci potrebbe essere un attacco in un Paese, lui corre su Booking, prenota e ci va subito con la famiglia. (Applausi). Sente questa cosa e non ce la fa, non resiste, è fatto così.
Il 18 marzo lei non verrà. Il 19 e il 20 marzo ci sarà il Consiglio europeo, ma sappiamo già che lei non verrà il 18; non verrà il giorno prima, di fatto mancando a una prassi consolidata da molti anni. Le vorrei dire questo, Presidente: il fatto che venga a riferire in quest'Aula su richiesta delle opposizioni non è una concessione, ma è un suo dovere. (Applausi). Oggi comunque è venuta e ci ha detto cose che in realtà già sapevamo. Rispetto all'attacco in Iran non ha detto praticamente nulla; ha confermato la sua versione degli ultimi giorni, cioè quella che non condivide né condanna l'attacco in Iran, e dice che non condivide né condanna perché non ha elementi per poter prendere una posizione. Questo oggettivamente è bizzarro, perché lei nelle ultime settimane, Presidente, è intervenuta praticamente su tutto. Probabilmente sugli altri argomenti aveva molti più elementi: evidentemente aveva molti più elementi su Rogoredo, evidentemente aveva molti più elementi su Garlasco, evidentemente aveva molti più elementi sulla scaletta dei comici del Festival di Sanremo, evidentemente aveva molti più elementi sulla famiglia del bosco. Cioè lei ha elementi per intervenire su tutto tranne che per l'unica cosa sulla quale sarebbe dovuta intervenire. (Applausi). Sa qual è la sensazione, presidente Meloni? È che lei non condanni l'intervento in Iran da parte di Trump e Netanyahu non perché le mancano gli elementi, ma perché le manca il coraggio. (Applausi). Però siccome lei ci ha detto che le mancano degli elementi per condannare l'intervento di Trump e Netanyahu, noi oggi proviamo con spirito costruttivo a fornirle alcuni elementi per provare ad arrivare insieme a quella soluzione.
Il primo elemento che le forniamo sono le sue stesse parole, ma non quelle di adesso, bensì di quando era all'opposizione. Fatto salvo il fatto che il ministro Crosetto l'altro giorno in Aula ci ha detto che l'intervento in Iran è, di fatto, al di fuori del diritto internazionale, quando lei era in minoranza, presidente Meloni, diceva questo: bisogna difendere il diritto internazionale e quindi dire no alle azioni militari unilaterali, per non stabilire che vige la legge del più forte. E poi aggiungeva: Fratelli d'Italia, in nome dell'interesse nazionale italiano, ribadisce la sua assoluta contrarietà ad ogni azione militare unilaterale, anche se viene compiuta dai nostri storici alleati. È cambiata molto, presidente Meloni. Oggettivamente, è cambiata parecchio. (Applausi).
Lei ha smentito di aver chiesto in prestito la canzone che ha vinto il Festival di Sanremo, anche perché, rispetto a queste parole, la canzone che avrebbe dovuto chiedere in prestito è «Come si cambia per non morire», dal momento che, tra lei in maggioranza e lei in minoranza, vi è oggettivamente una grande differenza. (Applausi).
Il secondo elemento che le vorremmo fornire per provare a condannare questo atto è legato al bombardamento alla scuola. Lei oggi ha finalmente condannato il bombardamento sulla scuola iraniana, dove sono morte 175 persone, la maggior parte bambine. Da lei, che è madre e cristiana, mi aspettavo che lo facesse prima di 12 giorni. Ci ha messo un po' di tempo, presidente Meloni, ma ha detto anche una cosa che condivido, cioè che bisogna accertare le responsabilità.
Questo è un fatto corretto, ma magari, in quest'ottica, le diamo una mano. Quello che le sto mostrando è il fermo immagine di un video, confermato anche dal «New York Times», in cui si vedrebbe un missile americano che, di fatto, va a colpire quella scuola o, meglio, la base vicina a quella scuola, mentre quella scuola sta già bruciando. Pertanto, se è giusto accertare le responsabilità, noi le consigliamo, nel frattempo, magari di rivedere la sua posizione sulla candidatura di Donald Trump al premio Nobel per la pace, perché potrebbe pentirsene amaramente, se questa cosa fosse confermata. (Applausi).
Il terzo elemento che le vogliamo dare è di natura banalmente economica. Mentre, dopo l'attacco in Iran, gli Stati Uniti stanno guadagnando un miliardo a settimana, gli italiani oggi in autostrada trovano la benzina, anzi il gasolio, a 2,6 euro. Quindi, l'attacco in Iran sta riempendo le casse e le tasche degli americani e sta svuotando le tasche degli italiani.
Lei è stata la regina dei video sulle accise, come quello nel quale diceva: andremo progressivamente a diminuire le accise. Il problema è che le accise voi le state progressivamente aumentando; anzi no, mi scusi: le state allineando, come ci ha insegnato oggi. Ho sbagliato io il termine: le state allineando. (Applausi).
Faccia una cosa, presidente Meloni, quel miliardo di euro che state buttando via in Albania riportatelo in Italia e mettetelo nelle tasche degli italiani che pagano la benzina e il gasolio a più di 2 euro. (Applausi).
Presidente Meloni, noi non mettiamo in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti. Noi mettiamo in discussione la postura che voi avete rispetto all'alleato Stati Uniti, all'alleato Donald Trump. Lei, infatti, per essere un alleato che conta qualcosa, ogni tanto dovrebbe dire qualche no a Trump. Invece, la verità è che lei non è stata in grado di dire no a Trump quando le ha chiesto di comprare armi americane; lei non è stata in grado di dire no a Trump quando le ha detto di comprare il gas americano; lei non sarà in grado di dire no a Trump quando le verrà a chiedere le basi militari.
Sì, è vero che ci sono accordi bilaterali con gli Stati Uniti, ma è anche vero che quegli accordi valgono soltanto se si è nel rispetto del diritto internazionale. Diversamente, bisogna dire a Trump che le basi l'Italia non le concede! (Applausi).
Presidente Meloni, intanto oggi abbiamo visto un cambio di passo. Di solito ci accusa per il superbonus, oggi ha tirato fuori le mascherine. Io lo so che sarebbe stato molto più facile, durante la pandemia, stare dall'altra parte e dare del criminale al presidente Conte e dire tutti i giorni: oggi apriamo, domani chiudiamo. Lo so, ma c'era chi aveva una responsabilità e chi stava dall'altra parte a fare sciacallaggio politico! Lei ha fatto lo sciacallo durante tutto il periodo della pandemia, caro presidente Meloni! (Applausi. Proteste).
In chiusura, presidente Meloni, le dico una cosa. Lei, ogni volta che ha incontrato il presidente Trump, idealmente si è messa il cappellino con la scritta MAGA (Make America Great Again) e ha fatto sempre gli interessi degli Stati Uniti. Allora noi oggi, presidente Meloni, le facciamo un regalo. Le regaliamo anche noi un bel cappello, ma su questo è scritto «No alla guerra». (I senatori del Gruppo M5S mostrano cappellini rossi recanti la scritta «No alla guerra». Proteste).
PRESIDENTE. Colleghi, sapete che non si può esporre nulla in Aula. Prego gli assistenti di intervenire.
PIRONDINI (M5S). Quando incontrerà Trump, lo indossi e gli dica che gli italiani non sono più disponibili a essere complici suoi e di Netanyahu. Dica a Trump che l'Italia ha la schiena dritta e che l'articolo 11 della Costituzione italiana dice che l'Italia ripudia la guerra. (Applausi).
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo)
Onorevoli colleghi, vi prego di abbassare moltissimo il volume della voce, per consentire alla senatrice di intervenire.
PUCCIARELLI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, presidente Meloni, onorevoli colleghi senatori, la crisi in Medio Oriente rappresenta oggi una delle questioni più delicate e complesse della politica internazionale: una crisi che non riguarda solo gli equilibri regionali, ma che incide direttamente sulla sicurezza globale, sulla stabilità economica e sugli interessi strategici dell'Europa e dell'Italia.
Proprio per questo motivo credo sia necessario affrontare questo tema con senso di responsabilità e realismo e non con dei cappellini rossi che sicuramente non faranno tremare Trump. (Applausi). In momenti come questi non servono slogan, non servono semplificazioni, non servono frasi fatte utili esclusivamente per una strumentalizzazione politica: serve invece un'analisi lucida della situazione e del ruolo che il nostro Paese può e deve svolgere.
L'Italia non è un attore marginale in questo scenario, come qualcuno vorrebbe far passare, ma c'è un ruolo da protagonista del Governo italiano. La nostra posizione geografica al centro del Mediterraneo e la nostra storia diplomatica ci collocano da sempre in un punto di equilibrio tra Europa, area mediterranea e Medio Oriente. A questo si aggiunge un elemento strategico, spesso dimenticato nel dibattito pubblico e che addirittura oggi viene sfruttato - come abbiamo sentito anche poco fa - come elemento negativo da parte dell'opposizione: la presenza nel nostro Paese delle basi dell'Alleanza atlantica fin dal 1954, a scopi logistici. Questo dato dimostra come l'Italia sia parte integrante del sistema di sicurezza occidentale e quanto il nostro territorio abbia da decenni un ruolo centrale nella difesa collettiva. Chi oggi, tra i banchi dell'opposizione, ha un rigurgito contro le basi della NATO, forse avrebbe potuto benissimo uscire da quell'accordo, anziché aggiornarlo quando era al Governo.
La centralità dell'Italia comporta sicuramente responsabilità, ma anche consapevolezza; consapevolezza del ruolo dell'Italia nel contribuire alla stabilità del Mediterraneo e, allo stesso tempo, nel mantenere una linea diplomatica capace di favorire il dialogo e la riduzione delle tensioni. Accanto al ruolo ben definito dell'Italia emerge però con forza un'altra questione: il ruolo dell'Europa. Ancora una volta l'Unione europea appare spesso insufficiente come attore geopolitico unitario. Le divisioni tra gli Stati membri, i balzi in solitaria di qualche presidente in caduta di consenso, la difficoltà nel costruire una politica estera realmente comune limitano la capacità del continente di incidere nelle grandi crisi internazionali. Eppure è proprio in situazioni come questa che l'Europa avrebbe dovuto essere più reattiva, più forte e più coesa sulla scena internazionale.
La critica all'immobilismo dell'Unione europea non è della Lega o della maggioranza, ma arriva dal Partito Democratico, attraverso l'europarlamentare Nardella, il quale sostiene che l'Europa ha perso la bussola. Per me la bussola l'Europa non l'ha mai avuta, ma, se oggi se ne accorgono anche coloro i quali hanno portato l'Europa allo stato attuale, direi che il dato è veramente imbarazzante. Abbiamo visto anche che l'importanza del ruolo dell'Europa non è solamente per ragioni politiche e diplomatiche, ma è anche per ragioni economiche molto concrete. La stabilità del Medio Oriente è infatti strettamente legata alla sicurezza delle rotte energetiche globali, a partire dallo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più sensibili del commercio mondiale.
Abbiamo visto come le tensioni e i blocchi di quell'area abbiano conseguenze sui prezzi dell'energia, sull'inflazione e sulla stabilità delle economie europee. E, per un Paese come l'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e profondamente integrato nei mercati internazionali, questo è un elemento di particolare rilevanza: per un Paese importatore di materie prime ed esportatore di prodotti lavorati, la sicurezza delle rotte marittime non è un tema lontano e non è un tema su cui scherzare.
Vorrei replicare al collega Renzi che poco fa ha tirato in ballo il mio Gruppo sul fatto che sostiene che la Lega era contraria al nucleare. Non so quando, non so dove. Io sono nella Lega dal 1992 e non me lo ricordo, ma forse mi è sfuggito. Intanto le situazioni vanno contestualizzate. Io ricordo perfettamente che il senatore Renzi aveva dichiarato che avrebbe abbandonato la politica se il referendum avesse avuto un esito negativo. Il referendum ha avuto un esito negativo, lui non ha abbandonato la politica, ma sicuramente la politica ha abbandonato lui. Ecco, questo è un dato reale e oggettivo. (Applausi).
Direi che il tema degli approvvigionamenti non è un problema lontano, ma è una questione che riguarda direttamente le imprese, le famiglie e la competitività del nostro sistema economico. Lasciatemi ringraziare per questo tutti i militari delle missioni Aspides e Atalanta (Applausi), missioni a presidio della libertà di navigazione. Vorrei altresì ringraziare tutti i militari presenti nell'area, perché vanno ricordati per quello che fanno ogni giorno a presidio della pace, e non solo quando li pretendiamo a soccorso dell'inutile Flotilla. (Applausi).
Il tema dei rischi che anche l'Italia corre sembra non essere una questione che interessa l'opposizione. Oltre a non fare proposte concrete e sostenibili su come poter gestire gli attuali scenari, ci vorrebbe in guerra con la Russia, la Cina e gli Stati Uniti; anzi, in guerra solo con la Russia e gli Stati Uniti, perché il disegno, almeno da quello che si intravede dalle dichiarazioni di Bonelli e dalla follia sul green, è di buttarci nelle braccia della Cina, con l'assoluta dipendenza per tutto quello che riguarda l'elettrico e le rinnovabili.
Nel contesto che ho descritto il compito dell'Italia dev'essere chiaro: contribuire alla sicurezza internazionale e rafforzare la cooperazione con i partner europei e con gli alleati dell'Alleanza atlantica, sostenendo ogni iniziativa diplomatica che possa favorire stabilità e dialogo nella regione. La politica estera, soprattutto nei momenti di crisi internazionale, dovrebbe essere il terreno della responsabilità e non della propaganda. L'Italia ha dimostrato più volte di saper svolgere un ruolo di equilibrio nel Mediterraneo, un ruolo fondato sulla credibilità diplomatica, sulla cooperazione internazionale e sulla difesa degli interessi nazionali. È su questa linea che dobbiamo continuare a muoverci con serietà, equilibrio e con la consapevolezza che la stabilità di quelle regioni del mondo incide direttamente anche sul futuro dell'Europa e del nostro Paese.
Qualcuno all'opposizione, presidente Meloni, ha anticipato a mezzo stampa che oggi le chiederà in Parlamento se davvero condanna la guerra. Direi che l'Italia, e non solo lei, Presidente, risponde a questa domanda e lo fa con l'articolo 11 della Costituzione. Noi possiamo rispondere a testa alta ai professionisti della demagogia che non solo condanniamo la guerra, ma lottiamo anche ogni giorno per la pace e, facendo questo, lottiamo per gli interessi nazionali e degli italiani. Loro sinceramente non ho capito per cosa lottano.
Anticipo quindi il voto favorevole del Gruppo Lega sulla risoluzione unitaria - tengo a sottolinearlo - presentata dal Gruppo di maggioranza. Grazie, presidente Meloni, e in bocca al lupo per tutto il lavoro. (Applausi).
BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente del Consiglio, 12 giorni: questo è il tempo trascorso dall'attacco israelo-americano all'Iran prima che lei venisse in Aula. Viene qui oggi e chiede alle opposizioni di sostenere le sue tesi, che sono il risultato di una proposta sin qui unilaterale, fatta attraverso i due rami del Parlamento ai quali il Governo, il suo Governo, ha imposto metodo e merito e ci dice anche che si aspetta che le opposizioni facciano come ha fatto lei in passato.
Presidente Meloni, se si riferisce alle vicende internazionali, sa benissimo di essere stata coinvolta, prima di venire in Aula, da una telefonata del presidente del Consiglio Draghi che le indicava le strade possibili. Poi si può non essere d'accordo, ma lei fu chiamata dal presidente del Consiglio Conte prima della pandemia in più riprese e dai leader dei partiti che sostenevano quel Governo, quando era necessario non solo decidere insieme come gestire alcune fasi drammatiche che restano scolpite nella nostra memoria, ma anche capire se maggioranza e opposizione erano avvicinabili. Alcune opposizioni risposero affermativamente e lei no, ma questa è la storia e noi siamo qui per parlare del presente drammatico, delle responsabilità collettive che abbiamo e soprattutto di futuro.
Dodici giorni intervallati da silenzi, omissioni, presenze in Parlamento di Ministri che hanno confermato - mi dispiace, Presidente Meloni - l'inconsistenza del Governo italiano sullo scenario internazionale. Quell'immagine del Ministro degli affari esteri che sfilava a febbraio a Washington con il cappellino MAGA in mano sarà l'emblema di cosa siamo diventati. Dodici giorni di ambiguità che continua oggi, Presidente. Tra le domande chiare che il Partito Democratico le ha fatto attraverso il senatore Alfieri, ce n'è una infatti alla quale, durante la replica, ci aspettavamo una risposta chiara. E lei ci ha risposto ancora con la formula "non condivido e non condanno", ma delle due l'una: se uno non condivide, condanna. Presidente, ci dica con chiarezza che non darà l'autorizzazione all'uso delle basi militari fuori dagli accordi, non ci dica: oggi sì, domani no. (Applausi). Non c'entra nulla, lei lo dice oggi, assuma una responsabilità in Parlamento, lo dica.
Presidente, apre un tavolo? Glielo dico con chiarezza: dalla prima e ultima volta che ne ha aperto uno (era sulle riforme costituzionali) stiamo ancora aspettando di vedere il risultato di quegli incontri. All'inizio della legislatura, ha aperto un tavolo sulle riforme, se lo ricorderà, ma non l'abbiamo più sentita. Ci siamo ritrovati prima la ministra Casellati con la riforma sul premierato, poi messa in un cassetto perché ci si è resi conto che toccare in quel modo i poteri del Presidente della Repubblica non era proprio la migliore sfida possibile davanti al popolo italiano, e dopo un po' di tempo con il ministro Nordio. Lei ci ha mandato in Parlamento due Ministri che non hanno dialogato con nessuno, come dimostra la storia parlamentare di questi tre anni e mezzo. Se lei apre un tavolo, Presidente del Consiglio, noi veniamo, ma mi lasci chiederle un'apertura. Dica ai Presidenti dei due rami del Parlamento che torniamo indietro rispetto a questa vicenda che ci vede qui coinvolti. Noi oggi avremmo dovuto parlare di Iran, di Medio Oriente e degli effetti economici della guerra in Iran e in Medio Oriente, ma non di Consiglio europeo. Sa perché? Non c'è un ordine del giorno del Consiglio europeo. Lei ci ha fatto anticipare dal 18 marzo, stravolgendo il calendario parlamentare. Non è mai successo, nella storia della Repubblica da quando c'è questa legge, dal 2012, che un Presidente del Consiglio chiedesse di anticipare di dodici giorni il dibattito su un Consiglio europeo con un ordine del giorno che non c'è.
Presidente, noi la aspettavamo su Iran e Medio Oriente, sul Consiglio europeo lei ha preteso di stracciare i Regolamenti. (Commenti). Lei è qui oggi per evitare di essere qui martedì prossimo. Noi l'aspettiamo, se torna martedì, per fare un approfondimento serio sull'ordine del giorno che uscirà, perché non è ancora uscito. Chieda al ministro per gli affari europei Foti, che è vicino a lei, se conosce l'ordine del giorno definitivo. Se lo conosce, lo dia al presidente La Russa. Ce lo mandi, perché ce l'ha solo lei, ministro Foti. (Commenti).
PRESIDENTE. Colleghi, tra poco interverrà il presidente Malan che parlerà a nome del Gruppo, quindi deleghiamo a lui le pertinenti obiezioni.
BOCCIA (PD-IDP). Non è mai successo. Perché lo fate? Forse per evitare qualsiasi tipo di dibattito in Parlamento nella settimana che ci avvicina al referendum? È questo il motivo? Se i temi sono questi, lei capisce che il tasso di credibilità per parlare di cose così serie si abbassa, però voglio crederle e le vengo incontro.
Il suo metodo, signora Presidente del Consiglio, fin qui - vediamo se cambia nell'ultimo anno di legislatura - è stato delegare l'imbarazzo e non è la prima volta. Quando la situazione si fa difficile, quando le domande diventano scomode sui dossier più delicati, la Presidente del Consiglio sparisce e compare all'improvviso un Ministro. Delegare l'imbarazzo è diventato un metodo politico: di solito sulla politica estera lo delega al suo vice presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri Tajani, che poi ne crea altri di imbarazzi; sul caso Almasri ha delegato l'imbarazzo al ministro Nordio, che è noto quanti ne ha creati e non solo al suo Governo, ma all'intero Paese.
Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 14,22)
(Segue BOCCIA). Quando il Parlamento chiede spiegazioni, la Presidente del Consiglio arriva con un po' di ritardo, direi con settimane di ritardo.
Presidente Meloni, serve la responsabilità di chi guida il Governo. Mentre il mondo scivola verso una guerra devastante, il suo Ministro della difesa (non un leader dell'opposizione) ci dice che il mondo sta precipitando verso l'abisso e noi non abbiamo motivo di non credergli. Ma, se è così, allora lei deve spiegarci fino in fondo qual è quest'abisso e dove ci porta. Invece ci ritroviamo, presidente Meloni, un'insofferenza continua verso l'autonomia dei poteri dello Stato: più la realtà diventa difficile, più la vostra risposta è sempre la stessa. Il vostro capro espiatorio in questo periodo è la magistratura, perché è più facile attaccare un potere autonomo che assumersi responsabilità, ma si ricordi una cosa, signora Presidente del Consiglio, e la ricordi al Ministro della giustizia e soprattutto ai leader dei partiti di maggioranza che la seguono su questo terreno che non porterà bene: i giudici non hanno mai impedito a nessuno di governare; i giudici impediscono a chi governa di essere al di sopra della legge. Si chiama Stato di diritto, colleghe e colleghi: Stato di diritto, lo ribadisco.
Presidente La Russa, le forzature avvenute sul Parlamento in questi giorni confermano l'insofferenza verso i limiti al potere dell'Esecutivo. Signora Presidente del Consiglio, lei non lo ammette, ma ha deciso lei quando venire in Parlamento, di cosa parlare e quando terminare. Così è andata. Se non è così, ci smentisca e torni qui, perché noi la aspettiamo sempre: quando è pronta, torni qui che l'aspettiamo sempre. Sul Premier question time - com'è noto - stiamo ancora aspettando. Il Parlamento - colleghe e colleghi - non è una succursale del Governo e non ne è nemmeno la dependance: è la casa del popolo italiano che servite e serviamo insieme (Applausi), in questo disordine mondiale - perché tale è - fatto non solo di guerre, ma anche di una visione che non ci appartiene, transnazionale, muscolare, di rapporti internazionali dove dazi, tecnologia e sicurezza sono diventati strumenti dei vostri alleati. Noi vi abbiamo lasciato un mondo nel quale, anche se con grande difficoltà, il multilateralismo era comunque un punto di riferimento; ce ne state portando uno in cui il diritto internazionale non conta più; non solo fino a un certo punto, purtroppo non conta nemmeno più. (Il microfono si disattiva automaticamente). In realtà, quello che ci resta è un quadro desolante con l'Italia ai margini del processo politico non solo europeo, ma anche internazionale.
Signora Presidente del Consiglio, la nostalgia non è una strategia, non lo è. Noi scegliamo l'Europa. Fin qui in politica estera lei ha scelto, soprattutto nell'ultimo anno e mezzo, Trump e la sua ideologia. Noi abbiamo scelto di difendere il diritto internazionale, lei ha scelto di essere con chi lo calpesta. Noi abbiamo scelto la storia diplomatica dell'Italia, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. Lei ha deciso di seguire politiche di chi trascina l'Italia e il Mediterraneo fuori dal contesto storico a cui siamo abituati.
L'Italia resta un grande Paese europeo, Presidente, libero, autorevole e con la schiena dritta, perché per noi prima viene l'Italia, prima viene l'Europa e poi gli alleati, soprattutto, Presidente, se condizionati (e condizionanti) da un'ideologia che non ci porterà da nessuna parte. (Applausi).
MALAN (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FdI). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi senatori, innanzitutto, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, la ringrazio, signor Presidente del Consiglio, perché è qui a riferire al Senato (oggi pomeriggio sarà nell'altro ramo del Parlamento) e, come ci ha spiegato molto chiaramente il senatore Scurria, è l'unico Capo del Governo delle grandi Nazioni occidentali ad averlo fatto. (Applausi).
Non l'ha fatto il cancelliere Merz al Parlamento tedesco, non l'hanno fatto il presidente Macron o il suo Primo Ministro al Parlamento francese, non l'ha fatto il socialista Starmer al Parlamento del Regno Unito e non l'ha fatto neppure al Parlamento spagnolo il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che è diventato il líder máximo della sinistra italiana. Forse il primo ministro Sánchez non si è presentato in Parlamento anche perché non ha la maggioranza in Parlamento; forse è anche per questo che è un esempio per la sinistra italiana: non avere la maggioranza, ma riuscire a governare lo stesso. (Applausi).
Questi importanti Capi di Governo delle Nazioni occidentali europee non si sono presentati in Parlamento. Si è presentata lei e il grande vulnus sarebbe nel fatto che, contemporaneamente, ha anticipato di 7 giorni (presidente Boccia, non di 12: dall'11 al 18 marzo passano 7 giorni, non 12; bisogna fare i conti, se possibile, e non forzarli) le comunicazioni sul Consiglio europeo. Si è presentata e questo dopo che erano già venuti due volte, davanti a entrambi i rami del Parlamento, i due Ministri competenti, cioè il ministro degli affari esteri Tajani, che è anche vice presidente del Consiglio, e il ministro della difesa Crosetto: molto più di quanto viene fatto nelle grandi Nazioni.
Bisogna però attaccare a tutti i costi il Governo italiano, in particolare il presidente Meloni, perché questo sembra rientri nella convenienza di partito. Forse un'altra ragione per cui si sente una così grande vicinanza con il primo ministro Sánchez è per la serie di scandali legati all'acquisto di mascherine irregolari, che ha colpito anche il Governo Sánchez (Applausi), con esponenti del suo Governo, o meglio collaboratori del Primo Ministro, per i quali (naturalmente noi siamo sempre garantisti) sono state richieste pene fino a vent'anni di reclusione dalla giustizia spagnola (e non certo da noi). (Commenti).
Ebbene, la sua presenza è particolarmente significativa per quello che ci ha riportato sulla posizione che lei ha assunto sul piano internazionale; una posizione di cautela e di equilibrio, che ha assunto per difendere l'interesse nazionale dell'Italia, per difendere i principi costituzionali dell'Italia e per favorire il più possibile soluzioni pacifiche alla grave situazione che si è determinata in Medio Oriente.
Credo che sia bene ribadire che alcune cose non cambierebbero, chiunque fosse al Governo in Italia. L'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran sarebbe evidentemente avvenuto lo stesso; l'uso delle basi sarebbe identico a quello che c'è oggi da parte degli americani, come tutto sommato si ricava anche dalle proposte di risoluzione delle opposizioni, le quali chiedono che ci sia un ulteriore passaggio (nel quale manifesterebbero la loro contrarietà) per autorizzare un eventuale uso delle basi che sono nel nostro territorio per attaccare direttamente l'Iran. Per cui dite la stessa cosa che dice Sánchez, peraltro, che mantiene l'uso delle basi secondo gli antichi trattati, che nel nostro caso sono del 1954, pertanto non cambierebbe nulla.
Analogamente, chiunque fosse al Governo, ci sarebbe un aumento dei prezzi dell'energia, del petrolio e del gas sul piano internazionale. Non so se ci sarebbero stati gli interventi importanti che sono stati attuati dal Governo Meloni, fin dal 2022, sulle bollette, in particolare per i redditi più bassi. Sono stati interventi importanti, replicati poche settimane fa con il cosiddetto decreto bollette, che ha messo ben 5 miliardi per moderare gli effetti del caro energia, in particolare sulle utenze delle persone con reddito più basso. (Applausi).
C'è anche da ribadire un concetto che si preferisce far finta di ignorare: le accise sono state abbassate di 5,5 centesimi sulla benzina e sono state alzate di 5,5 centesimi sul gasolio. Sarebbe stato molto bello poterle abbassare su tutto, però le risorse non ci sono, anche perché - come già è stato fatto in passato - si è scelto di intervenire e fare una serie di interventi a favore dell'occupazione, a favore dei redditi bassi e a favore delle madri durante la gravidanza e dopo la nascita dei bambini, aumentando di tre mesi il congedo materno all'80 per cento della retribuzione e intervenendo a favore delle bollette per i redditi più bassi, anziché mettere tutto sui carburanti, dove peraltro chi ha le auto più grosse riceve il beneficio più grosso, con una spalmatura esattamente all'opposto di quello che dice la Costituzione, cioè che bisogna intervenire soprattutto a favore dei redditi più bassi, non a favore dei redditi più alti.
Quanto al maggiore gettito che effettivamente è registrato nella legge di bilancio, esso è dovuto al fatto che in questo momento si consuma più gasolio che benzina, perché il gasolio, per l'appunto, è incentivato da quei sussidi che vengono definiti ambientalmente dannosi (Applausi) e che la sinistra, l'opposizione, ha sempre chiesto e continua a chiedere anche oggi. C'è dunque una risposta a questa domanda; non si può chiedere una cosa e poi, quando arrivano le conseguenze, si dice che non va bene ed è colpa del Governo attuale. È un impegno preso dai Governi precedenti e non certo da questo.
Sottolineo un'altra cosa: oggi il prezzo della benzina medio, secondo le rilevazioni ufficiali, è di 1,82 euro. Il Governo si è interessato ed è fortemente impegnato sul tema, gli interventi ci saranno sicuramente, non appena ci saranno gli elementi per decidere. L'ha spiegato benissimo il Presidente del Consiglio. Ricordo che nel febbraio del 2022, con quattro anni d'inflazione in meno (l'anno precedente a quando ha iniziato a lavorare questo Governo, quando c'è stata l'inflazione ed era più del triplo del totale dei tre anni seguenti, perché con questo Governo l'inflazione è scesa), il prezzo medio della benzina era di 1,84 euro; nel marzo del 2022 era di 2 euro; nel maggio del 2022 era di 1,85, poi 2,03 e 1,96 nei mesi seguenti. Avremmo potuto fare dello sciacallaggio all'epoca, dicendo "è colpa del Governo", ma con la guerra in corso in Ucraina, che purtroppo è in corso ancora oggi, capivamo che la questione era dovuta evidentemente ai mercati internazionali. Quello sì, sarebbe sciacallaggio, invece si accusa adesso il Governo di fare sciacallaggio. Veramente c'è da restare senza parole.
Sulla posizione dell'Italia a livello internazionale, ribadisco quanto hanno detto i colleghi che hanno parlato prima di me, il senatore Terzi di Sant'Agata e il senatore Speranzon, che l'Italia sta con le democrazie che continuano a essere i nostri naturali alleati, da questo e da quel lato dell'Atlantico. Vedo invece che nelle risoluzioni dell'opposizione più o meno la metà dello spazio degli impegni è dedicato, in un modo o nell'altro, ad attacchi contro gli Stati Uniti, molto, ma molto di più dei pochissimi paragrafi dedicati a cosucce come la Russia, che ha attaccato uno Stato sovrano, all'Iran, che stermina i suoi giovani e finanzia il terrorismo internazionale, al terrorismo internazionale, oltre all'assenza di ciò che è alla base dell'attuale confronto nel Medio Oriente, che è l'attacco del 7 ottobre 2023.
Quanto alla posizione dell'Italia in Europa, voi vorreste per un verso essere filoeuropei, anche i neofiloeuropei come il MoVimento 5 Stelle; la storia del MoVimento 5 Stelle non è lunghissima, ma ricordiamo bene i primi anni, quando la soluzione per tutti i mali dell'Italia era uscire dall'Unione europea e uscire dall'euro. Ora sono neoultrà dell'Europa. Insieme al resto dell'opposizione, vorrebbero però l'Italia fuori dal Board of peace, entrando nella minoranza europea, vorrebbero che fosse l'unica, a parte Sánchez (a parole), a condannare l'attacco americano, vorrebbero che continuassimo la politica dell'immigrazione precedente, cioè, in altre parole, che assecondassimo l'immigrazione senza freni, magari facendo la "ola" ai magistrati che impediscono l'espulsione di immigrati irregolari e per di più delinquenti e vorrebbero un green deal ideologico che danneggi ulteriormente le industrie europee, in particolare quelle italiane.
Noi siamo con le democrazie, non siamo con Hannoun, non l'abbiamo invitato… (Il microfono si disattiva automaticamente). Presidente, non siamo particolarmente preoccupati perché la dittatura cubana è in crisi, perché è una dittatura che infesta quella Nazione da prima che io nascessi (e scusate se è poco) e non ne siamo preoccupati. (Applausi).
Siamo un po' preoccupati, invece, per il fatto che non abbiamo sentito alcuna risposta all'apertura importante che ha fatto il presidente Meloni al dialogo con l'opposizione, dicendo: "parliamone, parliamo insieme a Palazzo Chigi, affrontiamo insieme questo problema". (Applausi). Io credo che questo appello non possa restare senza risposta; chi ha il coraggio di dire "no" deve dirlo chiaro e non deve lasciare questo appello importantissimo senza risposta. Per noi l'Italia viene sempre prima della fazione e la Nazione viene prima della convenienza di partito di attaccare il Governo, qualunque cosa faccia. (Applausi).
Per questo, presidente Meloni, sappiamo che anche questa volta ci rappresenterà nel modo migliore sul piano internazionale e al prossimo Consiglio europeo. (Applausi).
PRESIDENTE. Ricordo che il Ministro per gli affari europei, onorevole Foti, ha accettato la proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, Rosso e Biancofiore. Se venisse approvata questa proposta di risoluzione, risulterebbero precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione n. 3, presentata dal senatore De Cristofaro e da altri senatori, n. 4, presentata dal senatore Boccia e da altri senatori, e n. 5, presentata dal senatore Pirondini e da altri senatori. Risulterebbe altresì preclusa, ma in larga parte assorbita, anche la proposta di risoluzione n. 2, presentata dai senatori Paita, Lombardo, Casini, Unterberger e da altri senatori.
Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Terzi di Sant'Agata, Murelli, Rosso e Biancofiore.
È approvata.
Dispongo la controprova.
Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
È approvata.
Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 1, risultano precluse o in parte assorbite le proposte di risoluzione nn. 2, 3, 4 e 5.
Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
Sospendo la seduta fino alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 14,37, è ripresa alle ore 15,11).
Presidenza del vice presidente RONZULLI