Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 398 del 11/03/2026

Ripresa della discussione sulle comunicazioni
del Presidente del Consiglio dei ministri
(ore 11,45)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signora Presidente, ha invitato - giustamente, secondo me - a non

banalizzare il dibattito e a non attaccarsi in quest'Aula. Per noi queste parole sono di rara bellezza. Le ascoltiamo con piacere. Anzi, abbiamo anche apprezzato un pezzo della sua riflessione. Si figuri che la settimana scorsa abbiamo parlato di come si puliscono gli autobus dalle schegge dei droni e oggi abbiamo scoperto perché abbiamo vinto a rugby. Finalmente lei, Presidente, ci aiuta a fare una riflessione un po' più ampia e di questo le siamo sinceramente grati.

La riflessione più ampia è molto ardua da sintetizzare. Lo faccio con le parole di un leader che stimo molto, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed, che è un grande amico, ricambiato, della Presidente del Consiglio. È un bel rapporto oggettivo e ne sono lieto, perché è una persona tra le più sagge del pianeta.

Undici anni fa, nel suo Paese natale, in occasione di un bilaterale, Mohamed bin Zayed mi disse che noi europei non capiamo che quello che sta accadendo da loro è esattamente ciò che è accaduto in Europa quindici secoli dopo la nascita di Cristo. Era il 2015, però, mutatis mutandis, e tanti dei problemi sono ancora sul tappeto. Quindici secoli dopo la nascita del profeta, l'Islam sta vivendo la stessa guerra civile, guerra religiosa, guerra interna, che noi abbiamo vissuto al tempo delle guerre tra cattolici e protestanti nell'Europa del 1500. È molto interessante, perché è un profilo che ci aiuta ad affrontare in modo meno banale, meno superficiale, quello che sta avvenendo.

Si pensi al ruolo dell'Iran, con le sue complessità, perché quello di oggi è un Iran molto diverso da 15 giorni fa, indipendentemente dal fatto che il cognome della nuova guida spirituale sia lo stesso. Quello che sta accadendo è incredibilmente importante e impattante. Non è un caso che il Presidente dell'Iran dica di smettere di bombardare i Paesi vicini e il pomeriggio vengano immediatamente bombardati Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita. Ciò accade perché in quel Paese esiste un problema di catena di comando, ovviamente, per quello che è successo.

A questo dibattito finalmente oggi il Presidente del Consiglio ha portato un contributo - lo si può apprezzare o meno - che io sinceramente tendo a valorizzare. Da questo punto di vista, penso che nel dibattito dei prossimi mesi la Farnesina dovrebbe ospitare momenti di incontro, di dialogo e di grande confronto con istituzioni scientifiche che gravitano intorno al mondo della politica estera, perché l'Italia ha una sua storia, che è quella di capire i processi e cercare di favorirne la diffusione e il coinvolgimento, quindi, da questo punto di vista, apprezziamo il primo intervento della Presidente del Consiglio.

Non lo apprezziamo con la stessa intensità sul tema dell'energia e non perché non abbia detto delle cose interessanti, anche se pensare che siano Urso e Mister Prezzi a risolvere il problema delle bollette mi inquieta non poco. Il punto fondamentale è che potremmo tentare una piccola polemica politica. Le accise mobili sarebbero un passo in avanti, visto che le ultime accise le avete aumentate. Io preferivo le accise "immobili" quando non le alzava il Governo (Applausi). Invece il Governo, nel 2026, le accise le ha aumentate, per un totale di 560 milioni in legge di bilancio, ma lasciamo stare: questo è un argomento più da polemica politica. Rimaniamo sul punto: cos'è che non ho apprezzato, signora Presidente? È mancato un po' un quadro più ampio sul tema della sovranità energetica e della sovranità sulle materie prime. Questo è il punto che le suggerirei, con molta umiltà, di portare al dibattito europeo, perché stiamo vivendo una fase complicatissima.

Dieci anni fa c'era chi voleva le trivelle e il TAP e chi non li voleva, ma è una pagina del passato. Ragioniamo dei prossimi dieci anni. Noi europei abbiamo un problema: non siamo sovrani a livello energetico e, senza la sovranità energetica, non solo non c'è sovranismo - vivaddio! - ma non c'è autonomia. (Applausi). Su questo tema il dibattito politico interno è ancora a un livello basso. Pensi soltanto, signora Presidente, al tema del metals and mining, cioè il tema delle materie prime. Abbiamo discusso in legge di bilancio, perché il tema era: di chi è la competenza dell'oro, che sta, peraltro, nei caveau in America. Il punto fondamentale è che, nel resto del mondo, stanno lavorando su come approvvigionarsi di materie prime in un momento nel quale i data center, il quantum computing e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale pongono una sfida esistenziale all'Europa. Su questo tema sono convinto che possiamo alzare il livello del nostro dibattito. Poi naturalmente si può discutere, ma iniziamo con l'evitare di aumentare le accise, cosa che il Governo ha fatto nel gennaio 2026, non tanti anni fa.

Il terzo punto riguarda la deindustrializzazione. Lei dà la colpa all'Europa e ha ragione, per molti aspetti. Non ho condiviso certe politiche di Ursula, nemmeno del ministro Urso, ma questa è un'altra storia. Il punto però è che c'è un convitato di pietra, che è Trump, signora Presidente. Sono uno di quelli che si sono detti a favore dell'intervento americano, quando rimuove Maduro e Khamenei, quindi non ho una posizione ostile all'America, quando fa la patria della libertà. Poi, per quali motivi lo faccia, è un'altra storia. Le dico però, con la stessa franchezza, che non abbiamo sentito da lei parole sul tema della politica economica, rispetto alla minaccia esistenziale che viene, con i dazi e con la politica antieuropea, dall'amministrazione americana. (Applausi). Siamo tra quelli che hanno detto, in Parlamento, nella scorsa legislatura, che l'America che interviene in Afghanistan e poi scappa dall'Afghanistan - c'era il presidente Biden, anche se a dire il vero c'era stato anche Trump, nei colloqui di Doha con i Talebani - è un'America che contestiamo. Non sarò mai uno di quelli che attaccano l'America quando libera le ragazze dalla dittatura e dalla ferocia dell'odio estremista islamico (Applausi), ma non posso nemmeno pensare di essere dalla parte dell'America quando costringe le ragazze nei burqa, in Afghanistan. (Richiami del Presidente). Interverrò poi in dichiarazione di voto, quindi potrò recuperare il tempo.

Signora Presidente, se davvero vuole un dibattito nel quale non ci attacchiamo e non attacchiamo le opposizioni, lo dica a chi, a cominciare dal suo Ministro degli affari esteri, ha attaccato tre ex Presidenti del Consiglio del centrosinistra e prenda spunto da due esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega. Signora Presidente, ieri Alessandro e Loris, due sindaci di centrodestra, uno di Fratelli d'Italia e uno della Lega, hanno annunciato la loro unione civile, cioè si uniscono in matrimonio. (Applausi). Bellissimo! Dieci anni fa eravate contro questa legge di civiltà: spero che ci mettiate meno di dieci anni a capire che nell'opposizione ci sono anche idee interessanti da portare avanti insieme. (Applausi). Meglio tardi che mai! (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Poli. Ne ha facoltà.

DE POLI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, signora Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la straordinarietà degli eventi nello scenario internazionale ha reso necessari più passaggi del Governo davanti al Parlamento. I passaggi sono stati addirittura tre: prima l'audizione dei Ministri in Commissione, poi le comunicazioni in Assemblea, sempre dei ministri Tajani e Crosetto, e oggi lei, signora Presidente, è qui presente in Aula, quindi c'è stata grande attenzione al Parlamento, al contrario di chi dice che, invece, non c'è stata.

Grazie al Governo, l'Italia ha scelto fin dall'inizio la strada della responsabilità. La linea del nostro Paese si fonda innanzitutto sull'impegno, a tutti i livelli, diplomatici e politici, per scongiurare un allargamento del conflitto e siamo ulteriormente impegnati a favorire il rientro dei nostri connazionali da tutti i Paesi coinvolti. (Applausi). E questa è un'attenzione importante per tutti gli italiani, quelli che sono lì, ma anche per tutti noi che siamo qui in Italia. Allo stesso tempo, c'è massima attenzione del nostro Esecutivo anche e chiaramente alla tutela degli interessi economici nazionali. E proprio su questo il Governo sta lavorando alle misure per contrastare i rincari energetici a beneficio di famiglie e imprese. Per noi la priorità in testa all'agenda politica è la sicurezza energetica e alimentare (Applausi), come ha ricordato lei qualche minuto fa.

Condivido altresì le parole che ha detto lunedì all'Eurogruppo il ministro Giorgetti: serve un piano europeo straordinario, analogamente a quanto è accaduto nella guerra in Ucraina del 2022. Ecco perché riteniamo sia giusto valutare la possibilità di porre all'attenzione dell'agenda europea la questione del tetto al prezzo del gas, con l'obiettivo principale di calmierare anche i costi dell'energia elettrica.

Per quanto riguarda la guerra nel Golfo, il nostro auspicio è che si torni al tavolo della diplomazia. Il regime dittatoriale iraniano non deve avere un futuro perché, purtroppo, è contro tutti i diritti umani. (Applausi). Abbiamo visto purtroppo quello che è successo qualche tempo fa e che succede tuttora.

Ricordo le sanzioni adottate dall'Unione europea su Teheran per le attività di proliferazione nucleare e per il sostegno militare alla guerra della Russia contro l'Ucraina. Dall'altra parte, però, con la stessa convinzione e coerenza diciamo che espressioni come "arrendetevi", "fatemi scegliere la vostra guida suprema o continueremo ad attaccarvi", non sono nel nostro linguaggio, non fanno parte del nostro DNA culturale e valoriale, non sono il linguaggio dell'Europa, che in questo scenario è per noi la prima sponda politica per uscire da questa crisi.

Condivido quanto detto dalla presidente Meloni, che oggi ha evidenziato come la decisione di provocare questa guerra si ponga al di fuori del perimetro del diritto internazionale. Con queste parole la Premier ha guastato la festa degli amici dell'opposizione di sinistra, che raccontano la favola di un'Italia subordinata alla Casa Bianca. (Applausi). Il gioco è saltato.

Cari colleghi, questo è il momento dell'equilibrio. La politica estera è una cosa seria. Non è il tempo delle contrapposizioni sterili. Faccio una digressione: domani nello spazio del Parlamento europeo qui a Roma si terrà una giornata dedicata ad Alcide De Gasperi, che oggi ci ricorda che dobbiamo avere la capacità di unire più forze per il bene comune ed è ciò a cui state lavorando questo Governo e lei, presidente Meloni. (Applausi). Siamo dentro uno scenario internazionale difficilissimo per tutti. Sarebbe la stessa cosa, uno scenario altrettanto difficile, se ci fosse un Governo del centrosinistra. Evitiamo dunque pericolose speculazioni politiche sulla politica estera.

Il rapporto transatlantico è strategico per l'Italia e per l'Europa, indipendentemente da chi governa a Palazzo Chigi. L'obiettivo del nostro Paese dev'essere quello di tenere insieme Europa e Occidente. Dobbiamo sgombrare il campo da faziose letture: l'Europa e l'Italia hanno scelto di stare dalla parte giusta della storia. (Applausi). Lo abbiamo fatto con il sostegno all'Ucraina e ora in un formato più articolato, con il supporto ai Paesi del Golfo e a Cipro. Ricordo ulteriormente che, quando c'è stata la problematica della Groenlandia, noi ci siamo contrapposti alle decisioni dello stesso Presidente degli Stati Uniti (Applausi), e lì, cari amici dell'opposizione, ancora una volta la vostra narrativa contro il Governo e contro l'Italia è stata smentita. Di questo va dato atto.

Allo stesso tempo, però, dobbiamo vedere la realtà. Se oggi l'Unione europea ha i piedi di argilla - come dice Draghi - è perché nel corso dei decenni non siamo riusciti a dotarla pienamente degli strumenti necessari in materia di politica estera e di difesa comune. Questa è una responsabilità che ci riguarda tutti: non è colpa di uno o dell'altro, ma è di tutti noi. Oggi, di fronte alla crisi del Golfo, serve un approccio più pragmatico. È vero che l'Unione europea, da sola, non può fermare questa guerra, ma può incidere in maniera positiva contribuendo al rafforzamento del coordinamento fra i principali Paesi dell'Unione europea per affrontare le conseguenze politiche, economiche ed energetiche di questo terribile conflitto.

Al contrario di chi spera di dividerci, l'Europa può e deve dare un segnale forte. L'impegno del Governo e della presidente Meloni va proprio in questa direzione.

Dobbiamo favorire i progressi per una nuova strategia di sicurezza europea, rafforzando la difesa comune come pilastro della NATO.

Esiste un'Europa ideale, quella di De Gasperi, nella quale io, da democratico cristiano, ho sempre creduto: gli Stati Uniti d'Europa. (Applausi). C'è un'Europa concreta oggi, imperfetta sicuramente, a cui dobbiamo guardare con lo spirito della realpolitik, mettendo al centro l'interesse dell'Italia in una dimensione europea, rafforzando quella che possiamo definire una terza via europea per risolvere la crisi del conflitto ed è il grande lavoro che sta facendo il nostro Governo. Dall'altro lato, le opposizioni anziché stare unite sulla politica estera ancora una volta si presentano divise. Io lancerei un messaggio alle forze responsabili dell'opposizione, quelle europeiste e riformiste: la politica estera non è un optional, attenzione a non rinnegare la vostra storia, sacrificando i valori in cui credete.

A livello globale, come ha detto la presidente Meloni, è in atto un imbarbarimento nei rapporti internazionali nel quale l'Italia che è figlia della Costituzione del 1948 non può e non deve riconoscersi, un imbarbarimento a cui bisogna dare una risposta e questa risposta per noi si chiama Europa.

Presidente Meloni, vada al Consiglio europeo con la forza di questo mandato per fare gli interessi dell'Italia in una dimensione europea. È questa la strada che continueremo a sostenere con convinzione ed è questa la direzione espressa oggi da tutto il Governo e da questa maggioranza. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Signor Presidente, ci sarebbe già molto da dire - mi rivolgo alla presidente Meloni - sul fatto che, nel pieno di una crisi internazionale e solo perché obbligata dalla convocazione del Consiglio europeo, abbia trovato soltanto adesso il tempo per confrontarsi con il Parlamento e per di più attraverso una forzatura dei Regolamenti. Presidente Meloni, le faccio notare che quest'Aula non è ancora un bivacco di manipoli e lei non ha i pieni poteri. (Applausi. Commenti). Mi rendo ben conto che su questa vicenda non si può lucrare, come per esempio lei fa sulla famiglia nel bosco, perché sono cose più serie (Applausi. Commenti), ma lei sarebbe dovuta venire in quest'Aula subito per una cosa che invece… (Commenti della senatrice Mennuni).

PRESIDENTE. Senatrice Mennuni, la prego.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Sarebbe dovuta venire in quest'Aula subito per una cosa che invece anche oggi si è guardata bene dal fare, cioè condannare inequivocabilmente l'attacco militare degli Stati Uniti e d'Israele contro l'Iran (Applausi), un'azione che costituisce una gravissima violazione del diritto internazionale.

In quest'Aula, nessuno ignora la natura autoritaria del regime iraniano e nemmeno la continua violazione dei diritti umani, ma ugualmente non si può accettare che quei diritti vengano strumentalizzati per giustificare guerre preventive e il progressivo svuotamento dell'ordine internazionale, né si può accettare l'assassinio o il rapimento, com'era successo qualche mese fa in Venezuela, di Capi di Stato come strumento ordinario: se consideriamo questa deriva legittima difesa o addirittura inevitabile, stiamo di fatto giustificando il ricorso al terrorismo come metodo per regolare i conflitti internazionali.

Lei, Presidente, con i suoi silenzi, fa finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: il tentativo di scaricare sui popoli del mondo le crisi politiche interne dei leader che quelle guerre le stanno scatenando, vale per Netanyahu e vale per Trump. La guerra come salvacondotto politico, uno strumento per spostare l'attenzione delle opinioni pubbliche interne; guerre che producono non soltanto morte, ma anche devastazione ambientale e un gigantesco impatto economico globale, con l'aumento vertiginoso dei prezzi, con l'inflazione, con i rincari e quindi con un colpo durissimo nei confronti dei lavoratori e dei loro salari. E non si dicano bufale, in quest'Aula, come quella della tassazione delle singole aziende, che è evidentemente e palesemente incostituzionale.

In questo quadro drammatico, l'Europa, invece di costruire un'autonomia strategica, acquista armi e la stessa Italia fa lo stesso: una corsa al riarmo che è il contrario di quello che servirebbe. Oggi più che mai avremmo bisogno di parole chiave, innanzitutto dicendo di no all'utilizzo delle nostre basi militari. (Applausi). È inutile dire che l'Italia non è in guerra, se su questo non si dicono parole nette, e lei, signora Presidente del Consiglio, perché non lo fa? Perché è parte di un'alleanza internazionale: lei ha schierato il nostro Paese a totale sostegno di Trump e di Netanyahu, e non certo da oggi. Lei è la principale alleata di Trump in Europa e ha messo l'Italia in una condizione di totale subalternità. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Mennuni, la prego.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Nel 2025 è andata a Washington e ha promesso di comprare armi e gas, poi si è addirittura augurata che Trump vincesse il premio Nobel per la pace: ma come si fa a mettere nella stessa frase il nome «Trump» e le parole «premio Nobel per la pace»? (Applausi). Come si fa? Ce lo deve ancora spiegare. (Commenti). Nel frattempo, ha sostenuto Netanyahu, non ha detto mezza parola sul genocidio palestinese e ancora oggi fa finta di non capire. Come fa a non vedere che la guerra all'Iran serve anche per distogliere l'attenzione dall'annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, che è esattamente quello che sta accadendo vergognosamente? (Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Mennuni, la richiamo all'ordine.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Ancora, signora Presidente del Consiglio, quando c'è stato l'intervento in Venezuela, lei ha parlato incredibilmente di legittima difesa, poi ha legittimato - unica in Europa - il Board of Peace, un comitato d'affari che ha l'obiettivo dichiarato di demolire definitivamente il diritto internazionale, e infine non ha pronunciato nemmeno una parola sull'attacco illegale all'Iran, che in tutta evidenza non c'entra nulla con la libertà del popolo iraniano. Un vero capolavoro di subalternità che offende la storia del nostro Paese, presidente del Consiglio Meloni.

Noi, per parte nostra, non smetteremo di difendere la Costituzione, di difendere l'articolo 11, di difendere la pace e il diritto internazionale. Noi lo facciamo in quest'Aula e lo faremo anche in piazza a Roma il 28 marzo. (Commenti).

PRESIDENTE. Lasciatelo concludere, colleghi.

DE CRISTOFARO (Misto-AVS). Lo sapete come si chiamerà quella grande manifestazione che solcherà le strade di Roma? Lo sa, Presidente? Si chiamerà: contro i re e contro le loro guerre, cioè contro quelli che vogliono i pieni poteri, perché mai come adesso penso che sia davvero un dovere morale camminare sopra la testa dei re. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà.

RONZULLI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, presidente del Consiglio Meloni, noi siamo forse un po' troppo giovani per ricordarlo direttamente, ma in quest'Aula c'è certamente qualcuno che ricorderà il ritornello di una famosa canzone di Antoine: se lavori, ti tirano le pietre; se non fai niente, ti tirano le pietre; qualunque cosa tu faccia, ti tirano sempre le pietre. Ecco, sembra che le opposizioni abbiano trasformato questa canzone nel loro unico programma politico: avete chiesto che il Presidente del Consiglio venisse in Aula e la presidente Meloni è venuta; avete chiesto comunicazioni tempestive, le avete avute; avete chiesto che i ministri degli affari esteri e della difesa Tajani e Crosetto riferissero, sono venuti in Aula e in Commissione a poche ore dall'inizio del conflitto; ciononostante, continuate imperterriti a tirare le pietre.

Ci accusate di sfuggire dal dibattito parlamentare, allora permettetemi di ricordare un fatto. In questi giorni, ricorre anche l'anniversario di una stagione difficile per il nostro Paese: anche quella era una guerra, il nemico era invisibile e mieteva vittime italiane; era la stagione in cui l'Italia scoprì il primo lockdown. Lo scoprì in Parlamento? No. Lo scoprì attraverso un confronto istituzionale? Neppure. L'Italia lo scoprì da una diretta Facebook dell'allora presidente del Consiglio Conte che trasmetteva in televisione e avete il coraggio di farci la morale se il Presidente del Consiglio informa gli italiani alla radio? Ma con che faccia lo fate?

Torniamo ai fatti, torniamo alle azioni di governo. In un tempo segnato da tensioni crescenti e minacce ibride, l'Italia sta rafforzando gli strumenti di sicurezza, di prevenzione e di contrasto al terrorismo. La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Allo stesso tempo, prosegue la cooperazione con i nostri alleati, perché nessun Paese può affrontare da solo le crisi globali. Vanno bene le iniziative di sostegno e di cooperazione con i Paesi del Golfo e un grande grazie va alle nostre Forze armate per un presidio di sicurezza strategico nel Mediterraneo orientale. (Applausi).

La presenza della fregata Federico Martinengo a difesa di Cipro è un segnale chiaro: l'Italia c'è; c'è per contribuire alla sicurezza dell'area, c'è per difendere le rotte strategiche, c'è per proteggere i propri interessi e quelli dei suoi alleati. Fermezza nella sicurezza, dunque, ma anche una convinzione che non dobbiamo perdere la via diplomatica. Non dobbiamo smettere di lavorare per la pace, non dobbiamo smettere di tenere aperti tutti i canali del dialogo, perché la guerra non è uno spettacolo, non è un meme, la guerra non è una clip virale con la Macarena. La guerra è morte, distruzione e sofferenza.

Per questo non ci piace vedere la banalizzazione della guerra trasformata in un gioco sui social, perché quel linguaggio non ci appartiene, ma una cosa ci appartiene invece con assoluta chiarezza: l'alleanza con gli Stati Uniti, perché l'America resta un nostro alleato principale, ieri, oggi e domani. (Applausi).

Noi stiamo con l'America, a prescindere da chi occupa la stanza ovale. Per voi no; l'alleanza per voi è una simpatia politica da usare al bisogno, per noi è il pilastro della nostra sicurezza e della nostra libertà. Si chiama coerenza, ma in effetti sulla coerenza non fate una piega, perché siete maestri di coerenza dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino: da oltre trent'anni state sistematicamente dalla parte sbagliata della storia. (Applausi).

Per questo è francamente intollerabile che ancora oggi qualcuno pretenda di dare lezioni su "da che parte stare"; l'Italia sta dalla parte delle democrazie, dalla parte dei diritti, dalla parte dell'Occidente. Ogni volta che affrontiamo una crisi internazionale, assistiamo allo stesso copione, con voi pronti a trasformare ogni tragedia in un attacco politico al Governo. Vi proclamate difensori della libertà, ma scendete in piazza per Nicolás Maduro. Vi proclamate difensori dei diritti, ma chiudete gli occhi davanti ai regimi che opprimono e uccidono le donne. Vi proclamate europeisti, ma strizzate l'occhio a chi lavora per indebolire l'Occidente. Ora il vostro nuovo eroe è Sánchez, forse perché vi dà fastidio che oggi la leadership di Roma sia tornata forte e rispettata in Europa e nel mondo. (Applausi. Commenti).

Utilizzare la politica estera per fare propaganda interna è da sciagurati. Quando si parla di sicurezza internazionale, servono tre cose: serietà, lucidità e responsabilità. È esattamente ciò che i cittadini italiani chiedono a questo Governo. (Commenti).

C'è poi una preoccupazione molto concreta che riguarda le famiglie e le imprese: il costo dell'energia. Bollette, carburanti, prezzi: timori comprensibili. Vanno bene quindi le iniziative del Governo per monitorare i prezzi e per contrastare la speculazione ed è giusta la richiesta italiana di rivedere il sistema europeo ETS, che negli ultimi anni ha inciso pesantemente sul costo dell'energia. La transizione ecologica è una sfida necessaria, ma non può trasformarsi in un suicidio industriale. Difendere l'ambiente non significa distruggere il nostro sistema produttivo.

Il prossimo Consiglio europeo, quindi, sarà un passaggio decisivo, Presidente. Troppo spesso l'Europa è arrivata tardi, divisa, incerta. Oggi deve dimostrare di essere un attore politico vero sulla scena internazionale. In questo contesto, l'Italia deve giocare fino in fondo il proprio ruolo; un'Italia autorevole, credibile; un'Italia che siede ai tavoli europei senza complessi d'inferiorità (perché non ne abbiamo), non per seguire decisioni di altri, ma per contribuire a costruirle. Avanti, quindi, con determinazione, perché ogni decisione che prenderemo dev'essere all'altezza della nostra storia, del nostro Paese e deve rendere onore a chi, anche oggi, nelle aree di crisi del mondo, difende i nostri valori e la nostra sicurezza.

Buon lavoro, Presidente. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patuanelli. Ne ha facoltà.

PATUANELLI (M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, presidente Meloni, partirei da alcune sue parole che ho ascoltato domenica sera, dette nel corso di una trasmissione televisiva su Rete 4, «Fuori dal Coro» (penso si possa dire). Le sue parole sono state: non voglio fare polemiche, però mi chiedo se davvero sia questo il momento nel quale la priorità è fare propaganda spicciola, come vedo fare in giorni che non sono certamente facili per nessuno. Lei ha ribadito questo concetto, poi facciamo finta di non aver sentito la frase successiva in cui diceva che questo Governo non riesce a fare niente per colpa dei giudici, che, me lo consenta, è un pochino di propaganda spicciola. (Applausi).

Facciamo finta di non aver sentito quella frase e ascoltiamo, anche con interesse, le parole con cui ha iniziato il dibattito in quest'Aula, chiedendo un moto di unità, un tentativo di coesione nazionale in un momento internazionale oggettivamente complicato. Io da domenica sera fino ad adesso ho riflettuto su quale possa essere il primo elemento su cui serve coesione, perché credo che il primo interesse dei cittadini italiani in questo momento sia capire quali sono gli effetti del conflitto sull'economia reale, sul costo della benzina o del diesel, che incide ovviamente sul costo dei trasporti, dei generi alimentari e probabilmente sul costo della vita che probabilmente avrà un effetto immediato. Quindi ho cominciato a pensare: ma se io avessi responsabilità di governo in questo momento, cosa proverei a fare per dare una risposta immediata ai cittadini? E con grande difficoltà poi questa notte ho avuto un'illuminazione, anche sentendo le sue parole: proporrei di dare a tutti gli italiani 1.000 euro con un click. (Applausi).

Vede, Presidente, al di là della battuta (poi sul tema dell'energia cercherò di essere un po' più serio), il presupposto alla sua richiesta di dialogo non può essere sottolineare quanto lei fosse seria quando era all'opposizione e come nei momenti di difficoltà sia stata assieme alle altre forze politiche, ad esempio nel Governo Draghi. (Applausi). Il presupposto doveva essere dire: anch'io ho fatto qualche sciocchezza quando ero all'opposizione (Applausi) e nella gestione del periodo Covid, ad esempio, ho scelto un'opposizione sbagliata, perché la storia ha dimostrato questo. Allora, se fossimo partiti da lì, forse il suo discorso sarebbe stato un po' più credibile.

Venendo all'effetto del conflitto, ai temi economici e al tema energetico, questo lo dico un po' più seriamente, al di là del fatto che il meccanismo dell'accisa mobile può essere una risposta; abrogare l'ex articolo 13 del disegno di legge di bilancio, che poi è diventato uno dei commi dell'articolo unico in cui si è previsto di aumentare le accise, è un'altra strada possibile. Sulla dinamica dell'ETS, tema generale rispetto al costo dell'energia, e la sua revisione, condivido alcune delle riflessioni fatte dal collega Misiani: è giusto rivedere quel sistema, ma ricordiamoci che ha portato a una maggiore indipendenza energetica di tutti i Paesi europei, che ha stimolato e agevolato la produzione di fonti di energia rinnovabili.

Metto un altro tema sul piatto da valutare e certamente da capire come attuare: ricordo che questo Paese, dal 1998, ha deciso di liberalizzare il prezzo dei carburanti per aumentare la concorrenza. Io non credo che in tutte le fasi sia stato un processo utile per garantire i prezzi. Si può sospendere quell'elemento, cioè per motivi di urgenza ed emergenza si può determinare che per un periodo limitato il prezzo del carburante lo decida lo Stato, anche se costa: un abbassamento di 0,5 euro al litro costa 1,6 miliardi al mese. Quindi, facendolo per un periodo più limitato, può costare meno. Ricordo che soltanto Terna, ENI e Enel nel 2025 hanno fatto 13 miliardi netti di utili. (Applausi). Magari un piccolo contributo può consentire di avere un prezzo dell'energia maggiormente calmierato.

Presidente, venendo al tema di politica internazionale e delle motivazioni dei conflitti, credo oggettivamente - poi è un sottinteso di tanti interventi - che ciò che è stato fatto dagli Stati Uniti e da Israele in Iran non abbia come obiettivo la salvaguardia della democrazia e l'esportazione della pace e della democrazia, ma controllare un altro dei grandi produttori di petrolio. Il tema vero è che, mentre il Venezuela, che è un altro grandissimo produttore di petrolio, contribuisce per solo il 2 per cento delle importazioni cinesi, purtroppo l'Iran fornisce quasi il 20 per cento delle importazioni cinesi di petrolio e i cinesi non accetteranno mai di vedere gli Stati Uniti controllare quella produzione di petrolio. Il vero pericolo è che il grande gigante, che fino a oggi di fatto è stato abbastanza fermo nei grandi conflitti internazionali, decida di svegliarsi; questo potrebbe veramente incrementare l'entropia globale. Manca una visione multilaterale delle diplomazie occidentali e delle diplomazie in generale, nelle riflessioni che vengono fatte a livello internazionale; manca un nuovo diritto internazionale, che è stato calpestato certamente da Putin per primo, come abbiamo sempre detto e ricordato. È chiaro che, se dovesse muoversi anche il sistema cinese, probabilmente andremmo incontro a un conflitto di grande portata.

Sul tema della proliferazione nucleare e della volontà dell'Iran di avere la bomba atomica vorrei capire una cosa. Il 13 giugno 2025 gli Stati Uniti, assieme a Israele, hanno bombardato postazioni di produzione o di arricchimento dell'uranio, dicendo che per i prossimi trent'anni l'Iran non avrebbe potuto avere l'arma nucleare; poi arriviamo, pochi mesi dopo, a dire esattamente le stesse cose. Allora o qualcuno ci ha preso in giro prima o ci sta prendendo in giro adesso. (Applausi). Non è che si può pensare che ciò che è stato fatto a giugno 2025 sia un diversivo; io ritengo che non sia quello il tema. Peraltro, Grossi dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) già nel 2025 diceva che sono molto lontani dall'avere la bomba nucleare.

Ci preoccupa un po' la non posizione che il Governo italiano ha preso: il dire "non condanno, né supporto l'intervento militare" è in qualche modo un non scegliere una posizione. Capisco la difficoltà di farlo, dopo che all'apertura del conflitto la prima cosa da fare era recuperare un Ministro che stava in vacanza a Dubai (Applausi) e dopo alcune delle banalità che sono state dette dal Ministro degli affari esteri, che immagino che, all'inizio dell'estate, ci dirà che bisogna bere tanta acqua e mangiare tanta frutta (questo è stato l'approccio). (Applausi). Mi rendo conto del suo imbarazzo, Presidente, perché riconosco la sua serietà e il suo tentativo di affrontare i problemi internazionali con un piglio che non sempre condivido, ma che certamente mostra diversità rispetto a chi le sta attorno.

Credo invece fortemente al fatto che in questo momento si debba sgomberare il campo dall'ipocrisia nei rapporti in queste Aule. Se riteniamo che Stati Uniti e Israele abbiano fatto bene a fare un intervento militare, allora diciamo che metteremo a disposizione le basi, che faremo la nostra parte e che saremo al loro fianco. Se riteniamo invece che abbiano sbagliato, bisogna avere il coraggio di dire a Trump e a Netanyahu che hanno fatto l'ennesimo errore strategico, che porterà alla destabilizzazione dell'area e ad anni e anni di impegno in quelle aree per garantire i cittadini di quei Paesi (modello Iraq e Afghanistan). Bisogna ricordare che il ruolo dell'Iran in quell'area è molto diverso da ciò che è stato quello dell'Afghanistan e dell'Iraq. Bisogna ricordare che è un Paese con 3.000 anni di storia, dove la cultura dei pasdaran, per quanto sia sbagliata e inaccettabile per noi occidentali, ha intriso la società. Non stiamo parlando di pochi talebani, stiamo parlando di una cultura che ha portato a quel regime; questo ovviamente comporterà un maggior dispendio di mezzi e uomini per continuare questo attacco. Allora delle due l'una: o si sceglie una strada o si sceglie l'altra. Non si tratta di rincorrere le posizioni altrui.

Presidente Meloni, lei ha ribadito di aver riportato al centro del dibattito internazionale il nostro Paese. L'Italia è al centro perché è un Paese fondatore dell'Europa, perché è un Paese con una storia di democrazia millenaria, perché è un Paese che ha fatto l'Europa, è un Paese membro del G7 e, a prescindere da chi è seduto sulla seggiola del Presidente del Consiglio, l'Europa ha quel ruolo. (Applausi). Bisogna però ricordarsi che, per esercitarlo, bisogna avere la capacità di decidere. A me sembra, in questo momento, che il Governo sia molto in difficoltà nello scegliere dove stare. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Borghi Claudio. Ne ha facoltà.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio e sono felice che in questi tempi difficili ci sia lei a rappresentarci. (Applausi). Non voglio immaginare uno scenario in cui un'opposizione che non è in grado di presentare una proposta di risoluzione comune debba gestire una situazione così grave. Con quale autorevolezza potrebbe farlo? Vorrei dirlo in questo momento in modo definitivo, perché tutti questi discorsi sono invalidati totalmente dalla vostra divisione: finché non si vedrà una vostra proposta di risoluzione comune sulla politica estera, gli italiani devono sapere che il campo largo è una truffa. (Applausi). Chiaro? È una truffa, che lo sappiano tutti, altrimenti prendiamo in giro gli italiani, e non è il momento di prenderli in giro. Proprio perché alla fine noi un accordo lo troviamo sempre… (Commenti).

PRESIDENTE. C'è qualcuno ogni tanto che preferisce che io lo richiami. Alcune volte, finché non si esagera, io non richiamo. Prego, prosegua, senatore Borghi.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Grazie, signor Presidente, lei ha sempre una sensibilità particolare.

Vorrei dire che, proprio perché alla fine noi un accordo lo troviamo sempre, dietro a ogni proposta di risoluzione c'è del lavoro. Non vorrei che si pensasse che le risoluzioni si scrivono da sole. Anzi, suggerirei anche di guardare alcune scelte lessicali che sono state utilizzate in questa proposta di risoluzione, anche in discontinuità con risoluzioni passate. Il ministro Foti ben lo sa, perché si spende sempre per ottenere il risultato.

Dato che noi una proposta di risoluzione comune la troviamo, spero che mi perdonerà, signor Presidente, se le indico alcune questioni strettamente economiche - per quanto riguarda la difesa ha già parlato il mio collega Dreosto, e parla da sola la proposta di risoluzione - su cui la Lega intende dire la propria. Non le nascondo, signor Presidente, che alcuni sistemi decisionali del passato non mi hanno visto entusiasta. Mi riferisco a decisioni importanti che sono state prese direttamente via Coreper (Comité des représentants permanents) senza preventivo passaggio parlamentare.

Mi permetto quindi di approfittare di questa occasione per dire cosa pensiamo su questioni che sono strettamente economiche. Su ETS e Green new deal la Lega è assolutamente a favore dell'eliminazione del sistema dell'ETS, ma lo dicevamo da tanto tempo che il Green new deal era una cosa che non era nell'interesse del nostro Paese. Quindi la invito, quando si vedrà direttamente con la presidente von der Leyen, a far notare che non è che siamo tonti e che, per quanto riguarda discorsi come quello che ha fatto ieri, quando arriva col sorrisino come se fosse nata ieri a dirci che bisogna andare sul nucleare e quant'altro, forse prima ci sarebbe bisogno di un minimo di resipiscenza e si dovrebbe ricordare che chi ha votato per smantellare il nucleare in Germania era stata proprio la signora von der Leyen, quindi va esattamente in modo contrario rispetto alla direzione in cui ci ha messo sprecando miliardi per andare in una direzione sbagliata. Confido quindi che non gliela faccia passare (Applausi), altrimenti sembra che sia nata ieri.

Siamo assolutamente d'accordo sulla questione delle risorse proprie, cioè no alle eurotasse. Spero che questa sia una cosa condivisa da tutti e che vi sia attenzione sia alla politica agricola comune (PAC) sia ai fondi di coesione. Vorrei che fosse molto chiara una cosa che a volte sfugge, perché tendiamo a guardare con molta attenzione i fondi che l'Unione europea ci dà e ci dimentichiamo di quelli che invece noi diamo a loro. L'Italia è un contribuente netto e il fatto che l'Italia sia tale significa che non c'è fondo europeo: sono fondi nostri che ci vengono restituiti e l'UE si tiene in parte qualcosa da dare agli altri. A tal proposito, vorrei che fosse chiaro che c'è un motivo per cui per l'Unione europea c'è una fila di Paesi poveri che vogliono entrare, mentre non ci pensano nemmeno né la Norvegia né la Svizzera. È un motivo banale: il Paese povero vuole entrare perché viene pagato; la Norvegia e la Svizzera non entrano perché pagherebbero. Quando sento parlare di allargamento e così via, bisognerebbe stare attenti a valutare gli aspetti economici, cioè per ogni nuovo ingresso di un Paese povero significa che noi dobbiamo pagare di più. C'è però un limite. Finché si tratta di un Paese piccolo e amico, nessuno ovviamente ha niente da dire. (Commenti. Richiami del Presidente. Applausi). C'è però una questione che spero sia chiara, quella dell'Ucraina nell'Unione europea. L'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, per le dimensioni del Paese, per la sua situazione economica e la forza nell'ambito agricolo, significherebbe altro che la PAC, altro che la coesione! Salterebbe cioè tutto l'equilibrio attuale, quindi noi siamo contrari all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea. Gliel'ho detto altre volte e continuo a dirglielo anche adesso, così almeno lo sappiamo ed è ufficiale.

Ottimo è il mantenimento del diritto di veto. Io spero che sia molto chiara la questione. Il diritto di veto in Unione europea significa mantenimento delle sovranità nazionali. In caso contrario, infatti, si potrebbero imporre delle cose a maggioranza, anche se la totalità di questo Parlamento potenzialmente fosse contraria. È un qualcosa che ovviamente noi non possiamo tollerare. E quando lei, la volta scorsa, ha detto chiaramente che, dopo periodi di lunga discussione, siamo contro l'abolizione del diritto di veto nell'Unione europea, io penso che quello sia stato un momento importante.

Attenzione, però, a certe situazioni in cui, con trucchi procedurali, questo diritto di veto viene aggirato. Ovviamente, io non posso non citare il Mercosur, non posso non citare la situazione del prestito da 90 miliardi, in cui, in un modo o nell'altro, il diritto di veto, con procedure europee, viene aggirato.

Arriviamo a una parte che mi sta particolarmente a cuore. Signor Presidente, in questo momento abbiamo una situazione assolutamente straordinaria. Penso sia chiaro a tutti che non viviamo momenti normali e che la situazione attuale di crisi mondiale sia assolutamente paragonabile a quanto il mondo, dal punto di vista economico, ha vissuto quando c'era il Covid-19. Quindi, così come allora si sono potute prendere decisioni importanti, mi sembrerebbe assurdo che certe decisioni importanti per le nostre imprese, per le nostre bollette e per il costo dell'energia fossero bloccate da uno 0,1 per cento. Se infatti si scopre che un Paese come l'Italia non può spendere quello che in questo momento sarebbe necessario spendere per uno 0,1 per cento che l'Europa ci impone, altrimenti casca il mondo, secondo me non vi è immagine più chiara di una regola che non funziona e non ha funzionato, e spetta a noi dire chiaramente che è ora di finirla e che vi sono situazioni in cui l'interesse nazionale deve prevalere.

Signor Presidente, sempre prendendo ad esempio decisioni che son state prese durante il Covid-19, si potrebbe sospendere il filtro prudenziale per i titoli di Stato, per evitare che le banche facciano meno credito in un momento in cui ci vorrebbe più credito.

Infine, la revisione del Patto di stabilità nel caso dello 0,1 per cento mi sembra assolutamente un obbligo. (Applausi).